“Cooperativa Climb” in Creta Forata

E’ tornata, con alti e bassi metereologici, la stagione delle arrampicate in montagna. Ho chiesto a Emiliano, attivissimo scalatore e divulgatore, di scriverci qualcosa sulla loro via in “Creta Forata”.

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Nel corso degli anni, passando e ripassando sulla cengia-zoccolo che porta all’attacco delle “classiche” della nord della Creta Forata, più volte ero rimasto incuriosito e attratto dalla bellezza della roccia di un pilastro che lì inizia, esaurendosi poi sotto le informi pietre dove passa il sentiero della normale. Un susseguirsi di rigole ruvide, tratti levigati e soprattutto un muro leggermente strapiombante a caratteristici buchi rotondi che già da sotto si intuisce come il tratto “chiave” del pilastro.

Poi il pilastro è rimasto lì immobile per anni, anche perché la crescente pochezza tecnico-atletica del sottoscritto ha fatto cancellare dalla lista delle possibili scalate questo tratto di splendido calcare. Dopo affannose ricerche su riviste, alpi venete e quant’altro e vedendo che nessun alpinista normale aveva considerato questa “sotto-anticima sottostante un sentiero che risale uno zoccolo”… è nata  l’idea di salirlo usando gli spit. Un’idea stuzzicante anche per il fatto di essere in un posto che particolarmente amo per la tranquillità e per quei contrasti che solo certi angoli delle Carniche sanno dare: erba morbidissima e pareti lucenti. Un angolo dove spesso mi sono trovato a sguazzare sulle vecchie classiche o magari da solo su creste e crestine come la antica Via Patera. Un’idea stuzzicante anche per avere così accanto alle classiche, al sentiero, alle vie dimenticate, una via di tipo e spirito radicalmente diverso.

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Non amando particolarmente le vie di mezzo, “adottato” lo spit, e quindi tolto quel sapore particolare che dà lo scalare con il solo metallo di aggeggi a incastro o chiodi, abbiamo pensato di puntare sul sapore diverso dato dall’essere “preoccupati” solamente dalla sensazione epidermica dello scalare a mente “leggera”, imbrago, scarpette e rinvii (magari molti), senza dover portare un set di friend per poi metterne uno solo in un singolo passaggio o perché qualche tratto della via è ben possibile proteggerlo così… in fondo la bellezza di questa  montagna è proprio che sulle sue pareti, che di fatto iniziano sopra il pilastro, ci sono migliaia di metri verticali dove poter vivere queste diverse sensazioni date da camme, dadi o martello.

Con questa idea, dopo aver arrampicato calandoci dall’alto per varie giornate in vari settori di parete, è nata la linea che ci è parsa migliore come pura scalata, su roccia di qualità veramente sorprendente. Insomma una “cooperazione” il cui piacere non è di sicuro scaturito dalla sua apertura quanto dalla sua semplice scalata. Una via nata non per il piacere che i “genitori” provano nel veder spuntare una loro creatura, ma  per essere scalata e goduta.

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Alcuni dati della via: sviluppo 200 m ca., esposizione nord, diff. max 6b (6a obbl.), materiale necessario: 20 rinvii, corda da 80 m o due da 50 m se si scende a doppie; roccia ottima su tutto il percorso.
Relazioni su http://www.planetmountain.com/News/shownews1.lasso?l=1&keyid=41206 o http://www.quartogrado.com/relazioni/CRETA%20FORATA_Cooperativa.htm

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~ di calcarea su maggio 26, 2015.

8 Risposte to ““Cooperativa Climb” in Creta Forata”

  1. Bene d’ora in poi la chiameremo Creta ” Straforata ” ….uno spit ogni 180 cm, non vi sembrano un po ‘ troppi? ma se questa è l’evoluzione ! vi consiglio di leggere questo:http://spazivuoti.altervista.org/lassassinio-dellimpossibile-r-messner/?doing_wp_cron=1432648188.5644679069519042968750

    mandi

  2. A quanti centimetri bisogna spittare per rientrare nella giusta etica ?

    • Veramente la via di Lomasti all’omonimo pilastro è stata spittata quasi 30 anni fa.

    • Non è una questione di distanza fra gli spit ma di numero di spit per tiro.
      Considerato un valore medio della distanza di metri 3,68 (ricavato dalla media pesata dei valori della distanza fra gli spit di un campione di 874 vie aperte dal basso tra il 1990 e il 2015) ne deriva che un tiro di corda deve avere un numero di spit ricavabile dalla seguente formula: Numero spit= lunghezza tiro in metri / (3,68) -1. Ad esempio un tiro di 35 m può avere al massimo un numero di spit pari= 35/3,68-1 =9,51-1=8,51 che va arrotondato per eccesso a 9. Se invece il tiro fosse stato di 34 metri avrebbe potuto avere al massimo un numero di spit pari= 34/3,68-1 =9,24-1=8,24 che in questo caso va arrotondato per difetto a 8.
      Semplice e chiaro no!!!!

  3. Per fortuna in questo caso Messner non è stato un buon profeta e i fatti lo hanno smentito, le cornache degli ultimi 50 anni hanno dimostrato che c’è stato spazio per tutti; se poi qualcuno vuol salire ancora come Preuss nessuno glielo impedirà, ma che non rompa i maroni a chi non la pensa come lui.

  4. io invece penso che il messaggio di Preuss ,Mesner e prima di loro Mummery (by fair means)” mezzi leali “siano sempre attuali.
    se non vogliamo svilire questa bellissima pratica che è l’alpinismo dobbiamo imparare a rinunciare e riconoscere i nostri limiti,ovviamente ognuno è libero di agire come vuole,(ci mancherebbe!)
    Comunque a me “l le vie di mezzo “non mi dispiaciono e non sono contro lo spit a prescindere,gli estremismi integralisti ,non portano mai niente di buono da una parte o dall’altra , le persone civili discutono e si confrontano
    educatamente.

    • Concordo con quello che dice Luciano . C’è’ ampio spazio per tutti e sopratutto in carniche . In Dolomiti ci sono decine di vie alcune delle quali spitattissime e nessuno si lamenta . In occidentali è’ una vita che ci sono un’infinità di vie moderne a spit . In Valle d’Aosta c’è il pilastro Lomasti sul quale ci sono imperialissime vie a spit ma anche la via classica di Ernsto restata come quando è’ stata aperta . Nessuno si lamenta e le realtà convivono serenamente . Diverso sarebbe spittare vie classiche aperte con mezzi tradizionali . Appena posso andrò sicuramente a ripetere la via di Emiliano

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