Febbraio 2013

febr 2013

Una bella serie di realizzazioni arrampicatorie spicca nello scorso  mese di Febbraio. A Madrabau,  Albert e Seba hanno ripetuto la difficile “Rue”. Nella stessa giornata una terza ripetizione, più acrobatica, è toccata al marito di Martina Cufar, Nicolas Potard, che arrivato “a vista” all’ultimo rinvio ha rischiato di bissare  la fenomenale performance della moglie, avvenuta qualche anno fa. Invece: gran volo  sulla  fettuccia di un rinvio  in sede da tempo immemorabile. Per nulla impressionato, le francois ha comunque chiuso  la via al secondo giro. Nella stessa giornata Gino ha “liberato” l’unico progetto rimasto irrisolto a Madrabau, il tettino a destra di “Alè Scibè”: 8a+?

Inoltre in  Cjarandes Seba ha salito  “Duròn” 8a+  e Stefano “Diverdalce”, 8a. Fabio mi segnala  un suo 7c+/8a a Osp, mentre in Parete Rossa Alberto “Di Brazzà” ha ripetuto uno dei tanti 7c e Jasna ha salito “flash” la via del diedro giallo, 7a. Tra le rotpunkt femminili, c’è anche quella di Mariangela su un 7a+ di Braulins.  Complimenti a tutti!

Una serie di commenti al resoconto delle nostre recenti scalate spagnole mi dà l’occasione di sfiorare uno degli “annosi” capitoli del microcosmo arrampicatorio, il più gravido di temibili  conseguenze e per questo forse , voglio sottolineare provocatoriamente, il meno chiacchierato.

Hanno fatto eccezione, e dovremmo tutti ringraziarli,  i commentatori che prendendo spunto dalle chiodature “francesi” in Spagna, si sono concentrati  non sulla  svalutazione dei tiri o il  gossip arrampicatorio ( tra le attività preferite dai climbers), ma su alcuni aspetti più o meno rilevanti della sicurezza durante la scalata: l’attrezzatura di una via , il modo di fare sicura, il volo.

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I commenti che ho citato in apertura si soffermano con cognizione di causa  sul comportamento individuale,  segnalandone la criticità, senza però dare dei suggerimenti per migliorare i difetti. D’altra parte formulare proposte o consigli non sembra così facile: a un assicuratore distratto  o a  uno scalatore presuntuoso ed imprudente cosa si può dire, oltre che “…cazzo fai, collega ?!”

…anche se  non sarebbe male che qualcuno, più competente di chi scrive, si mettesse a scandagliare il fondale delle “false sicurezze”, delle abitudini consolidate che diventano regola senza averne i requisiti logici, proponendo magari  qualche terapia e non solo dicendo quanto alta è la febbre.  Faccio quindi appello a tutti, compreso gli  “esperti”, e soprattutto quelli  con l’esperienza e il buon senso (con o senza distitivo), perchè segnalino le possibili trappole nelle quali chi scala può inciampare e, se ci fosse, un suggerimento per aggirarle.

post dic 2012 007

Per quel che mi può competere, mi permetto di riportare la discussione al campo oggettivo, più facilmente scandagliabile, dell’ambiente in cui si arrampica. Ho scritto qualcosa sulla chiodatura dei siti di arrampicata sportiva e sull’uso del gri gri  tempo fa su questo blog, ospitando anche  gli interventi di due amici esperti e molto autorevoli. In questo periodo, inoltre,  sono comparsi su vari siti internet i contributi prodotti dall’osservazione e dalla verifica di alcuni materiali di uso corrente (tasselli a espansione, moschettoni, fettucce) che dovrebbero aver messo in guardia almeno i più rodati frequentatori delle nostre falesie da alcune “false certezze”….

…ad esempio quelle per cui anche se uno spit è mal posizionato e fa lavorare male il moschettone, anche se la fettuccia o il cordone hanno dieci anni (di permanenza in parete con temperature tra i meno 8 e i più 30) e i moschettoni di sosta vengono dalla ferramenta e sono perdipiù consumati, anche se tra il primo e secondo spit se voli ti spiattelli e la sosta non ha un bell’aspetto……comunqueeeee: “se non è successo finora, perchè dovrebbe capitare a me?”

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“Rock and Ice”

Concretamente: mi pare  più facile cambiare una fettuccia o un moschettone che insegnare l’ “ATTENZIONE!”, che si può predicare e pretendere, ma alla fine uno deve far propria per abitudine e convinzione. E comunque difficilmente  riesce ad essere  totale. Figurarsi poi se si passa al campo ancor più specialistico dell’ assicurazione “dinamica”, che come l’araba fenice “ovunq’ essere si dice ma ove sia nessun lo sà”.  Ho sentito almeno cinque spiegazioni di come ci si dovrebbe comportare e nessuna, anche stando agli incidenti che si verificano, infallibile.

Per quel che ho capito, credo sia fondamentale mettersi in condizione di non costituire un contrappeso inamovibile: visto che saltare “in tempo” è difficile , soprattutto se chi vola è a 20 metri di distanza (servirebbe la vista  di un falchetto e il tempismo di un batterista jazz) , nei momenti che mi sembrano più critici cerco di stare su una gamba sola (?!) o, se il terreno non è sufficientemente regolare, in punta di piedi. Così sono abbastanza sicuro di essere “tirato via” quando  lo scalatore vola. Mi pare un buon sistema. E’ difficile praticarlo se contemporaneamente si sta parlando al cellulare, facendo fotografie, guardando scollature e lati B, mangiando Pavesini o leccando cartine.  Per il momento ho smesso di fumare….

Un’altra proposta che mi sento di avanzare  è tenersi nello zaino, assieme a tutte le più moderne diavolerie, anche un bel secchiello per tornare, in certe occasioni e tra scalatori “evoluti”,  al modo di assicurare che ci fa tanto sorridere quando lo vediamo penzolare dalle imbragature di teutonici ed  est-europei. Chi ne sente la mancanza, può portarsi anche la paletta e gli stampini.

post dic 2012 015

In generale, comunque, credo che “far sicura” bene sia difficile. E’ una tecnica che andrebbe insegnata di più e  rimproverata più spesso. E che dovremmo “consegnare” in mani assolutamente fidate, specie se ci mettiamo su un tiro critico, “a vista”, o chiodato a Pechino. Non son mai riuscito a capire i climbers che  scalano con decine di compagni intercambiabili, ma questa è una storia di gusti più che di sicurezza. A me di scalare con chi non conosco e apprezzo almeno un po’ non me ne frega niente: piuttosto vado in bici o a sciare. Certo che, per una intuitiva questione statistica, se gli assicuratori  distratti sono il 20%  del totale, meglio scalare con 10 persone che con 100….

Tra le foto pubblicate trovate una pagina dell’ultimo numero di “Rock and Ice”, dove un articolo affronta proprio il tema dei materiali “fissi” in falesia:  un bell’esempio di rinvio consumato e di fisso ideale. Qualcuno sa dirmi se quello che si vede nella foto si trova in commercio?

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~ di calcarea su marzo 10, 2013.

9 Risposte to “Febbraio 2013”

  1. Dopo aver comprato un secchiello (appunto dopo aver polverizzato un calcagno ad un collega) mi sono sentito dire che la statica si fa anche con quello e che in falesia è meglio il gri (non stefano) proprio a causa delle maggiori distrazioni presenti. Della serie meglio una statica con un gri che arrivare a terra con un secchiello.
    n.b. Il Verza dice che non bisogna MAI distrarsi!

    • Commento il tuo commento con le informazioni che ho, di seconda mano. Non mi risulta tu fossi distratto. Forse il metodo di “saltare” quando si vede cadere il compagno non è il migliore. Poi semplicemente ci sono voli in cui ci si può far male, anche con la miglior sicura possibile. Vedi ad esempio Marino in montagna, qualche mese fa: volo di più di 20 metri su due mezze corde, senza grigri ovviamente: frattura del piede (si potrebbe anche dire che è andata bene…). Come sai, perchè eri lì, a Madrabau due domeniche fa c’è stato un volone su Rue con arresto statico e nessun danno. Sembrerebbe non esserci una soluzione certa. Però se fossi in te il secchiello lo proverei ogni tanto, giusto per avere un’opinione tua. L’ideale sarebbe trovare da qualche parte un’indagine che abbia confrontato i vari metodi, se c’è.

  2. no no.. il verza essendo essere superiore oltre a non distrarsi MAIII non sbaglia MAIII 🙂
    effettivamente pero l idea che suggerisci(doc) di stare in punta di piedi potrebbe essere gia un buon inizio, almeno come idea di partenza per farci entrare tutti in una certa ottica, cioe non di “trattenere” opponendo il proprio peso, ma di accompagnare il volo..
    ps.. non ho mai capito perche il secchiello dovrebbe rendere il volo meno statico rispetto al gri(ne padre ne figli) sui monotiri

    • Il secchiello non blocca completamente lo scorrimento della corda; evidentemente richiede maggior attenzione. Non ti so dire se quei pochi centimetri facciano la differenza, specie se si tratta di un volo lungo e di arresto su qualcosa di sporgente (cengia, canna,ecc). Per questo mi piacerebbe leggere qualcosa di più documentato. Posso però dirti con certezza, perchè da assicuratore mediocre mi è successo più volte, che saltando hai il 50% di probabilità di fare giusto: se sei nella fase ascendente del salto quando il tuo collega va in tiro, fai bene. Se stai scendendo fai peggio che da seduto a terra, con lo sguardo perso all’orizzonte….

  3. Mah, l’idea di stare in punta di piedi non la vedo come una soluzione al problema; mi spiego: per avere senso dovrebbe diventare una regola, e quindi dovrebbe essere applicata sempre, quindi sia al primo tiro quanto all’ultimo, ma avete provato a stare in punta di piedi per 20 minuti per 5-6 tiri e con il collo in su? Dopo la sicura invece di arrampicare viene voglia di riposare! Poi dipende moltissimo dal peso della coppia, quando arrampico io e chi mi fa sicura di solito pesa meno di me, non c’è problema nel sollevarlo in caso di mio volo, a meno che non opponga resistenza attaccato ad un albero! Quando invece faccio sicura a una climber che pesa anche 30 kg meno di me, se vola alla fine del tiro, tra attrito e il mio peso, posso saltare quanto voglio, ma non sento nemmeno lo strappo; credo che sia il momento di brevettare un gri-gri con l’opzione scorrimento della corda per 50-100 cm., poi si blocca, al lavoro ingegneri :-)!

    • Grazie Luciano. Ovviamente intendevo dire che in punta di piedi ti metti quando il tipo sta per volare, se hai modo di capirlo o se te lo urla. D’altra parte anche chi salta per fare dinamica non lo fa per 120 minuti. Prendere la decisione e mandare il comando agli arti inferiori non credo prevedano tempistiche differenti, a seconda che tu ti sollevi sulle punte o che salti. Se poi hai un compagno che pesa 10 chili meno di te, cribbio ( e uveite!), o ti metti in dieta o lo zavorri!

      • Prego 🙂 . Però il problema è proprio in questo punto: che spesso chi cade non ha la possibilità di avvertire e chi fa sicura è convinto che in quel punto chi scala non cadrà mai, quindi si distrae (“lì non è mai caduto, cadrà mica adesso”) ed ecco che proprio lì parte il piede, si spezza una tacchetta ecc. ecc. e la sicura diventa staticissima… comunque proveremo anche questa dai, e sulla dieta hai ragione, ma più che dieta dovrei far digiuno 😉

  4. no.. perche mentre il compagno arrampica gli si presta continuamente attenzione. nel momento in cui uno vola inaspettatamente o meno si ha il tempo di trattenerlo in modo dinamico.
    Essendo un automatismo bastano frazioni di secondo, e il volo concede questo lasso di tempo. anche perche il gesto(salto o punta di piedi )va ovviamente fatto non a inizio volo (appena perdo contatto con la parete), ma quando si inizia ad essere “appesi sulla corda”. se fai un volo lunghetto hai voglia che hai il tempo di capire che fare..no?
    effettivamente pero facendo cosi la sicura affatica, perche richiede gran concentrazione. a me e capitato spesso di far molta fatica assicurando qualcuno su tiri con molte varialbili, forse a causa della mia poca esperienza..

  5. questi non sono certo statici

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