“L’arte della fuga” : Fredrik Sjoberg sulla vita di Gunnar Widforss

Il libro più bello che ho letto nei primi sei mesi dell’anno non è un romanzo. Se me lo avessero pronosticato, non ci avrei creduto, vista la mia predilezione per la narrativa. “L’arte della fuga” di Fredrik Sjoberg mi ha appassionato anche più dei suoi due precedenti, pubblicati da Iperborea, anch’essi catalogabili come saggi, ma coinvolgenti come spy story molto atipiche,  ironiche ed erudite.

Il motivo per cui ne scrivo su Calcarea è che il protagonista, Gunnar Widforss (1879-1934), ebbe una vita avventurosa legata a due dei luoghi prediletti dai sogni degli alpinisti ed escursionisti del mondo intero: il Gran Canyon e il Parco dello Yosemite.

Come i suoi “colleghi” ispiratori degli altri due saggi di Sjoberg, Widfross lasciò ancor giovane la Svezia per cercare fortuna, mosso da una passione e un talento davvero di altri tempi.

Trovò una meritata fama col tempo e con un irriducibile lavoro, quasi sconosciuto in patria, come “pittore dei parchi nazionali” degli Stati Uniti, nella più ostica delle tecniche: l’acquarello.

Sjoberg svela con le sue ricerche certosine un universo di divagazioni e correlazioni che si intrecciano alla vita del nostro eroe, tenendo abilmente in serbo per il finale un imprevisto colpo di scena. L’autore attinge ampiamente anche alla propria biografia di investigatore, giornalista, entomologo, che vive ida 30 anni su una piccola isola, riserva naturale  al largo di Stoccolma.

La sua collezione di sirfidi (mosche!) è stata esposta nel 2009 alla Biennale di Venezia! Dai suoi resoconti traspare una visione disincantata e poco convenzionale dell’arte, dell’ecologia, dell’animo umano e del mondo intero che rischia di trascinare il lettore verso un autentica infatuazione. Cosa volete di meglio?

 

Un discorso a sé meriterebbero i dipinti di Widforss. Solo dopo aver letto famelicamente il libro ho pensato di andarmeli a cercare in rete, quasi non fossi del tutto convinto dell’esistenza di un personaggio dalla vita così romanzesca. Ve ne ho allegati un paio: con i limiti dello schermo rispetto alla tela e dello stile  figurativo poco “a la page” (acquerello, chi era costui?) basterebbero comunque a far impallidire una bella fetta di paccottiglia contemporanea.

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~ di calcarea su luglio 10, 2017.

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