Corsica

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La scelta della Corsica come destinazione di tre settimane di vacanze arriva grazie ad un costo contenuto del traghetto e alla curiosità di avventurarsi in un’isola la cui fama deve sempre fare i conti con quella della vicina e meravigliosa Sardegna. Naturalmente partiamo forniti di una guida aggiornata del Touring Club e di una guida appena uscita sui numerosi siti di blocchi sparsi in tutta l’isola. Ben presto la nostra attenzione per le informazioni che leggiamo perde vigore a causa dell’abuso di entusiasmo senza distinzione per ogni tappa e zona boulder proposti.

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Salpati a Bastia ci troviamo di fronte a un mare sempre limpido e invitante con spiagge per lo più rocciose, dove il profumo di eucalipto, timo, ma soprattutto elicriso è inebriante; percorrendo pochi chilometri spuntano ovunque piccoli e suggestivi borghi arroccati tra monti e boschi di querce da sughero o castagni.

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E’ lampante il tentativo di sviluppare un’economia che fa del turismo il suo baluardo. L’impegno per la valorizzazione dei prodotti locali si evidenzia in quasi tutte le strade che presentano un cartello con scritto “via vinaghjola” o “via de l’artisan”; ad ogni chilometro un baracchino vende frutta, verdura, formaggi, insaccati o miele rigorosamente corsi.

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Di contro non c’è cartello che non porti i segni di pallini da carabina e viaggiando si intravedono ben poche vigne, piantagioni, greggi o arnie. Alcune cittadine al Nord (Calvi, Ile Rousse) sviluppatesi in prossimità delle poche spiagge sabbiose, sono invase da negozi anonimi e bancarelle di souvenir e, soprattutto in luglio e agosto, sono vittime di un traffico isterico e di parcheggi cafoni che rendono le strade dei sensi unici alternati. Per fortuna basta evitarle e preferire le città più storiche o i paesi meno citati nelle guide ma autentici e fieri della propria identità culturale; oppure basta evitare luglio e agosto così anche il portafoglio vi ringrazierà.

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Nelle nostre vacanze il primo di queste perle è stato Lumio e non a caso visto che nelle sue spiagge spiccano boulder ovunque; siamo sulla costa nord occidentale, il settore suggerito dalla guida è spettacolare anche se piccolo e spesso occupato da turiste in topless che non sembrano propense a fungere da crash pad! Basta comunque spostarsi di poco ed essere noncuranti del cartello che vieta l’accesso ai camper, per avventurarsi in zone meno frequentate e comunque generose di massi interessanti.

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Nonostante i ventisette gradi la prima settimana è sempre ventilata e a parte le abrasioni da ribaltamento e incastro di ginocchio si scala bene e con gran divertimento in un contesto da urlo. Grazie a Mattia recuperiamo uno spirito bambino che ci permette di godere di cose semplici come una lucertola che zigzaga tra le rocce e di gesti spontanei come il saltare da un sasso all’altro senza obiettivi da raggiungere.

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Ci avventuriamo quindi sulla serpeggiante D81, una strada che percorrendo la costa occidentale offre delle vedute eccezionali sul mare a discapito di un costante mal di macchina. Sostiamo presso i famosi Calanchi di Piana, delle scoscese pareti di rocce granitiche rossastre scolpite dall’erosione di venti ed acqua. Alla partenza di un sentiero panoramico che porta ad affacciarsi sul golfo di Porto ci si presenta un bel settore di boulder che secondo la guida potrebbe presentare l’inconveniente di qualche fazzoletto lasciato dai passanti.

 

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La nostra impressione è di essere letteralmente in un bagno ad aria aperta. Evidentemente i numerosi turisti guardano ai massi come rifugi che offrono un po’ di privacy per i propri bisogni fisiologici e non di certo con gli occhi del fanatico sportivo in cerca di un problema da risolvere. Scappiamo verso sud lasciando a qualche sporadico temerario poco schizzinoso gli atterraggi su feci umane.

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In uno della media di ottanta giorni all’anno di pioggia visitiamo Bonifacio assieme ad un’orda di turisti che ha avuto la stessa idea. L’impresa è trovare parcheggio o meglio il parcheggiatore abusivo che si è inventato un negozio fantasma chiedendoti all’entrata dieci euro per posteggiare fino alle 21.00. Merita comunque una passeggiata in questa antica roccaforte genovese che si affaccia su bianche scogliere lontane appena dodici chilometri dalla Sardegna. L’impronta turistica è se non altro rispettosa di tradizione e gusto. Numerose le coltellerie artigianali, i laboratori di artisti locali e gli artigiani che lavorano il sughero per non citare i prodotti enogastronomici; non è lontana e non è da meno Portovecchio.

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Tornando invece al lato sportivo della vacanza a pochi chilometri sulla spiaggia trascorriamo diverse giornate a Capineru, una zona boulder risparmiata dalla frequentazione dei turisti, molto ampia e generosa di bellissimi boulder in un contesto da favola. E anche qui nostro figlio ci stupisce per come riesca ad adattarsi con semplicità alla magia del luogo: come arriva in spiaggia al mattino esordisce con la solita ma significativa frase: “Oh, tuto belo”; quindi pretende che gli si piazzi il crash pad alla base di un sasso che chiamerà per tutto il tempo “mio bu” e che userà come trampolino per salti entusiasmanti. Ci lasciamo influenzare dalla sua allegria e voglia di giocare scalando ogni genere di boulder alla nostra portata.

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Lasciamo Capineru a malincuore ma col desiderio di visitare anche la parte più interna dell’isola.
Segue dal punto di vista della scalata una serie di delusioni e disillusioni nei confronti di quanto proposto dalla guida; per fortuna troviamo degna consolazione in passeggiate, visite e degustazioni.
Innanzitutto il col di Bavella dove il punto di partenza di vari e panoramici itinerari escursionistici è un villaggio di case di pietra con stonanti tetti in lamiera. Il panorama sulle guglie di Bavella è spettacolare: intravediamo una falesia, disegniamo con la fantasia vie di più tiri sicuramente esistenti e identifichiamo la linea della famosa Delikatessen.

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Di contro abbandoniamo dopo dieci minuti di ispezione un settore boulder poco frequentato, poco interessante e poco arieggiato. Lo sport del momento è sicuramente il canyoning: i parcheggi vengono occupati la mattina presto da furgoncini da cui escono gruppi numerosi di avventurieri che si accalcano attorno alle guide pronti a giocare con l’acqua e a scattare qualche foto da mostrare in ufficio al rientro dalle ferie.

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E’ la volta della valle della Restonica nei pressi di Corte. Un lungo canyon scavato dal torrente Restonica, reso accessibile da una strada piuttosto stretta il cui accesso a circa metà è vietato ai camper. La guida propone molti settori e ci illudiamo di trovarne almeno uno di nostro gradimento. Esclusi i più interni perché inaccessibili col camper ne ispezioniamo quattro rimanendo delusi e a bocca asciutta: in mezzo a rovi, completamente in disuso oppure in mezzo al torrente usati come trampolino dai bagnanti. Non comprendiamo poi la selezione di alcuni settori che consistono in un unico masso pannelloso quando il potenziale della valle sembra molto interessante.

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Ci consoliamo visitando Corte, un piccolo gioiello a misura di carnico in vacanza poco propenso al caos. Qui si respira l’orgoglio dei corsi: le mura sono piene di slogan firmati dalla “ghjuventù indipendentista”, il castello è curato, il centro informazioni ben fornito, la via principale godibile.

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Un’altra puntata nella zona di Lumio viene dedicata alla scoperta di settori non relazionati: è il massimo dell’espressione ludica e sportiva farsi ammaliare da un sasso e leggervi dei passaggi per poi scoprire che sono più difficili, più estetici o più banali di quanto pronosticato, la sorpresa è sempre garantita!

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La vacanza sta finendo e non ci resta che percorrere la panoramica e purtroppo dissestata strada che ci porta verso Capo Corso nell’estremità nord (il famoso dito puntato verso Genova) per rientrare a Bastia, goderci l’ennesima amena cittadina corsa e traghettare verso Livorno con nel cuore il ricordo di un altro bel viaggio.

Mariangela, Mattia e Gino

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~ di calcarea su agosto 27, 2014.

Una Risposta to “Corsica”

  1. Cari ragazzi solo per informarvi che vi ho prenotato il corso di nuoto…..a tutti e tre ! Ci siamo intesi no ?

    Ach

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