Pasolini Presente – Tolmezzo 11-13 Agosto

•agosto 9, 2017 • Lascia un commento

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Pleros 2017

•agosto 7, 2017 • Lascia un commento

Sebbene non sia una falesia precisamente “popolare”, l’imponente parete nord del Monte Pleros anche quest’anno ha vissuto qualche mezza giornata di affollamento, che per un posto del genere significa al massimo 6 persone. La temperatura decisamente  accettabile, anche nelle giornate più infuocate, continua quindi  ad attirare qualche climber.

L’avvicinamento non è breve e il livello delle vie medio-alto, ma la roccia è davvero unica e si fa perdonare qualche difetto di aderenza, non infrequente. Per quei quattro gatti che ci bazzicano, c’è da dire che la “palestra” registra ogni anno una alacre  attività chiodatoria, che vi relazioniamo:

nuova entusiasmante e difficile via chiodata dal basso da Alex Corrò, che conferma di essere un vero maestro di questo stile. Parte a sinistra del tiro-simbolo della falesia “Facile se indovini“, chiodato nel secolo scorso da Gildo Zanderigo, l’iniziatore del tutto. Sfrutta 2 spit lasciati incompiuti da Gildo  e tira diritto per una trentina di metri, vincendo gli strapiompi soprastanti. Si chiama “Setteapiù”, ma ha un grado decisamente più croccante di quanto dica il nome, io credo tra il 7b+ e il 7c. (non andare a sinistra dopo il primo spit: via ancora in cantiere!)

Daniele e Oleg  hanno  aggiunto una sosta intermedia a un tiro del settore destro, che così potrebbe essere l’unico vero 6a della parete. La via è quella appena a sinistra di “Lasciami come sono”, riconoscibile per gli spit inox più recenti, aperta dal basso da Attilio una decina di anni fa.

Sabato scorso abbiamo anche  provato per la prima volta una tiro chiodato lo scorso anno, che ha atteso per tutto l’inverno i primi salitori. Si tratta comunque di un bel  6c/c+, appena a sinistra del grande diedro centrale (nome scritto in partenza, “Ratatuglia“): due strapiombini a buchi e finale appoggiato da non sottovalutare.

Mentre scalavamo abbiamo osservato le peripezie di Alex e Oleg che stanno proseguendo dal basso la via multipitch  iniziata illo tempore da Gildo. A fine giornata, completato il quarto tiro,  sembravano decisamente soddisfatti.  A  presto, quindi, altre novità dal Pleros!

Alex in apertura

 

Pedalando tra le casere Val di Collina, Collina Grande, Plotta e Collinetta

•agosto 6, 2017 • Lascia un commento

Ho già pubblicato alcuni post sui sentieri di questa magnifica valle e la loro ciclabilità. Complice il caldo di fondo valle e una vera e propria passione per questi luoghi, ho percorso più volte nelle ultime settimane gli itinerari della zona e ve ne faccio il punto. Innanzitutto voglio ribadire che il breve anello che attraverso Val di Collina giunge in casera Collina Grande e da qui rientra alla Statale su tre distinti sentieri, è secondo me uno dei più divertenti e interessanti della Carnia. Ve lo raccomando moltissimo (vedi post dello scorso anno). Ecco  quali altre possibilità offre la valle.

Volendo allungare la percorrenza, salendo lungo l’impegnativa sterrata che porta al Rifugio Marinelli dal 3° tornante della 52 bis, è possibile giungere fino ai prati del laghetto del Ploto, dove la strada lascia il posto al sentiero che in breve potrebbe portarvi al rifugio. Invece che rientrare lungo la pista, vi consiglio di imboccare sulla destra, dopo poche decine di metri, una traccia che picchia direttamente verso Casera Plotta (tratteggio nero sulla carta topografica Tabacco 09). Da questa poi è possibile proseguire sulla destra orografica del rio lungo il segnavia 195 raggiungendo Casera Collina Grande. Quando la strada comincia a scendere verso gli edifici, è possibile tagliare gli ultimi tornanti direttamente sul prato, ripido ma regolare.

Qui come scrivevo in passato ci sono due possibilità: quella più consigliata e adatta a quasi tutti i bikers, che si dirige verso Val di Collina e l’altra, abbastanza estrema, che scende ai Laghetti lungo il sentiero della Sky Race.

Usciti dal bosco sui prati sotto Val di Collina, tocca intuire l’imbocco della mulattiera che con alcuni facili tornanti porta alla pista principale (tratteggio nero sulla carta). Qui ovviamente vi consiglio di risalire per 300 metri e, guadato il rio, scendere  lungo il sentiero che evita completamente la pista (CAI 161), un bel test di tecnica un po’ sassoso, del quale diventerete di sicuro degli abituè. Qualche tornante può essere “tagliato”: aguzzare la vista e seguire qualche piccolo segno di vernice!

Una variante di accesso a questi sentieri può essere quella di salire su asfalto fino a Passo Monte Croce e poi traversare verso Val di Collina scendendo nei bei prati che contornano casera Collinetta di Sotto (pista a sinistra dopo l’ultima galleria). A un bel tratto divertente e veloce segue una serpentina trialistica che i più bravi potrebbero fare in sella. Poi saliscendi fino alla pista. Qui o si prosegue in salita o si ritorna veloci sul 161 di cui sopra.

Ultima ma non meno interessante, la discesa da Casera Plotta verso la “Scaletta”: si sale come sempre lungo la pista. Superata Malga Plotta, dopo due tornanti si traversa a sinistra raggiungendo una forcellina con vista mozzafiato sulla Cjanevate. Qui si abbandona la strada per scendere su sentiero 146 verso il Vallone della Cjanevate e la famosa “Scaletta”, che ovviamente non percorreremo. Invece di raggiungere il bivio del sentiero e imboccare la discesa verso Val di Collina (segnavia CAI 149), conviene scendere sui prati che lo precedono, puntando ai caratteristici massi sul fondo.

Superati i massi, tocca scendere con bici a mano per poche centinaia di metri (ghiaioncini) finchè il sentiero torna ciclabile e divertente. Raggiunta la solita pista (tabella) consiglio di tagliare su prato il primo tornante e, ovviamente, scendere sul 161!

Per gli stacanovisti: discesa dalla Plotta verso la Scaletta, risalita al laghetto del Ploto e discesa a Collina Grande, Val di Collina e 161. Provare per credere…

 

NeveeOutdoorFestival 2017 – Sella Nevea (UD) 21,22 e 23 luglio

•luglio 20, 2017 • Lascia un commento

“Scolliniamo” – raduno di arrampicata in Val di Collina 15 e 16 luglio

•luglio 12, 2017 • Lascia un commento

“L’arte della fuga” : Fredrik Sjoberg sulla vita di Gunnar Widforss

•luglio 10, 2017 • Lascia un commento

Il libro più bello che ho letto nei primi sei mesi dell’anno non è un romanzo. Se me lo avessero pronosticato, non ci avrei creduto, vista la mia predilezione per la narrativa. “L’arte della fuga” di Fredrik Sjoberg mi ha appassionato anche più dei suoi due precedenti, pubblicati da Iperborea, anch’essi catalogabili come saggi, ma coinvolgenti come spy story molto atipiche,  ironiche ed erudite.

Il motivo per cui ne scrivo su Calcarea è che il protagonista, Gunnar Widforss (1879-1934), ebbe una vita avventurosa legata a due dei luoghi prediletti dai sogni degli alpinisti ed escursionisti del mondo intero: il Gran Canyon e il Parco dello Yosemite.

Come i suoi “colleghi” ispiratori degli altri due saggi di Sjoberg, Widfross lasciò ancor giovane la Svezia per cercare fortuna, mosso da una passione e un talento davvero di altri tempi.

Trovò una meritata fama col tempo e con un irriducibile lavoro, quasi sconosciuto in patria, come “pittore dei parchi nazionali” degli Stati Uniti, nella più ostica delle tecniche: l’acquarello.

Sjoberg svela con le sue ricerche certosine un universo di divagazioni e correlazioni che si intrecciano alla vita del nostro eroe, tenendo abilmente in serbo per il finale un imprevisto colpo di scena. L’autore attinge ampiamente anche alla propria biografia di investigatore, giornalista, entomologo, che vive ida 30 anni su una piccola isola, riserva naturale  al largo di Stoccolma.

La sua collezione di sirfidi (mosche!) è stata esposta nel 2009 alla Biennale di Venezia! Dai suoi resoconti traspare una visione disincantata e poco convenzionale dell’arte, dell’ecologia, dell’animo umano e del mondo intero che rischia di trascinare il lettore verso un autentica infatuazione. Cosa volete di meglio?

 

Un discorso a sé meriterebbero i dipinti di Widforss. Solo dopo aver letto famelicamente il libro ho pensato di andarmeli a cercare in rete, quasi non fossi del tutto convinto dell’esistenza di un personaggio dalla vita così romanzesca. Ve ne ho allegati un paio: con i limiti dello schermo rispetto alla tela e dello stile  figurativo poco “a la page” (acquerello, chi era costui?) basterebbero comunque a far impallidire una bella fetta di paccottiglia contemporanea.

I VACCINI – un rapporto dell’Accademia dei Lincei

•luglio 1, 2017 • Lascia un commento

Trovate qui di seguito  un estratto da un documento pubblicato di recente da un gruppo di scienziati e commissionato dall’Accademia Lincei, che riguarda i vaccini. Ho deciso di pubblicare solo la parte meno tecnica del documento, che è però quella più utile e comprensibile a chi stia seguendo l’attuale dibattito sull’utilità di questa procedura medica. In coda è riportato l’indice del documento: chi fosse interessato a leggere qualche altro capitolo può utilizzare il seguente link: http://www.lincei.it/files/documenti/I_vaccini_def12maggio2017.pdf

Rapporto: I Vaccini

Gruppo di lavoro (ordine alfabetico):

Guido Forni (Linceo, Coordinatore)

Alberto Mantovani (Linceo, Università Humanitas, Milano)

Lorenzo Moretta (Linceo, Ospedale pediatrico Bambino Gesù, Roma)

Giovanni Rezza (Istituto Superiore di Sanità, Roma)

Si ringraziano Paolo Ascenzi, Univ. Roma 3; Carmen Belloni, Univ. Torino; Maurizio Brunori, Sapienza Univ., Roma; Gianni Bussolati, Univ. Torino; Piero Cappuccinelli, Univ. Sassari; Pietro Caramello, Ospedale Amedeo di Savoia, Torino; Monica Florianello, Humanitas Univ., Milano; Massimo Follis, Univ. Torino; Mara Giacchero, Torino; Pier Luigi Lollini, Univ. Bologna; Lorenzo Mantovani, Univ. Milano-Bicocca; Fabrizio Marcucci, Roma; Maria Merlo, Torino; Cesare Montecucco, Univ. Padova; Mario Primicerio, Univ. Firenze per gli importanti contributi alla stesura e alla discussione e per la lettura critica di parti del documento.

 

MOVIMENTI D’OPINIONE CONTRO I VACCINI: PERCHÉ?

Già nel settecento la diffusione in Europa della pratica della variolizzazione aveva suscitato numerose reazioni contrarie di alto impatto emotivo. In una domenica del 1722 il Reverendo Edmund Massey pronunciò nella chiesa di Saint Andrew’s Holborn a Londra il “Sermon against the dangerous and sinful practice of inoculation”, sermone che stampato e diffuso in Inghilterra e Nord America accese infuocate reazioni contrarie alla vaccinazione (Massey, 2010).

La cronaca delle epidemie di vaiolo che si succedettero nella città di Boston, Massachusetts dal 1720 al 1770 mette in evidenza come sia l’opinione pubblica sia le varie autorità ondeggiassero, nel giro di poco tempo, tra il rifiuto e la proibizione della variolizzazione e il ricorrere disperato a questa pratica di fronte all’avanzare rampante delle epidemie (Blake, 1959). La variolizzazione di massa com’era praticata nel 1700 era una pratica pericolosa, non standardizzata, somministrata in condizioni igieniche primitive e comunque associata a un’alta incidenza di effetti collaterali. Nonostante tutto ciò, da subito, come diligentemente riporta Benjamin Franklin, l’effetto protettivo di questa primitiva vaccinazione antivaiolosa risulta ben evidente quando la mortalità da vaiolo viene valutata paragonando i gruppi di cittadini che si erano sottoposti alla variolizzazione o che l’avevano rifiutata (Blake, 1959).

Il motivo principale delle reazioni contro la variolizzazione, e più in generale contro la vaccinazione anti-vaiolosa era di tipo religioso/naturalistico: le epidemie di vaiolo erano interpretate come eventi naturali voluti da Dio e, quindi, bisognava lasciare a Lui decidere chi dovesse morire e chi potesse sopravvivere. La vaccinazione appariva come un “a rebellion attempt to take Good’s work out of His hand” mentre l’epidemia veniva vista come un’occasione per pentirsi dei propri peccati e per riconsiderare la propria vita (Massey, 2010). A questi argomenti, si associavano le proteste dei medici che consideravano la variolizzazione estranea alla cultura medica di allora, una pratica priva di basi scientifiche, importata da Paesi di cultura diversa, diffusa sfruttando l’ignoranza credulona della popolazione e pericolosa sia per chi si sottoponeva a essa sia per chi la rifiutava (Blake, 1959).

Parallelamente al successivo diffondersi della vaccinazione antivaiolosa e alla messa a punto dei vaccini moderni, vari movimenti di reazione contro i vaccini sono fioriti nel mondo occidentale. Fino al secolo scorso questi movimenti sono stati minoritari e la copertura vaccinale ha continuato a crescere. Attualmente assistiamo invece a un’inversione di tendenza e a un calo di copertura, di cui è importante cercare di comprendere le cause. In Italia la percentuale di bambini vaccinati, stabile o in leggero aumento fino al 2012, è in leggero calo per le vaccinazioni cosiddette “obbligatorie” (poliomielite, difterite, tetano, epatite B), che peraltro restano ancora intorno al 95% (limite per l’immunità di comunità), mentre presenta un calo molto più rilevante per le vaccinazioni cosiddette “raccomandate”: la percentuale di bambini vaccinati per morbillo, rosolia, parotite (MPR) è passata dal 90,3 % del 2013 all’86,6 % del 2014 (ISS, 2017).

L’introduzione di nuove tecnologie e nuove pratiche mediche non raramente suscita diffidenza e rifiuto. Tuttavia può apparire singolare che l’opposizione ai vaccini costituisca un movimento d’opinione così diffuso, così persistente e così capace di permeare larghi strati della popolazione. Relativamente alla maggior parte delle pratiche mediche comunemente accettate, i vaccini costano poco, sono semplici da somministrare, spesso sono molto efficaci e sono associati a rari effetti collaterali. Perché, dunque, questa persistente e diffusa opposizione?

L’opposizione ai vaccini è suscitata dalle caratteristiche intrinseche alla pratica di vaccinazione:

la vaccinazione è un tipico atto di medicina preventiva, cioè qualcosa che viene somministrato a una persona che sta bene per prevenire un ipotetico rischio di contagio;

la vaccinazione, come ogni atto umano, comporta un rischio e suscita un certo disagio. Rischio e disagio che un’alterata percezione del rapporto rischio/beneficio possono far percepire come inaccettabili;

la vaccinazione è un atto individuale che acquisisce particolare valore protettivo quando diventa un atto collettivo, cioè quando una larga maggioranza della popolazione (tra l’85 e il 95%) è vaccinata (immunità di comunità);

affinché una particolare vaccinazione sia somministrata alla maggior parte della popolazione è necessario emanare leggi o regolamenti che obblighino o invitino a farsi vaccinare. Ciò suscita rifiuti legati alla sensazione di perdita della libertà individuale conquistata dai cittadini a causa di un’eccessiva e inutile intrusione del pubblico nella sfera privata;

 per vaccinarsi o più ancora per vaccinare gli infanti e i bambini è necessario affrontare con una certa periodicità piccoli ma significativi disagi nella routine della vita quotidiana (permessi su lavoro, recarsi dove e quando il vaccino viene somministrato, attese, affrontare la reazione al vaccino…)

 in genere, poi, il fatto che i vaccini siano poco costosi o gratuiti e di comune reperibilità ne riduce il valore percepito.

L’attuale diffusione dell’opposizione verso la vaccinazione è il risultato di complessi e assai sfaccettati cambiamenti culturali, mutamenti del concetto di autorità, del rapporto medico e paziente e del facile accesso a notizie diffuse in rete (Grignolio 2016; Burioni, 2017a,b). E’ da notare, però, che gli stessi argomenti contro la variolizzazione e contro la vaccinazione anti-vaiolosa che erano stati alla base dell’infuocato dibattito settecentesco continuano a serpeggiare tra i motivi dell’attuale opposizione ai vaccini, pur assumendo accenti e intensità differenti. Le ragioni principali che stanno portando alla riduzione della copertura vaccinale nelle popolazioni del mondo occidentale possono essere aggregate in alcuni insiemi.

L’alterata percezione del rapporto rischio/beneficio.

Nelle nazioni industrializzate si è progressivamente dimenticato cosa significhi veder morire di tetano neonatale un bambino perché il parto avviene in condizioni non igieniche, per esempio quando vengono usati strumenti non sterilizzati per tagliare il cordone ombelicale. Solo i medici di una certa età ricordano le morti per croup difterico, cioè le lesioni causate dal bacillo della difterite alla laringe, che rendono difficoltosa la respirazione fino a impedirla. La generazione più recente di genitori non ha neanche più alcuna esperienza della poliomielite e molti non conoscono le conseguenze di patologie di malattie che negli ultimi anni sono quasi scomparse come la pertosse, il morbillo e la parotite epidemica (Giovanetti e Gangemi, 2016). La drastica riduzione delle malattie infettive nelle nazioni occidentali, in gran parte dovuta all’efficacia delle vaccinazioni di massa, ha fatto impallidire la percezione dell’importanza della vaccinazione e diminuire il coinvolgimento delle popolazioni nei programmi di vaccinazione.

Se da una parte i vaccini sono vittime della loro efficacia, dall’altra è comune che venga drammatizzato qualsiasi disturbo più o meno correlabile con la vaccinazione. Al contrario si tende ad accettare come sfortunati eventi naturali le non rare complicanze delle malattie infettive. Comuni distorsioni nella percezione del rischio portano a dare maggior importanza agli eventi pericolosi osservati direttamente o raccontati (ad esempio racconto di un bambino che sta male dopo una vaccinazione) rispetto ai dati tecnici (per esempio la lettura dei dati sull’incidenza dei rischi associati alle vaccinazioni). Si dà anche maggior importanza ai rischi creati dagli esseri umani (ad esempio danno causato dai vaccini) rispetto a quelli causati da eventi naturali (diffusione di una malattia infettiva e la sua pericolosità) (Khan, 2013; Grignolio 2016).

La convinzione dell’inefficacia dei vaccini e i timori sulla loro pericolosità.

Nei movimenti di opposizione ai vaccini è diffusa la convinzione che i vaccini siano inefficaci: le malattie infettive sono scomparse non per la diffusione dei vaccini, ma per miglioramento della nutrizione, delle condizioni di vita, dell’igiene, ecc. I pericoli che più spesso vengono associati alle vaccinazioni sono:

l’autismo indotto;

la tossicità degli adiuvanti e conservanti;

l’indebolimento del sistema immunitario causato dal gran numero di vaccini oggi offerti

(La vaccinazione contro morbillo, parotite e rosolia (MPR) e l’insorgenza dell’autismo.

Nel 1998 Andrew Wakefield, un medico britannico ha pubblicato su Lancet, una prestigiosa rivista britannica, uno studio epidemiologico su una possibile relazione tra la vaccinazione MPR e l’insorgenza dell’autismo. Successivamente i dati e le conclusioni dello studio di Wakefield sono stati dimostrati falsi e lo studio è stato smentito ripetutamente oltre che ritirato dalla rivista che lo aveva pubblicato (The Editors of the Lancet, 2010). Inoltre sull’integrità di Wakefield, sono stati sollevati dubbi gravissimi che hanno portato alla sua espulsione dall’ordine dei medici del suo Paese.

L’autismo, le cui cause non sono ancora del tutto note, ha origine prima della nascita anche se, per sfortunata coincidenza, i suoi sintomi iniziano a manifestarsi nei primi anni di vita, proprio nel periodo in cui viene somministrato il vaccino MPR.

Recentemente, però, Wakefield ha collaborato anche al controverso film documentario “VAXXED From cover-up to catastrophe”, in italiano “Il film che non vogliono che tu veda” che racconta le presunte macchinazioni canaglia messe in atto per nascondere questa relazione (VAXXED, 2016). Questo film, molto controverso sta continuando a suscitare forti emozioni e intense polemiche.

Con il massimo rispetto e comprensione per i genitori turbati dagli ipotetici effetti collaterali della vaccinazione contro MPR è bene ribadire che non ci sono evidenze di relazione fra vaccini e autismo. Si tratta di leggende metropolitane da contrastare con forza perché, facendo percepire i vaccini come pericolosi, creano un grave rischio sia per i bambini sia per la salute globale.)

Per una puntuale e documentata confutazione di ciascuno di questi argomenti si rimanda a Rappuoli e Vozza (2013); Grignolio (2016); Mantovani (2016); Burioni (2017). Le vaccinazioni si possono paragonare a piccole esercitazioni che conferiscono al sistema immunitario la straordinaria capacità di combattere l’invasione di quel particolare microbo. Esercitazioni sempre estremamente limitate rispetto alla complessa e totale guerra che il sistema immunitario combatte contro qualsiasi malattia infettiva, dal morbillo all’influenza per non parlare delle malattie con esisto ancora più grave. A diffondere la paura verso queste piccole esercitazioni contribuisce il fatto che la segnalazione di eventi negativi più o meno correlati con la vaccinazione ha un elevato impatto mediatico e suscita una forte impressione, cosa che invece non suscitano i risultati, più o meno tardivi, delle successive verifiche istituzionali. Certamente ci sono rischi associati alle vaccinazioni, ma la loro reale incidenza è molto bassa. Al contrario, la storia dei movimenti d’opinione contro la vaccinazione è costellata di segnalazioni sulle connessioni tra vaccinazione ed eventi negativi o gravi effetti collaterali, segnalazioni che rimangono nell’immaginario collettivo anche quando le connessioni causali con il vaccino vengono dimostrate non vere. Una volta che emozioni come paura e sospetto si sono insinuati, essi si propagano epidemicamente coi rapporti personali (Christakis e Fowler, 2009).

Negli ultimi cento e cinquant’anni si sono susseguite continue ondate di paure collettive innescate da segnalazioni di complicazioni ed effetti collaterali causati da particolari vaccini, fobie alimentate da documentari televisivi, articoli di quotidiani e azioni legali intentate da associazioni della società civile verso i fabbricanti dei vaccini. Particolarmente dannoso è il caso dello screditato studio di A. Wakefield sulla relazione tra la vaccinazione e l’insorgenza dell’autismo.

Di volta in volta i governi e le autorità sanitarie delle varie nazioni hanno risposto con l’istituzione di commissioni d’indagine che, con maggiore o minore rapidità ed efficacia comunicativa, hanno fornito risposte riassicuranti, mettendo in evidenza l’inconsistenza del nesso causale tra vaccinazione ed evento avverso. Per autorevoli che siano queste valutazioni e per evidenti che siano i dati forniti dalle commissioni di controllo, sembra pressoché impossibile rimuovere il sospetto che queste smentite ufficiali siano il frutto di manipolazioni interessate e di complotti globali (Grignolio, 2016; Burioni, 2017a).

La lotta contro gli interessi canaglia delle multinazionali del farmaco.

Numerose ipotesi, teorizzazioni e congetture attribuiscono la causa prima degli eventi umani a complotti. Tali teorie vengono spesso elaborate in occasioni di eventi che suscitano forte impressione nell’opinione pubblica anche per effetto della loro ampia diffusione da parte dei mass media (Teorie del complotto, 2017). Il sospetto che le pratiche della vaccinazione e della vaccinazione di massa siano il risultato di complotti internazionali corre frequentemente in rete e serpeggia nelle istanze di alcuni movimenti politici (Mieli, 2016; Battista, 2016).

Una forma particolare della teoria della cospirazione è quella per cui le imprese produttrici di vaccini corrompano medici, operatori sanitari e governi per diffondere la vaccinazione nascondendone la pericolosità (vedi Riquadro 9). L’informazione televisiva e dei giornali a favore dei vaccini sarebbe stimolata dai finanziamenti, più o meno occulti, delle ditta produttrici dei vaccini. Scandali e corruzione legati al commercio dei vaccini, alla loro somministrazione da parte degli operatori sanitari, ed alla loro conservazione sono stati evidenziati dai media e dalle autorità giudiziarie, ma non più che in altri campi (Grignolio, 2016).

I prezzi dei vari vaccini sono differenti secondo il reddito delle nazioni cui vengono venduti nell’ottica di favorire le nazioni più povere, dal momento che il ricavo ottenuto nelle nazioni ricche dovrebbe coprire parte del costo del vaccino in quelle povere. Le politiche applicate al costo dei vaccini e l’oligopolio dei produttori non a caso sono spesso oggetto d’indagini governative e di continui attacchi polemici da parte dei movimenti anti-vaccinazione. Rilevazioni finanziarie indicano che in questo periodo il mercato dei vaccini è in forte espansione e che c’è un profitto legato alla loro commercializzazione. Tuttavia, la spesa per i vaccini è solo il 2-3% della spesa mondiale per i farmaci.

Inoltre, come ben illustrato nell’Allegato 1 del PPN 2017-2019 il costo che hanno per il Servizio Sanitario Nazionale i farmaci e i trattamenti necessari per la terapia delle malattie, anche di quelle ritenute più leggere, possono essere assai superiori al costo del vaccino per la prevenzione di quella malattia (Piano Prevenzione Vaccinale 2017-2019). Ai costi dei farmaci per la cura delle malattie insorte per mancata vaccinazione si dovrebbe aggiungere il costo globale della malattia, con le sue implicazioni socio-economiche e di sofferenza personale.

Il rispetto della natura.

Già nelle reazioni settecentesche la variolizzazione e la vaccinazione antivaiolosa apparivano come intollerabili interferenze tecnologiche con il volere di Dio e l’ordine della natura. Anche oggi una concezione della natura vista come un ordine buono non può che considerare i vaccini come un’inaccettabile interferenza (Grignolio, 2016). Se una malattia infettiva non è più vista come un’occasione di pentimento e redenzione, può essere invece considerata un’occasione naturale per interrompere la routine giornaliera, uno stimolo alla maturazione individuale, un diverso stato del corpo, e un modo naturale per rafforzare le difese immunitarie. Comunque le malattie infettive si possono evitare semplicemente vivendo in modo più naturale, con una migliore alimentazione e adottando migliori stili di vita. Queste teorie sono anche comuni a quanti seguono le terapie alternative. In effetti, il 50% dei genitori che rifiutano le vaccinazioni segue le teorie omeopatiche.

La difesa della libertà individuale contro l’atteggiamento paternalistico e dispotico delle istituzioni.

La contrapposizione tra la libertà individuale e tutela del bene comune, rappresentato in modo emblematico dall’Antigone di Sofocle nel 442 a.C., è uno dei punti nodali della cultura occidentale. Se il contratto sociale non è condiviso, fino a che punto si deve (o si può) tollerare la libertà di rigettarlo? Per quanto riguarda le vaccinazioni, le diverse autorità nazionali e regionali hanno assunto nel tempo atteggiamenti diversi: dallo scontro (Mello et al, 2015), alla capacità di aggirarlo riuscendo a limitare il rifiuto del vaccino a una minoranza di persone, minoranza che, grazie all’immunità di comunità, risulti tollerabile (Salmon e Omer, 2006; Grignolio 2016). La tradizione utilitaristica suggerisce che la libertà individuale di rifiutare la vaccinazione vada rispettata fino a quando:

questa scelta non metta in serio rischio il benessere della comunità;

 la decisione di non vaccinarsi (o di non vaccinare un figlio) sia basata su una vera convinzione e non sia solo frutto di sciatteria di comportamento;

 si tengano costantemente in considerazione le più recenti e più autorevoli conclusioni della ricerca scientifica (Salmon e Omer, 2006).

Nella polemica contro i vaccini questi differenti motivi di reazione vengono comunemente interconnessi con argomentazioni che sfumano da uno all’altro. Come tipico dei movimenti che si contrappongono contro il potere, la sindrome delle minoranze porta ad argomentare e diffondere le ragioni della paura e dell’obiezione con un entusiasmo militante che contrasta con la pacata e documentata risposta delle istituzioni e degli esperti (per esempio vedi Vaccine Safety Net, 2017). Un’interessante eccezione è il diretto libro di R. Burioni sull’importanza dei vaccini (Burioni, 2016)

La lotta contro i vaccini al tempo di Internet.

I gruppi contrari alla vaccinazione, che erano relegati in nicchie a causa della difficoltà di contatti col grande pubblico e della difficoltà di diffondere le loro pubblicazioni, con la rete (world-wide web, blog, network, ecc.) hanno trovato un modo molto efficace per diffondere le loro idee. In rete la discussione sui vaccini è particolarmente frequente negli Stati Uniti, Inghilterra, Canada e Australia, mentre lo è meno nei Paesi europei. Però, mentre nel primo gruppo di Paesi i messaggi (“post”) ed i siti sono prevalentemente a favore dei vaccini, nei Paesi europei avviene l’opposto (Bello-Orgaz et al, 2017) e il dibattito si polarizza pressoché solo su posizioni estremiste (Grignolio, 2016; Burioni 2017b). In Italia i siti anti-vaccinazione sono più numerosi dei siti favorevoli alla vaccinazione (67% contro 27%), mentre solo una piccola percentuale ospita entrambe le posizioni (Poscia et al., 2012).

Su Facebook il gruppo nazionale Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà di Vaccinazione (COMILVA, 2017), uno dei più attivi gruppi anti-vaccino, ha oltre 18.000 membri e riceve in media più di cento “post” al giorno, contenenti informazioni, notizie, commenti, annunci di eventi, testimonianze e petizioni contro i vaccini (vedi Riquadro 10) (Bellone, 2014).

Tradizione, politica e religione contro i vaccini.

Mentre nelle nazioni occidentali i movimenti d’opinione contro la vaccinazione sono in genere numerosi, in quelle a regime comunista la concezione sociale dello stato ne ha sopito la diffusione.

In Africa, invece, i temi dei movimenti che si oppongono alla vaccinazione presentano forti analogie con quelli delle reazioni settecentesche contro la variolizzazione e la vaccinazione anti-vaiolosa, ma fortemente coniugati in senso anti-occidentale. I movimenti di ribellione, spesso anche violenti, vedono la vaccinazione come l’intrusione di una pratica medica e di una concezione della vita estranei alle tradizionali culture africane, una nuova forma di violenza culturale, eco dell’oppressione coloniale. Numerosi sono i casi di operatori sanitari che si sono trovati in grande difficoltà per la reazione contro i vaccini. Nel 2004 otto operatori sanitari coinvolti in un programma di vaccinazione sono stati trucidati in Guinea (Pearson-Patel, 2015). In Nigeria, la più popolata nazione africana, all’iniziale resistenza dei capi religiosi si sono successivamente associate le autorità civili. Ancora più drammatici sono gli attentati ai centri di vaccinazione e l’uccisione di numerosi operatori sanitari impegnati in campagne di vaccinazione anti-poliomielite sponsorizzate dall’UNICEF e dall’OMS dal 2012 in avanti da parte dei Talebani in Afghanistan e Pakistan. Oltre agli atti violenti, i Talebani diffondono nella popolazione la credenza che la vaccinazione anti-poliomielite non sia altro che un complotto degli Stati Uniti per rendere impotenti i maschi e infertili le donne delle popolazioni islamiche.

In risposta a questi ostacoli nel proseguire i programmi di vaccinazione, con crudele puntualità la poliomielite è ricomparsa endemicamente tra i più di 100.000 bambini non vaccinati che vivono nelle aree di confine tra l’Afghanistan e il Pakistan diffondendosi di nuovo fino in Siria (Vaccine controversies, 2017). Nonostante le spaventose difficoltà, l’UNICEF e l’OMS stanno persistendo con i loro programmi di vaccinazione, cercando di associare i programmi di vaccinazione con un’opera di persuasione della popolazione (The Guardian, 2016).

L’opposizione ai vaccini costituisce quindi un problema reale e complesso che persisterà per molto tempo, se non diventerà ancora più acuto. L’opposizione ai vaccini permea fasce diverse della popolazione mondiale e, spesso, è più diffusa tra le classi a reddito più elevato, dove è più forte il desiderio di difendere l’indipendenza decisionale rispetto a norme e obblighi sociali, e che peraltro hanno una maggiore influenza sociale. Nelle società affluenti del mondo occidentale numerose personalità, vari movimenti politici e alcuni medici esprimono dubbi o pareri contrari alla vaccinazione (Mieli, 2016; Battista, 2016, Nature editorial, 2017 b). D’altro canto, l’esperienza attuale e la storia delle settecentesche epidemie di vaiolo a Boston insegnano che quando il pericolo di una epidemia viene realmente percepito dalla popolazione, le obiezioni alla vaccinazione scompaiono come neve al sole, sostituite dall’affannosa corsa al vaccino che diventa tanto più richiesto quanto più difficile da reperire, nella speranza che non sia troppo tardi.

La difficoltà di fare accettare le incontestabili evidenze epidemiologiche del rapporto rischio/beneficio connesso con le vaccinazioni dovrebbe essere attentamente considerata per attuare politiche d’informazione più capaci di permeare tutte le classi sociali, scalfendo o aggirando convinzioni emotivamente radicate. Come spesso accade quando si tratta di decisioni importanti che riguardano le nuove realtà della scienza e della tecnologia, le società democratiche appaiono in difficoltà nel far comprendere quale sia la decisione che meglio contribuisce al benessere sociale (Kahan, 2013).

Se da una parte il rifiuto dei vaccini deve essere accettato come una realtà sociale abbastanza diffusa, dall’altra i dati epidemiologici mettono costantemente in evidenza il drammatico costo in sofferenza, malattie e morti generato da questi movimenti: “Scientists, medics and commentators who have fought vaccine disinformation in the past must take a deep breath and return to the fray” (Nature editorial, 2017b).

CONCLUSIONE: Il viaggio dei vaccini tra dati epidemiologici, problemi politici e Internet.

L’OMS ci dice che ogni anno, nel mondo, sono fra i 2 e i 3 milioni i bambini salvati da morte certa dai vaccini. Purtroppo, però, ci sono ancora più di 21 milioni di bambini che non ricevono le vaccinazioni più elementari. Parliamo di 1 bambino su 5!

Il vaccino DTP contro difterite, tetano e pertosse, viene considerato, dal punto di vista della salute globale, come il livello minimo fondamentale di vaccinazione, da estendere a tutti i bambini del mondo. E’ efficace, non ha rischi ed ha un costo basso. Attualmente l’84% dei bambini del mondo sono vaccinati con il vaccino DTP, come pure con il vaccino contro il morbillo. Leggermente inferiore (81%) la percentuale di diffusione del vaccino contro l’epatite B. Assai più bassa, invece, la copertura vaccinale per l’Haemophilus influenzae (52%), batterio che causa meningite e polmonite, lo pneumococco (25%) e i Rotavirus (meno del 18%), la causa più comune di diarrea grave.

Il nostro Paese è sempre stato all’avanguardia, con una forte tradizione di promozione delle vaccinazioni come misura di salute pubblica. Il recente Piano Nazionale Vaccini è basato su solide evidenze scientifiche. Tuttavia, la copertura vaccinale negli ultimi anni è purtroppo, lentamente ma inesorabilmente, peggiorata. Al punto che l’OMS ci ha ammonito con un cartellino giallo: la copertura vaccinale è scesa sotto la soglia di sicurezza per diverse malattie.

Mantenere coperture vaccinali elevate riduce in modo drastico le probabilità di trasmissione dei microbi, proteggendo anche coloro che non possono vaccinarsi, ad esempio perché affetti da immunodeficienze, tumori, malattie croniche: in Italia sono 1.500, ad esempio, i bambini malati di cancro. Le vaccinazioni sono dunque importanti non solo per il singolo che le effettua, ma anche indirettamente per tutta la comunità. Vaccinare contro una determinata malattia un’alta percentuale di persone per un lungo arco di tempo significa impedire al microbo di trasmettersi

 E’ il caso del vaiolo: i nostri figli neppure si vaccinano più contro questo virus, perché le precedenti generazioni l’hanno fatto, fino a far scomparire questo micidiale flagello, che in epoca pre-vaccino mieteva nella sola Europa 700.000 vite l’anno. Il virus è stato ormai eliminato in tutto il mondo. Per questo, dunque, vaccinarsi è anche un atto di solidarietà sociale e responsabilità globale.

La ridotta percezione del rischio spesso rende i genitori restii a vaccinare i propri figli. Ma dove si verifica -ad esempio per guerre – un abbassamento della copertura vaccinale, spesso malattie quasi dimenticate tornano a colpire, con il rischio di diffondersi anche altrove. Ne è testimonianza il recente ritorno della poliomielite in Siria, Afghanistan, Pakistan e Nigeria dove, per situazioni di fragilità sociale, non è possibile raggiungere tutti i bambini con i vaccini. Perfino l’Europa potrebbe rischiare il ritorno della poliomielite se non rafforzerà le politiche di vaccinazione. In altri casi, la causa della scarsa propensione alla vaccinazione è la poca consapevolezza della potenziale gravità di alcune malattie infettive – come il morbillo – e delle loro conseguenze (Roberts, 2015). Oppure, la convinzione che sia meglio per il sistema immunitario contrarre la malattia piuttosto che vaccinarsi: in realtà è vero il contrario, perché le malattie possono causare complicanze gravi mentre i vaccini sono il migliore allenamento per il sistema immunitario.

Negli ultimi anni l’Inghilterra ha dovuto fare i conti con un’epidemia di morbillo che ha causato numerosi morti: stime locali parlano di circa un milione di ragazzi fra i 10 e i 16 anni non vaccinati. Si tratta della generazione su cui ha pesato di più l’assenteismo vaccinale indotto dallo studio, dimostrato del tutto falso, sulla relazione tra vaccinazione e autismo. Nonostante la comunità scientifica internazionale, l’UNICEF e l’OMS abbiano affermato ripetutamente e senza dubbio alcuno la non pericolosità dei vaccini, fonti senza una base scientifica continuano a provocare una scarsa propensione delle persone alle vaccinazioni. In Italia, ad esempio, sono ancora poche le ragazze che decidono di vaccinarsi contro il papilloma virus, responsabile del cancro della cervice dell’utero.

Sulla sicurezza dei vaccini a nostra disposizione sono disponibili dati scientifici affidabili: i possibili effetti collaterali sono noti, sono in genere lievi e temporanei, e i benefici superano di gran lunga i possibili rischi. Non utilizzare a dovere i vaccini è perciò un delitto. La sfida che abbiamo davanti è non lasciarci disorientare dalle menzogne che dilagano purtroppo anche grazie ad Internet, e utilizzare i vaccini e anche promuoverne la diffusione, in particolare nei luoghi e per gli strati sociali che più ne hanno bisogno. E’ un errore gravissimo pensare che non ci sia motivo di vaccinarsi contro malattie prevenibili perché quasi debellate nel nostro Paese. Molti agenti infettivi restano in circolazione in alcune parti del mondo, e la globalizzazione – con i viaggi all’ordine del giorno, i flussi migratori e le sacche di povertà – rende la vaccinazione lo strumento fondamentale per la difesa della salute di tutti.

Il nostro Paese vanta una tradizione straordinaria dal punto di vista dell’invenzione, dello sviluppo e della produzione industriale dei vaccini, oltre che dell’implementazione di sagge politiche vaccinali. Ricordiamo ad esempio il caso della poliomielite. Contro questa malattia, miliardi di persone in tutto il mondo sono state vaccinate grazie alla produzione italiana del vaccino: Albert Bruce Sabin, medico e virologo polacco, concesse infatti il vaccino che aveva messo a punto – e che decise di non brevettare – alla Sclavo di Siena. Questa grande tradizione continua: sia dal punto di vista della produzione, perché l’Italia esporta molti più vaccini di quanti non ne importi, sia dal punto di vista del contributo innovativo. I vaccini coniugati contro il Meningococco di tipo A e di tipo B sono infatti il risultato della ricerca italiana, che oggi guida molti degli sforzi europei nel settore della messa a punto e del trasferimento industriale dei vaccini. Questo patrimonio si colloca nel contesto di una forte ricerca in campo immunologico, epidemiologico e di salute pubblica che caratterizza il nostro Paese. Sono molte le prospettive e sfide che si aprono innanzi a noi per generare vaccini che rispondano ai bisogni di salute globale.

Le due parole chiave sono ricerca e condivisione. Per mettere a punto nuovi vaccini, sempre più efficaci è fondamentale capire meglio come funziona il sistema immunitario, dalla memoria immunitaria a quella, di più recente scoperta, dell’immunità innata. Abbiamo bisogno di nuovi adiuvanti che attivino le difese più adatte, per orientare la risposta immunitaria nella direzione più utile. Abbiamo bisogno di vaccini che fermino i microbi prima che questi penetrino nel nostro corpo, bloccandoli quando entrano in contatto con le mucose.

Un campo del tutto nuovo, attualmente agli inizi, è rappresentato dai vaccini contro le malattie sempre più diffuse perché legate all’aumento dell’aspettativa di vita: tumori, arteriosclerosi, degenerazioni del sistema nervoso. Vaccini dunque di tipo terapeutico che, al momento, non sono utilizzati neppure contro gli agenti infettivi, un approccio innovativo che al momento è ancora una sfida di livello scientifico. Abbiamo le prime prove di principio: questo approccio può funzionare. Certo la strada è ancora lunga, ma se questi studi avranno successo potranno fare da apripista per approcci di tipo vaccinologico ad altre malattie degenerative, oltre che riaprire la strada per l’utilizzo dei vaccini terapeutici anche nelle malattie infettive.

La sfida che, più di tutte, rimane attuale e pressante è quella della condivisione. Oggi disponiamo di strumenti straordinari, che consentono di prevenire e arginare flagelli globali: i vaccini di base per i bambini, quello contro l’HPV per la salute femminile, quello contro l’epatite B per prevenire alcune forme di cancro del fegato. Queste armi così efficaci, tuttavia, spesso non sono accessibili nelle nazioni più povere a causa del loro costo. La loro condivisione, dunque, così come quella degli altri strumenti di tutela della salute che svilupperemo in futuro, è fondamentale per ridurre le inique e pericolose disuguaglianze di salute nelle diverse aree del mondo.

INDICE

1. INTRODUZIONE 8

2. LA TECNOLOGIA DELLA VACCINAZIONE 9

2a. Le basi scientifiche della vaccinazione: la memoria immunitaria 9

2b. Evoluzione tecnologica dei vaccini 11

2b1. La variolizzazione 11

2b2. Vaccini basati su microbi uccisi, attenuati e tossine inattivate 12

2b3. Polisaccaridi coniugati 13

2b4. La “Reverse Vaccinology13

2b5. Vaccini a DNA 13

2b6. Vaccini a RNA 14

2b7. I vaccini di nuova concezione 14

2c. Gli adiuvanti 14

2ca. Sali di alluminio (Alum) 15

2cb. Liposomi e virosomi 15

2cc. Adiuvanti che agiscono sui particolari recettori della cellula 16

2cd. Adiuvanti moderni 16

2d. Le sfide per i nuovi vaccini 17

3. I VACCINI: SFIDE VINTE, PERSE E BATTAGLIE IN CORSO 19

3a. Benefici e rischi dei vaccini: una valutazione epidemiologica 19

3a1. Dall’osservazione empirica alle prove di efficacia: gli studi randomizzati controllati 19

3a2. La valutazione dell’efficacia in pratica 20

3a3. Eventi avversi e sorveglianza attiva 20

3a4. L’analisi dei rischi e dei benefici dei vaccini 21

3b. La difficoltà di creare vaccini che proteggano verso malattie devastanti, antiche nuove 22

3b1. Una sfida che continua: la tubercolosi 22

3b2. Il caso della malaria 23

3b3. L’AIDS: vittorie e sconfitte 24

3c. I vaccini contro i tumori 25

3c1. Prevenzione primaria dei tumori 26

3c1a. Il caso del carcinoma del fegato 26

3c1b. Il carcinoma della cervice dell’utero 26

3c1c.Il virus di Epstein-Barr 28

3c1d. Helicobacter pylori 28

3c2. I vaccini nella prevenzione secondaria dei tumori 28

3c3. I vaccini nella terapia dei tumori clinicamente diagnosticati 29

3d. Le strategie di vaccinazione routinaria, di vaccinazione reattiva e di vaccinazione in attesa

di una pandemia 29

3d1. Strategie proattive: i Piani Vaccinali Nazionali 30

3d2. Coperture vaccinali e controllo delle malattie prevenibili da vaccini: l’importanza del numero riproduttivo di base (R0) 31

3d3. Strategie di vaccinazione reattiva 31

3d4. I piani pandemici 32

4. I VACCINI E LA SALUTE GLOBALE 32

4a. La vaccinazione tra tecnologia, finanza e politica 32

4b. La “Global Alliance for Vaccines and Immunisation (GAVI)34

4c. I vaccini per i Paesi più poveri 35

4d. L’importanza dell’ultimo miglio. 37

4e. Primo obiettivo globale: ridurre la mortalità infantile 37

4f. Perché la salute globale passa dalle donne? 38

4g. La meningite, un problema globale 39

4h. Vaccini per le epidemie che potrebbero emergere 40

5. MOVIMENTI D’OPINIONE CONTRO I VACCINI: PERCHÉ? 40

5a. L’alterata percezione del rapporto rischio/beneficio 42

5b. La convinzione dell’inefficacia dei vaccini e i timori sulla loro pericolosità 42

5c. La lotta contro gli interessi canaglia delle multinazionali del farmaco 44

5d. Il rispetto della natura 45

5e. La difesa della libertà individuale contro l’atteggiamento paternalistico e dispotico

delle istituzioni 45

5f. La lotta contro i vaccini al tempo di Internet 46

5g. Tradizione, politica e religione contro i vaccini 46

6. CONCLUSIONE: Il periglioso viaggio dei vaccini tra dati epidemiologici, problemi

politici e Internet 47

REFERENZE 49

Abbreviazioni: AIDS, Acquired Human Immunodeficiency Syndrome; AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco; Alum, Sali di alluminio; AMC, Advanced Market Commitment; ART, Anti-Retroviral Therapy; BCG, il Bacillo di Calmette-Guérin; COMILVA, Coordinamento del Movimento Italiano per la Libertà di Vaccinazione; CEPI, Coalition for Epidemic Preparedness Innovations; CIN, Cervical Intraepithelial Neoplasia; CpG, citosina fosfato – guanina; DCIS, Ductal Carcinoma In Situ; DTP, Difterite, Tetano, Pertosse; EBV, Epstein Barr Virus; GAVI, Global Alliance for Vaccines and Immunisation; l’HBsAg, B surface antigen o antigene Australia; HBV, Hepatitis B virus; HCV, Hepatitis C Virus; HIB, Heamophilus influenzae tipo B; HIV, Human Immunodeficiency Virus; HPV, Human Papilloma Virus; IFFIm, International Finance Facility for Immunization; ILC, Innate Lymphoid Cells; LEA, livelli essenziali di assistenza; LPS, Lipopolisaccaride; MERS, Middle East Respiratory Syndrome; MPR, Morbillo, Parotite, Rosolia; NIH, National Institutes of Health; NTD, Neglected Tropical Diseases; OMS: Organizzazione Mondiale della Sanità; PPD, Purified Protein Derivative; PNPV, Piano Nazionale Prevenzione Vaccinale; PRR, Pattern Recognition Receptors; RSV, virus respiratorio sinciziale; SARS, Severe Acute Respiratory Syndrome; TLR, Toll-like receptor; TNF, Tumor Necrosis Factor; UNICEF, United Nations International Children’s Emergency Fund.