Forcella Undici e Sentinella dalla Val Fiscalina

•aprile 21, 2015 • Lascia un commento

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Siamo tornati nel paradiso della Val Fiscalina per una delle innumerevoli sciate che offre, consigliata dai nostri agenti del Comelico. Messa da parte almeno per quest’anno l’idea di affrontare il temibile Popera, abbiamo creduto di scegliere una gita meno impegnativa tornando al Passo della Sentinella, questa volta da nord ovest. La neve dura, ghiacciata nel tratto di canale più impegnativo, ci ha presto riportato alle solite considerazioni sullo scialpinismo e la valutazione delle difficoltà: anche un pendio non troppo ripido può diventare preoccupante se la neve non molla!

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Detto questo, sottolineiamo che la gita verso il Passo della Sentinella da nord è una delle più belle della zona. Rispetto ad una settimana fa, abbiamo trovato meno neve nei ghiaioni di fronte al Rifugio di Fondovalle. Quando si è trattato di mettere gli sci la neve era bella dura e abbiamo optato per la prosecuzione a piedi. Giunti nell’ampio catino, abbiamo deciso di salire prima la Forcella Undici, che stava prendendo un po’ di sole. Ne è valsa la pena: il panorama dalla forcella è magnifico.

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Verso Forcella Undici

In discesa la neve variabile e in qualche tratto molto dura ci ha permesso comunque una sciata piacevole e non banale (occhio ai lastroni!). Tornati nel catino di diramazione, non ce la siamo sentita di rinunciare all’obiettivo prefisso in partenza e così, calzati questa volta i ramponi, siamo faticosamente saliti fino al Passo della Sentinella.
Il rumore degli sci e le derapate di un gruppo di scialpinisti tedescofoni ci hanno confermato quello che i nostri occhi facevano finta di non vedere, sotto forma di luccicare della neve al tanto atteso giungere del sole nel canalino.

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Dopo una piacevole attesa al sole in compagnia di altri scialpinisti friulani, abbiamo deciso che era ora di scendere. Ma la neve non aveva per niente mollato. Così, tra una derapata e una curva, con gli occhi ben spalancati e qualcos’altro ermeticamente chiuso, abbiamo finalmente raggiunto i pendi aperti, ancora abbastanza duri ma ben sciabili. Più in basso bellissimo firn interrotto solo parzialmente da un’improvvida sortita tra i mughi che ci è costata qualche minuto di battaglia amazzonica.

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Rientrati sul fondo del rio, si scia su neve slavinata ma ben pistata dai passaggi. Ghiaione finale a piedi e bretella di sci di fondo ancora sciabile fino al parcheggio.

Dettagli: dislivello 1700 mt circa, difficoltà BSA, orientamento nord ovest. Pochi scialpinisti in giro, tra questi i nostri amici di Santo Stefano che hanno fatto la traversata del Lastron dei Scarperi con discesa della Lavina Bianca, gita che ci piacerebbe un giorno affrontare.

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Discesa da Forcella Undici

 

5 x 1000

•aprile 20, 2015 • Lascia un commento

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Mountainbike gioie e dolori

•aprile 18, 2015 • Lascia un commento

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Chi legge i resoconti delle gite di mtb di questo blog e di altri sfegatati si chiederà di sicuro come sia possibile che troviamo solo sentieri magnifici, tecnici, ciclabili. Che non ci venga mai voglia di lanciare la bici in un canale, girare i tacchi o metterci a piangere per la delusione e la stanchezza. Succede, succede…

Nei mesi scorsi mi son dedicato all’esplorazione di alcuni dei sentieri del Monte Prat, percorrendo tutti quelli che sulla recente cartina Tabacco sono segnalati col tratteggio rosso e quindi con segnali e a volte numerazione del CAI. Alle quali non corrisponde sempre, purtroppo, una qualche anche approssimativa manutenzione.

Così, oltre a qualche bella soddisfazione su sentieri noti o ispezionati dagli incontenibili bikers del gruppo Free Ul, mi son preso anche due belle incazzate e ve le segnalo perché non vi venga la malsana idea di andarci a fare un giro.

Tempo fa un saggio e famoso alpinista del Comelico mi fece notare che la toponomastica del territorio montano dovrebbe a volte venire in aiuto dei frequentatori. Si stava parlando di una valanga  e lui mi disse: “Ti sei mai chiesto perché questa montagna si chiami Schiaròn?” La stessa riflessione avrebbe dovuto suscitarmi la scritta “Troi dall’Ors” che introduce alla discesa verso Forgaria. Consigliabile solo agli orsi, appunto.

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Il sentiero è segnalato con tabelle e vernice e parte dalla zona già descritta per le discese dei sentieri, ovvero poco dopo il laghetto e i monumenti in ferro nel primo scollinamento della provinciale che da Forgaria porta ad Avasinis. Le tabelle segnaletiche presenti durante il percorso portano anche la dicitura “Troi di costalunga” ma, come dicevo, il riferimento all’orso mi pare più pertinente.

Un altro sentiero che ho avuto la disavventura e l’imprudenza  di esplorare senza un sopralluogo a piedi, è quello denominato “Ciuc da la Pale”, in zona Cornino. Confluisce nella bella discesa del sentiero CAI n.817, relazionata su questo blog e senz’altro consigliabile. Tanto per capirci,  la percorrenza dei due sentieri anche per gli escursionisti a piedi non sarebbe di certo piacevole.

Per fortuna in questo periodo le nuove proposte  e le manutenzioni  di discese di sentieri in mtb hanno superato le delusioni. Vi segnalo alcuni spunti, già relazionati su facebook da parte dei vari appassionati.

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Grande successo, come nel caso del Gjaideit, sta riscuotendo il lavoro di ripulitura e segnalazione di Devis e Co. del sentiero che dagli Stavoli Grialez porta a Cesclans, con variante originale di discesa a Cavazzo. Anche la discesa un po’ più difficile  da Grialez verso il camping di Alesso è in buono stato, senza schianti o vegetazione.

Sono stati appena ripuliti, per scopi che a noi sembrano meno nobili (gara motociclistica), altri due magnifici sentieri: quello  che da Monte Spin (Marcelie) porta a Formeaso, abbinabile alla discesa dalla forcella di Plan d’Aur, e quello che dal Monte Oltreviso riporta a Illegio (il sentiero col “trampolino”, tanto per capirci).

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Un ottimo lavoro di ripristino della pista dopo i lavori di esbosco ci restituisce integro il  giro della gara di Mediis, che ho rifatto dopo tanti anni e ho trovato interessantissimo.

In zona pedemontana sono stato in ottima compagnia a visitare uno dei sentieri del Monte Faeit di Artegna, “Il troi de Pale”, molto bello, tecnico ma non estremo. Sul Cuarnan ho fatto un giro sul “Troi das Presis” che da Zuc de Cros traversa verso est e si congiunge al 714. Bello ma non come il precedente. Raccomando ancora vivamente un giro alla discesa su sentiero del Monte di Ragogna.

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Potete trovare le relazioni di queste e molte altre escursioni nell’archivio di calcarea (usate la finestra di ricerca immettendo una parola chiave, per esempio “Grialez”). Oppure visitate il blog bulo’s & bascta, il vastissimo archivio di mtb-forum.it e di carniabike. Per chi avesse accesso a facebook consiglio di iscriversi al gruppo frEeUl Bikers oppure di seguire le comunicazioni di Luciano Celitti e di Tiziano Ermacora, dove oltre all’attività instancabile di gite troverete quelle di esplorazione e manutenzione e dei bellissimi filmati.

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Pena di morte per i bollinatori!

•aprile 17, 2015 • 2 commenti

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Trovati i resti di uno dei bollinatori del Masso dell’Inceneritore, da sempre mèta preferita dagli scalatori robotizzati.

Bollinatore: dicasi di chi segnali a se stesso o al proprio partner appigli e appoggi di una via di scalata per facilitarne la salita, senza poi cancellarli a consumazione avvenuta (del rapporto o del reato).  Probabilmente  affetto da disturbo della memoria a breve termine.

La pena di morte per i bollinatori è, dopo lo sgombero dei campi nomadi con le ruspe e l’adozione dei tombini di ghisa, una vera e propria emergenza di legalità e civiltà!

https://calcarea.wordpress.com/2013/07/15/libero-me-liberi-tutti/

https://calcarea.wordpress.com/2011/01/21/tracce-nella-memoria/

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Dvigrad

•aprile 13, 2015 • 2 commenti

(Per la lettura si consiglia di ascoltare Maljciki degli Idoli, https://www.youtube.com/watch?v=CfI3eGXkZH8&list=RDCfI3eGXkZH8, in ricordo del cantante Vlada Divljan prematuramente scomparso nel marzo di quest’anno).

Idoli

Idoli

Sabato, temporale in montagna, rimaniamo in golfo per fare qualche tiro in zona o ci spostiamo verso sud? Il tempo è incerto pure a Trieste, anche se un po’ tardi, partiamo senza meta zona Buzet nella speranza di fare qualche tiro. Una volta arrivati seguiamo le prime indicazioni di falesie e capitiamo a Izvor Mirne. Qui riusciamo a rubare due bei tiri di riscaldo prima che la pioggia arrivi a interrompere le nostre ambizioni. Più saggi sono i due locals… di “tiri” stupefacenti ne hanno fatti parecchi prima di andarsene.. senza prendere nemmeno una goccia… e senza scalare! Non torniamo diretti a casa, facciamo un viaggio a casaccio fino alla costa, incontriando una fantascientifica centrale a carbone e raggiungendo Rijeka in mezzo a un acquazzone. Per difenderci tiriamo l’occhio alle locals… e il collo a due birre…

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Il giorno dopo è più propizio e mossi da gagliardo ego maschile decidiamo di esplorare la falesia di Dvigrad…il primo pensiero è stato: qui si torna… babetta-scalatina-birretta-tendina… La scelta è molto azzeccata per l’ambiente e la roccia ottima, ma se cercate gradi bassi per liberare testosteroni alti, evitate questa falesia: bastonata sonora e falcetto, come direbbe qualcuno, che girava bello alto.

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Se avete dubbi su queste parole provate a chiedere al signor Luciano. Mentre ci prepariamo al parcheggio si ferma questo pseudo-centauro fornito di cinquantino scassato, si informa sulla nostra provenienza e ci racconta che gestisce il vicino campeggio e che anche lui era uno scalatore, ma (da solo) in “free solo”. La sua carriera è stata interrotta dal maledetto ormone maschile. Per pavoneggiarsi con due austriache formose in un bel pomeriggio di inverno è precipitato dalla cima della falesia fracassandosi al suolo: “i ero come sciupermen sciol che iero sctecado sciul leto de ospedal!”

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Se volete rimediare alla magra figura conquistata in falesia (..e non era Maja Vidmar..) potete scappare in poco tempo a Rovigno, bel centro storico con immancabili giapponesi, cena di pesce e Malvasija (non la via a Dvigrad, quella di Manolo, che non si sa se rompe o meno le prese, ma se la vedete da sotto c’è poco da rompere) il vino.

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Aiarnola (mt.2456)

•aprile 12, 2015 • Lascia un commento

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Arrivare con gli sci ai piedi in cima a una montagna è sempre una soddisfazione. Se almeno ci fosse un po’ di variabilità nella scelta dei manufatti posizionati dall’uomo lassù in alto, non dico proprio come quella degli innumerevoli tipi di neve con i quali abbiamo dovuto confrontarci oggi…ma un’alternativa alla croce, pur rimanendo nella rappresentazione religiosa, ci potrà pur essere!

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Cercavamo una gita nuova e siamo stati accontentati. Ambiente strepitoso, dall’ampio catino del Giao di Caneva al canale incassato, per finire nell’incantevole pendio sospeso che porta in cima. Neve variabile: bellissima sul pendio sommitale, accettabile nel canale (tra dura ma non troppo e crosta leggera), una vera guerra tra gli ontani. Vinta dalla neve, ovviamente, che non ci ha perdonato l’orario di transito un po’ tardivo.

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Dettagli: Parcheggio poco dopo la chiesetta di S.Anna lungo la strada che da Padola porta a Auronzo (Passo S.Antonio). Si imbocca a destra una pista forestale fino a un bivio con insegne di legno, dove si segue il segnavia CAI 125 per la forcella Val da Rin. Usciti dal bosco, si condivide la salita con quelli che vanno verso la Croda da Campo, per imboccare poi sulla sinistra il più esterno di due canali paralleli, riconoscibile per un masso squadrato all’imbocco. Si sale con difficoltà, sci ai piedi o con ramponi (oggi non indispensabili), prendendo a un bivio diramazione destra.

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Usciti in cresta, si traversa verso est per poi scendere per una trentina di metri ai piedi dell’incantevole pendio sommitale, originalmente decorato da un’enorme croce di ferro. In discesa lungo l’itinerario di salita. Dislivello 1100 mt. Difficoltà BSA S4. Orientamento prima sud poi nord (il canale e il pendio finale)

Dal San Simeone al Monte Festa

•aprile 11, 2015 • Lascia un commento

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Stuzzicato dal bel video pubblicato qualche giorno fa da Tiziano, mi sono subito fiondato (si fa per dire…) sul sentiero CAI 838a, che collega la sommità del San Simeone alla pista che conduce al forte di Monte Festa. Non è stato facile: la salita di quasi 1000 metri di dislivello da Interneppo allo scollinamento, pur opponendo pendenze sempre modeste, ad inizio stagione è una vera tortura, specie se come oggi la foschia impedisce quasi del tutto di consolarsi con gli stupendi scorci che offre la pianura friulana.

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Comunque, appellandomi a tutti santi del calendario ho finalmente raggiunto i prati terminali e, dopo aver superato la diramazione per la chiesetta, ho raggiunto il pianoro dal quale inizia la discesa (tabelle nel prato sulla sinistra). Un gentilissimo contadino, pala in mano, mi ha confermato che la direzione era quella giusta. Come sbagliarsi, del resto? Il percorso è stato da poco impreziosito da centinaia di fiocchetti di plastica bianco rossa da cantiere, la mia passione! Poco oltre ho incontrato addirittura un biker austriaco un po’ impacciato che mi ha chiesto notizie sulla percorribilità del sentiero. Spero di non trovarlo domani sul Messaggero Veneto….

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Sì, perchè la discesa non è precisamente una passeggiata. Dopo i primi 10 minuti, per essere sincero, stavo per mandare qualche “benedizione” al collega che mi aveva ispirato questa gita. Poi per fortuna il terreno ripido e cosparso di tranelli rocciosi, a volte anche abbastanza esposti, ha lasciato il campo a una entusiasmante successione di tornanti scorrevoli anche se abbastanza stretti e ripidi. Magnifico!

Quando sono sbucato sulla sterrata del Monte Festa speravo che il sentiero continuasse all’infinito. Consiglio a quel punto di non impelagarsi nelle due scorciatoie che tagliano i tornanti, sassose e fastidiose. E’ invece assolutamente consigliabile seguire la tabella indicante Interneppo, poco dopo l’inizio dell’asfalto. Si finisce in bellezza su pista erbosa con due picchiate che danno un po’ di aria ai dischi e alle pastiglie, sottoposti oggi a lavoro straordinario.

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Dettagli: sviluppo una ventina di km (quasi 11 di salita da Interneppo), dislivello 940 mt. Discesa molto difficile nella prima parte, ciclabile (con prudenza) nella seconda. Assolutamente da non perdere per i soliti  sfegatati! Chi arriva da Bordano può scegliere di scendere in paese col sentiero delle farfalle, il cui imbocco si nota benissimo  durante la salita iniziale.

 
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