“Run Out” di Jolly Lamberti

jolly 2

Leggendo il manuale “JOLLYPOWER” non si può rimanere indifferenti agli anneddoti raccontati a ogni inizio capitolo. Vuoi perchè sono divertenti, vuoi perchè con gli esempi si capisce più facilmente rispetto alla teoria, o perchè sono scritti bene (tanto da risultare al sottoscritto la parte migliore del libro). Così, quando sul sito Climbook.com trovai la sezione “storie vere” (che erano ancora anneddoti di arrampicata, amore e paura) mi venne quasi in mente di scrivergli a questo Jolly, di chiedergli se pensava di scrivere un libro, perchè le storie erano davvero irresistibili, impagabili.

Non gli mandai alcuna email, perchè  trovai scritto che i racconti sarebbero comparsi su un libro che avrebbe dovuto chiamarsi “storie vere” (o qualcosa del genere).
 
Un paio di settimane fa ho scoperto che il libro sarebbe uscito a metà novembre 2014. Quindi: ordinato, arrivato e  divorato in due giorni. Si intitola RUN OUT. (lo potete ordinare sul sito http://www.jollypower.com)
 
Nei libri di (o su) Hirayama, Hill, Moffat, Berhault, Gullich, Huber e tutti, ma proprio tutti gli altri, non troverete quello che c’è in RUN OUT. Perchè in genere si parla di vittorie (gli arrampicatori sono quasi sempre tutti dei vincenti) del climber. O più raramente di sconfitte del climber. Non si parla dell’uomo. 
Ecco, Jolly parla dell’uomo. Dell’ansia che lo divorava prima della diretta, quando partecipò a “scommettiamo che…?”, della paura di fare brutta figura con le donne, della paura della paura. Dell’amore. Della morte. Ma sempre dell’uomo.
 
L’arrampicata rimane un contorno. Pieno, definito, ingombrante, ma sempre un contorno.
 
Si parla di competitività, di rivalità, di allenamenti, di maniaci dell’allenamento, di maniaci della vita, di allenamento come ansiolitico, dei due litri al giorno di coca cola che Jolly beve da quando ha otto anni (non gli piace l’acqua), di sesso, di linfa vitale, di ettogrammi di caramelle zuccherine ingurgitate quotidianamente. E in effetti ricordo, tre anni fa, un amico romano che mi disse: ma tu non puoi capire cosa mangia… caramelle gommose tutto il giorno… ma se un altro mangia quello che mangia lui muore….
 
ll libro, credo, risulterà indifferente a quella categoria di persone mediamente tranquille, che va sempre mediamente bene, che dal bar tornano ogni sera felici (e non sanno perchè), che vivono sempre mediamente bene (e non sanno di vivere). A quelli che non sono ansiosi. A quelli che non hanno paura ma una media indifferenza a tutto. A quelli che “io non sono competitivo” e parlano di verdi praterie ai piedi delle falesie dove far rinascere l’essere.
 
I racconti sono scritti che vanno via leggeri, e spesso si ride di gusto a leggere di questo o di quell’individuo, persone troppo impaurite o troppo rilassate; o troppo maniache, ma che in qualche contesto conosciamo anche noi.
 
Quello che è certo è che  erano anni che non leggevo un libro così bello, vivo e pieno sull’uomo (e sull’arrampicata).
 
Alberto
jolly
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~ di calcarea su dicembre 9, 2014.

4 Risposte to ““Run Out” di Jolly Lamberti”

  1. Devo dire che condivido l’ analisi del libro fatta da Alberto anche se il curatore di questo blog non sarà d’ accordo. Infatti,pur avendolo comprato e “letto superficialmente”, me lo ha consegnato per un’ attenta lettura ed archiviazione. A me è piaciuto molto, per i motivi elencati da Alberto ma anche perchè in fondo chi ha una certa età, (quindi non il Conte..) leggendo certi racconti, rivive le proprie esperienze in molti casi analoghe.. purtroppo non nella parte inerente certi incontri con le scalatrici !!
    Una lettura che consiglio anche per farsi qualche risata e scoprire certi altarini..(vedi capitolo su Manolo) anche se sempre in modo che penso si possa definire “rispettoso”.

    P.S.
    mi permetto di citare un breve capitolo, scritto ieri, del mio futuro libro di arrampicata : quello che ha bollinato praticamente ogni presa del 6c o 6c+, fate voi, di spigolo della partete rossa è meglio che CAMBI “SPORT” !!!

  2. Scusate ho riletto il commento e ho scritto “certi” una quantità assurda di volte… a CERTI errori non si sfugge mai…. la scusa è che mentre scrivevo stavo preparando da mangiare….

  3. Il “curatore” del blog, tirato in ballo, non può tirarsi indietro. E prima di curare, sarebbe tenuto almeno a formulare uno straccetto di diagnosi, no? Perchè, in effetti, il libro non lo ha proprio fatto cappottare dall’emozione o dalle risate. Dall’invidia per le frequentazioni femminili di certo, come accennava neanche troppo fugacemente Ach! Una premessa: la considero letteratura “di genere”, per quanto assolutamente ben scritta. Quindi il raffronto, ammesso che raffronto serva, va fatto con altri libri di scalatori e non con l’ultimo romanzo di Amos Oz, tanto per citare un autore che mi è caro e che sto leggendo in questi giorni (“Giuda”). Bene: rispetto alle ultime due cose di scalata che ricordo, “Zampe all’aria” di Sandro Neri e “Io superclimber” di Johnny Dawes, questo di Lamberti ha di sicuro un vocabolario migliore e una vena ironica (o sarcastica?) più marcata, ma a mio avviso manca di “cuore”, di umanità. La passione che domina questi tre autori, assume nel caso di Jolly le connotazioni di qualcosa che rode, oltre che appagare. Un mio stimabile collega diagnosticherebbe invero uno “stato rivendicativo” abbastanza evidente, ed io non potrei che convenire. Le scene di sesso, ad ulteriore esempio, mi hanno fatto meditare sulla differenza di suspence tra quella d’amore tra John Voight e Jane Fonda nel film “Tornando a casa” e un filmino “hard”. E così infine, invece di ringalluzzirmi, mi è venuto un bel magone dal quale mi ha risollevato solo la consueta capatina serale al bar. E son tornato a casa felice, ma senza sapere perchè….

  4. l ‘ho letto metà. fin ora la parte migliore sono le foto sulle quali mi sono soffermato e che mi hanno incuriosito sulla vicenda eternit. per il resto la lettura è stata piacevole quando jolly racconta qualche aneddoto e terribilmente stucchevole quando fa il filosofo. tutto inondato da una dose di falsa modestia e finta (per me) coscenza dei propri limiti fastidiosi. e ditegli che la guida friulana si chiamava gasparini e non gasperini.
    25€buttati via insomma

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