Inceneritore o Bonsai?

 

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Verso la fine degli anni ’80 ero in cerca di un posto dove attrezzare una palestra di roccia. Nn amico, che insieme alle vertigini può essere considerato il vero responsabile della mia iniziazione alla droga  dell’arrampicata, mi portò a vedere un enorme masso, uno dei più grandi nel suo genere in Carnia.  In qualche minuto, seguendo nel bosco una traccia incerta che si stacca dalla vecchia statale per Villa Santina  dopo il Rio Confine, arrivammo al masso e, aggiratolo, salimmo sul suo pianoro sommitale, un insospettabile terrazzo con qualche chiazza erbosa e due eroici pini neri solidamente ancorati. Con lo sfondo del Tagliamento e delle montagne di casa dei tolmezzini, mi raccontò, quel posto era stato uno dei suoi preferiti per “morosare” con la futura consorte.

Scendendo mi si staccò un appiglio e volai giù, di schiena, atterrando miracolosamente indenne in un esile ritaglio di muschio tra i sassi. E’ possibile che fosse un segnale: forse la scalata non faceva per me, oppure il masso non voleva saperne di diventare quel che oggi è. Fatto sta che, con peripezie varie ed alterne fortune, quello che alcuni chiamano l’”Inceneritore” ed altri il “Bonsai”, è in questo periodo una delle falesie più frequentate dai climbers locali.

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Per la verità, all’epoca del nostro primo sopralluogo non ricordo un particolare entusiasmo. Tutti i lati strapiombanti, non più alti di 14 15 metri, roccia polverosa. Dev’essere stato per questo aspetto repulsivo che, invece di farlo personalmente , chiesi a Giorgio Madrau di metterci i primi spit. Con la scusa che lui nel periodo invernale non lavorava (“cassa edile”), ma la verità probabilmente era che il posto non mi aveva “acchiappato” più di tanto.

Giorgio prese l’incarico e il trapano e in breve chiodò due tiri. Così un bel giorno salimmo al Masso per provarli. Ricordo che fu un’impresa già raggiungere il primo rinvio. Di proseguire non se ne parlava proprio. Del resto: uno dei due tiri è stato schiodato (potete rintracciare i fix sporgenti appena a sinistra di Seicitrullo); l’altro è un 8b!

mattia inceneritore

Lasciammo da parte sia l’amor proprio che il cantiere, e il Masso tornò a riposare per una quindicina d’anni. Riposare per modo di dire, perché di lì a qualche mese iniziarono ai suoi piedi  i lavori per la realizzazione della disgraziata discarica e dell’inceneritore. Il Masso rugnava: una discarica sul letto di un fiume? Ma gli uomini riescono ad essere più ottusi delle pietre, così i lavori andarono avanti e l’ironia della sorte consegnò poi al Masso quel nome infamante. Senza per fortuna consegnare i rifiuti all’improbabile discarica e alla falda acquifera sottostante.

Nell’autunno del 2002 portai Attilio e mio cognato a conoscere  il masso. I tempi erano cambiati: gli strapiombi e le vie corte non erano più un tabù e la sentenza fu: “ Si.Può.Fare!”. Nel giro di qualche mese tre dei quattro lati del parallelepipedo furono riempiti di spit. Nella primavera del 2003, mentre l’Amariana bruciava e io battevo i denti a San Vito lo Capo, qualcuno aprofittò del mio trapano e dell’assenza del gatto per chiodare delle linee più difficili. La questione fu poi regolata in famiglia.

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Negli anni successivi sono state aggiunte due vie facili sul lato a monte e ben quattro  di grado otto. Qualcuno cominciò anche a mettere le mani sulla vecchia via di Giorgio, che è ancor oggi la più difficile in assoluto del Bonsai.

In più di dieci anni la seconda giovinezza del Masso non è ancora finita. Anzi, a giudicare dalla frequentazione di queste ultime settimane, è nel suo pieno vigore. Il nome “Bonsai”, che fu proposto per dedicare  a questo piacevole angolino di bosco un’ etichetta  più gentile, ha fatto fatica ad attecchire. E anche il bonsai simbolo del masso è capitolato, ancora una volta per la stupidità degli uomini.
Qualche anno fa un masso a monte, sgretolatosi, è precipitato per una cinquantina di metri arrestando la sua inquietante corsa sul lato “oscuro” del nostro, proprio dove non ci sono vie. Adesso salire sulla cima piatta è un attimo. Fateci un giretto, una volta,  immaginando  di stare lì, stesi, in dolce compagnia.

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Ecco l’elenco delle vie:

1) “L’opossum del non plus ultra” 6b. Frase usata da Claudio De Crignis per sottolineare la bellezza di una via, di una sciata o qualcosa di meno atletico ma altrettanto piacevole. In onore ai Claudios.
2) “L’ asino non fa il monaco” 7a/a+. Al rientro da San Vito e dal suo Monte Monaco. Il grado è un po’ calato, col tempo. Ma non per la solita malattia sgradatoria dei climbers, quanto  per la comparsa sul passo chiave di un bel appiglio rovescio che facilita la questione.
3) “ Una compressa e via” 7b. Nome ispirato a “Un panino e via” di Manolo nel settore Arcadio di Cala Gonone. Chiodata un bel po’ dopo le vicine, sembra un po’ compressa, ma ha invece una sua autonomia, almeno fino al penultimo spit.
4) “Incoerenza” 7b+. Su questo tiro fu letteralmente estirpato un grande ripiano che serviva da utile riposo dopo una sezione di continuità e dolore ai polpastrelli. Ci ho imbullonato una presa artificiale, uno dei primi esemplari comparsi in zona (made in Ungheria!), che servì ad attrezzare il muro della Palestra Falcone. Per quanto la via sia fattibile anche senza, sembra che questa enorme zanca goda ancora del favore di molti climbers…
5) “Pane per i tuoi 20” Dedicata a Mattia, che in prossimità dei suoi vent’anni ha lottato con questo 8a più che con molte altre vie più difficili…conta numerose ripetizioni, anche recentissime.
6) “Spigolo” 7c . Gettonatissimo. La variante diretta, chiodata da Gino, è 8a
7) “Sorvegliate il Guru” 7c+ . Parafrasi di “Sorvegliate il Mago”. Si parte come per lo Spigolo, nonostante il primo spit messo a sinistra. Tutto nel finale.
8) “Bonsai” 7b+. Una delle vie meno gradite del masso, forse, ingiustamente, per il suo finale a sorpresa, ingentilito dal ciclamino che spunta dal “buco chiave”. Parte in comune con la precedente.
9) “Seicitrullo” 6c/c+ . Tra le più corteggiate. Meglio pre-moschettonare il primo spit.
10) “Mappa cromosomica” ,7a. Partenza boulder “scoperta” da Gildo. Nel finale è più difficile se non si usa la fessura.

L'Inceneritore sull'Annuario "Up" 2005. Disegni di E. Pinotti

L’Inceneritore sull’Annuario “Up” 2005. Disegni di E. Pinotti

11) “Brontolo”, 7a. Primo passo come la precedente, poi tira diritto alla stessa sosta. Sezione finale su verticali in equilibrio precario.
12) “Microfratture” 7b+/c. Dita buone e piedi di balsa. Partenza e finale autonomi (lo schizzo sulla guida di Versante Sud è sbagliato)
13) “Andropausa” 7b+ Parte e arriva in comune col seguente. Un po’ più duro e meno bello.
14) “Misantropia” 7b+. Bella sequenza su tacchette. Chiodatura ascellare.
15) “Bella scusa, Dentone” 7b+ , il nome viene da L’era glaciale, ovviamente. Uno dei tiri più belli.
16) “L’astragalo ben temperato” 7b. Un osso della caviglia e una monumentale opera di JS Bach. Lungo tiro obliquo che percorre tutta la parete  ovest. Con due varianti di uscita, la prima difficile (7b+?) la seconda più facile (7a+?)
15) “Seba stasse l’8c”, 8a. Nome polemico per una via con un buco migliorato dal trapano, che è stata comunque salita anche “nature”.  Pre – moschettonare i primi due spit, per questioni di astragalo…
16) “Visionario” 8b. La via chiodata da Giorgio negli anni ’80. A chi e cosa pensasse il chiodatore mentre posizionava gli spit su quel liscio lavagnone strapiombante non è dato di sapere. All’epoca scalava al massimo sul 6b….  Liberata da Mattia, che ha abilmente ricostruito una presa rotta sul passo-chiave. Poche ma valorose ripetizioni.
17) “Ubi maior”, 8a. Bella e difficile. Allenarsi su monodito e tallonaggi!
18) “Pasqua con i buoi “7a. Chiodata a più mani in un week end pasquale (2004?)
19) “La ghisa è dietro l’angolo” 5c . Bel riscaldo chiodato dal Balestrone
20) “Venditore di fumo” 5c+
21) “Arbeit macht frei” (Il lavoro rende liberi) 6b+ Breve e poco utile strapiombo.

Qualche metro a valle, su un pilastrino poco inclinato, ci sono due vie per i bambini che ogni anno avrebbero bisogno di un po’ di deforestazione alla base. Come in tutto il resto della Carnia, inoltre, con il caldo occhio a zecche e vipere. Gli animali più dannosi, comunque, rimangono quelli più in alto nella scala evolutiva.

Mattia assicura "a denti stretti"

Mattia assicura “a denti stretti”

Si scala al Masso in tutte le stagioni, volendo. D’estate gli alberi e la brezza lo rendono uno dei pochi posti frequentabili del comprensorio di Villa . D’inverno può essere davvero difficile trovare le giornate buone. Le mezze stagioni, anche  se  notoriamente non ci sono più, rimangono i periodi ideali.

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~ di calcarea su aprile 29, 2014.

5 Risposte to “Inceneritore o Bonsai?”

  1. L asino mi era venuta a vista un di ciao a tutti

  2. Bonsai!
    “Inceneritore” non si può sentire…

  3. “Bonsai” tutta la vita!

  4. Direi “B-on-sight”, che poi la pronuncia è quasi uguale (ammetto di averla copiata da ClaP, esperto in giochi di parole)

  5. …ma non vale.
    Nella prima foto Lampros è in posa plastica: bello, tonico, atletico.
    Basterebbe esibirla alle sue compagne di classe e sarebbe il top della scuola.
    Nella seconda sembra il fantasma di scooby doo:

    E adesso come fa…

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