Turchia 2015. Antalya

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Chi ha letto la prima parte di questo resoconto ricorderà la partenza dall’Aladaglar Camping per il ritorno ad Antalya, su una sempre più disinvolta Fiat Albea. Altre sette ore d’auto non proprio rilassanti, movimentate solo da una perquisizione a un posto di blocco, dove per nostra fortuna nessuno ci ha chiesto cosa fosse la polvere bianca contenuta in variopinti sacchetti di stoffa e in un vecchio bussolotto di caffè Illy. Ma il trasferimento val bene la candela: ci aspetta una settimana di mare e, ovviamente, di scalate. Con qualche spruzzata di archeologia.

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Arriviamo sulla costa durante un bel temporale,  strade allagate e ingorgo autostradale. Siamo così stufi del viaggio da non accorgerci quasi che, in pochi e ripidi chilometri, siamo risaliti dal mare alla montagna. Chi viene ad Antalya per scalare, salvo qualche originalone, cerca alloggio nei dintorni di Geyikbayiri, paesino dove oltre a qualche camera in affitto e qualche market ci sono almeno tre camping frequentati quasi solo da climbers. Il che ha i suoi pregi e difetti. Anzi, i pregi sono praticamente uno solo: le ragazze!

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Perché,  se la popolazione degli arrampicatori sportivi  in assoluto non spicca per simpatia, qui è addirittura penalizzata. Orsi noi o fighettaglia loro, sta di fatto che diversamente dall’Aladaglar con gli altri ospiti e il personale  non simpatizziamo molto…

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Volendo fidarsi di  Michel Piola, uno che di pareti se ne intende, Antalya starebbe sul podio tra le tre località di arrampicata più interessanti del mondo. Questa affermazione gongola nella prefazione della bellissima guida di arrampicata “A Rock climbing guide to Antalya” e, pur se evidentemente partigiana (Piola ha chiodato centinaia di monotiri anche qui, quasi tutti dal basso!!!), va presa per buona. In effetti  il mattino dopo con il sole e la luce giusta quel che ci circonda pare davvero un luna park della roccia: una  sequenza a tre quarti di giro di pareti disposte su piani diversi, come lunghe barre spezzate da grotte e spigoli.

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Dopo una prima notte nel lussuoso bungalow di Jo.Si.To., il più “occidentale” dei camping della zona, passiamo la prima giornata a scalare in uno dei settori ombreggiati, Trebenna,  ben recensito tempo fa su Pareti e meta del Petzl Rock Trip del 2014. Avvicinamento comodo, come quasi tutte le pareti qui attorno: dieci minuti a piedi dal camping! La roccia è davvero impressionante: muri di una trentina di metri di altezza quasi sempre strapiombanti, anche nei tiri di grado 5, a canne e buchi più o meno grandi. Nonostante un po’ di afa, si scala volentieri con aderenza discreta, senza rimpiangere troppo le placche. Mattia è in grande spolvero e spadroneggia su due 7c “on sight”.

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Ceniamo, come faremo anche altre volte, a Cakirlar, il paese di fondo valle più vicino, dove troviamo più o meno gli stessi menù di Camardi a un prezzo solo leggermente più turistico, tipo 8-9 euro a testa. Anche qui, nonostante la vicinanza a una grande città, sembra di essere tornati agli anni ’60 in Carnia: nei bar tavolini da quattro, solo maschi  anziani,  con il loro thè e l’equivalente delle nostre carte da gioco, molti negozi di barbiere, auto e ciclomotori con i più bizzarri allestimenti.

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Il secondo giorno tentiamo una sortita mattutina in una delle invitanti pareti che circondano i campeggi. In particolare il settore “Anatolia” dovrebbe rimanere all’ombra fino a mezzogiorno, ma il risveglio non è stato abbastanza pronto e quando iniziamo a scalare il sole minaccia già la parete, dandoci solo il tempo di fare due vie con roccia pazzesca e di intuire quanto si possa godere qui in termini arrampicatori nella stagione invernale. In pochi minuti ci trasferiamo in una zona all’ombra, nel settore Rüzgarli Bahce, dove ci attendono una serie di vie strepitose e ben chiodate . La sera ceniamo in un curioso ristorante con allevamento di pesci, a poche centinaia di metri da Jo.Si.To.

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Arriva il primo giorno di riposo della settimana costiera. Ovviamente lo passiamo al mare, in una delle spiagge consigliate dalle guide turistiche (per esempio la Touring). Phaselis si raggiunge in una mezz’oretta d’auto dal nostro camping, lungo la superstrada a 4 corsie che scende in direzione sud. La sua particolarità è la coesistenza di due belle baie con numerosi reperti archeologici.

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Tre porticcioli collegati da un viale e impreziositi dalle resta di un teatro e dagli archi di un acquedotto, di epoca augustea. Passiamo una bella giornata gironzolando e nuotando tra colonne e capitelli, sganasciandoci per le performances di moltissimi turisti, gran parte russi, impegnati nelle più spericolate attività di selfie , e del “cast” di un matrimonio.

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Venerdì è la giornata di Ctdibi. Per fortuna, pur avendolo in casa, non avevo letto con attenzione il numero di Grimper che descrive questo posto, né tantomeno  visto il simpatico filmato qui realizzato dalla Petzl. Così,  quando mi sono trovato davanti questa fenomenale parete strapiombante alta fino a 80 metri e lunga quasi un chilometro, l’emozione è stata grande. Un po’ come se un placchista sbucasse dall’ultima curva del sentiero di Avostanis, trovandosi di fronte la parete sopra il lago…

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Ctdibi è una delle falesie più belle che abbiamo mai visto. Posta a 1000 metri di altitudine, è ben visibile anche da Antalya. La si raggiunge con una ventina di Km di strada asfaltata ampia ma a tratti ripida (anche attorno al 20% credo) e senza barriere: anche da questo particolare si capisce quanto sia trascurabile la problematica alcoolica di questo paese!  L’accesso è semplice e breve. Parete  orientata a sud, ma ci si scala anche con il caldo,  sfruttando l’ombra del canyon che in parte la incide.

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Lo stile è in prevalenza quello atletico su canne e tacche, ma l’uso dei piedi non è per nulla scontato. La chiodatura non è mai intimidatoria, nonostante molte delle vie siano state attrezzate dal gruppo di top climbers della Petlz. Purtroppo, specie nella parte sinistra più verticale, è molto difficile poter dire di aver scalato “a vista”, a causa della solita abitudine di qualche deficiente di segnalare le sequenze con i bollini di magnesio. Tutto il mondo sta diventando paese, ahimè!

L’ultimo giorno delle nostre vacanze turche non può che essere un concentrato di quanto questa meravigliosa terra offra: mare, storia e ovviamente scalate! Olimpos è una località nota tra i  turisti come sito archeologico con una bella spiaggia. Di recente  si è arricchita  di molte opportunità di arrampicata sia nei pressi della spiaggia, che poco all’interno nella valletta di Cirali, oppure per i più temerari con la parete  di “deep water solo” sul mare di Ceneviz (guardatevi il video del Petzl Rock Trip 2014)

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Un’ora di auto sulla solita quattro  corsie gratuita, poi in qualche ripido chilometro si plana nei pressi della spiaggia, tra i market e le locande pronte ad accogliere i turisti. Pagato l’ingresso e il parcheggio, si cammina lungo un bel corso d’acqua disseminato di rovine ben mantenute, fino alla spiaggia, un’ampia baia chiusa a sud dal promontorio montagnoso dove l’occhio deformato del climber  intuisce la destinazione pre natatoria della giornata.

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Dopo una prima sguazzata, saliamo in pochi minuti il ripido sentiero che porta alla falesia chiamata Cennet, alla quale un recente numero di Grimper ha dedicato la copertina. Anche questa parete, non appena ci appare, toglie letteralmente il fiato: una lunga lavagna multicolore che sembrerebbe tagliata con una lama. Fa caldo e nonostante si scali già all’ombra alle 13 si suda un po’, ma con un’aderenza della roccia più che accettabile.

 

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Su “Pareti” Gennari si lamentava dei primi spit di Cennet, troppo alti. Diciamo che più si sale più le distanze diventano ragguardevoli; in certi momenti non si sa se ridere o avvilirsi, ma in definitiva non è peggio  di molte falesie storiche  della Francia. Le vie sono una più bella dell’altra ed essere qui a tempo quasi scaduto è sia un rammarico che un ottimo stimolo a tornarci prima o poi.

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Ultima cena a base di pida, spiedini e il solito mix di pomodori, cetrioli e cipolla, inaffiati dallo yogurt liquido. Qualche birretta al camping e a nanna presto, dopo aver fatto i bagagli. L’indomani tutto fila liscio, riusciamo a non mancare la coincidenza a Istanbul per miracolo, dopo una corsa tra scale mobili e gates aeroportuali degna di un cinepanettone. Che dire di più? La vacanza perfetta….

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Pro-memoria per il futuro: un po’ di ripasso dell’inglese non guasterebbe, noi italiani siamo ancora tra i più ridicoli pronunciatori di questa lingua, per tacere della grammatica. Forse dovremmo far tesoro dell’esempio  di alcuni nostri presidenti del consiglio, non trovate!? Un grande ripasso meriterebbe anche  l’arrampicata non completamente blindata dagli spit: quel piacere sottile e masochistico che solo un gradino in più nella scala della paura riesce a dare. E poi imparare qualcosa dalle circostanze: si può vivere senza caffè, con poco telefono e  la barba lunga  e si può addirittura imparare a digerire i cudùmars (in english: cetrioli)….

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~ di calcarea su novembre 4, 2015.

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