“Sernio, sernio, sè.” di Mario Di Gallo

Riceviamo da Mario Di Gallo la relazione “morale” della sua ultima impresa scialpinistica, che pubblichiamo con  piacere e ammirazione.

Creste di Palasecca

Creste di Palasecca

È proprio dalle pagine di questo blog, esattamente dal post del 7 aprile dell’anno scorso (Canale di Prà Daneit e Pale dal Laris), sbirciando tra le foto allegate, che ho riesumato un’idea accantonata da tempo: percorrere d’inverno e magari con gli sci al seguito la misteriosa cresta SSO del Sernio. In verità la foto in questione mostra una serie di rampe oblique malamente innevate, impossibili da percorrersi con gli sci. Ma chissà, magari con un inverno particolarmente ricco di neve…

Sono le 11.30 (è tardissimo) di domenica 9 marzo 2014 e sto perdendo ulteriore tempo su questa anticima sud raggiunta con enorme fatica. Tolgo gli sci e non metto i ramponi per l’ennesima volta, lascio tutto sparso sulla neve, sbocconcello una merenda e guardo la vetta distante solamente 180 metri di dislivello.

mario - meringhe_1
Fin qui lo studio da lontano di relazioni, alcune antiche e imprecise, altre più recenti che però danno tratti di IV e V- in arrampicata per 100 m (o corda doppia!), surrogate dalle visioni ravvicinate della cresta con un cannocchiale da 25 ingrandimenti, mi hanno permesso di non incontrare particolari sorprese.

Il lunghissimo e imprevisto avvicinamento attraverso il Bosc Cjandelin per la strada forestale (ho trascurato maldestramente di documentarmi in merito), il lungo traverso sotto le pareti di Palasecca e Pale dal Laris, la discesa di 200 m sul versante Nuviernulis per accedere a un attacco presentabile, il caldo inconsueto che fondeva la neve sotto i piedi nell’angusto canale iniziale e il frequente alternare tra sci e ramponi, mi hanno svuotato fisicamente e psicologicamente.

Ma è stato soprattutto quel senso di profonda solitudine, mai provato prima, che ha trasformato in frustrazione la scelta consapevole (che ho cercato di evitare, telefonando a destra e a manca fino a un minuto prima di coricarmi la sera prima) di dover fare tutto da solo: individuare il percorso migliore nel bosco prima e poi in un dedalo di canali e rocce, battere traccia, memorizzare i passaggi per la discesa, pensare a come togliermi dai guai se ci fossi finito in mezzo …, incoraggiarmi fissando continuamente punti da cui poi mi ripromettevo di tornare indietro (prima la fine del canale d’attacco, poi la rampa più alta, poi il suo culmine sul crestone, poi l’imbocco del canalino rivolto a nord, attraverso il quale sarei sceso direttamente sotto la parete ovest, evitando il canale di attacco). Infine eccomi qua sull’anticima sud, a tentennare.

Anticima Sud

Anticima Sud

Anche il tentennamento, a volte, ha i suoi pregi. Ti dà il tempo di un riposo inconsapevole e di ascoltare: sì, ma chi? Nel silenzio pieno c’è solo il sé di ieri che incita ”vai, vai avanti che se non batti la vetta così vicina poi ti penti; vai che ce la fai, sai che ti piace la fatica delle prestazioni inutili, non buttare proprio qui l’esperienza degli eventi. Poi per la discesa si vedrà …”.

Ma c’è anche il sé di domani che consiglia “sei stufo e stanco, ti manca la forza per fare un solo passo e hai ancora la cresta da traversare, pensa alla discesa che ti aspetta; la neve sta trasformandosi in polenta di pianura, ricorda quella volta in discesa come la neve molle ti legava le gambe; basta! torna indietro”. Infine vince la voce del primo, ma alle condizioni del secondo che impone un massimo di 30 minuti ancora, poi si torna indietro.

mario riposo_1

In effetti dall’anticima non serve scendere troppo per evitare i pinnacoli rocciosi incappucciati, basta traversare sul ripido, all’ombra e nella crosta per guadagnare il largo crestone finale di neve sabbiosa e la cima ventata del Sernio, senza neanche sprofondare troppo e in soli 20 minuti.
Altri preparativi, compresi un paio di squallidi autoscatti, permettono di recuperare un altro po’ di fiato senza tensione, perché la discesa non è delle peggiori e il sé di domani si è imposto sull’altro: so di dover scendere seguendo la traccia di salita, nessun tentativo di tagliare per il canalino rivolto a nord, non c’è né tempo né energia per improvvisazioni maldestre, e m’impongo di togliere gli sci nel canale di attacco che le gambe non reggerebbero più di un certo numero di curve saltate-pedalate o la presa di code e spatole sulle strettoie rocciose.

In vetta

In vetta

E così è stato. Seduto sullo zaino all’attacco della cresta mi riposo e bevo prima di mettere le pelli e risalire, penosamente, alla Sella di Prà Daneit. Il pendio sotto la Torre mi accoglie sempre più largo e finalmente sbriglio gli sci in un amplissimo e rilassante super parallelo su neve fradicia, ma ancora portante, fino sul deposito da valanga che evito accuratamente traversando a sinistra nel bosco di abete rosso in cui scompare Palasecca di Mezzo. Non ho la cartina, non so esattamente come scendere verso Cjampees, mi affido all’istinto; scio oltre l’ultima lingua di neve lasciando che le tavole si piantino sulla lettiera di foglie; poi mi butto gli sci in spalla e scendo ciondolando lungo il ripido e scivoloso bosco di faggi.

mario parete_O_1

Lavando gli scarponi nell’Ambruseit una coppia di escursionisti mi parlano (mi sorprende il primo contatto umano dalle 6 di questa mattina). Chiedono da dove venissi, rispondo: dal Sernio; ma proprio dalla cima? Sì; quanta neve c’è? Tanta; è stato bello? No (il sé di ieri è stato di nuovo soverchiato dall’altro, bastardo). Credo siano rimasti un po’ male; avrei dovuto raccontare loro del grande silenzio, della neve marezzata di giallo, del dialogo interiore avvenuto sull’anticima sud e tutto il resto, ma le parole parlate non mi soccorrono. Preferisco lo scritto, che affido volentieri a Calcarea.

Mario Di Gallo

mario cresta SSO_1

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~ di calcarea su marzo 12, 2014.

10 Risposte to ““Sernio, sernio, sè.” di Mario Di Gallo”

  1. bellissimo racconto e bella impresa bravo Mario,è questo lo sci-Alpinismo con la A maiuscola,che manca negli ultimi tempi,dove tutti ricerchiamo spesso troppe certezze….

  2. Bravo Mario, tanti complimenti davvero!

  3. E bravo Marietto… un grande.

  4. E bravo Marietto… un grande!!!

  5. Complimenti. Tanto di cappello

  6. …piacevolissimo!

  7. Grande!!!

  8. Riporto il commento che avevo postato su facebook, sotto al link a questo articolo, ché giustamente è qui che va messo:
    Mi piace come scrive Di Gallo: competenza (ragione) mescolata a passione (sentimento) e stemperata di filosofia (saggezza) senza cadere nella retorica e con destrezza stilistica. Raro tra chi sa così tanto di montagna, riuscire a svincolarsi dal reportage e a non farsi prendere dal testosterone “Vi racconto la mia impresa”. Un ragazzo promettente.

  9. Ringrazio davvero tutti gli ammiratori, di cui raccolgo l’incoraggiamento a farmi ancora vivo su questo blog, soprattutto Daniela che ha colto bene il senso del mio scrivere ma, temo, non conosca la mia età (almeno spero).
    Mario

    • Conosco, conosco… Ma la freschezza della scrittura, lo sguardo stupito della voce narrante prescindono l’anagrafe! Spero di leggere ancora. Ciao!

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