Libero me, liberi tutti!

sardegna 2013 081

“Ciao, scusa…sei di qui?”

“Beh, non proprio, ma conosco bene il posto…cosa volevi sapere?”

“Sai dirmi che tiro è questo?…non lo trovo sulla guida, deve essere nuovo…”

“Infatti: è’ un progetto. Credo sia 7c+…”

“Bene, grazie!…. quasi quasi ci faccio un giro…”

“Ehm, veramente…credo che non sia possibile…la sta provando il tipo che l’ha chiodata. La deve ancora liberare!”

“Ah… ho capito. Ma che differenza fa se la “libera” dopo che l’ho provata io? Tanto mica riesco a farla. E anche se succedesse (non certo a me che sono un bagaglio, ma magari a uno forte …) cosa cambierebbe?”

“Boh, non so dirti…però vedi che ci ha messo un fiocchetto sul primo spit!?”

sardegna 2013 030

“Orpo…sì avevo notato, ma non capivo… anche nel bellunese tanti anni fa mettevano i fiocchetti rossi sulle vie che non potevi provare! Si vede che il rosso non tira più!…è una battuta, ovviamente… ” (il tipo mi sta guardando strano). “Ci faccio un giro senza provare a “liberarla”, così non c’è problema…se proprio ci tiene tanto!”

” Ti consiglio di lasciar perdere…”

“Perchè, scusa? Io credo che non gli dispiaccia. Ci ha lasciato su anche tutti i segni degli appoggi e degli appigli, anche sui maniglioni. E’ evidente che li ha fatti per chi vuol farci un giro. Non sarà mica tanto psaico da doverci mettere tutti quei  segni , sembra un tiro per non vedenti!”

“Lo ha segnato per ricordarsi le sequenze, è ovvio! Per  i suoi tentativi…”

sardegna 2013 082

“Minchia….state messi male a memoria da queste parti! Tutta la falesia è piena di segni, anche sui  5c! Qui “a vista” vi fate solo le birre, eh? Secondo te si è comprato anche la roccia?”

(quanto costerà al metro quadro, in periodo di crisi del mercato immobiliare?)

(adesso il tipo è visibilmente irritato e sta confabulando con il suo amico)

“No… la roccia non credo, di sicuro si è comprato gli spit!”

“Bravo, devo dire…anche a me piace chiodare qualche tiro. Ma preferisco che li provino gli altri prima di me, visto che quando li chiodi te li impari circa  a memoria…che gusto c’è poi a salirli per primi? E comunque credevo che il bello fosse scalarli a vista o rotpunkt, ma che non fregasse a nessuno l’ordine di arrivo!”

“Frega, frega…non ti preoccupare. Siete qui in vacanza?”

sardegna 2013 066

“Si, ci veniamo da tanti anni, ma questa cosa dei fiocchetti ti giuro che è un bel po’ di tempo che non la si vede più da nessuna parte. Credo che neanche Ondra si chiodi i tiri riservati. E due mesi fa siamo stati a Siurana e ci saran stati tre bollini di magnesio in tutto, nelle vie che abbiamo provato…. Chissà….forse son le  mode che ritornano, come i calzoni a zampa di elefante…o che arrivano con dieci anni di ritardo, come dalle mie parti… Speriamo bene…”

(in vacanza ci torneremo di sicuro, ma non a scalare in  questa parete…)

“Comunque credimi: meglio se ti scegli un altro tiro!”

“Grazie, ciao”

sardegna 2013 083

” ma se una (radio) è libera ma libera veramente, ci piace ancor di più perchè libera la mente!”  E.Finardi

~ di calcarea su luglio 15, 2013.

13 Risposte to “Libero me, liberi tutti!”

  1. Campanilismo carnico on the rocks?

  2. …(senza parole)

  3. paese che vai usanze che trovi … ci sono tante vie perché provare quelle che il chiodatore ha riservato per se stesso? Non penso che tu in quella falesia avessi già salito tutte le vie che ci sono, o mi sbaglio?
    In Sardegna ci sono decine di progetti aperti, vuoi liberare un progetto? cerca uno di quelli.
    Magari dalle tue parti c’è l’usanza delle falesie segrete… oppure quella di togliere le placchette …

    Dice il saggio, non giudicare e non sarai giudicato

    • Chissà cosa dice il saggio di una vita intera passata senza giudicare o essere giudicato. A parte lo Psiconano, penso che pochi sottoscriverebbero. Comunque: lungi da noi venire in Sardegna a “provare progetti”! Ci basterebbe, come abbiamo fatto negli ultimi vent’anni, visitare bellissimi luoghi abitati da bella gente e scalare su roccia impareggiabile. Magari “a vista”. Cosa che, anche a giudicare dalle foto pubblicate (fiocchetti a parte), sembra diventata sempre più difficile, considerando l’abitudine di segnare con enormi tratti di magnesio prese e appoggi di quasi tutti i tiri, dal 5c all’ 8 e fischia. Evidentemente qualcosa è cambiato nell’arrampicata, sarda e non. Forse si è tornati indietro o più tristemente si è già andati troppo avanti e l’epoca delle veline e del mifaccioicazzimiei ha contagiato anche questa emozionante particella della nostra vita, che alcuni si ostinano a definire uno sport.Personalmente ho chiodato circa trecento tiri, una manciata anche in Sardegna, per divertimento e con piacere. Non certo per “liberare” qualcosa (la roccia) che immagino si faccia beffe delle nostre ridicole tenzoni. Proprio mentre chiodo, piuttosto che nell’ansia della scalata, mi sento a momenti immerso in quella cosa che piace tanto ai guru della new age: la “mente libera”. Buona scalata a tutti!

  4. Caro amico,
    purtroppo dal tuo scritto traspare più di un giudizio, magari sei stato fomentato da qualcuno oppure, come tante persone che vengono da fuori, avendo iniziato questo SPORT molto prima di noi ed avendo già vissuto determinate fasi, anche tu, hai pensato di poterci insegnare qualcosa di poterci influenzare, di fare in modo che anche noi non commettessimo i vostri stessi errori; perchè era bello quando a Costa Rey c’era ancora la duna di sabbia e in Sardegna c’erano solo 10 scalatori.
    Ma, forse è vero che è meglio non dare quello che non viene chiesto. A volte, un eccesso di zelo o di generosità può offendere o risultare mortificante o invasivo.
    Lasciaci commettere i nostri errori magari quando avremo accumulato la tua esperienza penseremo quello che pensi tu.
    Ma, per ora, personalmente, penso che in tutte le falesie del mondo si fanno segni sulle vie; è un’usanza sempre più diffusa che viene dal boulder.
    Chi è che decide qual’è il grado minimo sotto il quale si può segnare un appiglio o un appoggio?
    L’arrampicata è uno sport, non una filosofia di vita, non un arte marziale, non un luogo mistico, una porta su un’altra dimensione, per me conta solo la realizzazione, dove per realizzazione intendo andare oltre i miei limiti fisici e psichici.
    Anche se l’arrampicata, come qualsiasi altra passione-sportiva, aiuta l’uomo a distogliere la mente dai pensieri quotidiani che la affollano.
    Un’ultima cosa, credo che il tuo giudizio sia influenzato dal fatto che pensi oppure fai finta di pensare che “liberare” un tiro per te non abbia significato.
    Questo è molto strano, sopratutto perchè dici di essere un chiodatore e tutti quelli che faticano e spendono per attrezzare trovano piacere nell’effettuare la prima salita di una loro creatura.
    Pertanto, sicuro che in Sardegna continuerai a trovare sempre bella gente e ospitalità, perché noi siamo maestri nell’essere amici e ospitali con il forestiero e ad osteggiare il nostro compaesano, ti auguro buone arrampicate.

    • Vedo che anche tu esprimi delle opinioni. Pur non condividendole, ne accetto volentieri il contributo. Però, che tu lo voglia o no, la scalata ha sempre avuto certe regole, unanimemente accettate. Le quali, come senz’altro apprezzerai, riguardano anche le “prestazioni”. E, tra queste, le scalate “a vista”. Che sono forse la disciplina più difficile e completa (giudizio mio, questo).E’ risaputo che una salita “on sight” deve essere completata senza informazioni preliminari su dove siamo e come vadano concatenati appigli e appoggi. La qual cosa è praticamente impossibile se un’itinerario è stato tapezzato di segnalazioni (non solo un progetto; a Lecorci quasi tutti i tiri dal 6a in sù). Che venga dal boulder o meno mi riguarda poco. Sarebbe come io rubassi qualcosa e dicessi che fa parte di una lunga tradizione nazionale… Se non viene garantita ai “praticanti” la possibilità di scalare “a vista” (spazzolino!) perchè indignarsi se uno passa un rinvio nella piastrina col fiocchetto e ti prova la via? Il saggio direbbe: “se vuoi essere rispettato, rispetta!” Ciao

  5. Ma non possiamo arrampicare e basta? A che serve farsi mille menate su liberarla, è mia è tua, l’ho chiodata io oppure lui. A che serve? Un tizio vuol riservarsi un tiro? Affari suoi, io al massimo (se mi ricordo) mi riservo un tavolo in pizzeria; trovo il suo tiro? Passo al successivo, semplice. Io non faccio il 9b e non sono un guru dell’arrampicata, lo faccio per piacere mio e basta. Al mare come a 6000 m, sul terzo come sul 7b la mia filosofia è questa, semplice, banale ma sincera.

    • Non fa una grinza. In effetti la cosa che più mi inquieta, non potendo tra l’altro aspirare alla “classifica”, sono stati e sono tuttora (anche qui da noi) i bollini di magnesio. Tu scali con “piacere tuo” anche se trovi tutte le prese segnalate da un bel tratto di magnesio? Io no…

  6. Senza voler parteggiare per nessuno e con il dovuto rispetto per le idee di tutti dico la mia per una volta in modo volutamente duro:

    opinioni e giudizi un c… purtroppo ho letto delle repliche che confermano come il rispetto delle regole, che spesso coincide con il rispetto degli altri, resti sempre più spesso un mera illusione… provate ad andare a spittare qualche storica via trad in Gran Bretagna e spiegategli che voi siete “della nuova generazione” ed avete il diritto di sbagliare…. vi fanno il culo e basta ! E così i segni bianchi, molto spesso anche su pareti gialle (vedi Osp) dove solo un deficente non capisce dove si trova la presa, sono solo una mancanza di rispetto verso chi vuole provare la via VERAMENTE a vista ! Il termine ” on sight”, vi dice qualcosa nella storia dell’ arrampicata ?
    Vogliamo fare poca filosofia e molta prestazione ? Bene. In arrampicata come in altri SPORT esistono delle regole che sono state “SCRITTE” dalla storia di questa “attività” ! Perchè per una volta non proviamo a rispettarle e basta ?
    Saluti a tutti.

  7. concordo pienamente con Andrea, l’etica non è un opinione
    e qualcuno deve esporsi per farlo notare a costo di essere poco gradito alle masse!

  8. Pienamente daccordo con Andrea e Fabio.
    Secondo me la chiodatura di un tiro e la successiva “liberazione” (perdonatemi il termine) da parte del chiodatore per mè è più una cazzata che altro..
    Vuoi chiodare e liberare tiri per primo? trovati un posto nuovo e fallo, non pretendere che nessuno provi un tiro, magari in una falesia “nota”, solo perché c’è un fiocchetto al primo spit!
    E’ preoccupante, delle volte, per un “romantico” dell’alpinismo come me, notare che anche in questa attività o disciplina, non (sport per me), con l’aumentare della frequentazione di massa, si insinuino sempre più sentimenti tipici della società moderna (invidia, mancanza di rispetto ecc.).
    Il rispetto e l’umiltà, se intrapresi, appianano ogni persona allo stesso livello, indipendentemente dal grado che uno fa in falesia.
    Purtroppo è sempre più difficile trovare gente che arrampica per il piacere di farlo, per migliorare la dinamica del gesto, perchè una linea gli piace, magari con grinta e voglia di migliorare, ma senza tanta ansia! Per fortuna (o sfortuna?boh..) non ho granché occasione di frequentare i siti “standard” dell’arrampicata carnica, arrampicando principalmente in un paio di falesie con pochi “intimi” e spesso su tiri da noi chiodati (e magari da altri liberati), ma mi accorgo nelle poche occasioni in cui ciò accade, che non mi manca.. soprattutto se trovo la solita gente che grida ad ogni gesto stile Sharma con due o tre gradi in meno.

  9. […] https://calcarea.wordpress.com/2013/07/15/libero-me-liberi-tutti/ […]

  10. Arrampicata con la corda e bouldering son due specialità diverse.
    Non ha deciso nessuno che regole ed abitudini di una disciplina debbano essere trasferite all’altra. L’hanno deciso semmai, di concerto, la pratica e il pannello – attività, quest’ultima, seppur parente stretta, differente ancora. Bollini e strisce di magnesite son dunque una cattiva usanza che replica l’adesivo di uso indoor e che deriva dalla necessità di un movimento rapido ed al tempo stesso preciso. Ai tempi nostri si preferiva tutt’al più l’applicazione di un poco di magnesio sul bordo dell’appiglio o appoggio, giusto per farlo appena risaltar fra gli altri – roba da toglier con un soffio; ma a frecce e semafori da parete non s’era mai arrivati, in quanto ben chiara era la distanza fra un pannello di legno con prese in resina e la più rispettabile pietra, e l’errore di lettura era sempre considerato possibile, costruttivo e non umiliante, anche sul lavorato.
    Le problematiche sollevate da questa usanza, come si vede, son tre: 1) il rispetto nei confronti della materia (fattore estetico discutibile in falesia, ove cozza con la presenza dello spit, ma anche sui blocchi non è proprio un bel vedere); 2) il rispetto nei confronti del prossimo e di un suo possibile tentativo a vista (di facile risoluzione: basta cancellare i segni fatti alla discesa); e 3) il rispetto nei confronti di se stessi e delle proprie (in)capacità (la memorizzazione è un’abilità allenabile, ad esempio ripetendo a mente o tenendo traccia su carta dei movimenti fatti e da rifare).
    Purtroppo, a riprova di quanto sopra, la stupidità motoria sembra in aumento dal momento che è ormai possibile ritrovare bolli bianchi sia ad indicare prese giganti sul quinto grado, sia ad evidenziare le quattro prese sul 7c+ dove, a ben guardare, ci stan solo quelle. Ma occorrerebbe forse esser molto più forti, o altrimenti appendersi, per potersene accorgere; e noi preferiamo procedere decisi senza intoppi, tirare, lanciare a caso disperati alla presa dopo, al limite farci raccontare la methòde…ma non sbagliare: vogliamo fare, che non è sempre scalare.

    “E se credete ora che tutto sia diverso da prima / perché avete marchiato la vostra sicurezza con una riga / convinti di allontanare la paura di sbagliare / verremo alle vostre pareti corte / e spazzoleremo ancora più forte / per quanto voi vi crediate forti / siete per sempre distorti / per quanto voi vi crediate forti / siete per sempre distorti.” (Canzone del saggio)

    Nel caso che viene qui proposto, il punto n.2 (il rispetto nei confronti del prossimo) viene superato tramite divieto, mentre gli altri due non vengono considerati. La soluzione del caso però è ardua, rientrando in un altro problema ancora che è quello già abbastanza dibattuto della proprietà delle falesie (una volta attrezzate); e seppur personalmente, per rispetto nei confronti di chi lavora, io tenda a dar torto alla smania di consumo dell’utente piuttosto che ad eventuali deliri del chiodatore, dal momento che in questo caso son due chiodatori a confrontarsi, risulta particolarmente interessante la diatriba, che è tutta culturale. Si potrebbe allora chiudere abilmente la questione risolvendola con la somiglianza della parete alla palestra piuttosto che a un salotto; ma il fatto è che la falesia è piuttosto casa comune, tempio, luogo sacro, vita riportata a nuova vita: per cui il rispetto delle libertà ed opinioni altrui – e non dei divieti, nè delle cattive benchè diffuse usanze – riguardo al suo uso dovrebbe essere la prima regola da seguire in luogo dell’arrogante predominio di proprietà ed abuso.

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