Presentazione a Moggio Udinese

•agosto 24, 2016 • Lascia un commento

presentazione

Anello di Passo Lodinùt da Casera Ramaz (Lanza)

•agosto 15, 2016 • 3 commenti

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Come nella metafora di “al lupo! al lupo!” chi legge nei nostri post che questa è una delle più belle gite della regione, storcerà di sicuro il naso. L’Italia è un paese in cui non solo l’economia,  la politica e il buon senso comune  sono ormai fuori controllo: lo stesso succede per gli aggettivi: pazzesco, megagalattico, atomico, allucinante…tutte parole che se affidate all’ implacabile giudizio del vocabolario farebbero sorridere, più che meravigliare!

Per questo anello di poco più di 1000 metri di dislivello, che sfiora alcune della più suggestive località della dorsale Carnico-Carinziana, mi permetto però di usare un aggettivo caro a chi me l’ha consigliato, anche in diretta (campo telefonico permettendo): magnifico!

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La discesa dal Passo di Lodinut a Casera Ramaz è, tra l’altro, uno dei single trak più lunghi ed entusiasmanti che mi ricordo di aver percorso, tecnico ma non troppo difficile e, quel che più conta, mai pericoloso.

Parcheggiata l’auto nei pressi di Casera Ramaz, si sale faticosamente verso Lanza, fino ad imboccare sulla sinistra la pista forestale che con qualche strappo cementato porta prima in Casera Valbertat Alta e poi proseguendo diritti a Passo Meledis, dove si scende tenendo la sinistra a due bivii, risalendo poi numerosi tornanti su pendenza ideale e fondo levigato.

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Dove la pista scollina e scende verso Weidegger Alm, si prende sulla sinistra un’ampia traccia ancora ciclabile (segnavia 403 della “Traversata Carnica”) che dopo alcuni piacevoli saliscendi diventa percorribile solo con bici a mano.

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Si torna in sella per un zig zag in quota giusto il tempo di arrivare in vista dell’incantevole laghetto Zollner See. Qui ci attende un breve fuori programma: si abbandona il sentiero principale puntando verso sud (sinistra) a una collinetta  erbosa con paletto di confine. Una volta raggiunta, si traversa verso sinistra (est) a un colletto da cui si vede comparire  la malga obiettivo dei nostri sforzi: Lodin. Conviene risalire una traccia incerta che porta sulla sommità del cimotto sovrastante e da lì scendere in sella facilmente tra i rododendri fino a Passo Lodinùt.

L’alternativa a questo breve “fuori traccia” è semplice. Poco prima del laghetto, una tabella gialla indica l’inizio del sentiero 459 per il passo (Noibling Pass) e la cima sovrastante (Findenig Kofel). Probabilmente pochi minuti a spinta mi avrebbero accorciato la percorrenza, privandomi però della vista del laghetto!

In ogni caso: giunti a Passo Lodinut inizia la vera e propria libidine: un primo tratto di traverso erboso divertente porta facilmente a Malga Lodin (attenzione agli ultimi metri calpestati dalle mucche).

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Dopo una sosta ristoratrice in Malga (acqua, caffè offerto dai malgari, formaggio e ricotta in vendita), si imbocca proprio tra stalla e casera la prosecuzione del sentiero CAI 457, che scende prima su prati e poi nel bosco con tutti i tipi di curve e pendenze. Solo in prossimità di Ramaz tocca scendere per dei lavori di esbosco, ma tirando giù dritti nel bosco in un attimo si arriva alla pista che scende dal Rifugio Fabiani e da qui in 100 metri all’auto.

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A proposito di questo: il mio consigliere ci raccomanda, la prossima volta, di non mancare una variante verso il Passo Pecol di Chiaula (dal laghetto diritti a ovest  lungo il 403 fino alla prima deviazione a sinistra e breve risalita sul CAI 454). La discesa verso il Rifugio Fabiani sembra sia molto interessante. Poi dal Fabiani è possibile traversare verso Malga Lodin,  prima su sentiero poi su pista,  e farsi comunque la discesa imperiale.

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Grazie ad Attilio per la dritta. Cartografia ovviamente Tabacco 013. Dislivello poco più di 1000 metri, a occhio. Difficoltà della discesa al massimo S2 (pochi brevi passaggi).

arte in carnia

•agosto 2, 2016 • Lascia un commento

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Tolmezzo Città d’Arte…

•luglio 29, 2016 • Lascia un commento

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Nei giorni scorsi il Gazzettino ha riportato con grande enfasi la supplica di un  amministratore carnico in cerca di  notorietà all’artista Christo, l’autore della famosa “passeggiata” sul lago di Iseo.

Pochi  sanno  che l’artista americano di origini bulgare è già da anni presente nel capoluogo carnico con due tra le opere per cui è da sempre famoso nel mondo, i celebri ” monumenti impacchettati di carta”.

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Da più di due anni infatti  la famosa “Porta di Sotto” di Tolmezzo sta vivendo una vera e propria rinascita per le due vetrine abilmente impacchettate dal grande artista, che  testimoniano la cifra artistica dell’autore, ma anche quella degli illuminati amministratori che lo hanno fortemente voluto.

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E non basta. Proprio lì accanto fanno bella mostra di sé anche delle installazioni metalliche che la firma in sigla “CT” ci autorizza ad attribuire al  grande Maurizio Cattelan. Una di esse è posizionata, con provocante acume, proprio all’ingresso della caratteristica chiesa di Santa Caterina, in quella Piazza Mazzini che i tolmezzini sentono come l’autentico centro pulsante della loro cittadina.

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Questi curiosi oggetti metallici di modernariato post industriale ( post edilizio? ) impreziosiscono molti altri scorci caratteristici del capoluogo, che sta superando con leggerezza il “trauma” del rifacimento, anch’esso ovviamente artistico, della Piazza XX Settembre.

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Nel periodo invernale ammiccano con discrezione e ironia tra alberi di natale e Krampus! In quello estivo campeggiano tra mercatini e accoglienti tendoni di plastica….

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Osservate in questa serie di scatti, a volte allacciate con un provocatorio nastro di plastica bianco-rossa che strizza l’occhio ai cantieri edili, fanno sorgere il dubbio legittimo : se non bastino loro da    a garantire la riqualificazione del centro di Tolmezzo, evitando così il disagio dei cantieri al lavoro!?!?

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Viva Tolmezzo, città dell’arte:  il centro storico più bello e vitale dei paesi della Carnia ! #tolmezzostaiserena!

 

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ALPI CARNICHE, ALPI GIULIE

•luglio 28, 2016 • Lascia un commento

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Mai come di questa guida si era sentita la mancanza. I due imprescindibili volumi firmati dal glorioso tandem De Rovere Di Gallo, per quanto precisi e completi,  hanno una datazione ormai troppo lontana e comunque precedente al diluvio di spit che ha inondato le nostre montagne . L’unico diluvio che in Carnia non sia un’ineluttabile disgrazia e che ha incoraggiato la  crescente frequentazione delle nostre meravigliose pareti di calcare.

Per la conoscenza e stima personale con Emiliano Zorzi, uno dei tre autori, e con  Mauro Florit, l’eccelso alpinista che ha firmato la prefazione di questo volume, rischio in questa recensione di limitarmi ad una elencazione dei pregi, tanti, della pubblicazione. Innanzitutto la buona qualità delle  foto e  degli schizzi, chiari e gradevoli, e la grande quantità di itinerari recensiti in uno spazio limitato (la guida è quasi tascabile…) e a un prezzo molto basso. Va sottolineato inoltre l’aggiornamento , poichè  il libro contiene relazioni di vie aperte addirittura nell’agosto 2015!

Come per ogni  “selezione”, ovviamente, si espone al rischio dell’incompletezza. Se mi regalassero un cd con una raccolta dei migliori gruppi di punk o di reaggae  sono sicuro che troverei qualche mancanza dolorosa: i  gusti sono fatti così. Piuttosto mi viene spontanea una domanda: perché non rifare Alpi Giulie e Carniche separate, con questo stile grafico ma maggior completezza?

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Inutile dire quindi che in questa guida, fosse dipeso da me, avrei messo qualcosa in più. Anche qualche notizia su prime ripetizioni o salite femminili o invernali o solitarie. Ma va benissimo lo stesso. All’inizio si fa un po’ di fatica a saltare dagli scritti alle foto, raggruppate per evidenti ragioni tipografiche, ma in breve la maneggevolezza migliora. E molto utilmente  ogni foto ha sul retro della pagina lo schizzo relativo.  In conclusione: va comprata assolutamente!

Concludo questa recensione con un piccolo contributo “storico”, la relazione di una delle vie alpinistiche che avrei inserito in questa Guida, per la sua bellezza e il suo valore alpinistico generale. Si tratta di una delle imprese più grandi di Sergio De Infanti, la salita dello spigolo sud della Lama di Riobianco, nelle Pesarine. La relazione di questa incredibile salita è presente nel 2 Volume della Guida dei Monti d’Italia edita nel 1995 dal TCI e dal CAI (“Alpi Carniche”), autori De Rovere e Di Gallo. Quella che vi propongo è il resoconto dattiloscritto da Alberto Calligaris, con cui ho avuto il piacere e l’onore di condividere la scalata il 24.09.1988. Ve la propongo anche se  ha un valore solo affettivo e personale, per l’eccezionalità della via e della compagnia. E per invogliarvi a salirla!

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Gli autori delle vie e delle   guide che le raccolgono, come le  persone menzionate in questo post,  sono i  testimoni e gli artefici  di una  concezione della scalata che  non si riduca  alla ricerca ossessiva di un proprio  posto sul podio, ma  prediliga le paure e le fatiche di giorni passati insieme  su una parete,  per   consegnare   qualcosa  agli altri e non solo al proprio ego.

E la chiamano estate….

•luglio 24, 2016 • Lascia un commento

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Un breve resoconto sull’attività di Calcarea nelle falesie della Carnia. Qualche giorno fa abbiamo riportato Mattia in Avostanis, dove mancava da più di un anno. Mezza giornata con clima ideale giusto in tempo perchè salisse “a vista” la seconda parte di “Forellen”, che ha un nome prolisso che vi risparmiamo, tanto lo capirebbero solo tre o quattro  capodogli politici locali, e forse neppure loro. A voi interesserà di sicuro più la difficoltà, un neppur così difficile 7b.

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Il nostro redivivo ha poi liberato “flash” la via appena a destra, “Polmoscian”, 7c (6c+ fino alla prima catena di “Forellen”), dedicata a uno dei più grandi batteristi della storia del jazz. Non contento, ha poi salito al secondo tentativo anche la via più a destra, ancora una realizzazione del team calcarea, che per ora non ha un nome, ma di sicuro una difficoltà che si rispetti, 7c+.

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E’ ripresa la frequentazione della falesia del Puinton di Sauris, dopo la riapertura della viabilità sul ponte. In attesa del fantomatico post riassuntivo, sappiate che alla base della parete è adesso presente la relazione aggiornata delle vie, mentre continua l’attività di ampliamento. L’ultima nata è proprio la prima via all’estrema destra, un bel 6b da un idea della Grande Guida  . In attesa di nuove chiodature, Mattia ha intanto liberato il tiro più duro della parete, un possibile 8a+.

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Negli ultimi giorni sono stati aggiunte un po’ di vie anche nella cava di Val di Collina, tutte abbastanza facili,  nel settore destro (2 di livello 4 e 2 di livello 5). Inoltre Mattia ha chiodato e liberato un 7c+, “Fine sodalizio”. Vi proponiamo qui  lo schizzo della falesia, che abbiamo lasciato anche in sede nel solito barattolo. Nonostante l’aderenza non ideale, ieri Ach ha ripetuto uno dei tiri più belli del settore Vedrans, sfoderando un invidiabile incrocio di piedi.

Concludiamo proponendovi  un link di un post di quattro anni fa, che non ha bisogno di commenti.

https://calcarea.wordpress.com/2012/04/22/nic-galleria-fotografica/

 

 

Discesa da Casera Collina Grande

•luglio 22, 2016 • 1 commento

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Casera Collina Grande è uno dei posti più belli del mondo, uno di quelli dove mi piacerebbe passare qualche giorno in tenda, da solo, quando mi deciderò a diventare un’eremita. Diversamente da altri, tipo i prati sotto la Creta dei Monumenz o quelli appena a destra di Val di Collina, non ha relazione con una parete di roccia,  ma con le   esplorazioni ciclistiche degli ultimi anni.

Molti sentieri sfiorano questo incantevole angolo di paradiso, alcuni già descritti in questo blog. Quello che vi propongo oggi è probabilmente il più abbordabile. Lo trovate sulla carta Tabacco 013 tracciato in rosso, ma senza numerazione (variante del 175?). Si dirige verso Casera Val di Collina, dove è meglio abbandonarlo per inanellare una serie di facili e veloci tornanti che portano sulla pista forestale principale.

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Da qui si può scendere fino alla statale o risalire brevemente per lanciarsi nell’ impegnativo ma avvincente sentierino CAI n. 161, già descritto in questo blog, che taglia quasi completamente la strada.

Si raggiunge Casera Collina Grande, ovviamente, salendo lungo la pista che dal 2° tornante per Monte Croce porta fino al Rif. Marinelli e a Casera Plotta, anche se esiste un possibile accesso dalla cresta del Monte Floriz. Una terza possibilità, da Casera Chiaula passando per Lavareit, viene dai più sconsigliata.

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Due parole sulla discesa.: arrivati in malga, dove una sosta contemplativa è d’obbligo e una rinfrescata anche (magari con tuffo come il cane dei pastori), si traversa tra i due edifici in direzione dello spallone erboso sotto lo steccato, dove ha inizio il sentiero “della Sky Race”, discesa riservata ai bikers più esperti. Qui, invece che seguire lo spallone, si prosegue diritti lungo una traccia diagonale un po’ incerta, che punta verso il bosco.

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Qui ha inizio un tratto erboso un po’ movimentato, che richiede attenzione e un po’ di tecnica, e risulterebbe più agevole se ben decespugliato. Si supera una cappelletta votiva imboccando un lungo diagonale che alla fine ci deposita nei pressi di un bel rio, dove è stato ricostruito da poco un ponticello.

Da qui in poi ci attende un veloce saliscendi quasi interamente ciclabile. Giunti nei prati in vista di Casera Val di Collina, vi consiglio di costeggiare il bosco fino a individuare l’ampia pista forestale ormai dismessa che con una  serie di tornanti vi depositerà sulla pista principale. Qui potete scendere velocemente alla statale o, come già detto, risalire per pochi minuti e imboccare sulla destra l’impegnativo 161.

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