“PARETE BIANCA” di Mena (Somplago)

In questi primi mesi di Calcarea vi abbiamo spesso aggiornato sulle novità della “Parete Bianca” di Mena.  Per  maggior comodità troverete qui di seguito l’elenco completo delle vie, che dovrebbe subire poche modifiche almeno fino alla prossima primavera, perchè la frequenazione di questo angolino ombreggiato del circondario di Somplago ha le settimane contate per ovvie ragioni metereologiche.

La roccia della Parete Bianca è un conglomerato molto articolato e asciutto, più simile ai “Cretons” di Verzegnis che alla vicina “Chiesetta”. L’inclinazione non è mai eccessiva, quindi discreta forza di dita e fiducia nella gran varietà di appoggi  dovrebbero bastare per quasi tutti i tiri. Con l’aumentare della resistenza si può puntare anche ai più difficili, anche se “a vista”  non è facile districarsi tra la miriade di buchi e sassi inglobati . Nessuna presa è  scavata o migliorata. In caso di pioggia (debole) si riesce a scalare nel settore Frank Zappa, ma la parete non prende sole (salvo la parte alta del secondo pilastro, per due orette al mattino).

Il primo “sopralluogo” alla parete sembra debba essere attribuito a Stefano Gri e Paolo Degano, che all’inizio degli ann’90 sistemarono dall’alto gli spit per un eventuale tiro inaugurale, ma non tornarono una seconda volta ad aggiungerci le placchette, verosimilmente poco entusiasti di ciò che avevano trovato. Qualche anno più tardi ho iniziato “a scatola chiusa” la chiodatura del settore, anch’io non del tutto certo di quanto favore avrebbe incontrato presso lo schizzinoso popolo dei climbers. La prima linea che credetti di individuare  si chiama ora “Camarillo brillo”. Le vicende di questa falesia sembrano ricalcare il destino della  Parete Rossa, che sta proprio al suo opposto: primi esploratori udinesi seguiti da chiodatore carnico testardo. Scarso gradimento iniziale, migliorato con gli anni!

Si accede alla Parete Bianca dall’estrema destra della falesia di Somplago (“Chiesetta”), seguendo l’evidente sentierino. Il primo settore che si incontra è un pilastrino staccato sul quale sono state attrezzate 5 vie:

1) Senza nome              5b     continuità su buoni buchi

2) Senza nome              5c                           ”

3) Senza nome              5b                           ”

4) Spigolo                       5b                           ”

5) In cammino              6b+   suggestivo muro a strapiombini con finale in crescendo

Proseguendo lungo il sentiero si incontra un secondo pilastro con 4 vie, la prima delle quali è dedicata a un grande fan di Frank Zappa, occasionale frequentatore di questa falesia…  

6) Arraffael     6b+     un passo più difficile  e continuità su buoni buchi

7) Frank tou, thank!      6c       come la precedente

8)  Mission impossible     6b+/c    roccia un po’ meno sicura

9) Titties and beer      6c+   continuità su roccia molto appuntita

Ancora venti metri di sentiero e si giunge al settore Frank Zappa vero e proprio:

10) Pojama people     (da pulire e liberare)     facile diedro e muretto finale a buchi distanziati

11) Uncle meat    6a       continuità in crescendo su buoni appigli

12) Camarillo brillo   6b+   partenza di dita ( evitabile) e finale atletico  (7a se si esce sulla 13)

13) Baby snakes  7b   due sezioni difficili e resistenza su spigolo

14) Broken hearts are for assholes     7c/c+    muro iniziale difficile, poi media continuità

15) The torture never stops    8a    bloccaggi su piccole prese distanziate, senza respiro fino al fisso . Liberata da Mattia (2′ tentativo) ripetuta da Ach, Moreno e Gino (2′ tentativo)

16) The black page   7c+   muro iniziale in crescendo con singolo difficile, poi continuità notevole

17) Peaches en Regalia  7b+/c      passo singolo difficile e autocontrollo

18) Sofa  7b/b+     continuità fino alla cengia, poi cala

19) Montana    7a/a+        atletico nella seconda parte

20) Mena il can   6a+/b      muretto di  resistenza su buchi taglienti, poi facile

Salendo quest’ultimo tiro si accede al settore  finale del terrazzo, ben evidente sia dalla statale che dall’autostrada. Qui ci sono quattro tiri chiodati molti anni fa, uno solo dei quali è stato salito alcune volte . Si tratta del secondo sulla destra partendo dalla sosta di “Mena il can..” ( con un cordone al secondo spit).  E’ un bel 7a+ di resistenza su buchi netti.

Per la prossima primavera sarà sviluppato il settore delle vie facili attorno al primo pilastrino  e bisognerà cominciare a provare gli altri tiri sul terrazzo finale, chiodandone eventualmente di nuovi.

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~ di calcarea su settembre 29, 2010.

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