Kalymnòs, meglio tardi che mai…

•luglio 29, 2014 • 1 commento

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Devo ammettere che il primo pensiero già dopo il primo giorno di permanenza a Kalymnos è stato “perché mai in tanti anni di vacanze “beach – climbing” questa bellissima isola è stata snobbata da tutta la famiglia ?”
Sarà stato per il viaggio ?… in realtà più comodo di altri trasferimenti,  anche se a luglio sicuramente più caro. Sarà stata l’avversione del cugne per una presunta scalata esclusivamente “ciapa e tira” ?

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O un articolo dell’ ineffabile AGD su un “Pareti” del 2005 che definiva l’ isola “verticalmente bellissima ma anche molto pompata” ? Nel frattempo sono comunque  passati 10 anni. Ho cercato di spiegarmelo anche con il fatto che le voci sui gradi “farlocchi” , sempre per citare AGD, ad un carnico abituato alla svalutazione cronica possano creare un certo imbarazzo.

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Potrei continuare, ma non serve perchè in realtà non ho trovato   risposte, ma almeno una certezza  : anche se in ritardo Kalymnos è stata una scoperta bellissima, dove tornare appena possibile.

Partenza da Bologna il 13 Luglio. Per la prima volta dopo quasi 20 anni non ci sarà ( per motivi di famiglia come nelle giustificazioni  della scuola ) il mitico “lo zio”, ma al suo posto udite udite una intera famiglia di splendidi amici non climbers, i Busulini.

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In realtà Cristina “the queen” l’isola la conosceva praticamente meglio di noi visto che diversi anni orsono l’ aveva visitata in occasione di un soggiorno estivo a Kos assieme al suo fedele scudiero Renè, rimanendone particolarmente colpita.
Ma la preoccupazione che due ultraquarantenni drogati di verticale finissero con lo stressare oltre che i propri figli anche un’ altra intera famiglia,  c’era. In realtà gli equilibri si sono rivelati ottimi tanto che almeno per una mattina al settore Odissey anche i Busu capitanati da Nicola e Giulia hanno sperimentato con successo la roccia. Per il momento ancora senza sintomi di dipendenza…

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Mi risulta difficile  riassumere otto splendide giornate passate con  amici tra mare, roccia, corse in motorino e ottime cene (a prezzi per noi inimmaginabili…). Preferisco, sperando anche di ingolosire e non tediare il lettore, sintetizzare il tutto in alcuni punti cruciali che spero trasmettano l’ idea che ci siamo fatti dell’isola e le sensazioni vissute.

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Per prima cosa non farò raffronti accompagnati dalle frasi scontate del tipo “però la Sardegna è più selvaggia e meno unta”, “ si ma in Sicilia ci sono più città e siti culturali da visitare” ecc ecc. Per quanto mi riguarda Kalymnos è solo un’ altra cosa, altrettanto originale, carica di storia e cultura extra arrimpicatoria (basta parlare in italiano con qualche anziano del posto per capirlo). Almeno su questo mi trovo in accordo con AGD.

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Delle sei spiaggie da noi visitate almeno quattro (Paleonissos, Eborios, Arginonta, Akti) sono di altissimo livello, poco affollate e  con splendido mare. Ma anche le altre due, Massouri in paese e Platis Gialos  con le loro taverne, non sono certo da buttare. Mare sempre cristallino. Una particolare raccomadazione  merita una visita nella vicina  isola di  Telendos. Certo,  in alcuni casi il “retro spiaggia” non è dei più puliti, ma nei primi anni 90 alcune spiagge della Sardegna non erano da meno. Anche qui miglioreranno sicuramente.

Kalymnos vista da Telendos

Kalymnos vista da Telendos

Non può mancare qualche notizia eno-gastronomica. Tenendo presente che in tutte le spiagge che abbiamo frequentato, anche le più piccole, i bar/trattorie fornivano panini, insalate, specialità greche, pesce, i nostri preferiti, proprio da non perdere, sono stati :
“The Smuggler” a Melitsahas , poco prima di Myrties provenendo da Pothiacucina. Cucina greca ottima, gestore molto simpatico (non abbiamo conosciuto greci antipatici) prezzi ridicoli per la qualità

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“Aegean Tavern” a Massouri, cucina “creativa” ottima , personale molto cordiale. Il più caro, ben 17 euro a testa!!
Attenzione al Retsina (vino bianco resinato circa 11°) ,va giù come l’acqua !!!

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Vabbè… direte voi… ma la scalata ? Ottimo clima anche a Luglio, mai la sensazione di sapone tra le mani (non so se siamo stati solo fortunati), quasi tutte le pareti da noi visitate, Odissey, Panorama, Grande Grotta, Ivory tower, Kalydna in ombra sino alle 13:00, Secret Garden invece all’ombra tutto il giorno.
Ideale scalare dal mattino presto fino alle 13:00,  su roccia che in alcuni settori passa dalla placca sarda al muro bianco stile Sicilia, alle canne di Ospo, ai buchi di Lumignano, il  tutto spesso in un tiro solo… e poi spiaggiarsi fino a sera. Certo le vie non sono “nuove” in termini di magnesio e gommatura, ma non tanto da infastidire.

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La bellezza dei posti e dei tiri supera abbondantemente, a mio parere, l’eventuale disagio. D’altra parte, immagino che se fior di buongustai della roccia come Marco Sterni e Gildo Zanderigo si sono innamorati di questa isola, un motivo molto consistente ci deve pur essere! Mi fermo per non ripetere cose che gli appassionati avranno già letto ovunque tra siti e articoli sull’ isola.

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In conclusione compratevi la guida (del 2010 ma molto ben fatta, gli aggiornamenti, almeno fino alla prossima edizione, li fornisce il sito climbkalymnos.com) e appena potete andateci, magari dopo un po’ di pratica con il motorino e anche con il Retsina….

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Anello di Pusti Gost (sentiero CAI 631)

•luglio 23, 2014 • 1 commento

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Partiamo dalle conclusioni: questo è un bellissimo sentiero. Ma non andate a farlo! Avevo letto di questo anello su un blog (“itinerarifriuli”) e l’ho avevo fissato con una puntina nella mente, se non altro come alternativa al più eroico ma oneroso obiettivo di Sella Buia con discesa a Stolvizza. Sicuramente la neve dello scorso inverno ha fatto la sua parte, almeno per quel che riguarda la strage di faggi che deturpa un breve tratto del percorso. Ciò non toglie che questo, insisto bel,  sentiero  (segnavia CAI 631 ) , dimostri sintomi di incuria e abbandono che datano da ben prima dell’inverno. A dispetto del  cartello, che troverete lungo il percorso, che orgogliosamente ne rivendica la manutenzione a una sezione dell’Associazione Nazionale Alpini, che ha in località Sagata un “campo base”. Che spetti a loro, al CAI o all’Ente Parco, poco importa al viandante, che si augurerebbe una tempestiva rimessa in opera.

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Tanto per capirci, ho trovato l’imbocco del single trak solo per merito di un boscaiolo locale, dopo aver balinato su e giù la pista senza riuscire ad individuarlo. Se non altro  mi son ripromesso di  non dimenticare più la cartina Tabacco neppure per un giro apparentemente così semplice da individuare. Ma anche cartina alla mano avrei avuto i miei cazzi a capire che dietro un grande pino con la corteccia segnata da sbiaditissimi tratti di vernice rossa, si celasse quello che ormai disperavo di trovare.

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“Imbocco”

La descrizione è presto fatta: si sale da Prato di Resia verso Sella Sagata e poi, sempre su pista forestale dal fondo quasi ideale, fino ai prati della località di Pusti Gost. Salendo oltre Sagata, ci si può distrare con qualche bello scorcio sulle cime alle spalle di Chiusaforte, sul Monte Jama e sul colonnato del Cimone. Alle spalle, i Musi con ancora qualche residuo di neve mi ricordano una fantastica sciata da Sella Carnizza.

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A un certo punto, venti metri dopo l’ultimo scollinamento, il fatidico pino indica sulla destra  l’inizio dell’avventurosa discesa. Per aiutarvi, come si intravede nella foto, cercate di individuare alle spalle del pino due suoi colleghi con su  scritti  a vernice giallo rossa i numeri 12 e 13.

La prima parte del sentiero ha qualche risalita di scarso impegno, che si affronta spingendo o pedalando, chi ce la facesse. L’impressione è da subito quella di un  sentiero poco frequentato se non  del tutto abbandonato. Ma non è mai difficile intuirne la direzione nonostante un po’ d’erba di troppo. Tecnicamente mai severo, con pendenze rassicuranti ed esposizione assente, nonostante in qualche punto ci si avvicini a dei dirupi che si aprono su magnifici panorami.

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La parte davvero devastata del sentiero è abbastanza breve, ma la serie di faggi reclinati, radici al cielo, obbliga a qualche contorsionismo. Nulla di veramente impossibile, ma il pensiero che basterebbe una squadra di penne nere con motosega , decespugliatore e barattolo di vernice per fare in un pomeriggio un bel lavoro, da monte a valle, fa un po’ girare i mozzi…

Superati gli schianti, il sentiero torna accettabile. Ben presto si sbuca sulla pista poco a monte di Sagata. Da qui si può rientrare a Prato sulla pista un po’ smossa, oppure tenersi in quota in direzione di Resiutta e reggiungere gli Stavoli Ruschis, dai quali si può concludere la gita con un’altro sentiero, fino a San Giorgio. Non dimenticate poi, a fondo valle, il bellissimo saliscendi che dal ponte di Tigo porta a Povici, un single trak bello come pochi e, per fortuna, ottimamente mantenuto dall’ Ente Parco.

Dettagli: sviluppo 20 km circa, dislivello poco meno di 1000 mt., ciclabiltà totale a parte il superamento degli alberi caduti. Fermatevi a San Giorgio nel bellissimo bar degli artisti, dove sono esposte le foto incorniciate delle decine di abitanti della frazione che attorno alla metà del secolo scorso suonavano il violino o il violoncello. Quanti sono oggi i violinisti di San Giorgio di Resia , o dell’Alto Friuli intero?   “E’ il progresso, bellezza!” Non so se mi consoli l’idea che nessuno di questi delle foto  sarebbe finito in TV con Maria De Filippi.

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Restando in zona, invece, pessime notizie sulla magnifica discesa da Stivane a Povici, parte della quale, come sappiamo, è stata soppiantata da una pista forestale. Non ci sarebbe più di tanto da recriminare, visto che comunque “cosa fatta”, se proprio non ha capo, almeno non è facile da disfare. L’ironia della sorte, che spesso coincide con la stupidità degli uomini, ci ha consegnato anche stavolta un vero e proprio obbrobrio, una delle sterrate più mal fatte dell’Alto Friuli, sproporzionata perchè enorme, con fondo già eroso dall’acqua e molle perchè non abbastanza rullato, decorata a monte e a valle da scarpate ingombre di alberi tagliati e lasciati lì a marcire alla rinfusa . Insomma: un cesso. Chi se la sente vada a vedere di persona. Progettista , ditta realizzatrice e direttore dei lavori sono ovviamente terroni. O triestini. O slavi.

mandi mandi

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Geologia sotto le stelle

•luglio 21, 2014 • Lascia un commento
Geologia stelle - pdf

Geologia stelle – pdf

Buongiorno,

con piacere vi invitiamo ad un evento davvero speciale: GEOLOGIA SOTTO LE STELLE, una serata all’aperto dedicata alle Scienze della Terra nell’incantevole cornice delle Alpi Carniche, con un ricco programma per tutti i gusti.

 

L’ appuntamento è per sabato 2 agosto pv alle ore 21.00, presso il nuovo Centro Visite del Geoparco delle Alpi Carniche in località Laghetti di Timau (Paluzza).

 

La serata si aprirà con il suggestivo filmato ÆRE ET NUBILO – La ballata dell’incedere nuvoloso, un’opera suggestiva con immagini spettacolari al ritmo del brano “Le Ebridi” di Felix Mendelssohn. Il video, realizzato da Ivo Pecile (escursionista, naturalista e fotografo da più di trent’anni), è ambientato  sullo sfondo dei gruppi montuosi delle Alpi e Prealpi Friulane e del Trentino Alto Adige.

 

Nel corso della serata sarà poi possibile approfittare della disponibilità degli esperti  Giuseppe Muscio, Roberto Zucchini e Maurizio Ponton per chiacchierare liberamente di geologia, porre loro domande, maneggiare reperti quali fossili, minerali e rocce e, insieme al Gruppo Radioastronomia Astronomia della Carnia, ammirare le stelle.

Verrà inoltre allestito all’interno del Centro Visite un angolo lettura e uno spazio tutto dedicato ai bambini dove  “ giocare con la geologia”.

Seguiranno inoltre altre brevi proiezioni a cura di Sentieri Natura e un intervento, dedicato alle Grotte di Timau, del Circolo Speleologico e Idrologico Friulano.

 

Ovviamente contiamo sul buon tempo e un bel cielo stellato, ma in caso di pioggia l’evento avrà luogo comunque all’interno del Centro Visite.

 

Vi aspettiamo!

 

Parete Blu (“Chiquita”)

•luglio 14, 2014 • 4 commenti

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Sono finalmente terminati i lavori di sistemazione della piccola falesia vicino alla Parete Rossa, che era già stata battezzata prima del parto. Nome ufficiale, “Chiquita”, soprannome “Parete Blu”. Giunge a completare con otto vie  la già  nutrita offerta di conglomerato della zona di Somplago-Cesclans: “Chiesetta” e le tre pareti tricolori. Quelli della rivoluzione francese, ovviamente!

Che dire? La scalata è abbastanza simile alla vicina Parete Rossa. Non troppo tecnica, ma neanche solo ciapaetira (spesso ci si deve convincere a mettere il piedino anche su appoggi non proprio evidenti). Vabbè…vi chiederete: “ma perchè dovrei andarci, allora, se assomiglia a quell’altra?”  Vediamo un po’….va in ombra alle 14, perciò ci si può scalare anche in estate. Rispetto alla Parete Bianca, anch’essa ombreggiata, è di sicuro più asciutta e gripposa. Inoltre tutte le prese sono naturali! “Chissenefrega!!!”…sento già il coro unanime. A giudicare dal gradimento dei climbers, sembra  che le falesie più gettonate siano proprio quelle più  manipolate.

Bon,  mi arrendo! Alla fine, fate un po’ come volete.

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A me sta già bene che sabato scorso fossimo addirittura in sette. Alla fine l’abbiamo considerata una specie di inaugurazione. Le vie sono quasi tutte collaudate, liberate e ripetute. Manca solo “Antilocapra”, ma ci si può sempre accontentare del caprone! Ecco di seguito il dettaglio.

1) “O dilla o falla”. 16 mt, 6b  Riscaldo non trascendentale. Finale in crescendo. Dedica con bruschetta.

2) “Chiquita”. 16 mt, 6c  Prima parte facile, poi una bella sequenza su roccia grigia.

3) “Dieci e lode”. 18 mt, 6c+/7a  Più omogenea, con almeno tre sezioni delicate. Il fico vale.

4) “Gradi e gradassi”. 20 mt ,  7a+/b  Bella via di continuità, finale entusiasmante. A buon intenditor…

5) “Scorpiones” . 20 mt, 7b  (uscita a sinistra, ultimi tre spit, NL) Simile alla precedente, ma con la parte bassa più difficile.

6) “Virgus”. 21 mt   7a+  Fino agli ultimi tre spit si va abbastanza sereni, poi la ghisa si fa sentire. “Nonno, è morto Virgus!!” “Ti spezzo le braccine!”

7 “Antilocapra”. 21 mt   NL (almeno 7c) Via con passi difficili, soprattutto per i piedi.

8) “Bunny”. Prima catena 15 mt, 5c/6a. Seconda catena 7a+. Prima parte dulferosa, poi una sezione su tacchette e  allunghi su ottimi  buchi con sbulderata finale. Variante di attacco su fessura rovescia a sinistra (6a?)

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L’ultima via, come si può intuire , fu chiodata dal basso da Giorgio Bianchi & Co. negli anni ’90. Mi preme ricordare che sia la Parete Rossa che quest’ultima  sono nate grazie all’intuizione degli scalatori e chiodatori  udinesi, che tra la metà degli anni ’80 e i giorni nostri hanno messo i primi spit in alcune tra le più belle falesie dell’Alto Friuli.

Si arriva in Parete Blu dalla Parete Rossa in 5 minuti, traversando su traccia abbastanza evidente. Se vi perdete, fatevi scortare da Virgus, il caprone.

Selfie

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Girarifugi 2014

•luglio 11, 2014 • Lascia un commento
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Girarifugi – pdf

 Un po’ in ritardo vi propongo il programma della stagione estiva di “Girarifugi”, la manifestazione organizzata dall’Assorifugi che raccoglie quattro interessanti e stimolanti inziative,  musicale (“Note in Rifugio”), di scrittura (“Parole in Rifugio”), culinaria (“Giracuochi”) e il gemellaggio con  “Libera” e la “Bottega del Mondo”.

IN altre parole: l’ ospitalità dei  rifugi alpini nella magnifica cornice delle nostre montagne , con l’imperdibile valore aggiunto dell’incontro con  alcuni  protagonisti della cultura regionale.

Cliccando sull’immagine qui a fianco potrete leggere il programma e scegliere le  escursioni preferite.

Giugno 2014

•luglio 8, 2014 • 5 commenti

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Sono finiti i lavori nel settore a fianco della Parete Rossa, altrimenti detto  “Chiquita” o “Parete Blu”. Ach ha liberato gran parte dei tiri, tra i quali tre, molto belli, di difficoltà tra il 7a+ e il 7b. In particolare, “Virgus” a vista (i fans di Aldo Giovanni e Giacomo direbbero “a naso”). Ci sono già alcune ripetizioni rotpunkt  di “Gradi e Gradassi” e di  “Virgus” (Mattia, Sandrone, Matteo). Troverete maggiori dettagli sulla nuova falesia in un prossimo post .Faccio presente che il posto  va  in ombra verso le ore 14 ed è quindi frequentabile anche d’estate.

Nella zona del conglomerato vi segnalo la recente attrezzatura, da parte di Omar e di Manuel, di una piccola ma incantevole falesia nei pressi di Cavazzo. La si raggiunge in pochi minuti dal parcheggio dietro le tribune del campo di calcio. Per le difficoltà e le altre notizie eccovi il link al blog di Omar: http://omarut.wordpress.com/2014/06/08/il-giardino-dei-clapons-una-nuova-falesia-in-carnia/

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Restando in zona, c’è da dire che non è ancora stato scoperto il responsabile del danneggiamento di una via nella falesia della Chiesetta di San Candido, a Somplago. Gli ultimi rilievi dei RIS, incluso l’immancabile  DNA e financo il temibile  STP, darebbero per favoriti una banda di Austriaci oppure gli organizzatori della Sagra del Pesce (pubblicità occulta)

In ogni caso Chen ha finalmente “liberato” il tiro. Numerose le ripetizioni, in questo mese, per “I ruggenti 60″, una via che passerà alla storia agonistica dell’arrampicata carnica per essere l’unica che, gradata da Andrea Polo (di solito piuttosto severo)  è stata alla fine diminuita  dagli ultimi ripetitori, dopo circa tre anni di calma apparente! Quando si dice: “più realisti del re!”

Rimanendo in famiglia, un bel “bravo!” a Enrico, l’altro Polo, per la prima ripetizione di “Sliwovitz”, nella Scogliera del Pal Piccolo. In zona Pal Piccolo, nella falesia del Tornante, piccola aggiunta di una variante al tiro che collega “Prigionieri di se stessi” con “Sbalzi di umorismo”. Due nuovi spit permettono di uscire dallo strapiombo a sinistra, su roccia molto bella, con difficoltà intorno al 7b. Anche qui si scala con una bella brezza anche nelle gionate più calde.

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Tornante

Dal Baratro infine giungono gli aggiornamenti dei carnici espatriati: Fabio e Vera  hanno  ripetuto  rispettivamente “La Corrida” e “King Kong”.

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La performance più rilevante del periodo se la aggiudica però il “frut fort du momènt” , Giacomo, che spadroneggia sullo spigolo sotto “Gin Fizz” a Illegio, da capocordata. Il nostro eroe fa già la fessura della “Candela” della “Due” senza resting, in top rope.

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Giacomo conferma il grado!

Anello del Matajùr da Cepletischis (sentiero CAI 736)

•luglio 6, 2014 • Lascia un commento

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Avevo letto di questa gita su vari blogs e sulle due guide di cui vi ho già diffusamente parlato, quella slovena sulla valle dell’Isonzo e quella edita da Co.El., quindi attendevo con impazienza l’occasione per scendere lungo il sentiero CAI 736. L’aspettativa è stata ben ripagata, perchè questo anello è davvero interessante. Per questo motivo ve ne parlo, nonostante sia già molto conosciuto.

Una salita monotona ma scorrevole e piuttosto lunga, che nella parte sommitale diventa panoramica, permette di accedere poi alla spettacolare discesa, che come sempre accade è il piatto forte del menù. Mai esposta o ripida, presenta brevi tratti di risalita e qualche pietra affiorante che consiglia una più prudente brevissima camminata a spinta. Quasi tutto il rientro si svolge su single trak ben evidente nonostante la vegetazione. Solo la parte finale, su pista forestale evidentemente poco trafficata, obbliga a qualche attenzione per evitare le spine in agguato.

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Descrizione: da Cepletischis (parcheggio della chiesa) si scende in Slovenia. A Livek si gira in direzione del Matajur e nel borgo di Avsa si prosegue diritti su asfalto. La pista diventa sterrata. Si supera un primo cancello (richiudere!) e un po’ oltre il Km. 12, tenendo la sinistra a un bivio, un secondo. Il fondo diventa più erboso. Poco oltre, su una curva  a destra, si imbocca una diramazione (cancelletto verde) tirando diritti (attualmente lavori di esbosco, occhio!) . La pista si restringe. Incrociamo il sentiero CAI 736 e lo imbocchiamo (tabelle) dopo  fuggevole sguardo al Monte Nero e una lacrimuccia da scialpinista.

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Si sbuca dopo un tratto emozionante sulla pista forestale, che seguiamo a destra per un chilometro. Si incontra una prima tabella CAI (736a)  che trascuriamo, fino a riprendere con qualche scalino il sentiero 736. Giunti in un prato con stavoli, attenzione a traversare verso sinistra superando un tavolo con panchine.Si arriva di nuovo sulla pista, seguendola verso sinistra per un centinaio di metri in salit e imboccando  sulla destra il sentiero.

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Giunti di nuovo sulla pista, dopo un bellissimo tratto di veloci tornanti, la seguiamo verso destra e poco dopo, a un bivio, teniamo la sinistra. Questa ultima frazione di pista forestale, un po’ invasa dalla vegetazione (spine!), ci porta tra le case del suggestivo paesino da cui siamo partiti.

Dettagli: dislivello 870 mt, sviluppo poco oltre i 20 km, asfalto 35%, ciclabilità pressochè totale. D’estate meglio scegliere un orario pomeridiano.

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