Anello delle Casere Slenza

•settembre 30, 2014 • Lascia un commento

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Dopo due  percorsi popolari, ecco invece un anello solo per bikers esperti, volenterosi e non troppo schizzinosi. Lo pubblichiamo perchè la salita e l’ambiente lo pretendono, anche se la discesa, un po’ per i numerosi alberi schiantati e un po’ per le difficoltà tecniche, potrebbe accontentare solo i bikers più spregiudicati  e di bocca buona.

Infatti, pur non presentando passaggi estremamente difficili o esposti, obbliga a frequenti brevi tratti a piedi per superare  ostacoli e nella prima parte della discesa, in una zona ombrosa e tendenzialmente umida anche nei periodi di asciutto, richiede  disinvoltura ed equilibrio.  Nella parte bassa, per la verità, diventa molto scorrevole e divertente e alla fine una certa soddisfazione finisce per prevalere sulle difficoltà logistiche.

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Sapevo che la ditta di Alvise stava lavorando per aggiungere qualche chilometro alla pista forestale che porta alla Casera Slenza di sotto così, dato uno sguardo alla cartina Tabacco 018 e calcolato l’eventuale dislivello da fare a spinta, non eccessivo, ho deciso di andare a vedere se il sentiero CAI 429 potesse essere ciclabile.

Descrizione: si giunge in auto all’altezza di Pietratagliata, dove salendo verso Pontebba si stacca dalla strada statale sulla sinistra  un residuo della vecchia, noto ai frequentatori della pista ciclabile. Parcheggiata l’auto in uno slargo di fronte a una vecchia caserma con tanto di torretta, si imbocca la pista forestale superando un cancello sempre aperto.

La pista sale a tornanti con una pendenza accettabile ma non proprio ridicola e un buon fondo. Dopo circa 5 km si raggiunge la casera Slenza di sotto.

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Qui il prolungamento della pista forestale è in corso d’opera, tuttavia il fondo è quasi sempre ben ciclabile. Dove i lavori terminano, si imbocca poco prima di un piazzale la traccia  ampliata di un vecchio sentiero che sale a brevi tornanti. Il fondo è stato inghiaiato da poco e non permette di pedalare; in ogni caso avrebbe una pendenza da veri grimpers. Si spinge la bici per un centinaio di metri di dislivello, fino a raggiungere un cancelleto che introduce ai prati della Casera Slenza di sopra.

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Superati gli edifici, conviene tenersi in quota sulla destra e mirare ad un altra casera posta sul limitare del bosco, in alto a destra. La casera, abitata da una specie animale meno molesta di quella umana, rappresenta il punto di massima ascesa della gita.

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Tenendovi  sulla destra in leggera discesa, a poche decine di metri dall’edificio, scorgerete l’inizio del sentiero CAI (non fatevi ingannare dagli altri segnavia che vanno verso sinistra, in direzione del massiccio de Lis Gleris).

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La discesa inizia con dei saliscendi muschiosi ed umidicci che lasciano ben sperare. Purtroppo l’aspettativa del discesista “medio” viene subito frustrata dal complicarsi della traccia, con roccette affioranti e viscide, sede stretta e rami schiantati. La prima parte della discesa è in verità un po’ un tormento, anche se non si fa mai difficoltà a superare gli ostacoli.

Quando la speranza di farsi una bella discesa in sella sta per abbandonarmi, per fortuna gli ostacoli spariscono e la discesa diventa entusiasmante fino alla fine, quando si sbuca nella incantevole radura delle Case Pramolina.

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Da queste fino a Pontebba ci attende una lunga picchiata a manetta su pista-biliardo. Da Pontebba all’auto ci saranno all’incirca 3 chilometri di statale o pista ciclabile.

Dettagli: sviluppo 17,7 km, dislivello 960 mt., ciclabilità in salita più del 90% (a spinta 10-15  minuti), in discesa a seconda dell’abilità, esclusi gli schianti.

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(Super!) Giro degli Stavoli Pantiàne

•settembre 26, 2014 • 4 commenti

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Voglio candidare questa di oggi  al titolo di “gita dell’anno”, anche se  il mio peregrinare ciclistico per il 2014 è stato, almeno con la mtb, di scarso interesse.E quindi i termini di paragone sono scarsi.  Ma tra le novità, almeno per il sottoscritto, questo breve anello, di attrattiva paesaggistica molto limitata e dislivello quasi pensionistico, è stato per davvero la rivelazione della stagione.

Avevo scritto di questi sentieri in uno dei primi post di Calcarea, per l’anello che partendo da Cima Corso portava fino al letto del Tagliamento, in Caprizzi, per poi risalire attraverso una pista che si stacca dalla Forca di Priuso e ritorna sulla dorsale. Poi, qualche giorno fa, una serie di coincidenze, la salita al Monte Rest con Gjate in bici da corsa e l’acquisto dell’ultimo aggiornamento della cartina Tabacco 02, dove sono tracciate le nuove piste forestali realizzate da queste parti, mi ha fatto meditare su altre possibilità.

Così mi son fatto una perlustrazione a piedi, intuendo subito che questo sentiero, che dai ruderi degli Stavoli Pantiane porta alla borgata di Lunas, sarebbe stato una vera figata in sella alla mtb.

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Il giro parte da Caprizzi, dove si affronta con sensazioni alterne una pista forestale realizzata di recente, che inizia poco oltre il bar con una rampa cementata che si stacca sulla destra (catena con lucchetto da scavalcare). Dopo le prime rampe cementate si passa alla terra battuta; salendo tra una sgommata e l’altra ripensavo alle prediche del saggio Alvise sul perchè le nostre piste forestali “vadano in mona” così rapidamente, rispetto a quelle austriache: pendenza eccessiva, sezione piatta,  assenza del canale di scolo a monte e canalette  trasversali insufficienti e subito intasate…

Tornante eroso, canaletta sommersa

Tornante eroso, canaletta sommersa

Proprio com’è accaduto  in questa, realizzata pochi anni fa, che mostra già i segni dell’erosione del fondo. Si sale comunque, anche se contrariati un po’meglio dopo aver scoperto che la gomma posteriore aveva troppa pressione, una sgonfiatina e il grip migliora. Per la verità anche il fondo stradale migliora  e solo i tornanti sono rovinati. Si giunge in Casera Faeit, dove si incrocia la vecchia pista che ho percorso qualche anno fa in discesa.

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Qui per 200 metri la pedalata diventa improbabile: il fondo è stato ricoperto di ghiaia grossa ed è preferibile scendere e spingere la bici. Ben presto si torna in sella e nella parte alta le cose vanno meglio. Le ultime rampe, cementate, sono anche abbastanza impegnative  e l’arrivo alla cappella votiva è benvenuto.

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Si gira a destra in discesa e comincia il divertimento. Dopo un centinaio di metri, invece che scendere verso Cima Corso si tira diritti su bel fondo erboso e con una serie di veloci saliscendi si raggiunge lo Stavolo Iof, un tempo partenza della pista di sci. Qui si attraversa una pista forestale di recentissima costruzione (non ce n’è traccia neppure nella nuova Tabacco) continuando oltre lo stavolo  in saliscendi lungo il sentiero CAI n.239. Si incrocia di nuovo la pista forestale e questa volta è meglio seguirla, in salita blanda, per il breve tratto che porta al piazzale dove si interrompe.

Qui, sul margine destro, si riprende la traccia CAI che diventa , dopo un tornantino secco, una fantastica picchiata su fondo perfetto. Si piomba sulla pista forestale che arriva dalla Forca di Priuso e la si segue verso destra fino alla fine, 200 metri dopo, in località degli stavoli Pantiàne, diroccati ma ancora suggestivi con i loro muri a secco di artistica fattura.

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Qui, aggirati i ruderi, il sentiero CAI cambia numero (241) ma il terreno rimane quello alterno tra bosco e prato, con una traccia a volte un po’ scavata ma sembre ben visibile e ciclabile. La discesa è veramente fantastica e quasi sempre priva di ntoppi o tranelli.  Solo verso la fine aspettatevi qualche passaggio un po’ più tecnico e infossato. In ogni caso, che ce l’abbiate fatta a rimanere sempre in sella o meno, credo che arriverete alle magnifiche case Pascàt soddisfatti.

Si torna su asfalto per una bella picchiata a zig zag verso Lunas e quindi Caprizzi. Sviluppo chilometrico sconosciuto (computer scarico), dislivello 700 metri circa, asfalto gli ultimi 2 km, ciclabilità quasi totale. Volendo, si può allungare un po’ il giro facendo base a Cima Corso e, dal piazzale, risalire la strada prima cementata e poi sterrata che, dopo aver sfiorato le case di Fontana, giunge proprio sulla curva dove ha avuto inizio la mia discesa. Cartografia Tabacco 02 (2014).  Sulla nuova cartina troverete anche le nuove piste forestali realizzate in Caprizzi sulla destra orografica del Tagliamento, che permettono eventualmente di ampliare la percorrenza.

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“Find your way” meeting arrampicata

•settembre 23, 2014 • Lascia un commento

 

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Monte Nèbria

•settembre 22, 2014 • Lascia un commento

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Devo riconoscere che mentre salivo in direzione della cima di questo cocuzzolo apparentemente insignificante, incastrato come un dente tra Valbruna e Malborghetto, ho anche mandato qualche maledizione a chi (Giorc) mi aveva tante volte raccomandato di andare di persona a dare un occhio a una possibile “bella” discesa su sentiero.

Gli schianti di abete che disturbano la salita sulla  vecchia e a suo modo estetica strada militare, obbligando a meno di mezzo chilometro di camminata non proprio agevole, mi stavano facendo perdere la pazienza. Se penso a cosa mi sarei invece perso, se la pazienza avesse avuto la peggio!

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Sta di fatto che il sentiero che dall’anticima est del Monte Nebria scende a Valbruna (recentemente segnalato dal CAI col numero 658) è, udite udite!, una delle più belle discese dell’Alto Friuli! Facile anche se non proprio elementare, veloce e scorrevole a parte qualche stretto tornante, con un fondo ideale, senza sassi o scalini. Peccato non sia eterna e alla fine coroni un giretto che ha poco più di 10 Km. di sviluppo e 500 mt.  di dislivello, ma secondo me è il posto dove dovete portare un biker per farlo innamorare, con poco sforzo un un’oretta di escursione, delle discese!

Chi volesse può comunque completare un’eventuale uscita in zona con tutte le innumerevoli possibilità nei dintorni di Malborghetto, Ugovizza, Camporosso e Valbruna, un comprensorio che meriterebbe da solo una guida! Faccio solo l’esempio dell’anello Rauna-Strachizza, già descritto in uno dei primi post di Calcarea, dove rimarrebbe da esplorare la possibilità di scendere in Forcella Nebria direttamente dalla malga, senza passare per il centro sportivo di Malborghetto.

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La descrizione è semplice: si parcheggia nei pressi del campo sportivo, dopo aver attraversato il Fella sull’evidente ponte. Si pedala oltre il campo sportivo  lungo una pista con tratti cementati che dopo essersi infilata in un sottopasso, sale decisamente verso est. Tralasciata la ciclovia Alpe Adria, che percorreremo al ritorno,  saliamo inizialmente su fondo compatto in direzione della forcella, costeggiando l’oleodotto. Il fondo diventa un po’ più mosso e si rugna un poco per conquistare la forcella, dove tenendo la sinistra si imbocca la strada militare che sale a tornanti.

Fatto salvo un lungo rettilineo  con gli schianti, la salita è per il resto abbastanza agevole e piacevole. Cominciano ad apparire i profili delle cime circostanti, prima i Due Pizzi e lo Jof di Miezegnot, poi il circo di Riobianco. L’unica galleria, in leggera curva, è abbastanza breve per permettere una sufficiente visibilità. Si ignora una tabella che inviterebbe verso sinistra alla cima principale, per continuare ancora brevemente sulla strada. Dove diventa sentiero si porta a mano la bici per un  brevissimo tratto ripido, giungendo alla tabella con l’indicazione per la meritata discesa: Valbruna.

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Qui raccomando di spingere ancora per due minuti e arrivare alla cima, con visuale panoramica, croce e libro di vetta ( o di anticima!).  Si monta  in sella e fino a Valbruna, come dicevo, è pura goduria. C’è un solo tornante, in parte franato ed esposto, che può causare un po’ di imbarazzo; per il resto la picchiata può ricordare la famosa e defunta discesa da Stivane Borgo Cros! Da Valbruna rapidamente si torna all’auto lungo la ciclabile, che si imbocca nei pressi dell’incrocio con la statale.

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Corso meteo UMFVG a Tolmezzo

•settembre 19, 2014 • Lascia un commento

La sezione di Tolmezzo del CAI organizza un “Corso di Metereologia e Clima” a partire dal 30 settembre. Cliccando sull’immagine riportata di seguito troverete il programma e le modalità di iscrizione.

Per chi ha imprecato per tutta l’estate contro la pioggia e le previsioni dei metereologi, una buona occasione per approfondire l’argomento e poi, eventualente, imprecare con cognizione di causa!!!

Corso meteo - pdf

Corso meteo -

Mountainbike – aggiornamenti

•settembre 15, 2014 • Lascia un commento
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Avrint

In attesa di proporre qualche nuovo itinerario, eccovi una serie di aggiornamenti sulle condizioni e la praticabilità di alcuni itinerari della nostra zona.

E’ ancora in  ottime condizioni, nonostante le copiose precipitazioni, la più bella e frequentata discesa della conca tolmezzina, quella che dal Monte Navado (Chiampaman)  porta alla sorgente dell’Acqua del Paradiso a Villa di Verzegnis.

In zona Verzegnis, qualche commento merita invece l’altrettanto bella discesa dalla Forchie a Pusea, che come noto si raggiunge dalla frequentatissima Casera  Avrint, incantevole terrazza panoramica nei pressi di Sella Chianzutan. Per le precipitazioni dello scorso inverno, la pista forestale che porta alla casera è interrotta da accumuli di ghiaia; per qualche metro in due occasioni si deve scendere dalla bici. Niente di drammatico, anche se non si capisce quanto complicato sia trovare quattro soldi per impegnare per una giornata una pala meccanica e liberare il passaggio.  Non tanto per ciclisti o escursionisti, ma per eventuali mezzi che potrebbero averne necessità o urgenza (vedi recenti tragici incidenti proprio in questa zona).

Lamentele a parte, c’è da dire che il sentiero di collegamento tra Avrint e la bellissima mulattiera che scende dalla Forchie verso Pusea (CAI 827) va affrontato, bici a mano, con molta attenzione e preferibilmente in compagnia, soprattutto se umido. Una volta raggiunta la mulattiera, la discesa in bici è poi  entusiasmante (specie se arricchita dalla risalita a spinta fino alla Forchie e al Bivacco Carcadè). Quasi tutti gli alberi schiantati sono stati rimossi, solo verso la fine si passa sotto un’enorme radice divelta e si superano agevolmente due tronchi.

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E’ invece migliorata la ciclabilità del sentiero che da Marcelie porta verso località Pùmie e quindi Terzo (chiesa). I soliti volenterosi locali hanno sistemato la frana sul rio, dove ora si passa non dico in sella, ma molto agevolmente.

Brutte notizie invece sulla pista forestale descritta in uno dei post degli ultimi mesi, che da Rinch porta a Casera Oltreviso. Quest’opera, che già appena ultimata mostrava qualche precoce segno di deterioramento, è in parte invasa da schianti e quindi sconsigliabile fino a nuovo ordine.

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Molto consigliabile per una gita lunga e di basso impegno tecnico, la pista forestale che da Mione porta in Casera Avedrugno. Buon fondo, pendenza ideale. Se raggiunta con la bretella cementata che inizia poco sopra Agrons, molto ripida, rappresenta anche un buon allenamento. Per pochi esperti, invece, il sentiero che dalla Casera, abbandonata dai tempi del mitico Ors di Pàni, porta in località Fierìs (Pani).

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Consiglio poi  chi non ci fosse mai stato a mettere in cantiere per l’autunno la discesa dalla cima del Monticello di Moggio alla località Travasans, secondo chi vi scrive una delle più belle dell’Alto Friuli. Comporta una quarantina di minuti di cammino molto comodo   con bici a spinta e un’oretta di salita  in sella, ma ripaga ampiamente dello sforzo. Attualmente è in ottime condizioni e migliorerà col calare dell’erba.

Vi segnalo infine l’uscita per le edizioni Tabacco di una cartoguida di mtb della zona di Sappada e Comelico, curata dal gruppo mtbcomelico. In un triangolo tra Sesto, Auronzo e Forni Avoltri, presenta una quarantina di itinerari di varia difficoltà descritti sinteticamente sul foglio, ma integrabili con una applicazione gratuita che permette di scaricare su schermo descrizioni, foto e tracce gps. Per un costo complessivo di meno di 10 euro!

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Agosto 2014

•settembre 13, 2014 • 3 commenti
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Vedrans in azione

Nuove chiodature nel settore “Vedràns” di Val di Collina, dove con Mattia abbiamo iniziato a metter mano al pilastro a destra del diedro, con una nuova via  già pronta e altre due in fase di ultimazione. Difficoltà a occhio molto alte, con almeno un tiro futuristico ( o forse solo  adamitico) e roccia incredibile. In questo piccolo ma rilassante angolino Mattia ha anche liberato l’unico progetto rimasto irrisolto a sinistra del diedro, “Clistere di granita al caffè”, difficoltà intorno al 7c+. Anche la variante sinistra al bellissimo “Silenzio Assenzio”  è stata finalmente provata con impegno e salita rotpunkt. Si chiama “Naturopeto” ed è un tiro straordinario. Conviene scalarlo uscendo alla sosta di “Medito chirurgo” , realizzando così un bel 7b+ di soddisfazione e, ovviamente, “di piedi”….

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Mattia libera “Clistere di granita al caffè”

Nella falesia del ponte sul Lumiei  i due volenterosi chiodatori saurani, Franz e Matteo, hanno ultimato un nuovo lunghissimo tiro in diedro  che si propone come “il riscaldo” della parete, anche perchè arriva alla sosta di due altre  belle vie . E’ il primo che incontrate nel secondo settore, sarà all’incirca sul 6b. E’ stato completato anche un progetto dello scorso anno, mentre Mattia ha chiodato la partenza diretta del 7c che aveva  liberato la scorsa estate. Attendiamo fiduciosi un post con schizzo delle vie di questa incantevole falesia.

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La versione di Ach

In Avostanis, nonostante il tempo a dir poco incerto, c’è stata una notevole affluenza di climbers. Ach ha ripetuto “Alcalealc” , usando un metodo molto spettacolare sul passo chiave, che risultava piuttosto problematico per i “diversamente alti”. Bella performance  anche per Sandrone, “Ridicolite” al secondo tentativo.

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Un piccolo manipolo di tolmezzini ha frequentato assiduamente la falesia del “Tornante” di Passo Monte Croce, riportandone una buona impressione. So della salita di “Shock Profilattico” di Sandro, di “Prigionieri di noi stessi” di Fede e di “Le colpe dei padri” di Jasna.

Matteo X al Tornante

Matteo X al Tornante

Nella zona del conglomerato, ancora grondante sangue per le note polemiche, ho il piacere di segnalare il ritorno agli antichi splendori di Chica, con la salita in libera di “Virgus”  in Parete Blu e la ripetizione di un 7c+ corto ma intenso  a Somplago da parte del marito. Come si dice, la famiglia innanzitutto…

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Non possiamo infine non rallegrarci della profiqua visita alla Parete Bianca di Ciano Cadena, Cavaliere del Trapano (Principe del Foro ce n’è già uno…) . Accudito da alcuni adepti della sua setta, ha salito rotpunkt  “The torture never stops” e  il vicino “The black page” flash, sbirciando il tentativo buono del solito Balestrone.

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