Intervista a Jasna Dionisio

In un campo a netta prevalenza maschile, com’è attualmente la scalata (almeno in Carnia), un parziale tentivo di rispettare  le “quote rosa” dopo tre interviste a maschietti lo si doveva se non altro  per correttezza  formale. Ma al di là delle battute e delle convenzioni,  alzi la mano chi conosce nel nostro ambiente, maschietti compresi, una persona più benvoluta, attiva, impegnata nella divulgazione e nella condivisione dell’arrampicata, capace di “fare gruppo” senza tirarsela,  nonostante le indubbie qualità tecniche e il notevole “livello”. Non vedo mani alzate….

Per questa intervista a Jasna   ringraziamo Alex Graputti.

Alex. :Per iniziare, raccontami un po’ della tua storia.

Jasna.:  Ho cominciato  a scalare nel ’99 ma all’inizio non trovavo nulla di interessante nel fare così tanta fatica per arrivare ad una catena; la mia  vera passione era la danza e l’arrampicata era un modo diverso per trascorrere le domeniche di primavera/estate assieme a Fede. Poi nel 2007 con il primo corso Cai ho capito che con un po’ di costanza e la giusta compagnia anche questa disciplina poteva diventare piacevole. Con le prime soddisfazioni e i giusti amici la danza è passata in secondo piano, pian piano mi sono accorta che preferivo stare in falesia e così è maturata la scelta di dedicarmi unicamente all’arrampicata. Poi nel 2009 è arrivato il primo grande traguardo, il mio grande sogno nel cassetto, ovvero salire un 7a;  se ci ripenso mi emoziono proprio come quel giorno e, credimi, al di là dell’impresa non c’è soddisfazione maggiore che ricevere i complimenti del Chen o l’abbraccio di Mariangela …..  Sono consapevole che di fronte a ragazze e ragazzine che scalano su ben altri gradi un 7a è ben poca cosa, ma per me rappresentava un limite invalicabile, quasi impossibile da raggiungere e il fatto di avercela fatta, di averlo superato mi ha insegnato che i limiti che mi ponevo erano solo nella mia mente. In effetti in molti casi mi capita di pensare di non riuscire nell’impresa ancora prima di cimentarmi. L’arrampicata per questo motivo mi è stata di grande aiuto, mi ha insegnato a credere in me stessa sia come arrampicatrice sia come persona, mi ha insegnato ad avere degli obiettivi e a fare il possibile per raggiungerli, mi ha insegnato ad essere determinata e a “credere” in quello che faccio. 

Dove preferisci scalare? Che genere di scalata ti è più congeniale?

 Chi mi conosce sa che adoro la placca  e quindi in regione la mia falesia preferita è Avostanis, complice anche il fatto che le migliori realizzazioni le ho fatte proprio lassù… mi piace anche la scogliera del Pal Piccolo e la falesia di Val di Collina, sempre in regione, mentre fuori,  bè,  le affascianti  Placche Zebrate nella Valle del Sarca e la parete di Ospo. Il fatto è che quando sei “spalmato” in placca hai tutto il tempo per riflettere e scegliere la soluzione ottimale per fare il passaggio; tutto questo in strapiombo non puoi farlo, o meglio io non posso farlo, perché mi accorgo di essere un po’ troppo riflessiva e su questo tipo di terreno il fatto di impiegare molto tempo tra un passaggio e l’altro non è la scelta migliore. Quindi se dovessi fare una classifica  metterei al primo posto la placca poi il muro verticale e strapiombo, rigorosamente senza scavati….

Come ti alleni?

 Se ti dicessi che non mi alleno ti racconterei una bugia ….. posso però affermare che non seguo un programma di allenamento preciso: ascolto il mio corpo, cercando di capire quando si può forzare e quando è meglio riposare. Devo ammettere che parlando di allenamento la sala boulder è un utile strumento per l’allenamento. Sai,  c’è parecchia differenza tra fare trazioni appesi ad un trave in garage o in soffitta piuttosto che ritrovarsi in sala a risolvere boulder tra uno scherzo e un pettegolezzo…..! Sintetizzando posso dirti che frequento la sala due volte alla settimana e scalo in falesia il sabato e la domenica. D’estate mi piace fare vie classiche mentre d’inverno mi diverto parecchio a fare cascate di ghiaccio ….

Oltre a scalare in falesia fai anche un sacco di vie in montagna tra Carniche e Dolomiti

 Mi sono avvicinata all’alpinismo, come anche all’arrampicata,  perché erano discipline praticate da Fede ma come detto prima quando ho iniziato non provavo gran soddisfazione nel fare tanta fatica per “arrivare in cima”. Poi credo ci sia stata una crescita personale e un miglioramento tecnico che hanno portato il mio atteggiamento da passivo ad attivo: scegliere la via, scegliere il posto o la cima ….

E ti dirò che in questo ultimi anni mi capita di arrivare in aprile e sentire la necessità di salire la montagna, di raggiungere la cima arrampicando. Non so se sia un richiamo tipo “lotta con l’alpe”, se siano le difficoltà che l’ambiente alpinistico ti impone oppure una forma diversa per mettere in pratica settimane e settimane di allenamento in falesia, so solo che a fine primavera non vedo l’ora di partire con la corda sulle spalle assieme a Fede o a qualche amico/a speciale.

A casa tua si mangia “arrampicata”. Com’è dividere passione e vita?

 Essere compagni nella vita e compagni di cordata è un’esperienza indescrivibile soprattutto se come nel nostro caso tutto quello che condividi lo fai con la massima passione. In arrampicata c’è una continua ricerca del miglioramento e lo stimolo reciproco a raggiungere l’obiettivo; si scelgono assieme le falesie, le vie da provare e l’elemento incredibile è riuscire a condividere i singoli passaggi e le interpretazioni che sembrano identiche ma in realtà hanno sempre delle varianti. In montagna tutto questo si amplifica  grazie al fascino dell’ambiente montano: vivere appieno la natura ti porta a cominciare  a programmare  la salita a metà settimana, poi il giorno fissato ti alzi all’alba e percorri l’avvicinamento assieme, di tiro in tiro conquisti la cima e quando sei lassù ti senti ogni volta come se avessi realizzato una piccola conquista. A differenza della falesia in montagna non ricerco solo la difficoltà, mi piace scegliere gli itinerari per le loro linee di salita per la cime che raggiungono non solo ed esclusivamente per il grado. E in montagna ancora più che non in falesia penso che tra i compagni di cordata si crei una vera e propria simbiosi: quando sei in parete ci dev’essere una grande complicità, una perfetta sincronia in tutto quello che fai. Con Fede credo di aver trovato tutto questo, in ogni salita c’è quella giusta armonia che ci porta a  salire condividendo ogni passaggio, ogni tiro. Ne consegue che le emozioni che viviamo durante la salita sono così forti che inevitabilmente una volta a casa ci mettiamo  già a programmare  nuove scalate.

Sei appena tornata da Kalymnos , che invidia…

 Quando all’inizio dell’anno decidi di programmare le vacanze è inevitabile che la mente ti porti a quello che hai letto sulle riviste o sui blog\siti  e così con la voglia di scoprire nuovi posti e di farlo in totale relax ne esce la vacanza arrampicatoria. Inizialmente  partivamo io e Fede e qualche amico alla scoperta di nuovi posti dove scalare, poi con il passare del tempo e grazie anche ad un passaparola tra climbers la vacanza di fine estate è diventata un vero e proprio appuntamento per chi vuole coniugare l’arrampicata al relax. Negli ultimi anni come alcuni sanno siamo stati “richiamati” dalla Grecia, dal suo splendido mare, dagli abitanti sempre allegri e premurosi, dalle infinite falesie e dalle loro incredibili caratteristiche. Poi quest’anno il gruppo era veramente affiatato e ci siamo stradivertiti sia a scalare che a fare festa.

Sono in molti a dovervi ringraziare per aver creato una sala boulder e l’associazione “Chiodo Fisso”.  Com’è stata  e cosa ti stà dando questa esperienza , oltre ai debiti ?

  E’ bello tornare  con la mente  a quando abbiamo deciso di creare l’associazione. Pensa che ci siamo trovati a fine 2008 e quasi per gioco abbiamo deciso di fondarne una per realizzare una sala boulder. All’epoca non sapevamo né dove costruirla né chi coinvolgere ma sapevamo che  l’idea della sala era un pallino fisso di tutti i climbers che alla fine dell’estate si tormentano  con la nota frase : “e adesso che arriva il freddo e non si scala più fuori dove ci alleniamo??????!!!!!??????”, da qui la decisione di chiamarla Chiodo Fisso; quindi la ricerca del locale e proprio quando avevamo coinvolto un po’ di persone è arrivata la prima doccia fredda: l’immobile trovato non era idoneo. Devo dire che in questa fase è stato determinante l’ottimismo di Fede e la collaborazione di tutti i soci che ci hanno aiutato a trovare il locale ideale. Ancora oggi ci sono persone che ringraziano me e Fede per quello che abbiamo fatto, in realtà a me piace sottolineare che è stato merito di tutti i soci se la sala boulder è quello che è, io e Fede da soli avremmo fatto ben poco! La sala inoltre ha contribuito a creare un magnifico gruppo di persone che condividono non solo i boulder in sala ma anche le vie in falesia perché mi sono accorta che in arrampicata se scali solo con il tuo compagno inevitabilmente ti fossilizzi e il giorno che lui, per vari motivi non può o non vuole ti trovi arenato, mentre se sei all’interno di un gruppo il giorno che il tuo compagno non può ci saranno gli altri amici con cui scalare.  Per esperienza personale ho capito quanto siano importanti le amicizie: gli amici sinceri sanno collaborare al raggiungimento del risultato. Se muovono critiche, lo fanno per contribuire al miglioramento non certo per distruggere quel che si è fatto, collaborano e sostengono idee e  progetti. (preferisco non fare nomi, rischierei di dimenticare sicuramente qualcuno)

Corsi ne fai parecchi e non sono in molti ad aver voglia di spendere il proprio tempo per insegnare a scalare, dimmi di questa passione…

 Mi è sempre piaciuto insegnare, o meglio mi piace trasmettere agli altri la mia passione e per riuscirci ho deciso di seguire diverse strade cercando di approfondire non solo il cosa insegnare ma soprattutto il come insegnare; sai, un docente universitario diceva “sapere non vuol dire saper insegnare”  per questo motivo il mio obiettivo non è tanto sentirmi chiamare istruttore quanto riuscire ad avere un bagaglio di conoscenze e di metodi per trasmettere agli altri, in primis, le basi di questa disciplina e poi cercare di appassionarli a continuare. Insegnare racchiude anche la sottile responsabilità del “mito da seguire”, infatti il maestro non è solo colui che ti insegna ma diventa un esempio da seguire, da imitare. Quindi è molto importante riuscire a trasmettere non solo l’etica dell’arrampicata ma soprattutto i fondamenti per un’arrampicata in sicurezza. Il tutto richiede parecchio tempo libero, nonostante questo non c’è soddisfazione più grande nel vedere gli allievi che continuano la tua passione e magari a loro volta hanno interesse nel trasmetterle ad altri. Quando poi l’allievo supera il maestro la soddisfazione raggiunge l’apice perché vuol dire che è stato perfettamente centrato l’obiettivo. Devo ammettere che durante i corsi che ho frequentato  sia in qualità di allievo che in qualità di maestro ho trovato sempre delle persone eccezionali, tant’è che alcune di loro sono diventate dei punti di riferimento o ancora meglio amici e amiche di scalata.

Ti senti un po’ un punto di riferimento per le climbers della zona?

  Se devo essere sincera inizialmente quando ho scoperto che dopo il Chen e Florit sarei stata intervistata io, sono rimasta senza parole; non credo di avere fatto nulla di così eccezionale e sicuramente molto molto meno paragonata a loro due. Non mi sento una paladina dell’arrampicata e credo di non aver fatto nulla che altre ragazze non riuscirebbero a fare. Nonostante questa premessa sono molto molto onorata di questa intervista. Per quanto riguarda l’arrampicata ,  non per fare la vittima, penso che in questa disciplina il mondo femminile in passato sia stato un po’  svantaggiato rispetto a  quello maschile, vuoi perché fino a  qualche tempo fa in zona non c’erano tanti corsi di arrampicata, vuoi perché per una ragazza le falesie della zona sono un po’ difficili, vuoi per la mancanza di ragazze  con cui condividere il tiro piuttosto che il passaggio. In tal senso spero di aver dato il mio contributo a far sì che anche le ragazze potessero approcciarsi al magnifico mondo dell’arrampicata e spero di continuare a coinvolgere chi inizia, cercando di evidenziare il bello di questo sport. A chi comincia mi permetto di dare un consiglio: arrampicate per voi stessi, cercate il giusto equilibrio del vostro corpo in parete, alle ragazze consiglio di essere femminili anche mentre scalano e soprattutto di scalare per raggiungere l’obiettivo, il vostro obiettivo, non solo per mettervi in competizione con altri, …. e soprattutto non scalate per raccontarla. Questa è stata la mia filosofia e quest’intervista testimonia il fatto che forse in fondo in fondo ha funzionato.

Cosa ti aspetti dal futuro?   

 Per il futuro tanti progetti ma sono un po’ scaramantica e quindi preferisco non anticipare nulla, se guardo al futuro spero di continuare a seguire le mie passioni circondata dall’amore di mio marito e della mia famiglia e dalla genuina sincerità dei miei amici. Se poi i sogni si avvereranno, tanto meglio….

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~ di calcarea su novembre 20, 2011.

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