Giovanni Battista

  Non dev’essere un uomo simpatico, Giovanni Battista, penso, infilando l’ingresso della sala. Talentuoso, questo è indubbio. Probabilmente geniale. U n passo avanti agli altri, acuto di occhio e lesto di mano. Osserva qualcosa che gli altri non vedono  e mette in discussione, facendo scuola delle sue trovate.
  Però anche uomo furbo, che sceglie gli amici e i conoscenti, quando occorre: li ammalia, li avvince, li trasforma nei suoi più grandi fan. Ancora oggi, che, nessuno lo può negare, il tempo è passato anche per lui, è molto apprezzato, lo si vede dal viavai della gente che gli ronza intorno. In questo è uomo del suo tempo: sa che occorrono i supporters, per fare ciò che più ama…
…dipingere, è chiaro. Giovanni Battista è il Tiepolo, naturalmente. E le sale sono quelle di Villa Manin, in perfetto pendant con l’esposizione. Non amo il Settecento, artisticamente parlando. Il Rinascimento mi emoziona, il contemporaneo mi stura energicamente le sinapsi; il Settecento mi fa prudere il naso, di solito. Come quando si trattiene uno sbadiglio. Questo non mi impedisce, però, di godermi questa mostra.
 
  Il percorso proposto è vagamente cronologico, qualche raggruppamento per genere e soggetto o per fase esistenziale. Ci sono i bozzetti dei grandi affreschi, dai quali si intuisce la monumentalità delle opere di cui sono lo specchietto. Ci sono gli studi, gli schizzi a gesso, di mani, volti e drappeggi. Ci sono, sorprendentemente, i disegni di pulcinelle, le allegorie, irriverenti e amare, di vizi e virtù, satira dei tempi. Ci sono i martiri e le apoteosi di santi, i miti classici, le scene bibliche.
  Una mostra poco didascalica, asciutta nelle scelte espositive, letteralmente di poche parole nei testi. Per chi apprezza, farsi accompagnare dalla voce dell’audioguida non è male, altrimenti, se non si è degli esperti, il rischio è di restare con la sensazione di essersi persi qualche cosa.
 
  Anche dall’audioguida, comunque, esce poca biografia: l’artista rimane dietro alle sue opere anche quando escono momenti privati, come il ritratto a gesso del figlio Lorenzo, oppure gli scorci di Udine realizzati nel tempo libero, durante il suo soggiorno per realizzare, insieme al figlio Giandomenico, l’Oratorio della Purità. Fa sorridere la deformazione per cui anche una visuale rasoterra viene raffigurata vista da sotto in su, come i grandi affreschi, necessariamente deformati per essere apprezzati dal fedele che alza lo sguardo alla cupola o al soffitto di una chiesa.
 
  Esco dall’ultima sala non stremata come spesso accade, ma pienamente soddisfatta dalla raccolta di opere – provenienti dai maggiori musei del pianeta – che ho potuto ammirare. Affascinata. Ammaliata, anche. Che dire, niente male questo Giovanni Battista…
Daniela
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~ di calcarea su febbraio 12, 2013.

8 Risposte to “Giovanni Battista”

  1. “Non dev’essere un uomo simpatico, Giovanni Battista, penso, infilando l’ingresso della sala. Talentuoso, questo è indubbio. Probabilmente geniale. Un passo avanti agli altri, acuto di occhio e lesto di mano. Osserva qualcosa che gli altri non vedono e mette in discussione, facendo scuola delle sue trovate.
    Però anche uomo furbo, che sceglie gli amici e i conoscenti, quando occorre: li ammalia, li avvince, li trasforma nei suoi più grandi fan. Ancora oggi, che, nessuno lo può negare, il tempo è passato anche per lui, è molto apprezzato, lo si vede dal viavai della gente che gli ronza intorno. In questo è uomo del suo tempo: sa che occorrono i supporters, per fare ciò che più ama…” Senza vedere le immmagini dell’ articolo,
    leggendo i primi paragrafi ho pensato per un attimo che il Giovanni Battista in questione fosse il nostro DOC! Ma invece non era lui!

  2. Ma allora… la “sottile, arguta ironia giocata sull’omonimia” risalta agli occhi dei calcarei! Ergo, Nomen omen…
    Queste sì che son soddisfazioni. Grazie Attilio (Attilio? Saluti a Rica?!)

  3. Da uomo furbo, che sceglie gli amici e i conoscenti (ma come sceglie, bene o male?!) sento puzza di smancerie….

  4. A questo punto però devi però giustificare lo “svelto di mano”, se no qualcuno potrebbe immaginare una conversione dell’ultim’ora (sulla via di Arcore) al verbo e ai modi del Cavaliere!!

    • Per evitare confusione da omonimia e doppi sensi, vista anche l’ultima abbondante nevicata, proporrei di rinominare il Doc “Giovanni Battipista”; poi, per quanto riguarda lo “svelto di mano”…

  5. Ma io parlavo del Tiepolo, in quanto pittore, perciò svelto di mano! In realtà suonava bene per chiudere la frase, pura licenza prosaica. Quanto a quel tipo di conversioni, non mi sognerei MAI di fare simili allusioni! Povero GB. Sei feroce, Attilio. Questo è troppo perfino per lui. E non parlo del Tiepolo stavolta..

  6. Chi, se non l’esule triestincarnico Furio?!

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