La Fiesta dal Cjalcìn domenica 22 a Prato Carnico e Osais

•ottobre 16, 2017 • Lascia un commento

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La falesia della “Grotta dei Fucilieri” in Pal Piccolo

•ottobre 9, 2017 • 3 commenti

Trascinatomi in Pal Piccolo più per far compagnia che per altro, col morale abbastanza basso, vengo subito attratto dal luccichio di nuovi spit che  l’occhio del chiodatore famelico non si lascia mai sfuggire. E’ quindi vero quel che Furio aveva sentito dire ed io tassativamente escluso: che ci fosse una nuova falesia nei pressi del dentone di “Barracuda”, quel monolita in equilibrio sulla selletta con le postazioni guerra, proprio all’inizio della “Scogliera”.

La roccia impeccabile e la chiodatura rassicurante, anche a occhio, ci hanno subito fatto venir voglia di metterci le mani, nonostante il top climber  di famiglia avesse ben altri gradi in mente, non solo alpinistici.

Per non farvela troppo lunga e complicata, vi segnaliamo questo incantevole nuovo settore con un pugno di vie dal 5c al 6b+ e un solo 7a+, lunghezza fino ai 22 metri, stile tipico della zona.

Una sola avvertenza: aggiungete un mezzo grado almeno alle valutazioni segnate alla base e nel foglio appeso all’ingresso della postazione dei fucilieri. Grazie e complimenti ai chiodatori austriaci che hanno ottimamente ripulito la roccia e organizzato anche la base della parete, chiamando inoltre le vie in un italiano quasi perfetto.

 

“Avostanis en plein air” – domenica 15 ottobre 2017

•ottobre 8, 2017 • Lascia un commento

Trapanature di settembre 2017

•settembre 24, 2017 • 3 commenti

Nella falesia del Puinton di Sauris  due vie nuove e almeno un’altra in cantiere nel settore intermedio strapiombante;  a sinistra di “Detto fatto”,  che sembra assumere sempre più le fattezze di un solido 7c+, c’è stata ieri una prima esplorazione  de “Il sistema periodico”, che si preannuncia difficilotto.  Liberata da Mattia e ripetuta da Ach “Zovellano Volante”, creatura del team saurano lasciata per un po’ a fermentare. La difficoltà dovrebbe aggirarsi attorno al 7b+ meno.  Chiodato in velocità col favore del maltempo anche un tiro appena a destra di Zovellano,  partenza in comune con “Zandeca”. Si chiama “Rain fan” ; chi volesse provarlo, può andare fino alla catena di Zovellano, in attesa degli ultimi due spit che porteranno alla sosta alta.

In Avostanis ancora un allungamento fino ai 38 metri nel settore sinistro, quello delle vie più facili. Difficoltà probabile attorno al 7ab. Si riconosce per la corda verde ancora appesa, che non disturba comunque la scalata. Chi la prova ci sappia dire…

Quasi del tutto definite le difficoltà delle vie della falesia dell’Edera a Cavazzo. Da destra:  1) 6a+, 2) 6a+/b, 3) 6b+/c, 4) 6c, 5) 6b+, 6) 6c, 7) variante di attacco alla fessura NL (6a+?), 8) Fessura 6a, 9) spigolo NL (7?). Faccio presente che un grosso pioppo si è schiantato sulla strada di accesso pochi metri prima del parcheggio. Conviene parcheggiare appena prima dello schianto sulla sinistra o nel park dei Giardino dei Clapons. In questa paretina si scala anche con pioggia non troppo insistente.

L’ultima volta che siamo stati in Pleros abbiamo allungato i tiri sulla sinistra (Paragnosta, Paracelso, Cagliostro) che hanno la stessa sosta ai 20 metri.  L’ allungamento, simpatico e  abbastanza atletico, aggiunge poco come difficoltà ma è comunque una possibilità in più di ghisarsi le braccine. Ci servirà anche per chiodare un’altra via già iniziata sulla destra. Sistemata la sosta intermedia  di un bel 6c un po’ trascurato (allungato 7a+), quello appena a destra di “Nobiltà”. Con l’occasione gli è stato trovato il nome: “Triedro”.  Speriamo che torni un po’ di caldo per almeno un’altra visita!

Con il freschetto è tornato invece il momento di Pioverno, dove Giulio ha liberato “La lingua batte dove il clito ride”, confermando l’impressione che fosse un 7a+. Facendo un giretto su “Occhio di gomito”, via anch’essa ben poco trafficata, ho avuto la sensazione  che il grado proposto a suo tempo sia un po’ esagerato, quindi fate conto sia anche questa 7a+.

Proseguono lenti e inesorabili anche i lavori al “Salto” di Monte Croce. Ultimata di recente una via che incrocia la mitica “King Kong”  (partenza alla sua sinistra, qualche spit in comune e uscita a destra, sull’aereo spigolo) e quasi pronte altre due a sinistra di “Super crack”. Per questa falesia, in attesa di ulteriori sistemazioni, sarebbe meglio che eventuali frequentatori prendessere informazioni rivolgendosi direttamente  ai chiodatori.

 

La via del Diedro in Panettone (Pal Piccolo)

•settembre 13, 2017 • Lascia un commento

 

Alla fine della calura estiva torna a farsi sentire il richiamo del “Panettone”, non quello natalizio, cui va comunque il nostro incondizionato apprezzamento, con canditi o uvetta che sia. Ci si riferisce alla grande placconata che incombe sui tornanti della statale 52 bis del Passo di Monte Croce, così chiamata per la sua forma immagino dall’alpinista Walter Cucci. Su questo magnifico calcare a buchi, fessure e rigole, dove l’abilità nel posizionamento dei piedi fa la differenza tra l’arrampicata e la ravanata, molti scalatori della mia generazione hanno penato, imparato e goduto, a volte inebriati, altre maledicendo la stregoneria che tuttora ci possiede.

L’italiano è il principe dell’emulazione, vede o sente due volte una stronzata e subito diventa il suo distintivo: una volta era il pizzetto, l’orecchino e “un attimino”, poi la mosca zappiana al mento e “in qualche modo”; passando dalla crapa rasata al “piuttosto che…” siamo attivati allo “spalmato” in piena epidemia di tatuaggio. Per chi arrampica quello che si spalma rimane comunque non il debito o il mutuo, ma il piede tremolante sulla odiata/amata placca priva di appoggi visibili.

La via del Diedro in Panettone è stata negli anni ’80-’90 il banco di prova sul quale misurare la propria abilità di scalatori e spalmatori. Ancora distanti dall’ossessione dei gradi e dei tentativi, dalla prevalenza di Cavazzo e di Somplago, si misuravano abilità e coraggio su un tiro di V grado superiore in traverso e leggera discesa, caratteristico di questo itinerario aperto nell’aprile 1980 dalla cordata Cucci, De Rovere, Mazzilis e Morocutti.

Spulciando nei miei diari dell’epoca, trovo tre ripetizioni della via con tre compagni diversi: Gjate, Giorc e Lucianino Candido, probabilmente alla ricerca della rotpunkt integrale o forse solo per il piacere di tornarci. La meravigliosa foto alle mie scarpette Mariacher dell’epoca è merito di Gjate.

Oggi l’itinerario è un po’ più accogliente, le soste sono tutte attrezzate a fittoni resinati da 12 mm e ci sono una decina di ancoraggi intermedi, oltre a qualche residuato bellico sotto forma di vecchi chiodi e cordini. La presenza di altre vie contigue o intersecantesi pone a volte qualche dubbio più che sulla direzione, abbastanza intuitiva, sulla opportunità di sostare prima o dopo, evitando attriti e fatica (variabili un tempo poco considerate, anche perchè si rinviava di meno…)

Il 13 luglio scorso sono tornato con Gjate a fare la via del Diedro. Pur non essendo al massimo della forma, ho un livello di scalata sicuramente migliore di 30 anni fa. Ma poi: a cosa serve la forma o il “livello” per scalare questa via? Sta di fatto che, dopo un avvio baldanzoso sui primi tiri, mi sono squagliato miseramente nel traverso in discesa, dove ho chiesto di essere “messo in tiro” per fare un passo dove non potevo credere che i miei piedi non sarebbero volati via…

A conferma della fallibilità dell’uomo e della volatilità delle scuse (caldo? aderenza? giornata no? mangiato poco? ) il grande Gjate si è fatto impeccabilmente il traverso da secondo, senza dare l’impressione di considerare l’orribile pendolo che lo attendeva al varco.

Morale: andate a fare la via del Diedro, perchè è bellissima, varia e con roccia eccezionale. La scalerete di sicuro in libera, senza patemi. Ma se anche dovesse succedere il contrario, alla fine sarete soddisfatti lo stesso. Per la roccia, l’ambiente , la giornata che vi auguro in  buona compagnia e la ridimensionata, sul momento dolorosa ma alla fine molto utile.

Relazione: si attacca l’evidente diedro in cui ci si imbatte appena raggiunta la parete. Delle varie relazioni presenti sulle guide in circolazione, ha valore storico quella su “Arrampicate scelte nelle Alpi Carniche” di De Rovere e Mazzilis. Leggetela pure, ma per le difficoltà e gli ancoraggi presenti fate riferimento ad “Alpi carniche e Alpi Giulie”, edita dal CAI (Piovan, Zorzi, D’Eredità). Per una ripetizione porterei una decina di rinvii, cordini e fettucce e qualche friend o dado medio. Discesa in doppia come per la Via della Rampa.

La falesia di Musi

•settembre 12, 2017 • 2 commenti

Riceviamo da Giulio le informazioni relative alla nuova falesia di Musi, ultimata e pronta per la grande frequentazione che merita.

E’ormai qualche anno che bazzico in lungo e in largo la Val Torre nella speranza di trovare qualche progetto interessante vicino casa.

In realtà tutto questo peregrinar per valli  ha portato qualche buon frutto: nulla in confronto al ben di Dio di Arco  della Croazia o della vicina Carnia, ma ha offerto pur sempre qualche fazzoletto di roccia dal quale sono usciti  alcuni bei tiri. Anche le “location”   offrono interessanti emozioni per chi ama solitudine e tranquillita’, cosa di non poco conto ai giorni nostri sopratutto per i climber che hanno passato o trapassato i 40 anni .

Così ad oggi la valle offre, oltre alle storiche falesie (Ciclamini  e Detulis ) anche altre tre (Stella, Crosis,Vigant) alle quali in questi ultimi mesi se ne e’ aggiunta una quarta : Musi.

Un progetto avvistato anni fa, in un luogo molto suggestivo, con avvicinamento breve’; ideale per l’estate e con la speranza  di probabili tiri lunghi. Speranze  fortunatamente diventate ben presto solide ( o quasi ) realtà.

Bisognava crederci un po’ di più, rispetto alle precedenti ….d’altra parte le pareti impeccabili ormai sono già tutte chiodate … restano le ” mele” più difficili da cogliere, ma non per questo meno interessanti… anzi…

Musi e’ stato un progetto complesso ma divertente, portato a termine in tempi stretti  insieme a Damiano, un ragazzo entusiasta e di gran volonta’ che ha chiodato 7 tiri molto belli.

A questi 7 tiri se ne sono aggiunti altri 14 chiodati dallo scrivente, tanto da offrire nel totale difficoltà che vanno dal 6a al probabile 8b distribuite in  21 tiri totali.

La lunghezza di alcune vie tocca sorprendentemente i 40 metri e comunque la media sta intorno al 25/ 30 metri, dettaglio questo assolutamente non trascurabile.

La roccia e’ di tipo dolomitico con tratti super ed altri del tipo “giallo tre cime”che va pulito . Prevale un arrampicata spesso di soddisfazione che alterna  muri dritti, strapiombanti e placche appoggiate . Dita e tecnica associate ad una buona resistenza sono pertanto necessarie; meno necessario e’ il coraggio, data la chiodatura “amica” anche se non sempre scontata.

Le vie sono state nella maggior parte pulite e sistemate, ma trattandosi di roccia dolomitica qualcosa potrebbe “venire via “, e naturalmente essendo un lavoro recente c’è ancora qualche dettaglio da migliorare.

Suggeriamo  a coloro che intenderanno cimentarsi   sicuramente i tiri chiodati da Damiano sulla destra, con  roccia ottima e su difficoltà contenute ai quali aggiungerei  ” Così sia” , “Settimo grado ” Lectio magistralis” , “Ambe tre “e “La strega dell’est” . Restano molti altri tiri da liberare e pulire su probabili difficoltà medio alte .

A Musi si può scalare tutto l’anno perché l’esposizione e’ ovest, ideale per i pomeriggi estivi, ma credo sia buona anche per le mattine in autunno e inverno .

La parete va in ombra intorno alle 13 e 30.

Invito i più curiosi ad iscriversi su fb alla pagina ” arrampicare in alta val torre ” nella quale e’ possibile trovare maggiori dettagli sia su questa falesia che sulle altre della valle . Ricordo ad ogni buon conto che la Val Torre ,oltre alle falesie indicate, offre parecchio in termini di trekking , MTB e non in ultimo anche qualche gita scialpinistica . In fondo ci si augura che anche queste piccole novità contribuiscano ad una maggior visibilità della Valle. Concludo ringraziando non solo Damiano protagonista in questo ” cantiere” , ma anche i numerosi frequentatori che hanno aiutato a sistemare e pulire ed auguro un buon divertimento a chi vorrà venirci a scalare .

Accesso: da Tarcento si prosegue in direzione Alta Val Torre oltrepassando Vedronza e Pradielis . Si supera la galleria ed in prossimità della Trattoria Alle Sorgenti si troverà un incrocio . Si gira quindi a sinistra seguendo le indizioni per Musi, si prosegue per l’unica strada e, superato l’abitato di Musi,  all’altezza di un ponticello sopra il caratteristico canalone che scende dalla montagna si parcheggia sullo spiazzo a destra.

Da lì si segue il sentiero che in 10 minuti circa porta alla base della parete .

Attenzione alle vendicative vipere presenti a volte  sul sentiero in prossimità dell’acqua.

Per evitarle consiglio di salire nel canalone fino ad incrociare il sentiero nella parte alta .

Arrampicare in Agordino

•settembre 1, 2017 • 5 commenti

Le nostre vacanze estive, quest’anno non propriamente esotiche, si sono concentrate in tre giorni di scalata nelle Dolomiti, in una zona, l’Agordino, baricentrica sia per l’escursionismo che per l’alpinismo, incastrata com’è tra alcune delle cime più imponenti e rappresentative del nord est, Marmolada, Civetta, Pelmo, Agner, Pale di San Martino, a poca distanza dalle  Tofane e dalla  mondanità di Cortina.

Tre giorni di relax e scalata possono valere molto di più di quel che sembrano, se la compagnia è quella giusta e le falesie, come nel nostro caso, spettacolari: Laste e la quasi sconosciuta Garès.

Dopo un trasferimento in auto che ci è sembrato meno lungo del solito, abbiamo imboccato da Canale d’Agordo la magnifica valle di Garès, chiusa  a nord ovest da alcune falesie tra le quali sgorgano pittoresche  cascate, mèta di carovane di escursionisti.

Una delle pareti, e neppure la più impressionante vista dal parcheggio con gli occhi del climber, è stata a lungo un’ incompiuta che solo negli ultimi tre anni ha trovato la considerazione e la trapanatura che merita. Un muro verticale a balze stapiombanti alto un’ottantina di metri, grigio o giallo, che riserva una scalata entusiasmante su tacche e buchi, con ottima aderenza anche dove il grigio scuro farebbe pensare il contrario, e un esposizione sud est ideale per i pomeriggi estivi e le mezze stagioni.

Qui consigliare delle vie diventa imbarazzante: a parte Scorpion, che  eviterei, tutte quelle che abbiamo provato hanno almeno cinque stelle: da destra a sinistra L’artiglio del Diavolo 7a+, Newton 7c, Lucianetti OK 7b, Spit Fire 6c+, Dolasilla 6c, Te me fa sogezion 6b, Fredda ironia 7c+/8a, Maggioco climberno 7b+, Un mix di speranza 7b. La chiodatura è distanziata ma intelligente, non da intimorire.

Di recente è stato attrezzato  anche un bel muro nei pressi della cascata principale, l’Abisso de Dea. Anche qui vie maggiori e  roccia impeccabile.

Assolutamente da non perdere  Uomini e Cobra 6c, Il principe, la bella e l’amante solitario 7a, Mai più senza 7a+ e Il gigante e la bambina 7c, tutte vie maggiorissime, con scalata verticale tecnica e per dita ben arrotate. La chiodatura è a posto,  con qualche passo tenuto volutamente obbligatorio: il tutto avrebbe però meritato  una piccola spesa in più,  per dare alle placchette inox la compagnia di tasselli della stessa nobiltà…

Due parole di logistica: da Canale d’Agordo lungo la Valle di Garès  fino al paesino omonimo dove si lascia l’auto nel parcheggio. Entrati tra le case, a fianco di una bella fontana si imbocca il sentiero CAI 704 in direzione della Cascata. Ad un primo bivio nel prato tenere la destra in salita. Dopo 15 minuti circa lasciare la traccia principale e seguirne una ripida con tabella “Falesia di Gares”. Calcolare 25-30 minuti. Per la falesia bassa al bivio con tabella tirare diritti in falsopiano per  5 minuti . Chi volesse fare il giro al contrario, può parcheggiare alla Capanna di Cima Comelle e seguire il sentiero per le cascate.

 

Dopo i primi due giorni dedicati a Garès, un saltino a Laste non poteva mancare. Posto e roccia strepitosi, bei ricordi di bastonate (io) e grandi imprese (Mattia). Qualche titubanza iniziale sulla parete sud del Sas de la Gusèla ci spinge a rifugiarci  al fresco della parete nord, dove continuano a nascere nuove bellissime e lunghe vie. Alcune così recenti da mancare  addirittura nella  guida “Falesie ed aree Boulder dell’Agordino” (dell’ associazione La Rivolta) , una delle più belle che abbiamo visto  in Italia,  aggiornata al 2015. De “La Rivolta” consiglio anche la consultazione del sito internet.

Not least, Laste stimola oltre che a scalare anche a  riflettere su alcune questioni di attualità del mondo dell’arrampicata: la giostra della severità dei gradi, che qualche faina continua ad usare al ribasso come mezzo di promozione del proprio ego (del tipo, se un tiro che  per Ondra è 7c dico in giro che  per me è 7b+, penseranno che  sono più forte di Ondra!); il dilagare della bollinatura delle prese, epidemia per la quale l’unico vaccino sembra risiedere negli “insegnanti” (ammesso non siano già stati contagiati…); la chiodatura paracadutistica stile  “chi vola vale”, e chi rischia l’ortopedia è ancora più ganzo (per credere, fate un giretto sul magnifico 6b+ “La mota che smuota”, dove il primo spit è stato schiodato e già rinviarlo è una piccola impresa mistica)

Speriamo serva  il biglietto affisso nella falesietta dei Laghetti di Frassenè, ai piedi dell’Agner, paradiso di principianti e famiglie. Con annessa ospitale trattoria stile Happy days.

Per il resto: non mettetevi alle 8 di sera a cercare un B&B il 20 di agosto in agordino. Non continuate a rimandare perché il viaggio è lungo. Se avete qualche giorno in più ricordatevi che siete nel mezzo di un patrimonio dell’umanità. Buone vacanze!