La via del Diedro in Panettone (Pal Piccolo)

•settembre 13, 2017 • Lascia un commento

 

Alla fine della calura estiva torna a farsi sentire il richiamo del “Panettone”, non quello natalizio, cui va comunque il nostro incondizionato apprezzamento, con canditi o uvetta che sia. Ci si riferisce alla grande placconata che incombe sui tornanti della statale 52 bis del Passo di Monte Croce, così chiamata per la sua forma immagino dall’alpinista Walter Cucci. Su questo magnifico calcare a buchi, fessure e rigole, dove l’abilità nel posizionamento dei piedi fa la differenza tra l’arrampicata e la ravanata, molti scalatori della mia generazione hanno penato, imparato e goduto, a volte inebriati, altre maledicendo la stregoneria che tuttora ci possiede.

L’italiano è il principe dell’emulazione, vede o sente due volte una stronzata e subito diventa il suo distintivo: una volta era il pizzetto, l’orecchino e “un attimino”, poi la mosca zappiana al mento e “in qualche modo”; passando dalla crapa rasata al “piuttosto che…” siamo attivati allo “spalmato” in piena epidemia di tatuaggio. Per chi arrampica quello che si spalma rimane comunque non il debito o il mutuo, ma il piede tremolante sulla odiata/amata placca priva di appoggi visibili.

La via del Diedro in Panettone è stata negli anni ’80-’90 il banco di prova sul quale misurare la propria abilità di scalatori e spalmatori. Ancora distanti dall’ossessione dei gradi e dei tentativi, dalla prevalenza di Cavazzo e di Somplago, si misuravano abilità e coraggio su un tiro di V grado superiore in traverso e leggera discesa, caratteristico di questo itinerario aperto nell’aprile 1980 dalla cordata Cucci, De Rovere, Mazzilis e Morocutti.

Spulciando nei miei diari dell’epoca, trovo tre ripetizioni della via con tre compagni diversi: Gjate, Giorc e Lucianino Candido, probabilmente alla ricerca della rotpunkt integrale o forse solo per il piacere di tornarci. La meravigliosa foto alle mie scarpette Mariacher dell’epoca è merito di Gjate.

Oggi l’itinerario è un po’ più accogliente, le soste sono tutte attrezzate a fittoni resinati da 12 mm e ci sono una decina di ancoraggi intermedi, oltre a qualche residuato bellico sotto forma di vecchi chiodi e cordini. La presenza di altre vie contigue o intersecantesi pone a volte qualche dubbio più che sulla direzione, abbastanza intuitiva, sulla opportunità di sostare prima o dopo, evitando attriti e fatica (variabili un tempo poco considerate, anche perchè si rinviava di meno…)

Il 13 luglio scorso sono tornato con Gjate a fare la via del Diedro. Pur non essendo al massimo della forma, ho un livello di scalata sicuramente migliore di 30 anni fa. Ma poi: a cosa serve la forma o il “livello” per scalare questa via? Sta di fatto che, dopo un avvio baldanzoso sui primi tiri, mi sono squagliato miseramente nel traverso in discesa, dove ho chiesto di essere “messo in tiro” per fare un passo dove non potevo credere che i miei piedi non sarebbero volati via…

A conferma della fallibilità dell’uomo e della volatilità delle scuse (caldo? aderenza? giornata no? mangiato poco? ) il grande Gjate si è fatto impeccabilmente il traverso da secondo, senza dare l’impressione di considerare l’orribile pendolo che lo attendeva al varco.

Morale: andate a fare la via del Diedro, perchè è bellissima, varia e con roccia eccezionale. La scalerete di sicuro in libera, senza patemi. Ma se anche dovesse succedere il contrario, alla fine sarete soddisfatti lo stesso. Per la roccia, l’ambiente , la giornata che vi auguro in  buona compagnia e la ridimensionata, sul momento dolorosa ma alla fine molto utile.

Relazione: si attacca l’evidente diedro in cui ci si imbatte appena raggiunta la parete. Delle varie relazioni presenti sulle guide in circolazione, ha valore storico quella su “Arrampicate scelte nelle Alpi Carniche” di De Rovere e Mazzilis. Leggetela pure, ma per le difficoltà e gli ancoraggi presenti fate riferimento ad “Alpi carniche e Alpi Giulie”, edita dal CAI (Piovan, Zorzi, D’Eredità). Per una ripetizione porterei una decina di rinvii, cordini e fettucce e qualche friend o dado medio. Discesa in doppia come per la Via della Rampa.

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La falesia di Musi

•settembre 12, 2017 • 2 commenti

Riceviamo da Giulio le informazioni relative alla nuova falesia di Musi, ultimata e pronta per la grande frequentazione che merita.

E’ormai qualche anno che bazzico in lungo e in largo la Val Torre nella speranza di trovare qualche progetto interessante vicino casa.

In realtà tutto questo peregrinar per valli  ha portato qualche buon frutto: nulla in confronto al ben di Dio di Arco  della Croazia o della vicina Carnia, ma ha offerto pur sempre qualche fazzoletto di roccia dal quale sono usciti  alcuni bei tiri. Anche le “location”   offrono interessanti emozioni per chi ama solitudine e tranquillita’, cosa di non poco conto ai giorni nostri sopratutto per i climber che hanno passato o trapassato i 40 anni .

Così ad oggi la valle offre, oltre alle storiche falesie (Ciclamini  e Detulis ) anche altre tre (Stella, Crosis,Vigant) alle quali in questi ultimi mesi se ne e’ aggiunta una quarta : Musi.

Un progetto avvistato anni fa, in un luogo molto suggestivo, con avvicinamento breve’; ideale per l’estate e con la speranza  di probabili tiri lunghi. Speranze  fortunatamente diventate ben presto solide ( o quasi ) realtà.

Bisognava crederci un po’ di più, rispetto alle precedenti ….d’altra parte le pareti impeccabili ormai sono già tutte chiodate … restano le ” mele” più difficili da cogliere, ma non per questo meno interessanti… anzi…

Musi e’ stato un progetto complesso ma divertente, portato a termine in tempi stretti  insieme a Damiano, un ragazzo entusiasta e di gran volonta’ che ha chiodato 7 tiri molto belli.

A questi 7 tiri se ne sono aggiunti altri 14 chiodati dallo scrivente, tanto da offrire nel totale difficoltà che vanno dal 6a al probabile 8b distribuite in  21 tiri totali.

La lunghezza di alcune vie tocca sorprendentemente i 40 metri e comunque la media sta intorno al 25/ 30 metri, dettaglio questo assolutamente non trascurabile.

La roccia e’ di tipo dolomitico con tratti super ed altri del tipo “giallo tre cime”che va pulito . Prevale un arrampicata spesso di soddisfazione che alterna  muri dritti, strapiombanti e placche appoggiate . Dita e tecnica associate ad una buona resistenza sono pertanto necessarie; meno necessario e’ il coraggio, data la chiodatura “amica” anche se non sempre scontata.

Le vie sono state nella maggior parte pulite e sistemate, ma trattandosi di roccia dolomitica qualcosa potrebbe “venire via “, e naturalmente essendo un lavoro recente c’è ancora qualche dettaglio da migliorare.

Suggeriamo  a coloro che intenderanno cimentarsi   sicuramente i tiri chiodati da Damiano sulla destra, con  roccia ottima e su difficoltà contenute ai quali aggiungerei  ” Così sia” , “Settimo grado ” Lectio magistralis” , “Ambe tre “e “La strega dell’est” . Restano molti altri tiri da liberare e pulire su probabili difficoltà medio alte .

A Musi si può scalare tutto l’anno perché l’esposizione e’ ovest, ideale per i pomeriggi estivi, ma credo sia buona anche per le mattine in autunno e inverno .

La parete va in ombra intorno alle 13 e 30.

Invito i più curiosi ad iscriversi su fb alla pagina ” arrampicare in alta val torre ” nella quale e’ possibile trovare maggiori dettagli sia su questa falesia che sulle altre della valle . Ricordo ad ogni buon conto che la Val Torre ,oltre alle falesie indicate, offre parecchio in termini di trekking , MTB e non in ultimo anche qualche gita scialpinistica . In fondo ci si augura che anche queste piccole novità contribuiscano ad una maggior visibilità della Valle. Concludo ringraziando non solo Damiano protagonista in questo ” cantiere” , ma anche i numerosi frequentatori che hanno aiutato a sistemare e pulire ed auguro un buon divertimento a chi vorrà venirci a scalare .

Accesso: da Tarcento si prosegue in direzione Alta Val Torre oltrepassando Vedronza e Pradielis . Si supera la galleria ed in prossimità della Trattoria Alle Sorgenti si troverà un incrocio . Si gira quindi a sinistra seguendo le indizioni per Musi, si prosegue per l’unica strada e, superato l’abitato di Musi,  all’altezza di un ponticello sopra il caratteristico canalone che scende dalla montagna si parcheggia sullo spiazzo a destra.

Da lì si segue il sentiero che in 10 minuti circa porta alla base della parete .

Attenzione alle vendicative vipere presenti a volte  sul sentiero in prossimità dell’acqua.

Per evitarle consiglio di salire nel canalone fino ad incrociare il sentiero nella parte alta .

Arrampicare in Agordino

•settembre 1, 2017 • 5 commenti

Le nostre vacanze estive, quest’anno non propriamente esotiche, si sono concentrate in tre giorni di scalata nelle Dolomiti, in una zona, l’Agordino, baricentrica sia per l’escursionismo che per l’alpinismo, incastrata com’è tra alcune delle cime più imponenti e rappresentative del nord est, Marmolada, Civetta, Pelmo, Agner, Pale di San Martino, a poca distanza dalle  Tofane e dalla  mondanità di Cortina.

Tre giorni di relax e scalata possono valere molto di più di quel che sembrano, se la compagnia è quella giusta e le falesie, come nel nostro caso, spettacolari: Laste e la quasi sconosciuta Garès.

Dopo un trasferimento in auto che ci è sembrato meno lungo del solito, abbiamo imboccato da Canale d’Agordo la magnifica valle di Garès, chiusa  a nord ovest da alcune falesie tra le quali sgorgano pittoresche  cascate, mèta di carovane di escursionisti.

Una delle pareti, e neppure la più impressionante vista dal parcheggio con gli occhi del climber, è stata a lungo un’ incompiuta che solo negli ultimi tre anni ha trovato la considerazione e la trapanatura che merita. Un muro verticale a balze stapiombanti alto un’ottantina di metri, grigio o giallo, che riserva una scalata entusiasmante su tacche e buchi, con ottima aderenza anche dove il grigio scuro farebbe pensare il contrario, e un esposizione sud est ideale per i pomeriggi estivi e le mezze stagioni.

Qui consigliare delle vie diventa imbarazzante: a parte Scorpion, che  eviterei, tutte quelle che abbiamo provato hanno almeno cinque stelle: da destra a sinistra L’artiglio del Diavolo 7a+, Newton 7c, Lucianetti OK 7b, Spit Fire 6c+, Dolasilla 6c, Te me fa sogezion 6b, Fredda ironia 7c+/8a, Maggioco climberno 7b+, Un mix di speranza 7b. La chiodatura è distanziata ma intelligente, non da intimorire.

Di recente è stato attrezzato  anche un bel muro nei pressi della cascata principale, l’Abisso de Dea. Anche qui vie maggiori e  roccia impeccabile.

Assolutamente da non perdere  Uomini e Cobra 6c, Il principe, la bella e l’amante solitario 7a, Mai più senza 7a+ e Il gigante e la bambina 7c, tutte vie maggiorissime, con scalata verticale tecnica e per dita ben arrotate. La chiodatura è a posto,  con qualche passo tenuto volutamente obbligatorio: il tutto avrebbe però meritato  una piccola spesa in più,  per dare alle placchette inox la compagnia di tasselli della stessa nobiltà…

Due parole di logistica: da Canale d’Agordo lungo la Valle di Garès  fino al paesino omonimo dove si lascia l’auto nel parcheggio. Entrati tra le case, a fianco di una bella fontana si imbocca il sentiero CAI 704 in direzione della Cascata. Ad un primo bivio nel prato tenere la destra in salita. Dopo 15 minuti circa lasciare la traccia principale e seguirne una ripida con tabella “Falesia di Gares”. Calcolare 25-30 minuti. Per la falesia bassa al bivio con tabella tirare diritti in falsopiano per  5 minuti . Chi volesse fare il giro al contrario, può parcheggiare alla Capanna di Cima Comelle e seguire il sentiero per le cascate.

 

Dopo i primi due giorni dedicati a Garès, un saltino a Laste non poteva mancare. Posto e roccia strepitosi, bei ricordi di bastonate (io) e grandi imprese (Mattia). Qualche titubanza iniziale sulla parete sud del Sas de la Gusèla ci spinge a rifugiarci  al fresco della parete nord, dove continuano a nascere nuove bellissime e lunghe vie. Alcune così recenti da mancare  addirittura nella  guida “Falesie ed aree Boulder dell’Agordino” (dell’ associazione La Rivolta) , una delle più belle che abbiamo visto  in Italia,  aggiornata al 2015. De “La Rivolta” consiglio anche la consultazione del sito internet.

Not least, Laste stimola oltre che a scalare anche a  riflettere su alcune questioni di attualità del mondo dell’arrampicata: la giostra della severità dei gradi, che qualche faina continua ad usare al ribasso come mezzo di promozione del proprio ego (del tipo, se un tiro che  per Ondra è 7c dico in giro che  per me è 7b+, penseranno che  sono più forte di Ondra!); il dilagare della bollinatura delle prese, epidemia per la quale l’unico vaccino sembra risiedere negli “insegnanti” (ammesso non siano già stati contagiati…); la chiodatura paracadutistica stile  “chi vola vale”, e chi rischia l’ortopedia è ancora più ganzo (per credere, fate un giretto sul magnifico 6b+ “La mota che smuota”, dove il primo spit è stato schiodato e già rinviarlo è una piccola impresa mistica)

Speriamo serva  il biglietto affisso nella falesietta dei Laghetti di Frassenè, ai piedi dell’Agner, paradiso di principianti e famiglie. Con annessa ospitale trattoria stile Happy days.

Per il resto: non mettetevi alle 8 di sera a cercare un B&B il 20 di agosto in agordino. Non continuate a rimandare perché il viaggio è lungo. Se avete qualche giorno in più ricordatevi che siete nel mezzo di un patrimonio dell’umanità. Buone vacanze!

Roccia carnica per il futuro

•agosto 28, 2017 • Lascia un commento

 

Pleros

Non sarà come ad Arco o a Finale, come la Provenza o la Spagna, ma i suoi piccoli grandi spot di arrampicata sportiva la Carnia può presentarli a tutti  con soddisfazione. Nelle foto due pareti ancora poco frequentate e conosciute, che riserveranno agli scalatori del futuro sorprese e divertimento.

Il “Salto” del Pal Piccolo

Anello di Passo Pal Grande

•agosto 24, 2017 • Lascia un commento

Interessante e impegnativo itinerario circolare con partenza dai Laghetti di  Timau e culmine in Pal Grande, che percorre una lunga discesa, la stessa della “sky race” di corsa in montagna e attraversa il magnifico anfiteatro dominato dalla parete nord del Pizzo Timau.

Salita non troppo impegnativa, che mantiene una certa suspense per l’ incognita dei controlli lungo le piste che dalla Plockenhaus si dirigono verso i Cintemonts e Cima Avostanis, vietate al transito delle bici. Per la descrizione e i consigli su questa parte del percorso rimando a un  post precedente dedicato all’anello di Forcella Freikofel.

Seguendo il furbo itinerario già descritto, poco prima di abbandonare la pista si imbocca sulla sinistra un ampio sentiero che sfiora una cappella votiva e poi diventa più stretto e scomodo. Con bici a  spinta in leggero saliscendi si sbocca su un’altra pista, che si segue quasi fino alla fine, un buon chilometro dopo la zona di Passo Cavallo (vedi anche post di Passo Cavallo). Qui nei pressi di uno slargo si imbocca un evidente sentierino con bici a spinta e in pochi minuti si scollina al cospetto dell’inquietante parete nord del Pizzo Timau. Un po’ a casaccio si traversa in discesa verso sud ovest fino a incrociare il sentiero CAI che in breve porta alla splendida Casera Pal Grande.

Si scende lugo il sentiero CAI 402, con alcuni tratti rocciosi non ciclabili, sfilando al margine del bel rudere di caserma. Dove la traccia raggiunge quasi il fondo della valletta erbosa, si tiene la sinistra (403 CAI) a un bivio non proprio ben segnalato. Attraversato il ponticello, inizia una sezione trialistica del sentiero, difficile con tratti di sicuro  non ciclabili, ma non esposti.

Il sentiero, quasi sempre selciato, diventa meno ripido e più lineare. Al bivio con tabelle si prende a destra in direzione dei “Laghetti” (402a) . Sempre in sella si attraversano alcune radure con degli stavoli (Case Roner) e poi la pista che porta al parcheggio auto.

Dislivello 1200 mt circa, ciclabilità 90%, difficoltà della discesa S3

 

Puinton di Sauris, “Refugium peccatorum”. E Avostanis, Val di Collina, Cavazzo.

•agosto 18, 2017 • Lascia un commento

Anche nella canicola estiva la falesia del Puinton di Sauris si rende utile al popolo degli arrampicatori. Se c’è pieno sole, da giugno a settembre è abbastanza difficile resistere, se non all’ombra dei pini che costeggiano la ridente stradina che conduce al Rio Navarza. Ma quando il tempo è minaccioso e soprattutto dopo piogge anche abbondanti questa “palestra” appartata, ma a soli 5 minuti dall’auto, dà il meglio di sé e diventa un vero rifugio.

Ieri pomeriggio, dopo essere stati respinti dall’acquazzone di Passo Monte Croce, con Mattia abbiamo chiodato sotto una leggera pioggerellina l’ennesima via del settore centrale. Un giro da secondo per pulire e provare i movimenti e poi la prima libera: “Detto fatto” 7c/c+, un po’ più difficile e boulderosa della vicina “Carotaggio”. Sempre Mattia aveva liberato, qualche giorno fa, “Refugium peccatorum”, per la quale in attesa della solita lotteria dello sgrado ha proposto la valutazione di 8b.

Nicola Sartori in Avostanis!

Proseguono in Avostanis i lavori di ampliamento del settore “facile” all’estrema sinistra, il più frequentato. Sono state allungate altre quattro vie, fino a quota 36-38 metri (corda da 80 o doppia calata!). Partendo da sinistra troverete: un 7b (appena a destra della corda fissa verde), un 6b+/c (riconoscibile per due clessidre con cordone viola e verde), un 6c+/7a (uscita dritta, se si esce alla sosta di destra un po’ più difficile), un 6c. A questo punto c’è la vecchia via De Rovere e poi alla sua destra un recente 7a e l’allungamento di “Totanbot”, 6c+.

Un nuovo tiro anche nella falesia Dironcave, alla cava di marmo di Val di Collina. Si tratta dell’evidente diedro tra “Fine sodalizio” e “Full of yourself” (parte in comune con quest’ultima). Difficoltà approssimativa 7b. Sempre in  Val di Collina Mattia ha aggiunto un nuovo tiro al Masso delle Casermette, a destra di “Mal di Collina”. Difficoltà da stabilire, comunque tra l’enorme e l’enorme superiore.

Giungono da parte di alcuni volenterosi  le prime indicazioni sulle vie della “parete dell’Edera” a Cavazzo. Da destra a sinistra potrebbero essere 1° 6a/a+,  2° 6a+/b, 3°  6b+/c, 4° 6c.  Diedro fessurato  6a. Credo che lo spigolo a sinistra del diedro possa arrivare a 7a.

Nel settore “Anno Schnee” di Passo Monte Croce abbiamo provato alcune vie sulla  destra, meritevoli di segnalazione. “Sylvia ” 6b+, “Sebastian” 6c e un nuovo tiro (quello nella foto) appena a destra di “1992”, un bel 7a.

Innominata e Creta Forata, nuove bisiaccheVie a spit!

•agosto 10, 2017 • Lascia un commento

Riceviamo da Emiliano Zorzi le relazioni di altre due vie nuove attrezzate dagli infaticabili della bisiaccheria, questa volta  in Alpi Giulie e in Creta Forata, dove a questo punto le multipitch presenti sono addirittura cinque! Grazie e buon lavoro!

 

Via “Fai bei sogni” alla parete sud dell’ Innominata (Jof Fuart)

Gruppo GAM Monfalcone, 3 e 4 giugno 2017

530 m, 6b+ (5b), 6h, roccia molto buona tranne brevi tratti; S2.

Percorso attrezzato sistematicamente a spit che sfrutta i punti deboli del versante a sx della via Donda-Steffè con percorso dal sapore comunque alpinistico. Scalata gradevole, pur se discontinua (alcuni tratti di trasferimento e vari tiri molto facili). Sui tratti semplici spit molto distanziati, ma in generale non è necessario integrare le protezioni presenti. Possibile interrompere la scalata sulla grande cengia mediana (vedi foto).

Accesso: dal Rifugio Corsi seguire il sent. 627 che porta alla Forcella di Riofreddo. Dove il sentiero piega verso dx non distante delle pareti, sotto la verticale della Innominata, innalzarsi su ghiaie e zolle erbose fino sotto le rocce. Attacco sull’evidente colata nera che segna la parete dell’Innominata. Spit visibili. 0h30.

Discesa: la via termina a pochi metri dal Sentiero Goitan. Il rientro al Rifugio Corsi avviene tramite detto sentiero, preferibilmente in direzione E, transitando per la Forcella di Riofreddo e quindi scendendo al rifugio (1h30).

NB: eventualmente è possibile interrompere la scalata dopo 6 tiri sull’ampia cengia mediana. Per questa si può uscire verso W (sx) senza particolari difficoltà (a tratti traccia di sentiero; attenzione nel caso di neve nel canalone che separa l’Innominata dalle Madri dei Camosci) fino a raccordarsi con il sentiero della Normale al Fuart e per questo scendere al non distante rifugio (0h45 in totale).

 

CRETA FORATA – Avancorpo Nord
Via Uccelo de foc

Primi salitori: Emiliano Zorzi, Umberto Iavazzo, 12 e 15 luglio 2017
Sviluppo: 200 m
Difficoltà complessiva: via a spit
Difficoltà massima: 6a+ (5b obbl.)
Tempo previsto: 4h
Roccia: ottima lungo tutto il percorso
Materiale: 15 rinvii, sufficiente una corda da 70 m

Il secondo tiro di “Forever” in Creta Forata