Falesia del Tetto di Raveo, settore di sinistra (la cartina)

•gennaio 6, 2021 • 3 commenti

Come promesso, con un po’ di ritardo pubblichiamo la seconda parte della cartina della falesia del Monte  Sorantri, la parete del Tetto di Raveo. La Befana ha fatto il possibile anche per raggranellare i nomi delle vie, almeno per i settori di destra pubblicati nell’ultimo post dell’impietoso 2020.

Qualcuno ci chiedeva anche di scriverli, questi  maledetti nomi. Dal 2021 insieme ad alcuni chiodatori della Carnia, analfabeti o sfaticati, abbiamo deciso di appaltare l’opera di scrittura dei nomi a una prestigiosa impresa pordenonese specializzata da oltre vent’anni in chiodatura, richiodatura, tracciatura e decorazione artistica delle falesie del Friuli, e non solo. Sono dei profondi conoscitori che dico delle pareti, addirittura di ogni singola via! E in quanto tali troveranno per ognuna la grafia e il colore più adatto. Costicchiano, ma ne vale la pena….

Questo è lo schizzo dei settori di sinistra, che per essere obiettivi andrebbe anch’esso appaltato a qualche grafico più capace… o rapace!

Per chi non fosse mai stato in Sorantri, va detto che le vie dal n.1 al n.11 si raggiungono tramite una comoda ferrata che in 5 minuti porta alla base delle vie. Per quelle dal n. 1 al n. 4 serve uno sforzo supplementare per superare un breve gradino attrezzato con staffa e corda fissa. Di queste vie sono indicate le difficoltà e non i nomi, salvo eccezzioni. Non appena possibile ve li comunicheremo e li faremo scrivere. Le prime tre non sono state liberate, ma si possono provare liberamente. La n. 4 è in corso d’opera.

Si può accedere al comodo terrazzo superiore anche scalando le vie 15 e 16 e la 12. Quest’ultima percorre il tracciato originale della via De Crignis De Infanti degli anni ’80, che poi continuerebbe in traverso sotto il tetto, per traversarlo infine nel punto del suo maggior sviluppo ed uscire poi sul muro terminale.

Per finire ecco i nomi delle vie relativi allo schizzo della parte destra, pubblicato in dicembre. Come auspicato da un anziano satiro, quasi tutte le vie  sono state dedicate al gentil sesso. Ovviamente quelle che avevano già un nome prima dell’auspicio, lo hanno conservato…tra parentesi i nomi dei chiodatori.

1) SN (Chen) 7b boulder

2) SN (Chen) Progetto

3) L’Ors di Pani (Chen) 7c

4) Orribilis (Chen) 7a

5) Mandela Day (Gigi e Co) 6b+ (var. di partenza a destra 6b+)

6) No Harlan stop vivisection (Gigi e Co) 6c

7) A spasso con Maria (Gigi e Co) 6b+ (variante sinistra incompiuta)

8) Al passo coi Tempi (Calcarea) 6c+ 2° tiro in diedro Progetto 2°tiro diritto Progettone (Osvaldo)

9) Rizz Hard! (Gigi e Co) 6b+ (uscendo sulla 10) Allungamento: Progetto (Calcarea)

10) Il sale sulla corda (Gigi e Co) 1° tiro 6c, 2° tiro 7b+ , 2° tiro variante sinistra Progetto

11) Lisbeth 7a (Calcarea) primi spit in comune, poi a sinistra fino alla catena della 10

11a) Oclupaca 7a+primi spit in comune con la precedente, poi a destra (allungata alla catena della 10, 7a+)

12) VolaTina (Calcarea) 7b/+

13) Amò Garibaldi, di cinque (Calcarea) 7b+/c

14) Er(o)ica (Calcarea) 7b diritta, 15) a destra Diedra 6c+/7a

16) Teresona (Calcarea) 7a+

17) Eva ne sente (Calcarea) 6b+/c (possibile uscita in camino a sinistra più facile)

18) Ada (ardore) (Calcarea) 6c+

19) Severina (Calcarea) 7a

20) Grunt’s sister (Gr.Guida) 6b+/c

21) Ginechecca (Gr. Guida) 6b/+ (uscita a destra sulla 21 più facile)

22) Ti stai sbagliando, chi hai visto non è… (Calcarea) Progetto, spigolo

Falesia del Tetto di Raveo, la cartina

•dicembre 9, 2020 • 9 commenti

In attesa che di tempo e tempi migliori proponiamo una mappa delle vie di arrampicata del “Tetto” di Raveo, più propriamente Falesia del Monte Sorantri. Lo schizzo lasciato alla base della parete nel tipico bussolotto è diventato molliccio e quasi illeggibile, per cui…

La cartina che trovate in questo articolo è molto rudimentale, però sufficiente ad orientarsi e scegliere le vie. Pochissimi itinerari hanno un nome scritto alla base. Questo deriva dalla ben nota indolenza dei chiodatori locali. In più poche vie hanno mai ricevuto un nome, il che fa pensare a un calo di fantasia, il fatidico blocco dello scrittore?

Di fatto, in questo momento nel settore basso solo due delle quattro vie chiodate da Chen sono state battezzate: la n.3 “L’Ors di Pani” e la n.4 “Orribilis”. Per la verità anche le vie chiodate dagli amici udinesi capitanati da Gigi Zucchi (n. 5,6,7,9 e 10) hanno dei nomi, ma chi vi scrive non si ricorda quali siano!

Chiediamo quindi a Gigi e Co. di animare subito il dibattito inviandoci le generalità delle loro creazioni. Lo stesso invito viene esteso alla Grande Guida, che ha iniziato a chiodare il settore destro e potrebbe gentilmente farci omaggio dei nomi scelti per la n.20 e 21.

 

Con l’occasione vi informiamo dei nuovi lavori che riguardano la parte bassa della falesia. E’ stato chiodato un allungamento della via n. 8 ( e quindi anche della 7), che percorre l’evidente diedro rovescio (a occhio un grado 7 basso…). Nel contempo è stata completata la via n.9, che può essere percorsa fino alla sosta della 10 (6b+? 6c?) oppure raccordandosi al diedro di cui sopra. Inoltre dalla sosta della via n.10, il bellissimo 6c “degli Udinesi”, è stato chiodato un secondo tiro, parallelo a quello già esistente di 7b+, verosimilmente più duro del gemello.

Oltre ai contributi dei chiodatori si possono sbizzarrire anche gli scalatori, proponendo nomi e se è il  caso anche cognomi. In un prossimo post verrà pubblicata la relazione del settore alto, con relative nuove chiodature.

Sentiero dei Tralicci per Precefic

•dicembre 7, 2020 • Lascia un commento

Inaugurata dalla prima nevicata dell’ inverno e subito praticabile per l’ immediata sciroccata, vi proponiamo l’ennesima variante dei sentieri di Precefic, decespugliata a regola d’arte dall’intancabile Gatto, che ci ha speso un bel po’ di energie e tempo.

La trovate salendo lungo la strada sterrata che da Via Betania porta alla centralina dell’acquedotto. Dopo un centinaio di metri l’ingresso è ben visibile sulla destra, tra i cespugli. Il tracciato segue una vecchia mulattiera e sbuca all’incrocio dei trafficatissimi sentieri per Precefic e Strabut. Una sezione molto ampia del sentiero ricalca verosimilmente una pista utilizzata per la costruzione dei tralicci per la linea elettrica che attraversa il Monte Strabut.

Chi volesse completare un anello inedito può andare a perlustrare una bella discesa che riporta al punto di partenza, seguendo una dorsale con magnifici pini neri e bel fondo erboso. La trovate scendendo dal crocevia di Precefic verso Pracastello lungo il solito sentiero dello Strabut. Un po’ prima dell’altare votivo, sulla sinistra si dovrebbero vedere dei bolli gialli di vernice, pochi metri oltre un abete con una piccola icona in legno.

Questi due sentieri sono abbastanza ripidi, per cui possono essere utili le racchette.

Mandi Lino, ultimo dei Bùgars

•dicembre 4, 2020 • 2 commenti

In questo periodo “arancione”, che ha confinato gli scalatori più osservanti nelle pareti dei comuni di residenza, siamo tornati alcune volte in Cjarandes, panoramico balcone affacciato su Caneva e Tolmezzo.

Il nome dato alla falesia deriva dalla conca prativa che si attraversa in avvicinamento, dominata da un grande stavolo che è stato a lungo la dimora invernale della famiglia Adami, soprannome “Bùgars”, impegnata in estate nella conduzione della Malga Plotta, ben nota a decine di escursionisti, alpinisti e bikers diretti al Rifugio Marinelli o alle pareti di Cjanevate e Pizzo Collina.

Per una buona ventina d’anni, dalla fine degli ’80, il caffè offerto dai Bugars prima o dopo una via, rappresentava per noi il viatico o la ricompensa, a volte solo una magra consolazione, di una giornata in montagna.

 

Dei tre fratelli malgàrs, Pietro l’arcigno, Biagio il filosofo, Lino era sicuramente il buono. Basta uno sguardo alla fotografia di Ulderica Da Pozzo tratta dal suo impareggiabile libro “Malghe e malgari” per capirlo.

https://calcarea.wordpress.com/2011/03/18/blas/

Lino abitava in Florence, un’altra località decentrata rispetto all’abitato di Casanova, quasi dirimpettaia di Cjarandes, anche se a fondo valle. Martedì scorso, mentre salivamo in direzione della parete, ho raccontato per l’ennesima volta ai compagni la storia dei Bùgars, di Blas rimasto incastrato sotto l’Ape e soccorso da due climbers di ritorno dalla scalata, dei caffè della Plotta, della loro schietta ospitalità. Lino se ne era andato tra sabato e domenica.

 

NUOVE STRADE FORESTALI – La petizione del CAI

•novembre 11, 2020 • Lascia un commento

Riportiamo dal sito del CAI FVG la petizione e la richiesta di incontro con l’assessore regionale Zannier :

“Se davanti ai danni, spesso devastanti, che gli eventi atmosferici arrecano alla montagna si resta attoniti e impotenti, il nostro atteggiamento dev’essere completamente diverso rispetto alle azioni umane che con insufficienti valutazioni minacciano l’integrità dei fragili ambienti montani” così Silverio Giurgevich, presidente del Cai Friuli Venezia Giulia, che chiede un incontro all’assessore regionale alle risorse forestali e alla montagna Stefano Zannier per un confronto costruttivo in merito alla realizzazione di nuove strade forestali.

Il Cai Fvg già nelle scorse settimane aveva fatto pervenire al Presidente della Regione, alla Giunta e al Consiglio regionale una petizione in cui esprimeva la preoccupazione per il recente proliferare di strade forestali, realizzate e in fase di progettazione, che si inoltrano nel territorio montano ben oltre i limiti superiori del bosco o penetrano all’interno di boschi assai poveri di interessi economici diretti, come l’estrazione del legname, ma assai ricchi di valori ambientali e paesaggistici”.

Nel documento – promosso dall’Asca, l’associazione delle sezioni Cai di Carnia, Canal del Ferro e Val Canale, e approvato dall’assemblea regionale del Cai – l’appello ai vertici politici e amministrativi per la redazione di un piano regionale della viabilità forestale o montana, così da “investire i fondi pubblici in modo oculato, rispettoso dell’ambiente e delle esigenze sociali ed economiche delle popolazioni montane, attraverso la pianificazione degli interventi, quale strumento democratico di condivisione delle scelte tese ad una migliore governance territoriale”.

Il Cai è riconosciuto a livello nazionale quale primaria associazione ambientalista e in Friuli Venezia Giulia, in base alla L.R. 36/2017, ha anche un ruolo di consulenza per le iniziative di sviluppo, sostegno, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio naturale, paesaggistico e turistico delle zone montane, ma nella nota all’assessore Zannier Giurgevich sottolinea come con la richiesta di dialogo e confronto il Cai Fvg intenda dar voce, oltre che alle preoccupazioni dei propri soci, “alle attese delle persone che amano le nostre montagne, le frequentano, ci vivono”.

QUI la petizione approvata dall’Assemblea regionale dd. 17.10.2020

Giuliana Tonut
Ufficio Stampa CAI FVG

https://www.cai-fvg.it/nuove-strade-forestali-petizione-e-richiesta-incontro-con-lassessore-regionale-zannier/

Kolosseum in Maltatal

•ottobre 6, 2020 • Lascia un commento
Kolosseum

Già il fatto di esser stati due volte in Maltatal in dieci giorni dopo anni di assenza potrebbe essere un record. Se poi aggiungiamo che in entrambi i casi siamo partiti al mattino da una Carnia diluviante e strafonta (incredibile…) e dopo poco meno di due ore stavamo scalando all’asciutto, alla faccia delle sale indoor ammiccanti, e che, finalmente!, siam riusciti a scovare la fantomatica parete Kolosseum; beh, mi pare ce ne sia abbastanza per scriverne.

Schleierwasserfalle

I lati negativi: come al solito ci decidiamo al grande passo quando la stagione sta per finire, perchè in Maltatal se va bene, nel senso di sole e asciutto, si scalerà ancora per poco quest’anno. Inoltre mentre nella prima visita (22 settembre) tutto era perfettamente asciutto mentre il Friuli era inscalabile, ieri l’altro in tutta Maltatal l’unica parete scalabile era proprio Kolosseum, dove ho hai un certo livello oppure tieni la corda a chi ce l’ha, come ho fatto diligentemente io.

In questi due giorni abbiamo scalato nei settori Schleierwassefall e Kolosseum e siamo passati dalla Rote Wand e dal settore Wunderland, tutti ben descritti nella bellissima guida edita da Panico Alpinverlag, che a parte una copertina indecente ha il solo difetto delle difficoltà proposte, molto severe. Ma non crediamo si tratti di un problema editoriale.

Wunderland è il settore più vicino ed anche il più abbordabile e placcoso, il settore della cascata ha dei tiri prevalentemente verticali dal 6b al 7c, mentre Kolosseum ha una inclinazione impressionante e vie prevalentemente dal 7b+ in su. Per la verità due 6b+ nella parte centrale della parete sono molto belli. Anche oltre gli strapiombi ci sono una manciata di vie di grado 6, che domenica erano bagnate. Lungo il sentiero, prima di Kolosseum, una paretina con tre tiri verticali, due dei quali deliziosi ma severamente gradati.

Si scala su granito abbastanza liscio ma con una buona aderenza. La scalata è complessa e tecnica. Necessaria una buona forza di dita, che in Kolosseum deve trasferirsi anche al resto delle braccine, se non volete fare la fine dei gladiatori sconfitti…

La chiodatura di questi settori è a fix inox, a distanze assolutamente ragionevoli. In controtendenza rispetto alle abitudini austriache. I settori descritti si raggiungono in 5-15 minuti partendo dal medesimo parcheggio, sulla sinistra della strada, riconoscibile per il box blu della toilette , circa 500 metri dopo il settore principale. La relazione di Kolosseum è reperibile su internet al sito mountaininfo.eu

Una guida ben fatta

Montagna da conservare!

•ottobre 3, 2020 • 5 commenti

Riceviamo e pubblichiamo con urgenza questo appello scritto da Alfio Anziutti di Forni di Sopra

MONTAGNA SEMPRE PIÚ NECESSARIA

Da conservare, da non sprecare

Egregi Signori.

Vi invio questa parziale informativa su alcuni appalti di Forni di Sopra, che a mio parere non solo cancellano i sogni a chi possiede radici montanare, ma privano paese e cittadini di preziose rarità naturalistiche, che ci permettono di immaginare un domani diverso, diverso perché migliore.

I fragili luoghi interessati (mt 1800-2000) sono parte di una eredità culturale distribuita in pensieri e opere di pastori, botanici, geologi, geografi, politici che prima di noi amavano quei monti. Lassù siamo dentro il grande respiro di una terra che chiede rispetto, per tutti gli esseri viventi che nutre, per la grande magnificenza che gratuitamente ci offre.

In montagna dovrebbe venir naturale seguire Bellezza e Verità. Con quelle virtù saremo educati al bene e alla Giustizia, perché non possiamo seguitare a offendere i fondamenti naturali di quell’insieme di armonia che scelte sciagurate possono lacerare per sempre.

Senza l’immensità delle montagne, da godere nella loro integrità con piante e animali, noi non saremmo. Senza le macchine che la distruggono sì!

Protesi mostruose, sempre più ciclopiche sempre più devastanti, andrebbero bandite dai monti, “perché una volta che processo e danno è avviato non si può sperare di tornare indietro. Per la semplice ragione che i disastri provocati dalla tecnologia sono rimediabili solo dalla tecnologia stessa”, e via continuando.

Una serie di appalti che porta dritto a calamità naturali, finanziarie, elettorali…

Queste le opere in argomento.

Uno dei più bei sentieri naturalistici delle Dolomiti, quello tra le casere Varmost e Val di Valaseit, lo si vuole trasformare in “viabilità forestale” (frase oscura perché lì non si tagliano piante) probabilmente seguita da un inquietante retro pensiero; di certo si distruggono luoghi unici, apprezzati e frequentati per quello che sono.

Un attacco in piena regola alle bellissime falde del Simon, dove l’orrore è già avvenuto nella soprastante area umida del Plan dai Poss. L’agente è la Promoturismo Regionale, con una inspiegabile e incredibile variante nel canalone Crusìcalas. Scorticazione della millenaria cotica, strage di larici secolari non toccati da VAIA, creazione di nuovi ghiaioni. Inutili spese (vedremo i conti!) in vista di un vertiginoso aumento delle presenze invernali. Perché d’estate chi volete che vada in Varmost e Valaséit godersi i disastri?

Infine di nuovo l’enigmatica “viabilità forestale” (di che foreste parliamo?) sugli ampi, bellissimi pascoli tra le casere Tragonia e Chiansaveit. La zona è lo stupendo orizzonte che lega Tiarfin col Savon, con visioni degne di vincolo nel Piano Paesaggistico Regionale, “straconosciuta” da tutti per il suo pregio ambientale, botanico, faunistico, geologico tanto da essere catalogata come preziosa Area SIC.

Si tratta di decisioni difficili da capire, da ogni punto vista le si guardi, anche da quello Mondiale dell’UNESCO, che Forni di Sopra si vanta di possedere dimenticando i doveri: non a tutti è dato avere dietro di sé un patrimonio e una responsabilità simile.

Ma in questo paese gli interventi pubblici vanno in tutt’altra direzione, per cui verrebbe da dire, col conte francese, che tutto questo “è molto peggio di un crimine, è un errore”.

Prende piede una idolatria della spesa e della distruzione ambientale in nome di una cattiva modernizzazione e assurda artificializzazione, che dimentica i diritti della Natura, il dovere civico Einaudiano del risparmio, del saper dire di NO, del “Conoscere prima di deliberare”.

Qualcuno conosce i luoghi in oggetto, la parola “clima” non dice nulla, nemmeno gli eventi atmosferici ad esso collegati, nemmeno l’anno 1966 ? Vi invito a guardare la foto, visitare quei luoghi e poi …immaginare l’inaudito.

L’appuntamento col futuro non sarà sulle ferite aperte da opere che si stanno facendo e progettando, con boschi abbandonati (dall’uomo non dalle strade), pascoli lacerati, frane provocate, ghiaioni prodotti, sorgenti prosciugate; la vita futura la troveremo su mulattiere finite a regole d’arte, sui sentieri ecologici umanizzati e vissuti dalle varie attività montanare multidisciplinari, su veri agriturismo, su tipiche casere senza inox e piastrelle (con strade da curare), con prodotti di vera montagna.

Scrive Michil Costa, esperto albergatore tirolese: vogliono far diventare la “montagna come una succursale della città, dove replicare in modo più o meno grottesco abitudini, stili di vita (che Michil chiama “pornoalpino”), valori che imperversano giù in pianura. Ma se noi lasciamo il basso per una pausa ricreativa in alto lo facciamo attratti dalla bellezza della Natura alpina, che basta a se stessa, non ha bisogno di ’miglioramenti’, è antica e perenne. Basta aprire occhi e polmoni. Il resto viene da sé.”

Tra queste montagne creatrici di un continuo stupore esiste “il colore del silenzio”, ora si vuole distruggere l’uno e l’altro, con programmi e appalti che la dicono lunga.

Siamo in presenza di un piano segreto e brutale, i cui interessi non sono quelli della Natura. VAIA ha mandato un chiaro avvertimento agli abitanti delle “terre alte” e dei “palazzi”, ma camion e pale meccaniche non ne hanno contezza (lo vediamo nei pesanti interventi fornesi sul Tagliamento fiume Europeo). Chissà, pensando a VAIA, se anche da noi vale il detto, “ciò che non fecero i barbari lo fecero i Barberini”.

Nel qual caso, Egregi Signori,… “Ci sarà pur un giudice a Berlino!”

Affrettatevi, amici della montagna, a godere panorami unici, silenzio e infinito, fiori rarissimi che il fornese Gianni Caposassi e il profesore Livio Poldini hanno fatto conoscere al mondo, prima che Comune e Promoturisno “mettano mano” a cingoli, benne e frane.

La montagna ricevuta in eredità è anche vostra, la dobbiamo tramandare.

Aiutateci a salvare il nostro e vostro mondo, diffondete. Grazie per quello che farete.

Alfio Anziutti “Timilin”

 

 

il Signore dei Tasselli- NUOVE VIE sugli avancorpi sud del Monte Navastolt

•ottobre 2, 2020 • Lascia un commento

 

Riceviamo e pubblichiamo con piacere questo testo inviatoci in un bottiglione (vuoto) di Terrano da uno Hobbit, che ovviamente ringraziamo (per il testo…)

ANTEFATTO

Alcuni mesi fa Calcarea pubblicava un articolo intitolato “Il gatto maggiordomo” a firma di Paolo Pezzolato, Fossile o Fox, come è solito farsi chiamare,  sin dall’adolescenza.
Tutto nacque nel tardo autunno del 2019 quando Fox propose a uno sparuto quanto variegato gruppo di appassionati arrampicatori di fare un po’ di “manutenzione” alle vie del paretone di Osp. Fu così che a turno ci alternammo lungo le salite che dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso avevano scritto alcune pagine di una storia fatta di vie misto libera / artificiale  che oggi i più talentuosi possono salire direttamente in libera.

I ricordi che conservo di quel periodo sono fatti di levatacce, attese al buio davanti al bar con la saracinesca ancora semi abbassata, bollettino meteo del Primorski dnevnik (il quotidiano del litorale sloveno), la paura nel camminare in attesa dell’alba lungo il torrente impetuoso e assordante che fuoriusciva rabbioso dal grottone di Osp, il freddo, i versi dei pipistrelli spaventati rintanati nelle fessure in cui terrorizzato infilavo le mani, le scritte fatte sulla parete dai primi salitori, i vecchi ancoraggi ruggini e ormai sottilissimi, la fatica dell’artificiale, il saccone da recuperare alla fine del tiro, l’incapacità di tornare in “modalità arrampicata” dopo essere passato alla “modalità staffe”, il mal di schiena ed un vuoto siderale che mai nei precedenti 13 anni d’arrampicata sarei stato in grado di immaginare.

Nonostante questa descrizione si è trattato di un’esperienza singolare e a dir poco formativa. Recentemente sono tornato sul Paretone con Elena a ripetere una via che non avevo ancora salito. Ricordo le sue parole prima di attaccare: “Beh… non è poi così alto…”. Dall’attacco della via si vedeva la cassetta rossa di metallo con il quaderno della via. 6 tiri più in là, fatti sotto il sole di un sabato ventoso di fine agosto, si era resa conto che forse quella cassetta non era poi così vicina… e che per uscire sui prati sommitali sarebbero stati necessari ancora due tiri…

Ma… il titolo non era: “Nuove vie sugli avancorpi sud del Navastolt?” Ecco appunto…

Nel corso dell’estate 2020 Fox è stato compagno di alcune salite compiute assieme a Elena e me e qui riassunte. Suoi gli schizzi qui pubblicati che mi ha chiesto di corredare con qualche riga (forse mi sono fatto prendere la mano…). Così ecco qualche nota tecnica e qualche storia un po’ più “lisergica” che immagino non sconvolgerà più di tanto i lettori di Calcarea, abituati a quelle di caproni e di polacchi e alle burle allegoriche del medico chiodatore.

ULTIMISSIMA NOTA
I nomi delle vie sono nati durante i lunghi avvicinamenti passati a scherzare sulla possibilità o meno di salire le placche della via più lunga con le modalità che ci eravamo prefissati e qui descritte. Da lì lo “Specchio di Sauron” e gli altri nomi. Solo “tornati a valle” e con i piedi per terra abbiamo saputo di non essere gli unici ispirati da Tolkien in terra Carnica… (Tra l’altro complimenti per la falesia della “Terra di Mezzo!”). Passando da una saga fantasy all’altra avremmo potuto ispirarci a “Le cronache di Narnia” o meglio alle “Cronache di Carnia” ma ormai il dado era tratto…
Fatte queste doverose precisazioni, per chi avesse la pazienza di leggerlo con la dovuta ironia e leggerezza, un breve racconto ispirato dalle ore passate a camminare per raggiungere gli attacchi. Gli altri potranno correre subito agli schizzi qui pubblicati e scaricabili. Chi avrà pazienza sarà sicuramente premiato con qualche consiglio nascosto tra le righe.
Sperando di non avere subito il destino di Smigol, rapito dal potere dell’anello e costretto a vivere schiavo del suo “tessoro”, auguro buona e lisergica lettura e buone arrampicate a tutti.

Il Signore dei Tasselli.
“Un tassello per domarli, un tassello per trovarli,
Un tassello per ghermirli e nel buio incatenarli,
Nella Terra del Signore Oscuro, dove l’Ombra cupa scende”

LA COMPAGNIA DEL TASSELLO
Inizia così la leggenda di uno sparuto gruppo che il fato fece incontrare dove una volta passavano i crociati e che decise di salire lungo le oscure terre del “Signore dei fuochi” per provare a compiere la sua missione.
Nel corso della stagione più breve loro affinarono la tecnica forando nei pressi dalla caverna vicina al rio Osp, dove a giugno si festeggia la stagione delle ciliegie. Lontano, il “Signore oscuro” nella sua terra natia sentiva la loro presenza e quella del loro trapano. Diversi tasselli furono posizionati lungo le strapiombanti pareti della grotta dalla volta crollata. Delle vecchie vie ora forse qualcuna sarebbe stata ripercorsa con maggior frequenza ma per i viandanti il cuor non sarebbe stato troppo leggero e l’ingaggio e il vuoto li avrebbero accompagnati. Tanto bastò a spargere malumore e oscurità anche tra le terre salmastre. Tra le varie caverne e il sottosuolo iniziarono a spargersi voci e malcontento che indirettamente arrivarono anche all’uomo del trapano, pur non riuscendo a incontrare tali popoli che in cerca di ombra e fresco in quegli antri passavano le settimane stringendo canne, pinzando, tallonando oppure agganciando con ginocchia bardate le pareti e producendo inconsueti e inquietanti suoni gutturali in grado di allontanare qualsiasi altra forma di vita. Era stato il figlio della nobile stirpe, a stretto contatto con gli orchi delle umide e oscure caverne a carpire tali malumori portandoli al “Signore del trapano”. A lui il destino avrebbe presentato un’estate di prove, privandolo del suo maestro mutilato di una mano e costringendolo a salire e forare da solo lungo le verticali pareti fatte di calcio e dolomia, ma questa è un’altra storia…

Il gruppo partito da Osp, così variamente composto comprendeva il “Signore del trapano e della parete”, che il “Signore oscuro” aveva conosciuto inebriandolo  proiettando con la luce i ricordi delle sue salite. Egli era seguito dai ragazzi provenienti da terre marine e ventose tra cui un musico, un esperto di macchine a rotaia e il già citato figlio della nobile stirpe. Ad essi si erano aggiunti in minor numero un tacito tenebroso proveniente dalla terra tra i due fiumi, terra di delinquenti, briganti e contrabbandieri, oltre a uno proveniente da terre lontane, per raggiungere le quali sarebbe stato necessario varcare gli oceani e dove il mondo, le ore e le stagioni andavano alla rovescia. Con loro una fanciulla che alla tenacia e il cuore puro univa la conoscenza de l’idioma delle terre lontane e sconosciute che essi che si accingevano ad esplorare…
Fu così che nacque la variegata Compagnia del Tassello…

PRIMA TAPPA DI UN LUNGO VIAGGIO
Una volta riuniti, entusiasti e curiosi iniziarono a salire verso la più meridionale delle terre dei Carni. Non sapevano quale sarebbe stato il loro destino.
A causa di un sortilegio, probabilmente attuato dal “Signore oscuro” presunto padrone di quelle terre, probabilmente venuto al corrente dei loro piani, furono costretti a cambiare mire e itinerario. Nonostante la bella stagione la via per le sorgenti tanto care al tricolore era impedita da improrogabili lavori lungo i valichi alpini. Partendo con l’oscurità sarebbero potuti passare e salire ma altrettanto certa non sarebbe stata la via del ritorno. Dovettero così cambiare itinerario.
La prima tappa del loro vagare fu alle pendici del lago di Avostanis, sopra la foresta animata di Pramosio. Lassù per la prima volta fecero echeggiare tra i monti il sordo rumore del tassellatore. Tale esperienza servì per provare la tecnica, ascoltando i segreti che il mago bianco, “Signore del trapano” stava trasferendo loro.
Lungo le pendici, specchiati nel lago, diversi esseri salivano, e osservavano incuriositi senza proferir parola. A fine giornata la prima linea era tracciata, tre tiri che si insinuavano a ponente di una delle prime salite lungo la parete, allora opera del “Signore dei toscani” e del “Signore dei tabacchi”. Alla seconda sosta trovarono un anello isolato e non descritto nei testi antichi, frutto del passaggio dei sopra citati signori oppure del “Signore del clan dei lepridi”.
Tre tiri per un maestro e cinque apprendisti che tra momenti di caldo puro e altri passati a tremare erano saliti alternandosi nell’apertura.

LE TAPPE SUCCESSIVE DI UN LUNGO VIAGGIO
Durante una prima esplorazione, il “Signore del trapano”, accompagnato dal “Signore delle tavole e del bianco manto” era salito dal versante delle acque minerali, nei pressi della salita al Passo di Giramondo, rendendosi presto conto della lunghezza del percorso, forse carrabile ma dove era vietato transitare se non a piedi. I componenti della Compagnia del tassello, temporaneamente in numero ridotto, si spostarono verso la regione ancora oggi controllata dai Dogi, popolo di presunti adoratori di divini animali, di varie fattezze, da loro evocati all’inizio o alla fine di ogni loro frase. Figli di quella terra che del Santo Evangelista aveva fatto bandiera e dall’idioma italico ma talvolta incomprensibile, un po’ come i Carni, spesso rivolto alle loro animalesche divinità.
Memori delle esperienze dei “Signori del trapano e della neve”, provarono dal più comodo Passo Avanza che oltre a dei notevoli saliscendi nascondeva un tranello in cui sarebbero inizialmente caduti: nei pressi di Casera di Casa vecchia il sentiero da prendere non era quello che deviava dal primo tornante sopra la casa, sarebbero dovuti invece scendere ancora, per poi deviare per una traccia che sulla mappa disegnata su quella carta che poteva essere fumata era indicata con un tratteggio nero e interrotto. Attraverso tale sentiero a mezza costa si sarebbe arrivati alla Casera Avanza di Là di Sopra (qui i carnici hanno superato di gran lunga la mia fantasia… e quella dello scrittore cui mi sono ispirato…), per poi arrivare al villaggio della miniera. A quel punto avrebbero provato con alterne fortune le strade che da lì sarebbero salite verso nord per arrivare sotto alle pareti della mitica “Cengia del Sole”. Appena la vegetazione si sarebbe diradata, guardando verso est / nord est avrebbero scorto i tre bianchi avancorpi dove avrebbero provato a effettuare le loro salite.
Iniziarono dagli avancorpi più bassi e meno minacciosi, salendone uno e passando successivamente al secondo, lasciando per ultimo il temuto “Specchio di Sauron”, di quel calcare bianco e compatto talmente lucente che avrebbe tenuto a digiuno dal sonno per diverse notti. Durante una loro esplorazione fu lo stesso calcare a incoraggiarli alla salita, quando, durante un’esplorazione allo specchio il “Signore del trapano” notò alla sua base una clessidra. Era un segno, quella parete si sarebbe lasciata salire.
E così fu, ma questa è un’altra storia…. Così come quella delle miniere sotto al Navastolt, abitate da orchi al servizio dell’oscuro “Signore dei Fuochi” che in questa sede non mi è dato raccontare…

NOTE TECNICHE:
Le vie poste sugli avancorpi sud del monte Navastolt sono state aperte a comando alternato, dal basso e sempre con passaggi in libera tra un ancoraggio e l’altro. Non sono stati impiegati cliff, sky hook e simili per la chiodatura o friend di passaggio. Sui tratti impegnativi la proteggibilità è attorno a S2 utilizzando gli spit, non sempre anzi spesso difficilmente integrabili con protezioni veloci.
La roccia, spesso molto compatta, con le dovute avvertenze del caso, si tratta sempre di montagna, si può considerare ottima.
Il materiale impiegato e quello presente in via sono indicati negli schizzi allegati a questo articolo.
Le vie sono attrezzate con spit fix da 8 mm di progressione, le soste hanno uno spit fix da 8 mm e uno da 10 mm. Tutto il materiale impiegato è inox.
Le difficoltà tecniche non superano il 6a, noi, sempre in tre, in ogni salita abbiamo utilizzato una coppia di mezze corde da 60m, sicuramente necessaria su “Lo specchio di Sauron” per la discesa a corda doppia. Dall’avancorpo più basso è possibile raggiungere con facili passi di arrampicata la base del secondo avancorpo e attaccare una delle due vie che lo risalgono oppure tornare a piedi all’attacco.


Unico neo l’avvicinamento che, lasciata la macchina a passo Avanza, richiede due ore abbondanti a piedi, tale tempistica, visti il notevole sviluppo e i saliscendi, non si riduce di molto al ritorno.
La guida dei Monti d’Italia Alpi Carniche 2; De Rovere – Di Gallo del 1995 cita alcune vie aperte in quella zona. Da un confronto con uno degli apritori e con descrizioni e disegni presenti sulla guida, tali vie si troverebbero a una quota più elevata rispetto a quelle aperte da noi. Le linee da noi scelte sarebbero state difficilmente seguite da un alpinismo di stampo classico che alle placche avrebbe sicuramente preferito porzioni di parete più logiche per linea e proteggibilità con mezzi tradizionali.
Come già scritto Elena, Fossile ed io ci siamo alternati da capocordata nell’apertura, questo è vero, è doveroso precisare alcuni dettagli: è stato Fox a proporci di aprire in quella zona che altrimenti difficilmente avremmo esplorato. Colui che ci ha accompagnati, ci ha proposto di apire e con pazienza ci ha insegnato le tecniche da lui affinate nel corso degli anni. Se non fosse stato per lui non avremmo saputo dove e come aprire. Un altro ringraziamento va al GARS che ha fornito la spit fix e trapano.
Delle quattro vie qui descritte una supera i 200 m, le altre, sono di tre tiri, tale sviluppo potrebbe porre diversi quesiti al lettore tra cui quello su l’opportunità di aprire tracciati di questo genere. Non credo vi siano risposte univoche e scelte in grado di accontentare tutti… una cosa è certa, la qualità del calcare di queste salite è di una bellezza considerevole, al punto di chiedersi come possa essere sfuggito alle attenzioni di altri apritori, salvo appunto riguardare degli avancorpi staccati dalle ben note cime della zona che nel corso degli anni hanno visto molti forti alpinisti disegnare le “loro linee”. Il lungo avvicinamento sarà ripagato dalla bellezza di un paesaggio bucolico tipico delle Alpi carniche e da un’arrampicata piacevole all’insegna delle rigole o della placca spalmata di aderenza.

LE VIE (descritte come salite, possibili eventuali combinazioni e utilizzo di soste intermedie):

TERZO AVANCORPO

LO SPECCHIO DI SAURON:
Elena Pellizzoni, Paolo Pezzolato, Patrick Tomasin
29.06.2020 e 04.07.2020
7 tiri per 230m
Discesa a doppie lungo l’itinerario
L1 5c/6a 30m 9x 1 clessidra
L2 6a 30m 12x
L3 5c 20m 7x
L4 5b 30m 7x 1 clessidra
L5 4b 30m 6x
L6 4a/III 50 m 6x 2 clessidre
L7 II 40m 2x

PRIMO AVANCORPO – SMIGOL
Elena Pellizzoni, Paolo Pezzolato, Patrick Tomasin
2.06.2020
3 tiri per
Discesa con facile arrampicata nel canale al secondo avancorpo e da lì per prati all’attaccco oppure a doppie lungo l’itinerario.
L1 5b 25m
L2 6a 25m
L3 4a 25m

SECONDO AVANCORPO
Salibile scesi dalla via del primo avancorpo oppure in maniera autonoma.
Le soste presenti, utilizzabili anche in discesa con singola da 70m, permettono di salire le vie spezzandole in tre tiri come da schizzo.

NAZGUL
Elena Pellizzoni, Paolo Pezzolato, Patrick Tomasin
14.06.2020
2 tiri per 85m
Discesa a doppie lungo l’itinerario
L1 5c 50m
L2 4a 35m

GALADRIEL
Elena Pellizzoni, Paolo Pezzolato, Patrick Tomasin
14.06.2020
2 tiri per 45m
Discesa a doppie lungo l’itinerario
L1 5b 20m
L2 5c 25m

UN SENTITO RINGRAZIAMENTO A TUTTA LA COMPAGNIA DELL’ANELLO: Ele, Euge, Maurin, Mauretto, Rodri, Vise, ovviamente a Fox e a chi ha permesso a questa storia di essere immaginata e scritta.

Tutte le foto contenute in questo post riguardano le vie qui relazionate.

Lo “Specchio di Sauron” sul Monte Navastolt

•settembre 30, 2020 • Lascia un commento

Ecco la seconda delle vie  realizzate da Paolo Pezzolato e colleghi negli avancorpi della  Cima della Miniera e nel Monte Navastolt, nelle Alpi Carniche, di cui abbiamo cominciato qualche giorno fa a pubblicare relazioni e foto.

Per l’avvicinamento valgono le direttive pubblicate nella relazione precedente.

 

La falesia dei Spiciots di Pioverno

•settembre 21, 2020 • 2 commenti

Abbiamo pubblicato più di un anno fa  la relazione di questa interessante parete nei pressi di Pioverno. A quel tempo molte delle vie non erano state liberate, e in seguito almeno altrettante se ne sono aggiunte. Ci siamo stati di recente e ci teniamo a raccomandarvi una visita perché ne vale la pena.

La roccia è bella e quasi del tutto ripulita, la chiodatura rassicurante e i gradi “giusti”. La scalata è su muri verticali tecnici con qualche spanciata e una buona dotazione di fessure che potrebbero rinfrescarvi la memoria o farvi entrate in una nuova dimensione…

La relazione completa di Spiciots è reperibile su internet; in ogni caso le difficoltà delle vie sono indicate alla base con simpatiche targhette.  Noi possiamo consigliarvi alcuni vie che abbiamo fatto, molto meritevoli: Pressa Poco 6b***,  Bidonata 6b+, Taccagno 6a, Scala di Pietra*** 7a, Se ci penso 6c, Bombe chimiche*** 6c.

La chiodatura delle vie è merito, per quanto ne sappiamo, di Pierpaolo e di Damiano. L’orientamento ad est rende possibile la scalata in tutto l’anno; l’accesso in 5 minuti da uno slargo con un tabellone in legno 1 km a sud di Pioverno, direzione Bordano (poco prima del parcheggio per Pioverno-canne).