Mario, Jot e “La Grande Ovest” del Montasio

Vedi questa montagna e questa parete? A 136 anni dalla prima salita alla cima e a 131 dal primo percorso di questo versante, non c’è ancora una via che, partendo dal basso, ne raggiunga autonomamente la cima. Eppure (o forse: purtroppo) si tratta della parete occidentale dello Jof di Montasio che ” …è senza dubbio il versante più imponente del Montasio e uno dei più grandiosi e selvaggi delle alpi calcaree, Dolomiti comprese.” Gino Buscaini dixit.

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E allora? Proviamoci!

Alle 15.00 in punto siamo in cima in una magnifica giornata di luglio. Non anima viva in vista, solo stambecchi femmine con giocui e barbois che saltellano e il loro penetrante odore di bek che promana da rocce e detriti.

E’ fatta e non è niente male come via, direi. – Non male? Scherzi. Bella la roccia, grandioso l’ambiente che dal fondo del buco gelido del glacionevato del Jof Moz ti proietta tra le torri e i pilastri colorati sopra la Cengia del Whalallah da una parte e la parete gialla e grigia sopra i Muschi dall’altra, che contrasti pazzeschi….

Il glacionevato del Jouf Moz

Il glacionevato del Jouf Moz

Vero. Certo, però, che non conto le lunghezze di corda: 27, 30? Non mi ricordo neppure certi tratti, come faremo la relazione tecnica? – Proviamo a ripassare: le placche alla base, promessa di solidità e di delizia arrampicatoria, la logicità della parete che ti porta dove si deve andare, il provvidenziale camino bello solido e appigliato di 120 metri sopra la gola pensile che ci ha aperto la strada verso lo spigoletto grigio che ti dà il benvenuto al Belvedere e le due lunghezze di V sopra la rampa della via di Dogna e… – e i ramponi che bucano  lo zaino nuovo e solo per superare il glacionevato, i tratti friabili che sono toccati solo a me, metti e togli i chiodi (sai che aiuto all’epicondilite)…

Le prime lunghezze sulle placche iniziali

Le prime lunghezze sulle placche iniziali

 la paretina non proteggibile partendo dalla sosta di VII- che ti sei fatto,… – Ma dai che era solo IV! – ..arrampicare con lo zaino addosso e due ore di discesa verso i Piani del Montasio con questa puzza di bek – Pensa se fossimo scesi dal Findenegg più via di Dogna: 1900 metri di dislivello con tratti impegnativi in discesa. Questo è un bel vantaggio che ci concediamo. – D’accordo; ma pensi davvero che qualcuno al giorno d’oggi si sobbarchi 15 ore di arrampicata, magari con dormita all’aperto (sempre meglio delle coperte del Suringar) e tutto il resto? – No, credo di no. Nemmeno se scrivessimo: salita magnifica e grandiosamente incommensurabile che si svolge in ambiente unico  e indescrivibilmente selvaggio e solitario, la roccia sempre superbamente e assolutamente appigliata permette un’arrampicata di incontenibile e immanente soddisfazione.

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Lo spigolo che dà il benvenuto al Belvedere

– Nemmeno se scrivessimo: merita di diventare una grandissima classica che non dovrebbe mancare nel curriculum di ogni alpinista degno di questo epiteto? – No, non credo.- Peccato. Però potremmo sempre scrivere che è libera dalla puzza di bek! – Non dire monate. – No, sai invece cosa ti dico? Siamo anacronistici. – Echisene, prima non c’era e adesso c’è: “La Grande Ovest”.

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Manca poco alla cima ormai

Jof di Montasio 2753 m. – Parete Ovest – via La Grande Ovest .

Mario Di Gallo e Daniele Moroldo   il 25 e 26 luglio 2013 in 15 ore.   

Dislivello  1300 m , 27 lunghezze di corda quasi tutte di 60 m., più vari tratti “camminati” e di I,II gr. slegati per uno sviluppo di oltre 1600 m. Difficoltà complessiva III, IV, 120 m di V continuo, alcuni passaggi di V+; lasciati 3 ch. e 5 cordoni in clessidre o su spuntoni.

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Basiti di fornte alla parete grigia

Epilogo: usciti sul Belvedere ci siamo rivolti alla parete grigia (una parete nella parete), neppure mai tentata da alcuno, affiancata e non meno importante della rinomata parete gialla, già tentata da fior di alpinisti locali e non. L’abbiamo contemplata e supplicata per un’ora, ma ci ha negato l’accesso. “Sono almeno 20 o 30 metri di roccia compattissima e con protezioni chilometriche, posto che si possano fare, prima di raggiungere quella fessura: servirebbe una padronanza arrampicatoria su alti gradi senza protezione, o gli spit”, disse chi ha tirato da primo Fantasmagorica sulla Torre Nuviernulis.

Personalmente ritengo la parete grigia anche più interessante della contigua parete gialla, per compattezza della roccia e qualità dell’arrampicata. Ma la sentenza la lascio volentieri a chi avrà la capacità di superarla.

Mario Di Gallo

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L’autoscatto sulla vetta lo teniamo per noi…

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~ di calcarea su luglio 29, 2013.

6 Risposte to “Mario, Jot e “La Grande Ovest” del Montasio”

  1. Complimenti! L’Alpinismo Classico non muore mai…

  2. bravi veramente , un sogno per molti e voi lo avete realizzato .

  3. Grandi! Si può avere una relazione?

  4. Questa la meritavate davvero voi due, è da un po’ che poggiate mano dalle parti del Rio Moz. Capolavoro, bravi !

  5. Chi desidera la relazione in anteprima scriva a: mario.digallo@alice.it.
    Appena pronta (con questo caldo andrà per le lunghe) vi sarà spedita.
    Saluti a tutti e grazie.
    mdig

  6. finalmente l’ho trovata dopo il racconto entusiasmante del jot è una realizzazione che ha veramente dell’eccezionale complimenti !!! provo un misto di ammirazione e invidia siete grandi !! nini

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