Falesia dei Falconi di Ceredo (Vr)

•maggio 20, 2015 • Lascia un commento

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Anche se quasi fuori tempo massimo, siamo alla fine riusciti nell’impresa di visitare la falesia del Falconi di Ceredo. Sempre in cerca di posti nuovi dove scalare a vista, avevamo letto di alcune novità nella zona di Ceredo e in Val d’Adige. Il tempo, inteso come estate, stringeva ma la decisione di sciropparsi 5 ore abbondanti d’auto in giornata non è facile da digerire, almeno per stomaci di una certa età.

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Se penso a quante volte siam stati a Ceredo classica in passato, senza starci a pensare troppo, in giornata o sulla strada per Arco o come tappa intermedia verso la Liguria o la Francia, mi vien proprio da pensare che più che l’anagrafe stia avanzando la poltronite. Comunque, per arrivare subito al dunque: falesia imperiale, voto quasi 10. Roccia bellissima, stile vario ma piuttosto tecnico (piedi non facoltativi come a Ceredo classica!), difficoltà dal 6a all’8b, orientamento ideale per quasi ogni stagione dell’anno, chiodatura impeccabile per materiali e ravvicinata nelle distanze ( con un po’ più di allungo a seconda dei chiodatori), avvicinamento ridicolo ( 5 minuti in discesa!).

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Potete trovare la relazione e la storia della falesia sul blog di uno dei più attivi chiodatori della zona , Andrea Simonini.  https://andreasimonini85.wordpress.com/2014/03/09/nuova-falesia-ai-falconi-ceredo/    Come leggerete, è consigliabile parcheggiare e consumare tutto il possibile al bar “El Gavinel” che sostiene l’arrampicata a Ceredo, dove troverete anche  del materiale da scalata (magnesio, corde, rinvii e  spazzolini!)

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Scalatrice in croce per assicuratore distratto

Noi abbiamo provato una manciata di vie, ma tutte sembrano bellissime. In particolare segnalo Crack game, 6c di 25 metri,  e Nonno bieto 6b+, per diedristi, Mon amì Saint Lucie 7a+ per strapiombisti, Caramelle 7b per dita d’acciaio, Le Radici del Cielo 7c, per chi si tiene (complimenti per il riferimento letterario), Risveglio muscolare 6a e Connessione Invisibile 6b per tutti.  Sui gradi bassi le valutazione ci son parse strettine…

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In zona, oltre a Ceredo classica, meriterebbe una visita il settore Nuovo di Ceredo, che però in estate diventa piuttosto improponibile. Da Ceredo, al rientro, chi ha tempo non manchi di tornare alla civiltà passando per la Valpolicella. Se vi dovesse avanzare una bottiglia di Amarone, pensate a noi!

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Anello di Pani (sentiero CAI 235)

•maggio 18, 2015 • Lascia un commento

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Ancora un breve giro sulla sinistra Tagliamento, con apice nella conca di Pani, uno dei luoghi più belli del nostro territorio. Questa gita, che ha una variante (evitabile) di rientro a Fresis molto impegnativa, può essere abbinato al precedente, descritto pochi giorni fa come “anello di Voltois”. Infatti tra i due esiste una pista-mulattiera di collegamento proprio tra Voltois e Feltrone.

Parcheggiata l’auto a Colza di Enemonzo (chi vuol aggiungere dislivello può partire da Enemonzo stessa) si pedala in salita, con impegno medio, fino Col Marsul, sbucando nella conca di Pani nei pressi del Casolare Cervias. Al bivio si tiene la sinistra continuando in salita (a destra si scenderebbe verso Raveo) per 300 metri. Poco prima del bivio successivo si scorgono nel prato a sinistra i segnavia CAI.

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Il sentiero è ampio e tecnicamente facile, un po’ acquitrinoso dopo le piogge. Ha una risalita, che evita una frana, anch’essa ciclabile… se la gamba risponde. Solo gli ultimi metri sono un po’ sassosi. Si sbuca a Feltrone sulla pista che porterebbe a Voltois e alla bella discesa della gara di Mediis (verso destra).
Il giro che vi propongo gira invece a sinistra e imbocca la strada asfaltata che porta a Enemonzo. 200 metri dopo l’ultima casa si scorge sulla sinistra una sterrata che sfiora uno stavolo. Lo si supera e, attraversato un prato, si segue un veloce saliscendi. Proseguire diritti, evitando un grosso schianto e tutti i bivii sulla destra. Giunti a un traliccio, al bivio si gira a sinistra in discesa. Qui inizia il tratto impegnativo, quasi trialistico, della discesa, su traccia scavata dai motari ma ciclabile (da quelli bravi, io sono sceso…). Giunti sul torrente, si guada facilmente e si spinge in salita per 2-3 minuti finchè la traccia torna ciclabile e, diventata ampia, porta a Fresis e quindi a Colza.

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Per chi non avesse interesse a tentare il difficile rientro, consiglio la facile discesa della gara di Mediis. In ogni caso il trail verso Fresis andrebbe provato con fondo assolutamente asciutto.

Dettagli.Sviluppo 16 km, dislivello 580 metri, ciclabilità quasi completa. Può essere inserito come variante ai giri mtb stabili di Enemonzo o Mediis.

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La Carnia in mountain bike 2. Cavazzo e Verzegnis

•maggio 16, 2015 • 9 commenti

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La destra Tagliamento a sud di Villa Santina è stata una delle culle della mountain bike nell’Alto Friuli. Il giro di Chiampaman, nella versione classica con sviluppo a forma di 8, fu uno dei primi tracciati frequentati e poi pubblicati, subito seguito dalle molteplici versioni del percorso di gara di Invillino e Cesclans. Le salite alla Malga di Avrint e a quella di Presaldon, fino alla Cava di marmo rosso di Verzegnis, furono anch’esse meta frequentata dai bikers nell’epoca pre-sentieristica e registrano tuttora un discreto via vai.
Vi propongo una carrellata delle gite attualmente presenti in questa suggestiva e a volte selvaggia conca, partendo da sud.

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Monte San Simeone e Monte Festa. La classica salita su queste mirabili strade militari, si è arricchita di recente dal tentativo di un loro collegamento ciclistico, impegnativo ma interessante.  https://calcarea.wordpress.com/2015/04/11/dal-san-simeone-al-monte-festa/

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Stavoli Grialez del Monte Faeit. Due fantastiche discese su sentiero si staccano dalle pendici del Faeit alla fine (o poco prima) della pista forestale che sale dalla piana Cesclans.  .https://calcarea.wordpress.com/2013/11/07/anello-degli-stavoli-grialez/    https://calcarea.wordpress.com/2014/05/21/discesa-da-stavoli-grialez-a-cesclans/

Giro della gara di Cesclans. Uno dei circuiti di mtb più belli della Carnia, arricchitosi ogni anno di varianti. Purtroppo trascurato dal paddock degli agonisti negli ultimi tempi. Spero di convincere il mio omonimo di Cesclans a farci un giro con trattorino e falciatrice…

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Anello di Avrint e Pusea. Magnifico giro, che può essere arricchito dalla salita  al bivacco Carcadè.  https://calcarea.wordpress.com/2010/10/24/anello-pusea-avrint-fantastica-discesa/

Anello del Monte Bottai. Ampliamento alpiciclistico del precedente, parto della fervida mente di Devis.  https://calcarea.wordpress.com/2012/12/17/anello-di-avrint-e-del-monte-bottai-in-mtb/

Anello del Monte Alz e del Monte Zouf. A est delle due borgate di Dueibis e Pusea, due anelli proposti dal solito gnàu. Quello di Monte Alz, trafficato (anche troppo) dai moto enduristi, più facile da seguire. Per esploratori. https://calcarea.wordpress.com/2011/06/16/radime-erto-monte-alz/  Vedi anche sul blog bulosebascta

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Discesa del Monte Navado. Fantastica evoluzione del giro di Chiampaman collegata alla discesa dell’Aghe dal Paradìs. Molto interessanti anche le variazioni nella zona del “percorso vita” di Villa di Verzegnis e Chiacis, con discesa a Tolmezzo lungo la mulattiera che interseca i tornanti della strada provinciale.  https://calcarea.wordpress.com/2012/07/14/chiampaman-nuova-fantastica-discesa/

Discesa da Chiampaman a Invillino lungo i segnavia del percorso delle Pievi. Per trialisti.  https://calcarea.wordpress.com/2015/01/11/discesa-da-cjampaman-a-invillino/

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Giro della gara di Invillino. Percorso stabile della gara di Invillino, sempre bello.

Discesa da Valdagnello alla Plera lungo il sentiero CAI 806.  https://calcarea.wordpress.com/2013/09/25/da-valdagnello-a-invillino-sentiero-cai-806/

Anello del Monte Lovinzola. Esiste anche la possibilità di scendere integralmente l’806 da Casera Lovinzola di Sopra alla Plera (Devis, chi altro?) https://calcarea.wordpress.com/2010/09/24/traversata-del-lovinzola-verzegnis/   https://calcarea.wordpress.com/2011/09/28/anello-del-lovinzola-da-villa-santina/

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Anello della Cava da Sella Chianzutan. Il collegamento della pista tra la cava e la Casera Val ha reso  facilmente accessibile la discesa lungo il sentiero CAI 806 fino a Sella Chianzutan. In Chianzutan si possono poi collegare, sempre su piste recenti, Casera Montute e Avrint. Qualche funambolo sarà di sicuro sceso anche da Casera Presaldon a Sella lungo il sentiero 809…

Giro di Malga Pezzeit da Preone. Un classico già presente sulle guide.

Da verificare la possibilità di scendere a Preone da Casera Palis lungo il sentiero CAI 804 (numerosi schianti nella parte bassa). Ci sono poi da ricontrollare due o tre possibilità di scendere da Intissans di Verzegnis verso il vivaio di Avons e l’Ambiesta e il collegamento tra l’altopiano sopra “Il Pescatore” e l’Ambiesta, un tempo quasi del tutto ciclabili.

NATO DUE VOLTE – Monte Gallo, Palermo

•maggio 14, 2015 • Lascia un commento

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PALERMO MIRACOLOSA
Ogni volta che scendo a Palermo cerco di scegliere il posto giusto per potermi godere la vista della città dall’alto che, come la lingua di un ghiacciaio stretto tra Monte Pellegrino da una parte e Monte Gallo dall’altra, si butta rumorosamente nel mare di Mondello.
Quando l’aereo vira a destra verso Punta Raisi, Monte Gallo diventa il solo protagonista e offre sfacciatamente il suo lato più bello e selvaggio: si comincia con la Parete Nord (il Nuovo Mondo) e poi a seguire la lunga bastionata con lo spigolo dove sale “Ho Sentito Le Sirene Cantare” per poi terminare sopra Sferracavallo con il Monte S. Margherita e il suo “Canto del Gallo”.

Il Nuovo Mondo è una delle pareti che preferisco perchè rappresenta pienamente l’anima colma di eccessi di questa città fatta di opulenza e miseria, arcaico e moderno, caos e silenzio. Questa parete è davvero “miracolosa” perché siamo praticamente in città ma la sensazione dominante è quella di essere fuori dal mondo, un mondo dove gli orizzonti sovrapposti sono i soli protagonisti.
L’idea è quella di aprire una via nuova nella parte sinistra della parete (quella dove domina la roccia grigia), ancora senza itinerari e di nuovo  i “compagni di viaggio” di questa avventura sono Fabrice (il Direttore, memoria storica dell’arrampicata nel Palermitano), Luigi (il Re delle clessidre e custode del trad) e Mauro (il Guro, l’Accademico, la punta di diamante).

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Io amo particolarmente gli inizi, il momento in cui le cose immaginate e studiate su una fotografia cominciano a prendere forma: abbiamo passato la prima mezza giornata a scansionare la parete per trasportare sulla roccia la linea studiata a tavolino e accorgerci che lì non si passa, ci sono strapiombi e sembra tutto liscio… allora si azzera tutto e si mette insieme un’idea nuova che sembra davvero possibile.
La mattina dopo siamo nuovamente alla base della parete. Prepariamo il materiale, oggi tocca a Mauro iniziare… la procedura è la solita, si alza su una splendida placca grigia e quando l’aria comincia a farsi sottile (con il passare degli anni per lui sempre prima…) piazza due cliff “imperiali” che danno fiducia.

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Per descrivere quello che è successo dopo lascio a lui la parola…”con il cordino recupero il trapano e sto per iniziare il primo foro. Ma accade qualcosa di veramente strano: il fix c’è già! E’ li, posizionato, proprio dove l’avrei messo io, ma io non l’ho piantato, era già li… Non capisco, guardo in alto e non vedo tracce di passaggio. Riparto…

Roccia fantastica, la placca che da sotto sembrava durissima è piena di tacche e buchi. I cliff trovano ancora posizione e il trapano mi raggiunge. Non è possibile!! Anche qui, dove ho appoggiato la punta del trapano per decidere dove mettere la protezione, la trovo già piantata…”

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Ci siamo alternati per tre giorni nell’apertura di questa bella via ed il “miracolo” si è ripetuto numerose volte: salivamo godendo della gioia di aprire una nuova via ma in realtà tutte le protezioni erano già state messe da qualche sconosciuto… Palermo è miracolosa!
Ma allora cosa siamo, apritori o ripetitori?
Dovremmo rimanere nell’anonimato per non avere responsabilità per quello che facciamo oppure pubblicare tutto con nomi e cognomi in evidenza?
La sicurezza sta nella distanza tra due protezioni o è dentro di noi?
Usiamo materiale inossidabile ma chi può dire se con il tempo diventerà inaffidabile?
Ognuno…

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Monte Gallo 567m – Parete Nord (Nuovo Mondo)
NATO DUE VOLTE
F. Calabrese, M. Florit e E. Pinotti, il 18-19-20 marzo 2015
230m
7a/+ (6a obb. nei primi 6 tiri, 6b+ obb. nell’ultimo tiro)

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Materiale: via interamente attrezzata con fix inox. Per una ripetizione portare 2 corde da 60m, qualche anello di cordino e 12 rinvii. In posto 51 fix + 14 di sosta + 3 cordoni in clessidra.
Accesso: da Mondello raggiungere l’ingresso della Riserva di Capo Gallo (pedaggio auto 5,00€ trattabili…) e percorrere la strada fino al suo termine nei pressi del faro (piazzola per auto). Per traccia di sentiero portarsi contro la parete costeggiandola verso destra, girare lo spigolo ed entrare nell’anfiteatro del Nuovo Mondo. Risalire il pendio puntando ad un grande tetto rettangolare nella parte bassa della parete. Rimontare un piccolo zoccolo fino ad un pulpito (ometto); la via attacca su una stretta cengia con grosso spuntone poco a sinistra del pulpito (20’ dall’auto).

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In piedi sullo spuntone per partire su bella placca grigio scura piegando verso sinistra; si supera un risalto, si traversa verso sinistra per poi salire diritti alla stretta cengia sotto la verticale del tetto (S1, 40m, 6a).
Si sale nel diedro fessurato sul fianco destro del tetto, che nella parte alta diventa camino; raggiunto il tetto (allungare bene l’ultimo rinvio del camino!!) si traversa a destra sulla faccia del diedro per uscire in piena esposizione sopra il tetto. Per larga fessura verticale si raggiunge un comodo terrazzino con nicchia (S2, 30m, 6b/+).
Continuare per larga fessura verticale e poi piegare a destra su placca lavorata fino ad una comoda cengia (S3, 20m, 6a+).
Salire il muro compatto sopra la sosta con bella arrampicata, per proseguire poi su terreno più articolato ma con passaggi non banali fino alla base del grande diedro tafonato (S4, 30m, 6b).

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Si parte con una sezione atletica in dulfer e poi con bella arrampicata si risale tutto il diedro di roccia variegata e particolare sostando al suo termine su un aereo terrazzino (S5, 30m, 6a+).
Uscire a sinistra, traversare ancora verso sinistra per qualche metro e poi diritti per risalti fino ad una bella cengia. Rimontare un grosso blocco a sinistra, salire una paretina di roccia compatta continuando poi per ondulazioni fino ad una seconda cengia. Rimontare con passo tecnico una grossa scaglia appoggiata sostandoci sopra (S6, 45m, 6b+).
Verso sinistra su placca aggirando un bordo con passo difficile. Continuare per bella placca lavorata; un altro ristabilimento difficile verso sinistra da accesso al muro finale di roccia concrezionata, che si supera direttamente con movimenti atletici per raggiungere la sosta poco sotto il filo di cresta (S7, 35m, 7a/+).

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Discesa: in doppia lungo la via. Le calate da utilizzare per la discesa sono tutte dotate di anello.
Note: arrampicata varia e interessante su roccia bella e lavorata; molto particolari le lunghezze nei due diedri, il primo di memoria granitica ed il secondo con una roccia “tafonata”davvero unica. Il secondo e terzo tiro si sviluppano su un enorme pilastro staccato che si spera rimanga al suo posto ancora per molti molti anni…

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Scegliere il nome della via è sempre il momento più delicato e difficile, a volte nasce di getto mentre altre volte ci vogliono mesi di trattative e si rischia di rompere anche le amicizie più vere. In questo caso la giornata passata a S. Vito per completare un progetto in corso è stato il pretesto: un grosso masso non ha gradito le carezze di Mauro e ha deciso di precipitare a terra, sfiorando “miracolosamente” Fabrice. NATO DUE VOLTE ci sta…

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Bivacco Carcadè alla Forcja

•maggio 13, 2015 • 1 commento

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Mentre spingevo con fatica crescente la bicicletta negli ultimi 300 metri di dislivello in prossimità del Bivacco Carcadè, mi son chiesto più volte se non stessi sopravvalutando le mie capacità (mediocri) di discesista. La pendenza, l’esposizione e l’abbondante copertura di foglie secche mi stavano preoccupando non poco. Quando infine, dopo 45 minuti di salita a piedi, ho scattato le foto del e dal bivacco, ero già sicuro di aver sopravvalutato anche  le qualità delle mie gambe!

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Quando si seguono i consigli, infatti, andrebbe sembre considerato chi te li dà. Alberto, uno dei più assidui “collaboratori”, con commenti e proposte, di queso blog, è infatti non solo un biker tecnicamente dotato, ma anche un vero e proprio trattore per quanto riguarda sviluppi e dislivelli…

Alla fine, però, è stata una bella soddisfazione scendere dal bivacco a Pusea quasi sempre in sella. In effetti la pendenza  non è esagerata e la foglia dà poco fastidio. Di certo, in qualche diagonale non è consigliabile cadere, quindi l’attenzione deve mantenersi costante. Confermo l’impressione che la discesa diventi veramente entusiasmante dal bivio per Avrint in giù, dove ci si può lasciar andare un po’  più liberamente. Non troppo difficile tecnicamente: rettilineo, tornante, rettilineo, ecc., ma secondo me rimane una delle più interessanti in zona.

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Dettagli: sviluppo 16 km e dislivello 1100 scarsi partendo dal Lago di Verzegnis. Nella sezione di sentiero del traverso da Avrint verso il sentiero CAI 827 che scende dalla Forcje è necessario fare molta attenzione a dove si mettono i piedi, con bici a fianco o in spalla.

Anello di Voltois

•maggio 10, 2015 • 1 commento

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Questo simpatico giro si svolge in un breve ma intenso volgere di pochi chilometri, lungo un percorso che è sia il tracciato di una gara di corsa in montagna che un itinerario turistico dedicato alle antiche icone.

Nel bilancio finale, devo dire che contrariamente alle aspettative ho trovato più interessante la salita, impegnativa anche se non proibitiva. Mentre la discesa, pur svolgendosi lungo una vecchia mulattiera ben mantenuta, non ha le caratteristiche per essere annoverata tra le migliori descritte in questo blog.

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L’anello avrebbe inizio, come testimonia l’apposito tabellone, in prossimità del bivio Oltris-Voltois, due frazioni di Ampezzo che meriterebbero comunque una visita. Io sono partito da Ampezzo allungando di poco la gita, ma vi consiglio di fare altrettanto per godervi il colpo d’occhio del variopinto centro.

Si sale in direzione del bellissimo borgo di Voltois, seguendo poi le indicazioni per la Forca di Pani. Dopo pochi chilometri di intensa pedalata, allietata qui e là dalle antiche “ancone”, si scorge sulla sinistra l’inizio della mulattiera. Val la pena però di sciropparsi ancora un buon chilometro di salita per raggiungere la Forca, preceduta da due stavoli caratteristici.

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La discesa della mulattiera è tecnicamente facile, ma non per questo del tutto scorrevole, forse anche per la abbondantissima presenza di foglie secche sul fondo dei colatoi. Si sbuca su una pista forestale lastricata e, girando a sinistra, si raggiunge Oltris.

Alla fine dell’abitato, si può tagliare il primo tornante della strada che riporta ad Ampezzo seguendo un evidente invito sulla sinistra. Raggiunto l’asfalto, dopo una trentina di metri si abbandona per seguire sulla destra l’evidente traccia (piloni dell’Enel) e poi il sentiero che verso sinistra si dirige sull’orlo del rio. Gli ultimi metri ripidi, da percorrersi rigorosamente con la bici in braccio, ci depositano sul bivio con tabellone.

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Dislivello complessivo attorno ai 700 mt. Collegabile al bellissimo giro mtb di Mediis anche attraverso la pista e mulattiera Voltois-Feltrone.

La Carnia in mountain-bike . 1.: Imponzo, Illegio e dintorni.

•maggio 4, 2015 • 2 commenti

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Iniziamo con questo post la pubblicazione di una guida  dei percorsi di mountainbike della Carnia. La prima zona descritta è quella del triangolo Tolmezzo – Illegio – Imponzo. Già agli albori della mtb, quando una strada sterrata costituiva di per sè un’avventura, il classico anello che da Tolmezzo transitava per località Lunge e per  Lovea fu uno dei primi recensiti dalle guide cartacee e trafficato dai pionieri del “rampichino”. Che dire poi della temibile salita del Monte Strabut, tuttora un vero test anaerobico in salita e meccanico in discesa? Nel corso degli anni le esplorazioni si sono estese al pari delle conquiste tecnologiche e delle capacità dei ciclisti. Così molti sentieri che un tempo sarebbero stati completamente off limits sono diventati popolari, mentre molti altri conservano tuttora una loro severità che, chissà,  fra qualche anno non venga  smentita.

L’unico percorso che finora interessa il versante “amarese” del Monte Amariana è quello che sale da Amaro alla Forca del Cristo con la bellissima strada che, se ha perso parte del fascino con asfaltature varie, conserva un indubbio interesse paesaggistico e architettonico, costituendo in più un validissimo test fisico per le sue pendenze alterne ma non del tutto rilassanti. Nell’archivio di calcarea troverete anche la documentazione di una discesa della “montagna dei tolmezzini” dalla cima, ma crediamo che questo esperimento rimarrà isolato ancora a lungo…

Anello degli Stavoli di Lisagn e Forca del Cristo.https://calcarea.wordpress.com/2010/10/28/anello-di-lisagn-da-amaro/

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Un’altro approccio ciclistico all’Amariana si snoda attraverso Illegio, Lunge e la pista forestale del Bosc Grant, attualmente interrotta al traffico veicolare a causa di una frana, ma percorribile su due ruote non motorizzate. La destinazione al Rifugio Cimenti di Damarie  costituisce già una piccola impresa ciclistica, almeno per il rispettabile dislivello. La discesa che percorre il sentiero CAI 443 fino a Illegio è una possibilità già testata e scartata da tempo, mentre quella contigua del sentiero Cornons (o da Làvare) risulta molto più interessante, seppur impegnativa e non interamente ciclabile.

Troi di Làvare o di Cornòns (Rifugio Cimenti di Damàrie) https://calcarea.wordpress.com/2011/12/24/troi-di-lavare-per-damarie/

Dalla pista del Bosc Grant è anche possibile scendere verso Illegio con il sentiero CAI 417, per certi tratti avvincente, nonostante il tratto finale dei numerosi tornanti scavati dall’acqua, dove si potrebbe forse intervenire con qualche migliorìa.

Anello di Sella Dagna da Illegio  https://calcarea.wordpress.com/2012/06/08/da-sella-dagna-a-illegio-per-sentiero-cai-417/

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Da località Lunge, suggestiva conca ai piedi del maestoso Monte Sernio, si aprono le magnifiche possibilità legate alla pista forestale che si dirige verso Monte Oltreviso e Gjaideit. Mentre rimane ancora da esplorare la possibilità di collegamento tra gli stavoli Tolpes e il fondovalle, sono già diventati due “classiche” dell’enduro quelle che trovate di seguito. Il sentiero “del trampolino”, per ogni buon conto, non ha più il trampolino!

Sentiero “del trampolino” (Monte Oltreviso) https://calcarea.wordpress.com/2010/06/14/lunge-e-monte-oltreviso-nuove-varianti/
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Pochi giorni fa gli instancabili bikers di FreeUl Bikers  hanno esplorato e filmato anche una variante del sentiero “del trampolino”, che raggiunge gli Stavoli Cout, mentre gli autori della esemplare sistemazione del sentiero di Gjaideit hanno già in cantiere una nuova discesa lì vicino.
Spulciando nell’archivio di Calcarea  troverete anche due altre possibilità in questa zona.
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La sistemazione definitiva della pista forestale per gli stavoli di Mignezza offre ai bikers la possibilità di una sgambata veloce su terreno misto, quasi del tutto compatto, con pendenze molto severe ma ciclabili. Nelle giornate uggiose o quando si ha pochissimo tempo rimane una bella seduta di allenamento, che nasconde anche qualche interessante possibilità nel rientro. Chissà che Nicola o qualche altro local non ci mandi qualche informazione sui sentieri che riportano a Imponzo… I furlani hanno scoperto e sistemato un itinerario molto impegnativo che dagli stavoli di Mignezza porta in cima alla piramide del Monte Cimons e da qui al letto del Chiarsò, tra Cedarchis e Piedim. Lo hanno soprannominato “Troi da Befane”.
In zona segnalo anche la possibilità della discesa dal Rifugio Monte Sernio in Palasecca (sopra Lovea), dove la salita si svolge interamente a piedi.
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Da Illegio, anche al rientro da altri percorsi, è possibile salire con ripida ed eliminante salita cementata fino alla cima del Monte Strabut.  Tempo fa siamo scesi a piedi lungo il sentiero con segnavia cai, ma senza numerazione, che riporta verso est a Tolmezzo. Pur non essendo ciclabile in senso letterale, credo che meriterebbe una perlustrazione da parte di qualche top biker! Sempre da Illegio, c’è  una simpatica possibilità di scendere a Imponzo evitando San Floriano. Questa discesa, che  molti anni fa sembrava avere un passaggio difficile, sembra oggi  un’autostrada! Con qualche minuto a spinta si può raggiungere la famosa pieve e da lì scendere a Imponzo con difficoltà decisamente più serie. Ricordo inoltre che la salita fino a Lunge, ora asfaltata, nasconde una bella serie di varianti di discesa, segnalate con freccie di vernice gialla, che rendono la gita più interessante. La discesa dal versante ovest dello Strabut a Tolmezzo, descritta da Devis in un vecchio post su Calcarea, è al momento abbastanza improponibile a causa di schianti.

Monte Strabut. https://calcarea.wordpress.com/2011/10/15/anello-del-monte-strabut-da-cavazzo/

Bon, mi pare sia tutto. Come si dice: chi ha qualcosa da aggiungere parli adesso o taccia per sempre! Mandi mandi.

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