Chiodatori si nasce…. o si diventa!? (di M. Oviglia)

Abbiamo chiesto a Maurizio Oviglia, che ringraziamo,  di mandarci le sue considerazioni sull’attrezzatura delle  pareti per arrampicata sportiva. Eccole!

Qualche giorno fa il collega (di aperture) Gianni mi ha invitato a scrivere qualcosa sulle “chiodature malfatte” che spesso si vedono in giro per l’Italia (e non solo). Pur ritenendo importante farlo (fino ad ora tutti se ne sono stati zitti zitti, anzi sarebbe meglio dire che hanno brontolato in silenzio), ritengo di aver già fin troppo fatto “lo sceriffo” in passato acquistando esponenzialmente un gran numero di “nemici”, dunque ormai passo volentieri ad altri questo genere di incombenze…

D’altra parte è sempre fastidioso, in tutti i campi, criticare i colleghi… figuriamoci poi farlo nell’ambito delle aperture in arrampicata, dove tutto è nebuloso ed opinabile, e dove poi ti puoi sempre sentir rispondere che se la via non ti piace com’è puoi andare a farne un’altra, visto che non te l’ha ordinato il dottore (ogni riferimento è puramente casuale :)) di fare proprio quella. Inoltre, solo per il fatto che spesso i chiodatori fanno puro volontariato, ciò basta a rendere allergizzante e spesso inadeguata ogni critica scritta, specie se a farla è chi non ha mai preso in mano un trapano ed un martello.

Ciò non vuol certo dire che non si debba dire niente, nè che tutto sia fatto a regola d’arte, anzi! Oltre alle righe scritte da Gianni, che sottoscrivo, mi limito a dire che molti iniziano a chiodare in maniera assolutamente fai-da-te, da soli o leggendo qualche cosa su internet, più raramente “imparando l’arte” da qualcuno di provata esperienza. Questo tipo di approccio, che sarebbe il più consigliato, viene spesso accantonato per questioni di gelosia: “a quello là, il reuccio del pollaio, io non chiederò mai nulla!”. Così è inevitabile ritrovarsi delle falesie con palesi errori di chiodatura, dettati dall’inesperienza in primo luogo, e dall’imperizia poi… D’altra parte chi di noi, chiodatori di lungo corso, ha mai messo nero su bianco come bisogna fare e quale modus operandi adottare? Siamo noi i primi a non volere esporci con i colleghi dichiarando “come” chiodiamo!

E poi..si parla tanto di materiali, ma ben poco di come fare a posizionarli in modo corretto. Gianni ha parlato di soste: bene, ma io trovo che uno degli errori più frequenti sia il chiodare dall’alto in basso, senza provare la via. Chiodiamo spesso da soli, lo so, ma esistono anche gli autobloccanti! mentre si scende su una fissa, la percezione dello spazio è alterata,  è facilissimo fare errori, anche per chiodatori di provata esperienza. Ho visto chiodatori  mettere la mano col guanto su una presa e dire, sempre stando appesi: “di qui si moschettona bene, lo metto qui!” Già, ma come fai a sapere se, arrampicando, lì sarà il punto giusto? Come fai a percepire il grado di inclinazione della parete, che è poi quello che determina “quanto”  più su della presa puoi mettere lo spit???
Su pareti non troppo strapiombanti è preferibile sempre provare prima la via, da sotto in su, bollando con la magnesite i punti esatti e variandoli eventualmente in funzione della solidità della roccia. Generalmente i moschettonaggi incrociati sono da evitare, mentre ad un secondo troppo alto è preferibile un primo un po’ più su, che comunque non annulla la nostra percezione del pericolo e, se non ce la sentiamo, possiamo sempre rinunciare, farcelo passare da un altro, usare la canna!

Ad una chiodatura expo (che non dovrebbe mai superare i 4 metri in una falesia di arrampicata sportiva) è preferibile una sicura, ma se si vuol dare “carattere” ad una falesia allungando i chiodi e dando gradi di mezzo step più stretti trovo che non debba essere vietato farlo. Sappiate però che chiodare (bene)  lungo è ancora più difficile e richiede grande esperienza e responsabilità. Cioè:  è molto più difficile chiodare lungo che corto, perchè il margine di errore concesso si assotiglia. Come dice Gianni, se siete appesi ad una corda e chiodate lungo semplicemente per aggiungere “sale” all’arrampicata spesso lo fate in una condizione diversa (cioè privilegiata) rispetto al ripetitore, che invece sale da sotto. Potrebbe non arrivare a moschettonare, semplicemente perchè non conosce cosa troverà dopo, o non vede la presa mentre voi, che state chiodando la via appesi ad una corda, valutate comodamente e senza acido lattico agli occhi tutte le possibilità. Quindi, se proprio volete chiodare expo, pensate cento volte a dove mettere gli spit, perchè un volo lungo potrebbe non esser privo di conseguenze. Se invece non avete molta esperienza, come dicevo prima, rinunciateci direttamente. Meglio uno spit messo male con il precedente solo un metro sotto, che dopo un runout pericoloso!

Infine vorrei spendere un’ultima parola a riguardo della “revisione” del proprio lavoro. Capisco che non sia mai bello ammettere di aver sbagliato di fronte a tutti, ma se un punto è palesemente messo male (a detta di diversi ripetitori) è necessario farlo, per il bene di tutti, senza alcuna remora. Ammetto di essere sempre stato maniacale in questo, spostando gli spit (delle mie vie) che ritenevo malmessi anche solo di 30 cm. Addirittura, non ho quasi mai messo cordoni (che odio e ritengo fortemente antiestetici), preferendo spostare lo spit. Sul posizionamento dei punti, ho ricevuto ben poche critiche nella mia carriera ma ciò potrebbe essere dovuto alla moda attuale di provare le vie con i rinvii già messi.

Ho visto che se lo spit è lontano, non si esita a mettere tre o 4 rinvii a catena mentre la prima volta si sale con la canna di spit in spit: vorrei vedere se poi ti permetti anche di criticare il posizionamento! Ormai ognuno si posiziona il moschettonaggio dove gli pare e piace! Un tempo non era così, queste cose non erano valide, ma a costo di essere un po’ retrò o come direbbe Manolo “Verticalmente demodè” … continuo a chiodare per chi sale mettendosi i rinvii e a vista… ammesso che ancora qualcuno lo faccia! Pensate che ho visto anche chiodatori posizionare i punti contando che i rinvii su una via fossero già installati!

Finisco il mio commento con un breve aneddoto che potrebbe strapparvi un sorriso amaro:

Diversi anni fa mi trovavo in visita alla falesia di Podenzoi, nei pressi di Belluno. Al parcheggio trovammo una macchina francese e con grande sorpresa scoprimmo di essere in compagnia dell’allora campione del mondo Francois Legrand. Ovviamente tutti noi, più che scalare, sbirciavamo Francois: dopo qualche via di riscaldamento, tra cui ricordo il 7c “Cara ti amo” in cui letteralmente, a vista, passeggiò… si diresse nel settore sinistro dove decise di fare un 7b+ per scaldarsi meglio e poi provare gli 8a della parete. Tuttavia, arrivato al moschettonaggio, un terribile movimento incrociato per andare a mettere un moschettone in un lunghissimo cordone (quindi già di per se uno spit posizionato sbagliato), il campione francese si contorse invano più volte senza riuscire a rinviare. Il local che assisteva vicino a me allo spettacolo disse quasi soddisfatto: “eh già, quel moschettonaggio è proprio difficile, lo sanno tutti, quasi “fa grado””. Dopo circa 5 minuti Francois cadde gridando una raffica di “putain, merde, la zoccolen de ta mère…” e via dicendo… Strano,  perchè sembrava un tipo tranquillissimo sino a quel momento! Molto turbato dall’accaduto,  mi rivolsi al mio vicino dicendo “scusa ma se il moschettonaggio è sbagliato, perchè non lo spostate?” Al che mi sentii  rispondere “ma scherzi? Quella via è così da sempre!”

Maurizio Oviglia

le due foto a Jerzu sono di Giorgio Mesturini, il titolo del post è di Calcarea

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~ di calcarea su agosto 9, 2012.

2 Risposte to “Chiodatori si nasce…. o si diventa!? (di M. Oviglia)”

  1. Bravo Maurizio e chi gli ha chiesto l’articolo!

  2. OK, bravo all’Oviglia, ho letto con piacere.
    Non so se sia giusto o meno il commento del habituè del luogo. So solo che è un modo di pensare “tradizionale” che dalle mie parti è ancora diffuso. E per certi versi lo capisco.

    Ma a monte di tutto, a cagione del limitato orizzonte a mia conoscenza, i problemi sono molto più terra-terra.
    Ovvero noto che chi chiodava in passato, a prescindere da altri fattori più o meno criticabili (…) almeno mediamente metteva bene lo spit.
    Oggi troppo spesso su vie richiodate da uomini-di-buona-volontà sono frequenti tasselli posizionati in modo tale che il moschettone faccia leva tra placchetta ed una convessità della roccia.
    E’ una situazione generalmente presente su vie facili e per fortuna non sono a conoscenza di incidenti dovuti a tale cattivo posizionamento.
    Ma credo sia utile far presente questo problema, seppur dozzinale rispetto ad altri conii di visuale..
    Soprattutto se a farlo presente saranno chiodatori noti clara fama.

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