Nuovo Bivacco Bianchi in mtb

•agosto 9, 2018 • Lascia un commento

Oggi siamo stati a vedere i lavori di realizzazione del nuovo Bivacco Bianchi in Val Alba. Potendo contare sulla compagnia di un ottimo sherpa, ho innescato la miccia del vittimismo e così per “merito” della caviglia malridotta mi son trovato la bici depositata ai piedi del nuovo bivacco in costruzione, molto bello e in sintonia con il magnifico anfiteatro che dal Cjavals va fino al Zuc dal Bor, dirimpetto alla Creta Grauzaria.

Discesa più ciclabile di quanto sembra, con prima parte tecnica ed esposta, dove in qualche breve passo sono sceso . Seconda parte ciclabile e anche abbastanza facile, con finale dal rio in poi veloce ed emozionante.

Conviene parcheggiare al solito slargo prima del divieto e salire in sella fino al Rifugio Vualt e da qui imboccare la pista con segnavia CAI 428 che, dopo qualche strappo mozzafiato, diventa sentiero e con una mezz’oretta di camminata con bici a spinta porta fino al bivacco. Da qui chi lo desidera potrebbe salire fino a Forcella Chiavals, aggiungendo quasi 200 mt di dislivello e una piacevole discesa.

Al rientro merita assolutamente seguire la velocissima variante 428a che riporta proprio al parcheggio. Numerose possibilità di allungare la gita risalendo a Forcella Vualt e scendendo a Dordolla oppure verso sud e il Zouf di Muez e la sua famosa discesa ripida fino a Moggio.

Dislivello 700 metri, salita quasi tutta ombreggiata al mattino. Discesa S2+ prima parte, S1 seconda.

 

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Calcarea record!

•agosto 7, 2018 • Lascia un commento

Sono passati otto anni da quando abbiamo iniziato a tenere aggiornato questo blog. Nei primi tempi cercare qualche informazione  è stato più facile: le sciate o i sentieri da percorrere in mtb “già c’erano”,  per citare  il mitico pastore di Serra Oseli. Si trattava solo di aver la voglia e la curiosità di andare a vederseli e fare quattro foto.

Un po’ più di materiale ce lo ha poi fornito l’arrampicata, perchè è aumentato il numero di chiodatori, soprattutto di quelli interessati alla fruibilità degli itinerari che avevano preparato; insomma una via di mezzo tra soddisfazione personale e regalo al resto dei praticanti.

Però,  nonostante i post  siano nè migliori nè più frequenti, c’è stata  una crescita graduale dei visitatori di Calcarea che in luglio ha raggiunto il suo punto massimo: 4684  ospiti per 11.977 visualizzazioni! Ci prendiamo allora la momentanea libertà di vantarci di un risultato personale, cosa che abbiamo cercato di evitare in otto anni, perchè volevamo dedicarci allo scambio di informazioni e di idee, queste ultime sempre più scarse e confuse.

Salvo qualche inevitabile notizia data dal sottoscritto sull’altra metà di Calcarea, Mattia,  riguardo alle sue prime ascensioni che  sono comunque  utili come riferimento per eventuali ripetitori, abbiamo considerato che basti e avanzi facebook o qualche altra diavoleria di internet per divulgare le “prestazioni” personali, selfie e # compresi.

Gildo in Pleros negli anni ’90

Questa volta  vi segnaliamo la prima salita in libera da parte di Alex Corrò e compagni  della multipitch aperta lo scorso anno sulla parete nord del Monte Pleros, ideale continuazione di “Lasciami come sono” chiodata da Gildo Zanderigo negli anni ’90. La via ha 6 tiri e la difficoltà massima è di 7b. Attendiamo ulteriori dettagli da parte dei protagonisti!

Lo stesso dicasi per la via  aperta da Oleg Del Fabbro e compagni sul Monte Fiorito di Sappada, “Frugando nell’ignoto”, 350 mt fino al 6b, a spit e friend.

Sempre in tema di multipitch eccovi una proposta per pochi coraggiosi sulla parete sud di uno dei pilastri  di Casera Pramosio (pilastro “Albachiara” per intenderci). Apritori austriaci, via alpinistica mista (qualche sporadico spit, sembrerebbe)  Consultate: http://www.endlich-klettern.de/mario-walder-dreamline-catching/

Molto ripetuta invece, sia per bellezza che esposizione in ombra, una via del 2017 sulla parete Ovest del Mangart, 440 mt fino al 6b+,  ben chiodata. si chiama “Brijliantina”  Consultate: http://www.primorskestene.com/?mod=catalog&action=viewRout&id=1914&action_id=87&lang=sl.

Brijliantina

Qualche novità anche nelle falesie ombreggiate. In Val di Collina, nel settore placche, ho finalmente ultimato i lavori, iniziati lo scorso anno, che avevano come obiettivo quello di rendere accessibile in un solo monotiro la fenomenale seconda lunghezza della breve “multipitch” “Cuicuocua”, una vietta di tre tiri che da sola meriterebbe un post e uno stage di arrampicata sul campo.

Il primo tiro, quotato al tempo 6b/c, è un bel muro verticale a goccette che non esiterei a promuovere a  perfetto 6c+. La seconda lunghezza è un diedro quasi yosemitico (ma senza fessura!) che qualcuno ebbe la spudoratezza di valutare 6a, ma che, difficoltà a parte, risulta di una bellezza estetica ed arrampicatoria immodificabili .

Vista la tortuosità del primo tiro, risultava quasi impossibile percorreli insieme stando comodamente terrazzati alla base. Così lo scorso anno ho chiodato una via sulla destra, oltre il 5c (6a?) già esistente. Questa via (“Quasi) può sia finire alla stessa sosta del 5c, con un facile e divertente 6a, che tirare diritto e raggiungere il fatidico diedro. Così fatta (“Quindi”) potrebbe raggiungere il 6b+. Non contento, ho chiodato anche una variante alta  più difficile, che invece di confluire nel diedro segue una fessura e lo spigolo soprastante (“Quorum): forse un 7a. Per queste ultime due possibilità è obbligatoria la corda da 80 metri. Le placchette del 2° tiro sono quelle  originali, solo all’apparenza sinistre. Aprofitto per informarvi che alcune vie del settore sono state di recente richiodate con ottimo materiale inox, immaginiamo da Bunny, artefice delle prime chiodature.

Ultima cosa: dopo alcuni metri di “Quasi”, la si può abbandonare traversando verso destra su tre spit ravvicinati che finiscono alla sosta della via successiva: traverso di almeno 6c (“Quelo”).  Mentre trapanavo, sabato un climber sloveno mi ha appoggiato due lattine di ottima birra ceca sul cofano dell’auto urlandomi : “Thank yuo for this work!” Son soddisfazioni….

 

“Workshop”, la falesia di Cave del Predil. Finalmente i dettagli!

•agosto 2, 2018 • 2 commenti

Riceviamo da Giulio Moscatelli e pubblichiamo volentieri!

Credo che la nostra regione offra molto in termini di arrampicata sportiva e non solo.
Negli ultimi anni il numero delle falesie a disposizione è aumentato considerevolmente tanto che adesso comincia ad essere davvero difficile trovare altri luoghi adatti a nuove chiodature.
Chi conosce un po’ la morfologia delle nostre valli sa che quello che resta da attrezzare e’ nascosto, probabilmente scomodo e lontano da raggiungere: quindi ogni buona velleità svanisce davanti a tanta probabile fatica.
Eppure ci sarebbero molte pareti con roccia maggiore ed altezza ragguardevole da poter chiodare.
Ne ho avuto riprova poche settimane fa quando, invitato dal mitico Daniele Pesamosca , mi sono fatto un giretto nella falesia di “Workshop” sopra Cave del Predil.

Da anni ne avevo sentito parlare, ma sempre in maniera leggera, nessun dato concreto: l’unica certezza era il lungo avvicinamento e forse la chiodatura non proprio rassicurante.
La visita quindi per me è stata una piacevolissima sorpresa .
Location con visuale mozzafiato sul lago di Cave e montagne limitrofe , parete enorme con grande potenziale, tiri tecnici da dita su roccia dolomitica.
E naturalmente un isolamento impagabile, diventato ormai per me una condizione quasi essenziale in questo tipo di attività.
La falesia si trova sopra il lago di Cave sul versante orientato a sud.
Non appena si parcheggia nei pressi del fortino con il tipico cannone e’possibile vederla in tutta la sua ampiezza .
Per raggiungerla si segue una traccia piuttosto ripida ma non così estrema per circa 300 metri di dislivello . Diciamo che in 30/35 minuti ci si arriva..Niente di così impegnativo quindi.

Digital StillCamera

I lavori sono cominciati nel lontano 2003 dapprima sul versante sud e poi sul versante est, quest’ultimo purtroppo oggetto di recente disquisizione con chiodatore foresto impossessatosi della parete senza preventiva “ autorizzazione” .
Non che le pareti siano di proprietà di colui che le scopre ….ma insomma ..seguendo principi di buon senso ed educazione dovrebbe venire spontaneo condividere nuove aperture, modifiche e varianti con chi per primo ci ha messo mano.
E questo non vale solo per Workshop ovviamente….
Ma tornando a noi …..
La falesia e’ assolutamente meritevole di essere frequentata; tra l’altro e’ possibile scalarci in quasi tutte le stagioni,inverno incluso,  purché in giornate ampiamente soleggiate ed in assenza di neve sul percorso di avvicinamento .
La roccia e’ tipicamente dolomitica e caratteristica delle Alpi Giulie : sul grigio generalmente compatta e lavorata e sul giallo da pulire un po’ .
Richiede un arrampicata esigente, mai banale che alterna tratti tecnici ed atletici a sezioni “ da dita” e , proprio per questo motivo, pur essendoci anche tiri con difficoltà contenute sarebbe preferibile andarci con un buon allenamento .

Un minimo di competenza alpinistica è comunque utile poiché sul versante sud e’ obbligatorio eseguire le manovre necessarie stando assicurati; questo comunque non e’ sempre un limite dato che come si sa un pelo di ingaggio in più e’ sempre proporzionale all’ interesse e alla soddisfazione .
Ci tengo a ringraziare Daniele e non solo perché mi ci ha portato … ma sopratutto per avere scovato e lavorato strenuamente in questo meraviglioso luogo …e vi assicuro che portare avanti e indietro trapano ed attrezzature per 300 metri alla volta non e’ un giochetto. Con lui hanno collaborato molti altri climbers tra i quali non posso non menzionare il “Cama”, Paolo Degano , Alberto della Schiava e Luca Vuerich .
Questa e’ l’ennesima dimostrazione che esiste gente forte sia atleticamente che d’animo, sempre con idee nuove e stimolanti e che si impegna “ a fondo perduto “ per la propria ed altrui passione .
Ricordo ,per chi non lo sapesse , che anche il Nut e’ opera di Daniele …. altra falesia di livellissimo rinomata e conosciuta anche oltre confine.
Grazie mille quindi Daniele … e buone arrampicate a tutti…

L’elenco delle vie, con l’indicazione del chiodatore.

1 Mai più con un montanaro 7a /Pesa

2 Bubez moderni 6b (dal basso da solo)/ Pesa

3 progetto Dal basso da solo da ultimare /Pesa

4 Ludo 6b/  Asterix

5 Layer 6c+/ Buc

6 Cinghiattoli 7a / Pesa

7 Il ghigno del maligno / L1 6a L2 6c L3 6a (dal basso) Pesa e Loris

8 Caroula NL / Pesa

9 Santa Barbara L1 7a L2 NL / Pesa

10 Pindul L1 6b L2 6c+ / Alberto

12 Vacanze a Givi 6a / Buc

13 New Cave L1 5b L2 6a+ L3 6c L4 NL / Cama

14 Ingresso Giuseppe 7b / Pesa

15 Essenza L1 5b L2 7b L3 NL / dal basso Cama e Pesa

16 Boulder Queen L1 7b L2 ? L3 6b+ / Gerold

17 A cave si fa così 7c Pesa

18 Settimo Senso L1 6b/c L2 7b L3 7c+ 40 mt / Pesa e Paolo Degano

17/18 Connettiamoci 6c/7a / Pesa

19 Sasi 7b+ / Gerold

20 The Judge 7a/b / Gerold

21 Mudapest NL / Pesa

22 King of Raibl 6c  / Gerold

23 Osvi 6c / Pesa

24 Espresso 6a+/ Gerold

25  Panico , 6a+ 2 lunghezze, da ripulire /Gerold

A sinistra  di “mai più con un montanaro” ci sono:  6 cc one 6c 35 mt, SN NL 30 mt

Accesso :
Percorrendo la strada provinciale che collega Sella Nevea a Cave Del Predil si parcheggia nello spiazzo antistante il fortino di guerra con cannone molto evidente .
Da lì si prosegue a piedi verso Sella per circa 100 metri ed in prossimità del paramassi si noterà una traccia con bollini rossi che sale .
Il percorso e’ molto ripido ed in circa 30/ 35 minuti conduce sotto le pareti .

Un invito da Ciano “Cadena”

•luglio 24, 2018 • Lascia un commento

Cari amici,

tra pochi giorni fazo el giro de boa dei 50 anni. No me par vero, ma i xe rivai !!
Gavessi sai piazer de festegiar con i amici veci e novi in un dei miei posti preferidi. Per chi ga piazer de passar, se vedemo dal pomeriggio a oltranza venerdì 27 luglio in Baratro, la nostra super falesia vizina Gabrovizza. Ghe sarà musica, griglia, de sbevazar e perfin la dolina iluminada anca de notte per quei che ga voja de andar avanti a fulminarse i brazi.
Se poderá pernotar in logo se ve organizé con un tendalin, un’amaca o con quel che volé per distirar el scheletro.
Tra qualche giorno ve darò dettagli sulla logistica per combinar tuto al mejo e non gaver problemi coi vicini.

Per i non triestini: se no gavé capì un kaiser de quel che go scrito podé pur ciamarme al 3248343403. Intanto sté tranquili: no rispondo mai al cell e no me troveré lo steso
Un baseto,
Ciano

GRAZIE VECIO!  AUGURI anche da Calcarea!

Geologia sotto le Stelle

•luglio 17, 2018 • Lascia un commento

Arrampicarnia-Cjanevate 13-14-15 luglio

•luglio 12, 2018 • Lascia un commento

“L’invidia del pane” 8c al Passo di Monte Croce Carnico

•luglio 11, 2018 • 1 commento

Così nel momento fatidico, pur frequentandoci da una ventina d’anni, ci siamo trovati lì quasi per caso. Io che non scalo da due mesi e al mattino mi ero scannato in mountain bike, mio cognato  che non avrebbe voluto arrampicare  per l’eczema alle mani e perchè “è meglio che cambi sport”, sua moglie a far da “fin che morte non ci separi” cercando di mettere in pratica con meticolosità i soliti “miti consigli”: muovi i piedi, girati verso lì,  o là,  non stare frontale!

Quanto c’entrino premonizione o fatalità lasciamo a voi decidere. Sta di fatto che proprio domenica pomeriggio, e non prima,  tre di noi si sian fatti 30 km in auto fino a Passo Monte Croce senza altro scopo che quello di vedere Mattia provare il suo annoso progetto “L’invida del pane”, lasciato perdere da quasi due anni dopo una disavventura alpinistica, e ripreso in mano da una manciata di week end.

Se l’era chiodata forse dieci anni fa, dopo un intervento risolutivo della flex di Osvaldo, corteggiandola  e abbandonandola a più riprese, lasciandola lì ad assistitere impotente  a lauree, para olimpiadi, milioni di chilometri macinati tra piste di sci, Carso, perizie geologiche, esercitazioni di soccorso alpino e motosega al soldo di Tendina; con anche  un  breve ma “formativo” soggiorno tra Rianimazione di Udine e Medicina di Tolmezzo e un numero  mai   ufficialmente dichiarato di morose.

Non ce ne voglia l’attuale, deliziosa compagna e assicuratrice “nel momento opportuno”  , unica presenza  non antologica nella falesia delle Casermette.

Quindi  qualcosa nell’aria ci poteva essere, oltre alla riunione di cotanti spettatori, se dopo tre mezzi tentativi interrotti al terribile passaggio del terzo spit, con la pioggia che timbrava puntuale il cartellino del Passo, alla timida domanda “fare ancora un giro?” nessuno ha avuto dubbi: fare!

La pioggia si è distratta giusto in tempo per non bagnare la placca di uscita, la frequenza cardiaca media è salita e Mattia con lei, leggero e discreto, fino alla catena. Urla, applausi, eccetera.

Tornato sulla  terra, dopo abbracci e le strette di mano, si è parlato un attimo di Pilàn e certo  si è pensato  ad Emil, che a poche decine di metri tanti anni fa chiodò uno dei pochi suoi tiri.  Pur non essendo per Mattia  il primo 8c , c’era un clima quasi di rivelazione, come dovesse apparire da un momento all’altro il fantasma di Berhault o di Gullich. Che è poi sfociato, il clima e il fantasma,  nelle birre di prammatica.

Bulo vecjo! E grazie.