Anello del Montasio (sentiero CAI 622)

Questo entusiasmante anello mi è stato consigliato due anni fa  dal Giaz, un  local adottivo della Raccolana, che veglia sul destino di noi scellerati scialpinisti e scalatori dalla Caserma della GdF di Sella Nevea. Nel frattempo è diventato abbastanza famoso (il giro, non so se anche Giaz…) ed è stato già recensito da qualche blogger.

Oggi sono andato a farci un giro, limitato alla sola parte alta della Valle, con partenza e arrivo nei pressi di Stretti. Giaz lo aveva concatenato con una risalita a Patocco e discesa su sentiero CAI 620 fino a Raccolana. Ma già questa mia gita odierna è assolutamente raccomandabile per la bellissima discesa e per l’ambiente incantevole. La salita su asfalto è monotona, ma di solito la si affronta con più convinzione se si pensa: 1) che in ogni caso è un buon allenamento , e 2) che ci aspetta una discesa emozionante e non  difficile, dove si scende ogni tanto dalla bici non per l’impegno tecnico o la paura ma per qualche raro ostacolo naturale.

Descrizione: in auto, dopo aver superato  Piani di Qua, si può parcheggiare nei pressi della Trattoria con laghetto o poco prima. Si può puntare verso Sella Nevea sia seguendo la provinciale che la stradina più a monte, che attraversa Stretti. Ho scelto questa seconda sia per curiosità sia perchè pensavo di evitare i primi strappi della provinciale. Ma qualche impennata l’ho trovata  lo stesso. Sconsiglio invece di cercare di evitare la prima galleria tenendo a destra il sedime della vecchia strada: non si passa!

Giunto a Sella ho preferito prendere la traccia sterrata che dalla Caserma della Finanza porta in direzione del Montasio, per evitare la prima dura rampa della strada asfaltata. Ci si ricongiunge con l’asfalto proprio dove inizia il tratto più impegnativo della salita, che dura poco (4-5 tornanti brevi),  ma a inizio stagione basta e avanza..

Giunto finalmente ai Piani del Montasio, si punta all’Agriturismo e lo si costeggia sulla destra rimanendo su asfalto. Poco dopo si prende a sinistra una pista erbosa che rimonta brevemente e poi inizia a scendere. Si giunge a una grande tabella turistica e con segnavia CAI dove, inspiegabilmente, il nostro sentiero n.622 non è stato incluso.

Ma la direzione è quella giusta e si scende  su fondo erboso fino ad incontrare una prima tabella con l’indicazione per il nostro sentiero. La si segue girando a sinistra e dopo un veloce zig zag si arriva all’imbocco del sentiero vero e proprio, su un tornante (tabella).

La prima parte del sentiero è caratterizzata da lunghi obliqui con un po’ di sassi e tornanti stretti ma non impossibili. Si attraversa un rio e poi un’altro, dove per due metri con la bici in mano si deve fare attenzione a non scivolare sulla roccia umida.

Ancora lunghi obliqui dove ogni tanto tocca fare attenzione per superare piccole frane o ghiaioncini. Poi inizia una serie di tornanti fantastici su aghi di pino. Quando ci si sta prendendo gusto si arriva a una specie di ponte tra due dirupi, dove inizia un tratto di 5 min che è preferibile percorrere con bici a mano (c’è un cavetto metallico non indispensabile).

Superatolo, ecco di nuovo una serie di tornanti perfetti che sbucano all’attraversamento di un rio. Qui inizia un tratto più tecnico ma solido e non troppo ripido, alla fine del quale la traccia si allarga e si può scendere oltre i 30 all’ora senza paura. In breve si sbuca sui prati sopra a Piani di Là.

 

Giunti tra le case, si attraversa interamente  l’incantevole borgata verso sinistra, raggiungendo l’asfalto e rapidamente il parcheggio.

Dettagli: sviluppo a occhio 14-15  Km, dislivello 900 mt, ciclabilità 95%, asfalto: tutta la salita. Difficoltà in discesa: media. Acqua in abbondanza lungo il percorso.

 

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~ di calcarea su maggio 3, 2012.

5 Risposte to “Anello del Montasio (sentiero CAI 622)”

  1. Ottimo, attenzione al passaggio del rio con placca, molto insidioso anche per il punto di entrata con zona acquitrinosa e fango.
    Bello il passaggio con vuoto da entrambi e i lati, comunque non pericoloso ed al cordino successivo si perdono anche meno di 5 min.
    Peccato nella prima parte della discesa la presenza di sassi e frane altrimenti sarebbe perfetto.

    • Probabilmente a fine stagione escursionistica lo si troverà un po’ più sgombro dai sassi, anche per la manutenzione annuale del CAI. Pur risultando scomoda, l’abitudine di spostare un po’ di sassi anche da parte di noi bikers, almeno quando si è costretti a scendere dalla bici, porterebbe sicuramente dei benefici…mandi

  2. Hai ragione, si cerca sempre di liberare i percorsi anche se la foga della discesa porta a rimuovere solo gli ostacoli che impediscono quasi totalmente il passaggio, quindi sei costratto a fermarti, ma nel caso specifico mi sembra che l’intervento dovrebbe essere un pò più radicale, viste anche le due (se ricordo bene) frane.
    Il percorso è molto bello, siamo comunque fortunati ache solo per questo non si può avere tutto.
    Mandi e complimenti per il sito.

  3. Molto bello, ma in apparenza non difficile.

  4. Questa discesa è (forse era) veramente bella. Come d’altra parte la traversata che da Patocco scendeva a Chiusaforte. Purtroppo, forse per parecchio tempo, non avremmo più il piacere di apprezzarla…come non potremmo apprezzare l’intero versante meridionale del Cimone e del Montasio che in questi giorni (e da troppi giorni) sono sfigurati da un terribile incendio. Provo grande rammarico e tristezza, anche per alcune scelte fatte nel corso delle operazioni di spegnimento del rogo. Le fiamme stanno ora salendo verso Piani, appena sotto l’altopiano del Montasio, e le previsioni meteo sono nefaste per i giorni a venire (ovvero canicola e niente acqua dal cielo). Fortunatamente almeno le borgate minacciate sembrerebbero essere state messe in sicurezza con il “contro-fuoco pilotato”. Ma gli addetti ai lavori non riescono più a domarlo. “Questo incendio solo la pioggia ormai lo può spegnere” ha detto la Protezione Civile. Tutto in questo momento fà veramente pensare al peggio per l’intera vallata. Certo, si dirà, i fulmini e gli incendi boschivi sono sempre esistiti. Anche quando non c’erano mezzi idonei per spegnerli e tutto bruciava. Questo è vero, ma è pur sempre una ferita sanguinante di madre natura! Indipendentemente da un sentierino percorribile con una bicicletta, è l’enorme rispetto per la montagna e per tutto ciò che rappresenta e significa per chi la vive, la respira e la gode che porta in dote un sentimento di enorme apprensione e tristezza nei confronti di quello che accade in questi lunghi giorni (settimane). Un RINGRAZIAMENTO a tutti gli uomini che si prodigano anche in un atto di coraggio correndo dei rischi per la propria salute nel tentativo (speriamo il meno vano possibile) di salvare la montagna di NOI TUTTI!!

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