La doppia traversata dell’Amariana

Abbiamo chiesto a Claudio Francescatto (Gjate), gran conoscitore e frequentatore dei sentieri del Monte Amariana,  di mandarci un  resoconto della sua  seconda “doppia traversata ” della  montagna-simbolo dei tolmezzini. Eccolo:  

L’idea di collegare quattro itinerari diversi dell’Amariana in giornata  mi era venuta per la prima volta una decina di anni fa. Mi stavo occupando assieme a mia moglie della stesura di un articolo per una pubblicazione della Società Filologica Friulana su Tolmezzo che aveva come argomento proprio i sentieri di questa montagna.

Avendo  modo così di percorrere sia i sentieri abitualmente frequentati per salire l’Amariana che altri  itinerari ormai dimenticati e usati solo da cacciatori e pochi appassionati.

Ne avevo parlato agli amici Vanni Anziutti e Daniele Moroldo, grande conoscitore del versante di Amaro, e così, unendo le nostre conoscenze,  il 21 maggio del 2005 avevamo realizzato in poco più di undici ore e mezza questa grande traversata partendo dalla località di Pissebus, salendo agli stavoli di Lisagns e alla Forca del Cristo e giungendo   per la via normale in vetta. Eravamo scesi poi verso Campiolo fino al ponte sul Rio Favarinis, risaliti in vetta per il Plan di Val e, attraverso il Bosc Grant e il Troi di S.Ilari,  arrivati alla palestra di roccia di Tolmezzo.

Durante lo scorso inverno questa idea mi era tornata in  mente e avevo deciso di realizzarla di nuovo prima che le ginocchia comincino a scricchiolare.

Ma ripetere le cose già fatte non è sempre il massimo;   così avevo pensato, in alternativa alla via normale per Lisagns e la Forca del Cristo, di salire in vetta la prima volta da Ovest lungo il “Sentiero Mario Dalla Marta” .  Si sarebbe così realizzata una traversata da Ovest a Est e da Sud a Nord.

Dopo alcune perlustrazioni preparatorie nei tratti meno battuti per evitare incertezze nel percorso, e un’occhiata al versante Nord per verificare la quantità di neve presente, l’undici maggio partiamo. Le previsioni sono buone per tutta la giornata, ma con temperature piuttosto alte.

Ci troviamo così in quattro nel parcheggio sotto la palestra di roccia  di Tolmezzo, io, Vanni, Italo e Iris; purtroppo Daniele per motivi di lavoro non ci sarà, è con noi anche Nicolò che dopo aver salito la cima una volta rientrerà autonomamente.

Sono le sei e un quarto quando ci incamminiamo verso la grande briglia dove ha origine il conoide detritico dei Rivoli Bianchi. Il percorso fra i massi del Rio Citate è molto suggestivo e dopo circa un’ora arriviamo alla forcella Citate (m. 975) dove da destra si incrociano  gli ormai  sbiaditi segni del Sentiero Mario Dalla Marta.

Il “Sentiero Mario Dalla Marta”,  realizzato da Roberto Mazzillis e compagni nel 1999 seguendo in parte un antico percorso di cacciatori già chiamato “Troi dai Tumiezzins”, è sicuramente l’itinerario più vario e interessante per raggiungere la cima dell’Amariana.

Attrezzato con numerosi pioli e trecento metri di corde fisse è stato sconsideratamente smantellato da ignoti poco dopo la sua inaugurazione, ma rimane  comunque abbastanza facilmente agibile da chi abbia dimestichezza con questo tipo di terreno,  quasi completamente privo di sentiero e molto ripido.

Godendoci gli scorci che questo percorso offre in tre ore e mezza arriviamo in vetta (m. 1905).

Dopo una sosta ristoratrice e le foto di rito salutiamo i quattro escursionisti che abbiamo trovato in cima e ci incamminiamo lungo il sentiero CAI 415  del lungo e panoramicissimo crestone Sud. Una breve deviazione per visitare Casera Plan d’Aiars( m.1475) e poi, abbandonato il segnavia, ci caliamo decisamente a destra per ripidissimi prati senza sentiero in direzione di un evidente bosco di faggi dove troviamo l’incerta traccia del “Troi di Venzon”.

Questo vecchio sentiero collega la radura degli Stavoli Vallaconin con la Casera Plan d’Ajars e permette di evitare il lungo giro verso il ricovero della Forcella seguito dal segnavia CAI.

 La traccia praticamente scomparsa nella parte alta diviene via via più evidente fino ad innestarsi nei bellissimi prati di Vallaconin con il sentiero 415 passando per lo Stavolo Codech ( m.850) dove i nonni della Iris hanno abitato fino al 1949.

 

Arrivati allo Stavolo Amariana di Sotto ( m.609), casa di Nicolò Zanella il “Re dell’Amariana”,  prozio della Iris che qui abitò fino alla morte nel 1989, ci concediamo una sosta con rifornimento di acqua alla bella fontana e riprendiamo la discesa. E’ quasi l’una del pomeriggio quando arriviamo al ponte sul Rio Favarinis ( m.268) nella strada che porta a Campiolo.

Un centinaio di metri di strada e prendiamo sulla destra una stradina che ci porta all’inizio della salita sul bel sentiero che sale agli Stavoli Badeit. Superato il primo stavolo sfioriamo il secondo e prendiamo la ripida e a tratti incerta traccia che sale sul costone della Punta Zornada. Il caldo afoso è veramente terribile;  grondiamo di sudore e facciamo tanta fatica. Sfioriamo il cimotto panoramico della Punta Zornada e dopo aver superato il bivio del sentiero che giunge da Amaro sbuchiamo nella radura dove a stento si vedono i resti dello Stavolo di Posselie ( m.922).

Risalita la pala ormai imboschita dietro lo stavolo per un esile sentierino arriviamo sul ripido prato del Cuel Taront, ben visibile anche dal fondovalle, dove la traccia termina.

 

Per una erta ma panoramica crestina guadagnamo l’inaspettato pianoro del Plan di Val ( m. 1520) dove incontriamo due pecore, unico incontro della giornata oltre a quello con gli escursionisti sulla cima al mattino .

Saliamo in ordine sparso gli oltre trecento metri di dislivello che ci separano dalla cresta dove ritroviamo il sentiero CAI 415 che ci porta di nuovo in vetta: dal ponte sul Rio Favarinis abbiamo impiegato quasi quattro ore e mezza.

 

Sosta e foto e poi giù verso Nord lungo il sentiero CAI 443 in parte innevato che ci rallenta ma senza problemi. Arrivati nel Pradut ( m.1080) decidiamo, invece di scendere direttamente lungo il Troi di S.Ilari, di proseguire verso in verso il Rifugio Cimenti-Floreanini con giro più lungo ma meno impegnativo per le ginocchia. Sosta all’accogliente rifugio da poco ristrutturato e discesa per il Troi da Lavare o Malpas recentemente sagnalato CAI ma ancora senza numero fino al ponticello prima della scaletta del Malpas.

Qui prendiamo a sinistra un sentierino che rapidamente ci porta al poligono di tiro delle Sterbanuzzis e in breve torniamo al punto di partenza.

Sono passate quattordici ore e qualche minuto, l’altimetro segna 3300 metri in salita e altrettanti in discesa, ci concediamo una birra “da Otello” e poi tutti a casa.

Chissà…. “non c’è due senza tre”!  

Claudio Francescatto

  

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~ di calcarea su maggio 22, 2012.

4 Risposte to “La doppia traversata dell’Amariana”

  1. Complimenti a Claudio e colleghi per l’impresa. Le lunghe camminate sono il modo migliore per godersi la montagna. Molto interessanti i dettagli che attestano la vasta conoscenza del territorio e la grande passione di Gjate. Devo dire che questa lunga gita mi fa parecchia gola….
    Saluti

  2. Molto interessante il doppio itinerario, mi piacciono questi concatenamenti, anzi da alcuni anni sto pensando ad uno, Amariana + Plauris, che però non vorrei fare da solo… se qualcun altro è tentato dall’idea mi faccia sapere! Mandi
    luciano r

  3. veramente un impresa che mi fa venire un po’ di invidia mi chiedo le ginocchia il giorno dopo come la commentavano …..complimenti

  4. ciao, apprezzo questi resoconti che hano il sapore dell’invito, della spintarella a rimettersi in cammino. Esiste un’email di Calcarea? Ci sono delle iniziative che potrebbero interessare voi o chi vi segue, mi piacerebbe girarvele. No arrampicata, no cose estreme. Montagna, semplicemente.
    Domanda: dopo i 35, senza un filo di muscolo sulle braccia, si può provare ad arrampicare? Senza velleità, giusto per capire l’effetto che fa.
    Grazie, ciao

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