Anello della Val d’Incaroio

L’itinerario proposto si sviluppa nella medio-alta Val d’Incarojo (valle del torrente Chiarsò), interessandone sia i versanti in sinistra che in destra orografica. L’anello si suddivide concettualmente in due parti  di cui la prima, più fluente, consta della lunga ascesa al M.te Dimon e della successiva altrettanto lunga, seppur intervallata, discesa verso Stua di Ramaz. La seconda parte, invece, risulta essere sicuramente meno lineare in quanto caratterizzata da lunghi tratti da effettuare bici al fianco. Come spesso accade, le energie (forse maledizioni?) profuse nell’accompagnare la propria bicicletta trovano significato e adeguata ricompensa (se sufficiente o meno dipende evidentemente dalla propensione del singolo ) nella percorrenza di discese che oltre a riequilibrare (forse) l’umore costituiscono dei piccoli gioiellini capaci di suscitare grandi emozioni.

La partenza è posta in quel di Paularo. Si prende immediatamente quota salendo prima su asfalto verso la borgata di Villamezzo e poi lungo una sterrata/cementata dalle pendenze severe che ci porterà in località Vieila. Giunti su una strada sterrata svolteremo a sx. Il successivo saliscendi nel bosco ci porterà fino nei pressi di F.la Liûs.

In Vieila verso Lius-1

Si prosegue su asfalto verso l’osteria Al Camoscio da dove riparte la lunga ascesa verso il M.te Dimon. Tale salita è ben nota e non necessita di presentazioni. Lungo il tragitto si incontrano due preziose fonti d’acqua in corrispondenza di Castel Valdajer e tre km circa dopo il castello stesso. Castel Valdajer risulta essere stato eretto nel XV secolo durante la guerra tra l’Austria e la Serenissima Repubblica di Venezia, per ordine del colonnello austriaco von Kreig, il quale rimase incantato dalla bellezza della località. L’edificio fu oggetto di successive distruzioni (in particolare ad opera di un incendio nel 1917 durante la Grande Guerra) e ricostruzioni/ristrutturazioni, l’ultima delle quali è avvenuta nel 1988, in conseguenza della quale ha assunto linee più sobrie ed assai diverse da prima ed è stato adibito a bar-ristorante-albergo. Sfortunatamente esso risulta chiuso dal 2010.

Addams' house

Addams’ house

Giunti nel circo glaciale dei monti Paularo e Dimon si possono ammirare le acque verdi-azzurre del laghetto alpino che lo occupa. Poco dopo, nei pressi di C.ra Montelago si abbandona la strada sterrata in favore del sentiero CAI 404 che taglia obliquamente le pendici SW del M.te Dimon. Il sentiero, che presenta un fondo misto erboso-sassoso molto piacevole alla pedalata, ci porterà alla quota massima raggiunta, prossima ai 2000 m slm. Il sentiero inizia quindi a scendere prima molto dolcemente a tornanti e poi più incisivamente lungo la cresta erbosa che collega il M.te Neddis a Cima Val di Legnan. Qui il sentiero CAI 404 oppone un tratto difficilmente ciclabile. Proseguendo, la mulattiera ci depositerà sui declivi erbosi di C.ra Valdajer.

Da qui nasce la prima possibilità di chiudere l’anello ridiscendendo verso Paularo. Infatti, seguendo il segnavia CAI raggiungeremo la stradina asfaltata che risale da Castel Valdajer. Seguita questa in salita, si gira al primo bivio a dx e si intraprende la strada sterrata diretta a C.ra Cuesta Robbia. La si abbandona dopo qualche decina di metri (sbarra e segnale di divieto) per innestarsi su una mulattiera (no segnavia) che nel bosco scende in località Sortisella. Da qui, un po’ per sentiero ed un po’ per strada si ridiscende lungo la via percorsa all’andata.

Tuttavia, il percorso proposto prevede di proseguire da C.ra Valdajer verso C.ra Culet attraverso una carrareccia a magnifico fondo erboso che procedendo in piano ci permetterà nelle giornate di bel tempo di godere del panorama in direzione E (viste sui monti Lodin, Zermula e Salinchiet). Questo tratto risulterà essere molto appagante. Da C.ra Culet si procederà in direzione C.ra Dimonut. Il sentiero, ben poco noto e frequentato, risulta essere un vero gioiellino. Lo si intercetta proprio a fianco dell’edificio diroccato della casera, tenendo alla propria sx la traccia CAI che sale a C.ra Dimon.

Tra Culet e Dimonut-1
Si giunge a C.ra Dimonut dopo un guado e una cinquantina di metri percorsi a piedi. Da qui la traccia non risulta essere più evidente. L’obiettivo è scendere attraverso la pecceta che si trova ai piedi dell’alpeggio. Nel bosco non c’è traccia obbligata, ma essendo esso abbastanza rado permette di scendere relativamente agevolmente. Si deve puntare ad un rio che scorre alla nostra sx e attraversarlo verso il termine del bosco. Oltre, si intercetta la strada sterrata di Cercevesa che risale da Stua di Ramaz. La carrareccia offre un fondo molto scorrevole e piacevole che in poco ci permetterà di perdere quota fino ad innestarsi sulla strada asfaltata di Cason di Lanza. Si risale quindi su asfalto fino al Cason di Nelut (aperto da Pasquetta a metà Ottobre).

Qui vi è l’ulteriore possibilità di chiudere l’anello seguendo uno dei tracciati proposti da Calcarea che prevedono la discesa al Puint dal Fuset e la successiva risalita verso C.ra Cuesta Robbia. Viceversa, per chi se la sentisse di proseguire lungo questo itinerario, sul versante opposto si sale lungo la strada cementata che porta a C.ra Zermula e da qui con un bellissimo falsopiano si attraversano le pendici occidentali del M.te Zermula fino a giungere al bellissimo terrazzo prativo sul quale giace C.ra Tamai. Da qui si può godere del M.te Sernio in tutta la sua maestosità. Da C.ra Tamai persi malauguratamente 200 m  di dislivello si incrocia la strada asfaltata che sale da Ravinis. Si può quindi decidere se scendere a valle o proseguire per la parte più tribolata dell’itinerario. In quest’ultimo caso, ci si appresta alla risalita verso F.ca Pizzul. Oltre C.ra Pizzul (agriturismo estivo), 20 m prima di giungere a C.ra Paluchian si scorge sulla sx una traccia (no segnavia) che in blanda e costante salita ci porta alla forcella (1700 m ca slm). Il sentiero risulta solo parzialmente ciclabile (10-15’ a piedi), ma dopo la confluenza col CAI 441 che sale da C.ra Pizzul esso risulta molto piacevole con un classico fondo erboso.

forca pizzul
Da F.ca Pizzul si scende in sella lungo il CAI 441 ed al primo bivio si tiene la dx per dirigersi al Rif. Forestale Pezzeit. Per frequenti ma brevi tratti è necessario portare la bici. Giunti nella radura di Pezzeit si risale immediatamente sulla dx lungo il CAI 435. Inizialmente il sentiero non è ciclabile (10’ a piedi), ma dopo si trasforma in un divertente saliscendi, sempre ciclabile, con traccia che presenta qualche radice e qualche masso da aggirare in agilità. Più avanti, un ulteriore cambio di paesaggio con belle aperture verso la Creta di Aip e il M.te Cavallo di Pontebba ci annuncia che è il momento di spingere la bici (20-30’). Si risale infatti il pendio detritico (breve tratto attrezzato con cavo corrimano) a NE del M.te Salinchiet fino al Cuel Mat (1650 m ca slm). Da qui, alternando alcuni tratti in sella ad altri a spinta, si scende progressivamente verso C.ra Pradulina. Il CAI 435 procede risalendo la china erbosa fino ad affacciarsi al grande cono detritico sul versante W del Salinchiet. Oltre, esso taglia obliquamente verso S (5-10’ a spinta) fino a giungere alla radura di C.ra Turriee.

Traversata verso Griffon

Se il biker ha avuto la pazienza di sopportare questo strenuo sforzo spingendo la propria bicicletta fin qui complessivamente per un’ora e più, verrà degnamente ripagato per la discesa finale che lo aspetta. Il sentiero che infatti porta in F.ca Griffon è unanimemente considerato uno dei più appaganti di tutta la montagna Carnica. Da Turriee si tiene la dx sempre lungo il CAI 435 che presenta un fondo alternativamente erboso, sassoso e di sottobosco misto davvero magnifico. La pendenza non è mai eccessiva, alcuni tratti invitano a pedalare con vigore per spingere ancora più veloce! Oltrepassata C.ra Forchiutta ed in prossimità della forcella alcuni tornantini invitano a far derapare la ruota posteriore. Da F.ca Griffon esiste la possibilità di scendere direttamente su Dierico ma il sentiero attraversando numerosi impluvi risulta essere piuttosto rovinato e difficilmente ciclabile. Meglio dunque proseguire su strada sterrata in direzione S ed al primo bivio tenere la dx per salire fino a F.ca Zouf di Fau. Da qui, parte il CAI 436 che su splendido fondo di sottobosco, ancora una volta emozionante, scende lungamente verso il fondovalle. Il sentiero è praticamente sempre ciclabile, non richiede doti discesistiche sopraffine e regala grande appagamento. Guadato il torrente Mueia ci si innesta ad una sterrata che ci porterà ai piedi dell’ultima rampa asfaltata che sale verso Dierico. Da qui, finalmente, ultima brevissima discesa che permetterà di portare a compimento questo anello.

Dettagli anello completo: sviluppo 67 km ca.; dislivello 3000 m ca.; tempo di percorrenza orientativo 6-9 h (compresi i tratti a piedi); ciclabilità su sviluppo 70-80%.

Nuova immagine

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~ di calcarea su novembre 2, 2013.

21 Risposte to “Anello della Val d’Incaroio”

  1. Bel giro anche se un po’ impegnativo.
    Apprezzo finalmente la presenza di una mappa che aiuta a seguire le descrizioni. Descrizioni senza dubbio sempre dettagliatissime ma a volte difficili da seguire 😉

  2. Bravo Gianni!!!
    Quando la mia carriera di guardalinee cesserà e tornerò un quasi biker, questo tour sarà fra i preferiti 🙂

    • Grazie Devis, quando tornerò giovane lo proverò anch’io. Se non si era capito, infatti, questi ultimi due giri non son farina delle mie gambe, ma di quelle di Alberto e del Giaz!

  3. anche la cartina e la traccia non sono del sacco del Doc.
    Il garmin è ancora nella scatola?

  4. http://itinerari.mtb-forum.it/tours/view/6271

    …per chi desidera accorciarlo…

  5. Scusami, l’ultima discesa da forca zouf di fau è cmq su sentiero 434 non 436,quest’ultimo va dalla parte opposta, o sbaglio?

    • Chiedo venia, il gpsies non me lo dava ma vedo sulla tabacco che il 436 prosegue fino ad incrociare il 434. Come non detto.

  6. Sto cercando di togliere qualcosa dal tuo giro perché 3000mt di dsl sono troppi per me. Vorrei mantenere la prima parte,sperando di non perdermi da c.ra dimonut alla strada sterrata di cercevesa,poi al limite potrei tralasciare la parte zermula/tamai/Pizzul… e scendere diretto a dierico da dove salire verso turriee e fare l’ultima parte del itinerario,anche se leggo che salire da dierico è assai impegnativo. Consigli per “limitare” il tutto a 2000 max 2500 di dsl?

  7. Tengo a precisare che 3000 metri di dislivello sono la mia massima aspirazione settimanale! Non a caso il giro di Incaroio è uno dei contributi a Calcarea dei famigerati iron bikers più o meno locali (Devis, Giazz, Gaetano, in questo caso Alberto). Non ho quindi la minima idea di come tu possa fare ad accorciare la sofferenza. Posso solo confermarti le impressioni dell’autore sulla discesa finale, che può essere raggiunta con meno fatica salendo la feroce cementata che passa per Chianeipade, oppure dalla Val Aupa con pista forestale più rilassante. Molto bello è anche l’anello che passa per lo stavolo di Nelut e sbuca in Questa Robbia, cui fa riferimento Alberto nel post. In ogni caso, buona pedalata e complimenti per la gamba!

  8. E’ arrivata domenica,mi alzo e guardo le webcam della carnia,i monti sono avvolti dalle nuvole e mi chiedo se è il caso di farsi oltre 100km o rimanere più in zona e rimandare. Alla fine il mio socio stranamente non raccoglie i miei dubbi e si va! Ore 9.45 siamo in sella a Paularo e si parte, ricordo un “pendenze severe” già all’inizio, la gamba è fredda e mi aspetto un 20%, nulla di nuovo mi dico. Sticazzi!! Qualche centinaio di metri con tratti al 28% che mi fan ricredere sul fatto che non si possa pedalare in piedi col 36 dietro! Ci ho messo mezz’ora a smaltire la tirata di collo,ma per fortuna da lì in poi le pendenze “severe” hanno lasciato il posto ad altre molto più tranquille. Purtroppo dai 1600mt in su le nuvole ci hanno privato di godere del panorama e una volta in cima abbiamo intrapreso come da copione il 404. Tutto ok fino a dove il sentiero “oppone un tratto difficilmente ciclabile” dove non riuscendo a fermarmi ho fatto un volo dalla bici per fortuna senza conseguenze. A questo punto è iniziato il brutto: la forestale che porta a c.ra Culet è interrotta da frane in molti punti e delle piante a foglia larga tipo verze (buone per pulirsi il cu..) ricoprono parte del sentiero. Perdo gli occhiali ma senza particolari problemi arriviamo alla casera. Qui la traccia per c.ra Dimonut non si vede proprio, ci inoltriamo tra le erbacce più volte e dopo innumerevoli orticate troviamo un pertugio che ci indica la via.
    Il sentiero però da “gioiello” è diventato bigiotteria scadente, alberi abbattuti ovunque, frane e folta vegetazione la fanno da padrone. Nonostante tutto arriviamo alla Dimonut, dove ci mettiamo del nostro e seguiamo la traccia troppo a ovest, finendo in mezzo al nulla. La forza d’animo non ci manca e alla fine troviamo la forestale per Cercevesa, anche questa interrotta più volte da alberi caduti. Dopo ore spingendo o tirando la bici e un paio di forature ci concediamo frico salsiccie e birra nel chioschetto all’incrocio che porta su a malga Zermula, e vista l’ora e il meteo decidiamo di finirla lì e tornare a Paularo dove arriviamo alle 17.
    Alla luce di ciò mi sento di sconsigliare la parte centrale di questo itinerario, è evidente che gli agenti atmosferici e la mancanza di fondi per una corretta manutenzione dei sentieri ne abbiano lasciati cadere in rovina diversi, o almeno così credo. Bye

  9. Da tempo mi chiedevo se qualcun altro, oltre all’autore, avesse mai percorso questo itinerario. Per quel poco che conosco della zona, non avrei mai osato intraprendere certi sentieri in condizioni “normali”, figuriamoco dopo le nevicate dello scorso inverno.
    Mandare gente in mtb da forca Pizzul, dietro il Salinchiet poi, mi fa paura…
    Credo che un post del genere abbia ben poco di divulgativo per la mtb, i “bei giri” sono altri, come si può spesso leggere su questo blog.
    L’avventura di Sara secondo me avrebbe potuto andare anche peggio.
    Detto questo, con tutto il rispetto per voi che mantenete questo blog, consiglio però di mettere almeno un avviso in questo post, che sembra più che altro un modo per dimostrare quanto lo si ha “grosso” (IL GIRO EH 😀 ).
    Se poi si è grandi scalatori e buoni disceisisti, ci sono modi migliori, più facili e divertente per farsi un “3000d+” in val d’Incaroio.

    • Non conosco la Carnia, io giro prevalentemente le zone dal cansiglio alla val d’arzino, e anche a quote molto più basse capita, a distanza di un paio di stagioni, di trovare sentieri modificati radicalmente. Non ho dubbi sulla buona fede dell’autore e nemmeno sul fatto che quando è stato fatto questo giro le condizioni erano sicuramente diverse. Chi decide di seguire itinerari in montagna fatti negli anni precedenti e senza ulteriori conferme si deve assumere i dovuti rischi, e…..può sempre girare la bici. E poi a me piaccioni quelli che ce l’hanno grosso 🙂

      • Pur non essendo l’autore del post “incriminato”, mi ritengo ovviamente responsabile per quanto viene pubblicato. Quindi mi scuso con Sara e compagno per la disavventura, anche se sono sicuro che le intenzioni di Alberto fossero, come al solito, ispirate da entusiasmo e non da esibizionismo. Questo blog, a differenza di altri comunque apprezzabili, avrebbe proprio la pretesa di rappresentare uno spazio di condivisione e divulgazione, senza possibilmente derapare sul terreno infido e comunque difficilmente evitabile dell’auto compiacimento. Restando in zona, aprofitto per segnalarvi che sabato un gruppetto di tolmezzini ha fatto il giro Dierico-Chianeipade-Turriee-Griffon-Zuc di Fau-Dierico. Le due discese su sentiero, che fanno anch’esse parte dell’interminabile giro proposto da Alberto, sono in condizioni molto buone.

  10. Io, per puro caso, sabato sono sceso proprio dal Dimon verso Paularo.
    Nel tratto del 404 “difficilmente ciclabile” ho incrociato 4 simpaticissimi motociclisti, dall’età media attorno alla 50ina, intenti salire e a scavare per bene solchi con le gomme delle loro moto da trial. Ovviamente essendo io da solo e loro in 4, ho semplicemente salutato facendo però notare il mio disappunto. Loro si sono limitati a rispondere “Mandi!” e a dare gas.

  11. Buongiorno a tutti ragazzi, leggo solo ora i vostri commenti e non posso fare altro che rammaricarmi per l’avventura provata da Sara e socio. Nella realtà dei fatti ciò che ha descritto Sara la dice lunga su quello che sia lo stato di percorrenza di strade e sentieri dopo un inverno così copioso di neve e che ha causato non pochi disastri. Come per l’itinerario descritto, anche tanti altri sentieri e strade bianche, cosparsi per la montagna friulana e non solo, sono ‘cambiati radicalmente’ a causa di numerosissimi alberi abbattuti, di smottamenti, di folta vegetazione ricresciuta spontanea, ed in generale di mancata manutenzione. Considerate che tanti sentieri CAI non sono tutt’ora praticabili neanche a piedi, figuriamoci in bici, perchè franati od interrotti. Poi, purtroppo, c’è da considerare che nella nostra amata e sfortunata Carnia le cose, pare impossibile, sono sempre messe peggio! Sara, da questo punto di vista, è anche fortunata a frequentare posti dove probabilmente la manutenzione della sentieristica è considerata necessaria per l’offerta turistica di livello. E’ dunque inevitabile (e sacrosanto aggiungerei…) che nel percorrere certi tragitti e profondendo tanta fatica e sacrificio (soprattutto per chi magari viene da lontano e deve ‘ciucciarsi’ ore di macchina) ci si rammarichi o alteri nell’incorrere in certi impedimenti. E’ dall’inizio della primavera che mi succede spesso di ‘inveire’ quando, percorrendo sentieri fino allo scorso anno bellissimi e scorrevoli, sono costretto a scendere dalla bici e prodigarmi nell’attraversamento stile ‘quadro svedese’ di masse infinite di alberi. Vi dirò di più, forse sarò pessimista (qualcuno direbbe realista ben informato), ma notando una certa ‘pigrizia’ in enti ed associazioni preposti ho proprio paura che certi sentieri non li ritroveremo più come una volta…
    In questo senso, mi sento di proporre al padrone di casa e gentile ospitante (Gianni) un articoletto con gli ultimi aggiornamenti sull’attuale percorribilità della rete sentieristica, dimodochè chi frequenta il blog abbia una visione più attuale ed esaustiva dei percorsi proposti.
    Detto questo, aggiungo solo che l’itinerario proposto su questo blog (come altri) non nasce con l’esigenza di dimostrare nulla se non le (presunte)bellezze delle nostre montagne ed offrire ad eventuali appasionati lo spunto per poter magari organizzarsi il proprio giro ‘su misura’. Non penso proprio che sia una questione di autocelebrazione o di far vedere ‘chi ce l’ha più grosso’ o addirittura ancora di ‘invidia’ nei confronti di chi ce l’ha più grosso. Considerate che, per chi scrive, non è mai facile pesare le parole di certe descrizioni non sapendo quali siano le propensioni e attitudini del potenziale lettore. E’ natura umana che un giro sia (estremizzo…non fraintendetemi) ‘banale’ per qualcuno o ‘impossibile’ per qualcun’altro. Non a caso nei resoconti vengono descritte anche eventuali possibilità di accorciare il tragitto in base alla proprie capacità, ed inoltre vengono descritti i tratti più ostici con addirittura i tempi stimati dei tratti a spinta.
    Spero di essere stato abbastanza ‘moderatore’, se qualcuno vede in ciò che è stato descritto qualcosa di inopportuno lo prego di scusarmi.
    Vi auguro ancora buone pedalate, con la speranza di vedervi frequentare ancora le nostre amate(odiate) montagne!
    Alberto

  12. È da un anno che ho in mente questo giro. Per problemi climatici e personali non sono riuscito a farlo l’anno scorso. Ho apportato alcune piccole modifiche per non ripetere cose già fatte.
    La mia intenzione è quella di riportare lo stato dei sentieri non quella di innestare altre polemiche.
    Partenza da Paularo. Su a Villamezzo. Qui prima per sterrata poi per mulattiera sono approdato sull’asfaltata che porta a Forca di Lius facendo la prima variazione al giro. Ripreso la traccia l’ho subito abbandonata davanti al Camoscio prendendo 200 metri più avanti la strada che sale. Fra pista forestale,mulattiera ,vecchia strada asfaltata sono arrivato a Valdajer. Questa era la seconda variazione.
    La conosciutissima strada che porta ai laghi Dimon è in buono stato. Così pure il sentiero CAI 404, che è stato sfalciato, è perfettamente percorribile. Guidato più dall’incoscienza che dalle doti tecniche (scarse) sono riuscito a stare sempre in sella fino alla casera. Arrivato li ho scoperto che la zona, come sapranno tanti byker e probabilmente anche gli autori del sito, è stata interessata da parecchi lavori. Ripristinata la forestale fino a casera Culet. Sparite le foglie a forma di verza buone per pulirsi il c… ,sparito pure il magnifico fondo erboso,adesso c’è solo glerie. La strada è perfettamente ciclabile e continua ad offrirci dei magnifici panorami. Arrivo alla casera, ricompaiono le verze ,i brutti sogni si riaffacciano…Non è così. La traccia per Dimonut è stata ripristinata ( spero di non aver rovinato a qualcuno l’onore di farlo sapere). Forse opera dei soliti byker dai nomi noti che funzionano meglio di un ente turistico. Bravi. Chissà se, per miracolo, ora che è perfetto, spuntano dei segnavia bianco rossi!Fino a Dimonut sono sceso due volte. Gli ultimi 50 metri e per fare una scorpacciata di lamponi. Appena arrivati alla casera, davanti ad un ramo piantato a terra colorato di blu si gira su traccia erbosa a destra. Qui, sorpresa delle sorprese, 30 metri sotto inizia una forestale ( ancora in fase evolutiva ) che ci deposita alla Stua di Ramaz. Per mantenete il valore escursionistico ed avventuroso della traccia originale, dove potevo, tagliavo i tornanti attraverso il bosco. Arrivo da Nelut dopo 4,30 ore e con un corredo di una cinquantina di foto. Birra ( non stin dismenteasi di sedi furlans ) e musica dei creedence a palla. Questa prima parte grazie alla conoscenza dei posti, all’attitudine escursionistica e all’intuito degli autori probabilmente diventerà una classica. Molto bella, me l’immagino corredata al giro di Sella Cordin fino a Passo Pecol di Chiaula e discesa verso il Fabiani. Riallaccio presso Ramaz. Una traccia addatta a tutti non solo a chi ce l’ha grosso.. e non intendo il giro! ( scusate la battuta ..colpa delle endorfine ) . Gasato parto per la seconda parte. Fino a Casera Tamai l’avevo già fatta e risulta perfettamente ciclabile. Salita fino Casera Paluchian, fondo sempre ciclabile. Qui vedo due avvenenti figliuole vestite a mò di spiaggia badare alle mucche. Mi son detto : ecco iniziano le allucinazioni dalla fatica. Invece no. Tutto vero. Chiedo informazioni sulla traccia per Forca Pizzul e la intraprendo. A causa del passaggio di animali da pascolo il fondo si è deteriorato e spesso ho camminato su pantano. Ultima parte ciclabile e sfalciata. Dalla forca fino al Cuel Mat rimando alla descrizione originale. Non ha subito variazioni, anzi è stata sfalciata anche qui la prima parte. Da intraprendersi solo se si ha buone basi escursionistiche. La discesa a Casera Pradulina gravita in cattivo stato. Molti schianti , erba alta e mughi coi rami che invadono il sentiero. Arrivo alla casera, bacio la terra. Da qui in poi rimando al post originale il tutto è in perfette condizioni. Risulta rovinato un po’, sempre a causa del passaggio di bestiame, il sentiero per Turrie. Che dire, ho faticato come un mulo ? Si. Mi sono divertito ? Come un bambino!Spero di rivedere altri post degli autori e spero che calcarea continui a pubblicarli. Grazie a tutti.
    MANDI

  13. Son stato sulla nuova pista in costruzione da Ramaz a Dimonut un mesetto fa e ho visto la sfalciata verso Culet, che ho provato a percorrere in senso inverso al tuo, rinunciando quasi subito. Dal tuo resoconto intuisco che la direzione migliore sarebbe da Culet a Dimonut. A questo punto suggerirei ai meno ironmen di scendere lungo la nuova pista (autore il solito Alvise!) e di completare la gita scendendo al Ponte Fuset e risalendo a Cuesta Robbia e da qui verso Valdaier, dove è consigliabilissima la fantastica discesa verso Sortisella già nota ai bikers e segnata in nero tratteggiato sulla cartina Tabacco.

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