“Decalogo semiserio di un ciclista anomalo” di P.Patui a Ravascletto sabato 11 maggio

•maggio 8, 2019 • Lascia un commento

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Hansjorg non schioderà il “Pesce”.

•maggio 7, 2019 • Lascia un commento

Un mesetto fa, dopo aver sfogliato con interesse la nuova rivista di arrampicata Up Cimbing, ben fatta e  consigliabile, mi era venuta  l’ispirazione per scrivere un post su questo blog, prendendo spunto dall’articolo di Ricky Felderer “The Doors”, che celebra la  “schiodatura” di un tiro in una falesia.  Avrebbe voluto essere una specie di scoop farlocco, un tardivo pesce d’aprile per malati di scalata. Il titolo era pronto e mi faceva gongolare al solo pensarci: “Ansjorg Auer schioderà il Pesce!”.

Poi è successo quel che sapete e l’idea è avvizzita, soffocata dal dispiacere per la tragedia canadese. Mi piaceva molto Ansjorg Auer.  Di una sua intervista su “livellozero”  mi era  rimasta in mente una frase :  “Da giovane quello che consideravo più importante era sapere quanto dura fosse la via che avevo in mente, quanto fosse pericolosa o su quale parete si trovasse. Questo, in un certo senso, rappresentava la misura del mio “valore”, se così lo vogliamo chiamare. Ultimamente questo tipo di atteggiamento sta un po’ cambiando, e quello che mi interessa di più è piuttosto la scelta delle persone con cui fare qualcosa o condividere un progetto.”

Non so se corrisponda a verità, a qualcosa che qualcuno aveva scritto: che non avesse inizialmente intenzione di divulgare la salita in solitaria della “Via attraverso il Pesce”  ma che, riconosciuto e fotografato da una cordata di austriaci, avesse poi deciso di sfruttarne l’eco. Magari son solo romanticherie che mi sono immaginato.

E nel film “No turning back”  su una sua impresa hymalaiana, le scene girate in famiglia e il rimprovero del padre per quell’ incredibile  salita in Marmolada sono di umanità e  presagio struggenti.

Il suo percorso personale ed alpinistico  mi è  sembrato sincero ed esemplare, anche se troppo esposto al rischio che ne ha poi  reciso la linea.

E non credo gli sarebbe mai passata per la mente l’idea di schiodare una via, soste e i pochi chiodi che immagino ci siano,  solo perchè  aveva avuto la capacità e la pazzia di salirla slegato. L’egoismo e la vanità che attanagliano molti scalatori, probabilmente anche il sottoscritto, non facevano parte del suo mondo. Sempre che il rischio estremo non possa essere considerato una perversione dell’ego.

In ogni caso, grazie di esserci stato, Hanjorg!

Falesia del Monte Sorantri e via De Crignis-De Infanti

•maggio 4, 2019 • Lascia un commento

Un pomeriggio di metà gennaio scorso mi sono imbattuto a Tolmezzo in Luciano De Crignis, al quale dopo i convenevoli di rito ho annunciato che il giorno prima avevo riattrezzato a spit i primi due tiri di una via, sua e di Sergio De Infanti, nella parete che noi chiamiamo “del tetto di Raveo”, sul versante sud del Monte Sorantri, che separa il paese dalla conca di Valdìe e di Pani.

Mentre  parlavo mi son reso conto di non avergli chiesto preventivamente una specie di lasciapassare, ma la sua reazione, come sempre  modesta, mi ha rassicurato: “Bravo, così adesso posso tornare a ripeterla!”

La via “del tetto” di Raveo era stata una delle esperienze forti del mio apprendistato di alpinista. Chi sa di cosa parliamo può immaginare lo stato d’animo di un principiante nell’affrontare “da secondo” i dieci metri di tetto orizzontale con le staffe e le urla di incoraggiamento  del capocordata, invisibile  in sosta.

Dopo quel primo incontro sono stato altre volte alla base delle rocce del Sorantri per capire se fosse il caso di abbozzare una palestra di arrampicata, incuriosito anche dai lavori  iniziati dai furlani Bunny, Gigi  e Max,  i primi a credere nelle potenzialità di questa roccia.  Personalmente qualcosa nella logistica del posto non mi convinceva. Poi a gennaio, non ricordo per quale ispirazione, mi son trovato con Gjate a ripetere i primi due tiri della via dei maestri di Ravascletto e a decidere su due piedi, anzi quattro, che meritava di diventare più popolare e sicura; almeno fino alla base del tetto!

Dopo aver chiodato e ripulito dall’edera questi 40 metri scarsi, mentre mi calavo sulla parete a sinistra del grande diedro su cui sale la linea originale, mi è scattata la molla  che ogni chiodatore nasconde come una serpe dentro di sé. Uno, due …almeno 5 tiri qui ci starebbero! Per farla breve: nei due mesi che son seguiti abbiamo attrezzato una quindicina di nuove vie, che aggiunte a quelle dei furlani certificano la nascita di una nuova falesia nei dintorni di Raveo: la parete del Monte Sorantri.

Il caldo anomalo di questa primavera mi aveva dissuaso dal pubblicizzare la cosa. La parete è esposta a sud e l’ombra con l’ora legale non arriva prima delle 16. Poi il caldo è calato ed è ricomparsa la neve…

Ecco allora qualche informazione su questo incantevole posto, che spero attiri molti scalatori  il prossimo inverno o nelle giornate senza sole prima della calura estiva, oppure  qualche dopolavorista pomeridiano non troppo ofidiofobico!

Si parcheggia l’auto a un tornante della strada che da Raveo porta in Pani. Il tornante è facilmente riconoscibile per un segno di vernice gialla su una masso e una lamiera ondulata abbandonata poco oltre, forse da qualche artista concettuale. Il sentiero, breve e ripido, è facilmente individuabile. L’imponente parete che vi accoglierà può essere divisa in due settori, e si presta a molte altre chiodature o allungamenti.

Nel settore sinistro si sviluppa la via De Crignis – De Infanti, che segue due  diedri  separati da un terrazzo con una sosta intermedia. I due tiri, di difficoltà attorno al 5c e 6a/a+, possono essere scalati anche come una sola lunghezza, con corda di 80 metri. Il secondo  ha una variante destra di uscita (6b+) chiodata dal basso da Osvaldo, che finisce dove iniziano i tasselli a espansioni piantati a mano e con grande fatica da Luciano. Appena  più a destra c’è una via di Osvaldo che potrebbe essere un 7c+.

Dalla base della parete si può raggiungere la cengia mediana anche salendo una via attrezzata da Bunny, appena a sinistra delle via classica ( 6a ). Sul terrazzo, comodo per starci tranquillamente slegati, trovate 7 nuovi tiri: poco a sinistra del diedro alpinistico una via di 6b, a sinistra dello spigolo un 8a/a+ liberato da Mattia, poi un fantastico 7b+, un bel 7a+, un 6c+ al confine tra giallo e grigio, un 6c+/7a che finisce su canne grigie e per ultimo un tiro ancora da provare, che per ora finisce alla sosta del precedente.

Nel settore destro la descrizione parte  per comodità dall’estrema destra, che si raggiunge scendendo un primo gradino e poi costeggiando la parete. La prima via è in fase di ultimazione, la seconda è un notevole 6c+, evidente diedro grigio obliquo. Ha i primi 4 spit in comune con la successiva, difficoltà 7b/b+, liberata a vista da Osvaldo. La terza via è un 7c/c+ liberato da Mattia (difficile dare una valutazione, passo singolo feroce). Segue poi un bel  7b, un 7a da antologia (che ha una variante sinistra al 4° spit, non provata) e poi un 6c imperdibile chiodato da Gigi e co. Proseguendo verso sinistra ci sono due vie non ultimate e poi due  con difficoltà attorno al 6c e 6b+.

C’è spazio per numerose altre chiodature, sia in larghezza che in lunghezza. Speriamo ne escano un po’ di itinerari di difficoltà medio bassa; di sicuro la parete si presta anche a linee di gradazione molto alta. A tempo debito pubblicheremo uno schizzo.

Vi  invito inoltre di ammirare  i chiodi normali e a pressione dei primi salitori, che non occorre moschettonare.  Agli appassionati di narrativa segnalo un romanzo ambientato a Raveo e sul Monte Sorantri, pubblicato di recente da Matteo Cimenti (“L’eterno in un istante”, ed. Mimesis)

Grazie a Chiodo Fisso , Euge,  Ach e Mattia per i contributi materiali, a Gjate, Osvaldo, Gigi, Max, Bunny e Co. per i lavori.

 

 

 

 

 

 

Arrampicare in Oman – “Quota cento” di Florit e Spaliviero

•aprile 30, 2019 • Lascia un commento

OMAN 2018 dal 17 al 19 dicembre 2018

WADI NAKHAR – VIA “QUOTA CENTO”   Paolo Spaliviero AGAI e Mauro Florit CAAI GARS 14 dicembre 2018

Bella via su roccia fantastica parzialmente attrezzata con 3 fix inox da 8 mm di sosta e 2 fix inox da 8 mm sui tiri. Risulta facile proteggersi con friends di tutte le misure, anche grandi.

Da Muscat a Nizwa in autostrada poi verso Al Hamra. Seguire le indicazioni per “Jabal Shams” e per l’entrata del Wadi Nakhar. Con una macchina non 4×4 si può prosegue con attenzione per circa 1.5 chilometri fino ad uno spiazzo sotto il villaggio di Al Hajir in alto sulla destra. Alla sinistra si trova un bel settore con vie di due / tre tiri. Se si dispone di un fuoristrada proseguire per altri 1000 metri circa sulla pista nel wadi. La parete si trova sulla destra orografica del wadi ed è situata circa 200 metri dopo aver visto sulla sinistra salendo una caratteristica piccola costruzione in pietra. Possibilità di parcheggio (23.165434 57.201275). Dalla strada è visibile il cordino giallo posto a metà del primo tiro di corda. Si attraversa il wadi e in pochi minuti si arriva all’attacco. La parete va all’ombra a dicembre verso le 10.00.

1° tiro 30m; un fix; sosta su 1 fix; difficoltà : 4°+, 6°, 5° Salire la fessura per circa 20 m fino ad una nicchia , uscire a destra (fix con cordone giallo) continuare per lame fino alla caratteristica nicchia ove si sosta ( il grande buco accanto alla sosta è comunicante con il sottostante wadi, provate a buttare un sasso!)

2° tiro 30m; sosta su spuntone; difficoltà : 5°- poi 3° Alzarsi in placca leggermente a destra e rientrare subito nel diedro , seguirlo superando dei grandi blocchi poi da un alberello a sinistra si raggiunge la cengia mediana. ( facile rientro verso sinistra)

3° tiro 20m; difficoltà : 1° Puntare a un cordino giallo su una clessidra

4° tiro 30m; una clessidra con cordino e un fix; sosta su 1 fix; difficoltà : 6°+, 5°, 6° Alzarsi dieci metri circa fino al cordino giallo e superare la fessura leggermente strapiombante. Seguirla per un tratto più facile fino a sotto uno strapiombo giallo, uscire a sinistra con passo delicato e raggiungere la comoda sosta.

5° tiro 30m; sosta su 1 fix; difficoltà : 2° passo di 4°+ Traversare a destra per cengia ascendente evitando grossi massi appoggiati e con passo delicato raggiungere la sosta.

6° tiro 25m; sosta su friend; difficoltà : 5°- Obliquare a sinistra su roccia marmorea fino ad un bel pulpito ove si sosta.

7° tiro 40m; sosta su spuntone; difficoltà : 5° Continuare a sinistra su roccia bellissima e raggiungere il magnifico diedro che porta al plateau sommitale.

Discesa: senza traccia di sentiero per facili balze si raggiunge in circa 20/30 minuti il wadi.

Altre salite effettuate:

JABAL FOKHA Middle Summit via “ La mama” 250m VI

Bellissima salita, parzialmente attrezzata con qualche fix sui tiri e sulle soste. Utili friend. Discesa a piedi.

WADI NAKHAR Settore Al Hajir via “Ersatzprogram” con variante 100m V+

Bellissima via, anche se corta risulta impegnativa per l’assenza di protezioni in loco. Discesa a piedi.

WADI BANI AWF Snake Gorge, 1st Bowl North Face via “ Fantastica” 230m V+

Bella via, con nessuna protezione in loco. Lasciato un chiodo sulla seconda sosta. Discesa in doppia sulla destra.

 

NB. utilizzata la guida “ CLIMBING IN OMAN” di Jakob Oberhauser 2014 Panico Alpinverlag

 

Scialpinismo nelle Dolomiti di Lienz

•aprile 11, 2019 • Lascia un commento

Quest’anno nonostante la stagione scialpinistica non ottimale siamo riusciti a visitare alcuni luoghi dove non eravamo mai stati, quanto meno d’inverno. E’ il caso di questo angolo di paradiso molto vicino a casa, ma poco conosciuto e frequentato dagli sciatori italiani, nonostante riservi una gita sicuramente imperdibile anche se non impegnativa tecnicamente, in ambiente strepitoso.

Ero già stato nelle Dolomiti di Lienz molti anni fa per arrampicare nelle falesie attorno alla Dolomitenhutte,  suggestivo rifugio appollaiato su uno sperone roccioso. Ricordo di aver giurato di non tornarci, almeno non per scalare, ma mi sono ricreduto dopo aver visto la roccia ben fornita di nuovi luccicanti spit inox, un tempo molto più rarefatti…

Divagazioni a parte, che spero stimolino  qualche climber della zona, torniamo alla gita in questione, descritta anche in una delle più famose guide storiche di scialpinismo, la seconda e purtroppo ultima edizione di “Dai Tauri all’Adriatico” di Matteo Moro .

Diversamente dalla relazione di Moro, noi abbiamo parcheggiato in località Kreithof , dove un semaforo rosso ci ha intimato l’alt, ma una pista ben innevata e una bella riga di auto parcheggiate ci ha convinto a tentare l’azzardo, allungando sviluppo e dislivello di un bel po’ rispetto ai previsti 1000 metri scarsi.

La pista in effetti, a parte due attraversamenti della strada asfaltata, ci ha permesso di arrivare al  Dolomitenhutte sci ai piedi e con poco sforzo. Al rifugio il parcheggio era pieno di auto, segno che il divieto forse non è così assoluto, a patto di disporre di una trazione integrale e buone gomme da neve.

Si prosegue per un mezzo Km in falsopiano raggiungendo un bel canale pieno di tracce di discesa, che segue il tracciato del sentiero estivo verso il Rifugio Karshader Hutte, evitando la lungaggine della pista forestale. Prima del rifugio le tracce dei numerosi sciatori incontrati piegano a est (sinistra) evitando un bel pendio che sovrasta una serie di caratteristici massi.

Noi invece siamo saliti più destra,  fin dove il pendio lascia il posto a un falsopiano, senza raggiungere la Odgarscharte, forcellina meta della gita, oggi senza tracce di passaggio recente a causa del pericolo valanghe,  marcato da qui ai Tauri per una recente nevicata.  Altre forcelle a ovest mostravano tracce di sciate non recenti.

Discesa su bella neve farinosa non proprio leggerissima nel primo pendi,  poi  compattata  dai numerosi passaggi nel canale. Un po’ di ravano nel traverso e poi giù per la pista con neve ancora che teneva.

Gita nel complesso meritevole in ambiente superlativo. Sconsigliamo di bere la birra nel locale in località Kreithof, che ci ha fatto rimpiangere  la scontrosità di alcuni gestori carnici. A Kreithof c’è anche una lunga falesia di arrampicata con moltissime vie facili anche se corte. Segnaliamo anche che è possibile salire sci ai piedi già da fondovalle, perchè viene battuta una bretella riservata agli scialpinisti che costeggia a tratti la strada.

L’accesso automobilistico dall’Italia avviene dal paesino di Lavant, che si raggiunge svoltando a sinistra  pochi Km prima di Lienz. Le  relazioni sulle falesie di arrampicata di Kreithof e attorno al Lienzerdolomiten Hutte si trovano nella guida “Sportclimbing in the Dolomites”  edita da Vertical-Life (testo trilingue, compreso l’italiano)

Gita effettuata il 17.03.2019

 

Omaggio a Sergio De Infanti – Ovaro 13 aprile

•aprile 10, 2019 • Lascia un commento

Geologia e Paleontologia del Canal del Ferro e della Val Canale

•aprile 3, 2019 • Lascia un commento