Geologia sotto le stelle

•luglio 21, 2014 • Lascia un commento
Geologia stelle - pdf

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Buongiorno,

con piacere vi invitiamo ad un evento davvero speciale: GEOLOGIA SOTTO LE STELLE, una serata all’aperto dedicata alle Scienze della Terra nell’incantevole cornice delle Alpi Carniche, con un ricco programma per tutti i gusti.

 

L’ appuntamento è per sabato 2 agosto pv alle ore 21.00, presso il nuovo Centro Visite del Geoparco delle Alpi Carniche in località Laghetti di Timau (Paluzza).

 

La serata si aprirà con il suggestivo filmato ÆRE ET NUBILO – La ballata dell’incedere nuvoloso, un’opera suggestiva con immagini spettacolari al ritmo del brano “Le Ebridi” di Felix Mendelssohn. Il video, realizzato da Ivo Pecile (escursionista, naturalista e fotografo da più di trent’anni), è ambientato  sullo sfondo dei gruppi montuosi delle Alpi e Prealpi Friulane e del Trentino Alto Adige.

 

Nel corso della serata sarà poi possibile approfittare della disponibilità degli esperti  Giuseppe Muscio, Roberto Zucchini e Maurizio Ponton per chiacchierare liberamente di geologia, porre loro domande, maneggiare reperti quali fossili, minerali e rocce e, insieme al Gruppo Radioastronomia Astronomia della Carnia, ammirare le stelle.

Verrà inoltre allestito all’interno del Centro Visite un angolo lettura e uno spazio tutto dedicato ai bambini dove  “ giocare con la geologia”.

Seguiranno inoltre altre brevi proiezioni a cura di Sentieri Natura e un intervento, dedicato alle Grotte di Timau, del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano.

 

Ovviamente contiamo sul buon tempo e un bel cielo stellato, ma in caso di pioggia l’evento avrà luogo comunque all’interno del Centro Visite.

 

Vi aspettiamo!

 

Parete Blu (“Chiquita”)

•luglio 14, 2014 • 4 commenti

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Sono finalmente terminati i lavori di sistemazione della piccola falesia vicino alla Parete Rossa, che era già stata battezzata prima del parto. Nome ufficiale, “Chiquita”, soprannome “Parete Blu”. Giunge a completare con otto vie  la già  nutrita offerta di conglomerato della zona di Somplago-Cesclans: “Chiesetta” e le tre pareti tricolori. Quelli della rivoluzione francese, ovviamente!

Che dire? La scalata è abbastanza simile alla vicina Parete Rossa. Non troppo tecnica, ma neanche solo ciapaetira (spesso ci si deve convincere a mettere il piedino anche su appoggi non proprio evidenti). Vabbè…vi chiederete: “ma perchè dovrei andarci, allora, se assomiglia a quell’altra?”  Vediamo un po’….va in ombra alle 14, perciò ci si può scalare anche in estate. Rispetto alla Parete Bianca, anch’essa ombreggiata, è di sicuro più asciutta e gripposa. Inoltre tutte le prese sono naturali! “Chissenefrega!!!”…sento già il coro unanime. A giudicare dal gradimento dei climbers, sembra  che le falesie più gettonate siano proprio quelle più  manipolate.

Bon,  mi arrendo! Alla fine, fate un po’ come volete.

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A me sta già bene che sabato scorso fossimo addirittura in sette. Alla fine l’abbiamo considerata una specie di inaugurazione. Le vie sono quasi tutte collaudate, liberate e ripetute. Manca solo “Antilocapra”, ma ci si può sempre accontentare del caprone! Ecco di seguito il dettaglio.

1) “O dilla o falla”. 16 mt, 6b  Riscaldo non trascendentale. Finale in crescendo. Dedica con bruschetta.

2) “Chiquita”. 16 mt, 6c  Prima parte facile, poi una bella sequenza su roccia grigia.

3) “Dieci e lode”. 18 mt, 6c+/7a  Più omogenea, con almeno tre sezioni delicate. Il fico vale.

4) “Gradi e gradassi”. 20 mt ,  7a+/b  Bella via di continuità, finale entusiasmante. A buon intenditor…

5) “Scorpiones” . 20 mt, 7b  (uscita a sinistra, ultimi tre spit, NL) Simile alla precedente, ma con la parte bassa più difficile.

6) “Virgus”. 21 mt   7a+  Fino agli ultimi tre spit si va abbastanza sereni, poi la ghisa si fa sentire. “Nonno, è morto Virgus!!” “Ti spezzo le braccine!”

7 “Antilocapra”. 21 mt   NL (almeno 7c) Via con passi difficili, soprattutto per i piedi.

8) “Bunny”. Prima catena 15 mt, 5c/6a. Seconda catena 7a+. Prima parte dulferosa, poi una sezione su tacchette e  allunghi su ottimi  buchi con sbulderata finale. Variante di attacco su fessura rovescia a sinistra (6a?)

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L’ultima via, come si può intuire , fu chiodata dal basso da Giorgio Bianchi & Co. negli anni ’90. Mi preme ricordare che sia la Parete Rossa che quest’ultima  sono nate grazie all’intuizione degli scalatori e chiodatori  udinesi, che tra la metà degli anni ’80 e i giorni nostri hanno messo i primi spit in alcune tra le più belle falesie dell’Alto Friuli.

Si arriva in Parete Blu dalla Parete Rossa in 5 minuti, traversando su traccia abbastanza evidente. Se vi perdete, fatevi scortare da Virgus, il caprone.

Selfie

Selfie

 

Girarifugi 2014

•luglio 11, 2014 • Lascia un commento
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 Un po’ in ritardo vi propongo il programma della stagione estiva di “Girarifugi”, la manifestazione organizzata dall’Assorifugi che raccoglie quattro interessanti e stimolanti inziative,  musicale (“Note in Rifugio”), di scrittura (“Parole in Rifugio”), culinaria (“Giracuochi”) e il gemellaggio con  “Libera” e la “Bottega del Mondo”.

IN altre parole: l’ ospitalità dei  rifugi alpini nella magnifica cornice delle nostre montagne , con l’imperdibile valore aggiunto dell’incontro con  alcuni  protagonisti della cultura regionale.

Cliccando sull’immagine qui a fianco potrete leggere il programma e scegliere le  escursioni preferite.

Giugno 2014

•luglio 8, 2014 • 5 commenti

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Sono finiti i lavori nel settore a fianco della Parete Rossa, altrimenti detto  “Chiquita” o “Parete Blu”. Ach ha liberato gran parte dei tiri, tra i quali tre, molto belli, di difficoltà tra il 7a+ e il 7b. In particolare, “Virgus” a vista (i fans di Aldo Giovanni e Giacomo direbbero “a naso”). Ci sono già alcune ripetizioni rotpunkt  di “Gradi e Gradassi” e di  “Virgus” (Mattia, Sandrone, Matteo). Troverete maggiori dettagli sulla nuova falesia in un prossimo post .Faccio presente che il posto  va  in ombra verso le ore 14 ed è quindi frequentabile anche d’estate.

Nella zona del conglomerato vi segnalo la recente attrezzatura, da parte di Omar e di Manuel, di una piccola ma incantevole falesia nei pressi di Cavazzo. La si raggiunge in pochi minuti dal parcheggio dietro le tribune del campo di calcio. Per le difficoltà e le altre notizie eccovi il link al blog di Omar: http://omarut.wordpress.com/2014/06/08/il-giardino-dei-clapons-una-nuova-falesia-in-carnia/

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Restando in zona, c’è da dire che non è ancora stato scoperto il responsabile del danneggiamento di una via nella falesia della Chiesetta di San Candido, a Somplago. Gli ultimi rilievi dei RIS, incluso l’immancabile  DNA e financo il temibile  STP, darebbero per favoriti una banda di Austriaci oppure gli organizzatori della Sagra del Pesce (pubblicità occulta)

In ogni caso Chen ha finalmente “liberato” il tiro. Numerose le ripetizioni, in questo mese, per “I ruggenti 60″, una via che passerà alla storia agonistica dell’arrampicata carnica per essere l’unica che, gradata da Andrea Polo (di solito piuttosto severo)  è stata alla fine diminuita  dagli ultimi ripetitori, dopo circa tre anni di calma apparente! Quando si dice: “più realisti del re!”

Rimanendo in famiglia, un bel “bravo!” a Enrico, l’altro Polo, per la prima ripetizione di “Sliwovitz”, nella Scogliera del Pal Piccolo. In zona Pal Piccolo, nella falesia del Tornante, piccola aggiunta di una variante al tiro che collega “Prigionieri di se stessi” con “Sbalzi di umorismo”. Due nuovi spit permettono di uscire dallo strapiombo a sinistra, su roccia molto bella, con difficoltà intorno al 7b. Anche qui si scala con una bella brezza anche nelle gionate più calde.

Tornante

Tornante

Dal Baratro infine giungono gli aggiornamenti dei carnici espatriati: Fabio e Vera  hanno  ripetuto  rispettivamente “La Corrida” e “King Kong”.

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La performance più rilevante del periodo se la aggiudica però il “frut fort du momènt” , Giacomo, che spadroneggia sullo spigolo sotto “Gin Fizz” a Illegio, da capocordata. Il nostro eroe fa già la fessura della “Candela” della “Due” senza resting, in top rope.

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Giacomo conferma il grado!

Anello del Matajùr da Cepletischis (sentiero CAI 736)

•luglio 6, 2014 • Lascia un commento

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Avevo letto di questa gita su vari blogs e sulle due guide di cui vi ho già diffusamente parlato, quella slovena sulla valle dell’Isonzo e quella edita da Co.El., quindi attendevo con impazienza l’occasione per scendere lungo il sentiero CAI 736. L’aspettativa è stata ben ripagata, perchè questo anello è davvero interessante. Per questo motivo ve ne parlo, nonostante sia già molto conosciuto.

Una salita monotona ma scorrevole e piuttosto lunga, che nella parte sommitale diventa panoramica, permette di accedere poi alla spettacolare discesa, che come sempre accade è il piatto forte del menù. Mai esposta o ripida, presenta brevi tratti di risalita e qualche pietra affiorante che consiglia una più prudente brevissima camminata a spinta. Quasi tutto il rientro si svolge su single trak ben evidente nonostante la vegetazione. Solo la parte finale, su pista forestale evidentemente poco trafficata, obbliga a qualche attenzione per evitare le spine in agguato.

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Descrizione: da Cepletischis (parcheggio della chiesa) si scende in Slovenia. A Livek si gira in direzione del Matajur e nel borgo di Avsa si prosegue diritti su asfalto. La pista diventa sterrata. Si supera un primo cancello (richiudere!) e un po’ oltre il Km. 12, tenendo la sinistra a un bivio, un secondo. Il fondo diventa più erboso. Poco oltre, su una curva  a destra, si imbocca una diramazione (cancelletto verde) tirando diritti (attualmente lavori di esbosco, occhio!) . La pista si restringe. Incrociamo il sentiero CAI 736 e lo imbocchiamo (tabelle) dopo  fuggevole sguardo al Monte Nero e una lacrimuccia da scialpinista.

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Si sbuca dopo un tratto emozionante sulla pista forestale, che seguiamo a destra per un chilometro. Si incontra una prima tabella CAI (736a)  che trascuriamo, fino a riprendere con qualche scalino il sentiero 736. Giunti in un prato con stavoli, attenzione a traversare verso sinistra superando un tavolo con panchine.Si arriva di nuovo sulla pista, seguendola verso sinistra per un centinaio di metri in salit e imboccando  sulla destra il sentiero.

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Giunti di nuovo sulla pista, dopo un bellissimo tratto di veloci tornanti, la seguiamo verso destra e poco dopo, a un bivio, teniamo la sinistra. Questa ultima frazione di pista forestale, un po’ invasa dalla vegetazione (spine!), ci porta tra le case del suggestivo paesino da cui siamo partiti.

Dettagli: dislivello 870 mt, sviluppo poco oltre i 20 km, asfalto 35%, ciclabilità pressochè totale. D’estate meglio scegliere un orario pomeridiano.

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Anello di Malga Oltreviso

•luglio 3, 2014 • Lascia un commento

 

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Finalmente un bel giretto in mountain bike per tutti, senza discese ortopediche o dislivelli da iron men! La nuova pista forestale che da Plan di Cocès porta in Casera Oltreviso offre la possibilità di una interessante variante ad uno dei più classici anelli della Carnia, quello che ha il suo punto altimetrico massimo nella ridente piana di Lunge (via Illegio e Lovea).

C’è da dire che “per tutti” significa  comunque che un po’ di fiato e gamba sono  richiesti, perchè il dislivello si avvicina agli 800 metri, ma soprattutto  perchè in Italia le piste forestali hanno almeno due caratteristiche distintive, strettamente interdipendenti: pendenze assurde e deterioramento rapidissimo.

Lamentele a parte, la gita è consigliabile sia per l’interesse paesaggistico delle località che attraversa che per il fatto di permettere una percorrenza di 33 Km in quasi totale assenza di traffico, se non addirittura in completa solitudine.

Descrizione: da Tolmezzo si segue la pista ciclabile che dal ponte di Caneva  ci conduce a quello  di Zuglio. E  questo è già un vero avvenimento. Siete infatti seduti e pedalanti sopra l’unica pista ciclabile, delle numerose abbozzate in Carnia, che sia concretamente ed ufficialmente percorribile. Alla faccia dei contributi europei e di tutti gli altri soldi malamente sperperati tanto per far finta di farle, le cose.

Comunque. Da Zuglio lungo la Statale fino a Cedarchis e da qui a Piedim, dove si lascia ai paularini l’arteria principale per girare a destra sul ponte ed affrontare le prime rampe, già impegnative, in direzione di Pal di Cocès.

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Dalla suggestiva borgata fino alla località Rinch l’asfalto lascia il posto a un fondo cementato con ripide impennate, per fortuna sempre abbastanza brevi. Più in alto si passa su pista sterrata, già abbastanza scavata dall’acqua (canalette troppo strette, già piene di ghiaia, pendenze a tratti eccessive, profilo del fondo non bombato). Comunque, in confronto alla famigerata  pista che da Stivane porta a Borgo Cros, che ha sepolto uno dei sentieri più apprezzati dai bikers, siamo ancora nel campo delle rose e dei fiori. Qui si pedala ancora agevolmente  e nella parte alta il fondo è davvero un biliardo, laddove quella di Stivane a pochi mesi dall’ultimazione chiede letteralmente vendetta (chi ne ha voglia, vada a vedere…)

Cemento friabile

Cemento friabile

Si incrocia una pista ancora più recente, che sale da sinistra. Noi proseguiamo diritti in salita. Dopo un ripido tratto “cementato” (le virgolette sono obbligatorie, perchè il cemento si sta sfaldando e i sassolini della ghiaia cosparsi sul fondo ne sono testimoni!),  si va diritti a un primo bivio, a sinistra a un secondo e a destra al terzo. La direzione di marcia è comunque abbastanza intuitiva e finalmente si arriva allo scollinamento, proprio nei pressi della Casera diroccata.

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Dalla Casera la strada scende e incrocia la pista che sale da Lunge. Al bivio si gira decisamente a sinistra, a meno che non si voglia provare l’ebrezza della discesa in single trak verso Illegio già descritta su Calcarea. Rispetto allo scorso anno, la pista verso Lunge è molto rovinata ed invasa dalla vegetazione.

Da Lunge si può scendere  verso Lovea o verso Illegio. La discesa verso Illegio, asfaltata da poco più di un anno (ce n’ è e si spende…) offre ai bikers in astinenza qualche divertente scorciatoia che ho contrassegnato con vernice gialla. Giunti in paese, vi raccomando di non perdervi la variante nel bosco sopra il campo sportivo. Poco prima del civico n.30 di Via Carso, girate a sinistra in salita, come per prendere il sentiero CAI per Damàrie. La pista diventa ben presto un fantastico sentierino di aghi di pino, con qualche radice. Dopo un dosso si biforca: verso sinistra si sale in direzione Rifugio Cimenti, verso destra si scende al  poligono di tiro di Sterbanuzzis. Chi non volesse affrontare la difficile discesa fino al poligono, può prendere a destra 20 metri dopo il bivio (segno giallo) e con due picchiate raggiungere la strada provinciale (nel rio c’è un passaggio tipo giungla amazzonica).

Da Lunge verso Illegio

Da Lunge verso Illegio

Da qui, volendo, ci si prospetta ancora una variante: prima della curva a gomito si scende verso sinistra e, dopo qualche metro di erbacce e uno scalino infìdo, con un bel zig zag si atterra nello stavolo vicino al poligono.

Da non perdere assolutamente, come ciliegina sulla torta, il sentiero che si stacca dall’asfalto verso sinistra nell’ultima curva prima delle case di Betania (tabella di legno con scritta “Sentiero”).  Dove il sentiero finisce si sale sulla rosta e la si percorre fin  quasi all’edificio del cantiere comunale, sulla ex Statale 52.

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Via “Pachamama” alla Torre Clampil

•luglio 1, 2014 • Lascia un commento
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Foto Federico Compassi

Finalmente il 22 giugno, a più di un anno dall’avvio del cantiere, la blasonata ditta Fa.Mo.&Di. ha completato la terza salita stile “toda joia, toda beleza” alla Torre Clampil, in esclusiva parete assolata.
Durante l’inverno c’è stato tutto il tempo per migliorare l’utensileria del primo tentativo primaverile, frustrato dal singulto della seconda batteria del trapano al terzo foro del secondo tiro. Tiro e foro lasciati a metà, solo che quel mezzo foro non è mai stato ritrovato (chi l’avrà rubato?).

Il secondo tentativo invece, procrastinato a fine stagione, naufragò letteralmente in un mare di nebbia che ondeggiava intorno alla risacca dei 1900 m, in coincidenza proprio con l’attacco della via, fintanto che non cominciammo la salita. Allora la marea cominciò a salire rapida e definitiva, inghiottendo dapprima il secondo alla sosta, poi il primo di cordata e forse anche l’intera torre. Toltici il tepore del sole e la speranza, alimentata da un mattutino cielo blu cobalto, la nebbiolina infierì con un venticello teso, portatore di brividi spasmodici, e con la guazza, viatico per l’inevitabile insensibilità delle mani.

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Foto F. Compassi

Scendemmo con l’impegno ferreo di tornare entro pochi giorni a finire l’opera con la prima schiarita; non immaginando minimamente che da quel momento in poi saremmo andati incontro a un inverno davvero secolare.
La Madre Terra fa di noi ciò che vuole, nonostante le nostre velleità dominatrici alimentate da una tecnocrazia puramente illusoria. Occorre attendere il momento giusto, essere prudenti, chiedere il permesso e, prima del rientro alle nostre accoglienti case, ringraziare Pachamama, come la chiamano i latino-americani, per aver avuto il privilegio di poter passare in luoghi e in tempi che ci sono stati favorevoli.

L’accesso alla torre avviene partendo dalla ex caserma della Guardia di Finanza lungo la strada per Passo Pramollo, seguendo il sentiero che risale il vallone del Winkel e piegando da ultimo a destra tra i massi per portarsi sotto lo zoccolo della parete delle torri Clampil e Winkel. Salire per zolle erbose e le rocce dello zoccolo fino alla cengia erbosa che cinge tutta la parete.
Seguire la cengia a sinistra risalendo per un breve tratto fino alla base di un diedro (spit di sosta) dove attacca anche la via “Al a dite Monsignor”.

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Tracciato rosso.
1) Salire diritti in parete grigia, verticale e ben appigliata fino a un comodo terrazzino (25 m; 6a+; 7 spit, 1 ponte).
2) Proseguire direttamente, inizialmente con difficoltà (5b, pass. 6a) poi la parete si reclina e si trasforma in placca (5a, 4c, 4a) raggiungendo una cengia erbosa (40 m; 7 spit).
3) Superare un leggero strapiombo (5b) e obliquare a destra per compatte placche (4a), superare un leggero strapiombo (6b, non obbligatorio) per raggiungere il filo dello spigolo che si segue (5a, 4c) fino in cresta (40 m; 7 spit).

Tracciato verde.
Dato che c’eravamo abbiamo anche attrezzato la via “Al a dite Monsignor” con qualche spit, anche se occorre portare con sé qualche dado o friend di misura media. Si tratta di un percorso su roccia solidissima, aperto nel novembre 1988, con difficoltà di IV e V; l’uscita avviene per gli ultimi 15 metri della via Cipriani, volendo mantenere il livello di difficoltà ed evitare la parete finale che presenta un tratto di VI ed è collocata pochi metri a destra di Varuna.

La discesa a corda si può affrontare per la vicina via Cipriani (distanza massima 30 m tra le soste ben attrezzate); oppure seguendo la via normale segnalata tra zolle erbose e roccette che verso sinistra (ovest) raggiunge dapprima la vetta della Torre Clampil, poi scende sulla forcella della Ferrata Contin e infine lugo il canale e i detriti all’attacco della parete (1 ora circa).

Mario Di Gallo

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Foto F. Compassi

 
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