“Ghìnavu” – Bruncu Nieddu (Oliena)

euge ghinavu 4

L’unico vero fiore all’occhiello di Calcarea sono i suoi illustri collaboratori . Che a volte ho la fortuna di annoverare tra gli amici. Nel caso di questo post, inviatoci da Eugenio Pinotti, gli amici illustri sono due alpinisti che hanno lasciato le loro tracce su quasi tutto il globo terraqueo (Carnia compresa), regalandoci innumerevoli magnifiche  vie alpinistiche e sportive, delle più varie difficoltà  e morfologie. Tutte invariabilmente condìte con  due ingredienti essenziali: grande divertimento e tripudio enogastronomico.

Eccovi la loro ultima creatura  in terra sarda, questa volta in trio.

euge camper

GHÌNAVU (ovvero i Barbaricini sono ospitali)

“Devo ammettere che, ospitali, siamo ospitali. Talmente ospitali che qualche volta al viaggiatore, o turista che sia, viene voglia di essere da tutt’altra parte fuorché in Barbagia. Perché non ci vuole niente ad accettare di buon grado l’ospitalità di un popolo. Ma se quel popolo è il Popolo barbaricino, avete mai provato a rifiutarla? Avete mai provato a dire «basta» alla quindicesima portata nel corso di un pranzo che dura da ore? Avete mai provato a dire che non avete voglia di niente se qualcuno vi offre qualcosa al bar? Provateci, farete un’esperienza mistica. Capirete che è più facile accettare che rifiutare se non volete raggelare un caldo clima festoso o non volete provare a spiegare che non siete abituati a bere birra alle sette del mattino (un barbaricino che si rispetti a qualunque ora entriate in un bar vi offre una birra o un bicchiere di vino se siete maschi, caramelle o un caffè se siete femmine). Un consiglio: dite di si. Al bar, a casa di parenti, a casa di amici, accettate subito l’offerta.

euge cicla

Meglio sarebbe avere una gamma di desiderata pronta per la bisogna: caramelle, caffè, vino, birra che sia. E non cercate di stupire i vostri ospiti ospitalissimi con richieste estreme tipo Vodka Lemon o Martini Dry, perché rischiereste di chiedere qualcosa che non hanno e questo provocherebbe una reazione a catena delicatissima, la rottura di un equilibrio davvero millesimale. Rischiando di chiedere qualcosa che non c’è si determina un horror vacui che non si placa fino a che il prodotto richiesto non compare. Mia moglie, che non è sarda vive con grande angoscia questa caratteristica: l’ho vista, messa alle strette da un ospitalissimo locale, bere un brandy al chiosco della spiaggia con quaranta gradi all’ombra. Perché una cosa è certa: se qualcuno vi offre qualcosa, finché non avete preso quel qualcosa non vi muovete dal posto in cui siete stati intercettati. Ecco, qualcuno questa la chiama ospitalità. Mia madre, per esempio, rifocillava anche l’idraulico che, arrivando sei mesi dopo la chiamata, l’aveva appena derubata. Ebbene, anche lui aveva diritto a un caffè caldo o a una birra fresca a seconda della stagione, o a un bicchiere di vino buono. Io un’idea in proposito me la sono fatta e sarebbe che la questione dell’ospitalità l’abbiamo inventata noi barbaricini per controllare da dentro un nemico, chiunque fosse, che da fuori sarebbe stato molto più pericoloso: il nemico, se non puoi abbatterlo, devi ospitarlo, no?” (Marcello Fois, IN SARDEGNA NON C’E’ IL MARE, Editori Laterza 2008)

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BRUNCU NIEDDU – Parete Ovest – “GHÌNAVU”  L. Dagani, M. Florit, E. Pinotti, 31.03/1.04.2014 185m, 7b (6b+ obb) Materiale: via interamente attrezzata a fix inox. Per una ripetizione portare 2 corde da 60m, 14 rinvii, cordini, friend fino allo 0.75 BD.

Via breve ma impegnativa su placche di roccia grigia molto bella. La via rimane all’ombra fino a metà pomeriggio ed è possibile trovare qualche tratto bagnato nella prima e terza lunghezza. Il nome è un omaggio alla travolgente ospitalità di Pasquale La Pia, campione di cannonau estremo.

euge pasquale

Accesso: dalla Fontana Iscandula seguire la strada sconnessa in salita; entrati nel bosco prendere a sinistra e seguire una sterrata che poi diventa sentiero (segnavia bianco rossi) e sale ripido nel bosco ; raggiunta la base del ghiaione finale seguire verso sinistra il comodo sentiero che attraversa il ghiaione, fino ad incrociare un secondo ghiaione (circa 10’ dalla base del primo ghiaione). Risalirlo prendendolo da sinistra, portandosi alla base della parete (ometto, 1h e 10’ dalla Fontana Iscandula).

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Si attacca per un muretto grigio afferrando una lama che si rimonta con passo deciso (6a+). Leggermente a sinistra e poi diritti su placca a buone prese, traversando poi verso destra fino ad una striscia di roccia nera che si supera su piccole tacche (6b+) raggiungendo una grossa lama. Un movimento a destra aiutandosi per i piedi con una grossa canna, per poi ristabilirsi sulla bella placca grigia superiore; per belle lame (5c) si raggiunge un comodo terrazzino dove si sosta (S1, 50m).

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Si sale ad un cengia con alberi; diritti su bella placca di roccia grigia (5c) seguita da una seconda placca più verticale con una caratteristica scanalatura nera (6a); raggiunto un olivastro (possibile cordone) traversare delicatamente a sinistra su piccola cengia portandosi alla base del salto superiore. Per buone prese verso sinistra alla base di una scaglia che si rimonta con passo tecnico (6b), proseguendo su belle gocce ad una nicchietta da cui si esce con difficoltà su bella placca grigia a piccole prese (6b/6b+) che porta alla sosta sotto ad una radice (S2, 50m).

Diritti su placca grigia lavorata con arrampicata tecnica e continua (7a) fino ad un rigonfiamento che si supera con un passo un po’ “sopra le righe” (7b). Salire ancora su gocce verso una svasatura da cui si esce verso destra con difficoltà (6b+/6c) raggiungendo la base di uno strapiombo. Tiro magnifico (S3, 35m).

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Difficile movimento in partenza (6b+/6c) per afferrare una bella “zanca bianca” che permette di ristabilirsi sopra lo strapiombo. Verso sinistra e poi diritti su placca grigia a lame (5c), ancora uno spostamento a destra e ci si ristabilisce su un bel terrazzino con albero (S4, 20m).

Rimontare una scaglia e poi salire un diedro (5c/6a); dove termina si traversa a destra con passo tecnico e si prosegue rimontando con bei movimenti un pilastrino a forma di pinna (6b). Si continua per fessura, che offre ancora un passo tecnico (6b) prima degli ultimi risalti che portano al terrazzino dove finisce la via (S5, 30m).

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Discesa: la via è attrezzata per la discesa in doppia (soste con anello di calata). Si scende lungo la via con 4 doppie, saltando la S3.

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~ di calcarea su giugno 14, 2014.

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