La sorte dell’ironia

La perversa coincidenza tra i  Decreti anti Covid e le perturbazioni atlantiche ha costretto le fazioni più osservanti e freddolose del circo arrampicatorio a un  distanziameto forzato dalle pareti. Per mitigare i morsi dell’astinenza alcuni, pochi sparuti lupi incarogniti, si sono dedicati alla lettura o alla scrittura. Chi ” intingendo la penna nel curaro”, chi cercando in giro spunti per consolarsi o lanciando sputi  agli occhi del nemico.

Conquista a mani basse il posto più alto sul podio delle migliori letture  Eugenio Pinotti, clap! clap!,  autore della guida delle scalate del piacentino “Aemilia”, ed. Versante Sud. Chiodatore internazionale, archistar provinciale, deus ex machina di molte pubblicazioni di arrampicata con i suoi schizzi , cuoco a tempo debito e not least grande amico della Carnia.

“What else ?!” , esclamerebbe  George Clooney…

Però della serie: avere i denti ma non il pane. Ci piacerebbe che poteste sfogliare Aemilia almeno una volta, anche senza per forza acquistarla,  e rendervi conto di come si possa realizzare una pubblicazione  con competenza e ironia, arricchendola con foto, testi e notizie di scalata e di varia umanità. E la prefazione magistrale di Maurizo Oviglia, dove la parola chiave non è placca o  strapiombo, ma amicizia.  Il tutto avendo sotto i piedi quel che madre natura ha deciso di consegnarti dal punto di vista geologico, nel caso del piacentino con grande avarizia.

Pinotti non vede l’ora, a Pesaris

La seconda pubblicazione di cui vi scriviamo, di recentissima uscita, non raggiungerebbe il podio neppure se al posto dei tre gradini di prammatica ci fosse la scalinata di Redipuglia. Ironia della sorte, si tratta di una rivista con la quale Eugenio, il vincitore, collabora fin dalla sua (della rivista…) nascita, per lo stesso editore. Si tratta di UP, che dedica un numero monografico alle 60 vie di arrampicata sportiva più importanti. dal punto di vista storico, d’Italia.

Può essere che il nostro giudizio impietoso  abbia intinto la sua penna nel  campanilismo. Anzi,  di sicuro lo ha fatto. Da tifosi, ci  saremmo aspettati che alla nostra regione venisse dedicato qualcosa di più di una sola via, specie se questa  è cosparsa di resina e incarcerata in un capriccio della geologia che paragonare a un garage è sicuramente impietoso, ma non così lontano dalla realtà. La nota rivalità tra la Carnia e Trieste in questo caso c’entra ben poco. Ci sono falesie e vie a Trieste, in Napoleonica, Costiera e Val Rosandra che come storia, ambiente e intrigo arrampicatorio veleggiano ad anni luce di distanza. E ci sarebbero stati personaggi della scalata triestina o giuliana adatti a fare gli onori di casa, con grande simpatia e curriculum. Sterni, Florit, Bubu, un mondo di avventure, vie, racconti. Macchè…

Anche le falesie alpine del Friuli avrebbero potuto dire la loro, in termini di qualità delle rocce, ambientazione e storia. In Pal Piccolo ed Avostanis si è svolto negli anni ’80 per tre edizioni un raduno di arrampicatori di risonanza europea, Arrampicarnia, al quale parteciparono molti personaggi che ritroviamo in questo numero di Up.

Eugenio Pinotti ad arrampicarnia 2011

Però è andata così.  Ci consoliamo, non del tutto, con  la penna di Sandro Neri che scrive di Erto, una falesia friulana solo per geografia, con  il consueto mix di sociologia dell’arrampicata e di ironia (ancora lei!) di Jolly Lamberti, con le pagine in quota a Maurizio Oviglia e al grande Roberto Vigiani, che sfodera una notevolissima testimonial e qualche riga dedicata a certa editoria ladra che ci riporta ad inizio pagina. E che a Versante Sud farebbero bene a farsi tradurre in italiano corrente.

Una pagina dall’ultimo numero di UP

Vipere noi? Aquile loro?

Ci era sembrato di capire che la nuova redazione di UP si battesse (anche fisicamente…) per una scalata “green”, trad, clean. Eppure in questo numero ci sono celebrazioni di svariati esempi di bricolage, in aggiunta o in sottrazione, che lasciano perplessi. Che sia  un segno di questi tempi,  fatti di “responsabili” e amici degli amici? Ognun bale cun so agne….

Non sputare nel piatto dove mangi, diceva  mio padre.  Non trattar male gli spit o la resina  se ti rendono la vita più facile e più bella, che tu sia un top climber, un imprenditore o un semplice appassionato, magari uno che non proverà mai una via di 8 o 9…

Una pagina di “Aemilia”

Chi vivà vedrà. Del resto, contraddizioni come quella di cui sopra può darsi alberghino più nella nostra testa che nella realtà delle cose, e che l’ antico adagio che “chi ha un sospetto ha un difetto” possa alla fine spiegare il nostro risentimento e  qualche scelta editoriale. Forse ci culliamo troppo nel passato, mentre il mondo va veloce. Anche quello della scalata, che tra le novità ci presenta anche un rivoluzionario deodorante ascellare (stik o spray, ozono free) per il top climber!

Aspettando lo spazzolino per i non depilati.

~ di calcarea su febbraio 5, 2021.

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