Il Sabato del Villaggio

Un po’ di tempo fa, in un periodo in cui mi stavo avvelenando il sangue con l’ossesione  di una via che non voleva arrendersi ai miei disperati tentativi, ebbi un incubo. Stavo sognando di essere tornato in quel maledetto e bellissimo posto per l’ennesimo assalto  e di aver scoperto che tutti gli appigli e gli appoggi erano stati distrutti , le placchette rubate e gli spit piegati a martellate. Mi risvegliai seduto sul letto, sudato e con il cuore in gola , ma subito arrivarono il sollievo perchè la realtà era salva, e la delusione perchè l’ incubo diurno di qualcosa che mi resisteva  sarebbe continuato.

Mi son chiesto come avrei reagito se quel che avevo solo sognato  fosse accaduto davvero . Come l’avrei presa: con filosofia o con rabbia? E in che ordine: prima la filosofia? Non me son chiesto allora, ma ieri. A  due o tre anni di distanza, dopo aver ricevuto  la lettera inviatami qualche giorno fa da Maestro Shifu, che potete leggervi qui di seguito. E  che  apparentemente riguarda un piccolo episodio, un fraintendimento o una sbandata sul filo teso tra sensibilità e suscettibilità, sul quale a volte  camminiamo senza  farci  troppo caso.

Ma che può essere una metafora di tante nostre aspirazioni o pretese più o meno frustrate e comprensibili. Secondo le quali il corteggiamento potrebbe essere più eccitante della conquista, il sabato più interessante della domenica,  l’allenamento più gratificante della gara.

Nelle separazioni succede spesso che ci manchi di più il tran tran quotidiano “di coppia”  che la persona che se ne è andata. E  temiamo di meno la solitudine della pena che suscitiamo negli altri.

Non è  forse l’uomo l’unico animale che può intristirsi dopo il coito?

Publichiamo infine la lettera di Maestro Shifu, con due auspici.

Che sia la prima di una lunga serie.    E che chiuda quella cazzo di Gialla!

Calcarea

Tarvisio

 

“Verba volant, scripta manent” e, parafrasando il celebre detto latino, ardirei un:  “prese sintetiche volant, vie in roccia manent”, tanto per definire, banalizzando ma non troppo, il carattere effimero di una via in struttura sintetica e quello granitico, sempre se non artefatto, di un tiro in falesia.

Cio’detto, trovo  personalmente gratificante  sia la scalata indoor che, naturalmente,  quella in cornice naturale, ma la questio non è il dualismo sopra descritto, bensì  la data di scadenza di una via indoor e se questa debba corrispondere al livello di esaltazione e supponenza di qualche Climber che  si erge a censore o a scadenziario vivente ufficiale  dei gradi sotto il suo limite. A suo insindacabile giudizio, non degni di rimanere attivi   in quanto urgentemente sostituibili da tiri a lui più consoni.

Da un punto di vista rampicatorio mi reputo un principiante e non mi vergogno a dire che, per tutto l’autunno e parte dell’inverno, mi sono speso per chiudere una “gialla 7B” ( via con prese gialle situata nella Palestra indoor di Tarvisio, NdR)   e che per pochi centimetri ho mancato due settimane fa.

Premetto inoltre  che mi ero dichiarato assolutamente favorevole alla rimozione della stessa, qualora si ritenesse necessario, proprio perchè assoluto detrattore dell’accanimento terapeutico e dell’accanimento in genere. Che va  dal corteggiamento a chi non vuole saper di concedersi, allo spiegare cose semplici ai somari o allo spiegare agli italiani che rivotare per coloro che ci hanno portato al fallimento, non sia propriamente salutare (che equivale al punto due,quello dei somari).

Una quindicina di giorni fa la “gialla” aveva dato segni evidenti di resa,  forse perchè stanca di subire  i miei massaggi pranoterapici al magnesio, le mie imprecazioni guttural-religiose o semplicemente  perchè mossa a compassione dagli sforzi di un cinquantenne che, per quanto“Maestro Shifu”, è pur sempre un campionario di artrosi, sciatica, capelli bianchi e ben diradati  nelle zone nevralgiche (un po’di autocommiserazione non guasta e,  nell’arte della guerra,  serve per poi sorprendere il nemico).

“Venerdì la chiudo!” dixit ed infatti,  quel venerdì la “chiusi” di rampicare per un bel po’,  trovandomi  a più riprese confinato a letto con la febbre alta.

Ieri, ancora stordito (quelli sono i 50!) e indebolito da due settimane di virus, decido di provare qualcosa con Andrea. Così, tanto per rispolverare un po’ di memoria muscolare.

Shifu sulla "Gialla"

Entro al palazzetto  dove trovo il Climber del momento che mi fa: “Ancora malato? non hai proprio fisico!”  E fin lì accetto lo scherno, augurandogli in cuor mio un virus fulminante con dissenteria esondante, che tanto ai Climber fa piacere perdere peso!

Poi continua.”Ah, sai… volevo dirti, e non per scherzo, che la “gialla”dovresti chiuderla velocemente, perchè deve venire Gigi Billoro a tracciare roba nuova.”

Lo invito,caso mai ne sentisse la necessità, a smantellare pure tutte le vie sotto l’ 8C e,  materializzando il mio pensiero testè descritto:  ad andare a cagare!

Maestro Shifu

P.S.: Dimenticavo di dire che il giovane virgulto ha passato sulla  “gialla” i suoi bei mesi….

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~ di calcarea su febbraio 5, 2012.

9 Risposte to “Il Sabato del Villaggio”

  1. non capisco perchè non fanno le “riunioni di condominio” prima di prendere delle decisioni :)) Il grado personale espresso in millesimi potrebbe essere un interessante sviluppo…

  2. Tanta fatica per una via di plastica! Bah, ognuno ha i suoi problemi…

  3. Shifu, avresti dovuto provarla nel periodo di “massime scariche”, così l’avresti fatta in velocità senza ghisarti per non rischiare di fartela addosso 🙂 l’avresti chiusa sicuramente 🙂
    il falcetto della macchia marrone ti avrebbe motivato alla grandissima

  4. Mea culpa,mea culpa ,mea grandissima culpa!Così recita oggi l’imputato,ossia il sottoscritto, di un processo sommario,oserei dire kafkiano, nel quale il boia crea dapprima un clima da” caccia alle streghe”, fatto di varie versioni distorte e fantasiose che aleggiano ancora tra le stanze di corte ; poi porta il giovane “virgulto” davanti al tavolo degli imputati!
    Eccomi qui , colpevole di aver fatto una battuta che non è stata capita,evidentemente dal solo diretto interessato quando, per l’appunto ,lo stesso Andrea felice di spalleggiarmi con una delle sue, decise poi di rinunciarvi, alla sola vista dell’adirato Maestro Shifu!
    A fine sessione di allenamento:” sono ormai un climber arrivato e devo quindi usare una terminologia che mi si confà” mi reco, amareggiato per l’accaduto, dal buon Andrea che mi dice :” Il Maestro si è incazzato; gli ho detto che scherzavi e che non è il caso di prendersela per una via su plastica ” Al che capisco di averla fatta grossa e quindi decido di chiedere umilmente scusa (cosa che ho fatto di persona qualche giorno dopo).
    Tutto questo per dire che la reazione della parte offesa mi è sembrata un pò eccessiva soprattutto nel riportare frasi che non ricordo di aver detto ,ma al contempo riconosco che la natura non avendomi dotato di sufficiente “sensibilità espressiva ” (i miei toni pacati risultano spesso fuorvianti) , mi porti a sembrare ciò che non mi sento di essere e cioè uno sbruffone o per di più un somaro, al quale va spiegata l’importanza che ha per qualcuno quella stessa via cui io stesso ho dedicato anima e corpo per chiudere!
    P.s. Facendo sicura al Maestro Shifu,sulla via incriminata ovviamente, il mio grado di coinvolgimento era arrivato ad un punto tale da mimare, io stesso,
    l’atto dello scioglimento degli avambracci nei punti cruciali; come a voler esorcizzare la fatica e la paura di quell’ultimo lancio!
    L’alunno somaro Max Piussi

  5. l’ira funesta dura giusto il tempo di somatizzarla e pensare ad un escamotage semi-serio per farla rientrare,senza dover stare sul campo a conteggiare morti,feriti,vincitori e vinti.alla base di tutto rimane l’amicizie ed il coraggio di dirsi le cose apertamente,in the good or in the bed times!
    @alex:non proccuparti,a tarvisio c’e’ un farmacista,piccoletto sì ma ben fornito di dotazioni di linidor antiguerriglia!
    @matteo:tra il serio ed il faceto,ho cercato di soffermarmi anche sul modo,ovviamente soggettivo,di porsi di fronte ad una difficoltà,sia essa di plastica o di calcare.la fatica ed il piacere di farla,così come la voglia di
    superare una difficoltà,sono insiti nell’atleta,che profonde il suo impegno
    in un playground,come in un incontro NBA;
    nella vita poi,permettimi,i problemi sono ben altro!

  6. certo che ragazzi scrivete in un italiano davvero splendido ..è un complimento che vi faccio davvero ( non scherzo). Non che dubitassi della vostra cultura , però bravi …..
    Ai miei clienti scrivo della mail che a confronto delle vostre fanno da ridere.
    magari quando ci vediamo in struttura ,oltre a parlare di gradi e possibilmente di figa, insegnatemi anche a me un po di italiano quello giusto, cosi almeno i clienti mi compreranno di piu…di questi tempi tutto aiuta…
    Realtivamente alla disputa di cui sopra suggerisco una bella bombarda alcolica fatta al piu presto..almeno voi che potete bere ….mandi a tutti

    • Condivido pienamente! Quanto ai tuoi clienti, credo che forse sarebbero più interessati all’argomento da te citato alla 4^ riga (e non mi riferisco ai gradi), più che ad un tuo eventuale miglioramento lessicale…

  7. @giulio
    visto i tempi di ristrettezze,potremmo riesumare la vetusta figura dello scribacchino che si recava nei villaggi,offrendo la propria arte per redigere
    atti,corrispondenze di lavoro e,soprattutto missive amorose!
    disponibile fin d’ora ad utilizzare un tavolo dal “rena” ad uso ufficio e,in cambio di un compenso liquido (bionda o guiness che sia),a tradurti la divina commedia in tedesco o,meglio ancora,ad oltraggiare i tuoi clienti
    più riottosi (rompicoglioni)!!
    Ci si vede dal rena;un giro tocca a me ed uno a max!!!!!!!!

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