Soprattutto non datevi al Golf!

Costretto a una prolungata inattività, sto martellando meningi e gonadi con le letture più disparate, che vanno dall’ultimo romanzo di Nicole Krauss ai post di livellozero, dai quotidiani più improbabili (dopo il divorzio non consensuale dal “Fatto” non ho ancora deciso quale sia il meno peggio) alle riviste: se è difficile trovarne una intrigante di varia umanità (io salvo solo Internazionale) immaginarsi tra quelle di scalata, a meno di non sconfinare …

Qui da noi, è quasi la norma per una rivista di scalata, cartacea o web, dedicare spazio ad un argomento medico, a volte semplicemente traumatologico, altre molto più ingarbugliato, con le infinite declinazioni offerte dalla visione olistica, naturista, new age e via inventando. Corpo/Mente. Ma non si capisce  se il secondo sia un verbo o un sostantivo.

L’ultima in cui mi sono imbattuto, per una volta  non arriva dal solito ortopedico trasversale. Trasversale non è una categoria di orientamento sessuale: deriva dal fatto che lo stesso medico scriva per 3 o 4 riviste. Del resto sono affari suoi e delle riviste che lo ospitano, mentre  la patologia e la sua terapia dovrebbero essere  le stesse, no?

Nello specifico si parla di epitrocleite, il gomito del golfista, cugino e vicino di casa dell’epicondilite, il più diffuso gomito del tennista. Il caso  descrive una vicenda durata un anno (!?!) e risoltasi con la terapia delle “onde d’urto” prescritta da un fisioterapista.

Terminata la lettura mi son detto: ora che non ho un cazzo da fare perchè non scrivere a mia volta un articolo di patologia dell’arrampicata? Vediamo un po’ : medico son già (con una spruzzatina di ecografista) , scalatore anche. In curriculum posso mettere un intervento al gomito destro per epicondilite, numerose terapie ad entrami i gomiti con ultrasuoni, laser, onde d’urto, tecar, mesoterapia e infiltrazioni. Un certo numero pazienti che ho curato io, climbers e non, sono guariti.  In più anni fa ho tradotto un libro di traumatologia dell’arrampicata!  Che possa bastare?

Però attenzione: non cambiate pagina! Non state per sciropparvi una lectio magistralis  di Ortopedia!

Mi limiterò ad elencare alcune convinzioni o “luoghi comuni” diffusissimi nell’ambiente sportivo, alcuni dei quali piuttosto specifici dell’arrampicata.

Guarire di un’epitrocleite  o epicondilite in un anno non è un traguardo, ma una presa per il culo! Con l’eccezzione di  qualche tennista o ginnasta, si  guarisce mediamente in uno/due mesi. Se dopo sei mesi non c’è miglioramento significa che o si è sbagliato strada o la patologia è più forte delle terapie: allora è conveniente operarsi e tagliare la testa al toro (risultato certo, rischi nessuno).

Come direbbe Di Pietro, che c’azzecca un fisioterapista con le patologie del gomito?  Di solito un bel niente: la diagnosi non dovrebbe farla lui, ma questo è il meno: in Italia tutti possono fare tutto, specie nel campo della salute.  Per la verità la diagnosi di queste due tendiniti la può fare anche mia nipote 14enne che studia lingue. Il fatto piuttosto  è che in questi casi  il massaggio o la manipolazione sono come minimo inutili e a volte dannosi. Quindi il fisioterapista, abbia o meno specializzazioni di moda tipo osteopata, terapista della fascia o ortokinetico, ci fa una pippa, a meno che non possegga una delle preziosissime macchine che somministrano le terapie “fisiche”. Così adesso sapete perchè si chiama “fisiochinesiterapia”

Mi si obietterà   che comunque il fisioterapista ti diagnostica le intolleranze alimentari e i parassiti intestinali e ti fa togliere dai piedi i quattro incidenti evolutivi che sono i  denti del giudizio. Appunto : non pretenderete che vi guarisca anche i gomiti!

Le terapie fisiche sono tutte utili ? Qui il discorso si complica: le terapie fisiche, ghiaccio compreso, sono quasi sempre utili. Dipende però da che macchina le fa e per quanto tempo! Perchè se guarite dall’epicondilite dopo un anno di terapia laser è molto probabile che avreste dovuto pagare il laser per un mese e il vostro organismo per tutti gli altri. Come dire: se uno o due cicli di 10 applicazioni non sono risolutivi o quasi, si deve cambiare direzione!

Le terapie fisiche attualmente utilizzate sono Tecar, Ultrasuoni (anche in acqua), Laser, Onde d’Urto. Non c’è un vero e valido motivo per preferirne una all’altra. Di sicuro cominciare col ghiaccio non fa mai male: tre o quattro applicazioni di 10-15 minuti  al giorno per una settimana. Poi si passa alle macchine, scegliendo una o l’altra ed eventualmente cambiando tipo se il risultato non arriva.

Una parola in più meritano le “onde d’urto”. Le onde sono prodotte da un macchinario simile a quello  che serve a bombardare e sciogliere i calcoli delle vie urinarie, e si trova in pochi centri specialistici. In Friuli mi risulta ce ne sia solo uno a Duino! Quindici anni fa  andai a fare questa cura nell’Ospedale di Borgo Roma a Verona, reparto di Chirurgia della Mano, perchè era il posto più vicino dotato dell’apparecchiatura.  Tutte le macchinette spacciate per “onde d’urto” in possesso di alcuni fisioterapisti, piccoli marchingergni delle dimensioni di una valigetta, NON sono le onde d’urto di cui parla l’ortopedia. Gli apparecchi “veri” hanno dimensioni di almeno 8-10 metri cubi. I piccoli percussori contenuti in una valigetta possono essere, anche per esperienza personale, dannosi e peggiorare la tendinite!

Durante o prima della terapia fisica, mentre state facendo le applicazioni di ghiaccio, prendere un anti-infiammatorio per bocca. Le pomate, i cerotti o gli stripes colorati così cari ai cestisti servono più o meno come i loro tatuaggi!

Arriviamo  al punto saliente e dolente: una delle terapie più efficaci e innocue delle tendiniti del gomito è l’infiltrazione con farmaci cortisonici ! Questo è un assoluto tabù per gli sportivi, i loro preparatori e la gente comune. Lo è anche per molti fisioterapisti e medici non ortopedici. Si crede che il cortisone possa indebolire i tendini e predisporli alla rottura, ma queste sono solo GRANDI PALLE! Gli unici due tendini che è preferibile non infiltrare sono quello di Achille e quello della rotula. Per tutti gli altri  una o più infiltrazioni possono essere la vera svolta verso la guarigione. Chi sostiene il contrario è un ignorante.

Dulcis (si fa per dire…) in fundo: l’intervento chirurgico è risolutivo, vi fa perdere al massimo un mese di attività, non necessita di ortopedici granchè specializzati ed è assolutamente privo di rischi. Se dopo sei mesi di tentativi con altre terapie non avete stanato il ragno dal buco, il bisturi deve diventare il vostro obiettivo.

I tutori per epicondilite ed epitrocleite sono di fondamentale utilità nelle terapia, se volete continuare a usare il braccio (e anche scalare) in attesa della guarigione. Sono indispensabili anche dopo la guarigione, per evitare le recidive.

La prevenzione di queste patologie, in ambito arrampicatorio, è possibile soprattutto nella fase dell’allenamento “a secco”. Attrezzi molto utili come il trave andrebbero usati con attenzione, dopo adeguato riscaldamento e scelta degli appigli in base al proprio livello. In ogni caso dovreste evitate le posizioni estreme (completa distensione-estensione o completa chiusura-flessione) ed osservare scrupolosamente i tempi di recupero dopo ogni serie. Il Pan Gullich è una tavola di fondamentale importanza nella progressione delle capacità, ma dovrebbe essere riservata a scalatori di livello e dotazione muscolo tendinea medio alti: è infatti molto allenante ma traumatica per spalle e gomiti.

In una rivista del settore che tratta di un caso di epitrocleite, ho trovato solo quattro pagine prima della patologia un articolo su come  farsela venire quasi sicuramente. Si chiama allenamento con pegboards. Solo a guardare le foto i miei due già provati gomiti hanno cominciato a pulsare! Tanto per dire: non lanciatevi su qualsiasi allenamento o terapia solo per sentito dire o per averlo trovato scritto da qualche parte!

Riassumendo: un dolore al gomito può derivare da una tendinite dell’epicondilo o dell’epitroclea (ci sono anche altre cause, ma meno comuni…). Usate subito ghiaccio e un anti infiammatorio per bocca. Se il dolore persiste consultate un medico esperto o un fisoterapista che possegga una o più attrezzature per terapa fisica. Le infiltrazioni vanno considerate subito dopo un ciclo di terapia fisica, a volte anche prima; aspettare più a lungo va bene solo se siete masochisti. Compratevi un tutore (quello che io preferisco è l’Epipoint della Bauerfeind, 40 euro circa in farmacia o su internet) e se nel frattempo sono passati i mesi comiciate a guardarvi in giro per l’intervento. Stare fermi del tutto ha senso solo se scalando col tutore il dolore è intenso.

Se rientrate nel parte sfigata della curva gaussiana e il vostro gomito non vuol saperne di guarire datevi a un altro sport. Non  golf o  tennis, possibilmente.

E il  romanzo della Krauss non è granchè.

~ di calcarea su Maggio 21, 2018.

5 Risposte to “Soprattutto non datevi al Golf!”

  1. la medicina non è democratica(cit.)

  2. se non sai che fare datti al ciclismo! e fare una cronaca con documentazione fotografica della partenza della tappa Tolmezzo – Sappada! dalla tua posizione di privilegio.

  3. Buongiorno. Sarebbe possibile avere dei riferimenti bibliografici su cui si basa l’articolo? Grazie!

    • Il testo contenente una sezione di traumatologia dell’arrampicata cui si fa riferimento nell’articolo è “Un movimento di troppo”, edito da Versante Sud. Sulla patologia da sovraccarico del gomito si trovano capitoli sui testi universitari di Ortopedia: è per ovvi motivi inutile che citi quello su cui ho studiato io negli anni ’70…Sui motori di ricerca medici si trovano milioni di reports sulle due patologie citate nell’articolo. Gli articoli cui viene fatto riferimento sono reperibili sull’ultimo numero della rivista “Spit”.

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