INCIDENTI in FALESIA

 

Negli ultimi mesi si sono verificati alcuni incidenti nelle nostre falesie e nelle sale indoor di arrampicata, l’ ultimo dei quali ha coinvolto a Erto il popolarissimo Sandro Neri.  E’ possibile che la percentuale di questi infortuni sia inferiore a quelle di altri sport, come di solito ci ripetiamo per alleggerirci la coscienza. Oppure che l’evidenza di un errore grossolano da parte dei protagonisti ci dia la presunzione che “a noi non potrebbe capitare”. In questo modo, però , rischiamo di non saper cogliere  da eventi spiacevoli e a volte drammatici qualche utile insegnamento, come invece dimostrano di fare le cavie degli esperimenti scientifici, che dopo due o tre scosse elettriche evitano accuratamente di ripetere l’errore…

Analizzando alla rinfusa alcuni episodi occorsi anche di recente ad amici e conoscenti, penso che potremmo separare inizialmente la casistica distinguendo i MATERIALI e la loro vulnerabilità  dalle persone e quindi dagli ERRORI umani.

MATERIALI: chi pratica l’arrampicata conosce perfettamente la sensazione spiacevole di trovarsi ad affrontare una via attrezzata in modo poco sicuro, con protezioni troppo distanti o mal posizionate e col conseguente rischio di cadute a terra o su sporgenze di roccia potenzialmente pericolose. In questi casi, purtroppo, ben poco può fare il malcapitato, se non segnalare al chiodatore o ai frequentatori abituali la sua “sensazione”;  l’ideale sarebbe che tutti portassimo un trapano nello zaino e potessimo correggere senza essere linciati gli errori più evidenti. Ma accorciare con un cordone e un maillon una “spittata” a rischio mi pare sia tollerabile se non addirittura doveroso. E poco costoso.

Ci sono però altre componenti dell’attrezzatura presente su una via sulle quali tutti noi possiamo intervenire: rinvii fissi con fettucce vecchie o usurate, moschettoni di sosta inadeguati o lisi, placchette vecchie e arrugginite, collegamenti insufficienti tra i due spit di sosta, ecc.  Quest’inverno un conosciuto climber udinese ha rischiato di arrivare a terra a Misjia Pec perchè una fettuccia di un rinvio fisso si è spezzata durante un volo. Ci sono cordoni e fettucce nelle nostre falesie (ma anche nella civilissima Austria di Warmbad…) che hanno compiuto i dieci, se non venti, anni di onorato servizio in parete. Sole, ghiaccio e voli compresi. Perchè non lasciare un segno della nostra visita sostituendoli, o dotando una sosta di un bel maillon grande appena uscito dalla ferramenta (1 euro?)

Tre rinvii "fissi" e un fesso

Dei materiali fanno parte anche i moderni sistemi di assicurazione ventrale. In Austria molta gente continua a tenere corda con l’8 o con il secchiello, ma da noi i sistemi che vanno per la maggiore in falesia sono il GriGri e il Cinch. Per ambedue gli attrezzi sono stati segnalati degli incidenti.

Il GriGri sembra sia stato la causa di alcune cadute se usato con corde di diametro sotto il 9.5 mm, specie se nuove e quindi ancora dotate della patina di “impermeabilizzazione”. D’altra parte il costruttore non garantisce l’efficenza sotto i 10 mmdi diametro!  In alcuni altri casi il GriGri non ha bloccato lo scorrimento perchè la mano o il pollice  dell’assicuratore si trovava sopra la camme mobile (cosa che vien spontaneo fare per dare corda con più prontezza).  Sembra che questo inconveniente sia più  raro quando il Gri venga usato in posizione rovesciata (vedi foto), che consente di dar corda più facilmente ma rende più improbabile che l’altra mano prema sulla camme mobile. Questo consiglio, che a me fu dato da Daniele De Candido (Guida Alpina, tra le altre cose…) molti anni fa, era presente  in un editoriale recente della rivista francese Grimpeur.

 

mano sulla camma, pericolo!

grigri rovesciato

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per il Cinch sembra ci siano stati degli  inconvenienti  nonostante l’uso corretto, anche se sempre con la partecipazione dell’imperizia di chi lo stava usando. La situazione più rischiosa, che può impedire l’arresto della caduta, si verifica quando la corda che dal cinch va verso chi scala venga istintivamente, ma inopportunamente, afferrata dall’ assicuratore. Questa reazione istintiva è difficile da evitare o premeditare, ma dovremmo sforzarci di pensarci ogni volta che ci aspettiamo un volo del nostro compagno. Anche con il Grigri può accadere.    Sta di fatto che per corde sottili appena acquistate il Cinch  rimane il più consigliabile. Non ho esperienza o conoscenze riguardo altri sistemi. Spero che qualche lettore possa e voglia intervenire sull’argomento.

ERRORI UMANI: inutile entrare nel dettaglio di tutto quel che la cronaca registra, o che potrebbe accadere, in caso di distrazione, disattenzione, imperizia, ecc. Tra l’altro dimenticherei di sicuro molte cose. Provo quindi ad elencare una serie di accorgimenti che tutti conosciamo, ma che a volte trascuriamo.

Nodo: è capitato a molti (anche a Manolo ad Arrampicarnia!)  di non legarsi bene. Ripetersi ogni sera prima di dormire “devo legarmi bene” per tre volte come i pateravegloria non servirebbe. Potrebbe essere più ragionevole impegnarsi a controllare visivamente il nodo del nostro compagno ogni volta che parte per un tiro.

Rinviare: avere il buon senso e la prudenza di rinviare anche gli spit che riteniamo “superflui” per il nostro “livello” , almeno fino ad una certa altezza da terra, sembra un’affermazione scontata. Se non fosse che spesso questo non accade; l’incidente recentemente occorso ad un famoso climber veneto a Erto (caviglie rotte) su una via di riscaldamento, dovrebbe far riflettere tutti noi. Può sembre rompersi un appiglio, o pattinare un piede, o zippare una mano, magari per un po’ di umidità…perchè complicarsi la vita (che sembra già così complicata di suo…)?

Sosta: attenzione alle manovre in sosta, soprattutto se il moschettone non si apre o non c’è (portarsene uno appeso all’imbrago non sarebbe male…). E controllare quel che sta facendo il compagno, per quanto sia difficile  a distanza….

Corda: vi racconto questa: domenica in Avostanis stavo calando Mattia da un tiro di circa 35 mt (con corda da 70, ovviamente). Mi sono distratto guardando in alto, la corda è finita prima del previsto e ho fatto fare un tuffo di 2-3 metri  su sassi e ortiche  al nostro fenomeno. Per fortuna solo botte e orticate, ma non sarebbe stato più saggio fare un nodino a fine corda?!? Conosco almeno tre persone che si son fatte male allo stesso modo: possibile non pensarci un po’ prima?

Statica, dinamica: a quelli che si accaniscono contro chi assicura per una caduta statica consiglierei di meditare sul fatto che  una “statica” è  pur sempre meglio dell’ortopedia. E comunque a far bene sicura si impara col tempo, e con una certa difficoltà.  Perchè non fare un po’ più di attenzione alle distrazioni “gravi”? :  a volte mentre uno scala chi lo tiene guarda in giro o un’altra cordata; oppure se ne sta a 3-4 metri dalla parete mentre il compagno è tra il primo e secondo spit, con la corda che quasi tocca  il terreno… Per quanto sia antipatico e impopolare, far notare queste cose in falesia, sotto forma di consiglio e non di rimprovero, non sarebbe male…

Non è facile concludere questo contributo con delle affermazioni riassuntive o definitive. Per quanto mi riguarda domenica in Avostanis ho avuto modo di ricordarmi che dare per scontato qualcosa solo perchè lo si è fatto un milione di volte può essere molto pericoloso. Probabilmente sono gli automatismi quelli che nascondono, come in altri sport, i rischi maggiori. Manolo che non finisce il nodo o Sandro Neri che non passa il primo spit devono essere l’esempio lampante di come nessuno si possa considerare immune o assolto dall’attenzione maniacale che un’attività come l’arrampicata dovrebbe pretendere. Su se stessi, sui compagni di scalata e sugli altri frequentatori della falesia.

Buona scalata!

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~ di calcarea su luglio 8, 2010.

3 Risposte to “INCIDENTI in FALESIA”

  1. è già, tutto ciò che dici è vero.
    Proprio questo fine settimana è successa una caduta disastrosa ad un mio amico che partendo a livello di uno spit di assicurazione, “inspiegabilmente” si è trovato schiantato su di un terrazzino 6 metri più in basso ( e per fortuna che c’era il terrazzino altrimenti veniva giù per altri 10m)…
    Corda nuova con diametro inferiore a 10mm e Gri gri usato come assicurazione. Chiaramente il Gri gri non ha bloccato la corda.. Conseguenze: amico in ospedale con botte ovunque e per fortuna tutto qui!
    Io dico la mia: il Gri gri secondo me è un ottimo sistema di assicurazione che va però sempre “sorvegliato”; anch’io utilizzo una corda dinamica da 9,5 e il grillo tende a “correre”.. Però non è mai successo niente. L’importante è che chi fa sicura si renda conto di avere la vita del compagno tra le mani, cosa che penso sia un pò dimenticata.. quando in falesia si vedono “laschi” di 2-3 m con corda che tocca il terreno, mani in tasca nell’attesa che il primo forzi il passaggio e via dicendo è quasi sicuro che l’incidente arrivi. Io non perdo mai di vista il mio compagno che va da primo, che sia sul facile o sul difficile,e la corda in scarico ce l’ho sempre in mano (ovviamente a giusta distanza dal gri gri)… a costo di farmi venire bei dolori alla cervicale. Mi piacerebbe che tutti facessero la stessa cosa.
    Tra i sistemi di assicurazione, Gianni, non hai citato tutti i metodi dinamici (tipologia secchiello) che sono altrettanto in voga. Ai corsi che frequento dicono che in montagna sia il miglior metodo di assicurazione dinamica ma in falesia, a mio parere, il grillo gli dà 10 a zero.. e comunque il grosso delle responsabilità sono di chi assicura e della relativa esperienza dello stesso.
    Buone scalate a tutti!

  2. Sono completamente d’accordo sulla parte fondamentale, oserei dire, ben piu’ importante di chi sta arrampicando, e cioe’ della persona che fa sicura. Egli deve essere consapevole che la vita di chi sale da primo e’ nelle sue mani, e cio’ non accade sempre. Anche io ho visto persone distanti parecchi metri dalla parete, nei primi due spit ed altri senza casco di protezione, piazzati proprio sotto la parete, luogo pericolosissimo per caduta accidentale e non di pietre piccole o grandi. Norme fondamentali sono anche il non stare sotto a chi arrampica ed il ricordarsi di seguire la salita del primo, cercando di individuare anche i piu’ piccoli errori nel posizionamento dei rinvii ed altro, parlarsi poi sempre e chiaramente. Prima di partire ricontrollare tutti i nodi e le sicure a vicenda. Per concludere anche alla mia ragazza che mi fa da sicura e’ successo un piccolo incidente, proprio l’altra settimana, mentre io ero tra il primo ed il secondo spit e stavo cercando di salire, trovando una via diversa, da quella che normalmente uso e su un 5c+ e mica un 9a+, ho toppato una presa con la mano destra e sono caduto, peccato che lei era proprio sotto di me’ ! sebbene le abbia spiegato di non stare mai sotto all’arrampicatore, specialmente nei primi spit. Cosi’ mentre avrei dovuto fermarmi, semplicemente ad un metro da terra, sono finito sulla sua testa, centrandola in pieno, la botta l’ha sentita, e per fortuna e finita li’. Quindi la disattenzione e’ sempre dietro l’angolo e bisogna essere consapevoli che il nostro bellissimo sport per restare tale non puo’ prescindere dalla massima attenzione………..

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