“Hotel Supramonte” – Cinque Stelle ***** (tutti i comfort)

Ho chiesto a Maurizio Oviglia di poter pubblicare questo resoconto, inviato come email ad alcuni amici, della richiodatura di “Hotel Supramonte”, la via multipitch più famosa del mondo, ad opera sua e del grande  Rolando Larcher, che l’aveva aperta alla fine degli anni ’90 con Roberto Vigiani. Per due motivi. Perchè arricchisce  una riflessione  iniziata tempo fa in questo blog sulla responsabilità e la “coscienza” dei chiodatori.  E  perchè mi  ha fatto sudare le mani e correre i brividi sulla schiena quasi come la lettura di  un’ appassionante  impresa  alpinistica. Forse meno impegnativa e rischiosa, ma  più nobile  nella motivazione: rendere più sicura una via che era già un capolavoro. Anche solo per quel pugno di cordate in grado di affrontarla, da qui all’eternità.

 La richiodatura di Hotel Supramonte e’ stato un mazzo allucinante. Martedì siamo andati a tentare la nuova via di Vigiani al Giradili, ma pioveva a dirotto. Abbiamo fatto due tiri al riparo dagli strapiombi con tuoni e fulmini intorno ma poi abbiamo dovuto ripiegare, era bagnato fradicio.

 Ci restavano due gg per il progetto di richiodare Hotel Supramonte a cui Rolando stava pensando da tre anni;  avrebbe voluto farla per il decennale, ma era una cosa che voleva fare a qualunque costo…

 Mercoledì siamo partiti alle 7 da Genna Silana e dopo il trekking con 15 kg sulle spalle sino sulla cima di Punta Cocuttos abbiamo iniziato a scendere la cresta di roccia delicata. Qui Rolando aveva nascosto  fix e catene due anni fa, poi aveva dovuto ripiegare causa un incidente al suo compagno. E  i chili  sulle spalle son diventati 25, considerati gli 80 fix più soste inox a catena strabelle.

Scendere la cresta di conserva, passaggi di III e IV è stato un casino, e anche un po’ rischioso se devo dirla tutta, dato che ai lati avevamo 500 metri di aria e il lichene ancora bagnato dalla pioggia. A volte il secondo di cordata faceva due giri con gli zaini. Alla fine due doppie laboriose e siamo arrivati all’uscita  della via alle 12.

Qui Rolando ha iniziato a cambiare i fix sostituendoli con fix inox petzl da 12 mm., dopodichè con un attrezzo spaccava il moncone e lo copriva di resina sikadur miscelata al momento. Un lavoro da restauratore perfetto. Ha voluto fare tutto il lavoro lui, col Ryobi a motore, mentre io attendevo ore alle soste calandolo poco a poco, poi facevo le manovre di doppia e portavo giù i sacconi.

Alle 5,30 eravamo ancora al quinto tiro, la via ne ha 11, e non volendo bivaccare appesi come salami l’unico modo di scendere era giuntare due mezze e fare una calata da 120 mt nel vuoto verso la parte opposta della gola. Così abbiamo fatto, ma il passaggio del nodo valeva da solo un esame di istruttore super-mega-CAI!!! Io l’ho fatto al buio, con Rolando che mi diceva fai così ed io facevo di testa mia, quindi valeva di più :)) Le mezze si allungavano paurosamente e non vi dico, fortuna che era buio pesto!

Di notte siamo tornati al Ponte Sa Barva ma la macchina l’avevamo a Genna Silana!! C’eravamo messi d’accordo con un amico di Rolando che ci aveva detto due giorni prima che ci sarebbe venuto a prendere, ma  non c’era nè rispondeva al cellulare! L’indomani ci dirà candidamente che “se n’era dimenticato!”.

L’unica anima viva eran due tedeschi che abbiamo supplicato di portarci a Silana, 45 minuti di macchina, dicendo che lui era Larcher (quello di Hotel Supramonte) e io Oviglia (quello delle guide), da buoni italiani per cui il nome varrà ben qualcosa…e alla fine incredibilmente ha funzionato,  si sono impietositi e uno dei due ci ha accompagnato. Ovviamente tutto il materiale e le corde erano rimasti alla quinta sosta. Rolando ieri aveva l’aereo alle 22 da Cagliari quindi l’unico modo,  almeno per tentare di finire era…svegliarci alle 3!

Così abbiamo fatto e siamo tornati al Ponte Sa Barva tra una cosa e l’altra alle 5. Altro trekking con le frontali di 1 ora e mezza sino a Hotel. Rolando risale le mezze con i jumar e dice che ha paura, una delle prime volte nella sua vita. Evviva…. che devo pensare io lì sotto che aspetto il mio turno tra mille neri presagi?

Io ho dimenticato i jumar, ma che vuoi che sia, risalirò col il lift ed il gri-gri. Con la frontale faccio un errore che mi costerà caro, pensando erroneamente di avere le jumar… ovvero mi lascio appeso alla corda con sotto lo zaino da 15 kg, in modo da evitare che si incastri negli alberi, ma poi realizzo che non riesco a recuperare il gri-gri perchè la corda sotto è tesa e neanche ad appoggiare lo zaino…. oramai sono nel vuoto!

Imprecando e ondeggiando da paura nel vuoto assoluto, 20 cm alla volta con una fatica immane, risalgo i 120 m , con anche passaggio del nodo a metà e zaino attaccato… Ma non siamo che all’inizio!

Alla sosta del quinto tiro alle 8,30 Rolly inizia a chiodare, io passo dai 3000 gradi interni quando sono arrivato al morire di freddo nel vento. Lo calo  e lui passa i rinvii mano a mano.

Ogni chiodo per lui son ricordi che riaffiorano alla mente e commenta le posizioni impossibili per metterli, i tentativi, i voli, la libera, la frustrazione, la gioia. Ad un certo punto ce n’è uno con uno slungo di due metri, una sciarpa come si dice in gergo, e gli chiedo se non è il caso forse di spostarlo, considerato l’angolo. Scherzi? Mi rimprovera. Questa è storia! Sai come si è messo Roberto per piazzare questo? Incastrato nella nicchia strapiombante, senza cliff, trapanando dietro la schiena!! Tutto qui trabocca di storia, ma una storia forse troppo recente per contare qualcosa nel nostro obsoleto ambiente alpinistico. E quelli in grado di venire a vedere, son sempre meno di quelli provvisti di penna o di lingua…

Qui Hotel inizia a strapiombare di brutto, circa 10 metri a tiro, e pure in traverso. Chioda due tiri di seguito, ci mette tre ore, è distrutto ma non si ferma.

A quel punto io conosco ogni crispolino della parete per averlo fissato per ore… poi finalmente scendo in doppia coi sacconi attaccati, ma togliere i rinvii passati è un delirio. Ogni volta vado in fuori lateralmente dieci metri nel vuoto e devo riportarmi alla parete a forza di braccia, con venticinque chili di due sacconi che mi trascinano verso il basso. Alla fine il pendolo in fuori è di 20 metri.

Solitamente in questi casi Rolando mi prende per il culo, ma  ora non ha più la forza di fare nemmeno quello: con una mano mi tira contro e con l’altra mangia la barretta per racimolare un po’ di forze… Arrivo sfinito;  i tiri sotto vanno leggermente meglio e mettiamo piede a terra alle 17. Corsa con altri 20 kg a testa (tutto il ferraccio tolto, corde, trapano etc) alle macchine. Oggi faccio fatica a stare in piedi.

“Hotel Supramonte”, comunque,  è una delle vie sportive più belle del mondo, se non la più bella, e valeva questa fatica! Non solo per amicizia, ma proprio per dovere al capolavoro qual’è! Le placchette zincate del 98/99 erano ormai marce. Quella sotto l’obbligatorio di 7c, piegata dai voli, l’ha voluta tenere Rolando. Andrà a far compagnia nel suo salotto vicino alle katana utilizzate per la rotpunk, mai più usate, e l’imbrago di Roberto Bassi.

Testo e fotografie di Maurizio Oviglia

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~ di calcarea su ottobre 26, 2012.

2 Risposte to ““Hotel Supramonte” – Cinque Stelle ***** (tutti i comfort)”

  1. sono stati eccezzionali beati quelli che potranno ripetere quella via .Hotel supramonte chiaro no.

  2. Ora mi immagino meglio le parole di De André
    “…ho una barca da scrivere ho un treno da perdere
    un invito all’Hotel Supramonte dove ho visto la neve” ecc.
    Aspramente, malinconicamente bello come la canzone

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