Diario di un viaggio in Chile e Perù nel gennaio 2017 (prima parte)

•marzo 27, 2017 • Lascia un commento

Sono ormai diversi anni che,  assieme al mio amico Maurizio, quando arriva il mese di gennaio  partiamo per un viaggio, generalmente in Sud America. Questa volta abbiamo visitato il nord del Cile ed il Sud del Perù. La scelta cade facilmente sull’America del Sud per alcuni semplici motivi: il nostro inverno corrispondente alla loro estate, lo spagnolo è a noi facilmente comprensibile, non ci sono guerre o situazioni imprevedibili.
Partenza da Venezia, scalo a Madrid e arrivo a Santiago del Chile. Da lì inizia il vero viaggio, circa 4000 km terrestri fino a Lima e ritorno via Londra a Venezia.

Domenica 8 gennaio – Iniziamo il viaggio a San Pedro de Acatama visitatando le lagune Miscanzi ed i suoi fenicotteri, i vigogna, alpaca, lama. I fenicotteri diventano rosa perché mangiano dei piccoli gamberetti che contengono pigmenti rossi che poi gli danno il colore..

Lunedì 9 gennaio. – Oggi si parte alle 4, destinazione i geyser del Tatio circa 100 km a est di San Pedro. Ci accompagna Gustavo, simpatica guida andina che ci illustra la sua attività di tutto l’anno anche sui vulcani e ci fa capire che, per andar bene in alta quota, oltre ad una buona preparazione fisica è indispensabile un buon acclimatamento, una salita graduale che dia all’organismo il tempo di adattarsi.
I geyser sono acqua spinta alla superficie dalla pressione interna al vecchio cratere di un vulcano: da lì può uscire solo vapore oppure acqua bollente spruzzata in alto che in questo caso si deposita in una specie di vasca piscina laghetto a circa 80° e poi si raffredda. In Cile all’ingresso dei parchi si lasciano circa 5/8 dollari a testa che vanno agli indigeni per i lavori di manutenzione e per il loro sostentamento. Una visita ai villaggi locali e poi si scende alle 13, siesta e poi partenza alle 16 per la Valle della Luna, tipico Canyon tra alte pareti rosse calcaree con affioramenti di quarzo e alcuni tratti in una galleria scavata dall’acqua. Più avanti questa valle termina nel deserto dove visitiamo un bellissimo monumento naturale chiamato dei “tre angeli”, una particolare formazione rocciosa che si innalza dalla sabbia. Più tardi si fa una passeggiata sulla cresta della Valle e poi per finire la guida ci porta a vedere il tramonto del sole dall’alto della Valle della Morte, rientro San Pedro.

Martedì 10 gennaio – Partenza al mattino da San Pedro con bus di linea e arrivo a Calama, una cittadina mineraria sorta nelle vicinanze di una delle più grandi miniere di rame a cielo aperto del mondo. Con il pullman della miniera, casco e giubbotto, inizia la visita guidata gratuita. Consiglio comunque la prenotazione almeno qualche giorno prima presso l’ufficio turistico oppure direttamente alla ditta gestrice, la Codelco. Una ditta peruviana a partecipazione statale subentrata alla multinazionale americana Anaconda. Il Chile, come molti altri stati dell’ America latina, è molto ricco di materie prime, ed in certi casi i locali non essendo capaci di sfruttare bene queste loro risorse, aprono le porte alle multinazionali americane, cinesi etc che se ne stanno approfittando… La visita comprende un giro con il pullman al mirador della miniera di Chuchicamata dove si estrae il materiale grezzo che, dopo lavorato rende dall’1 al 2% in peso di rame puro. In futuro la coltivazione sarà in galleria dove si seguiranno dei filoni ad alta resa- Attualmente sta lavorando per costruire la galleria pilota una ditta italiana, la Ansaldo. Io ho sempre lavorato nel settore del movimento terra, ma oggi sono rimasto letteralmente colpito nel vedere come si movimentano giornalmente migliaia e migliaia di metri cubi di roccia, autocarri che trasportano 200 ton al viaggio, escavatori di proporzioni gigantesche, impressionante…. Poi, prendiamo il solito bus notturno ed in circa 11 ore attraversiamo tutto il deserto di Atacama e gli altiplanos che ci porta ad Arica.

Mercoledì 11 gennaio – Alla “magnana”, arrivati ad Arica, dopo aver consultato la mitica Lonely Planet andiamo all’ostello, ci si sistema, si visita la città con la passeggiata in cima alla rocca, il famoso cerro della Cruz. Poi si scende sulla costa dove c’è la possibilità di farsi un bel bagno in una piccola calla affacciata sul Pacifico. Ritorno in città e cena in un classico ristorante turistico con le loro strane specialità, indubbiamente buone e gustose, ma cariche di spezie peperoni cipolle eccetera… A Sud di Arica inizia una costa rocciosa alta centinaia di metri e lunga centinaia di chilometri senza traccia di civiltà e di porti dove attraccare. In sud America bisogna far l’abitudine a viaggiare per grandi spazi dove le città metropolitane si alternano a piccoli paesi, con pochissime autostrade e tante strade statali diverse dalle nostre, alcune ancora bianche e piene di buche: per capirci si viaggia per ore e ore, specie nei lunghi tratti desertici, senza incontrare traccia di civiltà, solo tanti “camiones”

Giovedì 12 gennaio – Stamattina partenza da Arica destinazione Putre con autobus di linea, 140 km in 3 ore. Arriviamo in questo delizioso paesino di montagna dove ci alloggiamo in un ostello pulito, servizi con acqua calda, spazio comune e due gentili giovani Patrizio e Xavier che gestiscono l’ostello; l’ hostel si chiama Pacha mama, ed hanno anche il Wi Fi. Il paese è ubicato in una alta valle ad una quota di circa 3600 mt e si sta ampliando e modernizzando con costruzioni antisismiche per far fronte ai frequenti terremoti. Putre è leggermente staccato dalla strada principale ed è affacciato a tanti terrazzamenti costruiti dalle antiche popolazioni sulle sponde del Rio che con la sua acqua permette di irrigare le coltivazioni. Al pomeriggio un breve trekking alle terme de Yuras con dei problemi a trovare il sentiero perché poi sulle Ande la segnaletica non c’è; e neanche le cartine topografiche.

Venerdì 13 gennaio. – Al mattino alle otto arriva puntuale la guida Pablo col suo furgone che ci carica e ci accompagna per una visita nel Parco nazionale del Colca. Prima tappa Las Cuevas, dove parte un sentiero nella laguna a circa 4500 m di quota in un paesaggio naturale veramente suggestivo; al nostro fianco passeggiano tranquilli i conigli selvatici detti i vizachacas. Alla fine del percorso risaliamo sul pulmino del nostro Pablo, che ci racconta come lo stato aiuti molto gli abitanti delle zone rurali, nel suo caso gli hanno dato un contributo a fondo perso per l’acquisto del  furgone di ben 7.000 dollari su 20.000, oltre ai benefici fiscali. Ritornati sulla strada troviamo una fila impressionante di camiones che aspettano di passare il confine per entrare in Bolivia. La Bolivia è più povera rispetto al Chile e molti boliviani emigrano in Chile per lavorare. Riprendiamo il nostro giro alla volta del lago Chungara che si trova a quasi 5000 mt di quota, uno dei i laghi più alti del mondo, speriamo che duri perché lo sfrenato bisogno di acqua dolce della città di Arica, allungando la sua rete di acquedotti fin quassù rischia di prosciugarlo. Alcuni sconsiderati hanno poi introdotto la trota, la quale, facendo razzia di tutti i pesci che trova mette a rischio tutto il delicato equilibrio e l’ecosistema.

Ci dirigiamo ora nel villaggio di Parinacota a circa 4500 mt, che si trova appunto sotto l’omonimo vulcano di quasi 6000 mt, dove lassù ora sta nevicando. Ci vivono ormai poche famiglie che si dedicano all’allevamento degli alpaca famosi in tutto il mondo per la loro lana. Un lama macellato vale 150 $ ed è molto richiesto per la bontà delle sue lane e della sua carne. Dietro al paese c’è una piccola montagna, il Guane Guane, alto appena 5100 mt che mettiamo in programma di salire domani. La guida si ferma ora in prossimità di un improbabile bagno termale parzialmente attrezzato dove al prezzo di tre $ ci si può fare il bagno in acque solforose. Risaliamo sul nostro furgone e Pablo ci riporta a Putre dove con la moglie ed un po’ di aiutanti gestisce un piccolo ristorante dove assaggiamo le specialità locali. La giornata di oggi all inclusive ci è costata 10 $.

Sabato 14 gennaio. – Al mattino ci alziamo presto, ma le condizioni meteo ci sconsigliano di intraprendere la salita al Guane Guane, i local ce l’avevano già detto ieri che non era il caso soprattutto per la nebbia persistente e la pioggia e perché camminare sulla terra vulcanica bagnata è molto faticoso. Non immagino pensare a cosa può succedere in questi posti se uno si perde e/o si fa male…. arriva prima il puma…
Ci dispiace di non aver potuto salire su questo piccolo 5000 anche perché ci stavamo acclimatando, la permanenza nel paesino in quota ci ha fatto bene. Non potendo andare in montagna facciamo un giretto per il paese a vedere come vanno avanti cantieri e come procede la vita rurale di Putre. Lo Stato è presente e si impegna economicamente in modo particolare per gli abitanti delle zone rurali per sistemare  viabilità, nuove infrastrutture impianti di irrigazione, eccetera.

Mandi, Alvise   (fine prima parte)

In mtb tra Fusea e Zuglio

•marzo 23, 2017 • Lascia un commento

Quanti sentieri ciclabili in buono stato di percorribilità ci sono attualmente tra Fusea e Zuglio? Me lo stavo chiedendo ieri mentre salivo le ripide rampe della strada Provinciale che collega le frazioni tolmezzime di Casanova, Fusea e Cazzaso. Alcuni anni fa ricordo di aver pubblicato su Calcarea la discesa da Cuel d’Aur a Marcelie:  all’epoca era una delle poche conosciute. Negli ultimi anni, e in questi mesi in particolare, si sono aggiunti numerosissimi altri itinerari.

I sentieri, è ovvio, esistono da sempre. Quel che è mancato per un lungo periodo di tempo è l’impegno a tenerli puliti e a farli conoscere, visto che ormai ci sono ben poche ragioni di economia rurale (allevamento, coltivazioni) che li salvaguardino. Chi li frequenta in mtb dovrebbe anche porsi il problema della loro salvaguardia, perchè decine di frenate possono anche deturpare irrimediabilmente alcuni tipi di terreno. Su questo argomento vi invito a leggere l’articolo che troverete in questo link: http://enduro-mtb.com/en/take-care-trails-call-arms/

Tornando a bomba, vi propongo oggi una discesa da Curiedi a Tolmezzo lungo quattro  single traks appena ripristinati dai volontari coordinati dal Comune di Tolmezzo e dal CAI.

Si sale fino a Curiedi lungo la consueta strada provinciale. Giunti nella magnifica conca, si possono scegliere due differenti itinerari per raggiungere Fusea, seguendo la nuova segnaletica in vernice bianco verde.

Primo: poco prima del campo sportivo girare a destra in salita e superare l’ex roccolo tenendo la destra su pista ora sterrata. Prima di un recinto si imbocca a destra in discesa una pista privata e poi, seguendo i segnavia suddetti, il sentiero che scende sulla destra prima del cancelletto (mirare il paletto).  Tracciato su fondo a tratti ciottolato, non difficile. Si raggiungono i prati nei pressi della scuola dismessa.

Secondo: arrivando in Curiedi, dove l’asfalto spiana, si nota sulla sinistra un icona votiva che corrisponde all’ingresso del sentiero per Monte Dobis. Sull’altro lato della strada inizia il sentiero, meno sassoso e un po’ più ripido del precedente, che conduce a Fusea. (per variare, le prossime volte provate anche la variante che si stacca sulla destra un tornante più in basso)

Da Fusea vi propongo ora di raggiungere con veloce saliscendi la località di Somp lis Voris, imboccando la pista sulla destra, scendendo verso Tolmezzo (tabella). Poco prima di arrivare alla grande stalla, sulla sinistra prima del cancello si stacca il sentiero che con veloci picchiate e tornanti abbordabili vi deposita nell’incantevole località di Cjarandes, patria dei Bùgars. Superato il cancelletto, si scende con lo sguardo ipnotizzato dal panorama lungo i prati o la strada.

Qui ci sono due possibilità: o il sentiero che conduce alla Pieve, percorrendo la picchiata cementata e poi il sentiero che gira a sud. Oppure, per i più agguerriti, il bel sentierino che costeggia il rio:poco prima della casetta in cemento e della sbarra, si scende a destra il fazzoletto di prato e il boschetto sottostante. Di nuovo in terreno aperto, si punta verso sinistra dove inizia il tratto più impegnativo. Gli ultimi metri sono scalinati e non ciclabili; i più audaci non mancheranno però di testare freni e testa nella ripida scorciatoia che li evita sulla destra.

Tornando alla domanda iniziale, quanti sono questi sentieri? 10, 15, 20….o di più? Complimenti e grazie a chi lavora per farci divertire. Mettiamoci tutti un po’ di impegno….

PS: sentiero da Marcelie a Pumie e Terzo da poco migliorato e segnalato, relazione su questo blog. Entusiasmante!

Scialpinistica del Gran Monte di Tanamea da nord

•marzo 20, 2017 • Lascia un commento

Segnalo un interessante ed assolutamente poco noto itinerario sciapinistico a due passi dalla pianura che si svolge precisamente sul Gran Monte di Tanamea e parte appunto da Passo Tanamea .
Chi conosce questa magnifica montagna sa che la stessa e’ caratterizzata da una lunga dorsale che inizia sopra Lusevera e finisce a Kobarid in Slovenia .
L’itinerario che propongo e’ una valida alternativa al monte Stol , sempre facente parte della stessa dorsale, con un percorso sicuramente più tecnico ed impegnativo sia in salita che in discesa .
Complessivamente si tratta di una gita corta,  con non più di 800 mt di dislivello ma che attraversa un fantastico bosco di faggi rado e spesso ripido terminando poi sulla dorsale senza vegetazione ed infine sulla cresta dalla quale si può godere di un panorama mozzafiato sulla pianura friulana.

Un percorso molto interessante e mai banale, a tratti  su pendenze interessanti in un luogo incantevole e assolutamente solitario . Io l’ ho sciato due volte sempre in primavera trovando neve eccellente e divertimento assicurato. La ritengo una gita meritevolissima da fare, neve permettendo, anche in pieno inverno .
Inoltre credo che sia un percorso ragionevolmente sicuro anche con abbondanti nevicate, benche’ in alto sopra il rifugio ANA Monteaperta si debba prestare attenzione al pendio ripido evitandolo sulla sinistra .
Nel complesso valuterei la gita sicuramente come BS.

Descrizione: arrivati al vecchio bar di passo Tanamea ci si incammina seguendo il sentiero che conduce al rifugio ANA Monteaperta . Dopo il tratto in piano si sale per il ripido sentiero ( quest’anno nella prima parte senza neve ) prestando attenzione al pendio spesso molto scosceso . Giunti ad un bivio si tiene la sinistra sempre seguendo le indicazioni per il rifugio che a questo punto obbligano ad un lungo traverso . Prestare attenzione poiché si attraversa un pendio molto ripido dove e’ assolutamente vietato cadere .
Finito il traverso e sempre seguendo i bollini bianchi e rossi si continua nel bosco con alcuni tratti ripidi fino ad arrivare al rifugio . Da lì senza via obbligata e scegliendo il miglior pendio ( consiglio di stare a sx) si sale in breve in cresta e poi in cima .

Si scende poi a piacimento cercando di stare a sinistra del rifugio per poi entrare nel bosco e continuare per la stessa via di salita . In caso di neve fino a valle l’ultima parte del bosco offre una discesa a tratti ripida in alcuni punti anche intorno ai 40 gradi.

Giulio

Anello degli Stavoli Mignezza (sentiero CAI 601)

•marzo 17, 2017 • Lascia un commento

Eccovi un altro entusiasmante anello di mtb che si svolge nella zona tra Lunge e Imponzo, già prolifica di altri magnifici itinerari che trovate su questo blog. In astinenza da neve e telecomandato da Nicola sono arrivato per due volte in tre giorni nella bellissima conca prativa degli Stavoli Mignezza,  prima  affrontando la terribile pista che vi giunge direttamente da Imponzo, oggi attraverso la più lunga ma meno ripida salita da Illegio e Lunge.

La pista che da località Lunge sale verso il Monte Oltreviso è stata da poco  sistemata a dovere e potrebbe essere percorsa anche da una Ferrari, tanto regolare è il fondo sterrato. Appena scollinato, dopo una esse cementata, si imbocca sulla destra (tabella CAI) il sentiero n. 601 che con un bel single trak di media difficoltà ci deposita, con un tornante decisamente trialistico, sul letto del rio dove alcuni ometti traguardano la risalita, breve ma erta, che ci attende bici in spalla.

Si sbuca nei pressi di uno stavolo e si seguono i segnavia CAI fino a raggiungere la pista forestale, che si percorre in discesa per breve tratto, per lasciarla e imboccare una pista erbosa (picchetti rossi)  che sfiora uno stavolo e una icona e diventa bel sentiero veloce, con qualche passaggio delicato (due torrentelli e l’uscita sulla strada).

Tornati sulla pista, ora cementata, la si percorre fin oltre un villino  (sulla destra, sbarra bianco rossa) fino a individuare sulla sinistra ancora dei segnavia CAI un po’ sbiaditi. L’ingresso è ampio, poi si tiene la destra e diventa sentiero “pedrato” scorrevole. Si costeggia sulla destra una recinzione e si supera un rudere, giungendo a un bivio.

Qui ci sono varie possibilità, ma la migliore ciclisticamente è di sicuro imboccare la pista a destra  e scendere oltre gli stavoli ristrutturati. Lo sterrato diventa cementato e piega a destra; qui si deve individuare nel prato sulla sinistra un paletto di cemento, dove inizia una fantastica picchiata che porta alle case di Imponzo.

Dislivello 850 metri circa, sviluppo una trentina di Km, difficoltà S2 mediamente, qualche breve tratto più difficile. Cartografia Tabacco 013. Chi volesse accorciare il giro può partire da Imponzo e affrontare le dure rampe cementate della pista che porta in Mignezza e da qui scendere, evitando solo il primo  tratto di  sentiero che ho descritto.

ISOLE INCOMPRESE con Eugenio Pinotti

•febbraio 3, 2017 • Lascia un commento

Piacenza non è proprio dietro l’angolo per noi caproni e orsi carnici, ma Eugenio è un grande conoscitore di Sardegna e Sicilia, alle quali ha inflitto oltre alla sua presenza anche centinaia di ferite da trapano, per realizzare bellissime e popolari vie lunghe e monotiri. Chi può vada a questa serata, dove immaginiamo non mancheranno luoghi e immagini magici, simpatia e ironia, nacchere e tamburello. Oltre ovviamente a un vertiginoso dopo-serata.

Noi ci saremo con il cuore, sperando di averlo più vicino nella prossima tournee europea

 

isole-incomprese_bassa

Virgus fugit

•febbraio 2, 2017 • 1 commento

virgus-2

Ebbene sì. Quel che già da qualche settimana fa era  un sospetto sta trasformandosi in dura realtà. Neppure le catastrofi naturali, i tragicomici  editti di Donald Duck Trump o l’ esilarante  blog  di Renzi  possono distogliere il pensiero da Virgus, il caprone della Parete Rossa, che sembra ormai definitivamente disperso, se non del tutto sparito.

Fuggito da un allevamento di Somplago e troppo presto lasciato solo dalla sfortunata  compagna, Virgus aveva assunto con la custodia della falesia anche alcune connotazioni tipiche del climber, come l’abitudine di spargere d’intorno i propri escrementi, senza per fortuna decorarli  con la carta igienica. Sembra si stesse attrezzando per la martellatura degli appigli e una

Osservava con apparente disinteresse gli sforzi degli umani per avere la meglio su una striscia di roccia o un eccesso di autostima. Non sapremo mai cosa veramente pensasse del nostro teatrino e delle sue marionette.  La pungente traspirazione, le tipiche cacchette e la crescente impertinenza  che lo aveva spinto fino  alla copula con il sacco-corda di un tutore dell’ordine, non  scalfiranno però  il suo ricordo.

La Parete Rossa è ancora più sola. Ai piedi del suo conglomerato variopinto, caro anche a Pareti,  vi potreste sentire indifferentemente come davanti al vostro destino sul bordo dell’abisso,  o seduti in bagno  con la rivista preferita tra le mani.

Viva Virgus!

virgus-1

 

Discesa da Celestuz (Monte Amariana)

•gennaio 3, 2017 • 2 commenti

celestuz-1

Celestuz è una località prativa sulle pendici meridionali del Monte Amariana, dove un tempo esisteva uno stavolo e da cui si gode un bel panorama su Tolmezzo e sulla Valle del But. Sabato prossimo, 7 gennaio, il sentiero che porta in Celestuz verrà rimesso a nuovo dai volontari già protagonisti del magnifico restauro dei sentieri di Amarianutte.

Chiunque abbia voglia di passare qualche ora in buona compagnia, menando anche un po’ le mani, è invitato a partecipare. Trovate su un vecchio post di Calcarea le informazioni sull’accesso.

celestuz-1 celestuz-2

In Celestuz, con un po’ di buona volontà, si può arrivare anche in mountain bike! La discesa è abbastanza impegnativa ma di soddisfazione. Si sale pedalando lungo il ghiaione della Citate, seguendo una pista che dalla Palestra di Roccia si dirige verso l’Amariana. Giunti alla grande briglia, si carica la mtb in spalla e si procede faticosamente, prima attraversando la briglia stessa e poi lungo il sentiero. Nell’unico bivio, si tiene la sinistra e si attraversa il rio, giungendo poi a destinazione.

In discesa, una volta riconquistata la briglia, conviene scendere per tracce abbastanza evidenti tenendosi sotto monte, sfiorando le partenze dei famosi sentieri di Cjadin e di Martin per Monte Amarianutte. Il sentiero diventa sempre più veloce e sbocca sulla ex Statale 52 nei pressi della Polveriera. La difficoltà della discesa fino alla briglia credo sia di S2+. Per la salita calcolare mezz’ora a spinta e una ventina di minuti in sella.

Buon lavoro!