Scalare a Siurana e Arbolì

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Da Barcelona a Cornudella de Montsant c’è un’ora e mezza d’auto che potrà sembrarvi lunga  se non avete idea di cosa vi aspetti. Lasciare una città così bella per andare a scalare può anche mettere qualche incertezza (Le ramblas o “La Rambla”?), ma basteranno due vie di riscaldamento per convincervi di aver scelto l’abbinamento giusto.

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Siurana, la prima delle due falesie che abbiamo visitato, è uno dei posti più belli che ho visto in vita mia. Roccia magnifica, vie lunghe e varie (tacche, buchi, linee naturali, inclinazioni sempre interessanti), ambiente strepitoso, aderenza ideale (un posto così frequentato con un’altra geologia sarebbe ridotto come il lavabo del bagno).

Orientamento di tutti i tipi, frequentabile  quindi in ogni stagione, e pulizia alla base della parete. Unico neo, che come tutti i nei può anche risultare piacevole, la chiodatura!  Dopo una lunga e colpevole assenza dalle pareti francesi, ci eravamo dimenticati di come la chiodatura, al di là delle alpi,  possa  non essere una consolazione.

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A differenza dall’Austria, però, qui la scelta della posizione degli spit, pur essendo a volte anche molto stiracchiata, è quasi sempre razionale e azzeccata. Un’autentica chiodatura “francese”! Con l’attenuante che gli spagnoli sono più simpatici. Scalando su queste vie mi son chiesto più di una volta se non stiamo sbagliando qualcosa, qui in Carnia, su questo argomento. La chiodatura ravvicinata ha di sicuro i suoi vantaggi scontati, ma se lo sconto è troppo grande può sorgere il dubbio che si ha quando la merce è troppo a buon mercato.

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Dopo le prime due-tre vie di riscaldamento e di tontonamento nel settore “Esperò Primavera”, abbiamo pian piano riscoperto il piacere perverso della scalata con salivazione zero  e  antenne sempre ben alzate. Salvo un solo passaggio sul 7a di “Remena Nena”, nel quale come direbbe Marino ho visto “la morte in faccia”, e qualche primo spit un po’ troppo alto (chi ha la “furba” se la porti orgogliosamente nello zaino) , le vie sono ben attrezzate. Mi sento comunque di  sconsigliare degli inutili eroismi a chi non scala abbastanza disinvoltamente sui 6a italiani.

Siurana

Siurana

Abbiamo scalato solo in un settore, ma il comprensorio di Siurana annovera decine di falesie tutte facilmente raggiungibili in pochi minuti di cammino, prevalentemente orientate a sud. Le difficoltà spaziano dal grado V (nella bellissima guida “Tarragona climbs” recuperabile su Amazon a circa 30 euri, spesi volentieri, la classificazione sotto il 6a è sempre genericamente indicata con il “buon quinto” UIAA) fino al 9b, che vi consigliamo di sbirciare tanto per dire di averlo visto, una volta nella vita.

A fine scalata è obbligatoria una sosta ristoratrice nel piccolo accogliente Bar “Rifugi Ciriac Bonet” appollaiato sul cucuzzolo dell’incantevole borgo di Siurana, pochi passi a piedi dal parcheggio principale. Sembrano veramente entusiasmanti i settori posti sotto il paesino, dirimpetto alla parete del “Falco” di Arbolì, che si scorge in lontananza.

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Proprio al “Falco” abbiamo dedicato la seconda giornata di scalata, che nei programmi a tavolino pensavamo di passare lungo l’interminabile  barra di conglomerato di Montsant, incredibile (almeno stando alle foto) falesia posta a nord di Cornudella, ben visibile dal paese: 600 tiri in 20 settori! Ma al risveglio le nubi la ricoprivano interamente e abbiamo preferito, considerata anche la quota (oltre i 900 mt. slm) spostarci un po’ più a sud. Il trasferimento è comunque solo di pochi minuti d’auto: come si vede chiaramente nella foto qui sotto ad Arbolì si scala con vista sul paese di Siurana. E se l’inquadratura fosse un po’ più ampia si scorgerebbero in alto le pareti di Montsant.

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La roccia del “Falco” è simile a quella di Siurana e può ricordare quella dei “Tacchi” di Jerzu in Sardegna. Le vie più interessanti sono dei lunghissimi e articolati 6c-6c+, ma in generale nessuna di quelle  che abbiam provato sia qui che a Siurana meritano meno di 4 “stelle” (8 nella classificazione di Moscatelli, che darebbe però anche un bel “falcetto” tra i commenti).  Chi può disporre di una corda lunga 80 metri ha di sicuro qualche possibilità in più, visto che quasi tutte le lunghezze superano i 30 metri e a volte arrivano ai 40! Nonostante il tempo uggioso e la quota ancora attorno ai 700 metri, abbiamo avuto freddo alle mani solo nel primo tiro di riscaldamento e ci siamo divertiti un casino…quasi tutti!

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Per scalare a Siurana, Arbolì e Montsant conviene far base a Cornudella, un paesino grande come Cavazzo che ha due ristoranti (purtroppo chiusi durante la nostra breve permanenza), un simpaticissimo Bar ritrovo di climbers (El Rifugi) dove si mangia discretamente (ottima la Pizza!), un negozio di materiale per scalata, due piccole filiali di Banca, un panificio, alcuni negozi di generi alimentari e almeno quattro parrucchiere!

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Chissenefrega, direte voi (soprattutto Balestra)…ma una di queste, la signora Teresa Giral,  ci ha ospitato nelle sue accoglienti camere in affitto (senza breakfast ma con bagni più che decenti e riscaldamento energico) per 20 euro a notte (www.calgiral.com). Le camere hanno la connessione wi-fi a pagamento, mentre il panificio- pasticceria, dove fanno colazione molti scalatori, ha internet gratuito, sempre in wi-fi. Come tutti i bar di Arco, no?!?

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Foto Matteo

La logistica di un viaggio simile al nostro potrebbe contemplare un volo AR da Treviso a Barcelona (o Girona)  con le solite tariffe Ryanair e un po’ di attenzione al peso dei bagagli. Chi volesse fermarsi a Barcelona dovrà ovviamente cercarsi un B&B, hotel o appartamento. Il nostro appartamento, in centro, è costato 800 euro per 6 notti, con sei posti letto). Il noleggio auto è a pochi metri dall’uscita del Terminal. In meno di due ore si arriva a Cornudella de Montsant. Autostrade a pagamento non proprio regalate, ma gasolio a 1.4 euro.

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“Tapas”

Al rientro a Barcelona ci siamo regalati lo spettacolo dei giochi di luce delle fontane di Plaza de Espana (ogni venerdì e sabato sera) e abbiamo cenato all’aperto (16 febbraio!)  in un ristorantino di cucina giapponese sotto casa, molto piacevole se si escludono gli equilibrismi con le bacchette per il riso: mettete nel bagaglio, oltre alla “furba”, anche una forchetta.

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~ di calcarea su febbraio 26, 2013.

6 Risposte to “Scalare a Siurana e Arbolì”

  1. Sull’argomento chiodature, io rimango perplesso sulla situazione in carnia.

    Se mi guardo in giro quel che vedo è: assicuratori distratti che non danno corda quando dovrebbero, assicuratori distratti che non fanno dinamica, assicuratori distratti che non guardano cosa succede. Conseguenza: non ci si fida di chi tiene la corda e si cerca la spittatura al metro.

    Si confonde cioè la spittatura con la fiducia all’assicuratore. Spit lontano non è sinonimo di morte certa, falcetto o altre amenità. Non necessariamente, almeno.

    Ho fatto dei plani interessanti con Chen, Polo, Veritti, Cristian, giusto per citarne qualcuno: mai successo niente.

    Ho rischiato di più quando l’assicuratore dormiva in piedi e non faceva quello che avrebbe dovuto.

    Una volta Cristian mi ha detto: “Fare sicura mi consuma le energie tanto quanto arrampicare”. La cosa mi ha fatto riflettere. E in effetti è la stessa persona che mi assicurava a Warmbad quando sono caduto con la corda in mano mentre spittavo il secondo (SECONDO) rinvio di un 7c+. Risultato? Non è successo niente, non sono arrivato per terra e non ho sbattuto da nessuna parte: tutto calcolato precisamente, e la spittatura non era ravvicinata.

    Con questo non voglio dire che si può volare tranquillamente ovunque, ma troppo spesso si confondono i due concetti.

    L’argomento mi sta a cuore. Non perchè cerchi l’adrenalina o altre fesserie. No: il fatto è che con la spittatura al metro è più il tempo che si perde a fermarsi e a spittare che quello in cui si arrampica.

    Si interrmpe il movimento.

    Più che ad arrampicare, si pensa ad arrivare al prossimo spit e basta (concetto sbagliatissimo in arrampicata, secondo me).

    Ok, fine del pippone.

    Ma sono l’unico che la pensa così?

  2. e qui si intromette anche il buon verrit! che non perde occasione per stare zitto e farsi gli affari propri.
    Diciamo che anche io la penso come il buon ducaconte essendo cmq il primo a cagarsi in mano quando c e da volare.
    All’ inizio ovviamente non volavo mai, poi poco a poco ho iniziato a prendere confidenza con le precipitazioni.
    NON perche piu aumenta il grado meno ci si “fa male”, MA perche imparare a fidarsi di se e del sistema é un processo che richiede anch’ esso allenamento. E faticoso e scomodo.
    Si preferisce allenare le dita o la tecnica perchè seppur faticosi ( per chi lo fa almeno), sono sicuramente meno ..umilianti (credetemi non capisco perche uso questa parola ma è il meglio che ho potuto fare).E aggiungo anche impotenti (idem come sopra).
    Quindi non ci sono scuse, A UL TIGNUT!!
    ..Sia le prese che il culo ben serrato..

    P.S.
    per chi NON crede che l’ imparare a volare sia un processo bensi una dote genetica, gli presenterò un amico che da ansionevrotremorarrampicatore si è trasformato in un risolutissimo buddha-ninja

    —FINE SECONDO PIPPONE—

  3. Ehhh… a parole siamo tutti bravissimi spittatori; quello spit andava 20 cm. più in basso, quell’altro 30 a sinistra, qui ce ne sono troppi, in quella via l’obbligatorio è troppo duro ci voleva uno spit in mezzo ecc.; chi attrezza una falesia sa già in partenza che non potrà accontentare tutti, se vuole creare un settore diciamo d’elite, con obbligatori… obbligatori, allora può tenere la spittatura più alla Ceuse, selezionando severamente la “clientela”.
    Se l’intento è quello di creare un luogo anche di aggregazione oltre che di celodurismo arrampicatorio allora procederà come è stato fatto nella “costiera carnica” con il risultato che le falesie sono sempre ben frequentate; certo l’adrenalina è una componente che non dovrebbe mai mancare nel nostro sport (vuoi mettere la soddisfazione di arrivare in cima ad una via magari a vista con gli spit kilometrici! Ma anche un bel voletto a 30 cm dalla catena con lo spit 4 metri sotto…) però potrebbe essere controproducente per chi si avvicina all’arrampicata, per cui non sarebbe male se in una stessa falesia potessero convivere entrambi i tipi di spittatura (ben segnalati alla base comunque!).
    Per quanto riguarda la sicura, concordo con chi mi ha preceduto,
    * fine del terzo pippone *

  4. si pero se si sta provando un 7a (grado casuale che presuppone un miniomo di confidenza con l’ arrampicata ) e ci sono voletti potenziali di piu di un metro non muore nessuno. Se si fa il 7a e non si vola neanche morto ecco un qualcosa su cui si deve lavorare.
    Se poi si prova la via e non si fa nemmeno l ombra di un singolo per cui serve l’ azzero, allora si è evidentemente cagato fuori dal vasetto..
    Sono pero d accordo con te che pero su vie da principiante sia buona norma una spittatura al metro.. per sicurezza e propedeutica.

    e cmq era un ragionamento generale.
    Non era assolutamente per dire al doc :”qui hai spittato cosi e li colà”, figuriamoci..

    • Ah, tranqi, non era riferito a te ma parlavo in generale, anzi forse di più a me che con l’invecchiare mi lamento sempre più 🙂 … altrimenti ti avrei risposto come adesso, sul tuo intervento

  5. concordo con Lucianotarcint, bello sarebbe riuscire a chiodare le vie per i principianti corte e con distanze tra gli spit piu vicine mentre quelle più dure lunghe ma sicure. Penso che se dovessi fare una cosa simile però avrei bisogno di un aiuto per capire dove mettere bene gli ancoraggi, perchè tutto è più facile quando la chidatura è ravvicinata, anche sbagliando non si rischia.

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