Si fa presto a dire Las Vegas

Abbiamo chiesto a un amico di  scrivere un breve resoconto sulla sua  avventura di scalata nel deserto del Nevada.

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La mia destinazione è Las Vegas; con un volo da Venezia raggiungo Philadelphia e quindi la “Sin City”; è solamente il lavoro che mi porta qui, non essendo un appassionato di gioco d’azzardo o roba del genere.
Vegas, questa metropoli in mezzo al deserto del Nevada, non è esattamente come te la aspetteresti, ma “di più”. La “strip”, così si chiama la strada principale che attraversa la città, è un susseguirsi di alberghi di lusso, centri commerciali, casinò, loschi figuri più spesso ispanici che ti offrono donne. Tutto questo in mezzo ad americani ciccioni con bevande gassate alla mano sotto un sole da 103° Fahrenheit (40° centigradi).

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Sapevo dell’esistenza di Red Rocks, quest’area di scalata a mezz’ora di distanza da Vegas, rifugio invernale di molti climber americani. Ho allora ben pensato di mettere in valigia scarpette, imbragatura, un po’ di ferro e ho deciso di andare a vedere.
Sapevo anche che dal 1945 e fino al termine della guerra fredda gli americani testavano a poca distanza le bombe atomiche: la dolcezza e la bellezza del deserto di fronte all’imbecillità umana.
Finisco le mie incombenze lavorative e parto. La mattina alle 6.00 ho appuntamento con Doug; mentre mi bevo il solito mezzo litro di caffè con muffin al mirtillo da Starbucks, attraverso il casinò del Bally’s dove ho dormito: alle slot machine gente disfatta che fuma beve e si gioca i guadagni. Non si accorgono nemmeno di un tipo che passa con uno zaino sulla schiena; diciamo che sono in una sorta di torpore fisico ed intellettuale da sembrare in trance (completamente rimbambiti).

panorama

Doug è un ragazzone americano di 45 anni che passa a recuperarmi con il suo pick up di indefinibile cilindrata. Arriva in ritardo di 15 minuti perché si è fermato a comprare del nastro per le dita (alle 6 di mattina ha trovato un negozio aperto!!).
Usciamo dalla metropoli e raggiungiamo finalmente Red Rocks: la roccia è un arenaria rosso fuoco (sandstone) sovrastata alle quote più alte da fasce di calcare scuro (limestone): scaliamo in un’area detta “the corridor”; è importante cercare zone all’ombra per evitare di finire arrosto. Il corridor è un canyon non numerosi monotiri. Niente fessure, solo muri. Tacche, scaglie, strapiombi.

son mato per buso

Non avevo mai scalato su un arenaria così e devo dire che è fantastico; ottima l’ aderenza delle scarpette. Ogni volta che non scalo su calcare è un esperienza nuova; ricordo le prime volte che ho scalato su granito e quanto mi ci è voluto per prendere sicurezza su quelle pareti; la val di Mello, il Ticino…
Doug mi propone dei monotiri e insomma con mio stupore mi accorgo che riesco a chiudere “Foe”, un 5.11a (6c+) di strapiombo. Per me scalatore della domenica pomeriggio che a Lumignano, la mia palestra,  è festa se chiudo un 6b+,  parte la riflessione: o qualcuno qui tira giù o a Nordest qualcuno tira sù i gradi. Boh. Poco mi importa; basta divertirsi.

calico basin

Ci spostiamo più tardi in un area detta “Calico Basin”. Il nostro obiettivo è “the fox”, 5.10d (6c). Sono 45 metri di fessura continua. Ma continua!! Guardate qui: https://www.youtube.com/watch?v=5tJUPSYOYYE
Voglio provarmi con questa “big crack” perché da noi è difficile incontrare queste strutture: è bellissima, la roccia è rosso fuoco e la fessura è segnata solo dal bianco del magnesio. Doug mi insegna a fasciarmi le mani e si parte.

the fox

Ah, dimenticavo di dire che qui non esistono fix o chiodi; solo nut e friend. Tutto deve rimanere pulito perché questa è un area di protezione. Se ti scappa la popo’non la fai dietro il primo sasso che trovi ma in speciali sacchetti che il parco mette a disposizione gratuitamente e poi te la porti con te fino al primo bidone della spazzatura. Da pensare anche da noi.
Mi cimento con “la volpe”; attacco in Dülfer, ma più di 5-6 metri è difficile resistere. E poi con questa tecnica, è impossibile piazzare le protezioni; Doug mi dice di lavorare di “hand jam”, grandi incastri di mano, un piede in fessura ed uno in aderenza. Alla fine la chiudo e capisco che non si finisce mai di imparare.

the bonnie springs motel

Alle 12.00 non c’è più ombra e scappo al Bonnie Springs Motel; tipico motel stile “old america” sotto delle imponenti pareti rosso fuoco; la sera il vento del deserto arriva e mi godo la piscina ed una ottima birra americana (per me le più buone dopo le belga) completamente solo,  a parte qualche cottontail rabbit incuriosito dalla mia presenza.
L’indomani l’appuntamento è alle 5.00, destinazione “Frogland”.

approaching frogland

Doug questa volta arriva con un vecchio “caravel” customizzato Westfalia, insomma un classico intramontabile. La via si compone di sei tiri pieni pieni fino al 5.8. L’avvicinamento nella luce rossa del mattino è qualcosa di indescrivibile. La via è un susseguirsi di fessure, diedri, placche, muri, insomma davvero bella e completa. Quindi, sarà anche solo 5.8 ma se te la devi proteggere tutta, la musica cambia. Tre fix in tutta la via dove proprio non era possibile mettere dentro niente. A volte ci sono anche 15 metri tra un friend e l’altro. Anche le soste sono su cams; a volte prego che il ragazzone non mi voli sulla sosta ma boh, alla fine terranno… Certo che in Dolomiti col piffero che faccio sosta su friend.

sosta su cams

La salita è ricca di emozioni. La vista di Vegas laggiù lontano, poi un colibrì che si avvicina a controllare quello che sto facendo; poi un passaggio in un masso incastrato…. Insomma una bella emozione. All’uscita, di fronte a noi si vede bene la linea di Epinephrine, su quel muro detto “the Black Velvet”. Impossibile scalarlo in questa stagione, bisogna tornare in inverno pena “cottura”: sono 15 tiri di 5.8. La prossima volta, dai.

frogland 3

Ritorno a Bonnie Springs; al saloon la cameriera mica male mi chiede cosa ci faccia laggiù; dico che sono a scalare. E’ una guida che lavora al bar per arrotondare il guadagno; mi invita a scalare l’indomani.
Too late my Darling. I’ve my flight back to Italy Tomorrow morning. See you next time in Red Rocks. All the best.

Giuseppe Astori

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frogland 2

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~ di calcarea su giugno 16, 2015.

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