Intervista a LUCIANO CIMENTI , il “Chen”

Quando abbiamo deciso di introdurre in questo blog un capitolo dedicato alle interviste, nessuno dei tre redattori ha avuto dubbi su chi dovesse essere il primo protagonista, perchè crediamo che Luciano sia stato e sia tuttora (forse ancor di più col passare degli anni, suoi e nostri…) l’arrampicatore in attività più rappresentativo, forte e simpatico della Regione. Inoltre, con molta presunzione, speriamo  che questa “investitura” gli porti scaramanticamente fortuna, visto che si sta riprendendo proprio in queste settimane da un incidente in motocicletta che, se lo terrà  per un po’ lontano dalla roccia e dalle due ruote, di sicuro ce lo riconsegnerà con la solita grinta e le dita ancora più  allenate!

A un mese dall’ingresso nel suo 50° anno di età, abbiamo cominciato col chiedergli qualcosa riguardo gli  esordi.           

Calcarea: “Per cominciare, che ne diresti di qualche numero? Da quanto tempo scali e quali sono secondo te i risultati più importanti che hai raggiunto?”

Chen: “Scalo, con alti e bassi, da circa 38 anni. Ho cominciato un’estate durante le vacanze  della scuola. Invece di andare al mare, come facevano i miei compagni, mio padre mi ha spedito a fare il pastore in Malga Collinetta ( Passo di Monte Croce Carnico). Li’ ho conosciuto un signore di Pordenone che diceva di essere un rocciatore;  infatti mi mostrava un sacco di attrezzatura e mi ha insegnato i primi nodi, ma non credo andasse a fare chissà che  vie in montagna visto che era sempre da solo. Sicuramente aveva tanta passione dato che passava tutto il periodo di ferie in malga con noi. Sta di fatto che un giorno mi ha portato su delle rocce vicino alla “casermetta” e li ho mosso i primi passi verso l’alto .Per quanto riguarda i risultati raggiunti, solo adesso mi rendo conto che certe vie che ho ripetuto o liberato erano sicuramente a un buon livello per gli anni in cui  le ho realizzate. Quali i risultati piu’ importanti? Non lo sò, non ce n’é uno in particolare. ”   

  

Visto che Luciano non ci aiuta, cerchiamo di compilare noi una specie di curriculum: massimo risultato in arrampicata sportiva 8c su tiri “lavorati”, 8a+ “a vista”. Questi numeri dicono ben poco, se non si sapesse  che i tiri liberati o ripetuti di 8b+ sono alcune decine e gli 8a “on sight” almeno altrettanti. Per di più, come riferito da Mattia nel suo articolo su “Jet Daniel” (pubblicato in questo blog) , Chen raggiunse questo tipo di prestazioni più di quindici anni fa, quando su  questi vertici si aggiravano solo pochi arrampicatori italiani.  Pochi dei quali, crediamo, dedicavano al lavoro e alla famiglia gran parte della settimana, potendo allenarsi la sera o arrampicare solo nei week end!

In quel periodo, Luciano era inoltre un chiodatore molto attivo, alla ricerca di linee naturali o “bricolate” (in modo elegante, dobbiamo riconoscere) che permettessero a lui e ai suoi compagni di spingere sempre più in alto il livello delle prestazioni. Nacque così nel 1988 la falesia dei Cretons di Verzegnis e nei primi anni ’90 il settore “Jet daniel” di Villanuova e quello “hard” della falesia di Gemona, dove nel 1994 “liberò” due itinerari che sono attualmente valutati 8b+.

In più nell’allargare il suo raggio di azione alle falesie delle regioni confinanti, Luciano riuscì a ripetere quasi tutte le vie più difficili della Costiera, del Baratro, di Podenzoi e della Mauria, di  Erto e di Casso, riservando parte delle ferie lavorative a puntate in Francia e Sardegna, dedicate  più che altro alle “on sight” e…. ai bagni!

Calcarea .:Mi dicevi che proprio alla vigilia dei 50 anni, prima di questo malaugurato incidente con la moto, stavi vivendo un momento di grazia insperato. Qual è il segreto?”

Chen.: ” Non direi uno stato di grazia insperato.Dopo tanti anni di arrampicata ho imparato a conoscere il mio corpo e so’ quando posso chiedergli di piu’e quindi carico con gli allenamenti.”

 Calcarea.: “Quali consigli ti senti di dare a chi scala per quanto riguarda l’allenamento? In particolare, quali gli errori da evitare?”

Chen.:”Il consiglio che posso dare e’ seguire qualche programma di allenamento di arrampicatori che si allenano da tanti anni e quindi conoscono le problematiche dei vari traumi a cui si e’ soggetti, cosi magari si possono evitare.Le cose da evitare :non cominciare gli allenamenti senza riscaldarsi e non rispettare i tempi di recupero. ” 

Calcarea.:” Pannello, trave, pesi, pan gullich: la tua esperienza?”
Chen.:”
Io ho provato ad utilizzare un po’ tutti i metodi di allenamento. Il primo è sicuramente stata la trave, anche perchè è molto facile da realizzare; poi, con l’avvento delle prese in resina, avevo costruito il mio piccolo pannello in garage; in questi ultimi anni, grazie alla generosita’ di un amico che ci ha messo a disposizione un locale, io assieme ad altri- ma piu’ gli altri per la verita’- abbiamo costruito una piccola sala boulder, dove c’è un pan gullich, non grande ma efficace’,  la vecchia  ma sempre attuale trave e vari pesi. E’ in questo locale che passo le sere d’inverno, dopo il lavoro, ad allenarmi e  passare qualche ora in compagnia.”

Calcarea.: “Che differenza hai notato nel tuo modo di scalare col passare degli anni? Più precisamene, senti molto la differenza tra i 30 e i 50? C’è anche  qualcosa che hai adesso e  prima non avevi?”
Chen.: ” A  pensarci non ho notato grosse differenze. Sono” nato” come placchista;  poi c’è stata l’evoluzione verso gli strapiombi, ma è stata una cosa graduale e quindi l’ho metabolizzata senza nessuna difficolta’; alla fine credo di avere sempre avuto questo stile d’arrampicata. Sinceramente non mi ricordo come mi sentivo quando avevo 30 anni, ma anche adesso che ne ho quasi 50 credo di sentirmi come quando ne avevo 20 di meno. C’è qualcosa che non avevo prima e non ho neanche adesso: piu’ tempo da dedicare alle cose che mi piacciono.Forse ho sbagliato lavoro?!”

 Calcarea.: “A differenza di molti altri scalatori di punta, mi pare tu abbia sempre coltivato oltre che alla   massima difficoltà, anche l’arrampicata “a vista”, collezionando una serie impressionante di realizzazioni. Cosa rappresentano   per te  il lavorato e l’on sight?”

Chen.:” Le vie lavorate sicuramente sono la ricerca della massima difficolta’ che posso raggiungere, l’on sight’ il modo piu’ bello di scalare perche’ devi avere un mix di doti :scioltezza, precisione, capacita’di lettura dei passaggi in modo veloce e tanta testa.”

con Nico in Sardegna

 Calcarea.: “Sei stato una specie di pioniere carnico   per  quel che riguarda l’attezzatura di vie di alta difficoltà (penso soprattutto ai Cretòns di Verzegnis, a Villanuova, a Gemona ). Non molti sanno però che anche in montagna hai provato a confrontarti con impegno  e rischi piuttosto elevati,  mettendo al massimo qualche  spit a mano.  Ti interessano ancora la montagna e  le vie lunghe a spit, da apritore o da ripetitore?”

 Chen.:”Ogni anno, quando torna la stagione calda, mi riprometto di andare a ripetere qualche via di piu’ tiri a spit , ma  ogni anno torna l’inverno e non ho combinato niente. Penso principalmente che dipenda dal fatto che in montagna non mi va di andare con chiunque, e’ un discorso un po’ particolare. ”

Nella seconda metà degli anni ’80 Luciano si dedicò molto anche  all’attività alpinistica, ripetendo alcune tra le vie più impegnative dalle  Carniche (nella fotografia qui sopra è sulla “Via dei Carnici” in Cjanevate) alle Dolomiti, fino al Verdon (Pichenibule, Triomphe d’Eros, L’Ange – “a vista”, Demon, ecc.), aprendo anche nuovi itinerari che non si è mai preoccupato di “pubblicare”. Tra questi una avvenieristica via “mista” in Cjanevate, assicurato da Gaetano Cimenti.

Calcarea.:”In tanti anni di arrampicata credo tu abbia visto transitare personaggi, mode, manìe e storture di tutti i tipi. C’è qualche sassolino che ti vorresti togliere dalla scarpa? Qualcosa  o qualcuno che rimpiangi?”

Chen.:” Sicuramente c’e’ qualche sassolino, ma in questo momento non mi viene in testa niente.Rimpiango il fatto di non aver potuto continuare a scalare e a frequentare quello splendido ragazzo che era Ervin Maier.” 

Calcarea.:”Prendiamo atto della  diplomazia di Luciano, ma rimaniamo “in argomento”: Che scarpette preferisci?”
Chen.:
“Le prime scarpette che ho avuto sono state le Super Gratton (non so se si scrive cosi’): scarpette che, anche quando avevi le dita dei piedi fuori, non cedevano neanche un po’. Non so’ se e’ per quello, comunque a me piace scalare con scarpe strettissime come tomaia, ma dalla suola morbida; per farti un esempio:io di scarpa normale porto il 43, di scarpette calzo il 37-38 ( dipende dalla marca)”.

 Calcarea.:”Quali sono stati o sono tuttora   i tuoi personaggi  preferiti  nell’ arrampicata?” 

 Chen.: “L’arrampicatore sicuramente piu’ significativo per me e’ stato Wolffang Gullich, fra quelli attuali Chris Sharma.”

 Calcarea.:”Soddisfazioni e divertimento a parte, credi che la scalata   abbia dato alla tua vita qualcosa che va al di là dello sport?” 

Chen.: “Si’,direi proprio di si’ ! Per me e’ stata ed e’  anche oggi un’àncora,  qualcosa cui potermi attaccare nei momenti di difficolta’, e una valvola di sfogo molto importante.”  

Gorges du Verdon

 Calcarea.:”La tua miglior qualità e il tuo maggior difetto?”

 Chen.: ” Non credo di averne una in particolare, però se mi pongo qualche obbiettivo cerco di raggiungerlo, non mollo facilmente. Il mio maggior difetto? Credo di essere egoista. ”   

Calcarea.:Mtb, corsa, moto, arti marziali sono altre tue passioni sportive. Riusciresti a darci una definizione in una-due parole di come le vivi?”

 Chen.: “Sono la benzina della mia vita. Io credo (a parte le arti marziali che ho praticato da ragazzo e che adesso non pratico più) che non vi rinuncerei facilmente, sono cose importanti per me. La MTB e la corsa sono libertà: prendi e vai, non hai bisogno di nessuno; la moto è una passione che nutro fin da bambino, anche se in questo momento questa passione la stò pagando cara.”    

Calcarea:Le tue falesie preferite?”

Chen.: ” Il Pal Piccolo e Gemona; lì bisogna saper scalare nel vero senso della parola (tecnica,dita,resistenza,ecc..).    In generale però mi piace scalare dappertutto. ” 

Proprio in Pal Piccolo, sulla parete della “X”, Luciano stava per mettere a segno una delle sue prime “di livello”, come direbbe Giulio, poco prima dell’infortunio motociclistico: un 8b di più di 35 metri che ha mancato a mezzo metro dalla sosta per non voler agguantare la catena, cercando di rinviare il moschettone; segno tra l’altro che per qualcuno le regole in falesia valgono ancora!!!

 Calcarea.:”Le tue valutazioni delle difficoltà hanno sempre avuto fama di essere severe. Per cui  alcuni dei tiri che hai liberato  sono stati  ampiamente rivalutati, anche di recente. Cosa ne pensi? Eri tu troppo “tirato” o c’è stata negli ultimi qualche concessione di troppo, magari alle vie più fisiche? Oppure ?”

 Chen.: “Non so se il mio modo di valutare sia severo; sicuramente qualche tiro l’ho sottovalutato. Però sono pienamente convinto che in giro ci siano molte  vie soppravvalutate. Ormai se non fai l’8c+ in 4 giri non sei nessuno, quindi si fa prima se si alzano i gradi. Io credo che invece si dovrebbe essere più onesti con se stessi e con gli altri.”

 

Calcarea.:” Cosa dici di come va questo mondo? C’è qualcosa che ti preoccupa, visto anche  che sei un padre molto affettuoso?”
Chen.:
“Sono molto preoccupato di come vanno le cose: vedo gente che non riesce a finire il mese con i soldi che guadagna e gente che addirittura non riesce neppure a trovare uno straccio di lavoro, specialmente qui in Carnia. Ho paura per mio figlio che ha tutta una vita davanti e non vedo un gran futuro per questa generazione e probabilmente neanche per le prossime. Ma forse sono solo io che sto’ invecchiando e vedo tutto piu’ nero. Sono anche molto preoccupato della salute del nostro pianeta. Vedere e sentire quello che succede in giro mi mette un’angoscia tremenda: stiamo distruggendo tutto a una velocita spaventosa. Non sono credente, ma mi è successo spesso di pensare ” se ci sei, fai qualche cosa”.  Forse sono queste le differenze che ho notato dai 30 hai 50 anni:sono piu’ sensibile e cosciente delle cose che mi succedono intorno.”

Calcarea.:” Ultima: obiettivi prossimi (a parte guarire le ossa!!!)”

 Chen.:”In questo momento l’unica cosa che ho in testa è proprio quella di guarire il più presto possibile per poter ricominciare a fare le cose che ho sempre fatto.”

GRAZIE LUCIANO!!!!!!!!!! E a presto….

Le foto di questa intervista sono state scattate a Finkenstein, Gemona, Cjarandes,  nelle Gorges du Verdon, in Cjanevate,  nella falesia di Arcadio (Cala Gonone) e in Pal Piccolo, dal 1987 al 2009.

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~ di calcarea su giugno 17, 2010.

3 Risposte to “Intervista a LUCIANO CIMENTI , il “Chen””

  1. Condivido la stima e l’ammirazione per Luciani Cimenti.
    Anche con me, ai bei tempi di Verzegnis, ha sempre avuto una straordinaria
    passione, pazienza, e mi ha aiutato e motivato tantissimo.
    Sapere che è sempre lì, fortissimo, mi fa veramente piacere.
    PS. Negli anni 80 era già mostruosamente più forte di altri che tutti avevano sulla bocca…ma spesso l’umiltà necessita di un po’ di tempo in più prima di essere riconosciuti.
    Stefano Gri.

  2. Al suo confronto non sono un vero climber ma ho avuto l’onore di allenarmi assieme a lui e alla sua compagnia (Tony, Nic, Leo Leon, Ghiulio, Livio) durante la stagione invernale quando riuscivo a ritagliarmi del tempo la sera dopo studio o lavoro per una passione che, per vari motivi, non sono mai riuscito ad appagare completamente. Già nella prima palestra superstrapiombiante di Tony l’ho visto fare boulder assieme a Nic che facevano male alle dita solo a vederli: impossibili per gli altri. Mi ricordo un boulder infinito su micro reglette che chiamavano “action direct”.
    Poi nella palestra a Caneva si faceva a gara di boulder in compagnia e li ci si divertiva alla grande assime a lui. Un po ci si sfotteva e un po ci si incitava per dare il massimo.
    Il parametro di difficolta assoluta era sempre quello: quanta fatica faceva il Chen. Di solito chiudeva il boulder al primo giro iniziando a togliere prese e appoggi per renderlo un po più difficile. Si cercava di metterlo in difficoltà in tutti i modi e se facevi un movimento che lui non riusciva a fare ti sentivi un grande. Succedeva però molto di rado e magari perchè lui prima dei boulder aveva fatto pesi, ma tornavi a casa lo stesso contento come un bambino.
    Chen è forte non solo perchè ha delle doti fisiche non comuni, ma fondamentalmente perchè ha una determinazione e una forza di volontà ferree, e se fa una cosa la deve fare al massimo livello possibile: è nella testa la sua forza. sarebbe fortissimo anche se facesse un’altro sport e questo lo sanno tutti quelli che lo conoscono bene! E’ per questo che sono convinto che le difficoltà dovute a questo incidente non stanno facendo altro che renderlo ancora più forte. Aguri di una rapida e completa guarigione Chen.

  3. Ciao a tutti,
    complimenti per il bel blog, non l’avevo ancora visitato.
    E mi ha fatto super piacere che la nuova rubrica delle interviste l’avete inaugurata con il Chen. Mi pare un giusto omaggio ad uno dei più “Grandi” che ho avuto la fortuna di conoscere.
    Avanti così, Chen, buona guarigione.
    Ciano de Trieste

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