Variante dello Stavolo Costolada (Priola di Sutrio)

•maggio 22, 2016 • Lascia un commento

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Tempo di scendere sul bel sentiero ripulito una settimana da, da Forca Meleit a Priola, e c’è già una nuova e bellissima variante pronta da provare, per merito del fervore del trio Lu.Ga.Tiz. , che in un pomeriggio di duro lavoro ha ripristinato una vecchia mulattiera che corre parallela a quella appena offertavi, nel post precedente.

Si sale lungo la pista forestale da Noiaris in direzione di Malga Dauda e, poco prima di un tornante sinistrorso quando si sono percorsi circa 600 metri di dislivello, si segue sulla destra la bretella che porta allo Stavolo Costolada per 300 metri, fino a uno slargo con un segno rosso di vernice e la scritta “Priola” su una canaletta di cemento.

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La discesa comprende un primo tratto autonomo non impegnativo che incrocia la pista di salita. Dopo averla percorsa in discesa per circa mezzo chilometro, si individuano i “tagli”, ben segnalati in rosso. I primi due sono scorciatoie dei tornanti della pista, il terzo, lungo e più impegnativo, conduce ad attraversare il rio Saustri proprio nei pressi di Priola. Dislivello circa 600 metri, da abbinare eventualmente con la discesa da Forcella Meleit.

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Anello di Stavolo Costolada da Noiaris di Sutrio

•maggio 20, 2016 • Lascia un commento

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Questo è un gran bel giro, ideale per bikers non troppo spericolati e con una gamba normale o poco più, che si dovrebbe poter percorrere con facilità anche nei mesi caldi, perché ha una salita in gran parte ombreggiata e una discesa che non  risente granchè della ricrescita di vegetazione. In più, nella parte alta da Malga Dauda a Forcella Meleit, offre un bel panorama sulle più belle cime delle Alpi Carniche.

Riscoperto dagli “udinesi” e ripulito con un lavoro di gruppo,  testimonia la passione e la  buona volontà di chi va in montagna anche con mezzi non convenzionali, mantenendo però un atteggiamento rispettoso dell’ambiente e degli altri frequentatori e propositivo, nei fatti e non solo a parole.

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Si può parcheggiare nella piazzetta di Noiaris, sotto gli occhi spenti di due gnomi  che a me personalmente ricordano più che le magie del legno qualche politico locale. Si percorre la pista forestale verso Malga Dauda, lunga ma ombreggiata e con pendenze altalenanti e solo per brevi tratti fastidiose. Giunti nella meravigliosa conca prativa della malga, si prosegue in salita verso Forcella Meleit e, poco prima di raggiungerla, si imbocca la discesa segnalata da frecce di vernice rossa.

Il primo tratto di discesa è vario e si svolge prevalentemente su diagonali erbosi in contropendenza. Va fatta attenzione a un bivio che troviamo in uno dei primi tornanti destrorsi, nei pressi di un grande abete. Io sono andato diritto e dopo un po’ di su e giù mi son ritrovato in un ameno belvedere con tavolo e panchine dove, per non so quale sesto senso, ho capito di essere fuori strada. Risalito a spinta con variopinte imprecazioni dedicate all’imbianchino del gruppo, ho ritrovato la traccia che da qui in poi è impossibile sbagliare.

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Si entra nel bosco con una serie di emozionanti tornantini e poco dopo si sbuca sulla bretella di pista incrociata in salita, che lambisce lo Stavolo Costolada. Si attraversa la pista riprendendo il sentiero (tabella in legno invisibile da sopra, posizionata evidentemente da un burlone) con una breve variante che evita  uno schianto. Sfiorato lo Stavolo, che se si è concentrati al volante si rischia di non vedere, si continua a scendere su evidente traccia che in basso acquista pendenze un po’ più sostenute. Occhio ad evitare un masso dopo un tornante e una grande radice rivoltata più in basso: si atterra su una pista forestale che attraversa il Rio Saustri e porta a Priola, quindi su Provinciale a Noiaris.

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Sono in corso di lavorazione delle varianti sulle quali vi riferiremo tempestivamente. Dislivello 1000 metri, difficoltà della discesa S1 con qualche breve passaggio più difficile. Giro magnifico.

“Andare fare non pensare” – Supramonte di Oliena (Sardegna)

•maggio 11, 2016 • 3 commenti

L5

A chi dirà che arriviamo dopo Planetmountain con la relazione di questa nuova via dei nostri amici di sempre, la collaudata cordata bisiacco-emiliana, rispondiamo con la presentazione scritta espressamente per Calcarea da Eugenio Pinotti:

“Come la chiamiamo?”

La scelta del nome per una via nuova è sempre una questione delicata. In poche parole si cerca di racchiudere le emozioni di un’esperienza unica e ognuno ci prova a modo suo, usando lo stile che più gli appartiene: aulico, leggero, con (auto?)ironia o metafore più o meno chiare, doppi sensi e calambour costruiti su assonanze e distorsioni tra le parole. Poi ci sono i nomi di mogli, fidanzate, amanti, figli, animali, ricorrenze, anniversari e via andare ma è tutta un’altra categoria.

cantina

Quelli “bravi” il nome riescono a deciderlo con largo anticipo, addirittura prima di aprirla, la via… come è successo a noi per questa ultima “impresa” in terra sarda, più precisamente della magica Valle di Lanaitto: metto le mani avanti dicendo che da subito il nome doveva essere “VADO, DIVORZIO E TORNO”, giusto per fare memoria ai posteri (o posteriori se preferite) del potente imprevisto che si è abbattuto su un componente del gruppo pochi giorni prima di partire. Un nome semplicemente geniale!

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Ma in alpinismo sapete bene che non esiste democrazia (Josè Mourinho direbbe che con zero tituli non si conta niente…) e così dopo l’ennesimo bicchiere serale di Cannonau ci è apparso in sogno un Santone, ha parlato dolcemente al nostro cuore e la via è diventata “ANDARE FARE NON PENSARE”. Al mattino dopo è stato difficile mettere a fuoco tutti i dettagli ma alla fine il nome è perfetto, perchè esprime in maniera imperativa ma “leggera” lo stile e la passione che ci guida.

Prosit!

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Anello degli Stavoli Vàupis (Fielis)

•maggio 10, 2016 • Lascia un commento

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Bellissima discesa per tutti i palati quella uscita dal cilindro di Luciano e dei suoi scudieri, coadiuvati stavolta dal  gruppo dei locali trascinati da Gaetano, impegnati insieme  nella sistemazione e nel collaudo a tempo di record di questa antica mulattiera che dai pressi di Malga Dauda riporta direttamente tra le case di Fielis.

In due o tre giorni di furore e ciclistico i nostri eroi hanno ripulito, segnato a bolli rossi e percorso in più riprese una delle discese più interessanti della zona, soprattutto se considerate che può essere completata con il Troi das Termes o con il Troi di Zui, garantendo così quasi 1000 metri di dislivello in discesa su sentiero. Chi avesse benzina in avanzo può inoltre allungare la gita con il panoramico anello della cima del Monte Dauda.

Il sentiero di Vàupis  si stacca dalla strada forestale, cementata o bianca, che da Fielis porta in Malga Dauda, poco prima del penultimo tornante sinistrorso, a circa un chilometro dalla malga (bollo rosso su grande abete). Scende poi su terreno quasi sempre regolare di aghi di pino e foglia fino a sbucare su una pista forestale, che seguita verso sinistra porta a un trivio con cappella votiva e  permette poi di scendere fino al paese (alla cappelletta tenere la sinistra seguendo i segnavia CAI).

Circa a metà percorso ha una variante più ripida contrassegnata da freccia e scritta “hard”, che in questo caso significa una cosa sola… Dislivello da Fielis 550 mt, difficoltà S1.

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Osp (Babna)

•aprile 27, 2016 • Lascia un commento

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Le ultime, sempre più rare volte in cui son stato a Osp ci si fermava all’Orto perchè la Terrazza (Babna) è quasi sempre  affollata. Seppelliti da(i) decenni  i sogni di gloria del carnaio strapiombante di “Miscia” (“el stomego”, come diceva l’indimenticato Bubu), in un epoca in cui si parcheggiava dappertutto e ci si salutava  con piacere, ieri spinti più dal borino e dalla temperatura che dallo spirito, siamo tornati alla base del grande muro verticale.

Dove abbiamo scoperto che : primo, se si compra una corda da 80 metri bisognerebbe anche tentare di sfruttarla. Secondo, che la roccia non è ancora fastidiosamente  unta neppure nei 6a più trafficati (rispetto a Massone pare di essere in Avostanis…). Terzo, che ci sono un mucchio di possibilità di concatenamento di due tiri fino ai 40 metri  e alcune novità assolute, almeno per noi non così assidui del posto (tra tutte uno spaziale 6c+ di 38 metri, “Jaslice”). Quarto, che nonostante l’affollamento e la relativa diffidenza di qualche vecchietto inacidito, ci si trova sempre gente simpatica, bellissime e agguerrite “mule”  e qualche “fortissimo” evergreen col quale far due chiacchiere e due risate.

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Resta un vero e proprio arcano dove si possa parcheggiare e, soprattutto, quanto ciò dipenda dalla simpatia che ispirate al tipo del campeggio, che simpaticone modestamente lo nacque. Ma queste, restando a Totò, son quisquilie. Torneremo di sicuro in Babna il prossimo inverno per passare un’altra giornata su roccia perfetta, chiodata  “severa ma giusta”, scalando tante vie che per fortuna ci siamo quasi del tutto dimenticati e potremo riprovare ovviamente ” a vista”.

La logistica del parcheggio, scherzi a parte, imporrebbe di portare tutte le auto nel grande slargo di fronte a Misja. Per scalare a Babna è abbastanza utile avere uno schizzo aggiornato, che trovate sull’ultima edizione di Arrampicate senza confini (Sidarta ed.) o, immagino, su internet. Ma anche andando ” a naso” è difficile trovarsi in grosse difficoltà: fate conto che  tutti gli allunghi delle vie di placca grigia non superano il 6c, cosicché una volta tanto si può anche andare “a occhio” oltre che a vista, con quel po’ di spirito esploratore (ben protetto!) che si diceva aleggiare nella scalata…Oltre che a far gasolio, mettere in conto  un po’ di ricreazione a Basovizza e dintorni.

Forcella del Forame (Crete di Gleris)

•aprile 26, 2016 • Lascia un commento

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La sciata che non ti aspetti: domenica incuranti delle previsioni meteo siamo finiti in Val Aupa in direzione Forcella del Forame, una sciata nel mezzo del gruppo de Lis Gleris che avevamo già fatto nel 2009, su suggerimento di Attilio, che ha anche meritoriamente  inserito con il tratteggio celeste questa gita nella cartina Tabacco 018.

2009 con Argo

2009 con Argo

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Il paragone con il 3 maggio del 2009, come vedete dalle foto, non regge sia per quantità di neve che per le condizioni atmosferiche, ma in complesso qualche bella serie di curve e un po’ di adrenalina per la parte alta ghiacciata ce le siamo godute. Come si dice (quasi) ogni volta: meglio di una giornata sul divano! Peccato che rispetto a 7 anni fa mancasse Argo, che comincia ad avere una certa età…

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Si sale sulla strada della centrale, lasciando a Aupa la provinciale, e la si segue fino agli ultimi tornanti. Da qui obliquando verso est nel bosco, sci nello zaino, si raggiunge ben presto la lingua di neve sul fondo del rio. Percorso per il resto intuitivo. Neve ghiacciata e insufficiente negli ultimi 50 metri di dislivello, ben sciabile con minimo spolverino di fresca in basso

Gjaideit, Cjalte, Fielis…aggiornamento discese Valle del But.

•aprile 23, 2016 • Lascia un commento

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Con l’aumento delle temperature e lo scioglersi della neve è ripresa in pieno l’attività dei bikers. Eccovi qualche informazione sulle discese della bassa Valle del But: è in ottimo stato la magnifica discesa dal Gjaidet a Imponzo, dove Nicola ha addirittura “piallato” una radice che rappresentava il passaggio più esposto, rendendo  questo itinerario  più sicuro. Difficoltà comunque S2+.

Nicola's job

Nicola’s job

Mi dicono essere perfettamente ciclabile anche la discesa che dalle pendici settentrionali del Monte Oltreviso porta ad Illegio, quella dell’ex trampolino per intenderci: nessuno schianto, fondo ottimo. Difficoltà simile al precedente.

Il gruppo misto destra sinistra But (Casanova-Imponzo) ha anche dato una “rinfrescata” al sentiero “delle Terme”che da Fielis porta alla fonte di Arta, realizzando una breve variante che evita un fastidioso tratto scalinato. Difficoltà S2.

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La classe non è acqua

Restando nei paraggi, ieri ho fatto un giro sul velocissimo sentiero che dagli stavoli  Niveragne porta a Fielis (il sentiero con cancelletto, difficoltà S1), scendendo poi sul Troi di Zui fino a Zuglio (breve tratto di S2+). Qualche giorno prima avevo provato la temibile discesa del Troi di Cjalte (Cabia – Arta), che è stato allargato qualche mese fa e risulta così un po’ più abbordabile, ma non banale per la notevole  esposizione. (S2++!)

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Trovate le relazioni di queste discese nell’archivio di Calcarea o su mtb-forum. Chi avesse notizie sulle condizioni degli altri itinerari farebbe cosa gradita a segnalarcelo. Mandi!

 
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