Sarà buona la Tarte Tatìn?

Con alcuni giorni di vacanza e concatenando qualche ponte favorevole si riparte in direzione della Francia, questa volta alla scoperta delle mecche dell’arrampicata transalpina degli anni 80-90. Con Gianni è capitato spesso di parlare delle falesie francesi, dei bei posti e forse ancor più spesso delle famose spittature aeree. Ma la cosa  ricorrente nei suoi racconti, quella imperdibile per eccellenza sembra essere… la tarte tatìn! La speciale torta capovolta alle mele pare abbia rubato il cuore del mio compagno di redazione.

Partiamo. Decidiamo di spezzare il viaggio fermandoci a Cornalba, la mitica falesia che vergognosamente non avevo ancora visto. Ancor più vergognoso è forse il fatto di non essere mai stato a visitare Bergamo, città che si è dimostrata un vero gioiello.

L’indomani raggiungiamo la Francia che ci regala subito un’anteprima delle temperature rigide che ci aspetteranno nei giorni successivi. Passiamo qualche ora scalando in una falesia nei pressi di Briançon, 2000 m di quota, a nord e con il cielo coperto. Traumatizzati, scappiamo in cerca di temperature più clementi nell’affollata falesia di Saint Leger du Ventoux, imperdibile per chi ama le forti inclinazioni.

La meta del giorno seguente è l’estetica Rocher Crespin, una falesia stupenda con un’arrampicata in leggero strapiombo, difficile per i piedi e spesso su verticali e rovesci. Non conoscendo le difficoltà scelgo le due vie che ad intuito paiono le più semplici…ma le braccia non vogliono saperne e reclamano zuccheri.
Ma fin qui purtroppo della famosissima torta ancora nessun avvistamento.

Recuperiamo la stanchezza visitando Avignone, città cinta da mura sulle rive del Rodano sul quale sorge il famoso ponte. Si, proprio lui, quello della canzoncina…che ci accompagnerà ossessivamente per tutta la vacanza. Questa meravigliosa città fu sede papale nel 1300, prima di entrare a far parte della Francia. Tra le viuzze continuiamo a cercare la dolce pietanza ma, forse ingannati dal nome, entriamo in una tartineria e tra un bicchiere di vino e un formaggio di capra perdiamo di vista l’obiettivo.

 

Altro giorno, altra falesia. Raggiungiamo la leggendaria Buoux e diamo prova di coraggio destreggiandoci tra piccoli buchi e spittature chilometriche. Data la vastità delle pareti l’ideale sarebbe rimanere qua qualche giorno, ma il nostro tour deve proseguire, ci attende una nuova ed emozionante tappa.

 

Il tempo non è clemente per la nostra visita alle gole del Verdon, flagellati da pioggia, vento e qualche fiocco di neve; desistiamo e puntiamo verso Orpierre. La falesia spicca alle spalle dell’omonimo paesino e offre vie di qualsiasi difficoltà. Così come la pelle delle dita, anche le vacanze stanno giungendo alla fine. Proviamo a chiedere al bar del paese una fetta di Tarte Tatin, ma il fato vuole che proprio quel giorno la cuoca, colta da un’improvvisa vena di creatività, abbia pensato bene di modificare la ricetta originale sostituendo le mele con l’ananas. Non demordo e rassicuro Selli: prima di valicare il confine l’assaggeremo!

Ultimo pasto a Briançon. Con una botta di culo scoviamo un locale stellato Michelin a prezzi abbordabili. Ci rifacciamo di tutte le scatolette di Insalatissima mangiate nei giorni scorsi e aspettiamo speranzosi il momento  del dessert… certo, era buono, ma ripartiamo verso l’Italia cercando su Giallo Zafferano una ricetta per farcela da soli ‘sta Tarte Tatin e invitare il critico ad assaggiarla!

~ di casanovam su giugno 8, 2019.

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