Cjasùt dal Sior

Ancora un bell’itinerario ad opera di Devis Deotto & Friends. Questa volta si tratta di un anello già famoso ,  pubblicato su itinerarifriuli. com ,  che viene però arricchito in questa occasione  da una variante in discesa (la “Lope”) assolutamente per  esperti. Buona pedalata e….prudenza!

 

Cjasut dal Sciòr…Lope’s trail

Premessa:

Questo itinerario ha luogo nella verde e panoramica Val Alba in una  giornata soleggiata,  non proprio calda,  in quanto la nostra escursione risale a metà ottobre 2011, quindi autunnale e con temperatura invernale.

Come in  ogni mio post, andremo ad affrontare un escursione di notevole difficoltà, non tanto per la discesa (beh…pure quella) ma per la stremante salita, nel primo tratto su asfalto, nel secondo con bici a spinta per400 metridi dislivello!!!

Molti diranno che questa non è MTB ma è puro autolesionismo…purtroppo per raggiungere in bicicletta queste cime e godersi una bella discesa su sentiero bisogna anche un po’ soffrire, ma vedrete, una volta giunti alla quota 1742 mt, che la fatica della salita sparirà completamente nel trovarci di fronte al “maxi schermo” delle Alpi Carniche.

Ricordate; casco, protezioni, occhiali e guanti…sempre!!!

Descrizione:

Il punto d’inizio è di fronte al campo sportivo di Moggio, c’è un ampio parcheggio dove lasciare l’auto, Piazzale Gino Nais

Si inizia a pedalare, i   2°C   non ci aiutano di certo; percorriamo la comunale della Val Aupa fino al bivio per la frazione Pradis, al quale svolteremo a destra. (km 2,76 quota 328  ).

La strada impenna e con qualche ripido tratto e dopo diversi tornanti si raggiunge la frazione Pradis (km 3,54) la quale supereremo mantenendo sempre la strada principale (strada comunale di Riolada) fino al bivio a destra per il rifugio Vualt (km 5,77) il panorama sulla valle sottostante inizia a farsi interessante.

Finalmente la strada concede un po’ di respiro, siamo nelle vicinanze del rifugio Vualt su sterrato in ottimo stato (procedete in silenzio lungo il pianoro, i caprioli sono di casa in questa radura).

Al km 11,22 quota1140 in prossimità di un tornante sinistro cementato proseguiremo diritti (a sinistra si può visitare il rifugio Vualt e percorrere una variante più corta ma meno panoramica dell’itinerario).

Si riprende su asfalto e al km 12,50 dopo un tornante sinistro siamo alla volta dell’ospedale militare, che  raggiungeremo dopo qualche metro su una stradina sterrata che si stacca a sinistra , molto ben segnalata.

In questo punto vi consiglio una pausa ristoratrice, una visita a quel che rimane dell’ospedale militare e al cartellone illustrativo affisso sulla parete…forse un po’ troppo nascosto.

Alla fine dell’ampio piazzale antistante l’ospedale militare, sulla destra si stacca il sentiero che ci condurrà alla cima, il primo tratto è ciclabile ma dopo qualche centinaio di metri si scende dalla sella e si spinge…anche con pendenze elevate.

Alla quota mt 1577 , km14,13 , nei pressi del bivio per il monte Forcella Forchiadice che non seguiremo, ma devieremo a sinistra è il caso di fare una piccola sosta e godersi l’anteprima panoramica prima dell’ultimo tratto “estremo” di salita a spinta su un sentiero che proprio sentiero non è….e fra tornanti scalinati e pendenze da brivido saremo prossimi alla cresta del monte dove la vegetazione si dirada e ci permette di risalire in sella.

Ancora un piccolo sforzo e il rifugio Cjasut dal Scior è nostro… quota mt1742,  km15,30

Fate foto a più non posso!!! Non è consuetudine vedere una bici in questi luoghi…e ricordatevi di scrivere due righe sul quaderno del rifugio…

Godetevi il magnifico panorama e preparatevi ad un single track da considerare il sentiero della salita al contrario

Il primo tratto è esposto, sassoso, i tornantini sono stretti e c’è pure la brina! Quindi se non vi sentite sicuri scendete e accompagnate la bici…ve l’avevo detto che era un escursione tremenda!!!

Dopo una breve e veloce serpentina divertente….almeno per il sottoscritto.. si entra nella faggeta facendo attenzione al sentierino che si stacca sulla sinistra…la temuta “ Lope” (km 16 quota 1548 ) la deviazione è comunque segnalata su un albero a sinistra in alto.

Per i meno suonati è consigliabile proseguire sul sentiero principale CAI 422, il quale scende meno impegnativo collegandosi a valle sempre nella piazza di Dordolla.

Ma torniamo a questa “Lope”…. non so cosa significhi…ma ora so quanto sia tosta!!!

Sono presenti lungo la discesa dei segnali “spray” azzurri che vi consiglio di tenere sott’occhio per ogni dubbio.

Qui non ci sono foto, purtroppo ero troppo impegnato nella discesa e comunque tra  il freddo e l’estrema discesa non sentivo le dita!!!

Il sentiero prosegue sempre estremo e molto esposto, colmo di sassi, rami e l’erba che nasconde mille tranelli…ma fattibile!

Quando oramai ci rassegnamo a raggiungere l’inferno, il sentiero diventa ciclabilissimo e si nota in  un pianoro una traccia che arriva da sinistra:  è la variante che scende dal rifugio Vualt (CAI 425) di cui vi ho accennato all’inizio (km 17,58 quota 1013).

Proseguiamo in discesa, nuovamente tecnica ma più scorrevole, sempre sassosa mista a fango e sempre impegnativa che ci conduce , dopo una breve risalita e un pianoro,  a dei prati con  qualche stavolo (è impossibile sbagliare,vedrete dei recinti per il bestiame che vi guidano sulla via principale).

Dopo una parte scalinata, sempre umida e scivolosa, attraversiamo il “cortile” di un rustico e subito dopo svoltiamo a sinistra in discesa, ci avviciniamo alla piazza di Dordolla e attraverso le “calle” raggiungeremo la piazza principale su ciottolato cementato.

Arrivati alla piazza godetevi una birretta al bar prima di lanciarvi sulla strada asfaltata del ritorno, scendete a valle sulla strada principale fino a confluire su un ponte, da qui proseguite a sinistra dopo il ponte fino a raggiungere Moggio.

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~ di calcarea su ottobre 18, 2011.

7 Risposte to “Cjasùt dal Sior”

  1. Intervengo solo per precisare , senza polemica, che la discesa in questione è da molti anni che viene regolarmente percorsa e che forse uno dei primi se non il primo a reportarla è stato Carlo Bianchi. E’ un itinerario bellissimo ma la variante descritta non vale assolutament la pena, si accorcia di molto lo sviluppo della discesa e si perde il bellissimo tratto finale, per cui al bivio salite seguendo la traccia a dx evitando l’indicazione per Dordolla.
    Graziano Gregorin

    • Ciao! Ho riletto il post di Devis e ti assicuro di non aver colto qualche accenno a una eventuale “primogenitura” di questa discesa. Pur non avendola fatta in bici, sono d’accordo sul fatto che la discesa lungo il sentiero CAI sia più piacevole e, soprattutto, abbordabile. Ma, si sà, i gusti son gusti e qualche volta certe cose non ci piacciono perchè non riusciamo a farle (è il mio caso). In questo blog, pur impegnandoci nella ricerca di nuovi itinerari, non abbiamo certo la pretesa dell’originalità…in fondo i sentieri sono lì da molto prima che arrivassero le mtb! L’intento, per quel che mi riguarda, ma credo anche per Devis, è quello della condivisione e della divulgazione delle cose belle che ci capita di vedere o che ci vengono segnalate. Cercando di non cadere nello scontato, descrivendo giri che tutti conoscono e si trovano su libri e siti web, ci capiterà a volte di credere di aver scoperto l’acqua calda….non ce ne vogliate. Mandi

  2. Con Graziano ho già avuto dissapori tempo fa… spero non succeda anche qui…
    Io propongo le mie uscite e di certo non critico o polemizzo quelle degli altri, se penso di saperne di più…consiglio, altrimenti sto zitto.

  3. In ritardo ma leggo solo ora. Sorry
    Devis, non sapevo che qualcuno ci abbia mai presentati, ricordami quando ci siamo conosciuti.
    Comunque quando dici ” se penso di saperne di più ….consiglio, altrimenti sto zitto.” ……. hai perfettamente ragione

  4. Mi dispiace molto di sentire che anche quì nascono delle polemiche, comunque anche io e il mio amico Paolo il 10 dicembre dello scorso anno abbiamo fatto questo giro ignorando che era già stato percorso in mtb da altri. Sta di fatto che non siamo stati contenti perchè pensavamo di essere stati i primi, ma per la bellezza del giro, che è quello che più conta.
    Ah, scusate mi presento, mi chiamo Stefano Aldrovandi.

  5. Ciao! Ho fatto di recente per la prima volta sta benedetta “Lope”. Indubbiamente più impegnativa della discesa per Forchiadicce, si scende in un paio di punti per breve smottamento e qualche salto roccioso. Sassi sparsi subdolamente sul sentiero (e sotto le foglie), alcuni tratti più filanti. Però si taglia di tanto il percorso di discesa rispetto alla variante più famosa. Sebbene anche la Lope “abbia il suo perchè”, se si è alla prima occasione in stagione che si sale al Cjasut conviene tutta la vita scendere per Forchiadicce, neanche pensarci… Per me, e penso anche per Giaz, la discesa di Forchiadicce se la gioca con quella dal Crasso come discesa più bella del FVG. Se vedòn!

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