“L’invidia del pane” 8c al Passo di Monte Croce Carnico

Così nel momento fatidico, pur frequentandoci da una ventina d’anni, ci siamo trovati lì quasi per caso. Io che non scalo da due mesi e al mattino mi ero scannato in mountain bike, mio cognato  che non avrebbe voluto arrampicare  per l’eczema alle mani e perchè “è meglio che cambi sport”, sua moglie a far da “fin che morte non ci separi” cercando di mettere in pratica con meticolosità i soliti “miti consigli”: muovi i piedi, girati verso lì,  o là,  non stare frontale!

Quanto c’entrino premonizione o fatalità lasciamo a voi decidere. Sta di fatto che proprio domenica pomeriggio, e non prima,  tre di noi si sian fatti 30 km in auto fino a Passo Monte Croce senza altro scopo che quello di vedere Mattia provare il suo annoso progetto “L’invida del pane”, lasciato perdere da quasi due anni dopo una disavventura alpinistica, e ripreso in mano da una manciata di week end.

Se l’era chiodata forse dieci anni fa, dopo un intervento risolutivo della flex di Osvaldo, corteggiandola  e abbandonandola a più riprese, lasciandola lì ad assistitere impotente  a lauree, para olimpiadi, milioni di chilometri macinati tra piste di sci, Carso, perizie geologiche, esercitazioni di soccorso alpino e motosega al soldo di Tendina; con anche  un  breve ma “formativo” soggiorno tra Rianimazione di Udine e Medicina di Tolmezzo e un numero  mai   ufficialmente dichiarato di morose.

Non ce ne voglia l’attuale, deliziosa compagna e assicuratrice “nel momento opportuno”  , unica presenza  non antologica nella falesia delle Casermette.

Quindi  qualcosa nell’aria ci poteva essere, oltre alla riunione di cotanti spettatori, se dopo tre mezzi tentativi interrotti al terribile passaggio del terzo spit, con la pioggia che timbrava puntuale il cartellino del Passo, alla timida domanda “fare ancora un giro?” nessuno ha avuto dubbi: fare!

La pioggia si è distratta giusto in tempo per non bagnare la placca di uscita, la frequenza cardiaca media è salita e Mattia con lei, leggero e discreto, fino alla catena. Urla, applausi, eccetera.

Tornato sulla  terra, dopo abbracci e le strette di mano, si è parlato un attimo di Pilàn e certo  si è pensato  ad Emil, che a poche decine di metri tanti anni fa chiodò uno dei pochi suoi tiri.  Pur non essendo per Mattia  il primo 8c , c’era un clima quasi di rivelazione, come dovesse apparire da un momento all’altro il fantasma di Berhault o di Gullich. Che è poi sfociato, il clima e il fantasma,  nelle birre di prammatica.

Bulo vecjo! E grazie.

 

 

~ di calcarea su luglio 11, 2018.

Una Risposta to ““L’invidia del pane” 8c al Passo di Monte Croce Carnico”

  1. Bravissimo Mattia, sei un grande!!
    Soprattutto scali da dio, dal video sembra che vai a spasso su un 6a, invece su un tiro cosi io non starei neanche attaccato!!

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