Innominata e Creta Forata, nuove bisiaccheVie a spit!

•agosto 10, 2017 • Lascia un commento

Riceviamo da Emiliano Zorzi le relazioni di altre due vie nuove attrezzate dagli infaticabili della bisiaccheria, questa volta  in Alpi Giulie e in Creta Forata, dove a questo punto le multipitch presenti sono addirittura cinque! Grazie e buon lavoro!

 

Via “Fai bei sogni” alla parete sud dell’ Innominata (Jof Fuart)

Gruppo GAM Monfalcone, 3 e 4 giugno 2017

530 m, 6b+ (5b), 6h, roccia molto buona tranne brevi tratti; S2.

Percorso attrezzato sistematicamente a spit che sfrutta i punti deboli del versante a sx della via Donda-Steffè con percorso dal sapore comunque alpinistico. Scalata gradevole, pur se discontinua (alcuni tratti di trasferimento e vari tiri molto facili). Sui tratti semplici spit molto distanziati, ma in generale non è necessario integrare le protezioni presenti. Possibile interrompere la scalata sulla grande cengia mediana (vedi foto).

Accesso: dal Rifugio Corsi seguire il sent. 627 che porta alla Forcella di Riofreddo. Dove il sentiero piega verso dx non distante delle pareti, sotto la verticale della Innominata, innalzarsi su ghiaie e zolle erbose fino sotto le rocce. Attacco sull’evidente colata nera che segna la parete dell’Innominata. Spit visibili. 0h30.

Discesa: la via termina a pochi metri dal Sentiero Goitan. Il rientro al Rifugio Corsi avviene tramite detto sentiero, preferibilmente in direzione E, transitando per la Forcella di Riofreddo e quindi scendendo al rifugio (1h30).

NB: eventualmente è possibile interrompere la scalata dopo 6 tiri sull’ampia cengia mediana. Per questa si può uscire verso W (sx) senza particolari difficoltà (a tratti traccia di sentiero; attenzione nel caso di neve nel canalone che separa l’Innominata dalle Madri dei Camosci) fino a raccordarsi con il sentiero della Normale al Fuart e per questo scendere al non distante rifugio (0h45 in totale).

 

CRETA FORATA – Avancorpo Nord
Via Uccelo de foc

Primi salitori: Emiliano Zorzi, Umberto Iavazzo, 12 e 15 luglio 2017
Sviluppo: 200 m
Difficoltà complessiva: via a spit
Difficoltà massima: 6a+ (5b obbl.)
Tempo previsto: 4h
Roccia: ottima lungo tutto il percorso
Materiale: 15 rinvii, sufficiente una corda da 70 m

Il secondo tiro di “Forever” in Creta Forata

 

 

Pasolini Presente – Tolmezzo 11-13 Agosto

•agosto 9, 2017 • Lascia un commento

Pleros 2017

•agosto 7, 2017 • Lascia un commento

Sebbene non sia una falesia precisamente “popolare”, l’imponente parete nord del Monte Pleros anche quest’anno ha vissuto qualche mezza giornata di affollamento, che per un posto del genere significa al massimo 6 persone. La temperatura decisamente  accettabile, anche nelle giornate più infuocate, continua quindi  ad attirare qualche climber.

L’avvicinamento non è breve e il livello delle vie medio-alto, ma la roccia è davvero unica e si fa perdonare qualche difetto di aderenza, non infrequente. Per quei quattro gatti che ci bazzicano, c’è da dire che la “palestra” registra ogni anno una alacre  attività chiodatoria, che vi relazioniamo:

nuova entusiasmante e difficile via chiodata dal basso da Alex Corrò, che conferma di essere un vero maestro di questo stile. Parte a sinistra del tiro-simbolo della falesia “Facile se indovini“, chiodato nel secolo scorso da Gildo Zanderigo, l’iniziatore del tutto. Sfrutta 2 spit lasciati incompiuti da Gildo  e tira diritto per una trentina di metri, vincendo gli strapiompi soprastanti. Si chiama “Setteapiù”, ma ha un grado decisamente più croccante di quanto dica il nome, io credo tra il 7b+ e il 7c. (non andare a sinistra dopo il primo spit: via ancora in cantiere!)

Daniele e Oleg  hanno  aggiunto una sosta intermedia a un tiro del settore destro, che così potrebbe essere l’unico vero 6a della parete. La via è quella appena a sinistra di “Lasciami come sono”, riconoscibile per gli spit inox più recenti, aperta dal basso da Attilio una decina di anni fa.

Sabato scorso abbiamo anche  provato per la prima volta una tiro chiodato lo scorso anno, che ha atteso per tutto l’inverno i primi salitori. Si tratta comunque di un bel  6c/c+, appena a sinistra del grande diedro centrale (nome scritto in partenza, “Ratatuglia“): due strapiombini a buchi e finale appoggiato da non sottovalutare.

Mentre scalavamo abbiamo osservato le peripezie di Alex e Oleg che stanno proseguendo dal basso la via multipitch  iniziata illo tempore da Gildo. A fine giornata, completato il quarto tiro,  sembravano decisamente soddisfatti.  A  presto, quindi, altre novità dal Pleros!

Alex in apertura

 

Pedalando tra le casere Val di Collina, Collina Grande, Plotta e Collinetta

•agosto 6, 2017 • Lascia un commento

Ho già pubblicato alcuni post sui sentieri di questa magnifica valle e la loro ciclabilità. Complice il caldo di fondo valle e una vera e propria passione per questi luoghi, ho percorso più volte nelle ultime settimane gli itinerari della zona e ve ne faccio il punto. Innanzitutto voglio ribadire che il breve anello che attraverso Val di Collina giunge in casera Collina Grande e da qui rientra alla Statale su tre distinti sentieri, è secondo me uno dei più divertenti e interessanti della Carnia. Ve lo raccomando moltissimo (vedi post dello scorso anno). Ecco  quali altre possibilità offre la valle.

Volendo allungare la percorrenza, salendo lungo l’impegnativa sterrata che porta al Rifugio Marinelli dal 3° tornante della 52 bis, è possibile giungere fino ai prati del laghetto del Ploto, dove la strada lascia il posto al sentiero che in breve potrebbe portarvi al rifugio. Invece che rientrare lungo la pista, vi consiglio di imboccare sulla destra, dopo poche decine di metri, una traccia che picchia direttamente verso Casera Plotta (tratteggio nero sulla carta topografica Tabacco 09). Da questa poi è possibile proseguire sulla destra orografica del rio lungo il segnavia 195 raggiungendo Casera Collina Grande. Quando la strada comincia a scendere verso gli edifici, è possibile tagliare gli ultimi tornanti direttamente sul prato, ripido ma regolare.

Qui come scrivevo in passato ci sono due possibilità: quella più consigliata e adatta a quasi tutti i bikers, che si dirige verso Val di Collina e l’altra, abbastanza estrema, che scende ai Laghetti lungo il sentiero della Sky Race.

Usciti dal bosco sui prati sotto Val di Collina, tocca intuire l’imbocco della mulattiera che con alcuni facili tornanti porta alla pista principale (tratteggio nero sulla carta). Qui ovviamente vi consiglio di risalire per 300 metri e, guadato il rio, scendere  lungo il sentiero che evita completamente la pista (CAI 161), un bel test di tecnica un po’ sassoso, del quale diventerete di sicuro degli abituè. Qualche tornante può essere “tagliato”: aguzzare la vista e seguire qualche piccolo segno di vernice!

Una variante di accesso a questi sentieri può essere quella di salire su asfalto fino a Passo Monte Croce e poi traversare verso Val di Collina scendendo nei bei prati che contornano casera Collinetta di Sotto (pista a sinistra dopo l’ultima galleria). A un bel tratto divertente e veloce segue una serpentina trialistica che i più bravi potrebbero fare in sella. Poi saliscendi fino alla pista. Qui o si prosegue in salita o si ritorna veloci sul 161 di cui sopra.

Ultima ma non meno interessante, la discesa da Casera Plotta verso la “Scaletta”: si sale come sempre lungo la pista. Superata Malga Plotta, dopo due tornanti si traversa a sinistra raggiungendo una forcellina con vista mozzafiato sulla Cjanevate. Qui si abbandona la strada per scendere su sentiero 146 verso il Vallone della Cjanevate e la famosa “Scaletta”, che ovviamente non percorreremo. Invece di raggiungere il bivio del sentiero e imboccare la discesa verso Val di Collina (segnavia CAI 149), conviene scendere sui prati che lo precedono, puntando ai caratteristici massi sul fondo.

Superati i massi, tocca scendere con bici a mano per poche centinaia di metri (ghiaioncini) finchè il sentiero torna ciclabile e divertente. Raggiunta la solita pista (tabella) consiglio di tagliare su prato il primo tornante e, ovviamente, scendere sul 161!

Per gli stacanovisti: discesa dalla Plotta verso la Scaletta, risalita al laghetto del Ploto e discesa a Collina Grande, Val di Collina e 161. Provare per credere…

 

NeveeOutdoorFestival 2017 – Sella Nevea (UD) 21,22 e 23 luglio

•luglio 20, 2017 • Lascia un commento

“Scolliniamo” – raduno di arrampicata in Val di Collina 15 e 16 luglio

•luglio 12, 2017 • Lascia un commento

“L’arte della fuga” : Fredrik Sjoberg sulla vita di Gunnar Widforss

•luglio 10, 2017 • Lascia un commento

Il libro più bello che ho letto nei primi sei mesi dell’anno non è un romanzo. Se me lo avessero pronosticato, non ci avrei creduto, vista la mia predilezione per la narrativa. “L’arte della fuga” di Fredrik Sjoberg mi ha appassionato anche più dei suoi due precedenti, pubblicati da Iperborea, anch’essi catalogabili come saggi, ma coinvolgenti come spy story molto atipiche,  ironiche ed erudite.

Il motivo per cui ne scrivo su Calcarea è che il protagonista, Gunnar Widforss (1879-1934), ebbe una vita avventurosa legata a due dei luoghi prediletti dai sogni degli alpinisti ed escursionisti del mondo intero: il Gran Canyon e il Parco dello Yosemite.

Come i suoi “colleghi” ispiratori degli altri due saggi di Sjoberg, Widfross lasciò ancor giovane la Svezia per cercare fortuna, mosso da una passione e un talento davvero di altri tempi.

Trovò una meritata fama col tempo e con un irriducibile lavoro, quasi sconosciuto in patria, come “pittore dei parchi nazionali” degli Stati Uniti, nella più ostica delle tecniche: l’acquarello.

Sjoberg svela con le sue ricerche certosine un universo di divagazioni e correlazioni che si intrecciano alla vita del nostro eroe, tenendo abilmente in serbo per il finale un imprevisto colpo di scena. L’autore attinge ampiamente anche alla propria biografia di investigatore, giornalista, entomologo, che vive ida 30 anni su una piccola isola, riserva naturale  al largo di Stoccolma.

La sua collezione di sirfidi (mosche!) è stata esposta nel 2009 alla Biennale di Venezia! Dai suoi resoconti traspare una visione disincantata e poco convenzionale dell’arte, dell’ecologia, dell’animo umano e del mondo intero che rischia di trascinare il lettore verso un autentica infatuazione. Cosa volete di meglio?

 

Un discorso a sé meriterebbero i dipinti di Widforss. Solo dopo aver letto famelicamente il libro ho pensato di andarmeli a cercare in rete, quasi non fossi del tutto convinto dell’esistenza di un personaggio dalla vita così romanzesca. Ve ne ho allegati un paio: con i limiti dello schermo rispetto alla tela e dello stile  figurativo poco “a la page” (acquerello, chi era costui?) basterebbero comunque a far impallidire una bella fetta di paccottiglia contemporanea.