Discesa da Forca Zouf di Fau a Dierico (sentiero CAI 436)

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Premetto che in questo interminabile anello, il più lungo della mia carriera in mtb, ho collezionato oltre che una consistente bollita anche una serie quasi fantozzesca di inconvenienti e il relativo record di imprecazioni.

Guasto del Garmin, scavallamento plurimo con incastro micidiale  della catena sul movimento centrale, dimenticato occhiali, preso la pioggia al rientro, crampi.  Avrei anche sopportato di peggio, in cambio di una bella discesa sul sentiero che sognavo da almeno 2 anni e avevo già percorso due volte a piedi, in perlustrazione. In effetti lui, il sentiero, di per sè è sia bello che ampiamente ciclabile. A patto però di trovarlo asciutto….cosa che evidentemente a me non è capitata, anzi. Però in questo caso non posso appellarmi alla sfortuna. Bastava valutare  meglio il momento e scegliere un periodo più asciutto.

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Comunque il sentiero CAI 436   che da Forca Zouf di Fau porta a Dierico, già destritto da Alberto in un post su questo blog,  è sicuramente consigliabile ai discesisti. Che lo si raggiunga dalla Val Aupa come nel mio caso, oppure attraverso la terribile salita a Chianeipade e Forchiutta, merita di sicuro almeno una visita. L’anello che parte da Tolmezzo è più lungo e monotono, ma meno impegnativo fisicamente. Quello che ha base a Dierico oppone un dislivello e delle pendenze  da iron  bikers.

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Descrizione: da Tolmezzo a Stazione per la Carnia su asfalto, poi sulla ombreggiata vecchia strada di Campiolo fino a Moggio e da qui in Val Aupa. A Bevorchians si svolta a sinistra verso le case e dopo un fugace  sguardo di incoraggiamento alla Grauzaria e al siluro della Medace,  si prosegue lungamente su pista forestale fino ad un  trivio, appena usciti dal bosco, proprio sulla dorsale tra Aupa e Incaroio. Qui si gira a sinistra in falsopiano, per poi ricominciare a salire. Dopo circa un chilometro (navigatore guasto!!!) in un tornante sinistrorso si vede la tabella di ingresso al sentiero, a fianco di quella per un  pericolo non contemplato dal codice della strada.

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I primi metri del sentiero sono ripidi e non troppo invitanti; se scendete e portate la bici come il sottoscritto non biasimatevi troppo. In seguito, nonostante l’erba invada a tratti la traccia, la discesa è quasi sempre molto interessante, con tratti entusiasmanti, tecnici e qualche breve sezione fastidiosa, dove chi vi scrive ha preferito fare due passi, visto anche il grip modello  piscina.

Si attraversano i prati del Plan da Muèle dove si può sostare per un po’ di relax, prima di riprendere la lunga cavalcata, che con qualche tornante deposita su una pista che lambisce il torrente e porta sulla strada asfaltata, poco prima delle case di Dierico.

Da qui si gira a sinistra e si raggiunge la strada provinciale in direzione di Tolmezzo.

Dettagli: sviluppo superiore ai 50 km, dislivello poco oltre i 1000 metri. Ciclabilità quasi totale. Da rifare quest’autunno!

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~ di calcarea su agosto 11, 2014.

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