Una pedalata al “Ricovero Franz” da Stazione per la Carnia

•agosto 29, 2016 • Lascia un commento

franz

Ci sono alcuni buoni motivi per consigliare una gita al Rifugio Franz  agli appassionati di mountain bike della zona. Per il fatto di svolgersi prevalentemente in un fitto bosco di faggi, è adatta anche al periodo estivo; non ha pendenze terribili e le brevi sezioni ripide sono cementate. Pur non essendo panoramica, almeno fino a Tugliezzo si snoda in una gola suggestiva con bella visuale sul Tagliamento e la porta di ingresso della Carnia.

Quello che non ricordavo, e che nelle due ultime occasioni mi ha sempre più convinto, è che propone anche una bella discesa su sentiero, varia e tecnica. Con qualche piccolo lavoro di ripulitura da sassi e rami secchi e due seghettate a schianti di piccolo spessore, può addirittura migliorare.

Chi  ha voglia e gambe, dal grazioso ricovero può proseguire spingendo la bici in direzione della vetta del Plauris, meritandosi ancora almeno 2-300 metri di single trek veramente divertente.

La descrizione è semplice: si parcheggia in Stazione per la Carnia e si sale dietro la caserma degli alpini su  strada asfaltata fino alle case di Tugliezzo, dove dopo uno slargo erboso, sulla destra parte la pista forestale.

Nel corso degli anni la pista è stata interessata dalla realizzazione di alcune bretelle collaterali, per cui troverete dei bivii. Chi non avesse una cartina o un aiuto satellitare, basta che segua la traccia più evidente, che ha un fondo non sempre scorrevole ma comunque pedalabile. L’unico bivio che può indurvi in errore è il primo, dopo il tratto ripido iniziale: qui si tiene la destra.

Al Rifugio, come già detto, potete continuare portando a mano, abbastanza faticosamente, la bici su sentiero piuttosto ripido,  ma  non difficile in discesa. Dallo spiazzo appena a valle del Franz, si imbocca  il sentiero di rientro, segnalato CAI n.701. Dopo una bella sezione a tornanti facili, si costeggia un rio e qui la guida diventa più esigente. Si attraversa la pista in due occasioni e si scende per brevi tratti, non obbligatoriamente. L’ultimo canale a tornanti è molto bello e mediamente ripido  e conduce sulla pista nei pressi di uno slargo erboso con stavolo. Si segue la pista fino al  primo bivio incontrato in salita.

Qui si può proseguire sulla pista o tirare diritto affrontando l’ultima bretella del sentiero CAI, che sbocca sull’asfalto un po’ a valle di Tugliezzo. Dislivello 750 metri fino al Ricovero. Se avete tempo  spostate qualche sasso in discesa e chi ne ha voglia  porti un seghetto a serramanico per i due schianti.

Presentazione a Moggio Udinese

•agosto 24, 2016 • Lascia un commento

presentazione

Anello di Passo Lodinùt da Casera Ramaz (Lanza)

•agosto 15, 2016 • 3 commenti

IMG_5833

Come nella metafora di “al lupo! al lupo!” chi legge nei nostri post che questa è una delle più belle gite della regione, storcerà di sicuro il naso. L’Italia è un paese in cui non solo l’economia,  la politica e il buon senso comune  sono ormai fuori controllo: lo stesso succede per gli aggettivi: pazzesco, megagalattico, atomico, allucinante…tutte parole che se affidate all’ implacabile giudizio del vocabolario farebbero sorridere, più che meravigliare!

Per questo anello di poco più di 1000 metri di dislivello, che sfiora alcune della più suggestive località della dorsale Carnico-Carinziana, mi permetto però di usare un aggettivo caro a chi me l’ha consigliato, anche in diretta (campo telefonico permettendo): magnifico!

IMG_5836

La discesa dal Passo di Lodinut a Casera Ramaz è, tra l’altro, uno dei single trak più lunghi ed entusiasmanti che mi ricordo di aver percorso, tecnico ma non troppo difficile e, quel che più conta, mai pericoloso.

Parcheggiata l’auto nei pressi di Casera Ramaz, si sale faticosamente verso Lanza, fino ad imboccare sulla sinistra la pista forestale che con qualche strappo cementato porta prima in Casera Valbertat Alta e poi proseguendo diritti a Passo Meledis, dove si scende tenendo la sinistra a due bivii, risalendo poi numerosi tornanti su pendenza ideale e fondo levigato.

IMG_5825

Dove la pista scollina e scende verso Weidegger Alm, si prende sulla sinistra un’ampia traccia ancora ciclabile (segnavia 403 della “Traversata Carnica”) che dopo alcuni piacevoli saliscendi diventa percorribile solo con bici a mano.

IMG_5830

Si torna in sella per un zig zag in quota giusto il tempo di arrivare in vista dell’incantevole laghetto Zollner See. Qui ci attende un breve fuori programma: si abbandona il sentiero principale puntando verso sud (sinistra) a una collinetta  erbosa con paletto di confine. Una volta raggiunta, si traversa verso sinistra (est) a un colletto da cui si vede comparire  la malga obiettivo dei nostri sforzi: Lodin. Conviene risalire una traccia incerta che porta sulla sommità del cimotto sovrastante e da lì scendere in sella facilmente tra i rododendri fino a Passo Lodinùt.

L’alternativa a questo breve “fuori traccia” è semplice. Poco prima del laghetto, una tabella gialla indica l’inizio del sentiero 459 per il passo (Noibling Pass) e la cima sovrastante (Findenig Kofel). Probabilmente pochi minuti a spinta mi avrebbero accorciato la percorrenza, privandomi però della vista del laghetto!

In ogni caso: giunti a Passo Lodinut inizia la vera e propria libidine: un primo tratto di traverso erboso divertente porta facilmente a Malga Lodin (attenzione agli ultimi metri calpestati dalle mucche).

IMG_5832

Dopo una sosta ristoratrice in Malga (acqua, caffè offerto dai malgari, formaggio e ricotta in vendita), si imbocca proprio tra stalla e casera la prosecuzione del sentiero CAI 457, che scende prima su prati e poi nel bosco con tutti i tipi di curve e pendenze. Solo in prossimità di Ramaz tocca scendere per dei lavori di esbosco, ma tirando giù dritti nel bosco in un attimo si arriva alla pista che scende dal Rifugio Fabiani e da qui in 100 metri all’auto.

IMG_5831

A proposito di questo: il mio consigliere ci raccomanda, la prossima volta, di non mancare una variante verso il Passo Pecol di Chiaula (dal laghetto diritti a ovest  lungo il 403 fino alla prima deviazione a sinistra e breve risalita sul CAI 454). La discesa verso il Rifugio Fabiani sembra sia molto interessante. Poi dal Fabiani è possibile traversare verso Malga Lodin,  prima su sentiero poi su pista,  e farsi comunque la discesa imperiale.

IMG_5827

Grazie ad Attilio per la dritta. Cartografia ovviamente Tabacco 013. Dislivello poco più di 1000 metri, a occhio. Difficoltà della discesa al massimo S2 (pochi brevi passaggi).

arte in carnia

•agosto 2, 2016 • Lascia un commento

mostra

de eccher

Tolmezzo Città d’Arte…

•luglio 29, 2016 • Lascia un commento

christo 2

Nei giorni scorsi il Gazzettino ha riportato con grande enfasi la supplica di un  amministratore carnico in cerca di  notorietà all’artista Christo, l’autore della famosa “passeggiata” sul lago di Iseo.

Pochi  sanno  che l’artista americano di origini bulgare è già da anni presente nel capoluogo carnico con due tra le opere per cui è da sempre famoso nel mondo, i celebri ” monumenti impacchettati di carta”.

christo 3

Da più di due anni infatti  la famosa “Porta di Sotto” di Tolmezzo sta vivendo una vera e propria rinascita per le due vetrine abilmente impacchettate dal grande artista, che  testimoniano la cifra artistica dell’autore, ma anche quella degli illuminati amministratori che lo hanno fortemente voluto.

christo 4

E non basta. Proprio lì accanto fanno bella mostra di sé anche delle installazioni metalliche che la firma in sigla “CT” ci autorizza ad attribuire al  grande Maurizio Cattelan. Una di esse è posizionata, con provocante acume, proprio all’ingresso della caratteristica chiesa di Santa Caterina, in quella Piazza Mazzini che i tolmezzini sentono come l’autentico centro pulsante della loro cittadina.

christro 6

Questi curiosi oggetti metallici di modernariato post industriale ( post edilizio? ) impreziosiscono molti altri scorci caratteristici del capoluogo, che sta superando con leggerezza il “trauma” del rifacimento, anch’esso ovviamente artistico, della Piazza XX Settembre.

antonino

.

cattelan 015
Nel periodo invernale ammiccano con discrezione e ironia tra alberi di natale e Krampus! In quello estivo campeggiano tra mercatini e accoglienti tendoni di plastica….

cattelan 001

cattelan 006
Osservate in questa serie di scatti, a volte allacciate con un provocatorio nastro di plastica bianco-rossa che strizza l’occhio ai cantieri edili, fanno sorgere il dubbio legittimo : se non bastino loro da    a garantire la riqualificazione del centro di Tolmezzo, evitando così il disagio dei cantieri al lavoro!?!?

cattelan 009

Viva Tolmezzo, città dell’arte:  il centro storico più bello e vitale dei paesi della Carnia ! #tolmezzostaiserena!

 

cattelancattelan 008

ALPI CARNICHE, ALPI GIULIE

•luglio 28, 2016 • Lascia un commento

IMG_5741

Mai come di questa guida si era sentita la mancanza. I due imprescindibili volumi firmati dal glorioso tandem De Rovere Di Gallo, per quanto precisi e completi,  hanno una datazione ormai troppo lontana e comunque precedente al diluvio di spit che ha inondato le nostre montagne . L’unico diluvio che in Carnia non sia un’ineluttabile disgrazia e che ha incoraggiato la  crescente frequentazione delle nostre meravigliose pareti di calcare.

Per la conoscenza e stima personale con Emiliano Zorzi, uno dei tre autori, e con  Mauro Florit, l’eccelso alpinista che ha firmato la prefazione di questo volume, rischio in questa recensione di limitarmi ad una elencazione dei pregi, tanti, della pubblicazione. Innanzitutto la buona qualità delle  foto e  degli schizzi, chiari e gradevoli, e la grande quantità di itinerari recensiti in uno spazio limitato (la guida è quasi tascabile…) e a un prezzo molto basso. Va sottolineato inoltre l’aggiornamento , poichè  il libro contiene relazioni di vie aperte addirittura nell’agosto 2015!

Come per ogni  “selezione”, ovviamente, si espone al rischio dell’incompletezza. Se mi regalassero un cd con una raccolta dei migliori gruppi di punk o di reaggae  sono sicuro che troverei qualche mancanza dolorosa: i  gusti sono fatti così. Piuttosto mi viene spontanea una domanda: perché non rifare Alpi Giulie e Carniche separate, con questo stile grafico ma maggior completezza?

alpi carniche 2

Inutile dire quindi che in questa guida, fosse dipeso da me, avrei messo qualcosa in più. Anche qualche notizia su prime ripetizioni o salite femminili o invernali o solitarie. Ma va benissimo lo stesso. All’inizio si fa un po’ di fatica a saltare dagli scritti alle foto, raggruppate per evidenti ragioni tipografiche, ma in breve la maneggevolezza migliora. E molto utilmente  ogni foto ha sul retro della pagina lo schizzo relativo.  In conclusione: va comprata assolutamente!

Concludo questa recensione con un piccolo contributo “storico”, la relazione di una delle vie alpinistiche che avrei inserito in questa Guida, per la sua bellezza e il suo valore alpinistico generale. Si tratta di una delle imprese più grandi di Sergio De Infanti, la salita dello spigolo sud della Lama di Riobianco, nelle Pesarine. La relazione di questa incredibile salita è presente nel 2 Volume della Guida dei Monti d’Italia edita nel 1995 dal TCI e dal CAI (“Alpi Carniche”), autori De Rovere e Di Gallo. Quella che vi propongo è il resoconto dattiloscritto da Alberto Calligaris, con cui ho avuto il piacere e l’onore di condividere la scalata il 24.09.1988. Ve la propongo anche se  ha un valore solo affettivo e personale, per l’eccezionalità della via e della compagnia. E per invogliarvi a salirla!

lama rio bianco 1

lama rio bianco 2

Gli autori delle vie e delle   guide che le raccolgono, come le  persone menzionate in questo post,  sono i  testimoni e gli artefici  di una  concezione della scalata che  non si riduca  alla ricerca ossessiva di un proprio  posto sul podio, ma  prediliga le paure e le fatiche di giorni passati insieme  su una parete,  per   consegnare   qualcosa  agli altri e non solo al proprio ego.

E la chiamano estate….

•luglio 24, 2016 • Lascia un commento

mattia avost

Un breve resoconto sull’attività di Calcarea nelle falesie della Carnia. Qualche giorno fa abbiamo riportato Mattia in Avostanis, dove mancava da più di un anno. Mezza giornata con clima ideale giusto in tempo perchè salisse “a vista” la seconda parte di “Forellen”, che ha un nome prolisso che vi risparmiamo, tanto lo capirebbero solo tre o quattro  capodogli politici locali, e forse neppure loro. A voi interesserà di sicuro più la difficoltà, un neppur così difficile 7b.

IMG_1843

Il nostro redivivo ha poi liberato “flash” la via appena a destra, “Polmoscian”, 7c (6c+ fino alla prima catena di “Forellen”), dedicata a uno dei più grandi batteristi della storia del jazz. Non contento, ha poi salito al secondo tentativo anche la via più a destra, ancora una realizzazione del team calcarea, che per ora non ha un nome, ma di sicuro una difficoltà che si rispetti, 7c+.

ach vedrans

E’ ripresa la frequentazione della falesia del Puinton di Sauris, dopo la riapertura della viabilità sul ponte. In attesa del fantomatico post riassuntivo, sappiate che alla base della parete è adesso presente la relazione aggiornata delle vie, mentre continua l’attività di ampliamento. L’ultima nata è proprio la prima via all’estrema destra, un bel 6b da un idea della Grande Guida  . In attesa di nuove chiodature, Mattia ha intanto liberato il tiro più duro della parete, un possibile 8a+.

dironcave schizzo

Negli ultimi giorni sono stati aggiunte un po’ di vie anche nella cava di Val di Collina, tutte abbastanza facili,  nel settore destro (2 di livello 4 e 2 di livello 5). Inoltre Mattia ha chiodato e liberato un 7c+, “Fine sodalizio”. Vi proponiamo qui  lo schizzo della falesia, che abbiamo lasciato anche in sede nel solito barattolo. Nonostante l’aderenza non ideale, ieri Ach ha ripetuto uno dei tiri più belli del settore Vedrans, sfoderando un invidiabile incrocio di piedi.

Concludiamo proponendovi  un link di un post di quattro anni fa, che non ha bisogno di commenti.

https://calcarea.wordpress.com/2012/04/22/nic-galleria-fotografica/

 

 

 
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Segui assieme ad altri 169 follower