“Grande montagna, grande avventura!”

Riceviamo da Ale Benzoni e pubblichiamo con piacere il racconto di una grande giornata di scialpinismo.

Monte Canin basso, mt 2571, parete S-W, 20 marzo 2014

“Grande montagna, grande avventura”
Ecco, questo potrebbe essere il titolo del ricordo di una giornata vissuta da un gruppo di amici che condividono la passione dello scialpinismo. Lo prendiamo in prestito da un grande dello scialpinismo della nostra regione, Luciano De Crignis, che tanto ha pungolato uno di noi con la bellezza della discesa da lui effettuata nel 1996, da convincerlo a provarci.

Foto E.Mosetti

Foto E.Mosetti

La parete sud ovest del Canin te la trovi di fronte già a Udine, con la sua linea estetica perfetta. Imponente sulla pianura friulana, sembra perfino impossibile scenderla. E’ una sorta di balconata naturale, uno scivolo di 1.000 metri su una delle valli più belle che la nostra regione conserva, non per nulla all’interno di un’area protetta, quella del Parco naturale delle Prealpi Giulie.
Sono anni che Bruno osserva la parete e cerca di trovare il momento giusto per salirla e scenderla sci ai piedi, come ha fatto in passato Luciano. Già per tre volte è stato respinto nei suoi tentativi, con amici diversi, vuoi dalle condizioni della neve vuoi dal “passaggio chiave”, una sorta di collo di bottiglia a circa 1900 mt di altezza, che presenta un salto di roccia che difficilmente si riempie nonostante le slavine che percorrono la parte finale del pendio.

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Anche quest’anno, come gli anni passati, comincio a ricevere le sue pressanti richieste: “Guarda in che condizioni si trova la parete”, “E’ già scesa la slavina?”. E’ quasi un tormento, soprattutto per me che non ho voglia di cimentarmi in una cosa che mi pare essere troppo grande per me. Eppure, binocolando quasi ogni giorno il pendio, finisco quasi per innamorarmene. Comincia a insinuarsi il tarlo: e se ci provassi?
Insomma, dopo un mese di febbraio che non ha lasciato tregua (tra pioggia e neve), in marzo le condizioni meteo favoriscono un “fermento scialpinistico” (cit. “Calcarea”) che porta a una serie di sciate sempre più entusiasmanti e impegnative. E immancabile arriva la chiamata di Bruno: secondo lui le condizioni finalmente ci sono, ha deciso di provarci giovedì.
Un vortice di emozioni e di dubbi mi assale. Alcuni di noi sembrano tranquilli, io mica tanto. Alla fine prevale la curiosità: almeno vado a vedere fino al passaggio che ha respinto più volte il gruppo, e lì decido. Se si passa e la cosa mi piace, proseguo, altrimenti torno indietro. Tra l’altro proprio per giovedì il bollettino valanghe mette grado 1… almeno quello …
Partenza dal sentiero che porta in loc. Berdo di Sopra, in prossimità del guado. In un’ora siamo in Casera Canin.

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Siamo in 5: io, Bruno, Luca, Cristian e Paolo, e i due cani che vengono lasciati in casera. Siamo saliti in silenzio: finché non si arriva alla casera la parte iniziale dell’itinerario non la si vede. Aspettiamo questo momento per capire se si riuscirà a salire. Da lì la vista è emozionante. Una linea continua dalla cima ai salti di roccia finali. Per Bruno, che l’ha vista in stagioni diverse, c’è tanta neve: secondo lui si passa. La sua sicurezza infonde in tutti noi sempre maggior convinzione.
Da lì proseguiamo lungo la slavina fino al ”passaggio chiave”. Si tratta di un salto di roccia di una decina di metri, ricoperto di neve. Attrezzare però il tiro di corda necessario e la relativa sosta ci farebbe perdere troppo tempo, e renderebbe forse troppo complicata la progressione per cinque persone.

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Sulla sinistra sembra ci sia la possibilità di risalire un tratto misto di erba e roccia. In un quarto d’ora di salita delicata siamo fuori. Ora si tratta di attraversare di nuovo sulla destra e riprendere la linea verticale. La neve è dura ma non ghiacciata. Sembrano esserci ottime condizioni. La decisione a questo punto è presa, si continua. Cominciamo a salire con piccozza e ramponi, per più di 500 mt su linea verticale di 50°/55°.

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L’ambiente è maestoso: un pendio ampio e ripido, dove siamo solo noi. Ti lascia quasi senza fiato. Meglio non girarsi, mi impongo di guardare avanti e basta.

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Avanziamo lentamente, misurando ogni passo per non commettere errori. E’ ovvio che sbagli non sono ammessi. Salendo penso che in fondo tutti siamo immersi nei nostri pensieri. L’importante è mantenere la calma e cercare di godersi la salita, individuando i punti migliori per la discesa. Dopo la prima metà del pendio finalmente compare il sole.

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Davanti a me c’è Paolo, con cui scambio qualche parola e che riesce sempre a infondere tranquillità: tanto per lui è tutto facile. Gli altri sono qualche metro più avanti. Cristian è più in alto in solitaria, avanza imperterrito, sembra senza esitazioni. Un po’ sotto Bruno e Luca, che a volte scambiano qualche opinione sulla salita cercando di immaginare il settore migliore per la discesa. Qualche volta chiedo loro se davanti il pendio spiana, ma non ottengo risposte. Il silenzio significa che la pendenza non molla! Finalmente dopo più di un’ora e mezza di salita si vede la cima a portata di mano. Ci affacciamo sulla cresta che porta dal Porton sotto Canin al Canin basso, e quindi sul versante sloveno del Canin.

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La vista è maestosa. Mi guardo indietro: sotto di noi c’è la Casera Canin e la Val Resia. Sembra di essere sul tetto del mondo, nel nostro piccolo ovviamente.

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Ci godiamo la vista mozzafiato, che va dalla pianura alle Dolomiti ai Tauri e alle Giulie. Sono le 10, e dobbiamo aspettare che il sole ammorbidisca un po’ la via di discesa. C’è tutto il tempo di scattare le foto di gruppo.

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Si riesce anche ad aggiustare una racchetta che in salita si era spezzata, utilizzando la piastrina come papera improvvisata. Quello che mi colpisce è che non c’è il clima solito dell’arrivo in vetta delle altre uscite. C’è ancora la discesa da affrontare, e tutti la stanno aspettando con una sorta di timore reverenziale. D’altra parte è una discesa che non in molti hanno fatto ….
Quando Bruno dà il via (e chi altrimenti?), si parte. La prima curva sul ripido è quella che segna la discesa: la neve è morbida al punto giusto. Questo ci dà sicurezza. Dai, si và. Inseguiamo le lingue di neve meno ghiacciate, per una discesa controllata incredibile, come una danza, lenta ma inesorabile.
Il pendio è veramente ripido ma via via che scendiamo è sempre più entusiasmante.

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 I timori iniziali vengono spazzati via. Finalmente i sorrisi. Si riesce a fare anche qualche foto, tanto per tirare il fiato. Arriviamo in breve al passaggio chiave, e decidiamo di scenderlo come lo avevamo salito, senza attrezzare una doppia che ci avrebbe costretto ad attraversare di nuovo il tratto ghiacciato. Dopo una decina di minuti, giù per terreno misto, sempre guardinghi, siamo di nuovo alla base del canale, e in breve alla Casera Canin.

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Lì scatta l’urlo liberatorio. E’ fatta. E’ andato tutto alla perfezione. Ci giriamo verso la grande montagna: rimaniamo tutti senza fiato e parole, ma tutti consapevoli della grande avventura vissuta assieme. Alla macchina, nascosta tra i sassi del vicino rio, Bruno tira fuori la bottiglia di prosecco che aveva messo in fresco prima di partire.

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Lo guardo con ammirazione: lui se lo sentiva che era la volta buona. E adesso gli sono grato di aver insistito per provarci.
Non è stato sicuramente facile, la tensione l’ha fatta da padrone già dalla sera prima. Ne è valsa la pena. Adesso possiamo guardare la grande montagna con altri occhi, quasi ad aver violato i segreti racchiusi tra le rocce delle sue pareti. Ci rimarrà impressa per sempre la vastità del pendio e la sensazione di vuoto e isolamento.

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Poi torni a casa, tua moglie ti chiede: “Ma dov’è che siete andati?”. Risposta: sul Canin. “Dalla parte delle piste?”. No, dall’altra! E va bene così.

Questa non vuol essere assolutamente la relazione di itinerario (non abbiamo né la presunzione di farla né le competenze), ma semplicemente il racconto dell’esperienza vissuta da amici, prima di tutto per noi stessi, per rendere indelebili le sensazioni provate. Poi perché non condividere le stesse con chi avrà voglia di leggere?
Un ringraziamento va ovviamente a Luciano de Crignis, per le preziose informazioni fornite, e a Enrico Mosetti, anche a lui per i suggerimenti e le immagini della discesa fatta l’anno scorso. E a tutti gli amici del nostro gruppo, che non erano presenti oggi ma con cui si condividono tutti i fine settimana….visto che assieme siamo cresciuti,  “scialpinisticamente” e non!

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~ di calcarea su marzo 26, 2014.

6 Risposte to ““Grande montagna, grande avventura!””

  1. Complimenti vivissimi per l’impresa …. Davvero una grande avventura . Il racconto mi ha emozionato e commosso perché’ ha reso umana quella che è’ stata una grande discesa.E’ il modo giusto per fare vivere agli altri che leggono un impareggiabile avventura . Mi sono emozionato perché mentre leggevo mi pareva di essere li , ho vissuto le stesse emozioni ,paure e ansie che a mia volta avevo provato per avventure molto meno impegnative. Un racconto e non una celebrazione … Un video non avrebbe reso così bene come questo racconto ….. Di nuovo complimenti …..

    • grazie giulio, hai saputo cogliere esattamente l’intento dell’articolo scritto da ale e che ovviamente tutti noi condividiamo

  2. Templare sei proprio imperiale (rima studiata….). Complimenti a tutti per la prestazione e per il bellissimo racconto che suscita la giusta invidia per le esperienze indimenticabili. Bravi !

  3. Complimenti a tutti bravi veramente ! Dott. Solari impeccabile
    alberto dott. (Della Schiava)

  4. Versanti sud del Canin innevati: un luogo vasto che non merita la “divulgazione” e l’onta dell’elicottero.
    Restino un prezioso scrigno dell’anima che può aprire solo chi, estote parati, sa aspettare il momento giusto e, nell’attesa, affila le punte dei ramponi e le lamine degli sci.
    Fin dal 31 marzo 1986.

  5. Complimenti a giulio e luciano per i lavori eseguiti nella nuova falesia di Ciseriis (Tarcento) e anche a Matteo che ha fatto la modifica del sentiero
    d’ accesso, i tiri finora liberati sono molto belli e non eccessivamente duri,
    i rimanenti però sembrano belli tosti, ieri ho provato a fare un giro sul più
    facile x modo di dire……. molto bello anzi bellissimo da pulire soprattutto
    la parte alta e un pò la partenza che è già un bel boulder! a mio parere almeno 7c. Mandi Alberto

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