La via del Diedro in Panettone (Pal Piccolo)

 

Alla fine della calura estiva torna a farsi sentire il richiamo del “Panettone”, non quello natalizio, cui va comunque il nostro incondizionato apprezzamento, con canditi o uvetta che sia. Ci si riferisce alla grande placconata che incombe sui tornanti della statale 52 bis del Passo di Monte Croce, così chiamata per la sua forma immagino dall’alpinista Walter Cucci. Su questo magnifico calcare a buchi, fessure e rigole, dove l’abilità nel posizionamento dei piedi fa la differenza tra l’arrampicata e la ravanata, molti scalatori della mia generazione hanno penato, imparato e goduto, a volte inebriati, altre maledicendo la stregoneria che tuttora ci possiede.

L’italiano è il principe dell’emulazione, vede o sente due volte una stronzata e subito diventa il suo distintivo: una volta era il pizzetto, l’orecchino e “un attimino”, poi la mosca zappiana al mento e “in qualche modo”; passando dalla crapa rasata al “piuttosto che…” siamo attivati allo “spalmato” in piena epidemia di tatuaggio. Per chi arrampica quello che si spalma rimane comunque non il debito o il mutuo, ma il piede tremolante sulla odiata/amata placca priva di appoggi visibili.

La via del Diedro in Panettone è stata negli anni ’80-’90 il banco di prova sul quale misurare la propria abilità di scalatori e spalmatori. Ancora distanti dall’ossessione dei gradi e dei tentativi, dalla prevalenza di Cavazzo e di Somplago, si misuravano abilità e coraggio su un tiro di V grado superiore in traverso e leggera discesa, caratteristico di questo itinerario aperto nell’aprile 1980 dalla cordata Cucci, De Rovere, Mazzilis e Morocutti.

Spulciando nei miei diari dell’epoca, trovo tre ripetizioni della via con tre compagni diversi: Gjate, Giorc e Lucianino Candido, probabilmente alla ricerca della rotpunkt integrale o forse solo per il piacere di tornarci. La meravigliosa foto alle mie scarpette Mariacher dell’epoca è merito di Gjate.

Oggi l’itinerario è un po’ più accogliente, le soste sono tutte attrezzate a fittoni resinati da 12 mm e ci sono una decina di ancoraggi intermedi, oltre a qualche residuato bellico sotto forma di vecchi chiodi e cordini. La presenza di altre vie contigue o intersecantesi pone a volte qualche dubbio più che sulla direzione, abbastanza intuitiva, sulla opportunità di sostare prima o dopo, evitando attriti e fatica (variabili un tempo poco considerate, anche perchè si rinviava di meno…)

Il 13 luglio scorso sono tornato con Gjate a fare la via del Diedro. Pur non essendo al massimo della forma, ho un livello di scalata sicuramente migliore di 30 anni fa. Ma poi: a cosa serve la forma o il “livello” per scalare questa via? Sta di fatto che, dopo un avvio baldanzoso sui primi tiri, mi sono squagliato miseramente nel traverso in discesa, dove ho chiesto di essere “messo in tiro” per fare un passo dove non potevo credere che i miei piedi non sarebbero volati via…

A conferma della fallibilità dell’uomo e della volatilità delle scuse (caldo? aderenza? giornata no? mangiato poco? ) il grande Gjate si è fatto impeccabilmente il traverso da secondo, senza dare l’impressione di considerare l’orribile pendolo che lo attendeva al varco.

Morale: andate a fare la via del Diedro, perchè è bellissima, varia e con roccia eccezionale. La scalerete di sicuro in libera, senza patemi. Ma se anche dovesse succedere il contrario, alla fine sarete soddisfatti lo stesso. Per la roccia, l’ambiente , la giornata che vi auguro in  buona compagnia e la ridimensionata, sul momento dolorosa ma alla fine molto utile.

Relazione: si attacca l’evidente diedro in cui ci si imbatte appena raggiunta la parete. Delle varie relazioni presenti sulle guide in circolazione, ha valore storico quella su “Arrampicate scelte nelle Alpi Carniche” di De Rovere e Mazzilis. Leggetela pure, ma per le difficoltà e gli ancoraggi presenti fate riferimento ad “Alpi carniche e Alpi Giulie”, edita dal CAI (Piovan, Zorzi, D’Eredità). Per una ripetizione porterei una decina di rinvii, cordini e fettucce e qualche friend o dado medio. Discesa in doppia come per la Via della Rampa.

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~ di calcarea su settembre 13, 2017.

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