Puinton di Sauris – “Ame schtege” : Nuova mappa

•aprile 17, 2018 • Lascia un commento

Courtesy of Selli

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Primavera al Puinton di Sauris (“Ame schtege”)

•aprile 12, 2018 • 1 commento

Neanche  cominciata ed è già entrata nel vivo la stagione della scalata al Puinton di Sauris. A distanza di poco più di un anno dall’inaugurazione ufficiale,  con affissione  delle artistiche tabelle con  relazione delle vie, è già ora di prepararne un aggiornamento.  Sono già una decina, infatti, le novità liberate, pronte o di imminente ultimazione.

Domenica scorsa Mattia ha liberato un’altra via nuova, ben diversa dalle ultime corte ed esplosive dell’autunno scorso, quelle del  settore Scagazzum Magnum. Si tratta di un lungo muro leggermente strapiombante, tecnico e con finale continuo, che parte in comune con “Zandeca” e devia  a sinistra  dopo il primo tettino: si chiama “Coxalgia” e non “Rain Fan” come inizialmente proposto; raggiunge la sosta più alta, in comune col precedente: 7c+!

Alla sua sinistra ricordiamo “Lo smidollato”, 7b+ che volendo si può continuare lungo l’ultimo tratto di Coxalgia, con almeno mezzo grado di optional.

In questo settore sono in corso gli allungamenti di alcune vie: già pronto quello di “Aleatoria”, che dovrebbe aggiungere almeno un grado alla via ed è già scalabile.

Nel settore “Scagazzum” ricordiamo che a sinistra di “Carotaggio” ci sono attualmente 5 vie nuove: “Refugium Peccatorum” 8b, “Detto Fatto” 7c+, “Il sistema periodico” 7c+/8a, “Rain fan” (NL)  e ancora un progetto senza nome . Queste vie, come da proverbiale ospitalità carnica, possono essere salite da chiunque.

Benvenuti quindi alla nuova stagione del Puinton! Ricordiamo un nuovo posto di ristoro in località La Maina, due chilometri oltre il ponte e quello  in Locanda  Rio Nier scendendo verso Ampezzo. Grande scelta ovviamente a Sauris di Sotto, di Sopra e a Latteis, sia di ristorazione che di acquisto di prodotti tipici, incluse le  erbe aromatiche dalle straordinarie proprietà taumaturgiche.

“La Mappa e il Territorio” – Cividale del Friuli, dal 14 aprile

•aprile 10, 2018 • Lascia un commento

Forca de Lis Sieris (Montasio)

•aprile 10, 2018 • Lascia un commento

Due  parole su questa interessante e conosciuta gita, visto che  quest’anno presenta condizioni di innevamento particolarmente favorevoli  che rendono il passaggio “chiave” della discesa, un traverso  esposto sopra un salto di rocce, abbastanza sicuro e quindi consigliabile anche a chi, come chi scrive, non è un gran sciatore.

Questo ampio canale, un po’ trascurato dagli abituè del Montasio rispetto a Buinz, La Val, Foronon o Curtisssons, ha la particolarità di un orientamento meno decisamente meridionale, che permette quindi  partenze più comode e il mantenersi del manto nevoso fino a mezzogiorno, orario da valutare con attenzione perché  una discesa con neve troppo dura, vista l’inclinazione costante attorno ai 40°, potrebbe far dilatare oltre il lecito i globi oculari e restringere qualche altra parte anatomica.

Si sale tenendosi un po’ a destra rispetto al Rifugio Di Brazzà, puntando in salita al colatoio al centro del catino, che va percorso con i ramponi e sci in spalla. In discesa ovviamente si scelgono a destra o a sinistra orografica i tratti più lisci e con la neve più sciabile, fino alle rocce basali, dove si traversa a sinistra per raggiungere lo sperone di uscita.

Domenica l’orario ideale per la discesa ci è sembrato quello delle 12. Fondo non costantemente liscio ma ben sciabile. Dislivello 1100 mt, difficoltà OSA.

Il segreto del Lasca Plagna

•aprile 6, 2018 • Lascia un commento

LASCA PLAGNA 2448 m, due o tre cose che bisogna sapere sul suo segreto.

Il nostro webmaster mi ha proposto una riflessione scialpinstica sul Lasca Plagna e la prima domanda che mi sono posto per poter stendere il brogliaccio di questo post è stata: perché?
Per certe falde ampiamente sinuose intercalate dalle chiare e stratificate pareti di calcare del Dachstein, oppure a motivo del contrasto paesaggistico scandito dal solitario e vastissimo acrocoro carsico stracolmo di neve e simile a un ghiacciaio a est, mentre a ovest l’incantato solco vallivo della Val Resia pare raccogliere  in un abbraccio i  villaggi sparsi, o forse per l’eleganza e la logicità dei percorsi che ne raggiungono la cima perfettamente innevata?

No, o meglio, non solo per questi motivi esteriori. La risposta, ripassando mentalmente le 5 o 6 visite a questa vetta in condizioni invernali, mi è sorta dalle sensazioni provate che hanno avuto il gusto di intense emozioni, suscitate da un forte senso di sintonia con la montagna, innegabilmente mediato dall’attrezzatura utilizzata per la salita e la discesa.
Il segreto tesoro del Lasca Plagna può essere colto solo con la pazienza necessaria a colmare l’attesa del momento giusto; quella pazienza che deve essere almeno pari al desiderio di percorrerne i fianchi.

Vediamo: sono almeno tre le condizioni oggettive che devono coincidere, contribuendo insieme alla dischiusa delle porte del Sesamo. La prima, e più importante, va cercata nell’ottimale consolidamento del manto nevoso che, a motivo della favorevole esposizione a meridione, subentra dopo un paio di giorni di bel tempo susseguenti le nevicate. Essi però possono essere forieri di portentose valanghe spontanee le cui tracce si rinvengono fino a primavera inoltrata. La seconda è collegata alla viabilità di accesso che risale la Val Resia e, oltre Coritis, deve poter condurre almeno fino al guado di Iama 790 m, meglio ancora fino al guado di Clen 950 m o a Casera Coot, come avvenuto quest’anno grazie alla perizia di Francesco, gestore della malga, volendo effettuare la salita in giornata passando da Resia. Infine la terza attiene la portanza della superficie nevosa che deve essere ben consistente in salita ma sufficientemente cedevole alle lamine in discesa nella parte alta e ancora portante in basso: una partenza mattutina, comunque mai dopo le 7.00 (ora legale), scegliendo necessariamente una giornata di sole, garantisce l’effetto desiderato.

Le tre condizioni, generalmente, convergono tra marzo e metà aprile, ma attenzione a non ritardare troppo, perché la ripida fascia che separa i pascoli di Casera Berdo dalla Plagna, a causa dell’incidenza dei raggi solari, è una zona molto calda e la neve lì dura poco.
Veniamo ora ai possibili percorsi che ritengo di consigliare: quattro in salita e due in discesa, tutti, o quasi, attestati sui versanti esposti da sud-ovest a ovest.

Lasca Plagna da sud ovest, in verde Via dal lis Pleris

La partenza è uguale per tutti ed è condizionata dal punto più alto raggiungibile in auto lungo la strada che sale da Cortis a Casera Coot; il dislivello va da un minimo di 1300 m (parcheggio di Coot a 1125 m) a un massimo di 1600 m (guado di Iama). Portare sempre con sé una piccozza e i ramponi è imperativo. Il tempo per la salita varia con la neve ma in buone condizioni occorre tenere conto di 4-5 ore.

Il percorso più noto e meno impegnativo è quello che risale il canalone d’Infrababa Grande; tutte le guide dal passo descrivono la salita a destra verso la Baba Grande. È invece molto più remunerativo puntare alla cima del nostro monte. Dal passo dunque si scollina sul versante est, andando a sinistra in leggera discesa (evitare di salire a destra verso l’invitante cresta che porterebbe sul Monte Slebe, ma dal quale poi toccherebbe scendere con difficoltà) e poi in leggera salita fino a un caratteristico valico dal quale si apre la vista su Kaninski Podi e sulla cima della nostra meta

Un attraente valloncello che si impenna zigzagante con esposizione a sud-est porta senza fallo sulla vetta. La prima (nostra) salita la realizzammo all’inizio degli anni ’90 in forma del tutto esplorativa, mancando, fino a oggi, qualsiasi descrizione e considerato che la cima del Lasca Plagna non è visibile dal passo d’Infrababa. Neve permettendo tutta la salita si può fare con gli sci ai piedi.

Scendendo dalla cima verso i Kaninski Podi

Girando la base del monte in senso orario troviamo poi la “via da li pleris”, la più diretta, percorsa per la prima volta da solo, in salita e discesa con gli sci, il 11/3/2011. Raggiunta casera Berdo di Sopra basta seguire il grande deposito di valanga, presente ogni anno e che intasa il Rio Malidun, proveniente da un salto roccioso apparentemente insuperabile. Si passa dal ripido tratto a sinistra del salto aggrappandosi ai ciuffi di ginestra radiata e per una cengia rocciosa si rientra verso destra nel canalone sovrastante formato da vari semi-imbuti (li pleris) sovrapposti e intercomunicanti. Ora basta salire dritti e si sbuca esattamente in cima. Difficoltà di II e tratti, anche lunghi, di 50-55°.

Il terzo itinerario prevede il passaggio dai pascoli di Berdo di Sopra e di allungarsi oltre il deposito di valanga per salire brevemente e poi traversare verso sinistra su una larga cengia, passando nelle vicinanze di un evidente faggio solitario, fino a poter imboccare il canale, bello largo, che sbuca sulla Plagna. Da qui il percorso è ampio, evidente e poco ripido (da farsi anche sci ai piedi), salvo il tratto di 200 m che adduce alla cresta principale. Basta seguire la bella cresta   verso destra per toccare la vetta.

Infine la salita più suggestiva passa dal canale che separa la nostra montagna dal Cerni Vogu; percorso inedito del 15/4/2013 durante un tentativo di discesa con gli sci, ma che richiede una piccozza in più e la corda. Da Berdo si traversa lungamente seguendo il sentiero estivo fino nel Rio Toudule, a poca distanza da Casera Canin. A destra si apre un ampio vallone da percorrersi fin sotto le rocce terminali. Sulla destra si nota il canale sbarrato da un salto di 8 m che occorre aggirare sulla sinistra per una difficile ed esposta cengia. Il canale dapprima stretto e solcato da una profonda rigola ghiacciata, poi sempre più ampio, sbuca  in cresta sulla Skrbina v Mali Dol; seguendo la cresta a destra per poco meno di 100 m di dislivello si è in cima. Difficoltà di II, inclinazione massima 50°.
E adesso veniamo alle agognate discese, non prima di aver lanciato uno sguardo, desideroso ma stanco, verso l’attraente e sinuosa cresta che collega il Lasca Plagna al Canin .

La prima, e meno impegnativa, anche se trattasi sempre di una difficoltà OS, è quella che ripercorre il versante sud est, inizialmente sui 40° di inclinazione, con gran accoglienza sull’altopiano carsico di Kaninski Podi, poi giù per il canalone dell’Infrababa fino a Malga Coot. Attenzione al punto più critico, costituito dal ripido attacco del canalone: esso riceve il sole dopo mezzogiorno e spesso lo si trova ghiacciato, mancando il tempo di attendere la giusta fusione del firn.
La discesa più consigliabile, condizioni d’innevamento permettendo, resta comunque la Plagna. Difficoltà OSA. Mi piace ricordare la prima discesa, intuita dall’amico Silvio Franz che, accompagnato da G. Amadori, F. Missoni e M. Pugnetti, l’ha realizzata il 26/4/1992.

È come sciare sulla falda del tetto di una pagoda, inizialmente ripido (35-40°), poi via via più rilassante fino al suo improvviso interrompersi (chi proviene dagli altri itinerari deve fare attenzione a non sciarlo fino in fondo, sarebbe difficoltoso proseguire anche senza sci). Qui, intorno ai 1700 m e rasentando il bordo sinistro, è necessario trovare la “calata della grondaia”, quella giusta, e solo quella ,

che permette di calarsi dal tetto e guadagnare agevolmente (massimo 40°) una sorta di balcone abbellito dal caratteristico faggio solitario. Traversando il balcone/cengia e oltrepassato il canalone valanghivo de “li pleris” si guadagna un bosco di faggi e i sottostanti pascoli di casera Berdo. Ancora un piccolo sforzo in traversata lungo il sentiero e si arriva a Casera Coot, dove Francesco e consorte, se trovate aperto, saprà rifocillarvi a dovere.
Se per caso doveste dare delle spiegazioni topografiche agli escursionisti presenti in casera, incuriositi dalla vostra performance sciatoria, ricordatevi che non vi crederanno. Infatti solo chi è appena sceso dalla “calata della grondaia”, ben visibile da Coot, avrà conosciuto, e potrà conservare per sé, il segreto del Lasca Plagna.

Mario Di Gallo

 

Raveo Alta, primo 8b femminile carnico!

•aprile 5, 2018 • Lascia un commento

 

 

Riceviamo da Fabio Mazzilis alcune notizie di grande interesse sulla Falesia di Raveo Alta, settore Bonan. Le pubblichiamo con piacere anche perché riguardano la prima salita di una via di grado 8b da parte di una scalatrice carnica, Vera Gussetti!

Ogni inverno mi riprometto di passarlo a scalare in Istria, invece puntualmente riscopro qualche angolo roccioso assolato in Carnia: qualche scaldo e un paio di progetti su calcare di qualità commovente a 10 minuti da casa.
Quest’anno spero di aver dato un minuscolo contributo alla mia falesia preferita, nel senso di ridare la giusta dignità al tiro “Precisamente”, sulla destra del settore Bonan, classicamente gradato 7b+,  che prevedeva proprio sul più bello una deviazione forzata  sul 6c+ di destra  per evitare un blocco,  rendendolo  ingiustamente tra le vie meno frequentate della falesia.
Non so se magari altri lo avevano già fatto, ma sono riuscito a fare il tiro andando dritto per dritto sulla linea “naturale” come penso fosse  stata immaginata in origine.
Il passo in realtà è molto bello e piuttosto tecnico, non tanto da tirare, ci vuole solo pazienza (e culo). Poi è divertente perchè andando dritti ci si trova nel bel mezzo delle tacchette più belle!

Quindi insomma la linea scelta  era proprio azzeccata! Così a occhio, non sono un boulderista, in continuità mi parrebbe nel complesso un 7c+/8a.

Lo stesso giorno Vera ha chiuso a Raveo il suo primo 8b, “Logicamente”. Non sai che gioia per lei! Questo posto  ci ha regalato un altro inverno indimenticabile!
Ti confido con un po’ di commozione che purtroppo così ho letteralmente “esaurito” il mio settore preferito di sempre! Sarebbe bello avere altre 100 vie su quella bella roccia, ma i settori più belli sono tali proprio perchè piccoli e discreti!

Fabio

DCIM102GOPRO

 

 

Plauris da sud e Cjampon da “Lis Vualbinis”

•marzo 30, 2018 • 7 commenti

Riceviamo e pubblichiamo con grande piacere due relazioni di Giulio Moscatelli

Prima o poi doveva arrivare il momento giusto per “ cacciare “ le due discese che brillavano tra i miei desideri scialpinistici :Plauris da sud e Cjampon dalle “ Vualbinis”.
Un Pensiero fisso e dolcemente accarezzato da almeno 25 anni…
E con me chissà quanti altri hanno avuto lo stesso desiderio!
Pendii ideali e piuttosto sostenuti , sole e panorama mozzafiato su pianura e costa .
Sono gite non così scontate, difficilmente in buone condizioni, bombardate da valanghe e anche discretamente lunghe in termini di percorrenza: insomma da valutare sempre con prudenza.

Per me si sono rivelate superiori alle aspettative, complici le condizioni assolutamente ideali.
Le si possono vedere molto bene dalla pianura friulana …così bene che sembra  impossibile vengano ripetute poco.
Dovessi compilare una guida sulla zona le inserirei d’ufficio nel compendio, indicandole come meritevolissime e super appaganti, anche se mi sentirei di consigliarle solo a scialpinisti “ non schizzinosi “. Abituati cioè’ a superare qualche difficoltà non solo tecnica ma anche logistica con avvicinamenti lunghi a piedi e talvolta su tratti piuttosto impervi,  come nel caso del Cjampon.

In febbraio col mitico Bruno Solari ci siamo diretti verso il Plauris e grazie  ad una condizione molto generosa ci siamo regalati una discesa di grande soddisfazione su un pendio che definire ideale non rende l’idea.
Ci e’ costato una “scamellata “ sci in zaino e scarponi a tracolla di circa 500 metri di dislivello per qualche km di sviluppo. Poi, trovato il canale calzati sci e ramponi,  siamo saliti dritti in vetta su pendenze costanti e via via più sostenute.
Superato l’ultimo tratto ripido e leggermente esposto, abbiamo raggiunto la cima all’orario prefissato e giusto in tempo per trovare in discesa neve perfetta.

E così e’ stato ..una discesa impagabile su firn che più firn di così non si può ..
Una bella gita da mettere in saccoccia ed uno sfizio tolto con gran soddisfazione .

Poche settimane dopo è toccato al Cjampon per le “Vualbinis “ con Matteo Vitale .
Dopo un corposo avvicinamento sci in zaino da Pers verso Sella Foredor, abbiamo incrociato sulla destra  il canale  che ci avrebbe portato in alto fino ad intercettare la via di salita, la parte  alta delle Vualbinis,  per poi arrivare in vetta agevolmente. Un percorso da gestire: non sempre evidente in un ambiente isolato e solare.

La discesa si e’ rivelata meno impegnativa del previsto con pendenze regolari mai eccessive e su neve impeccabile. Abbiamo sciato fino all’ultimo centimetro di neve disponibile e poi caricati gli sci in spalla siam ritornati alla macchina stanchi ma felici.
Esperienza ripetuta la settimana seguente con Alberto DS ma in condizioni completamente diverse a dimostrazione che il “ falcetto “ può girare sempre e la prudenza non e’ mai troppa, in certe situazioni .
Purtroppo la stagione sta volgendo al termine qui nelle terre prealpine e per quest’anno non ci sarà più occasione di ripeterle, ma mi auguro che quanto scritto possa essere utile a chi la prossima stagione vorrà considerarle .
A costoro e a tutti gli altri che ci faranno un pensiero suggerisco comunque un attenta valutazione delle condizioni e della stabilità dei pendii.

Di seguito le note d’accesso :

Plauris : da Venzone si prende la strada per la Val Venzonassa fino al parcheggio in prossimità del sentiero che conduce alla chiesetta di Sant’Antonio .
Imboccare il sentiero passando dapprima per la chiesetta per poi continuare in traverso  in direzione Malga Ungarina. Proseguire fino ad intercettare l’evidente canale che si imboccherà per salire in cima .
Noi ci siamo tenuti  sulla destra del canale, un  pendio mano a mano piu ripido .
La discesa e’ evidente, con partenza dalla cima per chi se la sente e con qualche passaggio ripido:  si prosegue in direzione del canale di cui sopra fino a ritrovare il sentiero che porta alla macchina .
Dislivello circa 1400 metri , valutazione OSA.

Cjampon dalle “Vualbinis”: si parte da Pers ( borgo sopra Pradielis, Val Torre) seguendo il sentiero che porta a Sella a Foredor .
Dopo circa 50 minuti si incrocia un Rio che scende da destra in un evidente canale , lo si percorre faticosamente in salita fino a che termina ( appena si trova la neve si mettono gli sci ).
Terminato il canale si uscirà sul versante delle Vualbinis ma già oltre la metà superiore . Dopo un traverso verso sinistra si prosegue senza possibilità di errore verso la cima su un pendio che si fa mano a mano piu ripido.
La discesa si effettua dalla vetta su un pendio sostenuto ma non eccessivamente ripido proseguendo fino a dove termina la neve .
Da lì si scende verso sinistra entrando nel canale con il Rio utilizzato per la salita, fino a trovare il sentiero che conduce a Pers .
Dislivello complessivo 1370 metri , valutazione BSA