Con Marco Sterni e Mauro Florit al Castelletto della Tofana

Marco Sterni e Mauro Florit sono due specie di numi tutelari degli scalatori della regione e un po’ anche di Calcarea, avendo fatto da padrini una quindicina di anni fa alla riunione di costituzione dell’Associazione che poi si è trasformata in questo blog.

In quell’occasione ci presentarono una serata di foto e racconti dove ognuno dei presenti riconobbe, credo,  sia se stesso che due grandi e umili scalatori.

I due compari sono artefici di numerose vie alpinistiche e moderne nelle Alpi Carniche, in Dolomiti e in molti altri luoghi, anche lontani (Turchia, Sicilia, Sardegna, Albania e chissà dove ancora…).

In Carnia Mauro e Marco hanno portato, negli anni ’80-’90, un salto di qualità nella ricerca della difficoltà e una filosofia innovativa che mirava alla divulgazione dell’alpinismo prima e dell’arrampicata in seguito, aprendo itinerari e lasciandoli generosamente attrezzati  per stimolare ( o meglio non scoraggiare) le ripetizioni.

Così accanto a vie estremamente impegnative che attendono ancora una ripetizione (Creta della Cjanevate) o che rappresentano un banco di prova per gli arrampicatori sportivi più forti d’Italia (Monte Robon), sono nate in varia  compagnia “Carnia Adventures”, “Nouvelle Sensation” o le multipitch dei Pilastri di Pramosio o del Bilapec, solo per citarne alcune: itinerari ben attrezzati e perfettamente relazionati. Segno inconfondibile dell’intenzione di andare oltre l’ auto celebrazione,  lasciando a molti altri magnifiche opportunità di piacere e crescita.

Marco e Mauro hanno aperto nei primi anni 2000 quattro bellissime vie a spit anche nel Castelletto della Tofana, un’avancorpo ombreggiato (ovest)  con dolomia sorprendentemente solida. Da anni mi ripromettevo di andarci e l’occasione di incontrare un compagno di scalata speciale, il nostro “agente” in Val di Fassa, ha fatto scattare la scintilla.

Pubblichiamo di seguito i deliziosi schizzi  originali delle quattro vie, che gli apritori considerano di difficoltà crescente da destra a sinistra, cominciando con “La Grande Guerra” per arrivare a “Mai molar”.

Noi abbiamo scalato “La Grande Guerra”, bella via su roccia da buona a ottima e con chiodatura non proprio ravvicinata (S2-3). Oltre alla salita, è veramente singolare il rientro alla base, che si svolge usufruendo di una galleria di guerra, nella quale ci si infila al termine di una calata in doppia (traversare pochi metri a sinistra oltre uno spigolo dall’ultima sosta, seguire la freccia scolpita).

Ilario aveva salito in passato anche “Pachia” e “Quel calcare dell’anima” e me ne ha parlato entusiasta.

Avvicinamento 1 ora piena dalla casa cantoniera poco prima di Passo Falzarego, arrivando da Cortina. Sentiero, poi ampia strada bianca e quindi di nuovo sentiero. La parete è alla vostra destra quando giungete al colle.

~ di calcarea su agosto 16, 2019.

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