Chiacchiere e distintivo

Stavo pensando di iniziare questa riflessione inventandomi un sogno nel quale non so ben quale Giudice  avesse deciso di adottare anche per la scalata, come nella velocità,  il metro di valutazione  del tempo, accantonando i gradi, così militareschi, ancora troppo UIAA e poco francesi.

 

In questo sogno si sarebbero sovrapposti sollievo e delusione. Il primo per aver trovato finalmente un sistema oggettivo di riconoscimento, il secondo perché nonostante li  strapazziamo, ai gradi siamo anche affezionati.  Magari siamo tutti un po’ masochisti e  chissà che un giorno Berlusconi non manchi un poco anche a me…

Comunque, anziché divagare,  è meglio puntare diritti al nocciolo della questione, anche perché mi par di capire che il cronometro non abbia del tutto risolto, in altri ambienti, le questioni di rivalità, invidia e competizione. Tanto ci sarà sempre qualcuno che si allena di più, o ha i materiali più leggeri, non pesa un cazzo , “le pelli non gli tenevano” e “non aveva dormito la notte prima…”

Il Grado quindi…imputato quando non si può accusare chi lo dà. Come la storia di quello che fissava la punta del dito del tipo che gli mostrava la luna!

Non passa giorno da quando arrampico, e son più di 25 anni, in cui non aleggi, dalle pareti ai tavolini dei  bar, il venticello della provocazione o della polemica legato alla valutazione di difficoltà di una via.

Anche se tutti a parole sostengono il contrario, lo stile dello scalatore e la bellezza della roccia contano più o meno come l’intelligenza di una donna rispetto alle sue curve  in una discussione tra amici. Mai saputo che sia partita una telefonata o un sms o un comunicato stampa con scritto: “oggi ho scalato come un Professore”. Oppure: “Adam Ondra sale a vista il più bel tiro del Mondo, che proprio per questo non ha un Grado!”

 

 

E’ sempre più gratificante monetizzare, e visto che siamo uno dei popoli più banfoni del globo,  più portoghesi di quelli di Lisbona, è naturale che dopo aver chiuso un tiro, o mentre lo si prova o, scorno!, quando ci si è arresi all’evidenza di non riuscire a salirlo, scattino quasi automaticamente i meccanismi dell’arrotondamento. Un più in meno, un meno in più, se non addirittura il parto di un nuovo grado non presente sui libri, tipo i  settebipiùcimeno che dava quel mito di Lucio Bonaldo ai tempi, ma forse ancor oggi.

 

C’è però da dire che il buon  Lucio giungeva al “lieto evento” dopo una quasi democratica consultazione tra i climbers, per la quale aveva addirittura predisposto un sistema di votazioni con scheda cartacea, incaricandosi poi del non facile compito di tirare le somme e sfornare la media, da buon panettiere…

Ma Bonaldo, si sa, è un caso irripetibile. Le tipologie di rapporto scalatore/grado che popolano il nostro microcosmo sono molto diverse e, se vogliamo,  anche più semplici da psicanalizzare….

Diamogli  una ripassata;  senza far nomi, ovviamente.

C’è allora chi aumenta i gradi e merita quindi un  riconoscimento a parte, per la modestia e sottomissione con cui si espone al giudizio,  quasi invariabilmente del tipo:  “non si tiene una mazza”. A meno che non si tratti di un big!

 Tra i “sopravvalutatori” dobbiamo annoverare soprattutto  i Visitors, a volte risentiti, più spesso divertiti dai gradi “carnici”, che (come i traumi) per i più  sono verosimilmente  quelli alcoolici,   per un climber  quelli  terribili del Pal Piccolo o di Verzegnis.

 

La lievitazione del grado colpisce anche qualche locale. A volte va a braccetto con il crescere dell’età, a volte va “dove la porta il cuore”: come  l’ingentilimento del grado provocato dai tentativi o dalle realizzazioni della morosa!

 Più frequentemente, e non per affetto ma per vanità, si è portati a difendere a tutti i costi una valutazione e magari a “rinforzarla” un poco quando si riesce a risolvere una via. Ma questa  incontrollabile pulsione espone al rischio di far calare il prestigio del protagonista!

  

Infatti, la mossa più azzeccata e “ganza” di solito è quella della svalutazione. Venir a capo di un monotiro o di una via alpinistica e svalutarli sono sempre stati l’asso nella manica per alimentare il mito di se stessi e delle proprie capacità…”Ma come?…. Per tutti è 7a e per Lui è 6c, massimo 6c+?…ma quanto si tiene!?!?”

C’è poi chi tende a svalutare  perché “se l’ho fatto io che sono una mezza sega,  non può essere 7c!”.

Oppure perché “l’ha detto Tizio”!!  “Ma l’hai provata?”. “No, ma mi fido…”

Altri  procedono  per paragoni: “è più facile di quello o più difficile di quell’altro”. Tutto sta a capirsi su quale sia il termine di confronto : paragonare  due tiri  di Cavazzo e Avostanis o di Somplago e del Pal Piccolo, estetica a parte, può a volte  essere  azzardato..

 

foto M.Oviglia

C’è poi chi svaluta  perché  Tirchio di Natura, a dispetto del  braccino corto che dovrebbe far trovare i passaggi  più duri!

Ma c’è anche chi ha timore, o riguardo, per quel che diranno  gli altri. Questo particolare tipo di “valutatore” del grado di solito è uno forte, ma davvero forte. Che si chioda e “libera” un tiro, oppure  risolve un problema dove molti altri hanno fallito. In questi casi una specie di pudore e il dubbio  di far la parte del “cagone” predominano sul legittimo orgoglio e sulla soddisfazione. Ma c’è di mezzo di sicuro anche il timore di veder diminuito il proprio valore, per cui ci si tiene prudenzialmente  “stretti”.

  

C’è poi il nostalgico, quello che continua sostenere che “Roxy Music” o “Chernobyl” siano 6c+ e “Supergulp” 6a, che gli AC/DC siano stati il più grande gruppo rock e che i coloranti siano la più importante causa di tumore.

 

Qualcuno, infine, dice quel che pensa o crede sia giusto, senza ipocrisia o secondi fini. Se poi sarà più dura o più facile ci  si fa una risata e amici come prima….

(Non pensiate che lo scrivente sia immune da queste perversioni, essendo afflitto da autocompiacimento per quello che è riuscito a fare, bilanciato  dalla  sindrome della mezza sega. Sopravvalutare svalutando. Chiaro, no?)

E voi a quale categoria appartenete? Non sarete mica  di quelli che sostiene che il grado non gli interessa? Che scala solo per misurarsi con se stesso…. perchè è un  piacere…. per il gesto….per la roccia…?  

  

 

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~ di calcarea su gennaio 17, 2012.

10 Risposte to “Chiacchiere e distintivo”

  1. Bellissima come classificazione!! per ciascuna categoria mi vengono in mente tanti climber, che tra l’altro non si smentiscono mai!!
    Mi pare che manchino i mitici: “non sono riuscito a fare i singoli ne a rinviare, però è meno di 7c”, quelli mi fanno sclerare!
    io personalmente cerco di tenermi il grado dato ufficiale del chiodatore/locals ma sono tanto felice quando mi dicono che sarà almeno un grado in più!
    invece non svaluto mai, mi piace pensare che quel giorno ero proprio in fortissimo!!

  2. Però, non sono nemmeno riuscito a commentare sull’argomento di ieri (volevo dirti che finalmente hai scritto qualcosa senza “nominare” i gradi), che, come un fulmine a ciel sereno ci piazzi il topic proprio sui gradi!
    Più si va avanti con gli anni e più mi rendo conto che grado e via sono legati indissolubilmente tra di loro, sì, ogni tanto ci si sforza di dire “bel tiro!” o “fa cagare” ma di solito il primo commento è “per me non è x ma y+” (però suona anche bene!); d’altra parte meno ci si tiene (parlo per me ovviamente) e più si riscopre il piacere dell’arrampicata, visto che i gradi invece di salire, scendono inesorabilmente di lettera in lettera!
    Ma in fondo cosa sarebbe una via senza grado? Quanti andrebbero in una falesia sconosciuta e arrampicherebbero a vista senza sapere nulla dei gradi (e fin qui qualcuno anche lo avrà fatto) ma soprattutto senza volerlo sapere, soprattutto se il tiro ci è riuscito? Eppure sarebbe un bel gioco una volta tanto, si scala e basta, si fa un resting? pazienza! abbiamo fatto una prestazione “di livello” e non lo sappiamo? ancora pazienza! Forse ci si sentirebbe un pò più “liberi” e, chissà, forse impareremmo a scalare meglio! Forse…
    Ma parliamo di gradi: è ovvio che ognuno avrà la sua opinione e che sarà impossibile essere tutti daccordo sulla valutazione, l’importante è a mio parere che i gradi siano il più possibile omogenei in una zona con falesie vicine. Poi chi andrà in quella zona si regolerà di conseguenza (es: a Finale ci sono i gradi più stretti che conosco, altro che gradi carnici, quando vado là so che devo provare vie con gradi più bassi, e lo stesso son bastonate).
    Comunque, infine, parlando seriamente, il 7a a Raveo alta (settore tacs, non ricordo il nome, quello con il passo chiave dopo la lama gialla rovescia che verrà giù in futuro assieme a buona parte della via), sarà al massimo 6c 🙂 [Altri procedono per paragoni: “è più facile di quello o più difficile di quell’altro”]
    Mandi!

    • Infatti…non so come reagirei se scoprissi alla prima visita in una bellissima falesia di aver dimenticato a casa la Guida! Forse fare di necessità virtù mi permetterebbe di scoprire una nuova sfaccettatura della scalata. Ma più probabilmente batterei il mio già imbarazzante record di bestemmie! Mi fa piacere tu abbia colto il dettaglio dell’assenza dei gradi sul post di Raveo. Perchè la scorsa settimana sembrava fosse più importante dare il grado a un tiro che farlo! E per sapere se fosse o meno un BEL tiro ci sarebbe voluto un terzo grado (poliziesco, non UIAA…).

  3. mi permetto di sottolineare che talvolta è bello potere leggere dei post che descrivono quello che è stato realizzato nelle falesie della zona menzionado pure i gradi. Credo che ognuno cerchi di fare del suo meglio per dare un opinone in merito e siccome la difficoltà è sempre soggettiva e non tutti i 7c sono uguali ,sbagliare in eccesso o in difetto può accadere . Non è ancora reato dare un grado piu o meno buono per fortuna ,ma spesso fa da ridere su come ci si accanisce a contrarre per forza la maggior parte delle vie specie di nuova chiodatura. In ultimo vorrei dire che non è detto che se uno è in grado di fare tanti 7c debba per forza farli tutti e quindi se uno non gli riesce o è morfologico o non è 7c.Viceversa se è cosi bravo da farlo in pochi giri o al primo colpo non è detto che sia per forza 7b. Per fortuna le pareti offrono sempre linee diverse piu o meno congeniali a chi le scala.
    Per quanto riguarda il tiro di Raveo di cui fa menzione Luciano , mi auguro che non venga via nulla perchè è un bellissimo tiro…basta andare delicati….

  4. Ma allora hanno ragione a chiamarmi “prezzemolo”! Ogni riferimento a fatti e persone è puramente casuale, vero? 🙂

  5. parlo a nome dell’associazione donne intelligenti, volevo fare un reclamo. A chi devo scrivere? :)) Anche se, pur non essendo free rider, sono altresì amante delle belle curve…

  6. Cosa vuole, Maestro, stiamo parlando di zone depresse (non erogene, semmai erose). Non come in Sardegna dove tra maschietti in Falesia immagino discettiate di Gramsci e Caravaggio!

  7. avevo comunque notato che al circolo dei sardi di Tolmezzo dove mi portasti vi era alla parete il poster di Valeria Marini e non del premio nobel Grazia Deledda. Ma a ben vedere visionario sarebbe stato mettere Grazia Deledda nella posa di Valeria Marini… 🙂

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