Anello degli Stavoli Vuadett (“troi di Kasper”)

•febbraio 2, 2016 • 3 commenti

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Tanto di cappello a chi sta alacremente lavorando per rendere percorribili e ciclabili i  sentieri di Moggio e della val Aupa. Per la terza volta in una settimana, per merito loro, mi son trovato a scalare le ripide rampe che salgono a Pradis e poi verso la Val Alba, questa volta per provare la variante degli Stavoli Vuadett al giro che ho pubblicato tempo fa. Devo dar ragione a Luciano e ad Alberto, questo sentiero è veramente una chicca; oggi con la nebbia aveva tra l’altro un fascino particolare e tra i ruderi degli stavoli e gli enormi alberi che li circondano, che da soli varrebbero la gita, mi sono sentito quasi immerso in un sogno.

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Come per l’anello di Drentus e il “troi da li slittis” si sale in direzione della galleria del metanodotto. Oggi per rendere la salita meno sofferta mi ero portato l’mp3 ma ho evidentemente  scelto la musica sbagliata. Invece che darmi la carica, i pezzi interminabili  degli Swans che hanno due accordi per canzone mi hanno triturato le palle più dei lunghissimi rettilinei. Se penso che Alberto se li è fatti tre volte in una sola uscita mi vien voglia di andare subito a ordinare una bici elettrica!

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Comunque, giunti al solito ultimo tornante e portato scomodamente la bici in spalla per qualche minuto, si affronta la parte della discesa in comune, fino al bivio con evidentissimo “ometto” di pietre, dove si tiene la destra traversando fino ai ruderi degli stavoli. Qui il sentiero compie un  ampio giro e, dopo aver traversato altri ruderi, procede in saliscendi fino al costone dove ha inizio il vero divertimento: una bellissima discesa a tornantini non difficile ma neppure banalissima. Si seguono i segnavia azzurri ma le tracce del passaggio delle bici sono ben evidenti. A un bivio dove una freccia blu indicherebbe la destra, verso Dordolla, io ho girato a sinistra arrivando velocemente a Drentus. Qui forse sarebbe meglio non scendere sul prato ma seguire a sinistra la mulattiera tra i muretti.

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Rientrando poi  su asfalto, ho seguito il velocissimo sentiero (tabella) che porta a Grauzaria. Su quest’ultimo raccomando attenzione nel superamento di un tronco di traverso che sembra agevole. Per due volte son passato e per due volte ho rischiato di lasciarci un piede. Non va tenuto il pedale basso! Errare umanum, perseverare diabolicum!

Qualcuno sa dirmi perchè si chiama il Troi di Kasper?

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Anello di Drentus in Val Aupa (“Troi da lis slittis”)

•gennaio 21, 2016 • 4 commenti

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Ennesimo bel itinerario circolare nella patria certificata della Mountainbike in Alto Friuli. Consiste in una salita impegnativa e panoramica su asfalto e in una discesa in due parti, prima e dopo la incantevole microborgata di Drentus. Ci sono delle varianti, che vi descriverò quando le andrò a provare, e la possibilità di ampliare la percorrenza sull’altro lato orografico della Val Aupa, chiudendo un percorso a otto ancora più remunerativo (vedi https://calcarea.wordpress.com/2013/09/19/anello-di-casera-flop-da-fassoz-val-aupa/).

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Descrizione: entrati da Moggio in Val Aupa e parcheggiata l’auto al bivio di Pradis, si sale verso questa frazione e dopo averla ammirata si continua a pedalare in direzione della Val Alba. Poco dopo il bivio per Drentus, al successivo si prosegue diritti (a destra si andrebbe in Val Alba) su pendenze impegnative, fino ad arrivare, con qualche tornante finale, all’imbocco dell’oleodotto, dove l’asfalto finisce.
Il sentiero di discesa si stacca dall’ultimo tornante destrorso. Si scende nel rio e si risale faticosamente dal lato opposto, portando la bici per qualche minuto nella direzione indicata dalla segnaletica bianco-azzurra. Dopo un traverso si comincia a scendere senza grosse difficoltà, se si eccettuano due o tre brevi picchiate.

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Giunti a Drentus si segue la strada asfaltata di rientro per circa mezzo chilometro, fin quando si incontra sulla destra una tabella indicante Grauzaria, borgata sul fondo della valle e maestosa montagna che ci ha accompagnato sullo sfondo per tutto l’anello.
Il sentiero dopo qualche saliscendi punta decisamente a valle, veloce e divertente. Traversato il ponte si segue la provinciale verso sinistra per tornare in breve all’auto.

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Sicuri in Montagna – 15 gennaio a Moggio Ud.

•gennaio 11, 2016 • Lascia un commento

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In Panettone, senza elica e timone.

•gennaio 8, 2016 • Lascia un commento

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Qualche giorno fa sono tornato in Panettone, dopo tanti anni. L’ultima volta c’ero stato con Gjate a fare  l’ennesima  Via delle Placche e ricordo solo che mi fece una certa impressione il passaggio di traverso in spalmo,  protetto da un rassicurante anello resinato di 12 mm. Se penso che si faceva quasi rilassati con un nut ben lontano ed è solo un 5b….

Arriviamo al parcheggio, affollato per essere un martedì di fine dicembre: un Audi 3 bianca italiana e un gruppo di austriaci che sta per avviarsi. La solita confusione ben ordinata per dividerci il materiale e ci incamminiamo sul sentiero, che come sempre troviamo più ripido del solito.

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Arrivati alla parete, si prosegue con lentezza perchè tocca aprofittare della caratura storica dell’accompagnatore: Attilio di buon grado mi illustra  tutte le vie e le epoche, da sinistra a destra. Mazzilis, Perotti, Di Gallo, fino alle ultime creature dei crucchi, spit centellinati su muri lisci verticali. Chi  passerà su queste vie improbabili e, almeno per noi, improvabili!?

Una cordata è già sulla Rampa, italiani poco socievoli: avvisiamo della nostra presenza e ci mandano a quel paese. Gli austriaci stano per partire in quattro sulle Placche. Tolti gli zaini, rischio di appoggiare la corda su quello che Elio definirebbe un  dirigibile marrone senza elica e timone,  depositato fresco fresco sul sentiero e circondato dai fazzoletti di carta che  mi hanno messo in guardia. Indignati ma sciovinisti, lanciamo qualche frase meticcia in direzione dei crucchi mentre con un ramo lo Zeppelin vien fatto decollare.

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Accantonato l’incidente diplomatico tranfrontaliero, si parte per il progetto di oggi: richiodare una variante alla rampa salita da Attilio, Gabriele e Mazzilis nel 1980 e, chissà, proseguire lungo un’ipotetica nuova direzione. Attilio attacca deciso con un passo ancora più a destra dell’ originale, la proverbiale variante della variante! Un movimento difficile, che non riuscirò a fare in libera da secondo, porta a una bella serie di fessure e lame e poi alla prima sosta. Roccia incredibile, giornata splendida.

La variante proseguirebbe diritta  lungo una fessura rovescia, ma il programma prevede di salire sulla destra lungo una linea obliqua di  spit già presenti.  E quando si tratta di spit, tocca ovviamente a me! Per la verità non è che il coraggio abbondi, i fix sono da 8mm, non sono vicinissimi nè recenti, senza ranella, maledetti i tirchi! Guai un mal di notte,  mi trascino appresso il trapano e procedo.

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Il tiro è duro e, nonostante l’abbondante presenza di impronte umane, faccio fatica a passare anche in AO alpinistico e A3 di moccoli. Spit, kevlar passanti su buchi fatti col trapano, una presa scavata, beffardamente inutile. Alla fine mi tocca anche tirar fuori le palle per traversare alla sosta della Rampa dopo aver passato  in una clessidra una  ridicola fettuccina in dinema.

Da magnifica, la giornata sta inesorabilmente  virando a faticosa: piedi spalmati e urlanti  in sosta, freddo alle mani, corde inestricabilmente ingarbugliate, un sasso che ci sfiora mosso dalla cordata qui sopra,  era meglio  andare a Villa a far due monotiri…. Attilio mi rimprovera per i soliti casini che combino in sosta, poi parte in direzione di una fessura parallela a quella della via classica. Lo vedo impegnato ma euforico, dopo tre spit e qualche friend raggiunge la sosta, ancora in comune con la Via della Rampa.

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Scalo da secondo cercando di scaldarmi, la fessura è bellissima e non troppo difficile. Arrivo in sosta sperando che il programma preveda due doppie e a casa, ma la Grande Guida mi sorpende ancora per tenacia e generosità. “Adesso proviamo a salire verso destra, ancora un tiretto. Vai tu!” L’orgoglio è più forte  del male ai piedi, mi imbottisco di materiale e parto verso l’ignoto. Uno spit quasi subito “per scaricare la sosta” (e  non solo quella…), una clessidra e mi alzo per mettere un’altro spit.

Appeso a un cliff che appare più che  inaffidabile al coniglio che è dentro di me, provo a tirar su il trapano, ma il fifi non vuol saperne di sganciarsi dallo spit precedente.  Son lì smoccolante appeso a quattro metri dallo spit, col trapano che non dà segno di volermi raggiungere e la Guida che impietosamente mi ricorda  che avrei dovuto fare le cose meglio: tipo…due tiretti facili a Raveo?

A uno strattone più energico   il trapano si commuove,  si sgancia e mi segue. Pianto lo spit con una gamba che vibra più del percussore, poi proseguo. C’è un passetto da fare, accoppio due friends piccoli in una fessurina e dopo un tot di lamentazioni e saliscendi riesco finalmente a buttare il coniglio oltre l’ostacolo. Tiro con cautela un blocco incastrato che flette un poco e sono in piedi. Per mia fortuna il sole sta per tramontare, la centrale operativa mi comunica che non posso  che piantare uno spit e calarmi. Mentre scendo chiedo  se posso disgaggiare il blocco incastrato: affermativo! Le altre cordate sono già scese….

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L’ho appena lanciato nel bosco e sentiamo degli improperi strozzati in un italiano con troppe consonanti. Qualcuno sul sentiero  deve essersela fatta, questa volta nelle braghe. Dispiaciuti scendiamo in doppia,  comunque soddisfatti: la via sembra avere un  senso. Va raddrizzata per evitare la storta del tiro con spit vecchi, e poi proseguita. Mettiamo il materiale negli zaini e la corda nel sacco che piace tanto ad Alvise. Per l’euforia,  scendendo lungo la cengetta erbosa uno dei due, si dice solo il peccato,  lancia il sacco   in un avvallamento  ma quell’ insubordinato e la mia corda  si tuffano  nel bosco all’inseguimento dei cagoni.

Vien buio, desistiamo dalle ricerche. Dulcis in fundo, arriviamo al parcheggio e la mia auto ci accoglie emozionata con le luci accese! Non è un dispetto dei crucchi, purtroppo, ma una dimenticanza dei cretini. Per fortuna sono proprio loro, i crucchi e non i cretini, a venirci in aiuto: la batteria Volkswagen della Seat avvia il motore al primo colpo.

Durante la notte mi giro e mi volto, ho male alla spalla e le piante dei piedi combattono silenziosamente contro i crampi. Tra un incubo e l’altro sono a un tratto perfettamente sveglio  e di colpo realizzo: lo stronzo non era degli austriaci, ma degli italiani dell’Audi bianca e del sasso. Sono arrivati su per primi e, pensando non arrivasse nessun’altro, l’hanno appoggiata poco oltre i loro zaini, sul sentiero. Bastardi!

E  mi riaddormento.

Panettone 1986, "Albero Solitario". Assicuratore assorto.

Panettone 1986, “Albero Solitario”. Sicura contemplativa.

“Airolg” , nuova via sul Torrione Spinotti (M.te Coglians)

•gennaio 7, 2016 • Lascia un commento

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Un’estate di dicembre: Airolg il nano malefico delle rocce.
27 dicembre 2015: siamo in maglietta a quasi 2000 metri e per di più in ombra. Ma non è questa l’unica anomalia di questo incredibile dicembre. Sulla parete del Torrione Spinotti, a fianco delle belle vie, sportive e non,  firmate da nomi (Zanderigo, Svab, Sterni, Benet, Sacchi e le recenti di Rossi-Mauro) che non hanno bisogno di presentazioni per chi mastica roccia di alta difficoltà, ora c’è anche una nostra. Il fatto mi fa sorridere con un misto di ironia e vergogna; come se dei nani si fossero seduti a fianco dei giganti. Gnomi malefici, come Airolg, il nano delle rocce, di cui sempre mi parla il mio compare di merende Umbe. Dove poi l’abbia scovato non lo so.

Da un paio d’anni aveva anche scovato, a suo dire, una linea interessante in quel settore di parete a destra della via di Zanderigo e della “classica” via delle Cenge della coppia Rossi-Mauro. Con sufficienza l’avevo sempre “cassato” e cazziato indirizzandoci su altre uscite o altri progetti.
Vuoi che a 15 minuti dal frequentatissimo rifugio Lambertenghi e a poco più di un’ora dalla macchina esistano ancora linee decenti non ancora salite, in una zona dove da Pezzolato, a Janese, a Zanderigo, a Cergol, austriaci vari e avanti con il coro, gli spit si sono insinuati anche nei posti più impensati “producendo” quasi un centinaio di vie? Fra l’altro in una zona dove la roccia, al di fuori delle compatte placche, in genere si frantuma in modo poco confortante per lo scalatore? Questa la sostanza (la forma invece era ben più grezza) con cui, con sufficienza, liquidavo l’argomento.

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Finché una stanca domenica di dicembre, preso alla sprovvista senza altre chiare mete in testa, per “dar un contentin al vecjo” (che con l’inganno quest’estate, e con suo disappunto, mi aveva seguito su vari ravani carnici old-style), assieme ad Alice andiamo alla classica passeggiata da pic nic… “così vedemo sta roba”. Armati di teleobiettivo e binocolo eccoci di fronte e poi sotto la parete. Beh dai, in fondo non è così male; pur consapevoli che la roccia non è quella splendida massa che in queste ultime estati ci ha catturati sullo zoccolo della Creta Forata, la linea pare bella ed ha una sua logica molto “alpinistica”. Il sole, il cielo terso, le nette ombre che disegnano ogni angolo delle rocce fanno il resto.

Dai, andiamo a vedere il nostro futuro attacco! Accidenti (..bip.. bip…)… ci sono già degli spit. Ti avevo detto che era tempo perso! Guardando con il binocolo però non si vede nulla oltre il primo facile tiro.
Penso o spero che magari qualcuno (magari gli stessi apritori) abbia avuto la malsana idea di spittare la già esistente Via delle Cenge. La sera stessa mi informo e mi giunge voce che forse sia un tentativo di Pezzolato, il più prolifico apritore della zona. Fra l’altro in quei paraggi dovrebbe anche salire una misteriosa via di Sottocorona di cui pare impossibile trovare notizie (fortunatamente in parete non sono state trovate tracce).

Due giorni dopo comunque siamo lì: gli spit finiscono dopo un tiro. Sulla seconda lunghezza si vedono i tasselli senza piastrine e un moschettone di calata sotto una placca che è il posto più duro del circondario. Il tentativo misterioso finisce lì.
Noi, con intenti più consoni alle nostre capacità, seguiamo i nostri propositi  iniziali e facciamo nascere la nostra linea più a destra; all’inizio su placche tipiche del posto e poi per una ripida ed esposta fessura-rampa nerastra che si insinua fra gli strapiombi. Uno strano e difficile diedro ricurvo (tratto chiave) e un’ultima placca,  su cui ci “barcameniamo” per rimanere su appigli e appoggi più adatti a noi, portano in cresta. Altri 120 m di roccette e si è in cima, a pochi metri dal Sentiero Spinotti.
Due ultime sedute, la prima salita e un successivo disgaggio con sostituzione di molte placchette “provvisorie” con quelle definitive (in attesa del nuovo acquisto “estratte” da varie vie della falesia di Sistiana, sigh!), e finalmente è spuntato Airolg, il nano malefico.

Emiliano Zorzi

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Torrione Spinotti, parete sudovest. Via Airolg; E. Zorzi, U. Iavazzo, 13 e 20/12/2015.
Avvicinamento come per le altre vie del Torrione Spinotti (Cleopatra, Viaggio di Paps ecc…). Da sotto la Zanderigo-Benet si prosegue ancora per 5 min. lungo la terrazza basale fino quasi alla sua fine dove si trova uno spit (vecchio) con cordone. Da lì salire le roccette soprastanti e un po’ verso dx si rinviene lo spit con maglia rapida che segna l’attacco (30 min. dal Rifugio Volaia, un’ora e mezza dal Rifugio Tolazzi).
Via: 240 m + 120 m di roccette finali. Via completamente attrezzata a spit (S1); 16 rinvii e corda da 80 m (se si scende a doppie). Roccia molto buona ma con alcuni tratti (ripuliti) che richiedono attenzione. Da evitare un grosso blocco staccato (punto esclamativo inciso nella roccia) a metà del tiro 6.
L1: 35 m, 4c; L2: 20 m, 5a poi II; L3: 35 m, 5c; L4: 30 m, 5c; L5: 20 m, 6a+; L6: 25 m, 6a; L7: 40 m, 6b+; L8: 40 m, 6a+.
Discesa con 6 corde doppie sulla via (vedi foto) o salendo 120 m di roccette ed erba (ev. 3 lunghezze; 55 m, 35 m e 30 m; uno spit per sosta) fino alla cima del Torrione Spinotti e al vicinissimo Sentiero Spinotti (poi 30 min. al rif. Lambertenghi).

Buon anno a chi se lo merita!

•gennaio 5, 2016 • 1 commento

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Rovistando tra le cartelle di posta elettronica ho scoperto di aver cestinato per errore un messaggio di auguri di buone feste,  una bellissima foto inviatami da Mario Di Gallo, che mi permetto (non me ne voglia l’autore) di pubblicare anche perchè mi dà l’occasione di ricordare come in questa finora stramba stagione invernale ci siano state le condizioni per scalate  meterologicamente inconsuete.

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Chissà se ci capiterà ancora  di arrampicare in maglietta in Avostanis il giorno di Santo Sfefano! Un po’ per gioco e un po’ per  sana e  attempata vanità abbiamo anche chiodato un tiro e scattato qualche foto “di circostanza”.

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Guru in azione

Così in un solo post trovate due immagini  attualissime di Mario e Attilio,  due dei nostri “guru”,  massimi divulgatori dell’arrampicata in Friuli.

In queste settimane di alta pressione Mirko e Fabio hanno sistemato due interessanti vie multipitch sull’avancorpo sud del Gamspitz, mentre i soliti bisiacchi (Emiliano e co.)  hanno aperto una nuova via “per tutti” sulla Torre Spinotti, della quale vi daremo i dettagli nei prossimi giorni. E Giulio e Pierpaolo hanno chiodato una falesia di venti tiri in un mese.

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Dai tempi di “Dolce attesa” sono passati più di 30 anni e per fortuna c’è ancora tanta voglia di andare a cercare e chiodare; per il piacere di farlo e perchè qualcuno, più gente possibile, ci vada a scalare.

I nostri record per quest’anno sono stati la vigilia di Natale in Torre Clampil e Santo Stefano in Avostanis, ma anche la doppia andata e ritorno di Eugenio da Piacenza alla Creta Forata della scorsa estate, in piena bolla africana, si difende!

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Buon 2016 a chi se lo merita!

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Palestra di Arrampicata a Paluzza – Inaugurazione

•gennaio 4, 2016 • Lascia un commento

 

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Riceviamo e pubblichiamo con piacere la notizia dell’inaugurazione della Palestra di Roccia “Erwin Mayer” a Paluzza, gestita dal CAI di Ravascletto. Di seguito trovate il volantino con date e orari dell’inaugurazione e delle aperture.

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Visto che l’inverno ha finalmente deciso di fare sul serio, un’ottima occasione di divertimento, allenamento e ritrovo!

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