La geologia per immagini – Preone 15 dicembre

•dicembre 15, 2018 • Lascia un commento

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Falesia di Lijak

•dicembre 9, 2018 • Lascia un commento

Siamo tornati a Lijak con una decisione di ripiego condizionata dal meteo, ma è stata un’ottima scelta: scalare ancora una volta in questo magnifico balcone assolato con un bel panorama rilassante e roccia strepitosa, che ha conservato quasi intatta l’aderenza di vent’anni fa, non può che appagare i desideri dello scalatore. Nonostante il suo ego e il pallotolliere dei gradi realizzati sia in questa falesia a rischio di archiviazione senza clamorose performances! File under “bastoni”, insomma!

La nuova edizione della guida della Slovenia comprende anche un bel settorino che si trova a metà strada tra le poche case di Loke  e la parete classica, inaugurata illo tempore dal famoso alpinista sloveno Peter Podgornik. Ieri quasi tutte le vie di questo nuovo settore, che sembra simpatico anche se non imperdibile, erano bagnate.

Così nel settore principale abbiamo rifatto i classici riscaldi e due vie più impegnative. Tra queste sicuramente meritevole il 7b “Voices of freedom” , che si presta ad alcuni dubbi sulla direzione da prendere nelle sezioni più dure, in parte per la presenza alla sua destra di una via di 6b+ (secondo noi almeno 6c) troppo vicina, anche se molto bella.

Alcune vie avrebbero forse bisogno di una richiodatina, soprattutto dove sono presenti placchette “fatte in casa”, come nel bellissimo diedro “Zlomljena”.  Inoltre sembra impossibile che la parte alta della falesia non sia stata presa di mira dai big locali, perchè a occhio sembra custodire più di una linea di altissima difficoltà e lunghezza.

Ognun bale cun so agne, dice un antico proverbio cinese. Quindi vi segnaliamo anche che la placca di destra, a un centinaio di metri di cammino su traccia incerta, sembra essere stata richiodata e meriterebbe anch’essa una visita, specie se si desidera mantenere l’impegno sotto il 6c.

Si arriva a Lijak da Nuova Gorica in pochi minuti d’auto. Preferibile evitare l’autostrada e il relativo ticket. Si devia a sinistra in salita fino alle 4 case di Locke, dove si parcheggia meglio che si può. Si segue poi una strada forestale e al bivio del sentiero si va a destra ( a sinistra salgono i deltaplanisti che vi vedrete volteggiare sulla testa nel pomeriggio)

Pesci fossili dai monti friulani

•dicembre 9, 2018 • Lascia un commento

“Angeli terribili” domenica 25 novembre a Ravascletto

•novembre 21, 2018 • Lascia un commento

Il casco, Kurt Vonnegut e 4 gomme di scorta.

•novembre 13, 2018 • 6 commenti

Raccolgo la segnalazione di Luciano sulla caduta di pietre nella falesia di Madrabau per arricchirla con qualche ulteriore consiglio, che mi auguro torni utile per non trasformare una giornata di scalata in qualcosa di più spiacevole, se non addirittura drammatico.

Ieri sono stato nella frequentata falesia di Villa per passare due ore; visto che ero solo, mi son portato il trancino da potatura e le solite altre cosucce utili per una minima manutenzione. L’idea era quella di farmi due tiri in auto-assicurazione e un po’ di pulizia “di inizio stagione”

In effetti, anche se il grosso distacco segnalato sulla destra è di due anni fa, ci sono segni recenti di caduta di pietre anche alla  base delle vie. La parete sovrastante è molto grande ed esposta agli sbalzi di umore del meteo, per cui dopo perturbazioni o gelate qualcosa può continuare a staccarsi e in quel caso neppure tenersi a ridosso della roccia può essere assolutamente sicuro.

Per cui il consiglio di calzare il casco mi pare più che adeguato. Mentre sono appeso e sto ripulendo dall’erba la parte destra della parete, penso che anche il trancino da potatura non sfigurerebbe nello zaino dei climbers, oltre all’immancabile e sopravvalutato cerotto e  ai rinvii di ultima generazione. Taglio i rami che disturbano due vie facili, “Omino Giac” e la fessura a destra.

Poi mi accorgo dei segni di magnesio, i soliti bollini per evidenziare gli appigli. Su “Hocus Pocus”, una vietta di 6c non imperdibile, ce ne sono 4 ben evidenti in un metro quadro di roccia. Stanno lì, incolpevoli, a segnalare delle prese già di per sè molto evidenti.

Scalatore ipovedente o incapace? Ma la mia psiche è già partita per la tangente e medita chissà quali ritorsioni, oltre alla logica cancellatura dei segni che riconsegna la via a chi la voglia provare da uomo libero. Ritorsioni? …. quali e a chi?

A parte che non sarebbe così difficile risalire al responsabile: dopo le intense piogge che ci son state si è ricominciato a scalare a Madrabau da sabato. Ricostruire  chi ci fosse nel week end, con quattro auto presenti al parcheggio, non sarebbe poi così difficile. Buttar lì un innocente “Ma chi provava Hocus Pocus domenica?” e il bollinatore sarebbe all’angolo!

Purtroppo non sono uno che riesce a consumare fredde le vendette. Quindi  passo subito all’azione, calandomi fino allo zaino per cercare un’altro oggetto indispensabile che quasi tutti gli scalatori tengono a portata di mano.

Prima di proseguire voglio però aprire una parente, come diceva Frassica, sul nome della via: “Hocus pocus” è una breve frase senza senso, usata in passato da maghi e stregoni come  formula magica per far accadere qualcosa. Tipo Abracadabra, per capirci.

La mia intenzione quando chiodai questo breve tiro era di ricordare, come per altre vie di Madrabau, uno scrittore e la sua opera. L’ arpa d’erba, La resa dei conti, Sulla collina nera, A sangue freddo, Anni di cani, son tutti titoli di libri che consiglierei ad ogni appassionato di lettura. “Hocus Pocus” è un libro di Kurt Vonnegut, scrittore americano scomparso del quale potreste leggere con soddisfazione anche la lista della spesa, ammesso che  la facesse lui e non sua moglie.

In ogni caso mai nome è stato, anche se a posteriori, più azzeccato: son risalito con la chiave inglese e, abracadabra!, ho fatto scomparire  le placchette dalla via. Non avevo il martello, altrimenti avrei anche battuto i fix, tanto ero incazzato.

Non ci crederete, ma son stato proprio felice per qualche minuto: dopo anni di invettive  su questa fottutissima abitudine di far diventare la scalata una qualsiasi ginnastica, con segni di quà e di là, centinaia di tentativi, allunghi di rinvii, suggeritore tipo telecomando, finalmente mi ero deciso a far qualcosa di concreto. Mi sa che diventerà un vizio, spero (non) un’ossessione.

Tornato all’auto, ho messo lo zaino nel bagagliaio e ho fatto quattro passi fin da Nico, per chiedergli se secondo lui stessi esagerando. Mi è sembrato di sentire distintamente la sua risposta: “Alè Gian Battista!”

Per concludere vi riassumo cosa sarebbe utile portarsi appresso a Madrabau o in altre falesie dove ci sia pericolo di caduta di sassi o dove io abbia chiodato qualche via: casco, trancino, borsa di plastica per rifiuti e le cicche, spazzolino, chiave inglese, una decina di placchette. Ovviamente anche scarpette 3 numeri più strette, una canottiera abbinata ai calzoni E9 da boulderista, qualche barretta allo zenzero e la normale dotazione alpinistica, che non guasta mai.

E le quattro gomme di scorta, vi chiederete? Quando mi avranno risposto all’innocente domanda su chi stesse provando Hocus Pocus, potete immaginare quale sarà la prossima mossa….

Una Vita di Montagna – Ignazio Piussi

•novembre 7, 2018 • Lascia un commento

Falesia “Biblica” o Illegio Alta

•ottobre 29, 2018 • Lascia un commento

Foto Selli

La recente ripresa dei lavori in questa “vecchia” palestra di arrampicata, che per il numero limitato di vie e la quasi completa assenza di itinerari di difficoltà medio-bassa ha sempre avuto una frequentazione modesta e limitata ai performers, più o meno seriali, ci dà l’occasione per fornire, per la prima volta ufficialmente, qualche informazione utile a chi volesse farci una visita.

Dopo anni di calma piatta, su sollecitazione di Mattia, che come in Calcarea anche nella “Biblica” è titolare della metà  dell’azienda, siamo tornati “in forze” in questo affascinante balcone, dirimpetto all’Amariana e con il Sernio a far da lontano contorno, col proposito iniziale di rendere accessibile tramite una breve ferrata la parte destra della parete, possibile sede di nuovi sviluppi interessanti.

Con l’occasione e visto che il trapano non vuol saperne di stare a riposo, ho finalmente cercato di mettere in pratica l’ intenzione di aggiungere qualche via più abbordabile nella parte sinistra, dove la roccia è molto instabile per i primi metri, ma riserva qualche gradita sorpresa man mano che si salga.

Per fortuna e con gran piacere si è coalizzata una squadra di “lavoratori,  che han contribuito  ad una straordinaria manutenzione: Sandro decespugliando a regola d’arte tutto il lungo avvicinamento, e sistemando con  Osvaldo la corda fissa di accesso, Gjate ripulendo con la motosega quel che c’era di troppo, Mattia e Selli realizzando la ferrata di cui si è detto.

Sono finora  comparsi 6 tiri nuovi, tre dei quali già praticabili e gli altri cui mancano due spit di partenza che dovrebbero risolvere il solito problema del marciume iniziale. Son previsti almeno due nuovi tiri sulla cengia alta e alcuni all’estrema destra, accessibili con la ferrata. Le ultime vie chiodate hanno distanze tra gli spit un po’ diverse rispetto alle vie della “prima generazione”, influenzate dagli indimenticabili viaggi in Francia degli anni ’90.

Forse stimolati dal sentiero ripulito o da chissà quale altra congiunzione astrale, si sono visti nelle ultime settimane anche alcuni climbers mai stati fin quassù, e questo non può che far piacere. Lo stile della scalata è quello tipico del muro verticale per dita forti e piedi spalmabili, con qualche rara divagazione su canna (non bis). Si scala tutto l’anno, perchè l’esposizione ad est assicura sole fino alle 12 (alle 13 con l’ora legale) ed ombra al pomeriggio. Pur avendo agganci altolocati, come si dirà a fine post, la “Biblica” nulla può contro le piogge monsoniche e la “Montane dai Sants”, attualmente in corso.

Raccomandiamo a tutti molta cautela negli spostamenti alla base della parete e anche sulla stessa, dove qualche sasso  continuerà a muoversi di certo. Immobili ma anche più fastidiosi sono invece i segni di magnesio di recente comparsa su alcune vie. Colgo l’occasione per ribadire quanto siano  sgraditi a chi ha chiodato le vie ed anche agli scalatori che continuano a coltivare la bellezza dell’arrampicata “a vista” e il fatto che non si dovrebbe fare i cazzi propri dove questi disturbino gli  altri, indipendentemente da proprietà o filosofie di vita. Lo stesso discorso speriamo valga anche per i rifiuti e le deiezioni umane.

Si accede alla falesia Biblica percorrendo per breve tratto la pista sterrata-cementata che si stacca dalla strada provinciale per Illegio poco oltre la Palestra di Betania. Superato un breve guado, sulla sinistra  inizia il sentiero, segnalato da un ometto (20 minuti di cammino ad andatura rilassata). Parcheggio nei numerosi spiazzi della strada provinciale o nella palestra di Betania.

Due parole infine sul nome affibbiato a questa parete e ai suoi tiri. Illegio,  che ha dato i natali a mio padre, è stata per moltissimi anni, diciamo fino ai ’90 del secolo scorso, la frazione “rossa” di Tolmezzo, non solo per  il colore prevalente dei capelli dei suoi abitanti, soprannominati “boitos”, ma soprattutto per il loro antico orientamento politico.

Come purtroppo spesso succede nel nostro povero paese (l’Italia), anche a Illegio si sono registrate da Tangentopoli in poi numerose migrazioni, quasi in massa, di elettori prima da un partito all’altro, poi da uno schieramento a quello opposto. Quel che di particolare e forse unico è avvenuto quassù è stato però l’approdo finale, quasi dantesco: gran parte del paese è diventato sostenitore e devoto della Parrocchia e dei suoi  titolari, ideatori  della famosa mostra d’arte che ogni anno attira migliaia di visitatori. E tanta carità cristiana….

La Falesia “Biblica” vuol essere un tributo a questa ultima vocazione degli Illegiani, tra i quali mi annovero almeno per il 25%.