La “Venezia”, il Friuli e la “Giulia” (una Guida alla guida)

Riceviamo e pubblichiamo volentieri uno scritto di Attilio De Rovere, che come dice mio cognato “la tocca piano” con una recensione circostanziata della riedizione della guida delle falesie del Friuli, edita da Versante Sud.

È un dato di fatto: i compilatori di guide sono persone invidiose e piene di acredine, in primo luogo nei confronti dei loro colleghi. Siccome prima o poi noi tutti abbiamo preso qua e là qualche informazione senza verificarla, ci sentiamo in colpa e andiamo a cercare nelle opere altrui peccati paragonabili o, se possibile, anche più rilevanti dei nostri.


Io poi di mestiere mi occupo di controllo e verifica dell’esattezza dei contenuti delle carte topografiche e di altri prodotti editoriali. Quindi per deformazione professionale quando prendo in mano uno stampato lo valuto innanzi tutto per come è fatto. Se un libro è realizzato con cura, ben fatto, bello, evidente frutto di applicazione e fatica, fatto da gente che conosce il proprio mestiere, riconosco il merito. Se il prodotto risulta raffazzonato, messo assieme senza un minimo di valutazione critica, di revisione di quanto fornito dall’autore all’editore, lo valuto fatto da gente impreparata, il cui unico scopo è quello di mandare un prodotto in bottega il più velocemente possibile.

L’ ho detto dall’inizio, riconosco i miei vizi, e quindi ammetto di aver preso in mano la nuova edizione della guida di Daniele Bucco “Friuli e Terre di Confine”, Edizioni Versante Sud, con la ferma intenzione di scoprire ogni minimo suo difetto e ogni segno di copiatura del lavoro mio o di altri.


Dopo poche pagine purtroppo l’impeto inquisitorio ha perso slancio: trovare pecche nei testi introduttivi o nelle descrizioni era troppo facile, non c’era alcuna soddisfazione! Come sparare sulla Croce Rossa….Nel contempo montava l’indignazione professionale verso i curatori editoriali della guida ai quali però dal colophon non sono riuscito a dare un nome preciso. Chiara Benedetto, Tommaso Baciocchi, Giulia Mezzadri? Chi fra costoro è il reo? Chi ha rivisto i testi, chi ha controllato le informazioni, chi ha fatto i riscontri incrociati tra gli elenchi delle vie e gli schirbi (ops!) su cui questi sono tracciati?

Ma andiamo con ordine. La guida è divisa in tre aree geografiche ben distinte, di cui fino a ieri ignoravo l’esistenza o i precisi confini. Perché pur occupandomi da svariati decenni della geografia del Friuli Venezia Giulia, ignoravo che il poeta friulano Pier Paolo Pasolini fosse vissuto nella “Venezia”, area geografica coincidente, a detta di Bucco, con la ex provincia di Pordenone.
Il Friuli invece sembra confinato almeno fino all’altezza di Ragogna, a dispetto della sua storia quasi millenaria, tutto ad Est del Fiume Tagliamento. Ne consegue che, per rimanere in aree che l’autore della guida conosce bene e frequenta, anche la poetessa Novella Cantarutti di Navarons o il poeta Federico Tavan di Andreis vanno annoverati tra i poeti “veneziani”.

Come faccia invece Bucco a sapere della “Giulia” resta invece per me un mistero. Giulia era triestina e, ai tempi, come dicono da quelle parti, una “mula” maledettamente carina e biricchina assai…. Anche se era la ragazza del mio amico Giampi con lei io ci ho provato più di una volta, ahimè senza combinare mai nulla! Poi nel ’79, quando Bucco aveva 2 anni, la Giulia è partita per il Canada e di lei non ho saputo più nulla. Non immaginavo che la sua fama, peraltro meritata, a Trieste fosse rimasta intatta. Se così è bene ha fatto Bucco a dedicare a lei l’intera ex provincia di Trieste!

Superato lo stupore per la scoperta di queste nuove entità geografiche, ho incominciato a sfogliare le pagine della guida relative alle falesie che conosco meglio. In primis ovviamente le falesie della Carnia. Ho cominciato con quelle nei dintorni del Passo di Monte Croce Carnico (si, si scrive proprio così: Passo “di” Monte Croce Carnico e non Passo Monte Croce Carnico, come pure si scrive Casera Val di Collina e non Val Collina, Casera Val Collina, Val dì – accentato – Collina o ancora Casera Di – maiuscolo – Val Collina).
Ho guardato per prime le mappe e le descrizioni degli accessi alle falesie e subito mi sono chiesto: ma l’autore  è mai stato al Passo di Monte Croce Carnico o a Casera Val di Collina? Perché al secondo tornante della Strada per il Passo di Monte Croce Carnico non c’è nessuna strada da prendere a sinistra come indicato nel testo (il tornante è a sinistra e svoltando ulteriormente a sinistra si ricadrebbe sulla sottostante strada, per poi continuare a svoltare a sinistra e tornante a cadere di sotto all’infinito!).

La strada per Casera Val di Collina, come riportato correttamente nella cartina, è invece al terzo tornante. Peccato che poi sulla stessa cartina l’ordine delle falesie non sia corretto. Percorrendo la strada di accesso alla Casera Val di Collina si lascia prima a destra il settore Clapon (immerso in un fitto bosco di faggi ed abeti, poeticamente trasformato nella guida  in “pineta”). Poi si giunge alla base del settore di sinistra delle Placche di Casera Val di Collina. Il settore Vedrans non è più avanti in direzione della casera, come indicato nello schema, ma resta in alto a mezza strada tra il settore Clapon e il settore Dironcave. Dal parcheggio sotto il settore di sinistra delle Placche di Val di Collina per raggiungere il settore Dironcave, da qui non visibile, bisogna percorrere il sentiero CAI 149 per una decina di minuti, per raggiungere il settore Vedrans bisogna seguire il sentiero CAI 149 fino alla prima svolta e salire nel ripido bosco di faggi seguendo con attenzione una incerta e ripida traccia marcata con ometti.
Altre note: nel settore Placche di Val di Collina, che è esposto a est e non a sud-est, mancano 3 itinerari attrezzati da almeno tre o quattro anni, gli itinerari sono numerati sullo schizzo dal 18 al 35 nell’elenco dall’1 al 18 (!); il settore Vedrans è assolutamente sconsigliato alle famiglie (sempre che i genitori non ne possano proprio più dei propri pargoli).

Sono passato poi ad analizzare i settori SPQR e Bella Venezia. La posizione di queste due falesie nella cartina è invertita. Gli schizzi sono evidentemente ricalcati da quelli della carto-guida Arrampicarnia e quindi bastava copiare correttamente anche la posizione delle falesie.
La sorpresa più grossa l’ ho avuta però scorrendo le pagine relative al settore SPQR. Mancano ben 5 su 16 vie presenti in tutto nella falesia. Vie che hanno tutte il nome e la difficoltà scritte alla base (bastava quindi andare a dare un’occhiata e copiare con cura).
Potrei continuare a lungo: in pratica quasi in ogni pagina della guida ci sono uno o più refusi, dimenticanze, errori o inesattezze.

Mi limito a citarne a titolo esplicativo alcuni divisi per tipologia:
Quota falesia: Repubblica libera della Carnia e Caneva hanno la stessa quota di 600 m (in verità tra l’una e l’altra vi sono quasi 250 metri di dislivello.
Esposizione: la Val Rosandra nel suo insieme sarebbe esposta ad est (in realtà ovest) il settore Vergini ad est-sud/est (in realtà ovest-sudovest) il Crinale invece ad ovest (in realtà ovest-sudovest).
Tranquillità: la falesia di Stella (non credo raggiunga le 100 presenze all’anno) è catalogata come piuttosto frequentata e comunque di più della non lontana falesia di Vigant; notoriamente in Parete Rossa e in Parete Blu c’è sempre ressa (in realtà non c’è mai un cane), per non parlare poi del Monte Pleros dove è risaputo che si deve prenotare con giorni d’anticipo per percorrere una via.
Bellezza: cosa renda l’insignificante falesia di Santa Croce, alta sette metri e per di più affacciata sulla trafficata linea ferroviaria di Trieste, più bella (tre stelle) rispetto alla falesia di Aurisina, autentico balcone panoramico affacciato sul Golfo di Trieste (2 stelle), francamente non me lo so spiegare. Ma si sa, i gusti sono gusti e il mondo è pieno di gente che apprezza le cose orride.

Caduta sassi: a Gemona (palestra inagibile e chiusa dal Comune a seguito di frana) il rischio è 2 come al Sasso Camet, monolite alto 15 metri, isolato al centro di una spianata, dove al massimo si rischia di essere colpiti in testa da un meteorite.
Tipo di roccia: siamo d’accordo, Roberto Mazzilis è un alpinista granitico (lo dimostra il fatto che a 60 anni suonati continua a macinare vie nuove fino all’ VIII° in stile trad, ovvero con un paio di protezioni per tiro) ma non per questo il calcare della paretina dietro a casa sua può essersi trasformato per affinità in granito!
Altri esempi di falesie con situazione vie non aggiornate o incomplete sono quelle di Avostanis, Strabut, Aurisina (anche in questi casi bastava andare sul web e copiare correttamente!).
Infine non mi spiego a cosa serva in una guida delle falesie la scala della “proteggibilità” e dell’impegno globale riportato a pag. 13, mentre manca la tabella comparativa delle diverse scale di difficoltà dell’arrampicata (UIAA, francese, inglese, ecc.).
Mi astengo dal fare commenti sui ritratti dei “chiodatori” e climbers che rompono qua e là il monotono susseguirsi delle falesie. L’unico che ho apprezzato è quello del fortissimo undicenne Andrea Ludovico Chelleris classe 2009. Scrive in un italiano chiaro e corretto. Ciò depone a suo merito, al pari della sua bravura sulla roccia e con gli sci.

Lascio invece al redattore capo di Calcarea, che in quanto pensionato ha tempo da dedicare a questo tipo di indagini, il compito di verificare le indicazioni date a Bucco dal (mio) amico Moscatelli (vedi pag. 120) scoprendo di persona, non appena le restrizioni governative lo consentiranno, se nei ritrovi di Tarcento segnalati da Giulio la presenza femminile sia effettivamente così copiosa, disponibile e della qualità promessa.

PS. BOOKS FOR BOLTS. Noi siamo persone comprensibili e soprattutto, visto i tempi, “responsabili”. Se Versante Sud riconoscerà in maniera concreta il lavoro dei chiodatori, dedicando un certo numero di fix (in acciaio inox e completi di placchetta) per ogni guida venduta (diciamo, tanto per incominciare a trattare, una decina per guida pubblicata e ovviamente con pagamento anticipato) potremo rivedere i nostri giudizi. Restano esclusi dalla trattativa Bucco, i veneziani, i giuliani e tutti gli amici e compagni di Matteo Renzi.

NdR.: le fotografie sono state aggiunte al testo dalla Redazione di Calcarea per sdrammatizzare o drammatizzare, fate vobis, il testo

 

~ di calcarea su gennaio 26, 2021.

11 Risposte to “La “Venezia”, il Friuli e la “Giulia” (una Guida alla guida)”

  1. Ciao, allora, a parte confermare ad occhi chiusi (immagino, perchè la guida, viste le premesse, non la comprerò) quanto detto da Giulio sul post arrampicata tarcentino, vorrei dire due cose rapide su queto argomento.
    E’ possibile che con tutte le capacità, la conoscenza, la fantasia, la quantità degli arrampicatori locali che gravita nelle nostre beneamate falesie, non siamo riusciti ancora a compilare una GUIDA delle NOSTRE falesie degna di questo nome? Sono anni che altri, foresti, ricopiano gli stessi identici errori ai quali si sommano quelli nuovi che poi vengono a loro volta riproposti nelle edizioni successive. Certo sarebbe un’opera che richiederebbe il coinvolgimento di molti di noi. A provarci da soli i risultati sono quelli che si vedono, oppure bisognerebbe disporre di moltissimo tempo e voglia di sbattersi assai, se si vuole evitare la superficialità. Comunque, nel caso che un domani qualcuno volesse valutare la prima ipotesi, dò la mia disponibilità ad un lavoro di gruppo. E facciamola una volta ‘sta guida ben fatta!

  2. Non credo che la presenza femminile di cui a pagina 120 sia. così disponibile … pur di ottima presenza ..
    buona giornata

  3. Sui commenti alla guida non…commento perchè non l’ho visionata a fondo come ha fatto Attilio (nonostante debba anch’io considerarmi del settore 🙂 )
    Ma la copertina della guida mia e di Emiliano è stata messa per bellezza o mi devo preoccupare? Ciao a tutti!

    • Ci sono quattro guide che abbiamo usato come intermezzo fotografico al testo. La scelta di tutte le foto è stata fatta dalla redazione di Calcarea all’insaputa dell’autore della recensione. Ci teniamo a precisare che le opinioni di Attilio e la scelta delle foto non sono legate da alcun nesso logico. Ci scusiamo con gli autori delle pubblicazioni per non aver chiesto un’autorizzazione preventiva, ma l’intenzione era assolutamente non polemica. Anzi.

      • Nessun problema! Dall’articolo è chiarissimo il senso della recensione era solo per evitare associazioni “superficiali” da parte di lettori distratti. Grazie a tutti, vi seguo sempre con grande interesse. Ciao!

    • Saverio hai ragione. Io la copertina della vostra guida l’avrei messa 4 righe più in su, dopo “merito”. E stavo per scrivere alla redazione di spostarla per evitare fraintendimenti!!

      • La Redazione, riunitasi in seduta plenaria via skate, ci tiene a sottolineare di considerare i suoi lettori, detrattori inclusi, persone normalmente dotate di intelletto e della sempre più rara dote dell’ironia. Per cui non ritiene necessario, fatte le dovute precisazioni e scuse che trovate a fine articolo, spostare in sù o in giù una fotografia solo perchè la graziosa climber ritratta viene dalle parti di Tarcento o l’ Alfa rossa è una GTA e non una Giulia tout cour. Perchè per quanto se la rida in qualche posto il grande Federico Tavan, purtroppo Renzi è ancora qui

  4. Non entro nel merito dei contenuti dell’articolo (anche perchè non ho comprato nè comprerò la guida). Segnalo solamente che la guida Alpi Carniche di Saverio e Emiliano non c’entra niente con la guida delle falesie della Versante Sud.
    Mandi

  5. Devo fare una dovuta precisazione:
    La falesia di Gemona é tuttora chiusa dal comune di Gemona su ordinanza del sindaco per grossa frana (3 anni fa) che ha coinvolto soprattutto i settori sopra ma che é arrivata vicina alle prime vie a sx del settore appena sopra il duomo.

    • Ciao, approfitto per cercare di chiarire la questione: se c’è un’ordinanza è possibile sapere il numero? Perchè non riesco a trovarla nel sito del Comune di Gemona. La frana è ormai di 4 anni fa, ho sentito parlare dell’ordinanza ma a parte un generico “divieto d’accesso” (senza riferimento normativo/amministrativo) e una transenna non ho visto altro. Grazie mille!Ciao Saverio

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