Vie nuove su Torrione Spinotti e Creta Forata

Riceviamo e pubblichiamo con piacere e gratitudine le relazioni di due vie nuove a spit nelle Alpi Carniche, ad opera dei soliti  bisiacchi d’assalto, fulgido e  raro esempio di scalatori che “si sbattono” non solo per il proprio curriculum, ma anche – e in questo caso credo di poter dire soprattutto – per il divertimento di molti altri.

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Da una nota trasmissione divulgativa sulla TV nazionale proprio oggi ho appreso che il ferro ha reso la vita dell’uomo felice. Prima come mezzo di potere per pochi, poi, accessibile ai più, ha permesso la nascita della vita comoda. Pensando agli pseudo-scalatori come il sottoscritto, la teoria di Alberto Angela trova una piena conferma: il possedere ferro (meglio se filettato e da 10mm) dà un certo potere che, messo in mano ai più, rende la vita comoda.

Non riuscendo a sfuggire a questa teoria il semplice possesso del ferro da 10mm ci ha inevitabilmente spinto a concludere qualche piccolo progetto che gironzolava per le menti un po’ per completare qualche linea nei posti “di casa” come i sotto-pilastri della Creta Forata ed il Torrione Spinotti.

Per prima è nata la via Davandi e Diedro, in luglio, sul Torrione Spinotti, che bazzica sulla linea che originariamente avevamo previsto per la gemella Airolg, dalla quale si stacca dopo 4 tiri verso sinistra, e che poi avevamo abbandonato per manifesta inferiorità nostra. Poi quest’anno, con un po’ più di “spina dorsale”, alla fine è nata.

Torrione Spinotti_Davandi e Diedro

Il Diedro si capisce bene dove sta: l’estetico e yosemitiano (anche se alto solo 10 m) diedro del sesto tiro. Per il resto si scala a tratti su diedri-fessure di “pompa” e a tratti sulla tipica placca carnica. La roccia è bella solida (anche se bisogna comunque tenere conto dei primi due tiri così così di Airolg che vanno percorsi); solo sull’ottavo tiro bisogna fare un po’ di attenzione in qualche tratto.

Come d’uopo per vie nuove aperte e (quasi) liberate da personaggi che non sono della famiglia di Adam Ondra i gradi sono in attesa di stabilizzazione. Durante la prima scalata, vedendo in testa un accademico con prole al seguito tutto pareva più che accessibile, finché le truppe cammellate al seguito non hanno cominciato ad arrabattarsi sugli stessi tiri con metodi poco ortodossi… fortuna che ad un certo punto la prole, un po’ stanca, ha deciso per la discesa con malcelata gioia della seconda cordata al seguito,  “obbligata” a scendere per solidarietà.

Comunque ad una seconda e successiva scalata almeno è stata posta una quasi fine ai metodi poco ortodossi, tranne su un singolo breve passaggio che attenderà altre mani che lo trattino con un po’ più di rispetto. In ogni caso la spittatura da falesia (utili 15-16 rinvii per i tiri più lunghi) permette di provare. Accesso e discesa come per Airolg (vedi). Da tenere conto che, se si scende a doppia per la via, per i pigri è stata attrezzata una pista di discesa che scende direttamente dalla cengia d’attacco al ghiaione sopra il sentiero Tolazzi-Lambertenghi. Dai 2 spit sotto le roccette dello zoccolo che porta all’attacco, si scende a margine del sottostante canale sassoso (doppia da 45 m oppure 35+10 m, bollo rosso) fin sul ciglio della parete sottostante. Da qui altra doppia da 60 m (oppure 40+20 m) fino al ghiaione.

Le nuove nascite dell’estate poi si concludono con una via sui pilastri sotto la Normale della Creta Forata, che si affianca alle altre due precedenti (Cooperativa e Naty) ed alla più esigente Forever (Florit-Pinotti).

Creta Forata_valzer copia

Il “Valzer dello Strangolino” inizia con tre tiri sulla solita roccia siderale di questo avancorpo per poi sfociare su una grande cengia con detriti a metà parete (con caratteristico buco-caverna che ci si ritrova sotto i piedi). Qui avviene il misfatto che dà il nome alla via: il povero “strangolino” (o leverino per disgaggio) appoggiato sulla cengia viene colpito da una pietra “mossa dalla corda” della cordata in avanscoperta (chissà perché le pietre vengono sempre mosse dalla corda) e parte conseguentemente in orbita volando via dal suo fedele proprietario. A differenza delle altre vie, sul pilastro a fianco, gli ultimi due tiri di questo Valzer sono su roccia “normale”. Quindi ai neofiti della zona si consiglia prima di  iniziare a gustare una delle altre vie e tenere questa come dessert.

scalata in creta

Accesso come per le altre vie limitrofe, discesa a doppie.

Davandi e diedro: Umberto Iavazzo e Emiliano Zorzi, 8 e 9 luglio 2016, 260 m, 6c (6a+ obbl.)

Il valzer dello strangolino: Umberto Iavazzo, Emiliano Zorzi e Gianluca Barnabà, 8 e 11 agosto 2016, 200 m, 6b (5c obb.), S1

~ di calcarea su agosto 30, 2016.

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