Sentiero circolare Talipapot (Val Resia)

•agosto 28, 2015 • Lascia un commento

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Giro breve ma molto interessante che può essere facilmente combinato con l’anello di Tigo-Povici, in ambiente suggestivo e con la tentazione quesi costante del tuffo nel torrente Resia (portare un costume finchè le temperature lo permettono!)

Pur non essendo del tutto reperibile sulla cartina Tabacco, ricalca in parte la mulattiera (traccia rossa tratteggiata) che collega Stolvizza a Prato di Resia. Parcheggiato nei pressi di Zamlin, conviene salire a Stolvizza lungo la strada provinciale e, giunti nella suggestiva piazzetta col monumento all’arrotino, iniziare le danze seguendo l’evidentissima segnaletica sulla sinistra.

Tornati sulla provinciale, si può decidere se collegarsi all’anello di Tigo o prolungare il Talipapot con la sezione che si snoda sulla sinistra orografica del torrente. Segnaletica sempre ben evidente. In complesso tracciato un po’ discontinuo, dove di frequente tocca scendere ma sempre per pochi metri. Discesa da Stolvizza abbastanza tecnica e con alcune brevi sezioni dove è consigliabile non sbagliare. Ciclabilità molto alta, totale credo solo per pochi. In ogni caso divertimento e ambiente sopra la media.

Sviluppo dai 5 ai 10mkm circa, dislivello ridicolo.

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GEO ESCURSIONI Estate 2015

•agosto 26, 2015 • Lascia un commento

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Go Johnny….come on Johnny….go on!

•agosto 24, 2015 • Lascia un commento


E’ sempre più frequente atteggiarsi a guru, ma è assolutamente  fondamentale trovarsene uno. Io ho eletto il mio idolo di arrampicata un po’ tardi, proprio  quest’anno, il mio trentesimo di attività, o di addiction come dicono gli inglesi: dipendenza!  Tra l’altro un suddito di sua maestà la Regina Elisabetta, appunto. Non Ben Moon o Steve McClure, neppure Jerry Moffat del quale  qualche impresa mi impressionò ai tempi del primo Alp, quando salì on sight “Phoenyx”, una temibile fessura in Yosemite, immortalato in una posa divertita mentre offriva esausto gli avambracci bombatissimi al fotografo.

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Curioso fatto questo, che per 29 anni di scalata non avessi neppure saputo che esisteva  Johnny Dawes, finchè  per caso  mi è capitato di leggere la sua autobiografia “Full of myself”, titolo orrendamente tradotto da Versante Sud in “Io Superclimber”. Solo molto avanti nella lettura, che conta comunque la bellezza di 334 pagine, ho riconosciuto il personaggio intervistato da Maurizio Oviglia in uno dei primi annuari Up (2009). Con imbarazzo devo confessare che di quell’intervista  mi rimase impresso più che altro il paradosso fisico, una pancetta improbabile per un climber che dichiarava che avrebbe tentato un 8c al rientro in patria dalle vacanze.

Non avevo colto la statura del personaggio, scarsa in centimetri ma immensa in coefficiente arrampicatorio. E fatta di qualità abbastanza trascurate dal ciapa e tira attualmente in voga. Qualità per le quali il peso del corpo può anche contare poco.
In effetti anche nel periodo di maggior auge, anni ’80-’90, Johnny esibiva un fisico non proprio allineato ai canoni del climber o grimper performante: gambocce da calciatore, giro vita da coro alpino. Fuori dal coro è rimasto anche per certe bizzarre sperimentazioni di cui troviamo traccia nell’immensa biblioteca di You Tube: scalata con una sola mano, senza mani, con un piede, dinamici assurdi, spalmi orripilanti su pareti di edifici. Il tutto molto spesso senza corda.

Ma non solo stranezze, badate! Alcune vie liberate da Johnny attendono ancora una prima ripetizione o ne contano meno di una manciata (su tutte “Indian Face”)
Studiatevi il “lancio di piede” per risolvere un passaggio molto difficile per le stature basse, su “The Quarryman” ! Leggendo il suo libro troverete decine di episodi dove la creatività e l’azzardo lo hanno atteso al varco, non solo nella semplice (?!) scalata, ma anche nelle vicende di vita, dal bullismo patito da adolescente alle rivalità e invidie confessate da adulto.

Libro non scorrevole e non meravigliosamente tradotto, che vi consiglio di leggere piano, due tre capitoletti alla volta. Ma dotato di una scrittura originale, mai piatta e ricca di aggettivi tipicamente anglosassoni, una via di mezzo tra la retorica e l’ironia, un po’ come gli impareggiabili nomi delle vie di roccia in Gran Bretagna.  E corredato da una bella serie di foto in bianco e nero, tecnicamente carenti ma molto significative.
Dopo averlo letto mi sono sentito uno scalatore diverso. Più scarso, ma motivato a migliorare. E più felice: perché finalmente ho trovato  il mio definitivo guru!

JD

Quest’estate, mentre riprendevo i lavori di chiodatura nella cava abbandonata di Val di Collina o cercavo di far stare un piede su appoggi microscopici , ho pensato spesso a Johnny Dawes e agli altri protagonisti dell’arrampicata inglese. Mi sono rivisto il dvd di “Hard grit”, il più bel film mai realizzato sulla scalata in assoluto e sto rileggendo il libro, che preferisco ricordarvi col titolo inglese, “Full of Myself”. Così è nata l’idea di dedicargli le vie della cava…

Nuove chiodature dell’estate 2015

•agosto 17, 2015 • 2 commenti

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Numerose nuove chiodature durante il periodo estivo in Carnia! In Avostanis tre nuove vie. A destra di Forellen un tiro chiamato “Polmoscian” sfrutta il primo ancoraggio (resinato) di “Kodachrome” e sale per più di 30 metri. E’ possibile spezzarlo a metà uscendo verso sinistra alla sosta di Forellen. Fin qui dovrebbe non superare la difficoltà di 6c/c+. La prosecuzione è molto più difficile (8?). Si segnala che sfruttando i primi due  ancoraggi di questa via si può aggirare la partenza ostica di “Forellen”. Quest’ultima via è stata allungata fino a superare i 30 metri ed è possibile  abbia una difficoltà dal 7b in sù. Non poteva che chiamarsi “Cenacolo per la rinascita del salmerino avostano”. La terza nuova chiodatura riguarda un bel 6c  che parte con il primo spit di “Tenerife” e poi si sposta a sinistra, raggiungendone la medesima sosta. E’ previsto un allungamento del tiro oltre il tettino, dove è stato già piantato uno spit.

"Polmoscian"

“Polmoscian”

In Pleros il 2015 si sta rivelando l’anno della riscossa, con già sette tiri nuovi ultimati e altri in via di realizzazione. Dopo le nuove chiodature già descritte in un recente post di Calcarea, sono stati aggiunti  questi itinerari: nel primo pilastro a sinistra, finora vergine, Alex , Daniele e Oleg hanno attrezzato le due vie più facili  della falesia: un 5c e un 6b bellissimi che finiscono alla stessa sosta. Venerdì scorso Alex ha poi proseguito “dal basso” lungo l’estetico strapiombo una  linea che si annuncia “maggiorissima”!  Terminato, nel settore destro, un’altro tiro, il primo a sinistra dei due di Gildo. Difficoltà di sicuro superiore al 7c. Tra questo e il 6c “Lasciami come sono” è in cantiere ancora una via, con due partenze distinte.

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Dironcave

Nella cava dismessa di Val di Collina ci sono alcune novità rispetto all’aggiornamento pubblicato a inizio luglio.  Nel settore destro, oltre il camino, la Grande Guida ha chiodato un bellissimo 5c+ (“Carotaggio”), che volendo ha  una variante più difficile di ingresso (“Quattro con”) a destra. Ricapitolando,  da sinistra  trovate un 5c (“Alvise…”) un 6b+ (“Johnny goes”), “Soul Monkey” che ha un grado lievitato a 7a, e un 7b che ha cambiato nome, e ora si chiama “The quarrygirls”. Di seguito ci sono tre vie non ancora provate, che si annunciano di alta difficoltà (quella in camino forse più abbordabile). Sulla facciata destra del camino ci sono 4 spit di una via che deve essere completata.

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Nuove chiodature anche nei pressi del “Puinton” sul Lumiei. In attesa di un imminente post riassuntivo vi segnalo “Licenza matrimoniale” 6c+ e “ZanDeca”, che fino alla prima catena è 7b+. Trovate uno schizzo provvisorio con le difficoltà  in un contenitore ai piedi della falesia. I nomi di tutte le  vie sono scritti alla base.

A Illegio richiodata “Petruska”, l’ultimissima via  della falesia, che ora ha un’uscita più morbida (6a+?) Tra Petruska e Doc c’è una nuova variante (“Petroc”) che ha un passaggio molto difficile. Anche a “Doc” è stata aggiunta una variante di attacco, che deve essere ultimata (per ora da evitare, manca il primo spit!)

Nuove vie anche nei settori del Pian delle Marmotte, ai piedi del Pizzo Collina, ad opera di Omar e Sandro. Maggiori dettagli sul blog di Omarut. https://omarut.wordpress.com/2015/08/13/agosto-2015-di-lavori-nelle-falesie-della-collina-e-collinetta/

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Sentiero CAI 161 di Val di Collina

•agosto 10, 2015 • 1 commento

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A forza di andare su e giù in macchina lungo la pista che dal secondo tornante della statale 52 porta verso le Casere Val di Collina e Plotta, mi sono convinto a portare tra i bagagli arrampicatori anche la bici, per provare a scendere lungo il sentiero che taglia la pista, lo stesso che percorrono gli escursionisti e scialpinisti per accorciare il lungo zig zag della strada forestale.

Ho avuto la piacevole sorpresa di trovare il sentiero in discrete condizioni di ciclabilità, nonostante il fondo a tratti pietroso. Con qualche piccolo spostamento di rami secchi e delle pietre più ingombranti, sta diventando veramente piacevole percorrerlo.

La salita, molto conosciuta, è divertente, poco ripida e con un fondo da discreto ad ottimo. Per una breve gitarella vale comunque la pena di arrivare almeno fino alla Casera o di salire un po’ a spinta oltre la vecchia cava di marmo, verso il Vallone della Chianevate. Quando il sentiero diventa ghiaione, all’incirca al bivio con il Troi dell’Aquila, si può montare in sella e ridiscendere. Tornati al bivio con la pista principale, tagliate decisi lungo il prato per raggiungere il rettilineo cementato delle “Casermette”. Poco prima del guado, ci aspetta il nostro bivio: le tabelle CAI indicano a sinistra la direzione verso Passo Monte Croce, mentre diritti si affronta il sentiero di cui vi parlavo: difficile perchè tecnico, con numerosi passaggi scalinati, ma né ripido né esposto.  Valore aggiunto: molta ombra e acqua per dissetarsi.

Scendendo dal Marinelli è una variante assolutamente consigliabile. Dislivello fino al bivio col Troi dell’Aquila 500 metri. In zona potete abbinare questa breve “prova speciale” anche alle gite di Lavareit o di Passo Cavallo descritte su questo blog. Mandi!

Bulgaria

•luglio 31, 2015 • 2 commenti

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La Bulgaria è la patria di Cirillo e Metodio, due frati ortodossi che inventarono l’alfabeto cirillico nel lontano nono secolo d.c., ma anche terra di splendidi luoghi e di città come Plovdiv che sarà citta europea del 2019, della Valle delle Rose, dei monti Rodopi, Pirin, il monastero di Rila, e per chi non lo sapesse anche di numerose e belle falesie da scalare. Non si dimentichi anche il Mare Nero, bello almeno quanto il nostro Adriatico e… per niente nero.
Ammetto …per me’ stato un vero bagno di umiltà e ci voleva, tanto per farmi scendere al giusto livello, un opportunità per capire che con i sani principi ci si può accontentare di poche cose nella vita e che” comunquemente” la dignità non ha prezzo.

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E come nelle migliori fiabe i veri protagonisti di questo viaggio sono stati i bambini…proprio loro che non conoscono i confini,  ai quali non servono passaporti e, pur parlando lingue diverse, riescono a comunicare oltrepassando ogni bieca forma di razzismo.

Ma veniamo al dunque ….

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Abbiamo raggiunto la Bulgaria con un volo da Klagenfurt a Varna, bella citta sul mare nella parte settentrionale. Da qui con auto a noleggio ci siamo spostati a Slatni Piasazi o Gold Sand (sabbia dorata) a circa 15 km da Varna . Molto simile a Rimini o Riccione con grandi alberghi e spiagge sabbiose molto pulite.
In piu occasioni abbiamo visitato la città natale di Nadia ovvero Dobric utilizzando una strada piuttosto scomoda e poco scorrevole (l’unica) che però attraversa una splendida regione tra colline verdeggianti e pianure con estesissime coltivazioni di girasole e lavanda. Boschi selvaggi , paesini piccoli a prima vista molto poveri in contrasto con Varna e  località balneari dove il costo della vita è praticamente uguale al nostro. Villaggi fatti di case semplici  dove si viaggia ancora con i carri trainati dagli animali.

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Dobric è una città non molto grande con circa 90.000 abitanti, fatta di palazzi in vero stile sovietico ma con una via centrale moderna ed estetica.
Come dicevo all’inzio in programma era contemplata la visita alla falesia di Chiudnite Skali, a circa 90 km da Varna, attraverso le piccole cittadine di Provadia e Dulgopol. Anche in questo caso il viaggio , seppur breve nel numero di km, è stato piuttosto faticoso poiché servito da una strada di non comoda percorrenza.

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La falesia è sita in prossimità di un caratteristico laghetto artificiale contornato da colline e boschi idilliaci. Ottima location per scalare in estate e fortemente raccomandata da un local contattato attraverso facebook. Tiri in strapiombo su roccia a banchi simile ad Erto con chiodatura quasi moderna ed in alcuni casi ravvicinata.

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Il nostro viaggio poi è proseguito alla volta di Slancev Briag (spiaggia del sole) sempre al mare ma  100 km a sud di Varna. Questa località, vicinissima alla splendida Nesebar, purtroppo è stata la nota dolente del viaggio . L’espressione degli occhi di mia moglie durante la permanenza in questo luogo faceva intendere in pieno lo sgomento nel vedere quello che  ricordava come un piccolo paradiso ed ora è invece  null’altro che un insieme di orrendi e oltremodo sfarzosi hotel alti più di 10 piani .
Un contrasto paradossale, come detto in precedenza, tra la gente che appena sopravvive e  una smisurata ricchezza ed un urbanistica assassina che ha sconfitto in pieno il  rispetto per il territorio e per l’ambiente, ricettacolo di miliardari dell’est il cui unico scopo è estendere il proprio potere e la propria arroganza su un popolo fiero ed attaccato alla propria storia.

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Relativamente al cibo, per un italiano come me abituato ad una cucina come la nostra, non è stato cosi semplice abituarsi a nuovi sapori anche se in realtà non molto diversi da quelli mediterranei.
Pietanze ricche di spezie contornate da verdure saporitissime, peperoni , cetrioli e frutta sempre molto gustosa.
Per coloro che non temono nuovi traguardi culinari sicuramente Nadia consiglia il tarator ( yogurt ,cetrioli acqua e finocchietto), la sciopska salat (pomodori, cetrioli e feta) , cavarmà ( una specie di peperonata con carne e cipolla), sarmi’( involtini di verza carne e riso), la famosa baniza (torta salata a base di feta, latte e yogurt) e la liutenitza ( salsa di peperoni pomodori e melanzane) da spalmare sul pane.
Rammento che, come in Italia , vino ed alcolici abbondano ed è usanza, prima di ogni pasto che si rispetti, bere la rakia ovvero una potentissima grappa capace di stendere anche i piu accaniti bevitori.

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Questa, in poche parole, la Bulgaria…anzi solo una piccola parte di essa poiché molto c’è ancora da vedere, forse addirittura la parte piu interessante.
Sarà certamente un nostro obbiettivo quello di ritornare e di poter visitare altre citta quali Sofia e Plovdiv e naturalmente le fantastiche montagne che cosi bene Nadia mi ha descritto.
Aggiungo che in queste terre ci sono numerosissime falesie per scalare ma maggiormente concentrate nelle aree limitrofe a Sofia e Plovdiv.
Per chi fosse interessato consiglio di visitare il sito http://www.bgclimbing.com , anche in lingua inglese, dove si possono trovare recensioni di  falesie e molte altre utili informazioni anche a carattere alpinistico e scialpinistico.

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Concludo questo resoconto affermando con entusiasmo che per me è stato un vero privilegio conoscere questa bellissima gente e naturalmente è un  privilegio ancor più grande  essere sposato con una donna bulgara . Anche io ho origini slave e ne vado fiero, a maggior ragione adesso che ho conosciuto la loro anima ….
Mi auguro di poter quanto prima pubblicare un nuovo post che descriva il resto di questa terra nella speranza che qualcuno sia invogliato a visitarla e magari andarci anche a scalare… ma credo che non sarà cosa facile…. Dovisdane Bulgaria ( arrivederci Bulgaria).

Giulio

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Cercevèsa

•luglio 29, 2015 • Lascia un commento

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Chi si trovasse per i più vari motivi, enogastronomici, zooprofilattici, alpinistici o ciclistici, nella zona di Malga Pramosio non si faccia mancare una breve ma remunerativa digressione in mountain bike (o con una rilassante corsetta a piedi) alla Sella di Cercevesa, alla quale si accede con una mezz’oretta scarsa di spingismo, da abbinare alle più disparate gite: Monte Paularo da Valdaier, Laghetto di Avostanis da Cleulis, traversata Carnica da Pal Grande, ecc.

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L’ampia mulattiera è stata bel sfalciata di recente e permette una salita agevole con bici a fianco e una discesa semplice ed emozionante. Conviene pedalare in salita lungo la pista sterrata e cementata in direzione del laghetto e abbandonarla per seguire l’evidente sentiero CAI 407 poco dopo Casera Malpasso. In discesa, invece, è molto più divertente proseguire su mulattiera fino alla Malga, superando l’edificio della Caserma della GdF abbandonata.

Consiglio a chi salisse al lago partendo da Cleulis di seguire in discesa le numerose scorciatoie in singletrak, molto piacevoli ed evidenti.

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