Una prospettiva diversa

Un’occasione particolare, per me, appassionata ma inesperta, di vivere la montagna è stata quella di esplorarla dentro. Possibilità non proprio a portata di mano, perché, a meno che non ci si limiti a qualche riparo o piccola grotta superficiale, per avere qualche emozione occorrono un minimo di esperienza e di attrezzatura. Oppure, come nel mio caso, degli amici con l’esperienza e l’attrezzatura…  e non serve nemmeno andare lontano. A Timau, per esempio, una particolarmente impressionante è la quella dei Cristalli, dalle parti del Fontanon.

L’ingresso della grotta è molto ben nascosto dal bosco e difeso dalla sua fauna, innocua ma risoluta, come si può vedere dalla foto

già per raggiungerlo occorre “attrezzare” qualche albero con fettuccia e fare tarzaning per qualche metro. Una volta raggiunto l’accesso, occorre armare un tratto in discesa per sei, sette metri, fino a raggiungere la vera “porta” sul grande antro, la cavità principale della grotta, delle dimensioni della navata principale di una piccola chiesa (al catasto delle grotte le dimensioni risultano di 40 per 95 metri). Per scendere a terra occorre calarsi per una decina di metri con una scaletta.

L’interno è costituito da una cavità principale da cui si aprono delle piccole cavità laterali. Purtroppo è molto buio, e anche con i fari, senza un cavalletto è difficile fare delle foto decenti…

Su un lato si trova una parete inclinata su cui è facile salire per ammirare la grotta in tutta la sua imponenza e per osservare da vicino quel che resta, purtroppo, dei cristalli che le hanno valso questo nome. Purtroppo, perché quando è stata scoperta, una trentina di anni fa, pare che la grotta contenesse innumerevoli cristalli di calcite di notevole purezza per queste zone, stalattiti e stalagmiti: innumerevoli atti vandalici, favoriti ad un certo punto anche dalla collocazione di una scaletta fissa (oggi non c’è più) che consentiva praticamente a chiunque di entrarci, hanno portato alla sua rovina. Oggi di quei cristalli sono rimaste alcune tracce, incuneate nella roccia, così come anche di molte stalattiti e stalagmiti sono rimasti solo dei mozziconi.

Ciò non toglie che l’esperienza sia affascinante, però il pensiero che la smania dell’uomo di possedere qualsiasi cosa abbia indotto degli scellerati a distruggere qualcosa che in natura è splendido, mentre a casa diventa un banale fermacarte, fa davvero infuriare.

Ci pensa l’incontro con qualche tenerissimo, indifeso e mezzo addormentato abitante di questo luogo a stemperare la rabbia…

Questo racconto è la testimonianza di una fortunata dilettante, per il piacere di condividere la consapevolezza che in Carnia ci sono luoghi curiosi e interessanti e modi diversi di conoscerli. Non è un invito ad andarci senza le dovute accortezze : per la tutela della grotta prima di tutto, per la sicurezza dei curiosi poi. Tanto più  se da quelle parti, come ho letto in altri contributi, si aggira l’orsetto…

Daniela

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~ di calcarea su ottobre 15, 2012.

Una Risposta to “Una prospettiva diversa”

  1. che bella, la Carnia non finisce mai di stupirci,
    brava alla fotoreporter
    complimenti Daniela.
    firmato Gr.C. Sluputtz.

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