“Grimper”

Dopo qualche anno di divorzio, mi è tornata voglia di frequentare Grimper, la rivista di arrampicata con cui ho  condiviso più di ogni altra le  sedute in bagno, prolungandole a volte fino al formicolio dei polpacci, anticamera dell’ischemia.

Rinnovato  l’abbonamento,  ho ricevuto venerdì il numero di Novembre, più che mai tempestivo, viste le previsioni meteo che la conta   dei millimetri di pioggia in terrazza sta confermando.  Costretto al divano, vi allieto il monsone con una sintetica e partigiana selezione degli articoli.

Come sempre accade , la rivista si apre con un editoriale di Fred Labreveux, in questo caso nostalgico e un po’ amaro, che titola “Son già 30 anni da quando…” e prosegue: ” Mentre scrivo queste righe , Adam Ondra ha salito il primo 9b+ del pianeta, “Change”, nella grotta di Flatanger, in Norvegia. Questo si avvia ad essere l’avvenimento più importante di quest’ anno, che ha registrato anche i 30 anni di anzianità per il film realizzato da JP Jansen su Patric Edlinger “La vita in punta di dita”.

L’autore, citando anche un recente   tentativo “flash”  di Ondra del quale si parla ampiamente qualche pagina più avanti, si chiede se non sia il caso di fare un bilancio di questa meravigliosa attività, chiedendosi  per esempio se sia ancora “un ‘attività fisica che si pratica in ambiente naturale”. La risposta che l’editorialista si dà è  “no,   ora è uno sport che si svolge a volte in ambiente naturale. La natura non è più, come nel film di Jansen, un modo di vivere, ma un semplice supporto sul quale migliorare le proprie prestazioni…” E cita l’episodio occorsogli quest’estate a Ceuse, quando un climber tedesco si è messo a pisciare a mezzo metro da lui, nei pressi dell’attacco della mitica “Biographie” : ” ho tentato di spiegargli che se tutti facessero come lui, con trenta gradi di temperatura all’ombra, l’aria diventerebbe irrespirabile, ma non mi è sembrato avesse capito…”

Rimanendo al fenomeno Adam Ondra e all’impareggiabile parete dell’alta Provenza,  Grimper racconta a pagina 14 il suo tentativo “flash” (fallito per poco l’8 giugno scorso)  proprio sulla via-simbolo dell’alta difficoltà nell’arrampicata mondiale, “Biographie”, difficoltà 9a+, ripetuta dopo la rottura di una presa solo dal giovanissimo Enzo Oddo.  Non avevo letto niente su questo episodio, neppure su internet; e mi è sembrato a prima vista (o flash?!) una conferma dell’enorme passo avanti fatto in questi anni dall’arrampicata. Poi, spulciando tra i vecchi numeri di Grimpeur per proporvi una copertina storica , ho trovato sul n.2 la foto di Wolfgang Gullich, che nel 1991 salì probabilmente il primo 9a, “Action Directe”; e il fortissimo e antiretorico Adam mi è sembrato molto più umano.

A pagina 30 la rivista transalpina ospita la rubrica  “(R)evolution”, nella quale l’autore Florent Wollf  “..si propone di descrivere l’impatto di un nuovo materiale, di una moda o di una nuova tecnica nel mondo dell’arrampicata. Una rubrica sia sociologica che filosofica, caotica e arbitraria, dove si parla di tutto e di niente, con una marcata preferenza per il niente. In questo numero Florent ci spiegherà perchè l’abito non fa il monaco, soprattutto in scalata”. Cito alcune frasi: “nella mia minuscola  esperienza di 15 anni di scalata, non ho trovato qualcosa che abbia rivoluzionato la mia pratica”… “non è detto che Chris Sharma sarebbe stato meno forte in EB Grattons” ….” Molto più che la qualità del materiale, sono le nostre attitudini fisiche e mentali che fanno la differenza”….  ” E’ più facile comprare l’ultimo paio di scarpe alla moda che fare un 7c a vista a Mouries!”

Berhault_EB

EB Gratton

A pagina 6 il pronostico dell’editorialista sulla più importante impresa di arrampicata sportiva dell’anno viene messo in dubbio dal resoconto della salita “a vista” da parte di Gerome Pouvreau su “Ali Babà” , una delle più difficili multi pitch del mondo, che si trova nella Parete “Derobèe” di Aiglun. Impresa che non riuscì neppure  al solito Ondra. I numeri delle otto lunghezze di corda:  8a, 8a, 7b+, 8a, 8a+, 8a+, 8a+, 7b+.

Poco oltre si dà notizia anche della salita rotpunkt di Nina Caprez  e Cedric Lassat su “Carnet d’Adresse”, in una parete meno conosciuta  del Midi della Francia: 7a, 7b+, 7c, 8b+, 7a+, 8a+, 7c+, 8a+/b.  Queste due vie sono state aperte dallo stesso fenomeno: Philippe Mussato.  Qui di seguito il link per il video di Nina Caprez, anche lei su “Ali Baba”.

A pagina 13 un nuovo capitolo della vertenza “Magnesio sì o no” nella rubrica di Gregoire Clouzeau che titola “Tracce di polvere”. Lascio agli interessati l’approfondimento, io ho già dato il mio contributo “alla causa”.  Mentre scrivo, e fuori continua a diluviare, mi chiedo perchè non si possa cominciare a imitare l’editorialista di Grimper, affrontando direttamente (a parole, s’intende, anche perchè nei fatti avrei poche chances..) chi in falesia fa gli affaracci  suoi, pisciando vicino agli zaini, dipingendo le vie di segni bianchi o decorando la base dei tiri con resti di nastro e cicche.

A pagina 32 nella rubrica “Riflessologia” l’autore Jean Roussie titola “L’automatismo della progressione” e si chiede “Perchè gli scalatori delle sale indoor non usano mai i piedi?”  Al di là del sottotitolo provocatorio, l’articolo approfondisce con competenza una serie di comportamenti che da istintivi possono diventare ripetitivi e poi automatici, condizionando  negativamente l’abilità della scalata.

Jerome Meyer

Concludo segnalandovi un’interessante e sibillinio  articolo di Jerome Meyer, “Non è mai colpa mia”, dove,  con la scusa di mettere a confronto lo stile di arrampicata di Dave Graham e Chris Sharma, a dita distese o arcuate, dice ironicamente la sua su pretesti e scuse tipiche del climber che non riesce a fare qualcosa, imputando alla “morfologia” della roccia quella che sembra più una mancanza di adattabilità dell’uomo in questione. Cosa avrebbe dovuto dire Lynn Hill ai piedi del Capitan, dall’alto (!) del suo metro e mezzo di statura? si chiede Jerome, che cita nel finale una frase di Dave Graham ” ho muscoli piccoli e trovo un altro sistema”… mi arrangio.

In francese: “je me debrouille” .

Grazie a Grimper.

Dave Graham si arrangia

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~ di calcarea su novembre 11, 2012.

4 Risposte to ““Grimper””

  1. a me sono sempre piaciute queste divagazioni private del doc..
    per un momento mi era sembrato di essere in bagno con lui a leggere grimpeur..:)

  2. Dopo una vita sulla punta delle dita, ieri in silenzio ci ha lasciato Patrick Edlinger; un grazie per aver fatto sognare un’intera generazione di climber…

  3. […] un sacchetto di plastica dove mettere la carta dopo essersi puliti il culo?” 11 novembre 2012 “mi chiedo perchè non si possa cominciare a imitare l’editorialista di Grimper, affrontando… 13 ottobre 2012 “I always go around collecting garbage but the next week i am at the crag it […]

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