Albania 2018 – Via Rruge 1962 (Pezzolato, Spaliviero, Florit)

•marzo 5, 2019 • 1 commento

Finalmente la strada che da Scutari porta al confine montenegrino è stata sistemata senza rischiare la macchina o la vita visto le condizioni dei tornanti fino a pochi anni fa. Le notizie corrono veloci e così arrivano i primi alpinisti italiani ( Nicola Lanzetta e Marco Marrosu ) che aprono un capolavoro di stampo classico sul Mal Sokolit ( spigolo Giacomo Deiana ) sopra il paese di Tamare; seguiranno poi J.Palermo, T. Salvadori, I. Testori e L. Zambotto , come riportato sulla rivista Pareti, che apriranno un altro itinerario, “L’uomo semplice” , di tipo moderno a spit su un’altra parete sempre nei pressi di Tamare.

Grazie ad internet le notizie corrono veloci, cerco compagni d’avventura per ritornare in Prokletjie finalmente dalla parte giusta. Ma i Triestini sono pigri e vogliono il risultato sicuro o sono impegnati in altre attività più performanti che non lo scarpinare per remoti altopiani carsici alla ricerca di pareti perdute. Per fortuna che oltre Timavo qualcuno coglie l’occasione e così dopo una raffica di email e l’acquisto dei biglietti aerei ci troviamo a casa di Mauro a Staranzano per gli ultimi dettagli e conoscere ( da parte mia ) Paolo Spaliviero guida alpina tarvisiana . Abituati a viaggiare e ad organizzare perdiamo poco tempo a definire i dettagli e quanto ferro portare, il resto della serata la si passerà a degustare del buon vino accompagnato a delle salcicce piccanti polacche .

Fine settembre , partiamo di venerdì per Ljubljana e da lì a Brnik per prendere il volo diretto a Tirana. Un’ora e mezza per evitare un viaggio chilometrico attraverso l’ex Jugoslavia e le inevitabili file al confine montenegrino/albanese già sperimentate in passato. Le formalità di rito e la presa in carico della vettura a noleggio sono molto rapide e di sera siamo già a Lebushe ( Vermosh ) alla locanda “Alpini” ottimo agriturismo dove si mangia e si beve in maniera divina degli ottimi cibi locali ! Altopiano delle Prokletjie si incendia delle luci del tramonto mostrandoci le pareti che stimolano i nostri sogni d’apritori assatanati . La mattina dopo siamo già di partenza e in 3 ore scarse siamo alla base della parete più evidente ,liscia e con una temperatura da frigorifero visto che non ci batte ancora il sole . Arriviamo in cima inventandoci una normale relativamente semplice dove possiamo ammirare un panorama a 360 ° notevole . Sazi dell’infinito balcanico ridiscendiamo inventandoci un altro sentiero per ritornare a valle confidando delle tracce delle pecore che ci hanno preceduto . Alla sera iniziano le congetture e lo schematizzare piani più o meno bellicosi che comunque conducono a ore e ore di facchinaggio prima in orizzontale e poi in verticale , passano le ore e le bottiglie di buon vino rosso albanese fatto alla vecchia maniera senza bisolfito o processi di pastorizzazione . Il ginocchio di Mauro ci sveglia nel cuore della notte ridimensionando le velleità a lungo raggio . Alla mattina ridiscendiamo la valle alla ricerca di qualcosa di più vicino . Inizia un girovagar per paesi e campi sospesi sopra il fiume che incide la valle, incontrando dei torrentisti polacchi che ci indicano un ponticello che permette a me e Paolo di passare sulla sinistra orografica della valle fino alla base di una serie di diedri alquanto invitanti , ritorniamo all’autovettura ma di Mauro nessuna traccia . In breve scopriamo che è ospite di una famiglia di contadini locali che generosamente ci idratano con ogni sorta di bevanda disponibile . Obbiettivo trovato non resta che osservarlo attentamente con i nostri binocoli fino al sopraggiungere della sera . Altra cena euforica e preparativi del materiale per l’indomani . Solita colazione balcanica dove rinunciamo volentieri alla rakija rimandandola alle giornate piovose che alla fine arriveranno e poi rapidi all’attacco dove apriamo da capocordata un tiro di corda a testa. Paolo poi comincia il quarto tiro giusto per finire le batterie e costatare che il tempo sta cambiando molto velocemente, facciamo appena in tempo a recuperare le corde dell’ultima corda doppia che comincia un temporale molto generoso in fatto di pioggia e fulmini . Per oggi può bastare e a cena dopo aver consultato le previsioni del tempo, ci rendiamo conto che avremo tre giorni di brutto tempo e calo delle temperature , inizia a soffiare un gelido vento da nord che altro non è che la nostra Bora unica signora del maltempo in tutti i Balcani ! Andremo così nei giorni successivi a Vermosh con il padrone del nostro agriturismo a degustare caffè e rakija a casa dei suoi conoscenti , altro esempio di ospitalità albanese , evidentemente basta cambiar valle e le cose cambiano in maniera sorprendente pensando a ciò che ci capitò negli anni 90 a neanche 50 chilometri più a est .

Per passar il tempo sempre brutto e ventoso andiamo a Bajram Curri sfruttando il pittoresco traghettino che ci dona tre ore di navigazione in un canyon meraviglioso ricco di pareti tutte da scalare . Abbiamo ancora un giorno a disposizione e ci giochiamo tutte le briscole in un colpo solo . Sorge il sole e il termometro segna -5 mentre la Bora non molla. Parcheggiamo e senza proferir parola partiamo a testa bassa , in meno di mezzora siamo alla base della parete , ci leghiamo e si parte con mani e piedi ovviamente freddi . Tener duro , la roccia scivola e ogni tanto si rompe un appiglio ma il vento cala e in breve raggiungiamo l’ultima sosta dove ci attende il trapano ben al riparo nel suo sacco rosso pieno di buchi . Riprendo da dove si era fermato Paolo ed evitando dei blocchi assassini su una placca liscia verso destra trovo una bella fessura che mi porta in una bella cengia alberata dove imbastisco una sosta da cinque stelle per comodità dove goderci il sole che finalmente fa il suo lavoro dopo aver dato il cambio al vento della mattina . Riparte Mauro per una serie di diedri erbosi fino a un altra cengia dove ci si scambia la leadership e riparte Paolo per un bel diedro estetico ma pieno di terra e verdure varie . Oltre c’è un boschetto pensile dove Mauro riparte individuando un camino che porta verso l’uscita . Il tempo passa e arriva il tramonto e con lui l’ultimo tiro interpretato magistralmente dal nostro Paolo che cavalca delle lame stupende fino ad affacciarsi sull’orlo dell’altopiano . La notte ci accoglie mentre si allestisce l’ultima sosta e siamo fuori . Rapido affardellamento degli zaini e via con le frontali per prati e campi coltivati per reperire una traccia evidente che collega le varie case dei contadini sull’altopiano incredibilmente antropizzato . I cani abbaiano, qualche luce si accende noi proseguiamo incontrando lungo il sentiero tutta una serie di locali che accompagnano i parenti venuti dagli Stati Uniti in visita agli anziani rimasti . La via è finita , la felicità stempera i vari acciacchi e la fatica , ci aspetta un’altra serata di giusta baldoria e buon sonno prima di partire per il lago di Ohrid ai confini con la Macedonia . Il viaggio nei Balcani non finisce mai .

Partecipanti Paolo Pezzolato (GARS Trieste) ,Mauro Florit (CAAI Orientale) e Paolo Spaliviero (AGAI) .

Paolo Pezzolato ( Gars Sag Sez.Cai Trieste )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Descrizione della Via Rrugë 1962 .

Avvicinamento :

proseguendo per la strada che da Scutari porta a Vermosh e al confine con il Montenegro , passati i paesi di Tamare e Selce dopo una serie di tornanti parcheggiare sulla sinistra in uno slargo ghiaioso che può ospitare tre autovetture . Da questo parcheggio scendere per traccia evidente ad una strada sterrata che si attraversa proseguendo in discesa fino ad un ponte che attraversa il fiume Ljim i Cemit . Passato il ponte si risale brevemente la larga mulattiera per abbandonarla al primo bivio a sinistra ( ghiaione ) , per tracce in piano si raggiunge un ultimo piccolo ghiaione che con ripida salita porta all’attacco della via ( punto più alto del ghiaione sotto parete ) . 30 minuti .

Discesa :

Dall’uscita della via si entra in un boschetto da percorrere per pochi metri fino a un prato molto ampio che si segue superando i vari muretti confinari fino a pervenire auna traccia molto evidente da seguire verso destra ( a monte ) . In falsopiano si percorre l’altopiano fino a un bivio dove si prende a destra la traccia che in progressiva discesa porta al fondovalle , si segue ora l’ampia mulattiera verso valle fino a pervenire il ponte attraversato all’andata e dà lì in salita al parcheggio . 60 minuti .

La via è stata aperta i giorni 24 e 28 settembre 2018 ,ha 440 metri di sviluppo , per 10 tiri di corda compresi quelli più facili . La difficoltà ( obbligatoria ) è di 6c / scala francese . Utili oltre ai rinvii una serie di Camalot BD dal 0.3 al 3 e cordini vari . I tiri più difficili sono stati aperti da Mauro Florit e Paolo Spaliviero .

 

 

Paolo Pezzolato ( Gars Sag Sez.Cai Trieste )

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Breve diario di viaggio :

21 settembre Trieste – Ljubljana _ Brnik ( aereoporto ) volo per Tirana . Viaggio Tirana – Scutari – Lebushe ( Vermosh ) .

22 settembre : prospezione per arrivare alla base e poi in cima del Brinja e List ( 2263 mt ) , rientro a Lebushe e ulteriore prospezione al pomeriggio a Selca alla base di un’altra parete , rientro a Lebushe .

23 settembre : ricognizione al confine con il Montenegro in località Vermosh , ridiscesi a Selca individuiamo il nostro obbiettivo e troviamo la via più agevole per raggiungere l’attacco della nuova via .

24 settembre : iniziamo la nuova via , finiamo il materiale dopo aver aperto tre tiri di corda , poi rapido rientro sotto la pioggia .

25 settembre : perturbazione che porta un repentino abbassamento delle temperature , soffia Bora molto forte .

26 settembre : ancora freddo , ci spostiamo a Theth per vedere nuove zone , rientro a Scutari e poi risaliamo la valle fino alla diga dove partono i traghetti per Bajram Curri . Pernotto in locanda costruita sotto il ponte stradale .

27 settembre : giornata fredda e ventosa , con il traghetto in tre ore e mezza siamo a Bajram Curri poi rientriamo a Scutari e da lì a Lebushe .

28 settembre : giornata fredda ma riusciamo a finire la via e trasportare tutto il materiale alla base .

29 settembre : partiamo da Lebushe per ritornare aTirana e da lì al lago di Ohrid dove dormiamo a Lin bellissimo paesino di pescatori sotto un promontorio roccioso .

30 settembre da Lin a Tirana , rapida visita della capitale e poi in aereoporto , volo per Ljubljana e rientro a Trieste .

 

Paolo Pezzolato ( Gars Sag Sez.Cai Trieste )

 

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Forcella Vallonut (Forni di Sopra)

•marzo 3, 2019 • Lascia un commento

Non so se ci sarà tanto tempo per sfruttare la neve rimasta su questo bel canale inspiegabilmente poco frequentato, che spicca alle spalle del Rifugio Giaf ed alcuni scialpinisti conoscono per la traversata con il parallelo Canal di Cuna, relazionata anche in un bel libro sulle sciate di questo gruppo che d’Inverno dà il meglio di sè agli appassionati della montagna.

Sta di fatto che anche solo fino alla forcella, per un millino di dislivello e con le condizioni di neve attuali nelle esposizioni sud, non è facile trovare una pendenza più interessante dell’autostrada Pecoli o Scodavacca e un punto di vista così emozionante, proprio lì, a portata di pelli.

Strada per il Giaf ancora praticabile sci ai piedi seppur con qualche accorgimento, gran traffico di ciaspe e Rifugio rigorosamente chiuso (forse erano a dar una mano a spillar birra al Zacchi!). Rimangono ancora praticabili i canali a nord, specie il ramo destro della Forcella del Lavinal, altra gita che meriterebbe una capatina.  Ma oggi a nord credo si scaldassero le lamine!

Ad  eventuali ripetitori curiosi segnaliamo il canalino finale di sinistra, che porta ad una forcella più alta. Sembra interessante ma prende poco sole…

Cima Manzon e Croda Nera in Val Visdende

•febbraio 27, 2019 • Lascia un commento

Due belle sciate su neve trasformata primaverile, in rapido esaurimento, ci hanno riportato nella meravigliosa Val Visdende, quest’anno flagellata dalla tempesta di ottobre e impoverita  dalla scomparsa del gestore del bel locale di Pian Marino.

Due sciate simili su vette erbose della cresta di confine, la seconda decisamente più appagamte sciisticamente, specie se si ha la fortuna di avere le dritte giuste dai compagni saliti il giorno prima.

Nel caso della Croda Nera (Negra sulla carta, ma non  credo c’entri anche qui Salvini…) la sciata più consigliabile sembra essere proprio quella non riportata dalle guide che abbiamo consultato, suggeritaci da Gaete e Co.,  lungo la dorsale dell’anticima ovest e i canalini successivi e poi come da relazione a fianco del rio fino a Dignas. Domenica, nonostante le temperature atipiche per il periodo, bella neve fino alla Malga.

Per entrambe le salite di lascia l’auto al park della Fitta. Dopo pochi minuti si traversa il rio sulla destra e si sale su pista e mulattiera nel bosco fino a Malga Manzon e da qui in vetta (1030 mt dislivello, MS).

Proseguendo invece lungamente dalla Fitta verso Malga Dignas e poi seguendo verso est la strada delle malghe, si lascia ben presto quest’ultima per superare un primo risalto e puntare alla cresta tra la cima e l’anticima ovest, dalla quale si scende (1100 mt, BS)

Rimangono ancora alcune belle sciate scegliendo i versanti meno assolati, la Val Visdende merita almeno una visita all’anno. Tappa obbligatoria a Sappada per il rifocillamento, anche perchè fino a Villa Santina nel pomeriggio prima delle 16 trovare un bar aperto è come vincere al lotto. Ah scusate…. gratta e vinci!

Dinosaurs – Cinema David Tolmezzo 28/02 ore 20.30

•febbraio 26, 2019 • Lascia un commento

La Sicurezza sulla Neve – venerdì 22 febbraio Moggio Ud.

•febbraio 18, 2019 • Lascia un commento

2019, l’anno delle nuove falesie?

•gennaio 24, 2019 • 1 commento

In mancanza dell’elemento naturale che immacola i post invernali di Calcarea, proviamo ad intrattenervi con un po’ di notizie varie, alcune anche eventuali, di arrampicata presente e futura.

A cavallo tra il 2018 e l’anno nuovo registriamo innanzitutto una serie di novità che riguardano le chiodature di itinerari in falesie note o in via di attrezzatura.

In  Cjarandes, che molti chiamano Caneva Alta, dopo anni di tentennamenti abbiamo finalmente chiodato il “riscaldo definitivo”, che consiste semplicemente in una partenza meno traumatica per la via che dà il nome alla falesia. Quattro spit autonomi a destra del primo tiro che si incontra, affacciandosi al suggestivo balcone roccioso. Uno spit è anche stato aggiunto a sinistra della catena, per permettere un prolungamento della via fino alla sosta di “Bugars”, l’8a più corteggiato del posto. Questo grazie al suggerimento dell’ultimo arrivato, anagraficamente, dei climbers locali. Nessuno ci aveva pensato prima, ma così il tiro acquista tre spit di continuità che non ne modificano la difficoltà, accrescendone l’interesse. Speriamo non se la prenda il Verza, che aveva rispettosamente chiesto al chiodatore di Cjarandes di attrezzare questa partenza: si consolerà certamente  con la recente riuscita  sull’8a+” Duron “!

Nella falesia  “Caparezza”, ancora in via di lavorazione, è stato liberato un nuovo tiro, salito on sight da Osvaldo e gradato 7a. Ve ne parliamo perchè, visto l’affollamento recente di Villanuova, qualcuno potrebbe decidere di passarci in transito,  per scaldarsi o per evitare la ressa. Ci si arriva seguendo una traccia abbastanza intuibile che parte da un ometto poco oltre le reti paramassi che si incontrano salendo verso Villanuova. Le vie scalabili, in attesa della fine lavori e dell’inaugurazione ufficiale, sono, da sinistra: 1) 6c+,  2) spigolo non provato, 3) diedro 6a, 4) muro (cordone al secondo spit) non provato (7a?) , 5)  7a di cui sopra, super,  6) 7a/b probabile, 7) 7b/b+ bellissimo (fessura poi muro ), 8) non provata NL, 9) 6b+ molto bello, 10) 6c+ molto bello.

Foto di Giacomino Balestra

A Villanuova è comparso un nuovo tiro sulla placca abbattuta a sinistra delle due vie di riscaldo classiche. Sembra facile, e consente anche un’uscita più agevole al 6b alla sua destra (aggiungeremo uno spit di collegamento). A sinistra di “Pane modestia e spazzolino” stiamo chiodando una nuova via, che per ora ha solo i primi tre spit ed è quindi non praticabile.

Restando a Villanuova vi segnaliamo la prima salita rotpunkt di “La sera leoni” in modalità “nature”, cioè evitando di usare la presa incollata sotto il tetto. Complimenti a Mattia e  ovviamente a Toni,  che ha chiodato e liberato lo scorso anno la  parte alta e più difficile del tiro. A Villanuova da sottolineare la salita “flash”  da parte di Enrico Polo di “Attimo sfuggente”, salita rtp anche da Lampros.

Mattia aveva liberato, qualche settimana prima, anche il primo tiro di livello 8 della falesia di Bordano, una lunga traiettoria interrotta da 3 tetti. Propone il grado 8a.

Comincia a collezionare 8a anche Osvaldo, che sale “Rue” in pochi tentativi a Madrabau mentre prepara il primo esame universitario, trovando il tempo per una capatina a Villaverdon e per scovare nuove falesie da chiodare, sulle quali vi terremo informati.

Erik sale rtp su “Rue”

A proposito di nuove pareti, sembra si stia muovendo qualcosa anche in quel di Raveo, nella parete sud del Monte Sorantri, che ha visto transitare la prima illustrissima cordata all’inizio degli anni ’80 e le prime vie per l’arrampicata sportiva qualche anno fa, ad opera di un manipolo di udinesi capitanati da  Gigi Zucchi e dall’instancabile Bunny.  Dedicheremo al più presto un articolo di Calcarea a questo luogo, alle vie presenti e  alle sue potenzialità.

Gjate in Sorantri

In Valle del Torre Giulio ci segnala  il grande lavoro di  sistemazione della base della falesia di Vigant, famosa per la eccezionale qualità della roccia. Alcuni climbers locali hanno ripulito a perfezione la fascia bassa della parete, migliorando il sentiero d’accesso. Le vie sono ora segnalate con delle originali placchette di alluminio con inciso nome e difficoltà.

Concludiamo con i complimenti a Lampros e a Stefano Verza che a Raveo Alta (Bonan)  hanno ripetuto il concatenamento chiamato “Logicamente” e a Davide che nel settore Tacs ha ripetuto “Tasso di qualità”. In questa falesia qualche irriducibile illuso sta ancora aspettando che i due guru  responsabili del danneggiamento della via “Tasso di interesse”, tornino (stavolta senza  senza crik)  a rendere praticabile la via. Campa cavallo…

 

Al Sengio Rosso (coi padri costituenti)

•dicembre 20, 2018 • 1 commento

C’è voluto più di qualche tentativo a vuoto, ma alla fine le nostre numerose toccata e fuga in Val d’Adige e dintorni  ci hanno  portato ai piedi di quella  che molti considerano la più bella falesia di arrampicata sportiva d’Italia.

Che se ha un  difetto è solo quello che ci era  costato finora alcune rinunce: il caldo. Sembrerà impossibile infatti, ma anche mercoledì scorso, prima giornata sotto zero per il nord Italia e anche per Caprino Veronese, cittadina d’appoggio del Sengio, i piedi dopo quattro tiri imploravano il pur lungo rientro a valle.

Schizzinosità metereologiche a parte, questa parete è davvero un capolavoro donato dalla geologia alla scalata: lunghi muri verticali grigi a gocce e lame  e gialli a tacche e qualche buco, in un succedersi di linee naturali perfette (diedri o fessure mai banali) e parete aperta, vie lunghe spesso oltre i 30 metri, allungabili perchè la barra rocciosa, ben visibile già dall’autostrada perchè isolata e splendente, raggiunge di sicuro i 60 metri di altezza e mezzo chilometro in ampiezza. Sembrerebbe depositata lì per noi, tra i noccioli, non troppo vicina alla civiltà.

Probabilmente solo i 3/4 d’ora abbondanti di cammino di avvicinamento e il microclima selettivo, oltre che il livello medio alto delle difficoltà e la chiodatura austera stanno preservando questa roccia dall’usura. Un po’ come succede per la nostra parete di Avostanis…

Eravamo solo in quattro a scalare in una giornata feriale senza una nube. Gli altri due ospiti non erano però due climbers qualunque, trattandosi di uno dei chiodatori storici del Sengio e della Val d’Adige, Beppe Vidali, e del suo amico Gerardo, con cui abbiamo  cordialmente scambiato due chiacchiere sulla scalata e le novità della Val d’Adige, alcune ancora coperte dal segreto istruttorio,  e su numerose conoscenze personali e geografiche comuni (Gerardo ha fatti il “Cozzolino” quest’estate con nello zaino anche  68 primavere!)

Abbiamo scalato solo 4 vie, ma per una prima conoscenza ci sono parse più che sufficienti: La piera del Sengio 6b, Fog e  Delirio verticale 6b+, Zen Zero 7a. Difficoltà un po’ compresse sui gradi bassi, mentre il 7a ci è sembrato quasi giusto. Ognuna di queste vie merita il massimo del voto in quanto a bellezza . La chiodatura, come accennavo, è distanziata ma non preoccupante. Qualche isolato tiro  sta attendendo la sostituzione di placchette anni ’80, ma per il resto i materiali sono affidabili.

La relazione delle vie e l’avvicinamento sono presenti sulla Guida “Monte Baldo Rock” e su altre guide dedicate alla scalata tra l’Adige e il Lago di Garda, che siamo andati a salutare il primo giorno, dopo aver scalato nel settore monotiri di “Eldorado” alla Chiusa di Ceraino. Falesia che sconsiglierei fino a gennaio inoltrato per questioni di esposizione al sole (più precisamente all’ombra..), e che comunque presenta delle lunghezze di corda nelle quali a volte è necessario avere un coraggio che sarebbe meglio dover destinare ad altre attività umane…

Non entriamo nei particolari con schizzi e topos perchè questa zona è una delle poche in cui la chiodatura delle vie è in parte finanziata dalla vendita delle guide cartacee o dalle donazioni dei climbers (trovate i salvadanaio della Laac in alcuni locali del comprensorio).

Concludiamo questo primo resoconto dal Sengio Rosso, che speriamo di rivedere al più presto, segnalandovi la presenza di numerosi B&B nei paesini attorno a Caprino, sempre che non vogliate pernottare e cenare sul Lago (meno di 10 km di distanza) o nella bellissima Verona.