NEVER in Monte Robon, di Emiliano Zorzi

•settembre 17, 2019 • Lascia un commento

Pur avendo per anni, studiato, immaginato e un po’ accarezzato l’idea di poter realizzare una linea di scalata accessibile, per difficoltà e impegno “di testa”, su quella sorta di santuario degli dei (dell’arrampicata intendo…) che è la parete del Robon, alla fine pensavo che mai (“never “– da qui la presenza di questo avverbio nel nome di questa via divisa in due atti, con intervallo nel mezzo) avrei potuto realizzarla. Alle volte pensando che le difficoltà sarebbero state non consone al personaggio e che in qualche modo ne sarebbe uscito un percorso non consono a quell’Olimpo calcato solo da degli dei “intoccabili” (vari dei quali ho la fortuna di conoscere personalmente: persone tutt’alto “intoccabili” o intrattabili, ben inteso. Fisicamente “intoccabili” per il sottoscritto sono le prese delle loro vie!).

Quello che mi aveva sempre stuzzicato, nel corso della stesura della guida sulle Giulie, dei sopralluoghi fotografici sul Robon e della raccolta delle informazioni su questi percorsi “top”, era il fatto che per quanto compatto ed impressionante sia questo muro di calcare giulio, le vie presenti si snodano nei settori evidentemente più splendidi e repulsivi e terminano nel punto in cui le difficoltà “mollano” pur se la parete continua ancora. Vie frutto di prestazioni tecniche e di “testa” fuori dal comune. Vie su cui è richiesta la prestazione top ed una buona dose di coraggio anche al ripetitore.
Proprio per questo motivo, una tortuosa ma logica linea immaginaria si dipana, senza essere stata considerata, proprio in mezzo ai due settori (“basso” e “alto” o Pilastro Marisa) e con la possibilità di scalare le rocce del Robon dalla base alla cima.

Tutto questo, comunque, era rimasto per anni nel cassetto delle intenzioni, finché, a ferragosto, durante una giornata di “pascolo” arrampicatorio senza pretese, il nostro accademico preferito ha ri-vangato (non so se per qualche motivo telepatico) l’idea di poter tracciare sul Robon una via “abbordabile” e dalla spittatura sicura e rassicurante anche per i cuori pavidi. Presto nasce l’accordo per andare dopo pochi giorni a vedere…
Come spesso succede, un simpatico “pacco” di uno dei due contraenti l’accordo, fa sì che il giorno stabilito rimanga sprovvisto del compagno di merende. Per non gettare una giornata di bel tempo decido di andare a fare un giretto da solo, in compagnia del trapano… non si sa mai.

A fine giornata, un tiro e mezzo nascono. Da anni non scalavo da solo e mai mi sarei pensato di ingegnarmi ad aprire da solo… men che meno su una parete “importante” come questa. Ma complice il bel tempo, la ri-scoperta del fascino di essere da solo appeso alle rocce ed una combinazione di fattori vari che ti rendono godibile il trascorrere il tempo concentrato su e con te stesso e per di più in un luogo rocciosamente “incredibile” come il Robon, sulla strada del ritorno decido che in fondo andare avanti da solo è quello che voglio, anche se sicuramente prima o dopo dovrò gettare la spugna (di qui il surrender del nome della via), dato che non sono propriamente imparentato (scalatoriamente parlando) con gli altri dei dell’Olimpo che qui hanno lasciato i loro segni. Ma in fondo le pretese, i progetti, i sistemi sono ben diversi da quelli che hanno fatto nascere La bellezza, L’amore, Il mio cuore e Liberi di scegliere (nomi dolci ed evocativi per delle “epiche” legnate). Il resto si vedrà strada facendo.
E così si prosegue, a tratti “alla bersagliera”, in altri in artificiali poco ortodossi o in altri un po’ “aghiaccianti” (anche considerando le “perplessità” che sempre mi attanagliano quando veramente vedo concreta la possibilità di affidarmi a delle auto-sicure che devono auto-tenerti…) o a volte su “classici” chiodi & friends .

Per il quarto tiro, che prevedo con un lungo traverso (non difficile peraltro) che porta in centro alla parete, comunque mi dà un appoggio Gianluca, data la mia non intenzione di finire poco gloriosamente come Hinterstoisser e la sua traversata. Va bene “Never surrender” ma intitolare la via alla memoria “No way back”….
Dopo 9 tiri finalmente sono all’amena e sorprendente terrazza bucolica con larice, erba e grotta gocciolante sotto la parte alta, la parete del Pilastro Marisa, da dove inizia finalmente un nuovo capitolo: Never again.
Trovata la strada sullo zoccolo che porta all’inizio di Rigoletto e Il mio cuore…, finalmente posso ri-cominciare da li. Gian mi dà di nuovo una mano sul tiro sopra la grotta, che si può salire in stile classico (con classica sicura fatta da un compagno) ed attrezziamo una veloce pista di corde doppie per il rientro.
Poi avanti again fino sotto il tetto finale e l’ultima breve fessura sulla quale è evidente l’impossibilità di un qualche tipo di scalata non artificiale… ma in fondo se c’è la “bolt ladder” alla fine di vie mitiche come Il Nose… non saranno 5 metri sulle staffe a impedire di arrivare dalla base alla cima delle rocce.

Tutto questo il lato “raccontabile” di Never… Il risultato si può vedere su http://quartogrado.com/friuli/Canin/Robon_Never%20surrender.htm . L’esperienza umana di 10 giornate trascorse da solo sulle rocce non si può vedere, dato che bisognerebbe solo viverla. Le parole pronunciate quando una scarpetta ti vola direttamente dal penultimo tiro fino al sentiero senza toccare niente in 300 metri , quando per ore lotti per liberare dall’erba qualche ostica fessura o quando ti si brucia la punta del trapano e quella di ricambio ce l’hai 50 metri più sotto non si possono dire in quanto la lettura di questo scritto può avvenire in fascia protetta.
Le foto di vari tiri durante il primo tentativo di ripetizione o durante l’apertura sono su https://www.flickr.com/photos/123488347@N08/48721484688/in/album-72157710812422657/

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Nuove salite… estate 2019

•settembre 8, 2019 • 2 commenti

Al Puinton di Sauris (“Ame Stege”) Osvaldo ha ripetuto per primo “Detto Fatto” e Gino sia “Ti spezzo ma non ti spiego” che “Zandeca”. Breve vista di Ale Zeni che ha salito “on sight” “Oasi di Pace” e “Ti spezzo…”.  Tempo fa Emilio aveva fatto rotpunkt “Scagazzum magnum” e il redivivo Ach “Meteoridi” a vista, forse per la seconda volta.

In  Avostanis  ancora Zeni ai massimi livelli sale a vista “Alcalealc, Saratoga Avoscanis” e numerosi altri tiri di 7c. L’unico che gli resiste è “Manolesta”. Osvaldo ripete in velocità uno dei 7b+ meno popolari, la bellissima “Malumori tra il pubblico”.

Al “Salto” prime ripetizioni di “Ping pong”, il tiro finora più abbordabile nel Canyon, un 7b strambo su svasi salito da Osvaldo e dall’emigrante Ilario, che ha anche fatto ” a vista” il difficile “Le colpe dei padri” al Tornante. Dove Osvaldo ha portato a casa anche una delle poche ripetizioni di “Lee Van Cliff”

In Pleros stagione ricchissima di visite e ripetizioni. Cercherò di non dimenticare nessuno:  on sight di Andrea Polo sul 7c+ del pilastro di sinistra aperto dal basso da Alex, ripetizione di Tony ; “Difficile se sbagli” liberata da Osvaldo, on sight di Ale, flash di Price Albert e ripetizioni del Balestrone, Chen, Tony.

“Setteapiù” a vista per Seba, ripetizione di Chen. “Braccino” on sight per Riccardo, Ale e Chen, ripetizioni di Prince e Tony (flash).

Chen su “Alèlui”

Prima ripetizione di “La pulisìa a difìnt i dilinquèns” da parte di Osvaldo.

Ale Zeni, Chen e Andrea Polo “a vista” e Osvaldo rotpunkt sull’ allungamento di “Mi faccio un regalo” (55 mt.!), quest’ultima salita fino ai 33 metri “a vista” da Seba, Riccardo e il solito Principe, rotpunkt da Mauro di Sappada e sicuramente da qualche bisiacco.

Grande impresa di Ale Zeni che ha liberato “on sight” un progetto chiodato da Mattia che più di un climber avrebbe quotato 8a+. Per pudore non vi diciamo che difficoltà ha suggerito il primo salitore, al quale nonostante la severità abbiamo dedicato il nome della via: “Alèlui”.

 

Chiodata e liberata da ignoti la via lungo la fessura centrale, “Ghisa dagli occhi blu”, 6b per diedristi, 6b+ per gli altri.

Ancora il fortissimo Ale in una fulminea visita alla nostra falesia di casa, in Betania, ha salito “a vista” la temibile “Falcon”, impresa riuscita finora solo al Polo.

 

 

 

Anello di Somp Picòl a Forni di Sopra

•settembre 6, 2019 • 1 commento

Ancora un gioiellino ciclistico che esce dal cilindro di Forni di Sopra, anche se diversamente dai conigli è frutto di un gran bel lavoro di motosega, piccone e rastrello. Forni è sempre stata una mèta frequentata dai bikers, per escursioni alle malghe o per le fantastiche discese su sentiero, favorite d’estate dall’utilizzo della funivia, che tra parentesi ha il personale più cordiale si possa immaginare (NB:tutto settembre aperta nei fine settimana).

Questo itinerario, ripristinato di recente e non senza fatica, è facilmente accessibile però anche salendo in sella (600mt dislivello) lungo la pista sterrata che dalla località Chianeit (da Forni centro una bella tirata per la massima pendenza) porta al Rifugio Somp Picòl, inclinazione accettabile ma fondo con fastidioso ghiaino.

Giunti all’attraversamento della pista di sci, si può iniziare a scendere, anche se un po’ di fatica supplemetare per arrivare al Rifugio sarebbe ben ricompensata almeno dal panorama.

Inizialmente la discesa segue gli evidenti tagli della pista appena percorsa, per infilarsi poi nel valloncello  sulla destra. Dopo un primo tratto abbastanza difficile la scorrevolezza aumenta finchè si sbuca sulla pista di salita. A questo punto conviene risalirla per 500 metri circa fino alla radura prativa con stavoli, dove mirando a un paletto  di segnalazione sul fondo del prato si imbocca un altro velocissimo sentiero che conduce ai prati sopra le case di Forni.

In celeste le discese, in rosso la risalita su pista:

Anello di Cima Ombladet ( dorsale “Belvedere”)

•settembre 3, 2019 • Lascia un commento

Gran bel giro esplorativo in una delle migliori giornate dell’estate, con  discesa su una vecchia mulattiera da poco ripristinata dalla cooperativa Menaus.

Questo in sintesi il menù del giorno, che prevede come antipasto e primo piatto sostanzioso (a meno che non possediate una ebike…) la salita da Sigilletto a Casera Monte dei Buoi e poi faticosamente (anche se possedete l’ebike) fino alla cresta del Monte Ombladet.

 

Qui giunti, dopo due tornanti di discesa sul tracciato del sentiero CAI 169, poco oltre un tratto ripido di roccette, sulla destra si stacca una traccia che porta a un pulpito con una vecchia asta di metallo  senza cartello.

Ha inizio qui il piatto forte della giornata, che inizialmente risulta abbastanza indigesto per il fondo irregolare e l’esposizione. Man mano che si scende la ciclabilità migliora e comincia il divertimento, anche se le zolle d’erba e le radici degli ontani fanno la loro porca parte.

Il dolce, anzi dolcissimo finale parte dai prati poco prima del bosco, dove il fondo migliora notevolmente, con  caffè e digestivo in un’ appassionante cavalcata nel bosco, una ventina di tornanti che si possono fare in piena, e  i  rettilinei come tavoli da biliardo di aghi di pino.

Si atterra a Collinetta in corrispondenza di uno steccato e una fontana che potrebbe tranquillamente far mostra di sè alla Biennale di Venezia.

Lungo tutta la discesa della dorsale denominata “Belvedere” si può apprezzare l’enorme lavoro fatto dai Menàus su erba, ontani e schianti, anche di grosso taglio. E’ consolante sapere che niente è impossibile, basta volerlo e saperlo fare. Mille grazie a Nic e compagni.

Dislivello 900 metri abbondanti. In salita pista forestale che parte poco oltre Sigilletto. Da Casera Monte dei Buoi sentiero CAI 169, un po’ imboschito. Single trak di discesa interminabile, poi da Collinetta in breve su asfalto all’auto.

Geoescursione Monte Crostis

•settembre 2, 2019 • Lascia un commento

Nuova variante dei sentieri di Casera Tragonia

•agosto 28, 2019 • 1 commento

Prima della tempesta di ottobre 2018, da Casera Tragonia si scendeva in mtb verso Forni di Sopra su due bei sentieri, il 209 e il 223 della numerazione CAI. Ora la prima entusiasmante parte del 223 non è consigliabile, così i volenterosi bikers fornez hanno ripristinato una mulattiera che da località Val di Laur abbandona il 209 per congiungersi al 223, quest’ultimo molto più scorrevole e ciclistico.

Il bivio si trova poco più in basso della Casera dai Vidiei. Si supera la diramazione con il sentiero per Tamaras (CAI 222) e poco più in basso si gira a destra per raggiungere uno stavolo in una radura prativa, ben visibile dal sentiero principale.

Dallo stavolo si percorre il prato e all’inizio del bosco si tiene la destra ( a sinistra si tornerebbe sul 209). Prima parte su una costa, poi un tornantino a destra immette nella scorrevole mulattiera che, sfiorato un rudere, confluisce nel 223.

La prima parte del 223, che inizia appena sotto Tragonia, sembra sia stata molto danneggiata e in alcuni punti franata. Un peccato, perchè era veramente un gioiellino.

In ogni caso questa variante permette di bypassarla e scendere a Forni su fantastico single trak. Giunti quai in paese, quando si incrocia una carrareccia, consigliamo di attraversarla e  scendere diritti nel preto tra gli stavoli, ovviamente con un po’ di educazione!

Un grazie enorme ai volontari che hanno lavorato su questi sentieri dopo i disastri dell’autunno scorso! E poi; ma quanto bella è Forni di Sopra??!!

Il giro di oggi comprendeva ascensione in funivia fino a Malga Varmost, traverso fino a Tartoi e Tragonia su sentiero e pista, quindi discesa prima sul 209 e poi, con la variante descritta, sul 223.

Via ferrata nella Parete della Radime (Villa Santina)

•agosto 26, 2019 • Lascia un commento

Per chi come noi arrampica  nella parete della Radime dalla fine degli anni ’80 non è stato facile tenere fino ad oggi  il segreto (di Pulcinella…) sulla nuova via ferrata realizzata proprio a fianco della spettacolare cascata che la innaffia  dopo un bel temporale.

Visto che oggi, a pochi giorni di distanza dall’inaugurazione ufficiale, è comparso sulla stampa locale un articolo che la pubblicizza, ci pare di poter rompere ogni indugio e dare ai lettori di Calcarea una notizia che circola via passa-parola da almeno quattro mesi.

Del resto avventurarsi su questa verticalissima parete nei mesi estivi non sarebbe stato proprio l’ideale, sia per la temperatura che per la fauna che ci vive, a pieno diritto! Ma dall’autunno alla primavera non mancheranno di sicuro i visitatori…

Bellissima opera, ben realizzata da professionisti con il lungimirante   contributo dell’amministrazione pubblica. Adatta anche a frequentatori non proprio espertissimi, che però devono assolutamente avere l’equipaggiamento di sicurezza necessario e le braccia non proprio a digiuno muscolare. L’abbondanza di staffe (anche troppe…) permette comunque ai piedi di scaricare molto la fatica.

La via ferrata, che si chiamerà “Farine dal Gjaul” (così i locali chiamano la striscia bianca che contrassegna la cascata) parte poco a sinistra della palestra di arrampicata Madrabau, dietro al cimitero di Villa Santina (parcheggio sulla sinistra, riservato agli scalatori). Usciti dalla parete si prosegue su sentiero fino all’abitato di Lauco, dove è consigliatissima una pausa ristoratrice alla “Frasca Verde”, prima di rientrare a Villa lungo la famosa e panoramica  mulattiera lastricata.