Forcella Scodavacca

•febbraio 15, 2018 • Lascia un commento

Pubblico questo post non tanto per  la gita, che è una superlassica e non ha bisogno di descrizone o relazione, ma per testimoniare le ottime condizioni di innavamento delle forcelle e dei canali del bacino scialpinistico di Forni di Sopra.

La sicurezza del manto nevoso va comunque valutata con attenzione, anche perchè le basse temperature che mantengono la neve farinosa non possono favorire un rapido assestamento degli strati, mentre nelle esposizioni meridionali non è esclusa qualche scarica nelle ore più assolate.

Salendo verso la Forcella abbiamo osservato con interesse i canali di destra, esposti a sud, che sono relazionati sulla bella guida di De Barba già segnalata: Forcella del Cridola, Forcella Vallonut, Forcella Cuna, Tacca del Cridola. Interessante sembra anche il  breve anello attorno allo sperone della Cima Maddaòlena, dove sono percorribili due canalini questa volta esposti a nord.

Tanto per aggiungere qualche novità alla già vasta offerta di sciate dell’ incantevole conca di Forni.

Forcella Scodavacca. Parcheggio Chiandarens, poi strada forestale fino al Rifugio Giaf. Traverso nel bosco seguendo il sentiero estivo fino all’ampio vallone che si risale tenendo all’inizio la sinistra orografica. Dislivello 1100, esposizione sud, difficoltà MS

 

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Monte Righile mt. 2467, prima discesa con gli sci.

•febbraio 5, 2018 • Lascia un commento
Abbiamo chiesto a Daniele Del Fabbro di raccontarci qualcosa sulla prima discesa con gli sci del Monte Righile, realizzata con il giovane Oleg, suo figlio.
Il monte Righile, nonostante sia la vetta più elevata della conca dei laghi d’Olbe, è una cima alquanto  sconosciuta agli escursionisti, in favore del ben più famoso e facilmente accessibile monte Lastroni ; se questo è  vero nella stagione più clemente, è ben chiaro il perché si ritenga che non sia mai stata presa in considerazione dagli amanti dello sci .
Ho scoperto quella che ritengo la via normale più facile ed evidente nell’autunno del 2015 , durante una ricognizione per valutare se quella bella discesa, ben visibile dagli impianti di Sappada 2000, fosse fattibile.
Stranamente Rino Gaberscik liquida per lo più con uno sbrigativo “senza interesse per roccette detritiche e friabili”, i vari itinerari relazionati, mentre la mia salita si è svolta su roccia per lo più molto sana. 
L’itinerario segue un’evidente canalone obliquo da sinistra a destra che si abbandona quando diviene  stretto ed esposto, per superare una paretina con un traverso verso sinistra che ci permette di accedere  ad un canalino ripido sui 55° (tratto più difficile pass. 1°) che seguito ci conduce in vetta 
salendo la parte bassa.
Il tratto chiave (che non abbiamo percorso con gli sci causa lo scarso innevamento ma che mi sembra certamente fattibile se in buone condizioni)
 

 
Per concludere, ci tengo a chiarire che non si tratta di un’impresa estrema ma di un’ itinerario  abbastanza breve (circa 500 m dai laghi d’Olbe),  sui 45°, alla portata di molti sci-alpinisti  che abbiano un po’ di spirito d’avventura e il gusto per le incognite.
Un’ ultimo consiglio: volendo non è impossibile concatenare questa discesa con quella della parete sud-est del M. Lastroni  che con fratello Riccardo abbiamo disceso negli anni 90 con una stupenda linea diretta sui 50°costanti , che però  richiede una corda doppia alla fine della parete di circa 20 m (ancoraggio su clessidra) e che presumo attenda ancora la prima ripetizione.

La parete di arrampicata del “Gjalinar” a Tolmezzo

•febbraio 2, 2018 • 2 commenti

Già dallo scorso autunno abbiamo cominciato a frequentare la palestra di roccia del Gjalinar, una parete “cittadina” alle spalle delle ultime case di frazione Betania, nota finora agli scalatori locali come la falesia incompiuta. Infatti a parte una vecchia via mezzo alpinistica tentata nei primi anni ’80 dai soliti Mazzilis e De Rovere, qui ci sono stati molti sopralluoghi e poco costrutto. Personalmente la roccia mi è sempre sembrata sporca, umida e fragile e l’orientamento poco favorevole. Anni fa Nicola e Sandro ci misero una corda fissa, con l’intenzione di iniziare i lavori, ma la sparizione  della stessa li deve aver convinti che qualcosa o qualcuno non gradiva.

C’è allora voluta la buona volontà di Stefano Veritti per baciare il rospo e rompere l’incantesimo. Non fraintendete il riconoscimento di volenteroso: in questa caso si è trattato davvero di lavoro duro di gomito, con numerose spazzole disintegrate a tirar via il lichene e la polvere. Da nera la parete è diventata grigia e ha sdoganato una miriade di appigli che rendono la scalata tecnica, varia e divertente: gocce, liste, canne, persino qualche bel buco! La base della parete è stata trasformata in un comodo pendio terrazzato senza badare alle spese e ai carpini, con la direzione dei lavori di Simone.

Le vie sono state ripulite anche dalle  numerose ripetizioni, perché il posto ha immediatamente  conquistato il gradimento della maggioranza dei climbers. La chiodatura è ottima e alcune vie hanno una sosta intermedia per garantire qualche possibilità attorno al 6a. L’unico difetto della parete è di asciugare con lentezza dopo piogge abbondanti.

Ecco un elenco delle vie (nessuna supera i 25 metri),da destra a sinistra:

Il Gjalinar 6a+, allungata  7a+ ; Le Galline con le spine 5c; Milioni di Opilionidi  6a+, all 7a+;  Paolini 6a, all 7a+ (?);  Ghiro Pratico 6a, all. 7a+ (variante alta a sin 6c+);  P.S.: I Love you 7a;  Scoiattolo 6b, all. 7b;  Oddio!! Canne!! 7a, all NL ;  Suini Coraggiosi 7a;  La cozza  6c+, all 7a ;  Eccelso NL ; ALD ; 7b+Chiodo Fisso 6c, all 7b;  Zelena 7a+; Il coppa 6c.

Il Gjalinar si raggiunge salendo in auto da Tolmezzo verso Illegio. La parete è ben visibile sulle pendici del Monte Strabut poco oltre le ultime case, nei pressi dell’incrocio con Via Betania, di recente resa a senso unico, tanto per farsi ridere.  Si parcheggia nel prato antistante la parete e si segue il sentiero che all’inizio costeggia la recinzione del pollaio. Orientamento sud. Grazie mille al Verza!!!

 

 

 

La falesia della Chiesetta di Villa Santina

•gennaio 31, 2018 • 2 commenti

Ci sono numerose novità che riguardano questa piccola falesia storica, una delle prime a nascere nella zona di Villa Santina alla fine degli anni ’80. Non è una coincidenza il fatto che uno scalatore non più giovanissimo si stia dando da fare per “ripopolare” questo posto, che molti ingiustamente  trascurano forse per le difficoltà sottostimate dei tiri o per la mancanza dei due estremi: molto facile o molto duro!

Si tratta, e qui un nientepopodimeno non lo possiamo risparmiare, di Gildo Zanderigo, mitico alpinista del Comelico, che vanta un curriculum di grande rispetto culminante con la prima salita “a vista” della “Via attraverso il Pesce” in Marmolada in cordata con Daniele De Candido. Gildo è anche un appassionato chiodatore di falesie della sua zona (Acquatona, Popera, ecc.)  e ultimamente si è dedicato alla ricerca di nuove vie alla “Chiesetta”, dove ha completato anche un prezioso lavoro di pulizia della base e del bosco .

Farsi due ore d’auto per venire a lavorare in Carnia, portandosi dietro il materiale e qualche acciacco, non è cosa che si veda così di frequente nell’ambiente dell’arrampicata sportiva, che se muove il culo è più spesso per piazzare performances individuali piuttosto che per fare un po’ di pulizia o preparare medie o basse difficoltà per tutti.

In attesa di uno schizzo con le novità e le difficoltà attualizzate, eccovi le indicazioni utili per poter provare le nuove vie. Da destra a sinistra: “Dolores”, partenza poco a sinistra di “Ladri di biciclette”, NL (almeno 7b+). “Tovarisc” 7a/+, a destra de “Il druido”. “Cannonau” 7a+: parte con il primo spit di “Kriptonite” e poi si stacca a sinistra. “Tris”  parte con  “Obelix” poi tira diritta (riconoscibile per rinvio fisso di catena): 7b.

Tutte le vie sono chiodate alla perfezione e bellissime. Grazie Gildo!!!!

Monte Valcalda dalla Val di Preone

•gennaio 28, 2018 • Lascia un commento

Quando si decide di dedicare una domenica a una gita esplorativa, rinunciando alle chimere del firn che ammiccano dalle Dolomiti alle Giulie, si mettono in preventivo anche  due possibilità estreme: un ravano immondo (Rav 4 come direbbe Bruno) o una grande sciata.

Oggi abbiamo avuto la fortuna di visitare un angolo sperduto di Carnia di straordinaria bellezza, facendo un’ottima sciata al modico prezzo di una ravanata accettabile (non più di Rav 3). Ideatore della spedizione il solito Gjate, che  negli anni ’70, in compagnia di Mario Morassi e Franco Pittino, con un improbabile dotazione da sci di fondo si era avventurato fino ai piedi dei Cjadìns del Burlàt lasciando l’auto poco oltre  Preone (!).

Quest’anno l’accesso alla Val di Preone è possibile per ora solo da Sella Chianzutan. Giunti all’imbocco della pista forestale che porta in Casera Teglàra, una prima spiacevole sorpresa: il guado è ghiacciato e non è prudente cercare di attraversarlo in auto. Un vero peccato, poichè al prezzo di una possibile multa avremmo evitato  buoni 400 metri di dislivello a piedi. La seconda sorpresa è che uno dei tre ha lasciato le pelli a casa. Poco male, perchè la neve che troveremo sarà tutt’altro che cedevole.

Si segue la pista in direzione di Casera Teglara  fino al pianoro nei presi dei ruderi di Malga Vallon, dove la si abbandona puntando verso ovest  a un salto che sbarra l’accesso ai Cjadìns. Noi proviamo a salire  nel ripido bosco di faggi e appena possibile traversiamo a sinistra su pendio aperto. Si sbuca in un avvallamento dove si segue il fondo della valletta in direzione ovest e si raggiunge una forcella del Monte Burlàt  con grandiosa vista dall’ Antelao al Pizzo Collina, in overing su Socchieve e Ampezzo.

Alle nostre spalle la parete nord del Monte Valcalda sembra offrire  due possibilità di accesso. Si traversa in saliscendi verso sud fino base del catino. Dopo qualche curva fanno la loro comparsa i rampant, poco dopo sostituiti dai ramponi. Due di noi salgono il canale più ampio, il più timoroso devia sul canalino più a ovest.

Ci ritroviamo nei pressi della cima e decidiamo di scendere tutti nel canalino; la neve è dura ma sciabile, dopo due rilassanti curve sulla cresta il passaggio al  ripido è un po’ traumatico, ma tra una curva e una derapata il pendio si apre e la sciata diventa più rilassante.

La discesa è bellissima, ma nel tratto di  bosco ripido  tocca un po’ balinare per conquistare il pianoro conclusivo, dove facciamo le ultime curve entusiasmanti. Si torna sci ai piedi fin quasi al bivio per casera Pezzeit, dove ci aspetta la nostra mezz’ ora di pista in scarpe da ginnastica fino all’auto.

I numeri: dislivello 1150 metri circa, orientamento quasi sempre nord  o est. Difficoltà tra BSA e OSA, in  attesa di  pareri più competenti. Necessario avere i ramponi e non essere scialpinisti troppo schizzinosi. Il manto nevoso ci è sembrato ben assestato anche nei tratti più pendenti.

Forcella alta di Ponte di Muro (Gleris)

•gennaio 26, 2018 • Lascia un commento

Stimolato da alcune foto pubblicate su fb son stato a vedere questa breve ma emozionante sciata nel gruppo de Lis Gleris, dove abbondanza di neve e solitudine fanno da contorno a un paesaggio magnifico e relativamente  a portata di mano.

Rispetto alla più famosa Forcella del Forame, che trovate già recensita su Calcarea, questa gita è meno impegnativa ma di sicura soddisfazione; chi ne avesse voglia e gambe, può concatenarle e se non pasciuto andarsi a vedere anche il Passo della Pecora e qualche altro forcellino più ardito che non mancherà di attirare l’occhio dello scialpinista in cerca di avventura, o di guai.

Si raggiunge Frattis in Val Aupa preferibilmente salendo da Pontebba, per evitare Sella Cereschiatis dove la strada non è perfettamente sgombra da neve e ghiaccio. Si imbocca la strada che verso sud porta in direzione dell’evidente circo de Lis Gleris. In questa stagione la neve arriva a fondo valle e se non si vuol scammellare in piano per 2 km conviene proseguire fino a dove le vostre gomme lamellari se la sentono, parcheggiando in uno  degli slarghi.

Qui si scende, sci ai piedi, nel letto ampio del torrente e lo si segue in direzione dell’evidente canale, quello più ampio e orientale. Quando la pendenza aumenta conviene tenere la sinistra orografica e  traversare poi  il rio nel punto più agevole. In forcella la  vista si ferma sulle  severe pareti nord del Zuc del Bor, a nord è ampia sul Cavallo e il vallone di Pricotic, che ispirerebbe almeno una ricognizione (qualcuno conosce quella sciata? Mario?).

Discesa su neve oggi variabile nella prima parte (farinosa pesante, crosta o lastrone, a scelta), dura con piacevole spolverino in basso. Si pedala veloci anche nel letto del torrente raggiungendo in breve l’auto. Dislivello attorno ai 500 mt, orientamento nord, difficoltà MS, petricolo 2 come da bollettino.

Traversata del Lavinal di Pàlas (Forni di Sopra)

•gennaio 21, 2018 • 1 commento

Magnifico completamento dell’ultima gita pubblicata su questo blog: in salita lungo il canalone nord del Passo del Lavinal e in discesa sul fantastico scivolo del Lavinal di Pàlas, l’evidente ampio canale che tutti gli scialpinisti  scrutano mentre transitano in direzione di Forni di Sopra. Lasciata l’auto al parcheggio delle piste e dei campetti sotto il paese, abbiamo seguito la pista dello sci di fondo tenendo la destra orografica, fino ad imboccare la bretella che sale in direzione del canale.

Giunti al Passo del Lavinàl, che con altre condizioni di neve rappresenterebbe  una gita più che soddisfacente, si sale sulla sinistra un ultimo breve pendio che porta alla Forcella del Lavinàl di Pàlas. Discesa con neve dura ma ben sciabile; quasi tutto il canale è ben livellato e le uniche scariche presenti, nella parte bassa, sono facilmente evitabili. Un consiglio sul rientro: non obliquare verso sinistra alla fine della discesa, ma  individuare nel boschetto di fronte  una zona di vegetazione più rada e, attraversatala scegliendo i passaggi più facili, raggiungere il sentiero che scende dalla Val di Suola, ben sciabile fin quasi all’auto (500 metri a piedi).

Condizioni meteo discrete oggi, con vento fastidioso nelle forcelle e visibilità del terreno un po’ ingannevole nella parte alta del pendio. Neve dura in salita con scomparsa quasi totale della farinosa trovata martedì scorso. Indispensabili i rampant o, se si preferisce salire a piedi, i ramponi. Dislivello 1200 metri, difficoltà oggi  BSA, domani chissà…. Grazie a Gjate e ai suoi ragazzi per la dritta! Traversata grandiosa anche per la bellezza dell’ambiente.