ARCHITETTURE TOLMEZZINE

Forse distratti dalle penose vicende legate al rifacimento di Piazza XX Settembre, ampiamente rappresentative del malcostume politico e professionale dilagato in questa povera Italietta, i Tolmezzini non devono aver notato più di tanto la lenta e inesorabile gestazione del cosidetto Palazzo della Regione, nella zona un tempo chiamata “parcheggio Di Qual”, alle spalle di Piazza Mazzini (Santa Caterina).

 

Fatto sta che il manufatto, spogliato dalle impalcature che ne imprigionavano le notevoli facciate, si staglia ora sempre più visibile  lungo il percorso di Via Linussio, addossato e quasi fagocitante i profili ironici e filanti dell’intervento di rivalutazione architettonica della Roggia, realizzato alcuni lustri fa dal compianto (non solo per le sue doti professionali) architetto Claudio Puppini. Che non oso immaginare cosa stia facendo nella tomba di fronte a tanto cemento incombente.

Il Palazzo, la cui destinazione non è ancore del tutto certa e sembrava fosse  stato realizzato per l’interessamento dell’Amministrazione Regionale, presenta un volume molto appariscente, che quasi  soffoca le altre entità immobili presenti ai suoi confini, come la “Casa Magrini” o la Via Oscura con i suoi muri di sasso , l’arco caratteristico e il profilo di casa Dalla Marta, oppure l’edificio della Latteria. In  questa strana via,  dove coesistono autentici “pugni nell’occhio” come il Palazzo Inail e gioiellini come il recupero  delle Ex Carceri, questo nuovo edificio non riesce davvero a trovare un apparentamento (fuori classifica?!)

Ben vero è che a brevissima distanza  in passato abbiamo assistito al “germogliare” di un edificio di un certo ingombro (non paragonabile comunque a questo), nato con l’avallo e addirittura caldeggiato da un’ amministrazione di segno politico opposto a quella attuale.  Tutto il mondo è paese?

Ma ciò che colpisce di più l’osservatore attento anche se  non tecnicamente preparato, è  lo “spessore” dell’idea rappresentata, la “cifra” architettonica, direbbe uno Sgarbi ( suppongo), la “filosofia” della progettazione, che anche voi potete giudicare (nonostante l’opera non  del tutto ultimata),  sia dalle foto allegate che andandoci di persona. Guardate ad esempio le finestre o i balconi!

Ora io non intendo fare le pulci a chichessia chiedendo se il piano regolatore… se il progettista…se l’amministrazione comunale….eccetera eccetera. Quello che vorrei sapere da voi che leggete è: vi piace? Credete ce ne fosse bisogno?  Ma soprattutto: non esiste una Commissione Edilizia comunale che deve valutare la compatibilità dei nuovi interventi con l’ambiente circostante e con un elementare  senso estetico, soprattutto in ambito di centro storico? E infine: chi ci guadagna dall’avere questo macigno depositato in centro storico? E questo ipotetico guadagno verrà raggiunto con mezzi assolutamente trasparenti e leciti?

Per nostra e vostra informazione, abbiamo chiesto qualche notizia all’Ing. D’Agostino, che così ci ha risposto: ” L’immobile è privato, non regionale o pubblico ,  e non c’è alcun accordo con la Regione. Si narra di un accordo verbale tra il committente privato e la regione ma nulla di scritto c’è. Il “Parallelepipedo forato”   ricade nella zona B0, definita all’art10 del P.R.G.C. come “dei Nuclei Storici” e si ripropone di “conservare le caratteristiche tipologiche storiche significative ancora presenti, eliminando le parti incongrue e ammettendo integrazioni dell’impianto urbanistico per nuove volumetrie  nel rispetto degli elementi tipologici (!!!) … “:
Forse è per questo che in origine il lotto, ora così edificato, fu vincolato dal Piano Regolatore di allora come Verde, Zona IN ATTESA DI UNA FUTURA DESTINAZIONE ,  essendo, per l’appunto  proprietà della Famiglia Di Qual.
Questo fino ad alcuni anni fa quando la Giunta Cuzzi, e il Consiglio Comunale di allora, approvò una Variante al PRGC con un Piano Particolareggiato ad hoc, redatto dall’Arch. Paolo Petris (marito della progettista  Arch. Ombretta Filippuzzi….) che trasformò la destinazione d’uso  da Verde V2 a Bo “maggiorata” perché Edificabile con indici urbanistici ed edilizi  “di favore”, ben oltre ogni limite massimo imposto dal PRGC  per l’area omogenea più “permissiva”. Qui, infatti, si sono costruiti  circa 7mc/mq,  quando il limite massimo imposto per zone Bo, le più edificabili, sono al massimo pari a 4mc/mq. Anche  il rapporto di copertura del lotto (rapporto percentuale tra superficie coperta dalle opere edificate e la superficie Fondiaria) è altissimo.
Questa “variante” suscitò l’ira dell’ex sindaco Arch. Dalla Marta che fece ricorso alla Giustizia  con un esposto alla Procura della Repubblica in cui evidenziava la mancanza del rispetto delle direttive urbanistiche imposte dalle precedenti amministrazioni che prevedevano per l’area in oggetto qualcosa di non ingombrante tale da non precludere la vista, percepibile da Via del Din, del panorama che si staglia dalla  Piccotta all’Amariana.  Fece intravvedere, pure, una possibile speculazione edilizia.
Sta di fatto che anche in barba ai parcheggi e al vede di servizio e altro ancora, fatto il Piano Particolareggiato di Variante , divenuto edificabile il lotto, il proprietario l’ha venduto, non certo al prezzo di una un campo di patate, a una società udinese, riportata sul cartello di cantiere, che avviò la costruzione ; dell’ accordo Verbale con la Regione FVG non c’è niente di scritto e tanto meno certificabile e documentabile e infatti sembra  che ora la Regione pensa a un Suo edificio Regionale a Tolmezzo, diverso da questo.
Ora è possibile che diventi pure un edificio direzionale o residenziale privato; La Co.Ge.P. sembra essersi fatta avanti per l’acquisto.”

 

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~ di calcarea su luglio 8, 2011.

5 Risposte to “ARCHITETTURE TOLMEZZINE”

  1. […] Qui il link all’articolo integrale sabato 9 luglio 2011 bitt.instance = '1655'; bitt.zone = 'default zone'; bitt.location = 'default location'; bitt.keywords = []; bitt.showAdOnLoad('468×60'); Nessun commento […]

  2. Non solo non mi piace (giudizio personale, voglio sottolinearlo) ma mi sono sempre chiesta perchè costruire questa struttura ex novo, per di più su un sito che avrebbe dovuto essere preservato in considerazione del tracciato della roggia, e non pensare di recuperare un edificio già esistente evidenziandolo tra quelli di sicuro interesse, sia architettonico che sorico”.
    Ma non è, purtroppo, l’unico caso di scarso rispetto per quanto abbiamo e di poca “fantasia” nelle proposte.
    Adesso che ho scoperto questo blog, suggerisco di dire qualcosa anche sulla situazione di Palazzo Linussio, sconosciuto a molti tolmezzini eppure patrimonio che dovrebbe essere di tutti.
    In ogni modo, complimenti per il Vostro impegno.
    Adesso sbircio i post a ritroso…

  3. Mi sembra incredibile che in un blog di arrampicata e non solo si discuta di architettura. Ne sono ovviamente felice, faccio l’architetto, e spero che le mie prestazioni in cantiere siano migliori di quelle in falesia. Mi piacerebbe infatti passare una mezzora con il Doc per esprimere il mio modestissimo parere sulle disgrazie tolmezzine. Da molti anni infatti credo che Tolmezzo sia oggetto di incredibili vicende che hanno costretto l’architettura a migrare, da sconfitta, nel campo dell’edilizia, quella povera sia di idee che di contenuti.
    Il caso descritto rappresenta perfettamente, oltre al malcostume delle procedure e dei giochini di potere (poco), quella paura della modernità che costringe a rendere tutto fintamente antico e rassicurante, deridendo la capacità critica delle persone, opprimendone la ragione che, come noto, costretta al sonno (non al sogno) non può altro che generare mostri.
    Ma il futuro non regalerà di meglio.
    Stefano Gri.

    • Prima di ogni altra cosa ti ringrazio, Stefano, perchè ospitare in questo blog su questo spinoso argomento il parere di uno degli architetti più stimati della regione non fa che accrescerne l’autorevolezza. Purtroppo la tua conclusione mi preoccupa più di ogni altra considerazione, perchè speravo che i tempi in cui un professionista della progettazione passava attraverso i ruoli di assessore, consigliere regionale o parlamentare ( ma anche solo in una piccola commisione edilizia…) per tornaconto personale e non per fornire il proprio contributo disinteressato al “bene comune” stessero per finire. Ma pensandoci bene già mentre li scrivo questi auspici mi paiono più ironici che realistici. Ci consola comunque il fatto che ci sia ancora chi come te crede nelle idee e nei metodi onesti per farle diventare realtà. Mandi

  4. direzionale ad uso pubblico su area privata? 7mc/mq in variante ad una previsione di 4mc/mq…bel regalino della PA al privato.
    in economia urbana c’è la regola di opera pubblica su area pubblica e opera privata su area privata. è una regola di buon senso meno criptica di quanto appare… Tolmezzo come l’Expo di Milano valorizza un’area di un privato a scopi pubblici. eh sì cari calcarea tutto il mondo è paese…soprattutto se si deve scegliere di scegliere per il bene pubblico…questo sì il più vituperato.
    grazie a questa testimonianza il centro di Tolmezzo è il coeacervo delle scelte opache … bel primato.
    federica

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