ISOLE INCOMPRESE con Eugenio Pinotti

•febbraio 3, 2017 • Lascia un commento

Piacenza non è proprio dietro l’angolo per noi caproni e orsi carnici, ma Eugenio è un grande conoscitore di Sardegna e Sicilia, alle quali ha inflitto oltre alla sua presenza anche centinaia di ferite da trapano, per realizzare bellissime e popolari vie lunghe e monotiri. Chi può vada a questa serata, dove immaginiamo non mancheranno luoghi e immagini magici, simpatia e ironia, nacchere e tamburello. Oltre ovviamente a un vertiginoso dopo-serata.

Noi ci saremo con il cuore, sperando di averlo più vicino nella prossima tournee europea

 

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Virgus fugit

•febbraio 2, 2017 • 1 commento

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Ebbene sì. Quel che già da qualche settimana fa era  un sospetto sta trasformandosi in dura realtà. Neppure le catastrofi naturali, i tragicomici  editti di Donald Duck Trump o l’ esilarante  blog  di Renzi  possono distogliere il pensiero da Virgus, il caprone della Parete Rossa, che sembra ormai definitivamente disperso, se non del tutto sparito.

Fuggito da un allevamento di Somplago e troppo presto lasciato solo dalla sfortunata  compagna, Virgus aveva assunto con la custodia della falesia anche alcune connotazioni tipiche del climber, come l’abitudine di spargere d’intorno i propri escrementi, senza per fortuna decorarli  con la carta igienica. Sembra si stesse attrezzando per la martellatura degli appigli e una

Osservava con apparente disinteresse gli sforzi degli umani per avere la meglio su una striscia di roccia o un eccesso di autostima. Non sapremo mai cosa veramente pensasse del nostro teatrino e delle sue marionette.  La pungente traspirazione, le tipiche cacchette e la crescente impertinenza  che lo aveva spinto fino  alla copula con il sacco-corda di un tutore dell’ordine, non  scalfiranno però  il suo ricordo.

La Parete Rossa è ancora più sola. Ai piedi del suo conglomerato variopinto, caro anche a Pareti,  vi potreste sentire indifferentemente come davanti al vostro destino sul bordo dell’abisso,  o seduti in bagno  con la rivista preferita tra le mani.

Viva Virgus!

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Discesa da Celestuz (Monte Amariana)

•gennaio 3, 2017 • 2 commenti

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Celestuz è una località prativa sulle pendici meridionali del Monte Amariana, dove un tempo esisteva uno stavolo e da cui si gode un bel panorama su Tolmezzo e sulla Valle del But. Sabato prossimo, 7 gennaio, il sentiero che porta in Celestuz verrà rimesso a nuovo dai volontari già protagonisti del magnifico restauro dei sentieri di Amarianutte.

Chiunque abbia voglia di passare qualche ora in buona compagnia, menando anche un po’ le mani, è invitato a partecipare. Trovate su un vecchio post di Calcarea le informazioni sull’accesso.

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In Celestuz, con un po’ di buona volontà, si può arrivare anche in mountain bike! La discesa è abbastanza impegnativa ma di soddisfazione. Si sale pedalando lungo il ghiaione della Citate, seguendo una pista che dalla Palestra di Roccia si dirige verso l’Amariana. Giunti alla grande briglia, si carica la mtb in spalla e si procede faticosamente, prima attraversando la briglia stessa e poi lungo il sentiero. Nell’unico bivio, si tiene la sinistra e si attraversa il rio, giungendo poi a destinazione.

In discesa, una volta riconquistata la briglia, conviene scendere per tracce abbastanza evidenti tenendosi sotto monte, sfiorando le partenze dei famosi sentieri di Cjadin e di Martin per Monte Amarianutte. Il sentiero diventa sempre più veloce e sbocca sulla ex Statale 52 nei pressi della Polveriera. La difficoltà della discesa fino alla briglia credo sia di S2+. Per la salita calcolare mezz’ora a spinta e una ventina di minuti in sella.

Buon lavoro!

Ultimissime del 2016

•dicembre 31, 2016 • Lascia un commento

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Non potevamo lasciare i lettori di Calcarea senza gli auguri per il nuovo anno e un po’ di novità dalle falesie dell’Alto Friuli. Cominciamo dagli ultimi lavori, completati proprio questo pomeriggio per finire in gloria un anno che ci ha tolto tanti artisti amati, ma anche (e a furor di popolo) un’autentica  mina vagante.

Per fuggire all’affollamento delle falesie, popolate da un variopinto  mix di appassionati,  vacanzieri, fancazzisti e primedonne ossessionate (ahimè non da Rocco Siffredi ma dai loro tiri-totem), siamo emigrati oggi in zona Somplago. In Parete Blu abbiamo completato due nuove brevi vie di media difficoltà (6b+/6c) sulla destra della parete, aggiungendo una nuova uscita al tiro di riscaldo (che diventa il terzo da destra a sinistra). I nomi delle nuove sono “Primedonne” e “Poibambini”

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Approfittando della presenza del trapano, ci siamo tolti lo sfizio di chiodare in Parete Rossa una breve variante ai tiri di destra, cervellotica  quanto basta. Si chiama “Variante Gino”.

Nella falesia di Pioverno, sempre più frequentata, sono state aggiunte alcune valutazioni: la prima via da sinistra “La lingua ecc.” potrebbe essere 7a+, mentre la  seconda, “In punta di piedi” è un bel 6c. Scorrendo verso destra, ha trovato un grado “Placcanna”, 7c. Mentre  “Arboreto salvatico” è 7b e “Le farmaciste” 7b+. La notizia più sensazionale riguarda però il sentiero di accesso, che si è trasformato da una  traccia ripida e scivolosa in una vera e propria autostrada, per merito di alcuni valorosi scalatori, più o meno forti ma sicuramente molto generosi.

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Rimane ancora frequentabile e poco affollata Avostanis, dove un mesetto fa con Giulio abbiamo chiodato una mirabolante prosecuzione del leggendario “Totanbot”. 38 metri, 6c+. E’ chiodato interamente e a disposizione dei più volenterosi anche l’allungamento delle vie più a sinistra (“Surfinia” o “Frico”, fate voi) , stesso sviluppo ma difficoltà più elevate.

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Nella falesia di Bordano, molto consigliabile in questo periodo di bel tempo sia per le vie che per la frequentazione, mai eccessiva, vi segnaliamo che è stato chiodato un nuovo tiro sulla destra, variante diretta al primo esistente. All’estrema sinistra (ovest), invece, è stata liberata l’ultima via, grado 7a.

Restando in zona, ancora un plauso a chi ha sistemato il sentiero d’accesso alla meravigliosa falesia di Vigant. Persone che si fanno un bel mazzo, lavorando per tutti noi,  senza neppure un selfie o un tweet di celebrazione: così va il mondo, Charlie Brown… #bulos

 Concludiamo con l’augurio di buon anno da parte del team di Calcarea.

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Sentiero delle Làvare (San Simeone)

•dicembre 24, 2016 • Lascia un commento

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Abbiamo parlato spesso del San Simeone in questo periodo. In settimana sono tornato, questa volta in compagnia, sul Sentiero delle Lavare, che avevo percorso due anni fa alla ricerca di pareti per l’arrampicata. Ve lo propongo, nonostante non sia una passeggiata del tutto  rilassante, perché si svolge in un ambiente molto bello e panoramico, con un andamento vario e a tratti impegnativo.

Dall’abitato di Pioverno, si imbocca una rampa cementata e, dove piega a destra e diventa sterrata, si tira diritti costeggiando un muretto. La segnaletica è quasi sempre sufficiente per non perdere la traccia, ma non abbondantissima. Le prime rampe ghiaiose sono abbastanza ripide, poi si entra in un bel boschetto di carpini e qualche tornante rende meno erta la progressione.

Usciti dal bosco, in prossimità del ghiaione, va fatta attenzione alla traccia erbosa che traversa verso sud (ometti) e porta su una dorsale di nuovo alberata che conduce a una caratteristica grotta. Da qui in poi, per qualche minuto, tocca fare un po’ di attenzione perché il sentiero diventa più ripido e roccioso. Niente di sconvolgente, comunque. L’esposizione non è fastidiosa e i passi dove ci si aiuta con le mani sono due o tre.

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La pendenza continua ad essere sostenuta. Ci si dirige verso una valletta incassata, che si abbandona ben presto per salire sul suo bordo destro, con pendenza crescente e passo sempre più lento sia per la fatica che per il fogliame. Si entra nel magnifico bosco di faggi che prelude all’arrivo, il sentiero spiana e la temperatura anche.

Si raggiunge la pista sterrata del San Simeone nei pressi del Plan dei Purcèi. Da qui o in breve in vetta oppure verso le varie possibilità di rientro (quasi tutte meritevoli di due auto, per non doversi fare chilometri di asfalto a piedi). Dislivello 960 mt, orientamento sud est.

Cuel Maior (Curiedi) 1023 mt.

•dicembre 16, 2016 • Lascia un commento

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Curiedi è un altopiano poco a monte di Fusea, una località che definire amena sarebbe riduttivo. I suoi boschetti di faggio delimitano radure prative dove spesso spiccano i nostri soliti stavoli, che possono contare quassù su alcuni privilegi assoluti: pace, panorama, facile accessibilità.

Attorno a Curiedi ho girovagato a lungo già con le prime mtb, tanti anni fa. Ci ho giocato a calcio, corso e pedalato in lungo e in largo, ma non posso certo dire di conoscerla bene. Qui c’era un “campo” di orientering e si svolgevano le prime gare di mtb, ai tempi in cui scendere in sella lungo un sentiero non era neppure lontanamente immaginabile. Infatti il percorso classico si svolgeva su pista forestale verso Navantes,  Corce, Vas e Buttea.

C’è un giro di mtb che non ho mai pubblicato su questo blog, un breve ma appagante anello che ho rifatto oggi. E’ piacevole, non troppo difficile e paesaggisticamente strepitoso. Perché non invitarvi a percorrerlo?

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Son partito da Tolmezzo e ho raggiunto Curiedi attraverso Fusea, una salita su asfalto che conosco centimetro per centimetro. Poco oltre il Campo Sportivo, in direzione Buttea, ho imboccato sulla sinistra una pista sterrata e cementata che ben presto ti deposita sui  prati della località, dove si segue verso sud una traccia trattorabile fin quasi a uno stavolo. Prima di raggiungerlo, ci si infila sulla sinistra tra due pini, a destra del più grande.

A questo punto la pista si sviluppa su saliscendi con qualche breve strappo ripido in salita, tra piccole radure e prevalenza di bosco di faggio. La direzione è indicata da segni di vernice rossi o gialli, ma è difficile comunque sbagliare. Si segue la traccia principale evitando le deviazioni su sentiero. A un certo punto si risale un breve risalto (bollo rosso su faggio)  e si giunge al bivio per Cuel Maior. A sinistra si scende su prato, e ci ripasseremo più avanti. Il nostro obiettivo ora è tenere la destra, seguendo i bolli rossi, e affrontare i pochi tornanti che ci porteranno in cima a questa montagnola, dove il panorama su Tolmezzo, sulla Val But e Val Tagliamento è impareggiabile.

Si spinge la bici per pochi minuti. Poco oltre un grosso ometto c’è la postazione di artiglieria caratteristica di questa “vetta”. Qui ci si siede e ci si prepara alla discesa, più facile di quel che sembra (i tornanti sono un po’ stretti ma non impossibili).

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Ritornati al bivio si segue la traccia pianeggiante su prato e poi la discesa sempre tracciata dai segni rossi. Le difficoltà sono molto contenute e chi conosce già il tracciato può lanciarsi a bomba, foglie permettendo!

Il sentiero termina su pista cementata a pochi metri da un piazzale. Si percorre per qualche metro l’asfalto e poi, volendo, si può affrontare un breve diversivo, salendo su traccia erbosa a fianco di due incantevole stavoli. Si sfiora un terzo stavolo e poi si piega a destra in ripida salita su prato, per ridiscendere poi velocemente verso la provinciale.

Scendendo da Curiedi verso Fusea, vi raccomando la scorciatoia a sinistra dopo il secondo tornante (ingresso un po’ chiuso dalla vegetazione), breve ma abbastanza tecnica e divertente. A Fusea si può costeggiare la canonica e scendere su trattorabile fino a raggiungere la strada che porta a Cazzaso, dove i più esigenti potranno mettere alla prova i loro progressi su single trak percorrendo il magnifico Troi di Gaete, già recensito su questo blog. Buon divertimento!

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Corto Montagna 2016

•dicembre 4, 2016 • Lascia un commento

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