Le Grimpeur

Non sono mai stato un vero fan di Partick Edlinger.

Nel 1986, quando mi ammalai di arrampicata, per nove su dieci dei miei “maestri” di allora il nome Patrick corrispondeva al biondo scalzo immortalato da uno sconvolgente filmato su “Debiloff Profundicum”, in Verdon. A me invece veniva in mente per primo Berhault. Non ricordo neppure per quali motivi, ammesso ce ne fossero di validi: meno spettacolare? meno mediatico? contrario alle gare?… chissà.

Di Edlinger mi disturbava un po’  quella spregiudicata  incoscienza,  esposta come una parte intima alle telecamere. Non che Berhault fosse meno spericolato: solo mi era sembrato  meno compromesso, più puro.

Cercate di capire: a  più di 30 anni  avevo appena smesso di osservare con  ironia e paternalismo  da post sessantottino politicizzato gli hippies con il fazzoletto tra  i capelli, sempre troppo lunghi; posseduto da un fuoco moralistico che purtroppo non si è ancora spento del tutto: più probabile che i miei miti (ovviamente inconfessabili) fossero  Cararotto, Messner e poi Mariacher e Manolo  (prima del Sector!).  Non di sicuro il pazzoide che mi aveva fatto gelare il sangue quella sera guardando Jonathan su Canale 5.

Non ricordo come si passò dai Patrick e da Moffat a JB (Gullich era sempre stato una cosa a parte), poi a Ben Moon fino a McClure, Lombard e ai giorni nostri. Posso solo supporre di averlo perso di vista, non prima di essermi abbonato alla sua rivista “Rock and Wall”; con il primo numero mi mandarono un video vhs con alcune piccole perle: JB su “Superplafond” (Alè Scibè) , Lombard su un 8c alla Roche de Rame. E Patrick in Verdon su “Take it or Leave it”, che dopo un  lancio agghiacciante perde i piedi…

Per lui erano  gli anni di “Les Specialistes”, di “Azincourt” , della scoperta e valorizzazione di Ceuse e  chissà di quante altre cose.

Lo vidi dal vero una sola volta, a Chateauvert. “Che piccolo”, pensai. Scalava in quel modo inconfondibile, quasi sempre con le gambe aperte a rana, caricando appoggi altissimi , spingendo un casino  con le cosce e i tricipiti .

Pur avendo conservato il suo libro “Arrampicare”,  la copia duplicata di “Opera vertical”, alcuni numeri di Rock and Wall e la cartolina che vedete in apertura,  credo di aver spinto sotto il tappeto la polvere della diffiidenza solo dopo aver visto le sue foto in  cordata con l’altro Patrick, il mio.

Che lo ha preceduto, ovunque siano.

La  sua scomparsa e ciò che l’ha preceduta,  (dicono la  depressione e  la fatica di vivere, combattute come si può)  lo rendono ai miei occhi  più umano, più vicino alla terra e alla roccia e più distante dalle telecamere. Chissà: forse ci vuole più coraggio a passare la vita su un camion o  in una miniera che  “sulla punta delle dita”.

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~ di calcarea su novembre 21, 2012.

2 Risposte to “Le Grimpeur”

  1. Bel ricordo. Penso che per iniziare a scalare in quegli anni, facendo le cose che ha fatto Patrick, ci volesse una motivazione tale da mettere al riparo di ogni sospetto. Era soprattutto un’avventura umana, profonda, uno stile di vita come ho scritto, anche se è un termine un po’ abusato. Non era come andare a fare due ore di sport o di falesia, lì spesso ti giocavi la vita. Anche se dopo è venuta la mediatizzazione, che sempre fa storcere il naso a qualcuno facendogli dire “ha venduto l’anima al diavolo”, questa anima dentro rimane, e con questa devi poi fare i conti quando i riflettori si son spenti. Cmq anche JB mi han detto che è sulla stessa strada, speriamo almeno lui trovi un equilibrio…

  2. Mi dispiace molto di non essere riuscito a trovare, tra i miei vecchi numeri di “Grimper”, la foto fatta durante le prime gare di Bardonecchia da aggiungere a quelle del bel ricordo scritto da Gianni.
    Ritrae quattro top della fine anni 80, tra cui Edlinger, sullo stesso passaggio. Tutti, tranne ” il biondo”, sono costretti ad appoggiare il ginocchio su di un appoggio troppo alto. La didascalia dice più o meno questo: “apponggiando la scarpetta dove tutti gli altri sono costretti a mettere il ginocchio Patrick entra definitivamente nella leggenda ” e come si sa le leggende non muoiono mai.

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