La falesia dei Spiciots di Pioverno

•settembre 21, 2020 • 1 commento

Abbiamo pubblicato più di un anno fa  la relazione di questa interessante parete nei pressi di Pioverno. A quel tempo molte delle vie non erano state liberate, e in seguito almeno altrettante se ne sono aggiunte. Ci siamo stati di recente e ci teniamo a raccomandarvi una visita perché ne vale la pena.

La roccia è bella e quasi del tutto ripulita, la chiodatura rassicurante e i gradi “giusti”. La scalata è su muri verticali tecnici con qualche spanciata e una buona dotazione di fessure che potrebbero rinfrescarvi la memoria o farvi entrate in una nuova dimensione…

La relazione completa di Spiciots è reperibile su internet; in ogni caso le difficoltà delle vie sono indicate alla base con simpatiche targhette.  Noi possiamo consigliarvi alcuni vie che abbiamo fatto, molto meritevoli: Pressa Poco 6b***,  Bidonata 6b+, Taccagno 6a, Scala di Pietra*** 7a, Se ci penso 6c, Bombe chimiche*** 6c.

La chiodatura delle vie è merito, per quanto ne sappiamo, di Pierpaolo e di Damiano. L’orientamento ad est rende possibile la scalata in tutto l’anno; l’accesso in 5 minuti da uno slargo con un tabellone in legno 1 km a sud di Pioverno, direzione Bordano (poco prima del parcheggio per Pioverno-canne).

Falesia del Maso Corona in Val d’Adige

•settembre 19, 2020 • Lascia un commento

Ennesima gita di grande soddisfazione per scalare le pareti della Val d’Adige, con roccia magnifica e senza il fastidioso affollamento degli spots più alla moda. Questa volta per motivi climatici siamo andati a perlustrare una delle ultime falesie nate, con esposizione favorevole anche nelle giornate calde.

Si tratta del Maso  Corona, parete posta nei pressi del suggestivo Santuario di Madonna della Corona che domina la Valle, ben visibile dal Vajo dell’Orsa, già descritto in questo blog.

Una ventina di monotiri dal 6b+ al 7c, dai 20 ai 38 metri di lunghezza, su roccia quasi perfetta (qualcosa ancora potrebbe muoversi, basta fare l’attenzione  di prammatica).

Rispetto alle altre magnifiche pareti del comprensorio del Monte Cimo, questa piccola perla si distingue per la chiodatura generosa, che pur essendo a tratti eccessiva testimonia la generosità e la passione del chiodatore. Rispetto a certe spittature “personalizzate” che vediamo anche qui da noi, su gradi e distanze ad personam, lo slancio divulgatorio di Sergio Coltri non può che consolare e far ben sperare.  Dovessimo a tutti i costi scegliere, preferiremmo comunque questo Coltri al suo omonimo, o alter ego, che ha chiodato alcuni monotiri nella dirimpettaia falesia di monotiri di Eldorado!

Scalata moderatamente  atletica, varia e non difficilissima come lettura delle sequenze ed uso dei piedi. Ambiente suggestivo e, come si diceva, affollamento improbabile: difficile trovare in queste falesie una situazione come quella che abbiamo vissuto a Caleda qualche settimana fa: corde ancorate alle soste da mattina a sera, con moulinette intensiva e impossibilità di salire dal basso tre quarti delle vie: una sala indoor a cielo aperto!

In generale la Val d’Adige rimane per noi la nuova Arco, meno mondana e di conseguenza più riservata (de gustibus…), con roccia perfetta e non ancora usurata, ottime possibilità enogastronomiche (questa volta Osteria la Cicala) e un ambiente arrampicatorio meno snob. Speriamo non cambi….

Avvicinamento e relazione sono presenti sul gruppo Arrampicata in Valdadige di facebook. Alla base della parete, dove è meglio muoversi con prudenza lungo la cengia a tratti esile, c’è una bacheca con la descrizione delle vie. Per chi non bazzica Facebook:  arrivare nel paesino di Spiazzi, qualche chilometro oltre Caprino Veronese (uscita austrodalale Affi). Dal parcheggio seguire in salita sulla destra  una stradina e appena superato l’albergo Serena,  imboccare sulla sinistra (sbarra) il sentiero delle trincee e seguirlo per un quarto d’ora fino all’inizio delle corde fisse (tabella) che in discesa portano alla falesia.

 

 

 

Il “Canto della Marmotta”, nuova via multipitch in Cima della Miniera

•settembre 17, 2020 • Lascia un commento

 

Riceviamo e pubblichiamo con piacere la prima di una serie di cinque  relazioni di altrettante vie aperte da Paolo Pezzolato e compagni sugli avancorpi sud della Cima della Miniera e del Monte Navastolt, in ambiente panoramico ed appartato, su roccia splendida e con difficoltà e chiodatura alla portata di quasi tutti, escluso forse solo chi non se la sente di camminare per due orette in avvicinamento.

Non siamo in grado di scrivervi più di tanto sulle varie cordate e spedizioni, le relazioni comprendono i nomi degli apritori, riconoscibili in molte foto. Ci è stato raccomandato di precisare che queste vie si sviluppano su avancorpi nei quali non c’era niente di pre esistente: non vanno quindi a disturbare linee già percorse e non si intrufolano sulle maestose pareti soprastanti, già teatro di imprese alpinistiche di riguardo

 

Avvicinamento : dal bivio per Casera Casa Vecchia ,dove si parcheggia, si prosegue verso la Casera ,si lascia a sinistra  il sentiero 173 e si prosegue in discesa prendendo il bivio successivo (sentiero chiuso nei giorni lavorativi causa esbosco ) per Casera Avanza di di Sopra . Giunti nel grande piazzale prendere la stradina in salita ( tra le case , evidente ) , quando spiana ci si collega al sentiero 177 che si segue verso est ( verso il Navastolt ) , dopo un tratto in discesa si procede in salita per poi abbandonarlo prima che entri nel bosco , salendo per prati fino all’attacco della via ( per l’attacco vedi la foto , nevaio alla base fino a luglio ) .

C’è ancora di Mezzo il Pleros

•agosto 29, 2020 • 3 commenti

Una di fronte all’altra, quelle della  Cima di Mezzo e del Plèros sono  pareti sulle quali è cresciuta in pochi anni l’attività di chiodatura e la frequentazione dei climbers, attirati dal singolare mix di roccia perfetta, ambiente strepitoso e condizioni ideali per la scalata estiva.

In Plèros le vie attualmente scalabili  sfiorano le quaranta unità, più del doppio di quel che riporta  con superficialità una rivista del settore appena uscita. Rispetto agli ultimi aggiornamenti di inizio estate, abbiamo chiodato nel nuovo settore destro altri tre itinerari, uno dei quali già liberato da Osvaldo e  ripetuto anche da stranieri (bisiacchi!):  “The crew”, un 7b straordinario. Ai suoi lati , due progetti che si preannunciano di alta difficoltà (8?) e che si possono già provare, se vi va. Nel frattempo c’è stata la prima ripetizione della via più difficile della parete, “Halelùi”, da parte di Svualdin.

In Terra di Mezzo si è lavorato molto di più. Ecco le novità: il Balestrone prima di andare alla revisione meccanica ha chiodato due viette nell’avancorpo sotto la parete principale, “Gollum” 5c a sinistra, “Fangorn” 5b a destra.

Nella parete principale nuovo bel 6b a destra di “Peregrino Tuc”, si chiama “Bard”. A destra di Frodo chiodata una lunga variante di 7a+, che si chiama “Frida” ed è stata liberata dai bisiacchi, che hanno rinunciato a una vacanza da sogno in Perù per dedicarsi alle falesie carniche!

Nella parete centrale chiodata una via che arriva fin sotto il grande strapiombo, si chiama “Gimli” ed è 7a.  Dopo un po’ di soleggiamento è finalmente lievitato il grado di “Legolas”, la cui uscita a destra è diventata 7a+. Per ultima segnaliamo una variante  di “Radagast”, che al 3° spit devia a destra: “Bilbo” 7a+.

In Avostanis abbiamo notizia della sostituzione di quattro soste con materiale inox e la chiodatura della variante diretta alla “Piccola Bolscevica” da parte di Paolo Moruzzi, che ha chiamato il tiro “Nujealenuje”.

In mancanza di raduni la falesia del laghetto di Pramosio sembra addormentata. Le partenze di alcune vie, già di per sé problematiche, sono rese ancor più inquietanti dalle ortiche, mentre quasi tutti i nomi delle vie sono sbiaditi e illeggibili. Sono inoltre spariti i contenitori inox e le cartoguide che custodivano. Dopo esser stati un week end a scalare in Dolomiti, però, vi confesso di preferire di gran lunga questi “difetti” alla popolarità!

Nella paretina Tiere Nere di Raveo si può provare il primo tiro a sinistra (“Gloriosa”), che è terminato e anche un po’ sporco (si può tirar giù la corda fissa ancorata a metà via). Gino ha liberato “Deterrente nucleare”, che valuta 7c.

Nella palestra di Betania ha poi chiodato un collegamento tra la prima parte di “California” e “Quo Vadis”, che rimane una gran via, ma in questo modo diventa  percorribile senza dover salire al terrazzino intermedio della “Due”.

Al Puinton di Sauris c’è una nuova via nel settore principale, che parte a destra di “Ti attraverso ma non ti vedo” , la incrocia e sale il difficile muro soprastante. La segnaliamo perchè la prima parte può essere usata come variante di “Ti attraverso…”, forse un po’ più difficile. La parte alta  non è finita, non provatela.

Da Pontebba a Sella Brisiach in ebike

•agosto 26, 2020 • Lascia un commento

Ci sono itinerari di mountain bike che con l’avvento del motore elettrico sono diventati abbordabili, perchè rendono possibili fantastiche discese evitando una buona parte della fatica in salita, con la bici a spinta o in spalla.

Questo percorso di andata e ritorno, consigliatomi dal Giaz ma già noto ai moggesi motorizzati, parte da Pontebba e raggiunge lungo il sentiero CAI 501 Sella Brisiach, sulle pendici sud occidentali del Monte Brizia.

Salita quasi tutta in sella, a seconda dell’abilità nell’affrontare i tornanti, salvo un traverso molto panoramico su ghiaie che è meglio affrontare con circospezione.

Si lascia il centro di Pontebba in direzione Pramollo e quasi subito si devia verso la chiesetta del Calvario su pista forestale che circa a quota 900 diventa sentiero con fondo perfetto a tornanti dolci, fino a raggiungere il ghiaione già descritto, oltre il quale si sale ancora con brevi tratti a spinta fino a Sella Brisiach, tenendo la destra in salita nell’unico crocicchio (presenti infatti croci commemorative…).

Discesa emozionante e tecnicamente facile. Da valutare una possibile variante bassa per tagliare una parte della pista forestale, tratteggiata in nero sulla carta Tabacco. Dislivello 850 metri. Merita di diventare una classica middle age!

Geoescursione ai Torrioni di Fantignelles

•agosto 13, 2020 • Lascia un commento

Anello di Stabie a Forni di Sopra, top of the tops!

•luglio 27, 2020 • 3 commenti

Non ho aggettivi per descrivere questo breve ma orgasmico anello  nel sempre più ricco Circo della mountain bike di Forni di Sopra. Salita rilassante, sentiero entusiasmante, grande panorama e clima non torrido nonostante le temperature di fondo valle. Più di così…

Conviene parcheggiare al “Cridola”, direzione Passo della Mauria, locale caratteristico e vintage il cui gestore è uno degli artefici della manutenzione del sentiero, un autentico biliardo che anche umido, com’era oggi, è un capolavoro di scorrevolezza.

Fino alla Mauria su statale e appena scollinato a destra  in salita verso il Pian di Stabie, dove si costeggia un ultimo stavolo ristrutturato e si spinge in salita per qualche minuto lungo il sentiero CAI 207. In discesa seguire i segni bianchi che si staccano dalla traccia CAI. Io ho tenuto sempre la destra, ma credo meriti esplorare anche le varianti, anch’esse segnalate in bianco.

Discesa veloce senza un sasso, si atterra poco sopra il parcheggio. Dislivello attorno a 500 mt, difficoltà S1. Un monumento subito a chi cura questo sentiero!

Dateci un Taglio!

•luglio 24, 2020 • Lascia un commento

La notizia rimbalzata in questi giorni sul web della “taglia” di 1000 euri messa su alcune difficili vie non liberate di falesie italiane ci ha ispirato per il lancio di un’iniziativa analoga che proponiamo per il momento in Carnia, sicuri che il clamore e il successo che raccoglierà la faranno poi espandere a macchia d’olio in tutta Italia, come gli smartphones e i gratta e vinci!

Prima di tutto illustriamo il Monte Premi, perché sappiamo che  l’occasione che fa l’uomo bravo! (per la verità il detto finirebbe con un altro aggettivo…). La taglia che vi proponiamo è giustappunto un Taglio. Chi sta pensando a una tela di Fontana o a un doppio senso erotico ovviamente si sbaglia, stiamo proprio parlando del fatidico Tajut, il bicchiere di vino pronunciato in dialetto friulano. Che solo eccezionalmente o dopo presentazione di certificato medico potrà essere convertito in birra o bevanda analcolica, con l’esclusione tassativa  dello spritz e del cappuccino.

E veniamo al dunque: quale sarà l’ attività premiata dal nostro concorso?

SFALCIO  DI SENTIERI DI ACCESSO E ALLA BASE DELLE PARETI DI ARRAMPICATA!!!

Con questi punteggi:  Falesia di Avostanis completa 3 Tagli o altra bevanda, parziale 1 Taglio. Falesia del “Tornante” di Passo Monte Croce: 2 Tagli (bonus aspis). Falesia del Monte Pleros settore nuovo No Big: 1 Taglio. Falesia Tiere Nere di Raveo, sentiero : 1 Taglio. Parete Bianca di Somplago, sentiero: 1 Taglio. Falesia di Pioverno, sentiero: 1 taglio. Falesia del Monte Sorantri di Raveo alla base, dal 15 settembre: 2 Tagli (bonus aspis). Stesso trattamento e tempistica per Villa santina “Madrabau” e “Villanuova”

Per le numerose falesie in cui non sia indispensabile lo sfalcio dell’erba proponiamo alcune attività alternative:

Falesia di Illegio Classica e Alta, Verzegnis Cretons, Cavazzo Cjanevate, Somplago Parete Rossa Blu e Chiesetta, Val di Collina Placche, Vedrans e Dironcave, in Pal Piccolo Scogliera, settore Bella Venessia e SPQR, Villa Santina Chiesetta Pilastro Mazzilis, Raveo classica e alta, Sauris Puinton:

Sostituzione cordoni o fettucce vetusti o usurati: 1 Taglio. Sostituzione placchette vecchie con nuove:  1 Taglio ogni 3 pezzi. Sostituzione sosta: 1 bottiglia (in due, uno dei quali dello staff Calcarea). Farà fede la presentazione del materiale rimosso.

Cancellazione di bollini di magnesio e rimozione di rifiuti incluse cicche (con o senza filtro), serraggio bulloni allentati:  una stretta di mano o un colpo di gomito a seconda della fase della pandemia.

Primo premio già assegnato: due tagli a testa  a Mia e Ricky per l’apertura del nuovo sentiero ai “Cretons” di Verzegnis. Complimenti!

 

 

“La Decima Alba” in Torre Genziana, nuova via multipitch

•luglio 20, 2020 • 1 commento

Quella che trovate di seguito è una nuova via alpinistica a spit (multipitch mi ricorda troppo sonofabitch…) che Emiliano Zorzi mi ha presentato come “una vietta” da pubblicare su Calcarea. Se sia alpinismo vero o meno non saprei dirvi. Di certo posso immaginare che questi quattro baldi giovanotti si siano sobbarcati la loro parte di fatica (dieci albe!?) per realizzarla e renderla ripetibile e sicura. Non posso che ammirarli e ringraziarli. Per fortuna a volte alpinismo non fa rima con egoismo…

LA DECIMA ALBA  (parete nord-est e nord-ovest)

Emiliano Zorzi, Mauro Florit, Gianluca Barnabà, Umberto Iavazzo e membri del GAM Monfalcone, maggio-giugno 2020 (prima scalata 1/7/2020).

430 m; 6a+; 5 – 6 h; S1 (sufficiente una corda da 70 m e 12 rinvii); roccia ottima tranne sul tiro 13 (ripulito)

Affronta per 10 lunghezze la facciata nord-est, per placche e paretine slavate all’inizio e poi su bellissima roccia lavorata e ammanigliata nella parte centrale; passa poi sull’ombroso ed esposto lato nord-ovest per superare alla fine il nero pilastro dello spigolo nord.
La scalata si svolge sempre divertente e molto ben assicurata; pur non presentando alte difficoltà tecniche, considerando lo sviluppo e la lunga discesa a doppie è un percorso da intraprendere con la dovuta preparazione, specialmente oltre il tiro 10, dove il terreno si fa a tratti più “alpinistico”.
Via soggetta al bagnato dopo piogge.

Accesso: dal parcheggio di Malga Saisera si segue il sentiero per il Bivacco Mazzeni (segn. 616) che percorre l’intero ghiaione di fondo valle ed inizia a salire dolcemente nel bosco fino al bivio con il Sent. Chersi (segn. 611; 30 min.). Si imbocca a destra tale sentiero verso il Bivacco Stuparich che presto esce dal bosco e passa sotto due grossi macigni, sotto il ghiaione che scende dalla Torre Genziana. Si prosegue ancora sul sentiero che sale sul margine destro del ghiaione per lasciarlo dove questo esce finalmente dagli ultimi alberi e piega decisamente ad ovest. Si attraversa verso sinistra l’intero ghiaione (ometti) prima in piano e poi in diagonale fino al suo margine alto e sinistro sotto lo zoccolo del monte. Bolli rossi e ometti conducono verso sinistra entrando nel ripido bosco (traccia) che si risale per ca. 50 m di dislivello fino a sbattere sotto le rocce della torre. Si percorre verso destra una bella cengia erbosa inclinata fino dove muore sullo zoccolo del monte (1 fix), da dove iniziano alcune corde fisse che facilitano la risalita lo zoccolo (verificarne lo stato; presenti comunque alcuni fix per  sicurezza). Ore 1 dal parcheggio.

Zoccolo: Si risale una rampa-canale di roccia friabile e detritica fino ad un terrazzino erboso con sosta a fix (30m, II, corda fissa). Si continua per la rampa, ora rocciosa, che corre a fianco di un canale slavato (breve passo esposto) fino ad un terrazzino con sosta a fix (30 m, II, p. III, corda fissa). Ci si cala nel canale (3 m; presente cordone) e si traversa verso destra sullo zoccolo di lastre e detriti fino ad un visibile mugo (30 m, II, corda fissa). Si sale per una crestina detritica ad una cengia di erba e detriti sotto la grande parete a placche della torre (25 m, I, bollo rosso; a sinistra si va ad una sosta di discesa). Si segue verso destra la cengia, seguendo la corda fissa ancorata a fix, superando un passo del gatto in corrispondenza di un grande mugo e poi un successivo antro, poro oltre il quale si è all’attacco (2 fix) poco prima di un colatoio quasi alla fine della cengia (70 m dall’inizio della corda fissa, I). 20 min. dall’inizio dello zoccolo.

Salita:
L1: Si supera una placchetta e quindi per terreno più appoggiato si sale al limite sinistro di un tetto; 30 m; 5a; 9 fix.
L2: Si traversa a destra per qualche metro su roccia friabile, passando sopra un mugo, fino ad un comodo terrazzino sopra il tetto; 10 m; 5a; 3fix.
L3: Si scalano direttamente solide placche (breve movimento difficile dopo 2 spit) stando sulla sinistra del colatoio centrale della parete; 30 m; 6a, p. 6a+; 12 fix.
L4: Si prosegue come il tiro precedente (p. 6a all’inizio) fino ad un comodo ripiano sotto il settore più verticale della parete; 30 m; 5b, pass. 6a; 9 fix.
L5: A destra della sosta si sale un breve passaggio sempre bagnato nel fondo del colatoio, traversando poi a destra sopra una lungo tetto; 20 m; 5b; 6 fix, 1 chiodo.
L6: Sulla destra si scala interamente una profonda fessura verticale molto appigliata; 25 m; 5a; 6 fix, 1 chiodo, 1 clessidra.
L7: Si prosegue per esposte placche di roccia solida ed appigliata fino sotto un settore nero e leggermente strapiombante; 25 m; 5b; 9 fix.
L8: Si supera la scura parete verticale (p. 6a quasi all’inizio) obliquando a destra su roccia con ottime prese; 20 m; 5c, pass. 6a; 7 fix.
L9: In obliquo a destra si assecondano rocce articolate, transitando per una cengetta con mugo, oltre la quale si supera un muretto (p. 5b) dopo il quale per rocce facili si va a sostare a sinistra del primo mugo sullo spigolo nord della Torre; 30 m; 4b, p. 5b; 6 fix, 2 clessidre.
L10: Si supera un muretto compatto (p. 6a) e quindi rocce più facili, girando da ultimo lo spigolo sulla destra e portandosi ad un terrazzino erboso sul lato nord-ovest; 30 m; 4c, p. 6a; 9 fix. *
L11: Si traversa a destra per cengetta erbosa, oltrepassando un esposto spigoletto con mugo. Si continua la traversata prima facile e poi su placca solida ed articolata (esposto) fino alla base di un diedro. 30 m; 5b; 8 fix.
L12: Si scala il diedro di roccia appigliata e levigata dall’acqua uscendone poi a destra; un breve tratto facile ma friabile porta alla sosta sulla destra. 25 m; 5a; 7 fix.
L13: Sulla sinistra si imbocca una specie di diedro-rampa di roccia rotta. Successive rocce friabili e un canalino leggermente obliquo a sinistra portano alla comoda sosta sulla sinistra dello spigolo. Tiro ripulito ma da percorrere con attenzione. 40 m; 4b; 6 fix, 1 chiodo.
L14: Si sale sul dorso dello spigolo (breve tratto non difficile ma friabile) per proseguire parallelamente a questo per una sorta di diedrino con breve passo strapiombante. 35 m; 6a; 10 fix.
L15: Si continua sempre sulla destra dello spigolo per solida placca nerastra fino a portarsi sul profilo (attenzione ad un grosso sasso instabile), dove questo perde di continuità, sotto i salti con mughi che difendono la vetta della Torre Genziana. 20 m; 6a+; 8 fix.

Discesa: avviene a corde doppie lungo la via (13 da max 30 m lungo la via e 3 per la discesa dello zoccolo; rinviare in discesa lungo alcuni tiri obliqui). Alcune doppie fuori dalla linea di salita permettono di evitare i traversi.

In particolare: dalla sosta 13 ci si cala direttamente (attenzione ai detriti) per 25 m fino ad una sosta di discesa in posizione riparata. Da questa con 25 m si giunge ad una sosta di calata spostata sulla destra (faccia a valle), da dove con 15 m si raggiunge la sosta 10.

Raggiunta la sosta 5 ci si cala direttamente in verticale (in parte nel vuoto) per 30 m esatti fino ad una sosta di sola discesa (bollo rosso), dalla quale con altra due doppie (25 m +10 m) si raggiunge la sosta 2, da dove con 30 m si è direttamente all’attacco. Da qui si ripercorre l’intera cengia con corda fissa (70 m) continuando poi fino quasi alla fine della cengia, nei pressi di un enorme camino, dove si rinviene una sosta di discesa. Con una doppia da 30 m (attenzione ai detriti) si raggiunge la sosta a fianco del canale slavato (2 fix; presente cordone per uscire dal canale e raggiungere la sosta). Da qui, sfruttando le corde fisse del percorso di avvicinamento (o ev. con due doppie da 30 m dalle soste predisposte) si è alla base dello zoccolo (fin qui 2 ore circa dalla fine della via), da dove si scende a Malga Saisera seguendo il percorso di accesso (1 ora).

 

 

Discesa dal Monte Runch a Zovello per Stavoli Bidiùt

•luglio 17, 2020 • 4 commenti

Ennesimo sentiero di discesa nella conca di Ravascletto, questa volta con culmine sul cocuzzolo erboso del Monte Runch, sulla scia di Gaetano che con la consueta puntigliosità aveva già visionato il percorso a piedi. Oltre ai volenterosi locali e al furlàn Andrea che hanno ripulito questi sentieri prima della stagione estiva, una simbolica cittadinanza ciclo-pedonale in Val Calda andrebbe riconosciuta anche al Gaete, che in perlustrazione o come accompagnatore credo abbia fatto su e giù il Monte Peceit   almeno venti volte quest’anno!

Si sale come al solito fino in Valsecca sulla strada che porta alla Panoramica delle Vette e, giunti al tornante poco oltre la bella fontana, si traversa in discesa il prato affrontando poi la breve risalita che porta in “vetta”.

Dopo uno sguardo verso le Pesarine e la conca del Tuglia, inizia la discesa a tornanti prima lenta su zolle erbose, poi più veloce su aghi di pino e rare radici fino al tornante della strada di salita. Fin qui entusiasmante!

Invece di seguire il sentiero CAI 152, una delle più belle discese della zona, noi abbiamo traversato per circa  1 Km verso sinistra (est) prima su ampia traccia poi su saliscendi con qualche radice di troppo, fino a incrociare la traccia che scende agli Stavoli Bidiùt (tornante secco in una radura erbosa).

Il tratto fino agli stavoli è un lungo diagonale abbastanza ripido che con sentiero bagnato può diventare più impegnativo, nonostante il fondo prevalente di aghi di pino. Sfiorato lo stavolo, inizia la mulattiera con le icone della Via Crucis, che passa nei pressi della Chiesetta di S.Antonio e raggiunge Zovello. Fondo con pietrisco che si percorre lungo i bordi abbastanza agevolmente, salvo un breve tratto con pietre più grosse. Entrando in paese ripida scalinata erbosa molto scorrevole.

Dislivello 1000 metri circa, difficoltà S2. Traccia gpx su  https://tabaccomapp-community.it/it/percorso/33655-ravasclettom-runchstavolo-bidiutzovello-in-mtb

La discesa del Monte  Runch, se allungata fino al Piz di Mède e collegata al sentiero 152, è una delle più belle della Carnia. Nella conca di Ravascletto si disputa il podio con il Troi dal Gjat e il “Panzìt”. Attendiamo le preferenze dei lettori per una stilare una classifica. Qui sotto una bellissima cartina toponomastica dei sentieri della zona.