La Parete dell’Edera (Cavazzo no profit)

•giugno 16, 2017 • 2 commenti

Con un’ oretta di lavoro  ho ultimato i lavori di chiodatura di una piccola parete di arrampicata nei pressi di Cavazzo Carnico. Si tratta di uno scudo di conglomerato che raggiunge i 25 metri di altezza e ospita otto vie.

La parete, scoperta dal solito cane da tartufo di falesie, era ricoperta da un consistente sviluppo di edera, per fortuna secca, le cui dimensioni potrete verificare di persona alla base. Per questo motivo la pulizia è stata faticosa e deve essere ancora completata alla perfezione. Chiedo quindi ai più volenterosi tra i climbers che seguono questo blog di andare a scalarci, contribuendo però alla pulizia con un generoso uso di spazzolino, mettendo da parte la proverbiale schizzinosità  dei serial climbers.

Come è avvenuto per la falesia di Pioverno, spero che i frequentatori forniscano anche indicazioni sulle difficoltà delle vie, che a occhio credo oscillino tra  6a e 6c. La parete va in ombra alle 10.30, la scalata è abbastanza intuitiva, trattandosi di conglomerato a grossi elementi, con abbondanza di buchi e inclinazione mai superiore alla verticale.

Servono non più di 12 rinvii (i primi due tiri sulla destra sono più brevi). L’unica via  ancora impraticabile è quella strapiombante, a sinistra dell’evidente diedro fessurato (corda fissa frazionata  su vari spit): è l’unica  che vi prego di non provare, perchè va ancora disgaggiata.

L’accesso è lo stesso del Giardino dei Clapons: si segue la strada a fianco del campo sportivo di Cavazzo, passando sotto il viadotto e costeggiando la recinzione.  Poco oltre la tabella  che segnala il Giardino dei Clapons, si parcheggia in un ampio slargo sulla destra. Si torna indietro per qualche metro e si imbocca un evidente traccia che sale verso sud. La si segue fin sotto alla parete (5 minuti). Questo posto si presta ad un abbinamento con la scalata sulle vie dei Giardino dei Clapons, realizzate da Omar.  Tra questi due settori attrezzerò prossimamente un masso leggermente strapiombante. Buna scalata e…fatemi sapere!

Doloverre di Surtana. Due nuove vie della cordata Florit-Pinotti

•giugno 12, 2017 • Lascia un commento

PIANO B

“Non tutte le ciambelle riescono” è quello che ho pensato guardando la faccia di Mauro, dopo averlo calato in sosta. La roccia che da sotto sembrava marmorea in realtà si sta rivelando così così; il problema non è tanto salire e aggiungere un’altra “tacca” alla cintura delle vie nuove, ma il rischio di confezionare un “prodotto” non all’altezza delle aspettative e del buon nome della cordata, una via su cui occorre muoversi con i guanti, passo felpato e dove stare in campana senza potersi godere il piacere del gesto.

Tutto questo in Sardegna, valle di Lanaitto, dove la roccia è di qualità superiore. Noi siamo riusciti a trovare il marcio…

A questo punto di solito scatta il “piano B”, cioè il piano di riserva, che ti permette di non tornare a casa con le pive nel sacco senza aver combinato niente.

Noi un “piano B” proprio non lo avevamo preparato; avevamo un piano “birra” (frequentate assiduamente un accademico bisiacco e imparerete vostro malgrado a scalare con molto Lasko tra le gambe…) e nella nostra fantasia anche piano “babe”… ma questa è un’altra storia e quindi abbiamo preso tempo, dedicandoci a ripetere un paio delle ultime vie aperte nel vicino Doloverre di Surtana.

Hallelujah

“Hallelujah” (Oviglia e Manconi 2016) è un vero gioiello che ci sentiamo di consigliare, un festival della scalata su gocce che sale la placca grigia perfetta a destra della conosciuta “Patty”, così come “Venuto al mondo” (Pibiri e Saiu 2013), caratterizzata da un bellissimo diedro nella parte centrale. Il lato sud di questa valle offre una serie di bellissime vie che non superano i quattro/cinque tiri di corda, con roccia impeccabile e in ombra fino a tarda mattinata.

Proprio di fronte alla placca dove avevo aperto nel 1999 “Vento d’estate” con Enzo Ramelli, abbiamo per caso trovato la risposta alle nostre voglie di apritori. Sono nate così due nuove vie sull’XI pilastro della falesia sud: “Esercita L’Ingegno” (80m, 6b+) si sviluppa su un bellissimo e appartato scivolo grigio che termina con un curioso monoblocco finale. Più a destra abbiamo tracciato “Controvento” (100m, 6b+) che inizia con due bei tiri su roccia grigia e termina sul filo del pilastro lungo un diedro perfetto di roccia “crepitante”.

Anche per questa volta è andata…

Surtana, XI pilastro

“Esercita L’Ingegno”

M- Florit e E. Pinotti, 3 giugno 2017

80m, 6b/c (6a+ obb)

Materiale: via interamente attrezzata a fix inox. Per una ripetizione portare 8 rinvii, corda da 70m.

Arrampicata varia e molto bella su roccia grigia perfetta.

Accesso: la valle di Surtana è raggiungibile sia dall’Oddoene (lato Dorgali) che da Lanaitto (lato Oliena). Arrivando da Lanaitto, salire lungo il sentiero che si inoltra verso Surtana. Arrivati dove iniziano le pareti si sale un breve tratto a tornanti (ometti per il XII pilastro); un tratto piano porta ad un albero con sasso (ometto) dove inizia la traccia che sale verso l’XI pilastro. Si risale alla base della parete infilandosi tra due avancorpi raggiungendo su grossi blocchi l’attacco della via, con magnifico olivastro alla base.

Si sale una bellissima placca a gocce e prese verticali (6a+), superando due piccoli gradini e sostando su un esiguo ripiano (S1, 25m).

Si prosegue su belle fessure parallele rimontando poi un gradino. Un po’ a sinistra su placca tecnica (6b) chiusa da un tratto strapiombante che si supera su buone lame (S2, 25m).

Dalla sosta salire lungo una grossa lama (4c) fino ad un gradino con caratteristico ginepro (S3, 15m)

Facilmente alla base del salto finale, che si sale con arrampicata atletica fino al passo finale (6b+/6c), dove occorre “esercitare l’ingegno” per guadagnare la sosta (S4, 15m).

Discesa: in doppia sulla via. Con le mezze corde dalla S2 doppia fino alla base. Soste tutte attrezzate con maillon di calata.

“Controvento”

M. Florit e E. Pinotti, 5/6 giugno 2017

100m, 6b+ (6a+ obb)

Materiale: via interamente attrezzata a fix inox. Per una ripetizione portare 10 rinvii, 2 corde da 60m, serie di friend dall’1 al 3 BD (utili ma non indispensabili per il diedro del terzo tiro).

Bella linea lungo il filo dell’XI pilastro. Il diedro del terzo tiro è davvero notevole.

Accesso: come la via precedente fino alla traccia che dal sentiero porta alla pietraia sotto la parete. Si sale a destra dell’avancorpo che fa da base al pilastro, la via attacca in corrispondenza di una nicchia con ripiano alla base.

Si rimonta una nicchia grazie ad una grossa “orecchia” e poi si segue in diagonale a sinistra la bella placca grigia superiore (5b/c) fino ad un comodo pulpito. Diritti per roccia scura a buchi (6a) e poi a destra raggiungendo un canale sostando poco sotto ad un grosso blocco (S1, 30m, fix e clessidra).

Salire sopra la sosta e poi diritti su roccia ruvida a un buco nascosto; continuare verticalmente (6b+) raggiungendo una zona grigia dove si traversa verso sinistra su buone tasche. Per fessura diritti e poi a sinistra rimontando due gradini e raggiungendo la grotta dove si sosta (S2, 25m).

Dalla sosta ci si alza a prendere la fessura di fondo del diedro superiore, che si sale con bellissima arrampicata su roccia ruvidissima. Si supera un ginepro (cordone) e un tratto su lame incastrate fi sotto un tetto (nut incastrato) dove si esce a destra rimontando un gradino (6a+/6b). per fessura atletica si raggiunge un comodo gradino dove si va a sinistra superando un ultimo risalto (S3, 30m).

Per risalti si raggiunge la S2 di VENUTO AL MONDO (S4, 15m).

Discesa: la via è attrezzata per la discesa in doppia ma è più conveniente scendere sulla vicina VENUTO AL MONDO con due doppie (prima calata da 50m e seconda da 30m) per poi ritornare in pochi muniti all’attacco.

La ristrutturazione del ponte sul Lumiei a Sauris

•giugno 8, 2017 • Lascia un commento

 

Geoescursione sul Monte Bivera

•giugno 6, 2017 • Lascia un commento

In mountain bike attorno a Piedim e Rivalpo

•giugno 5, 2017 • Lascia un commento

Dopo aver verificato la ciclabilità e l’interesse di alcuni  nuovi sentieri all’imbocco della Val di Incaroio, vi propongo un divertente giretto con più di una curiosità. La base di partenza è Piedim, il primo paese che si incontra salendo dalla Val But verso Paularo. Si parcheggia nell’ampio piazzale e già qui ci attende la prima sorpresa: Piedim è davvero un bel paesino! Venire a saperlo in età avanzata è allo stesso tempo un piacere e una conferma che spesso ci si comporta come gli asini, quelli col paraocchi però..

Rientrati sulla nuova provinciale si pedala a fianco del Chiarsò fino al bivio per Lovea, dove la si abbandona per salire brevemente e, invece che proseguire per Lovea, girare a sinistra, traversare il torrente e percorrere due curve della vecchia strada. Ancora qualche metro di provinciale, poi si gira a sinistra e si continua a seguire una vecchia strada a tornanti in direzione dellaa località  Rosa dei Venti. E da qui a Rivalpo, sempre su asfalto e con pendenze accettabili.

Da Rivalpo, per la quale valgono le stesse considerazione fatte per Piedim, si sale alla Chiesa di San Martino e da lì ancora per circa un chilometro in direzione del Monte Tersadia (vedi su questo blog il bell’itinerario verso Forcje di Suart). Poco oltre una radura prativa con degli stavoli, si imbocca sulla destra un sentiero segnalato in giallo con tabella indicante la “Pieve”. Questa segnaletica caratterizza una serie di sentieri della zona che vengono curati da un appassionato non indigeno, ma stabilitosi da qualche anno a Valle (complimenti e grazie!).

Con breve ma interessante zig zag si scende comodamente in sella e a un bivio si può decidere se rientrare su asfalto alla Chiesa o proseguire verso sinistra fino all’abitato di Valle (ultimi metri invasi dalle ortiche, conviene salire sul muretto!). Da Valle si torna con breve risalita a Rivalpo e da qui, attraversato verso ovest il paese, si imbocca la strada asfaltata che scende verso la vecchia provinciale (non quella da cui siamo saliti, ma una sua parallela). All’ultimo tornante sinistrorso si lascia l’asfalto per imboccare sulla destra  una mulattiera che, superato uno stavolo, scende senza altre difficoltà che il superamento di uno schianto.

Raggiunta la vecchia strada per Paularo ci sono due possibilità: traversarla subito e imboccare una pista cementata che scende ripida; alla prima netta curva verso destra si tira diritti su mulattiera arrivando a Piedim. Quello che invece vi consiglio è seguire  per qualche centinaio di metri l’asfalto  verso Cedarchis e, poco oltre un’abitazione, individuare e imboccare sulla sinistra una fantastica mulattiera che con alcune divertenti curve vi porterà comunque al punto di parcheggio dell’auto.

Chi ha notizie su altri sentieri “gialli” ciclabili è il benvenuto. Sconsiglio invece la mulattiera che da Lovea porta verso la strada provinciale “nuova”, di recente “recuperata” e interessante ma non in bici.

La cascata di Fuas

•maggio 30, 2017 • Lascia un commento

 

Istarske toplice.

•maggio 28, 2017 • Lascia un commento

Come ogni anno arriva il primo caldo e ci rendiamo conto di non aver quasi mai sfruttato le opportunità per scalare al mite tepore del sole invernale sulle più belle pareti di arrampicata a portata di mano. Meglio tardi che mai…

E allora: breve ma rigenerante vacanza in Istria per sfruttare gli scampoli di primavera, alla ricerca dell’ombra e della magnifica roccia del circondario di Buzet. Incuriositi dalle notizie sulle nuove chiodature del Ghey Team sulle pareti che sovrastano le Terme Istriane, siamo scesi nella stagione non proprio ideale, ma ce ne torniamo a casa comunque con una bella serie di conferme.

Innanzitutto, che la roccia attorno Buzet merita non solo qualche visita ma un pellegrinaggio invernale. Kompanj, il Canyon di Buzet con i suoi 5 settori, e Istarske Toplice con almeno altrettante falesie, sono il massimo che si possa chiedere in quanto a qualità e varietà della scalata.

Secondo, che Cavana in particolare e Trieste in generale sono un vero toccasana per il montanaro in astinenza e per il climber in crisi motivazionale.

Prima giornata nel settore “estivo” di Istarske, all’ ombra tutto il giorno. Una manciata di tiri memorabili su roccia esemplare, chiodati “allegri” quanto basta e gradati con parsimonia.

“Baila Morena” 6b + strepitoso che chiede a gran voce degli spit da 10mm; “Mi sento un po’ zen” 6c+ e “Lukic Dolina ” 7a+ belli, “Blok” 7a grande tiro, ma seguire le prese e non gli spit.

Per finire ci trasferiamo sul paretone principale per dare un’occhio alle nuove chiodature, ma il caldo si fa sentire. Solo un giretto sulla strepitosa “Ascendente scorpione”, 6b per diedristi, e il proposito di tornarci quest’autunno.

Rientriamo per la notte a Trieste per cenare con nostro “agente in Cavana”. Cibo, bevande e visuale da sogno, con solo qualche rischio per la patente nel raggiungere un delizioso alberghetto di Basovizza. L’indomani siamo di nuovo a Buzet e optiamo per il settore nord del Canyon. Prima una sola via, già minacciata dal sole, sulla incredibile parete grigia a sinistra della grotta del settore Pengari. Roccia verdoniana, “Valentina” 6b+ 10 stelle.

Valentina 6b+

Ci spostiamo all’ombra per qualche via nel settore nord, muri a tacche o strapiombi a canne. Qualche spit mostra segni evidenti di deterioramento, forse anche per i soliti incauti abbinamenti tra inox e zincato.

D’altra parte siamo a pochi metri da un bel torrente, dove in pochi anni hanno realizzato delle simpatiche strutture per l’avventura, come passerelle, ferrate o cavi per la calata. Idee spudoratamente copiate dai nostri amministratori locali, non vi pare? A noi non resta che rientrare nella patria dello svincolo di Socchieve e delle ciclabili incompiute, cercando di tenere a mente che non si possono passare gli inverni senza scendere a Buzet….