Anello di Ravorade da Cuel Lunc, in mtb.

•ottobre 10, 2018 • Lascia un commento

Chissà perchè avevo conservato un ricordo così balordo di questa magnifica discesa che riscatta ampiamente lo scempio fatto a suo tempo con la realizzazione della pista da Sflincis a Borgo Cros?

Oggi nonostante il fondo umido ho (ri)scoperto un giro tra i più solitari e piacevoli della Pedemontana, che permette in un’uscita di 3 ore di inanellare due belle discese e due salite, una delle quali ben tosta, al cospetto di un’emozionante panorama sulla Val Fella e la dirimpettaia Creta Grauzaria.

La gita con partenza da Stazione per la Carnia e arrivo a Borgo Povici, attraverso la località di Cuel Lung, gli stavoli del Verzan  e quelli di Stivane, è una delle più conosciute e delle più “antiche”  avventure su sentiero degli appassionati di mtb, molto popolare anche con la variante di salita da Moggio e Ravorade. La realizzazione di una pista che raggiunge Borgo Cros ha in parte cancellato il bel sentiero che percorreva le pendici del Monte Sflincis.

Con la variante che vi propongo oggi, di sicuro già conosciuta ma non popolarissima, l’anello riconquista uno dei posti più alti nella classifica di quelli “da non perdere” dell’intero Alto Friuli. Parcheggiato a Stazione per la Carnia, si sale a Tugliezzo e dopo una breve discesa si risale fino alla località di Cuel Lung di sopra, con un’ultima impennata della pendenza che metterà alla prova le vostre qualità di grimpeurs.

Da Cuel Lung di sopra si scende con facile zig zag nel bosco e su supera con bici a mano il rio che in epoche passate costringeva a qualche equilibrismo e un po’ di patemi (sceglta difficile su chi sacrificare: il ciclista o la bici?). Superato il bivio per la variante del Troi dai Vèdui (da esplorare) si risale brevemente, anche in sella, fino ai diroccati stavoli del Verzàn, oltre i quali una breve risalita (a sinistra al bivio) porta alla  nostra discesa, bella, ben sfalciata (grazie Parco!) e non difficilissima (S1+?). Segnavia CAI 743a.

Giunti in Ravorade, la magnifica radura con stavolo e roccolo, conviene continuare a salire sulla destra fino agli stavoli di Stivane, per completare il giro con le discese già conosciutissime e l’emozionante toboga che porta al ponticello di Povici. Chi avesse ancora voglia e gambe può farsi anche l’anello del ponte di Tigo e tornarsene a casa ben pasciuto. Consiglio di rientrare all’auto lungo la strada di Campiolo, sulla destra Fella.

Dislivello totale da Carnia a Povici non più di 800 metri, sviluppo attorno ai 12 km. Consigliatissimo.

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Ultimissime dal Puinton di Sauris, e non solo.

•ottobre 8, 2018 • Lascia un commento

Cominciamo il rendiconto degli aggiornamenti dalla falesie dell’Alto Friuli con l’attività recente nella falesia del Puinton di Sauris, che prima di affrontare il lungo letargo invernale ci consegna alcune sostanziose novità.

Nel settore “Scagazzum magnum” Mattia ha liberato quello che sembrava l’ultimo problema irrisolto, ovvero il primo tiro che si incontra arrivando, “Apparatisck” 7c+. Se non che, nel frattempo, è stato chiodato un  nuovo tiro, poco a destra, che si preannuncia assai difficile e di sicuro ha per ora solo il nome, ” Sua sponte”  (parte appena a sinistra di “Detto fatto”) e promette difficoltà di almeno 8b.

Liberato  anche il primo tiro del settore più sviluppato in altezza, quello di “Ti attraverso…” e di “Zovellano volante”. E’ un bel muro verticale di 33 metri che ha una difficoltà attorno al 7a e parte in comune con altri due tiri, per poi piegare decisamente a sinistra. Si chiama “Meteoridi” perchè sabato scorso, a dispetto delle infallibili previsioni, al Puinton ha cominciato a piovere alle 16.

Qualche notizia anche sull’allungamento del secondo tiro, che fino alla prima catena è un 7a/+ e per ora non ha  nome. La seconda parte, che arriva ai 38 metri della stessa sosta dello “Smidollato”, corre parallelo alla sua sinistra; ha una sezione iniziale difficile sul tettino che fa lievitare la quotazione fino al 7c.

Si è riaperta la stagione di Pioverno dove registriamo con piacere la prima “libera” di un tiro che finora tutti hanno scalato evitando furbescamente a sinistra il passo chiave piuttosto duro. Si tratta della via a destra di “Mano fredda” , gradata finora 6c+ (ma ha un nome?). Complimenti a Giuseppe Vidoni che l’ha salita direttamente e sembra abbia parlato di 7b.

In zona Passo di Monte Croce siamo stati a fare un (secondo) giro nella nuova falesia, ancora non pubblicizzata, del “Belvedere”, chiodata da colleghi di Mauthen. Ci eravamo stati con Attilio due anni fa provando una sola via, bella e difficile. Il settore si è arricchito con una sezione apparentemente più facile, a sinistra della prima. Noi abbiamo provato i primi tre tiri, cominciando da sinistra: il primo ci è parso molto difficile se non impossibile, il secondo è bello ed ha una difficoltà attorno al 6c, il terzo non imperdibile e non solidissimo, circa 6b.

Nel settore principale abbiamo provato una fessura strapiombante (terzo tiro da sinistra) e ci siamo arenati su un passo molto fisico, dove era già presente un moschettone di ritirata, che abbiamo sfruttato con riconoscenza. Segnaliamo in questo settore la via appena a destra di questa, che provammo al tempo e che potrebbe essere un bel 7a+/b.

Si accede al settore costeggiando la parete del Cellon oltre il bel settore “Anno Schnee 2” (relazione  sul nuovo pieghevole di “Arrampicarnia”), oppure seguendo il sentiero CAI che va al Marinelli, per abbandonarlo all’altezza della caratteristica parete gialla (poco oltre l’ampio tornante erboso). Esposizione sud pieno, da sfruttare d’ora in poi. Chiodatura ragionevole tutta con materiale adeguato e soste pronte impeccabili Austria Alpin.

Omar, gestore del Rifugio De Gasperi, ci segnala un notevole incremento dell’offerta di falesie di arrampicata sportiva nei dintorni del Rifugio. Le trovate usando questo link: https://www.facebook.com/notes/rifugio-flli-de-gasperi/arrampicare-al-rifugio-de-gasperi/1141271186049514/

Con l’occasione di questo post vi informiamo dello spostamento alla prossima domenica del Meeting organizzato da  Paluzza Climbing in Avostanis, dove consigliamo vivamente una visita al nuovo settore chiodato da Osvaldo, che anella prossima edizione speriamo venga invitato come tutor della sua specialità preferita, il  Tai Chi Yomba. Febbre permettendo….

Ci sono  numerose novità riguardanti la falesia prettamente autunnale di “Illegio Alta (Biblica)” ma ve ne parleremo in un post appositamente dedicato, fra qualche giorno….

Anello di Casera Dimòn in mtb

•settembre 28, 2018 • Lascia un commento

Bel giro vario e panoramico, sulle tracce della recente gara di corsa in montagna, con sentieri da poco ripuliti per l’occasione. Ciclabilità un po’ incostante senza  discese veramente emozionanti, ma nel complesso una gita che consiglierei, a patto di disporre di una bici con buona ammortizzazione “full” e di un po’ di interesse per la  scoperta, anche al prezzo di qualche disagio.

Si parte da Castel Valdaier in direzione del monte e laghetto di Dimon, lungo la solita strada sterrata con fondo discreto. Poco prima dei ruderi di Casera Montelago, appena superato il laghetto, si spinge per pochi minuti in salita la bici lungo il sentiero 406, che inizia sulla destra in comune col 404, descritto in un altro post di Calcarea.

La discesa verso Casera Dimon è varia: alterna tratti ciclabili abbastanza scorrevoli a sezioni con roccette e sassi affioranti dove la ciclabilità è proporzionale alla capacità di “lasciar andare” la bici senza paura, superando di slancio asperità che una frenata renderebbe invalicabili in sella. Ci sono alcune risalite ciclabili ed altre dove è meglio scendere e spingere. L’arrivo alla malga è però veloce e reso ancor più emozionante dal grandioso paesaggio sul quale spiccano gli inconfondibili  profili della Creta di Aip e del Montasio.

Questa non è Casera Culèt, ma Dimon!

Da Casera Dimon a Casera Culèt la mulattiera, in saliscendi, è più ciclabile e la picchiata finale ancora  benvenuta. Da Culèt si rientra a Castel Valdaier lungo la pista prima pianeggiante e poi più marcatamente in discesa.

In complesso all’incirca 2 ore e mezza di gita, dislivello forse attorno agli 800 metri complessivi, ciclabilità accettabile con difficoltà mai superiori all’S2. Non è tra i giri più belli della Carnia, ma merita almeno una visita.

Il “Clap dal Muscli” a Cavazzo

•settembre 26, 2018 • 3 commenti

Questa mattina ho concluso i lavori in una nuova piccola falesia di arrampicata sportiva nei pressi di Cavazzo. Anche se definire “falesia” questo masso di conglomerato può sembrare ironico o presuntuoso. Ma, avendo  tutti gli studi scientifici stabilito che il climber o è ironico o è presuntuoso, con grande prevalenza del secondo tipo,  forse si dovrebbe classificare il Clap dal Muscli come “palestra di ginnastica”: ne ha del resto le caratteristiche sia architettoniche che arrampicatorie: altezza quasi come quella di una sala boulder, stile sfacciatamente ciapa e tira, inclinazione sempre oltre la verticale. Come in tutti i casi di psicopatologia, la dolorosità degli appigli tipica del conglomerato fornisce anche quel pizzico di autolesionesismo che completa il quadro, o la diagnosi.

Non sono in grado di pubblicare delle foto, perché non ho trovato un’inquadratura interessante tra quelle scattate, forse perché son stato lì sempre da solo e con condizioni di luce tipiche di un piccolo canyon, quale è in effetti, con un po’ di immaginazione. In mancanza di un soggetto che non fosse la roccia o il muschio, preferisco lasciarvi la curiosità.

Ci sono 8 tiri finiti con 5 spit di via ciascuno. Di nessun tiro so indicarvi la possibile difficoltà, avendone provato i movimenti appeso alla corda, ma non le vie in continuità (orientativamente dal 6b al 7b). L’orientamento è sud ma il sole ci arriva ben poco. L’avvicinamento è lo stesso della Parete dell’Edera: 3 minuti dopo lasciata l’auto e aver imboccato il sentiero per l’Edera, girate a destra a un evidente bivio.

Se volete sapere chi me l’ha fatto fare, non ho una risposta. Forse  mi era solo piaciuto il posto e, come nel caso dell’altra falesia, l’ho chiodato alla fine più per tossicodipendenza da trapano che per altro. Però alla fine l’Edera è piaciuta ed ha una discreta frequentazione; i due posti potrebbero anche andare d’accordo. E allora  qualche volenteroso finirà per arrivare anche qui, così si sapranno  le difficoltà  e magari ci manderete anche due foto decenti. I nomi delle vie sono a disposizione dei primi sperimentatori: mandateceli!

Tra le Malghe Meleit e Claupa inseguendo un decespugliatore

•settembre 24, 2018 • 3 commenti

Non tutte le proposte che trovate su Calcarea son da prendere per oro colato. Alcune, come questa che sto per raccontarvi, valgono più per le indicazioni che raccolgono o gli insegnamenti che impartiscono che per l'”impresa” in sè. Ammesso e non concesso che questo blog si occupi di imprese e non, più verosimilmente, di passatempi più o meno faticosi e divertenti.

Partiamo con quello che NON dovete fare se volete ripetere questo giro: non sottovalutatelo, non arrabbiatevi se non riuscite a fare in sella dei tornanti poco pendenti e con perfetto fondo erboso, non pensate di comprare la bici elettrica se delle terribili rampe cementate respingeranno il vostro amor proprio. Soprattutto, se decidete come il sottoscritto di far base a Vinaio, non salite verso Meleit lungo la direttrice  Uerpa, Dolacis e Chias almeno che non abbiate una buona riserva di gamba messa da parte durante la stagione.

Un uccellino travestito da gatto mi aveva sussurrato all’orecchio che una vecchia mulattiera, che da Malga Meleit porta a Malga Claupa, era appena stata decespugliata, così come il sentiero 165 che da quest’ultima picchia giù direttamene a Val di Lauco, che avevo percorso ben poco in sella qualche anno fa.

Incuriosito dalla novità e intenzionato a darmi una seconda chance sul single trak di cui sopra, son stato a dare uno sguardo. Che si è rivelato una grandiosa sfacchinata.

Comunque: a chi decidesse di andarci consiglio di salire a Val da Vinaio per la biliardesca strada asfaltata, scaldando bene le gambe per le terribili rampe che da Trischiamp vi porteranno in Meleit, con i miei complimenti per chi le farà in sella.

La nostra mulattiera, ben segnalata, si stacca appena sopra la malga e traversa prima in falsopiano e poi in discesa per circa 3 km, riservando una risalita finale che i più preparati riusciranno a pedalare. E’ ottimammente decespugliata.

Superata Malga Claupa, si prosegue verso sud ovest per 200 mt fino ad incontrare l’imbocco del sentiero CAI 165, che dopo i primi metri un po’ ostici, riserva una regolare discesa a lunghi diagonali intercalati dai famosi tornanti di cui sopra, dove chi conosce e soprattutto sa mettere in pratica la tecnica “nose press” si divertirà di sicuro.

Giunti a Val sarebbe raccomandabile rientrare a Vinaio lungo il Sentiero Ivano Cimenti (v. post di qualche anno fa), sulla cui praticabilità non ho però notizie fresche.

Un’ultima soffiata: il decespugliatore che mi ha attirato in questa imboscata sembra sia stato anche a pulire il sentiero che da Malga Agareit porta in cima al Monte Tamai (quello che si fa di solito con gli sci d’alpinismo). A questo punto non ci sarebbe che da scegliere come arrivarci: con le implacabili rampe di Chias o più umanamente da Zuglio o Noiaris via Malga Dauda? In questo caso anche le possibilità di discesa su sentiero diventano molte e molto interessanti. Ma la gamba?

Da Vinaio a Claupa via Dolacis, Chias, Meleit, dislivello 1200 mt almeno. Discesa su 165 difficoltà S2+. Fatemi sapere…

Arrivederci Plèros!

•settembre 22, 2018 • Lascia un commento

 

Dopo la visita di ieri e i lavori eseguiti in extremis temiamo di dover annunciare la fine della stagione di arrampicata per la bellissima falesia del Monte Pleros, alla quale  una meteorologia più che clemente ha regalato un’estate ideale per le condizioni di aderenza della roccia, ma che la perturbazione attesa per oggi consegnerà al meritato letargo fino alla prossima estate.

Le ultime novità sono  che la via “Braccino” è stata liberata qualche giorno fa dall’inarrestabile Osvaldo, che ha risolto con grande intuito il busillis dell’ultimo  passo, quello che fa lievitare il grado della via dal 6c+ della prima sosta (posizionata oggi) fino al  7b+ complessivo (ovviamente 6b+ per alcuni fortissimi che utilizzano ancora la scala “carota e bastone”).

Oggi abbiamo terminato anche la via a sinistra di “Braccino”, che ad essa si congiunge negli ultimi metri, di difficoltà da stabilire (almeno 7a comunque).

Posizionata una sosta intermedia anche al nuovo tiro “Difficile anche se indovini”, che fino in cima sarà probabilmente 7c e alla prima sosta è forse 7a+.

E’ stato inoltre  ultimato il collegamento tra la via “Triedro” e quella alla sua destra, con uno spit che permette un’uscita meno impegnativa lungo un facile diedro.

L’estate appena trascorsa ha registrato la prima “libera” della via multipitch di Alex, numerose chiodature, tra cui due vie nuove realizzate da Oleg, un nuovo sentierino di accesso ben evidente  e una frequentazione in linea con i tempi (all’incirca 1/100 di quelle di Cavazzo o Somplago…) per questa falesia in posizione incantevole e con vie maggiorissime, dove i buchi perfettamente incisi nella roccia possono far pensare che due buone braccia siano sufficienti ad arrivare in sosta.

Da quest’anno la falesia è  stata più facilmente raggiungibile essendo permesso il transito delle auto fino al Rifugio Chiampizzulon.

Ci si vede il prossimo anno in Pleros!

“Le navi ad Eolo” nuova via nelle placche di Morareet

•settembre 21, 2018 • Lascia un commento

È questo il nome della nuova via sulle Placche di Morareet. Le stesse placche percorse dalla via “Il fum e l’aga” aperta alla fine scorso millennio (1999), da LGG e dal Furio (Colman).
Il nome della nuova via non è la dotta citazione del verso di un ellenico aedo ma una dedica.

I protagonisti principali stavolta sono LGG e il suo storico compagno di cordata Gabriele (Mancini). Il terzo attore, (il Furio già sopra citato) si è unito ai due solo nel terzo e ultimo giorno di lavorazione, solo per recitare ossessivamente la stessa frase “Voglio una falesiaaaaa!.. !” Fellini –Amarcord)..Una falesia sul mare (Fred Bongusto)

 

I lavori erano iniziati, rigorosamente dal basso, nell’estate di due anni fa e si erano arenati, nella medesima estate, sotto l’ultimo tiro. Quest’anno non trovando la motivazione necessaria per issare, per quasi duecento metri di parete, trapano e spit abbiamo deciso di concludere la via chiodando il tiro mancante dall’alto.
Gli eventuali ripetitori, se ce ne saranno di disposti a chiudere un occhio su questa nostra imperdonabile caduta di stile, troveranno pronta e confezionata, una magnifica via di quasi 200, su ottima roccia calcarea, appoggiata nella prima parte, verticale e strapiombante nel finale.
Sulla sinistra (in verde sulla foto) abbiamo già in lavorazione una altra via.

Per raggiungere la base della parete percorrere per una mezz’ora la strada che dal Rifugio Tolazzi  conduce al Rifugio Marinelli, fino a dove questa incrocia il rio che scende dal Vallone del Ploto, in vista della evidente placconata.
Si sale nel bosco sulla sinistra del rio per una tracce di sentiero, in direzione delle base della placconata, poi si piega verso destra per erba alta e ripida (occhio alle vipere) fino alla base di un canalino erboso attrezzato con corda fissa, che permette di aggirare da destra a sinistra il ripido zoccolo di rocce ed erba sottostante la placconata (in tutto circa 50 minuti dal rifugio Tolazzi).

1)–Dal termine della corda fissa salire verso sinistra, dapprima per facili placche giallastre e poi per placche grigie quasi verticali, fino a una comoda sosta su terrazzo erboso sovrastato da un tetto (50 m; 4 poi 6a)
2)-3)–Salire a sinistra del tetto per placche via via più compatte fino ad un terrazzo erboso (70 m; 5a, 5b).
4)–Obliquare a destra per placche compatte fino alla base di un diedro verticale (30 m; 5b).
5)–Percorrere il diedro in obliquo a sinistra fino al suo termine; sosta su comoda cengia (30 m; 6a+).
6)—Traversare a sinistra per qualche metro, salire a una cengia, superare un piccolo strapiombo e seguire poi una fessura obliqua a destra fino a rocce più facili (30 m; 6b+).
Discesa in doppia come da schizzo.

Utili due corde da 50 m per la discesa in corda doppia e qualche cordino (è possibile anche calarsi con una corda da 70-80 m). La via per il resto è completamente attrezzata a spit (S2).