Jof di Miezegnot


Gran bella neve quest’anno, specie dopo le precipitazioni dei primi di febbraio e nonostante i forti venti successivi: gli alberi e le rocce imbiancati fanno venir voglia di dirigere gli sci verso posti nuovi. Sono dovuti venire gli austriaci con la loro guida del 2012, ma qualche nativo ne custodiva gelosamente i segreti, per svelarci le convolute falde nord della costiera Miezegnot-Due Pizzi. Qualche settimana fa, condotti da uno che la sa lunga di questi posti, abbiamo potuto apprezzare, tra le pieghe nascoste dei Due Pizzi, boschi accoglienti e ampi pendii invisibili dalla strada statale. Così domenica scorsa, dopo aver consultato la guida austriaca, abbiamo puntato al lato più oscuro, forse sciisticamente inaccesso ma sicuramente non relazionato né per iscritto né per trasmissione orale, del Jof di Miezegnot.

Si tratta del versante nord-nord-ovest del monte, talmente variegato e celato alla vista che il percorso va dipanato con grande pazienza e perizia esplorativa, riservando una sorpresa ogni 100 m di dislivello. In zona, lo dico a beneficio della gente selvatica, abbiamo scorto varie possibilità di percorsi inediti, almeno per quel poco che la complessità dei luoghi lascia intavedere. Va da sé che l’ambiente è di un selvaggio tale che può risultare inviso a chi si trovi a proprio agio solo nel vallone della Forca de la Val nei giorni assolati e affollati di fine inverno.


Partenza e parcheggio sono oltre il ponte sul Fella di fronte a Malborghetto, quota 730 m. Si segue la strada forestale che passa sotto l’autostrada e risale lungamente il bosco in direzione di Malga Strechizza. Dopo il quarto guado sul Rio Ranco si segue ancora per poco la strada fino al primo tornante, 1125 m, dove si sale a destra nel pulito bosco di grandi faggi tenendo un obliquo verso destra, ma senza raggiungere il fondo del vicino rio. Al termine del bosco si sbuca in un ampio vallone circoscritto in alto sulla sinistra da pareti e creste rocciose, apparentemente invalicabili con gli sci (la cartina al 25.000 non aiuta con la sua orografia qui assai approssimativa). Si va ancora a destra puntando all’unico varco tra le rocce, costituito da una piccola e invitante cresta, ma senza raggiungere il fondo di un articolato canalone che si lascia a destra.

Toccata la cresta, che in realtà si rivela il bordo di una sorprendente e graziosa conca sospesa, è possibile scoprire con piacere che il successivo ampio canale di sinistra conduce direttamente sulla cresta principale a 1950 m, con vista sul noto versante sud e sul vicino Ricovero Btg. Alpini Gemona. Ora basta seguire la cresta verso sinistra (est) e superare l’ultimo ripido pendio sud per toccare la cima e godere del vasto panorama sugli imponenti gruppi del Montasio e del Fuart.
Dislivello 1350 m, difficoltà BS, inclinazione massima 45° sul tratto terminale. Impiegate 5 ore per la salita. Discesa lungo lo stesso percorso della salita.
Mario Di Gallo

 

~ di calcarea su marzo 7, 2018.

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