“Madrabau” (Villa Santina)

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Passando in auto o in bici ai piedi della parete della Radime, che si entri o si esca   da Villa Santina, lo sguardo dello scalatore non può non essere catturato, a suo rischio e pericolo, dal susseguirsi di lavagne gialle e grigie accatastate tra l’altopiano di Lauco e il fondo valle. Ne sa qualcosa lo specchietto retrovisore di almeno una grossa auto familiare….

 Dappertutto si intravedono possibilità e si immaginano righe di spit ; tranne dove davvero ce ne sono, e tante. E’ il caso della parete che si intuisce alle spalle del  sinistro profilo del Cimitero di Villa. Chi direbbe che quella che sbuca tra gli alberi, chiusa in alto da un caratteristico tetto ad arco, è la falesia di arrampicata più frequentata negli inverni dell’Alto Friuli?

Meno di ogni altro l’avrebbero immaginato i suoi scopritori, che ci capitarono sopra, scendendo dall’alto come le  foglie, in un autunno di trent’anni fa. Anche perché, a quell’ora del tardo pomeriggio, non si vedeva né la parete né nient’altro attorno, a parte il riquadro fiammellante dell’ultimo domicilio conosciuto, provvidenzialmente illuminato dai ceri per il 2 Novembre.

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Anche grazie ai lumini, Giorgio Madrau, Lucianino Candido, ed io  riuscimmo, dopo l’ultima calata del pomeriggio ormai diventato buia serata, a raggiungere la Statale e la salvezza, non ancora eterna. Dopo aver perlustrato la parete alla ricerca della linea per una via che la percorresse interamente, scendemmo su una corda fissa  proprio sopra il tetto ad arco, lasciandola appesa, fissata a una sosta. Risalendo quella corda fissa iniziarono i lavori per la chiodatura della “Parete del Cimitero”.

Protagonista di alcune prime chiodature fu Giorgio Madrau, il più esperto trapanatore di falesie dell’epoca, avendo attrezzato gran parte della “Palestra” di Betania (Monte Strabut) nientepopodimeno che con un trapano collegato a un compressore da un cavo di una cinquantina di metri. Giorgio, autista di betoniere, passava gran parte dell’inverno a casa in “cassa edile”  e dedicò molte ore anche alla spazzolatura del muro che va da “Sulla Collina Nera” alla “Resa dei Conti”. Anche dal parcheggio si notava chiaramente il riquadro più chiaro sottoposto al trattamento-Madrau;  al suo strisciare sulla roccia con la spazzola in mano  si ispira il nome dato alla paretina.

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Giorgio Madrau

 Nel primo inverno furono chiodate da me e da Giorgio cinque vie sul muro verticale e  una, molto più difficile, proprio lungo la linea della prima calata notturna. Per questo tiro si sussurrava timidamente la possibilità che fosse un 8a!  Iniziò la frequentazione, favorita dalla buona esposizione al sole e dall’assenza di vento; ma i tiri erano abbastanza difficili, dal 6c+ in sù, e i climbers più o meno sempre gli stessi. Tra di loro anche una qualficata rappresentanza del comelico, capitanata da Gildo Zanderico e Gino De Zolt e i cadorini Icio Dall’Omo,  Sandro Neri e compagni, che quasi tutti noi consideravamo dei fuoriclasse. Un sabato di inizio primavera arrivò con loro un giovane che sbalordì tutti salendo “a vista” “La resa dei conti”, un 7b che aveva respinto i tentativi “on sight” dei suoi più illustri compagni. Ho saputo solo molti anni dopo il suo vero nome, perché quel pomeriggio  tutti lo chiamavano  “Canon”.

I nomi dei tiri furono in gran parte ispirati dalle mie letture di quel periodo: Saul Bellow (“La resa dei conti”) ,  Truman Capote (“L’arpa d’erba”, “A sangue freddo”), Joseph Conrad (“Cuore di tenebra”), Gunter Grass (“Anni di cani”), Bruce Chatwin (“Sulla collina nera”), Kurt Vonnegut (“Hocus Pocus”) e Don De Lillo (“Rumore Bianco”).  E “Tony Manero”  per noi era Toni Cattarino e non John Travolta.

rue

Nico e Toni su “Rue”

All’incirca un anno dopo, in una domenica mattina di fermento arrampicatorio e di discreto affollamento del cimitero sottostante, decidemmo di far saltar giù un enorme masso incastrato nel grottino che ora rappresenta il passo chiave di “Sulla Collina  Nera”. Il masso atterrò con un tonfo alla base della parete e iniziò a rotolare rombando minaccioso lungo il pendio, in direzione del muro di cinta del cimitero. Mentre già stavamo prefigurandoci uno scenario del tipo  terrorismo- strage – galera- danni morali e  materiali – eccetera, pochi metri prima del disastro ci fece la grazia di  spaccarsi in due, arrestandosi  dove pochi anni dopo è stato realizzato quel canale anti frana che a molti , ma non a noi, deve essere sembrato un’inutile esagerazione.

Qualche anno dopo il Comune di Villa Santina concesse al CAI di Tolmezzo (presidente Alberto Calligaris) un contributo per la revisione delle  attrezzature di Madrabau e del settore della Chiesetta, chiodato dai fratelli Dorigo. Le Guide Alpine del FVG completarono i lavori, chiodando anche un nuovo tiro all’estrema destra, “Il ritorno di Attila”,  l’unico anche attualmente dotato di ancoraggi resinati e di un grado sotto il 6.

Dopo un periodo di relativo abbandono, all’ inizio del nuovo secolo ho ripreso i lavori, aggiungendo alcune vie più abbordabili e un bellissimo 7a di più di 30 metri  a sinistra e attrezzando una rudimentale ferrata per raggiungerli. Risale a quel periodo la realizzazione  delle  vie di altissima difficoltà che superano il tetto giallo, tre delle quali chiodate e liberate da Toni e da Nico, che hanno anche sistemato e liberato il primo futuristico progetto, assestatosi su un grado di 7c+, un poco più rassicurante .  Per “Alè Scibè”, uno degli exploit  di Nico, si sperò addirittura di poter scomodare la fatidica cifra di ottocì!

Ancora più a sinistra, con grande onore e pazienza, ho assicurato per due pomeriggi Attilio, impegnato nel tentativo di realizzare la prima via a spit chiodata dal basso nella parete della Radime (sua è anche la prima in assoluto, la verdoniana “Diaes Irae”). Come molti altri progetti che ci riguardano, è  ancora incompiuta.

attilio spitta

Di nuovo  alla ricerca di altri sviluppi, cominciai a chiodare in quegli anni anche un settore  all’estrema destra della  parete principale, alla base dell’inquietante camino dove ha inizio la via alpinistica di Cirillo Floreanini. Ne vennero fuori tre tiri, due dei quali interessanti, e due progetti sui quali riposa ancora, in attesa sempre meno fiduciosa, una vecchia corda fissa. Di definitivo ci sarebbe solo il nome, anche abbastanza semplice da ricordare: la prima via da destra a sinistra si chiama “Mingus”, la seconda “Mingus Mingus”, e così via…

Come sempre, all’inizio dell’inverno, quando si comincia a migrare verso le pareti esposte al sole e riparate dal vento, l’idea di tornare a Madrabau non mi emoziona più di tanto. Sempre gli stessi tiri, mi dico, e quelli che non sono riuscito a fare in libera sempre più distanti, non tanto per  l’inverno quanto per le primavere…. oppure, più sinceramente, perché certe cose non le so fare e amen.

Poi finisco per andarci una prima volta e mi torna la voglia di riprovare “Rue”, di ripulire i progetti mai terminati o  di chiodare qualcos’altro. Allora vado a rivedermi l’agendina dove aggiorno l’elenco delle cose da fare nelle varie falesie. Nella pagina di  Madrabau è scritto: 1) finire la paretina erbosa a sinistra di “Rumore Bianco”, dove vorrei chiodare tre tiri per i bambini e i principianti. 2) chiodare qualcosa di facile  a destra di “Attila”, 3) rifare la ferrata che traversa sotto il tetto, 4) finire i due progetti nel settore “Mingus” e 5) proseguire lungo la cengia per iniziare i lavori sul paretone giallo soprastante. 6) cambiare le vecchie placchette auto costruite che ancora resistono isolate in qualche via, rinchiodare con spit da 10 mm alcuni ancoraggi di “Hocus Pocus” , 7) continuare la via lunga con Attilio…

In ogni caso, chi volesse dare una mano a mandar avanti il cantiere  ha il planning a disposizione…

La parete di Madrabau è esposta a sud ovest. D’inverno prende il sole dalle 10 del mattino alle 15-15.30 del pomeriggio. Vi si accede dal parcheggio del Cimitero di Villa Santina (tabella). Schizzo con nome e difficoltà delle vie nel tabellone alla base della parete. Roccia perfetta, prevalentemente verticale a tacchette, che asciuga velocemente dopo le piogge. Tutti i tiri sono consigliabili, ma dicono che “L’arpa d’Erba” sia il più bel 7a del mondo.

rue2

L’Arpa

Tra le imprese  memorabili  registrate in questa piccola falesia, oltre alla già citata “on sight” di un giovanissimo Canon, mi piace ricordare quella del  meno giovane Maurizio Oviglia su “L’arpa d’erba” e la formidabile “a vista” sul difficile 8a di “Rue”  della fuoriclasse slovena Martina Cufar. La via più difficile, 8b+, conta per ora solo le salite rotpunkt di Nico e Mattia. Da non sottovalutare anche la inconsueta performance di Nico su “Just Daniel”, 7c+ : in attesa di qualcuno che gli facesse “sicura”, di prima mattina in  una domenica di circa 10 anni fa, Nico era risalito a studiarsi i passaggi con il solo Gri Gri sulla corda fissa lasciata dal chiodatore, per poi “liberare” il tiro al primo vero tentativo  nel pomeriggio!

P.S.: ultimissime da Madrabau! Dopo più di 20 anni di onorato servizio hanno dato le dimissioni, prima di un’eventuale nuova  tirata di cinghia pensionistica, due importanti appigli su “L’arpa d’erba” e “Sulla collina nera”. Poco male: si passa ugualmente  e la difficoltà non è cambiata.

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~ di calcarea su dicembre 21, 2012.

9 Risposte to ““Madrabau” (Villa Santina)”

  1. ..ma rue non l’ aveva fatta a vista anche la Avoscan??

  2. bello l’articolo, peccato per l’ultima foto!!!! organizziamo una giornata di pulizia della parete per le nuove chiodature???

  3. ehi mastrolindo la tua non l’hanno pubblicata per evitare il peggio…….

  4. Ciao! Anche se non è il topic giusto, vorrei esporre qui due osservazioni riguardanti Raveo settore Bonan dove abbiamo arrampicato ieri.
    La prima è relativa ai moschettoni di calata, quelli nuovi con la ghiera rossa: anche lasciando la ghiera aperta, abbiamo notato che con la calata la ghiera si chiude (da sola!) molto bene e al giro successivo è veramente duro aprirla (6c?)! Immagino come possa essere tra qualche stagione, oppure se la si chiude bene prima di calarsi.
    La seconda riguarda il foglio con i tracciati delle vie che si trova in un contenitore alla base della parete; considerata la sponsorizzazione (come da simboli sullo stesso) credo che si sarebbe dovuto fare una lavoro migliore e che si sia sprecata un’occasione, non è possibile che su 12 itinerari + una variante ci siano 7 errori tra gradi e tracciati, in proporzione è come se sulla guida di Misja sulle 120 e oltre vie ce ne fossero 70 errate, assurdo! Per inciso, sono errati i tracciati di due vie sia come posizione sulla parete che come temine delle vie (segnate due soste quando in realtà hanno in comune gli ultimi spit), sul tracciato manca la L2 di Bonan, quando invece è indicata sulla descrizione, sono palesemente errate (non di mezzo grado) le difficoltà di 3 tiri, infine c’è (probabilmente) il solo errore di stampa: 7c+/8a+ (forse il + è di troppo).
    Immagino che il foglio sia stato stampato in concomitanza al meeting che si è tenuto lo scorso ottobre. Immagino anche gli improperi che sono stati rivolti ad ignoti dai malcapitati che si sono trovati alle prese con difficoltà molto diverse da quelle previste (vedi Valdie). Mi auguro che nelle altre falesie dove si è svolto il meeting la situazione sia migliore e che si possa rimediare al più presto, o almeno prima del prossimo eventuale meeting, onde evitare figuracce; nel frattempo propongo ai realizzatori delle vie di predisporre in sostituzione un foglietto con i tracciati ed i gradi corretti.
    Scusate x la lunghezza, ciao

  5. Ciao Luciano. Anch’io ho avuto qualche difficoltà con l’apertuta dei moschettoni e con le fascette di plastica che li bloccano, impedendogli di basculare (le corde si arricciano di più). Ho sentito che gli organizzatori del Meeting stanno cercando un rimedio. Gli schizzi non li ho guardati, forse perchè mi ricordo bene le gradazioni….però mi son piaciuti i tubi di metallo porta-topo (tane?). Mi piacerebbe procurarmene qualcuno per Villanuova o per la Parete Rossa, dove qualche burlone si è fregato il barattolo con la relazione! Mandi!

  6. Bella la storia della falesia di madrabau,anch io ho passato molti pomeriggi invernali e tutti i 7a classici li ho chiusi ; avevo fatto a vista anche il 7a sopra la ferratina. Bei ricordi insieme a claudio peru ciao a tutti da Enrico di udine.

  7. Per la giornata di pulizie generali e chiodaturre di vie per bambini, ci sono anch’io!

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