Mountain ?

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Forse si sta avvicinando il momento in cui dovremo stabilire se questo tipo di  bicicletta, cui negli ultimi anni ci siamo sempre più appassionati, quella con due ruote ovviamente, ma che dalla prima provocatoria comparsa col nome di “Rampichino” si è evoluta da un  pesante telaio  di ferraglia all’ alluminio e ora al carbonio, con gli ammortizzatori intelligenti e  con le  grosse gomme  scolpite, i freni a disco e mille altre diavolerie, possa ancora fregiarsi dell’appellativo di “mountain”…. bici “di montagna” appunto.  O se non sia più realistico  prendere atto che,  per una serie di motivi che cercherò di elencare,  per questa  bicicletta e per i suoi utilizzatori la montagna sta più o meno diventando quel che è il mare per gli olimpionici del nuoto o la roccia nelle gare di arrampicata.

A questo stavo pensando ieri mentre, aprofittando di una breve e fortunata finestra di asciutto, salivo  per una veloce sgambata fino ai prati di Lunge. Gli stessi pensieri che pochi giorni fa mi tormentavano al rientro dalla insuperabile discesa che dagli Stavoli di Stivane porta a Povici. Sui quali ho rimurginato anche domenica scorsa, imprecando dal Monte Cumieli sul sentiero che porta a Sella Sant’Agnese.

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A che cosa ci serviranno le escursioni  più ampie degli ammortizzatori, i canotti delle selle regolabili dal manubrio, i freni e i rapporti sempre più leggeri e sofisticati, se fra qualche anno useremo le MTB, ex mountainbike, solo  per superare indenni i trabocchetti di asfalto  sulle strade statali e provinciali o la  gimkana della viabilità cittadina?

Forse  in  Lunge o in Stivane ci andremo con la bici da corsa o la city bike e la mtb servirà solo ai garisti, che potranno sbizzarrirsi negli appositi circuiti, dove le mountains  sono solo sullo sfondo, ammesso che ci sia il tempo per accorgersene, tra un passaggio e l’altro.

Per chiarire: stanno asfaltando la strada che da Illegio porta in Lunge e da lì a Lovea, uno degli anelli più semplici e frequentati dai bikers di ogni livello e generazione. Così come hanno asfaltato, qualche anno fa, la strada sterrata che da Curiedi porta in Forca Navantes. E il magnifico sentiero, interamente ciclabile,  che da Stivane porta a Povici verrà spazzato via da una strada.

C’è  chi chiede l’interdizione delle biciclette dai sentieri censiti e mantenuti in ordine dal CAI. Questa proposta, che fino a dieci giorni mi avrebbe fatto incazzare, mi è sembrata molto meno assurda dopo aver visto di persona in che condizioni è stato ridotto il sentiero che scende dal Monte Cumieli di Ospedaletto dopo la  gara di domenica scorsa, impraticabile  anche solo a piedi: una pista di fango larga due metri ha sostituito l’avvincente tracciato originario.

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Chi ha deciso che si deve asfaltare la strada per Lunge? Qual’è il costo dell’intervento? Quale il beneficio? Siamo un paese così benestante da poterci permettere queste opere, e ancor più il mega-svincolo di Socchieve?  O la galleria di Chiusaforte? Salvo che  a qualche progettista e a qualche impresa edile, a chi giova questo utilizzo del denaro pubblico con annesso sfregio del territorio? Chi può illuminarci lo faccia, per favore. Altrimenti crescerà il  sospetto che molte iniziative di “pubblica utilità” prese anche nella nostra zona siano il risultato di una partita di giro e di  interesse personale, più che di una lucida progettualità. E purtroppo la cronaca giudiziaria di questi giorni sembrerebbe avvalorare questi sospetti.

Ma, fuori dalla polemica politica,  mi piacerebbe anche sapere chi ha deciso che, dopo un mese di piogge ininterrotte,  una delle “prove speciali” della gara di Gemona di MTB doveva scendere proprio sul sentiero del Monte Cumieli, con evidente disprezzo per escursionisti e ciclisti che nei prossimi mesi si troveranno sotto i piedi una pista  di fango e non un sentiero. Come possiamo allora inveire contro le moto da trial se con delle biciclette da 10  chili si riesce a fare anche di peggio?

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Che fare? Il territorio, per fortuna, ci viene in aiuto e ci consola. Rimangono tanti appassionanti itinerari da percorrere ed alcuni  da scoprire.  Sta al  buon senso e al rispetto di ciascuno di noi preservarli o, con un po’ di buona volontà, migliorarli.

Rispetto e manutenzione, ahimè,  possono non bastare di fronte alla sempre più spudorata pratica della cattiva amministrazione, della politica corrotta o incompetente. Ma qui ci sarebbe da far i conti anche con chi li ha eletti e continua a tollerarne le malefatte.

Quindi…

~ di calcarea su giugno 11, 2013.

Una Risposta to “Mountain ?”

  1. Caro amico biker, mi trovi d’accordo su tutto ciò che scrivi. Negli anni ho sofferto molto per certe ‘sorprese’ durante le classiche pedalate sui monti della nostra amata Carnia. Potrò sembrare un fanatico, ma la scomparsa di un sentiero per far posto ad una nuova pista forestale è per me come una pugnalata al cuore! Come dimenticare certi adrenalinici sentieri di montagana divorati in sella alle nostre bike ora violentati dalle pale escavatrici! La cosa più triste è sapere che tali strade sono state realizzate negli ultimi dieci anni a causa (o grazie secondo alcuni) alle sovvenzioni europee per lo sviluppo del turismo in bicicletta e della rete di piste ciclabili di tutta europa. Anche il FVG e la Carnia non sono state da meno. Peccato che quando da noi partì tutto, l’allora ‘beneamata’ Comunità Montana della Carnia si intascò parte delle sovvenzioni e solo dopo anni furono costretti ad investire i soldi rimasti realizzando piste ‘ad minchiam’. In più, invece che realizzarle con cura ed ingegno a scopo turistico (vedi ciclabili di fondovalle) la maggior parte di queste servono ai ‘boscadors’ per il taglio annuale una tantum del bosco. Ovvero sono utilizzate per il legname un anno, dopodichè cadono in disuso e, chiaramente non adeguatamente mantenute, costituiscono per lo più oggetti deturpanti del paesaggio. Senza pensare, come detto, alle mitiche ciclabili di fondovalle. Cosa dire dei geniali attraversamenti a raso su tratti di strada statale dove le macchine sfrecciano a oltre cento all’ora. Cosa dire di certi tratti franati e, a volte, non più percorribili, o ad altri completamente invasi dalle sterpaglie? Ma ai grandi capi cosa glie ne frega una volta che i soldi li hanno intascati? Che vergogna! E dopo si parla di riqualificazione della montagna!

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