Scialpinismo nelle Alpi Giulie Occidentali

scialpin

In attesa della materia prima, consiglio a tutti gli appassionati di scialpinismo  l’acquisto della splendida nuova Guida edita da Versante Sud, che propone 100 itinerari  nelle Alp Giulie (Montasio, Jof Fuart, Canin e Mangart)

Realizzata da tre esperti e fortissimi scialpinisti austriaci (Ganitzer, Wutte e Zink)  residenti nei pressi di Villaco, la guida comprende, oltre alle più note e popolari gite, una serie di itinerari inusuali  poco battuti o anche del tutto originali e qualche sciata estrema riservata a pochissimi eletti, che si spera rimangano tali. E in salute.

Corredata da un testo esauriente e abbastanza dettagliato e da un corredo fotografico magnifico che da solo varrebbe la spesa, già contenuta (32 euro per più di 400 pagg.), ha forse il solo difetto, se lo si vuol definire tale,  proprio nella descrizione di alcune “gite”  estreme che potrebbero ingolosire anche qualche sciatore non del tutto  cosciente dei propri  limiti. Come purtroppo già avvenuto in passato, anche su queste montagne (vedi incidente sulla Gola Nord Est dello Jof  Fuart).

D’altra parte il giudizio e la responsabilità dei singoli dovrebbero  far parte di un   bagaglio caratteriale indipendente dai tracciati e dalle Guide che li descrivono.

Buona lettura giudiziosa.

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~ di calcarea su novembre 30, 2012.

Una Risposta to “Scialpinismo nelle Alpi Giulie Occidentali”

  1. Se mi venisse richiesta una recensione di questa guida la definirei “la banlità dell’estremo”, tanto per parafrasare un noto aforisma. Tralascinado il commento sulle gite note a tutti, saltano agli occhi gli itinerari, alcuni dei quali delle prime assolute con gli sci, che gli autori sembrano consigliare gioiosamente e con una nonchalance che non si addice a luoghi in cui giocarsi la pelle.
    Si tratta infatti di itinerai doppiamente estremi (non uso scientemente il termine ripido o sci ripido). Il primo estremo è dovuto al terreno caratterizzato da pendenze ed esposizioni sul vuoto che non ammettono cadute: in questi casi non c’è la corda che protegge dal volo, come avviene in altre pratiche alpinistiche; ma se la neve è molle (qualcuno può obiettare) la caduta potrebbe essere trattenuta. Ma se la neve è molle (polverosa o fradicia che sia) il rischio di provocare valanghe su pendii del genere è alle stelle.
    Il secondo estremo è climatico: credo infatti che alcuni di questi itinerari siano percorribili solo con le condizioni di eccezionale innevamento avvenute nel corso dell’inverno 2008-2009; un evento simile a questo è fatto risalire agli anni ’30 se non sbaglio, a quando il prossimo?
    Dunque allo scialpinista non basta più assoggettarsi solo al pericolo valanghe (certamente di gran lunga più difficile da valutare rispetto alla pendenza di un versante)? Serviva proprio spingere le masse anche verso il brivido del vuoto?
    Mario Di Gallo

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