Osp (Babna)

•aprile 27, 2016 • Lascia un commento

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Le ultime, sempre più rare volte in cui son stato a Osp ci si fermava all’Orto perchè la Terrazza (Babna) è quasi sempre  affollata. Seppelliti da(i) decenni  i sogni di gloria del carnaio strapiombante di “Miscia” (“el stomego”, come diceva l’indimenticato Bubu), in un epoca in cui si parcheggiava dappertutto e ci si salutava  con piacere, ieri spinti più dal borino e dalla temperatura che dallo spirito, siamo tornati alla base del grande muro verticale.

Dove abbiamo scoperto che : primo, se si compra una corda da 80 metri bisognerebbe anche tentare di sfruttarla. Secondo, che la roccia non è ancora fastidiosamente  unta neppure nei 6a più trafficati (rispetto a Massone pare di essere in Avostanis…). Terzo, che ci sono un mucchio di possibilità di concatenamento di due tiri fino ai 40 metri  e alcune novità assolute, almeno per noi non così assidui del posto (tra tutte uno spaziale 6c+ di 38 metri, “Jaslice”). Quarto, che nonostante l’affollamento e la relativa diffidenza di qualche vecchietto inacidito, ci si trova sempre gente simpatica, bellissime e agguerrite “mule”  e qualche “fortissimo” evergreen col quale far due chiacchiere e due risate.

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Resta un vero e proprio arcano dove si possa parcheggiare e, soprattutto, quanto ciò dipenda dalla simpatia che ispirate al tipo del campeggio, che simpaticone modestamente lo nacque. Ma queste, restando a Totò, son quisquilie. Torneremo di sicuro in Babna il prossimo inverno per passare un’altra giornata su roccia perfetta, chiodata  “severa ma giusta”, scalando tante vie che per fortuna ci siamo quasi del tutto dimenticati e potremo riprovare ovviamente ” a vista”.

La logistica del parcheggio, scherzi a parte, imporrebbe di portare tutte le auto nel grande slargo di fronte a Misja. Per scalare a Babna è abbastanza utile avere uno schizzo aggiornato, che trovate sull’ultima edizione di Arrampicate senza confini (Sidarta ed.) o, immagino, su internet. Ma anche andando ” a naso” è difficile trovarsi in grosse difficoltà: fate conto che  tutti gli allunghi delle vie di placca grigia non superano il 6c, cosicché una volta tanto si può anche andare “a occhio” oltre che a vista, con quel po’ di spirito esploratore (ben protetto!) che si diceva aleggiare nella scalata…Oltre che a far gasolio, mettere in conto  un po’ di ricreazione a Basovizza e dintorni.

Forcella del Forame (Crete di Gleris)

•aprile 26, 2016 • Lascia un commento

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La sciata che non ti aspetti: domenica incuranti delle previsioni meteo siamo finiti in Val Aupa in direzione Forcella del Forame, una sciata nel mezzo del gruppo de Lis Gleris che avevamo già fatto nel 2009, su suggerimento di Attilio, che ha anche meritoriamente  inserito con il tratteggio celeste questa gita nella cartina Tabacco 018.

2009 con Argo

2009 con Argo

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Il paragone con il 3 maggio del 2009, come vedete dalle foto, non regge sia per quantità di neve che per le condizioni atmosferiche, ma in complesso qualche bella serie di curve e un po’ di adrenalina per la parte alta ghiacciata ce le siamo godute. Come si dice (quasi) ogni volta: meglio di una giornata sul divano! Peccato che rispetto a 7 anni fa mancasse Argo, che comincia ad avere una certa età…

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Si sale sulla strada della centrale, lasciando a Aupa la provinciale, e la si segue fino agli ultimi tornanti. Da qui obliquando verso est nel bosco, sci nello zaino, si raggiunge ben presto la lingua di neve sul fondo del rio. Percorso per il resto intuitivo. Neve ghiacciata e insufficiente negli ultimi 50 metri di dislivello, ben sciabile con minimo spolverino di fresca in basso

Gjaideit, Cjalte, Fielis…aggiornamento discese Valle del But.

•aprile 23, 2016 • Lascia un commento

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Con l’aumento delle temperature e lo scioglersi della neve è ripresa in pieno l’attività dei bikers. Eccovi qualche informazione sulle discese della bassa Valle del But: è in ottimo stato la magnifica discesa dal Gjaidet a Imponzo, dove Nicola ha addirittura “piallato” una radice che rappresentava il passaggio più esposto, rendendo  questo itinerario  più sicuro. Difficoltà comunque S2+.

Nicola's job

Nicola’s job

Mi dicono essere perfettamente ciclabile anche la discesa che dalle pendici settentrionali del Monte Oltreviso porta ad Illegio, quella dell’ex trampolino per intenderci: nessuno schianto, fondo ottimo. Difficoltà simile al precedente.

Il gruppo misto destra sinistra But (Casanova-Imponzo) ha anche dato una “rinfrescata” al sentiero “delle Terme”che da Fielis porta alla fonte di Arta, realizzando una breve variante che evita un fastidioso tratto scalinato. Difficoltà S2.

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La classe non è acqua

Restando nei paraggi, ieri ho fatto un giro sul velocissimo sentiero che dagli stavoli  Niveragne porta a Fielis (il sentiero con cancelletto, difficoltà S1), scendendo poi sul Troi di Zui fino a Zuglio (breve tratto di S2+). Qualche giorno prima avevo provato la temibile discesa del Troi di Cjalte (Cabia – Arta), che è stato allargato qualche mese fa e risulta così un po’ più abbordabile, ma non banale per la notevole  esposizione. (S2++!)

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Trovate le relazioni di queste discese nell’archivio di Calcarea o su mtb-forum. Chi avesse notizie sulle condizioni degli altri itinerari farebbe cosa gradita a segnalarcelo. Mandi!

Tricorno un corno! (Kredarica)

•aprile 11, 2016 • Lascia un commento

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Grande scammellata su neve da dimenticare in ambiente meraviglioso. Questa la sintesi della gita di ieri. Il Ciccio c’era stato con Ilario qualche anno fa ma i suoi ricordi erano ieri  inversamente proporzionali agli anni che passano. Così con una sovratassa di una mezzoretta di falsopiano e l’imprevisto del nebbione che ci ha impedito la sciata diretta, siamo alla fine rientrati soddisfatti almeno per il gran panorama della parte alta, al cospetto del cupolone del Triglav, e per l’allenamento.

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Se penso che queste valli sono a poco più di un’ora da casa mi chiedo ogni volta come mai non le andiamo ad esplorare più spesso. Alla fine ho in casa uno scatolone di guide di scialpinismo tanto per guardarci le foto.

Da Mojstrana si seguono le indicazioni per la Val Krma, parallela della più famosa Vrata. Ci si addentra nella valle fino al primo parcheggio, chi ha un’auto più alta può rischiare di raggiungere anche il secondo, nei pressi del quale si imbocca il sentiero estivo che si incunea nella vallata. Giunti in un pianoro già fuori dal bosco, si traversa  a destra , a nord ovest  ( a sinistra si salirebbe alla invitante Forcella Bohinjska). Si segue una valletta e poi a sinistra si raggiunge un piccolo ricovero. Da qui la traccia sale con vari serpeggiamenti in direzione di un ampio  vallone che porta dirimpetto alla cupola terminale del Tricorno. Qui si può obliquare verso sinistra e raggiungere il rifugio sulla Kredarica o salire più direttamente alla forcella.

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Dislivello 1600 mt (altri 400 per la cima), difficoltà MSA (probabilmente un po’ più difficile la sciata nei canali più diretti, che ieri era improponibile per la nebbia). Orientamento vario, prevalente a sud.  Ieri neve marcia nella parte alta, un po’ meno in basso.

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Avviso di chiodature

•aprile 9, 2016 • Lascia un commento

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Dopo le  schiodature, eccovi qualche nuova chiodatura  dalle falesie della Carnia: notizie un po’ tardive, considerato che riguardano in gran parte le nostre falesie “invernali”.

A Raveo bassa c’è una nuova linea che sfrutta un muro liscio compreso tra due tra le più belle vie della parte destra, i due 6c+. Partendo sui due primi spit facili di Raveodrome, si obliqua poi a destra. Ci sono 6 spit di variante e l’uscita sul 7a  di . La difficoltà dovrebbe essere alta, credo oltre il  7c .

A Raveo alta  ho chiodato un nuovo tiro sulla destra, due metri a destra di “Bonan”, che dà il nome al settore dedicato al Dr.Bonanni. Attorno al 6c la difficoltà, “Cardioline” il nome.

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A Madrabau (Villa Santina) è nato un piccolo settore “no big”, con quattro brevi ma simpatici tiri a destra del recente “Omino giac”. Il primo, un diedro abbastanza insignificante, di difficoltà circa 5a (va alla stessa catena di “Omino”). Il secondo è un bel 6b+. Ci sono poi due vie di 6a+/6b che hanno una prima sosta e un allungamento in comune. C’è un nuovo tiro anche a sinistra di “Rumore bianco”. Parte con uno dei tiri facili e affronta poi un breve strapiombo e una placca fessurata. Difficoltà attorno a 6b+/c, nome “Saltuariamente”, sosta in comune con le vie di destra.

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E’ ripresa in pieno la frequentazione della falesia di Betania (Illegio), dove è stato liberato il tiro a sinistra di Doc (7a?) e completata la variante a destra, quattro spit gagliardi di difficoltà da verificare (non meno di 6c credo…). Una nuova linea è nata anche tra Supergulp e Aranciata Amara, sono 6 spit che confluiscono sulla Rampetta. A Illegio mi segnalano la sparizione delle placchette della via “Altri tempi”. Non un danno enorme, nonostante la bellezza della via, che risulta però scomoda da raggiungere ed era attrezzata con fix da 8mm. I furti di materiale in parete ci sono sempre stati, dalle razzie di chiodi in Val Rosandra ai moschettoni di sosta inox in epoche più recenti; non me la sento quindi di imbastirci sopra il solito pistolotto moralista sui tempi e le abitudini che cambiano e la gente che va in montagna con lo stesso spirito con cui gioca alle macchinette mangia-soldi. Alle volte del resto son spesso quelli che predicano tanto che poi compiono le peggiori nefandezze! Non ci resta quindi  che aspettare e vedere su quale via ricompariranno le placchette sparite e quanti climbers si accapiglieranno per richiodarla!

My beautiful picture

Altri tempi

L’Orsa e la Ghigliottina (Brentino)

•aprile 4, 2016 • Lascia un commento

 

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Dei due giorni trascorsi nei pressi di Verona, come dicevo abbiamo passato il primo a Ceredo alta, ma l’obiettivo più ghiotto era localizzato nei pressi di Brentino, alle pendici del Monte Cimo, maestosa parete che incombe sulla Val d’Adige e sull’Autostrada del Brennero e cattura  da sempre  l’attenzione  dei climbers diretti ad Arco.

Qui siamo andati sul sicuro: i  nostri inviati ci avevano già rassicurato sulle qualità di queste falesie: roccia magnifica, grande ambiente naturale, poco affollamento. Del resto Andrea Simonini, uno dei chiodatori più attivi della zona, descrive nel suo blog  il settore della Ghigliottina come la più bella falesia da lui attrezzata. Tra questa e i “Falconi” di Ceredo io avrei comunque qualche imbarazzo di scelta, che spero venga sbaragliato dai nuovi settori in cantiere, ben evidenti anche se non ancora relazionati o pubblicizzati.

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Quindi: tiri di 30-40 metri, ben chiodati, su roccia spettacolare e stile vario ma sempre nonsolofisico e nonsolotecnico, orientamento ideale (metà e metà) e avvicinamento agevole (15 minuti con dislivello non significativo). Gli unici nei si rivelano il livello (poca roba sotto il 6c), la distanza dalla Carnia e lo sbilanciato  rapporto vigne/osterie   di questi paesi. Turno di chiusura prevalente, sic, il martedì!

Nella forra del Vajo dell’Orsa, ai piedi del Santuario della Madonna della Corona, ci sono al momento due falesie di monotiri ufficialmente conosciute e molti lavori in corso. Noi abbiamo scalato alla Falesia dell’Orsa, descritta nella guida Monte Baldo Rock di Versante Sud e nella vicina “Ghigliottina”: tutti i tiri dal 6b al 6c+ sono consigliabili, tra i gradi 7 abbiamo provato Gocciole, Chiacchiere e Distintivo, Mai Molar, e  El Canton, tutte superlative. Se posso consigliare una piccola modifica ai chiodatori suggerirei di aggiungere un ultimo spit autonomo a Stabilo, piuttosto che andare sull’  ancoraggio in comune con Il Folletto del Vajo. E complimenti alla Dottoressa per l’on sight!

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Nel pomeriggio ci siamo trasferiti alla Falesia dell’Orsa, dove la roccia e lo stile sono un po’ diversi e i gradi più old style. Ma che vie….uno spettacolo! Capitan Harlock e Mattley sono assolutamente da non perdere.

Sfogliando la guida ci si rende conto di quante possibilità offra la zona, che secondo noi è una validissima alternativa ad Arco e a molte altre destinazioni arrampicatorie, a sole tre ore di auto da qui. Per informazioni procuratevi la guida di cui sopra, realizzata dai chiodatori della zona (riuniti in  un’associazione dal nome LAAC), oppure consultate il blog di Simonini. Ristoro e info  nella trattoria “Al Platano” di Caprino Veronese.

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Si raggiunge la famosa forra del  Vajo dell’Orsa da Affi (uscita autostrada) e poi da Brentino, dove nella parte alta del paese, dopo la chiesa, si imbocca Via dei Molini e da qui una sterrata che conduce al parcheggio della centrale Enel. Seguire il sentiero che parte ripido sulla sinistra e poi traversa lungamente. Giunti sul letto del torrente, in prossimità di un cavo che facilita  il passaggio cominciare a seguire i segni di vernice. Su un masso ulteriori segnalazioni per i vari settori,  più numerosi di quanto vi aspettiate…

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Forca di Cima Confine (Canin)

•aprile 3, 2016 • Lascia un commento

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Quando gli anni dei quattro scialpinisti  in auto superano di gran lunga i cavalli motore non ci sono centraline che tengano. Ben venga allora il vituperato impianto di risalita con tanto di telecabina, la stessa che ci ha così spesso disgustato in un passato non così remoto. Mutatis mutandis….

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Scesi a Prevala riposati mentre le prime coppie di agonisti rombavano sulla mulattiera del Poviz, abbiamo derapato lungamente fin sotto Leupa,  felici di poter finalmente accontentare la nostra (grande) guida, che già da qualche inverno ci stava trapanando ogni cosa per fare questa benedetta gita, che con saliscendi in magnifico ambiente e grandioso panorama ci ha portato fin sotto la forca di Cima Confine, sciata da un solo ambasciatore scelto a sorteggio, e poi nella sella tra Monte Robon e Cima Mogenza.

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Da qui in discesa su canale prima largo, poi stretto ma non troppo, poi di nuovo largo e finalmente nel bosco di faggi e sulla pista che in saliscendi ci porta allo stesso parcheggio di domenica scorsa, quello per Lavinal dell’Orso e Rifugio Corsi (questa volta però con guado e pediluvio!).  Dei tre sciati in questo versante negli ultimi anni, crediamo sia il secondo per interesse, dopo Krivi Rob e prima del canale tra le Mogenze.

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Itinerario descritto in salita e discesa al n.63 della guida dei crucchi. 1200 metri di discesa, 650 di salita (in alternativa mulattiera del Poviz ancora innevata), neve dura ma non troppo in alto, molla ma non troppo nel canale. Obbligatorie 2 auto, consigliabile che una abbia almeno 220 cavalli… PS: chi ha l’amicizia su facebook con Massimo Crivellari, grande fotografo e compagno di sciate, può ammirare sul suo profilo delle bellissime fotografie su questa gita.

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